Priorità

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Priorità

Perché continui a parlarmi con insistenza del Demonio, del Peccato Originale, dell’orgoglio, dell’invidia,  dell’egoismo … e poi di Dio, del Vangelo, dell’amore, del sacrificio, della bontà, del perdono … quando le vere emergenze sono la Siria, Trump, Putin, l’immigrazione clandestina, il terrorismo, la malavita, la violenza sulle donne, la corruzione, la crisi, la disoccupazione, la droga, l’inquinamento eccetera!?

Perché, anche se non sembra, le urgenze di oggi dipendono dalla mancata attenzione di ieri alle cose dello spirito. Sì, i mali emergenti affondano le loro radici nelle carenze di spiritualità. Abbiamo costruito un mondo malvagio che si sta rivoltando contro di noi!

Le malepiante odierne, dunque, non si estirpano tagliando le fronde: occorre agire sulle radici; invece i giornali (anche quelli seri), le trasmissioni televisive (anche quelle impegnate), i blog (anche quelli controcorrente), raccontano vita morte, miracoli e retroscena degli eventi da telegiornale, dando importanza ai mali visibili, mentre disdegnano/snobbano gli approfondimenti che aiutano a denudarne le radici profonde.

Gli sciocchi si concentrano sugli effetti; le persone riflessive, invece, risalgono alle cause remote.

 di Lorenzo Parolin 

[rif. www.lorenzoparolin.it L8/919]

Nessuna sorpresa in Francia: vince Macron

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Nessuna sorpresa in Francia: vince Macron

Emmanuel Macron è il nuovo presidente francese. Netta la sua vittoria, con oltre il 65% dei voti, accolta con un boato dai suoi sostenitori, assiepati nella piazza del Louvre, che ha voluto salutare “trionfalmente” sulle note del celebre “Inno alla gioia”, inno ufficiale dell’Ue dal 1985.

Un dettaglio, questo, non di poco conto. La scelta del capolavoro di Beethoven in luogo della più tradizionale e patriottica “Marsigliese”, è la rivendicazione della sua fedeltà all’eurocrazia. Un modello ma anche un sistema di potere, quello di Bruxelles, che si è rivelato vincente. Piaccia o non piaccia.

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Il predestinato del Club Bilderberg

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Il predestinato del Club Bilderberg

Dico la mia (e poi mi taccio) sulle elezioni presidenziali francesi. Apprendo da Internet delle trame di Jacques Attali, il banchiere gran suggeritore di strategie mondialiste e stratega impegnato nella distruzione di identità, diritti, garanzie sociali in nome del potere finanziario internazionale senza volto (ma con molto culo), quel progressismo liberal che tanto piace anche ai coglioncelli liberali nostrani.

Apprendo quindi che fu Attali nel 2014 a presentare alla riunione di quelli che tramano nel Club Bilderberg, questa sua giovane creatura di plastica in grado di rimpiazzare la rovinosa caduta del piccione Hollande e dare la mazzata finale allo Stato sociale in versione francese.
Da subito il promettente Macron si mise all’opera nel governo del Presidente che i francesi avevano scelto in massa dimostrando già allora la forte propensione ad essere fregati alla grande. 

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Atti di forza. Gli oligarchi “Sanno di avere poco tempo”.

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Macron farà “le  riforme”  che Berlino chiede,  spiega Le Monde.  Le farà nei primi cento giorni.  E, applaudendo alla bravura: Le farà “per decreto”, senza passare per   le camere. In cui non ha maggioranza. I sindacati scenderanno in piazza? I sindacati protestano sempre per qualunque ragione,hanno già protestato il giorno dopo la  trionfale elezione del candidato europeista. L’importante, è capire la strategia. Ad ogni richiesta di  Parigi alla Germania  di fare “più Europa”, ossia di emettere titoli di debito europei (mettere in comune i debiti pubblici) e soprattutto   ridurre l’enorme attivo commerciale tedesco, Berlino ha  risposto: prima fate le “riforme”, tagliate i vostri costi del lavoro, del sistema pubblico.

“Penser Printemps”, era il suo slogan. “Pensate Primavera”.

Ora Macron farà “le riforme”, e poi, vedrete, obbligherà la Germania a fare più Europa, a mettere in comune i debiti, obbligherà Berlino a fare dell’euro una vera moneta, con trasferimenti  dalla Germania ai paesi miserabili del terzo mondo europeo. Vedete che rischi corre Macron, che coraggio mostra, per fare più Europa.   Ridurrà i francesi alle austerità, che lo vogliano o no.

Passiamo a Washington. Dicono Politico, McClatchy, insomma  i siti del gossip del Colle: Comey, il capo dell’FBI, aveva chiesto al governo più mezzi, più fondi  e più uomini da dedicare alle indagini sulla collusione   di Trump con Putin. Esasperato, Donald   ha licenziato Comey. Continua a leggere

Papa Francesco, il suo silenzio sulla strage comunista del regime venezuelano: c’entra Simon Bolivar?

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Papa Francesco

Papa Francesco ha una parola per tutto ciò che avviene nel mondo. E per tutti. Ne ha avute per Donald Trump e più recentemente per le elezioni in Francia. Per i profughi ovviamente e per i campi profughi. Per le donne e la politica. Anche per la Chiesa a i guai del Vaticano. Ha condannato ogni tipo di guerra, ha puntato il dito contro l’estremismo terrorista, ha parlato financo di animali domestici. Eppure c’è un qualcosa su cui ancora non ha proferito parola: il Venezuela.

Il consulente del Vaticano: “Alcuni santi erano gay”

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Padre James Martin, consulente della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, su Facebook: “Una certa parte dell’umanità è gay. Anche una certa parte dei santi poteva esserlo. Potresti essere sorpreso quando in Paradiso verrai salutato da uomini e donne Lgbt”

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La mossa delle parrocchie: veglie anti-omofobia in chiesa

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Decine di parrocchie in Italia prendono parte alle iniziative organizzate per la Giornata mondiale per la lotta contro l’omo-transfobia

 Una linea sicuramente ispirata dalle numerose prese di posizione di Papa Francesco in merito. Il Pontefice più volte ha richiamato la necessità di “non giudicare” i gay e di “accompagnare” le persone che intraprendono il delicato itinerario di cambiamento di sesso. E la Chiesa italiana si adegua.

Effeto Francesco? “Le Donne celebrano la Santa Messa a Portogallo”

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A Portogallo le donne iniziano a sostituire i sacerdoti nei servizi di domenica. Leggono il Vangelo, predicano e distribuiscono la Eucaristia. “Conexao Jornalismo” ha affermato il 12 aprile que “le donne celebrano la Santa Messa a Portogallo” solo da Papa Francesco.

Una di queste donne è la divorziata Claudia Rocha (31). Porta servizi di domenica nella chiesa di Carrapatelo, vicino a Reguengos de Monsaraz, nel sud-est di Portogallo.

L’agenzia di stampa AFP ha spiegato il 11 aprile: “Altri paesi: come Germania, Francia, Svizzera e gli Stati Uniti hanno già celebrato la Messa senza prete”.

Foto: Screenshot conexaojornalismo.com.br, #newsXbaapverrc

La guerra dei pacifisti

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La guerra dei pacifisti

Dal 1945 lo scopo dell’ONU è quello di “fornire la soluzione pacifica delle controversie internazionali, mantenere la pace e promuovere il rispetto dei diritti umani”. L’ONU è nata dalle potenze vincitrici della seconda guerra mondiale, tuttavia non è il primo tentativo occidentale di costituire un’organizzazione sovranazionale per garantire la pace.

Poco più di due secoli fa sconfitto Napoleone, Prussia, Austria e Russia, accomunate dalla necessità di conservare lo status quo, costituirono un primordiale governo sovranazionale: la Santa Alleanza. Successivamente aderirono, tra gli altri paesi europei, anche Gran Bretagna e Francia. Unite le principali confessioni cristiane, l’alleanza si prefissò il compito di assicurare la pace e la prosperità tra i popoli. Nonostante mancasse un’organicità istituzionale, la Santa Alleanza aveva dei dipartimenti divisi per compiti e si riuniva in congressi. Represse ogni tentativo (finché ebbe la possibilità) di ribellione all’interno dei singoli stati europei e sebbene ebbe il merito di abolire la tratta degli schiavi, la sua vita fu breve a causa dei dissidi interni tra Gran Bretagna e Russia a cui si aggiunsero i moti europei che caratterizzarono la prima metà dell’Ottocento.
Il secondo tentativo fu quello della Società delle Nazioni, nata al termine della Grande Guerra che secondo le parole di Wilson doveva essere “la guerra che avrebbe posto fine a ogni guerra”. La pace nata dai trattati e il nuovo assetto europeo non fecero altro che rimandare il conflitto di una ventina d’anni.

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