Sindrome da attentati

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di Simone Torresani

Sindrome da attentati

Fonte: Il giornale del Ribelle

Ci ritroviamo ancora a discutere e commentare attentati e stragi che stanno diventando una triste routine. A differenza di Parigi 2015, non ci sono state-per fortuna-quelle insopportabili condivisioni di massa coi tre colori della bandiera francese sulle immagini del profilo, oppure simboli di lutto o iniziative tanto inutili quanto demenziali come esporre candele ai balconi, eccetera; è vero che Colosseo e Torre Eiffel hanno spento le luci, ma ormai si tratta di un rituale logoro, vecchio, trito e ritrito tanto da essere passato in secondo piano. Se fossi un neuropsichiatra, conierei il termine di “sindrome ossessivo-compulsiva da attentati”, perché ormai si tratta sempre del medesimo schema: si grida alla libertà della “democrazia”, dei “diritti”, del “nostro modo di vivere” e la continua contrapposizione tra noi belli, buoni, bravi, aperti, cosmopoliti e tolleranti e “loro” retrogradi, medievali,  brutti, sporchi, cattivi, ripetuto come un mantra (componente psichiatrica ossessiva che deve essere placato, ovviamente, con la ripetitività ritualizzata atta a sedare le ansie: fase compulsiva). La fase compulsiva prevede, per la nostra società, le veglie sui luoghi degli attentati, i fiori, i lumini, gli striscioni vicino alle foto delle vittime e la loro santificazione postuma (naturalmente tutti colti, aperti, intelligenti, speciali, sensibili, tendenti agli atti umanitari, addirittura grottescamente chiamati “martiri” da un quotidiano: Continua a leggere

Avvenire: l’inferno non è eterno e alla fine anche il diavolo sarà accolto in Paradiso…

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CHIESA/RELIGIONE CONCILIARE

Segnalazione di Redazione BastaBugie

Il quotidiano della CEI rilancia la vecchia idea dell’Apocatastasi di Origene, già condannata dalla Chiesa nel 5° Concilio Ecumenico del 553 
di Michelangelo Socci

Ieri, “Avvenire”, il giornale dei vescovi italiani, in terza pagina, ha dato una notizia clamorosa, da cui si potrebbe perfino evincere che per 2000 anni siamo stati presi per i fondelli: l’Inferno non c’è.
Anzi, precisiamo, l’Inferno c’è, ma è molto simile al nostro mondo, in particolare all’Italia. Difatti i dannati “costruiscono, organizzano e i loro edifici crollano.”
Però non sarà così per sempre. Infatti, dopo questo breve periodo d’infelice apprendistato, ci sarà il via libera. Tutti salvi, Lucifero incluso, come se fossero stati tutti su “Scherzi a parte”.
L’autore dell’articolo Roberto Righetto – per questa sorprendente rivelazione – si rifà ad alcuni passi di un libro del filosofo cattolico Jacques Maritain.
Certo, quella dell’intellettuale francese è solo un’ipotesi, ma esplosiva.
“Poiché l’eternità consuma tutti i tempi,” scrive Maritain, “bisognerà pure che a un certo momento i luoghi bassi dell’Inferno siano svuotati. Se è così, Lucifero senza dubbio sarà l’ultimo a cambiare. (…) E alla fine anche lui sarà restituito al bene.” Continua a leggere

Orrori conciliari con annesso “rito-show”

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CHIESA/RELIGIONE CONCILIARE

Segnalazione di Corrispondenza Romana

Nell’ipotesi infondata di «rendere più coinvolgente la Messa, gli animatori liturgici sbizzarriscono la loro fantasia, escogitando trovate sempre più accattivanti e multiformi», anche introducendo «elementi di altre tradizioni religiose o di mondi culturali diversi»: quanto scritto da Luigi Martinelli nel suo recente libro «”Missa” in scena. Riflessioni teatrali sulla liturgia» (Cavinato, Brescia 2017), ha purtroppo trovato tristi conferme in contesti diversi nella ricorrenza dell’Assunta, durante la quale si è evidentemente scatenata la “creatività” dei pastori.

Ha creato non poco sconcerto, ad esempio, tra fedeli e non, la danza di ballerine in tutù, che ha avuto luogo davanti all’altar maggiore del Duomo di Spoleto, nella Veglia dell’Assunzione. Una danza, che, nella migliore delle ipotesi, ha preposto lo spettacolo alla liturgia e l’esibizione alla sacralità del luogo, un caso di «imbarazzante provincialismo», come commentato dal blog MessainLatino. Non un caso isolato, intendiamoci: altre volte purtroppo sono state tentate sperimentazioni ed inopportuni “trapianti” nella liturgia cattolica di abitudini proprie di altre confessioni religiose e di altri contesti socio-geografici, in una sorta di “ansia da prestazione” sincretistica. Continua a leggere

Alfano pronto a tradire: le condizioni segrete per far passare lo ius soli

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Il leader Ap aveva detto no al provvedimento Ma voterà sì in cambio di garanzie elettorali

di Laura Cesaretti

L o snodo fondamentale sarà la prossima legge di Stabilità, «passaggio chiave per concludere in modo ordinato la legislatura», ha voluto sottolineare Paolo Gentiloni a Rimini.

Un passaggio chiave che potrebbe aiutare a sbloccare gli ultimi intoppi della legislatura, e a portare a casa – in limine mortis per il Parlamento – qualche nuova riforma. Se sul testamento biologico c’è poca speranza di farcela, sullo ius soli in Senato si sta lavorando. E c’è un certo ottimismo. La tabella di marcia che si ipotizza nel Pd prevede il voto della Finanziaria al Senato, poi la ratifica della Camera ai primi di dicembre. A quel punto, mentre a Montecitorio si chiude la sessione di Bilancio con l’ultima lettura, al Senato si potrebbe spingere sulla corsia di sorpasso la legge che dà la cittadinanza ai bambini nati e cresciuti in Italia. I margini sono assai stretti, e sono essenziali i 24 voti centristi di Angelino Alfano. Che finora aveva sbarrato la porta, pur sostenendo di non avere «pregiudiziali ideologiche» contro la riforma, ma esprimendo «fortissime perplessità» sul testo. Continua a leggere

Predica l’odio, ma vive grazie all’aiuto sociale

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Segnalazione di F.F.

Abu Ramadan, 64enne libico, nelle sue occasionali prediche svolte alla moschea di Bienne, prega Allah «per la distruzione di tutti i nemici dell’Islam». Lo stato sociale gli ha versato 600.000 franchi

BIENNE – «Oh Allah ti prego di distruggere i nemici della nostra religione, distruggi gli ebrei, i cristiani, gli induisti, gli ortodossi e gli sciiti. Dio ti chiedo di distruggerli tutti e di restituire all’Islam la sua antica gloria». Queste parole, incitanti l’odio, sono state proferite dal 64enne Abu Ramadan lo scorso venerdì e riportate dal “Tages-Anzeiger”. Il libico, precedentemente disoccupato e ora in pensione, predica infatti occasionalmente nella moschea Ar’Rahman di Bienne.

Abu Ramadan è giunto nel nostro Paese alla fine del 1998 con lo statuto di rifugiato. In seguito ha ricevuto asilo e ora dispone di un regolare permesso C. Nonostante non abbia svolto alcuno studio in teologia, l’uomo viene soprannominato dai suoi “proseliti” lo “Sceicco”. E benché viva da 20 anni nel Canton Berna, il “profeta dell’odio” non è in grado di parlare né il tedesco né il francese. Continua a leggere

Islam e terrorismo: ecco la foto che smaschera l’ipocrisia dei media politically correct

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di Marcello Foa

Dunque riepiloghiamo: la Cia aveva avvertito i servizi spagnoli sul rischio di un attentato proprio alla Rambla. L’Isis (secondo la Clinton quando era Segretario di Stato, è creatura USA, n.d.r.) già in febbraio aveva minacciato azioni terroristiche nelle aree frequentate dai turisti e il rischio era così elevato che, come ha sottolineato ieri Germano Dottori durante lo speciale su Rai3, alcuni tour operator hanno reclutato in segreto più di 100 ex membri delle truppe speciali britanniche, affinché controllassero siti sensibili, come le spiagge di Ibiza.

Sulla strage di Barcellona è già stato detto quasi tutto, mi limito a due osservazioni.

La prima. Considerato l’altissimo livello di allarme era così difficile blindare le Ramblas con delle protezioni anti intrusione, come avviene in molte piazze europee? Purtroppo siamo di fronte, come già avvenuto a Parigi e a Nizza, a un clamoroso fallimento dei servizi di intelligence, in questo caso spagnoli.

La seconda. E’ giunto il momento di smascherare l’ossimoro dietro a cui si trincerano le autorità dopo fatti come questi. Il refrain è sempre lo stesso: orrore per gli attentati, ma noi siamo migliori, noi non dobbiamo aver paura; dunque dobbiamo continuare a mantenere le frontiere aperte e ad accogliere gli immigrati islamici. Paradossalmente fino ad oggi questo approccio è stato vincente, ma razionalmente non sta in piedi.

Anche l’ultimo attentato in Finlandia è avvenuto al grido di Allah Akbar.

E questo perbenismo porta a inaccettabili forme di autocensura. Guardate queste immagini:

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Vi ricordano qualcosa? La prima la conoscete tutti. I media non si sono fatti scrupoli nel mostrare l’immagine del piccolo Aylan, perché serviva a giustificare moralmente l’immigrazione, ma la seconda immagine, segnalata su twitter, non diventerà una hit mondiale. La maggior parte del pubblico non la vedrà mai, eppure mostra un altro bambino di tre anni ucciso assieme alla madre dei terroristi islamici sulla Rambla. Viene censurata. Perché se venisse diffusa susciterebbe un’altra ondata emotiva ma nel senso contrario a quello desiderato dal mainstream multiculturale e globalizzante. E’ un’ipocrisia, ma rivelatrice. Così si gestisce l’opinione pubblica.

Sia chiaro: sebbene le cause del terrorismo non possano essere banalizzate e ha ragione chi sostiene che a destabilizzare il Medio Oriente siamo stati noi occidentali, in primis gli americani in Irak, Afghanistan, Libia e Siria, è innegabile che l’immigrazione incontrollata a cui stiamo assistendo da mesi e che riguarda principalmente l’Italia, sia fonte di destabilizzazione sociale, per la mancata integrazione di masse enormi di migranti a cui è impossibile garantire un lavoro e una normale accoglienza, e dunque di fenomeni estremi, come l’aumento della violenza, della criminalità, dell’estremismo religioso e, infine, del terrorismo.

Ecco perché ha ragione chi manifesta gridando “io non ho paura”. Ma quel grido andrebbe accompagnato con l’urlo: “Enough is enough” come dicono gli inglesi. Ovvero l’immigrazione incontrollata, soprattutto quella islamica, non è più accettabile. Ovvero, in italiano, abbiamo sopportato abbastanza.

Fonte: http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/08/18/immigrati-islamici-e-terrorismo-questa-foto-smaschera-lipocrisia-dei-media/ Continua a leggere

Soros scommette sul crollo della borsa

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1474400464-soros1George Soros continua a scommettere contro il mercato azionario americano .

Il Soros Fund Managment, infatti, ha collezionato opzioni put sui titoli PowerShares QQQ Trust, SPDR S & P 500 ETF, e iShares Russell 2000 ETF, per una scommessa al ribasso di 1, 8 miliardi di dollari. Nel mercato azionario, l’opzione put rappresenta quel tipo di contratto che conferisce al possessore il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare o vendere il titolo sul quale l’opzione stessa è iscritta – il sottostante – a un prezzo stabilito.

Secondo gli analisti finanziari, Soros potrà ricavarne qualcosa solo se la borsa crollerà. Nel mese di gennaio, il magnate aveva dichiarato che sarebbe stato impossibile prevedere le azioni di Trump ma era comunque sicuro che il mercato sarebbe imploso. Secondo Jeff Cox della CNBC, il magnate «prosegue dal 2016 la strategia di scommettere contro la borsa, con operazioni che finora non sono andate a buon fine considerando l’andamento». Dallo scorso anno il finanziare appare più coinvolto nella gestione del patrimonio di famiglia come non accadeva dal 2007 quando, all’indomani della crisi, aveva annusato i  problemi nel settore immobiliare che poi gli garantirono guadagni da oltre un miliardo di dollari.  Continua a leggere

Bannon: Unless GOP Falls in Line There’ll Be No ‘Sweetness and Light’

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Image: Bannon: Unless GOP Falls in Line There'll Be No 'Sweetness and Light'Segnalazione di F.F.

President Donald Trump’s stalemated agenda on healthcare, tax reform, trade, and funding the border wall will be compromised if establishment Republicans fail to unite behind the president to bring us to “sweetness and light,” ousted White House chief strategist Steve Bannon said.

“If the Republican Party on Capitol Hill gets behind the president on his plans and not theirs, it will all be sweetness and light, be one big happy family,” Bannon told The Washington Post on Saturday.

Just do not expect that “sweetness,” he added to the Post.

As fractured as President Trump’s White House might appear, a fractured GOP in congress failing to move his agenda are equally problematic – and frankly “disheartening” – a former Republican National Committee chairman said, per the Post.

“The reality of it is that even if there were no issues inside the White House, you still have an underlying divide in the Republican Party about how we’ll approach some of these issues,” former RNC chairman Michael Steele told the Post. “To me, that’s the most disheartening part of this.”

When congress returns from its August recess, Speaker of the House Paul Ryan, R-Wis., and Senate Majority Leader Mitch McConnell, R-Ky., will be tasked with unifying the party and passing urgent items such as the debt ceiling and avoiding a government shutdown over failing to pass a budget.

“No administration in history has been so divided among itself about the direction about where it should go,” Bannon told The Washington Post. Continua a leggere

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