L’antisemitismo usato come arma

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di Israel Shamir

L’antisemitismo usato come arma

Fonte: Comedonchisciotte

La Palestina con i suoi meravigliosi paesaggi rocciosi ed i venerati antichi ulivi, alcuni dei quali piantati dalle mani di Maria, Madre di Cristo, la contadina palestinese che possedeva un frutteto vicino all’attuale Convento Cremisan di Beit Jalla, che porta ancora il suo nome. La Palestina con la sua robusta gente di montagna, magra, abbronzata e con occhi azzurri, la mia seconda o forse prima patria, da dove scrivo queste righe. La Palestina luogo raro nel mondo, dove la gente non ha paura di pronunciare la parola “ebreo”.

Ghassan Abdulla, un mio amico palestinese, ex professore di chimica ora in pensione – siamo diventati amici anni fa mentre cercavamo di promuovere l’idea di uno Stato Unico per tutti gli abitanti della Terra Santa di qualsiasi fede, un’idea universalmente accettata in tutto il mondo, certamente in Stati Uniti, Regno Unito, Russia e Francia, ma ancora considerata estrema qui – ebbene, questo Abdulla spesso riceve ospiti da Germania ed Austria, dato che sua moglie proviene dalla Svizzera tedesca. Questi sono scioccati quando sentono la parola “ebreo”, soprattutto con una connotazione negativa, come in “Gli ebrei non ci permettono di avere acqua” o “Gli ebrei non ci permettono di usare l’aeroporto”, “Gli ebrei hanno dichiarato un assedio ed ora non possiamo andare in chiesa”, “Gli ebrei hanno sparato ai bambini all’incrocio” e tante frasi simili, troppo frequenti in un paese in cui gli ebrei dominano ed i Gentili ubbidiscono o muoiono. Gli ospiti tedeschi cercano sempre di minimizzare, mormorando “Di sicuro non tutti gli ebrei”, o “Amiamo gli ebrei”, o qualcosa di altrettanto sciocco. Continua a leggere

Quegli strani giri di soldi di Soros: sta preparando un nuovo colpo?

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di Francesco Boezi

Quegli strani giri di soldi di Soros:  sta preparando un nuovo colpo?

Fonte: Gli occhi della guerra

George Soros ha “donato” 18 miliardi di dollari alla Open Society Foundation, facendo registrare una cifra record per una donazione ad un ente di diritto privato. Il trasferimento di questo ingente quantitativo di denaro sarebbe avvenuto negli anni passati. La notizia, però, è stata ripresa solo ieri dai quotidiani. Il Wall Street Journal, al riguardo, ha parlato di “Instant Giant”. Alcuni, ancora, mettono in evidenza come più che di una “donazione” si possa parlare di un “trasferimento di denaro”. L’Open Society Foundation, lo strumento che Soros  ha utilizzato per le sue iniziative “filantropiche”, diverrebbe così un vero e proprio gigante della “beneficenza”, ma questo ente, in realtà, è anche il cavallo di Troia che Soros mette puntualmente in moto per le sue campagne progressiste e per orientare mediante i finanziamenti la politica americana e non.Alcuni quotidiani stanno inserendo questa notizia all’interno di una narrativa che vedrebbe Geroge Soros contrapposto a Bill Gates in una sfida tra titani nel campo della “filantropia”.  Secondo questo articolo, poi, i 18 milardi di dollari donati da Soros corrisponderebbero all’80% del suo patrimonio totale. Un moto di bontà giunto durante la terza età oppure l’avvio di una campagna spietata sui temi cari al magnate ungherese? Per Bloomberg, semplicemente, il gesto sarebbe nato dalla necessità di pagare meno tasse sui gestori degli hedge fund negli Stati Uniti. Continua a leggere

Come porteranno via la nostra ricchezza

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di Maurizio Blondet

Come porteranno via la nostra ricchezza

Fonte: Maurizio Blondet

Premessa: I  consumatori americani sostengono da soli il 18 per cento del prodotto lordo mondiale (per questo sono così obesi).  Per tutti questi anni di recessione hanno mantenuto i consumi alti (e sostenuto eroicamente l’economia mondiale), nonostante i redditi e salari calanti, al solito modo: indebitandosi.  Mutui per la casa, rate per il SUV; studenti che s’indebitano per  pagarsi l’università, contando che poi guadagneranno abbastanza  per estinguerlo negli  anni; e  quando non si arriva a fine mese, debiti sulla carta di credito: un debito che ha raggiunto i mille e passa miliardi di dollari.  Con  quelli delle auto (1200 miliardi) e quelli studenteschi (1400),   sono cifre spaventose, che gravano su ogni busta paga  – per chi ce l’ha.  Chi ha una  busta paga, se  la vede decurtare dai  prelievi dei creditori. Alla fin fine, non   rimane più niente.  Gli americani non  possono indebitarsi di più.

“Una  singola spesa  imprevista, come un pneumatico che esplode o una visita dal medico, manderebbe all’aria la maggior parte delle persone”,  scrive  Mazzalai. Continua a leggere

Mattarella e Napolitano contro Renzi: la battaglia è iniziata

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Segnalazione Linkiesta

Mattarella e Napolitano contro Renzi: la battaglia è iniziata

I due presidenti – in carica ed emerito – sono sempre più insofferenti a Renzi. Lui, in giro per l’Italia col treno elettorale, è sempre più rottamatore e insofferente ai galatei istituzionali. Resisterà, Renzi? Nel frattempo, Gentiloni si mette al riparo e Veltroni si prepara. (di Giulio Scranno, LEGGI) Continua a leggere

I “novissimi” secondo Francesco

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CHIESA/RELIGIONE CONCILIARE

I titoli ecclesiastici usati nell’articolo vanno riferiti alla “chiesa conciliare” non a quella Cattolica (N.d.R.)

di Sandro Magister

Pubblicato sul sito dell’Autore

Coppo di Marcovaldo, Inferno, Battistero, Firenze

Sull’importante quotidiano “la Repubblica” di cui è fondatore, Eugenio Scalfari, autorità indiscussa del pensiero laico italiano, lo scorso 9 ottobre è tornato a riferire così quella che egli ritiene una “rivoluzione” di questo pontificato, raccolta dalla viva voce di Francesco nel corso dei frequenti colloqui che ha con lui:

“Papa Francesco ha abolito i luoghi dove dopo la morte le anime dovrebbero andare: inferno, purgatorio, paradiso. La tesi da lui sostenuta è che le anime dominate dal male e non pentite cessino di esistere, mentre quelle che si sono riscattate dal male saranno assunte nella beatitudine contemplando Dio”.

Osservando subito dopo:

“Il giudizio universale che è nella tradizione della Chiesa diventa quindi privo di senso. Resta un semplice pretesto che ha dato luogo a splendidi quadri nella storia dell’arte. Nient’altro che questo”.


C’è seriamente da dubitare che papa Francesco voglia davvero liquidare i “novissimi” nei termini descritti da Scalfari.
C’è però nella sua predicazione qualcosa che inclina a un effettivo offuscamento del giudizio finale e degli opposti destini di beati e dannati.
Mercoledì 11 ottobre, nell’udienza generale in piazza San Pietro, Francesco ha detto che non c’è da temere tale giudizio, perché “al termine della nostra storia c’è Gesù misericordioso”, e quindi “tutto verrà salvato. Tutto.”.

Quest’ultima parola, “tutto”, nel testo distribuito ai giornalisti accreditati presso la sala stampa vaticana era evidenziata in grassetto.
Anche in un’altra udienza generale di pochi mesi fa, quella di mercoledì 23 agosto, Francesco ha dato della fine della storia un’immagine tutta e solo consolante: quella di “una immensa tenda dove Dio accoglierà tutti gli uomini per abitare definitivamente con loro”.
Immagine non sua, ripresa dal capitolo 21 dell’Apocalisse, ma di cui Francesco s’è guardato dal citare le successive parole di Gesù:

“Chi sarà vincitore erediterà questi beni; io sarò suo Dio ed egli sarà mio figlio. Ma per i vili e gli increduli, gli abietti e gli omicidi, gli immorali, i maghi, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. Questa è la seconda morte”.

E ancora. nel commentare, all’Angelus di domenica 15 ottobre, la parabola del convito nuziale (Matteo 22, 1-14) letta quel giorno in tutte le messe, Francesco ha evitato con cura di citarne i passaggi più inquietanti.
Sia quello in cui “il re si indignò, mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città”.
Sia quello in cui, visto “un uomo che non indossava l’abito nuziale”, il re ordinò ai suoi servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
La domenica precedente, 8 ottobre, un’altra parabola, quella dei vignaioli omicidi (Matteo 21, 33-43), aveva subito lo stesso trattamento selettivo.

All’Angelus, nel commentare la parabola, il papa ha omesso di dire che cosa il padrone della vigna fa a quei contadini che gli hanno ucciso i servi e da ultimo il figlio: “Quei malvagi li farà morire miseramente”. Né tanto meno ha citato le parole conclusive di Gesù, riferite a se stesso come “pietra angolare”: “Chi cadrà sopra questa pietra si sfracellerà; e colui sul quale essa cadrà, verrà stritolato”.

Piuttosto, papa Francesco ha insistito nel difendere Dio dall’accusa di essere vendicativo, quasi a voler mitigare gli eccessi di “giustizia” ravvisati nella parabola:

“È qui la grande novità del cristianesimo: un Dio che, pur deluso dai nostri sbagli e dai nostri peccati, non viene meno alla sua parola, non si ferma e soprattutto non si vendica! Fratelli e sorelle, Dio non si vendica! Dio ama, non si vendica, ci aspetta per perdonarci, per abbracciarci”.

Nell’omelia della festa di Pentecoste, lo scorso 4 giugno, Francesco ha polemizzato, come spesso fa, con “chi giudica”. E nel citare le parole di Gesù risorto agli apostoli e implicitamente ai loro successori nella Chiesa (Giovanni 20, 22-23) le ha troncate volutamente a metà:

“Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati”.


Tacendo il seguito:

“A coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”.

Che il troncamento fosse deliberato è provato dalla sua reiterazione. Perché un taglio identico a queste parole di Gesù Francesco l’aveva fatto anche il 23 aprile precedente, al Regina Coeli della prima domenica dopo Pasqua.
Anche il 12 maggio scorso, in visita a Fatima, Francesco ha mostrato di voler esonerare Gesù dalla fama di giudice inflessibile, alla fine dei tempi. E per questo ha messo in guardia dalla seguente falsa immagine di Maria:

“Una Maria abbozzata da sensibilità soggettive che la vedono tener fermo il braccio giustiziere di Dio pronto a punire. Una Maria migliore del Cristo, visto come giudice spietato”.

Va aggiunto che la libertà con cui papa Francesco taglia e cuce le parole della Sacra Scrittura non riguarda solo il giudizio universale. Assordante, ad esempio, è il silenzio in cui egli ha sempre avvolto la condanna fatta da Gesù dell’adulterio (Matteo 19, 2-11 e passi paralleli).
Con sorprendente coincidenza, questa condanna era contenuta nel brano del Vangelo che si leggeva in tutte le chiese del mondo proprio la domenica d’inizio della seconda sessione del sinodo dei vescovi sulla famiglia, il 4 ottobre 2015. Ma né nell’omelia, né all’Angelus di quel giorno papa Francesco vi fece il minimo cenno.
E neppure vi ha fatto cenno all’Angelus di domenica 12 febbraio 2017, quando quella condanna è stata di nuovo letta in tutte le chiese.
Non solo. Le parole di Gesù contro l’adulterio non compaiono neppure nelle duecento pagine dell’esortazione postsinodale “Amoris laetitia”.
Così come non vi compaiono nemmeno le terribili parole di condanna dell’omosessualità scritte dall’apostolo Paolo nel primo capitolo della Lettera ai Romani.
Primo capitolo anch’esso letto – altra coincidenza – nelle messe feriali della seconda settimana del sinodo del 2015 (come anche nelle messe di pochi giorni fa). A dire il vero senza che quelle parole figurassero nel messale, ma in ogni caso senza che il papa o altri mai le citassero, mentre in sinodo si discuteva di cambiare i paradigmi di giudizio sull’omosessualità:

“Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento. E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d’una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa” (Romani 1, 26-32).

Inoltre, qualche volta papa Francesco si prende anche la libertà di riscrivere a modo suo le parole della Sacra Scrittura.
Ad esempio, nell’omelia mattutina a Santa Marta del 4 settembre 2014 a un certo punto il papa attribuì testualmente a san Paolo queste parole “che scandalizzano”: “Io mi vanto soltanto dei miei peccati”. E concluse invitando anche i fedeli presenti a “vantarsi” dei propri peccati, in quanto perdonati dalla croce di Gesù.

Ma in nessuna delle lettere di Paolo si trova una simile espressione. Piuttosto l’apostolo dice di se stesso: “Se è necessario vantarsi, mi vanterò delle mie debolezze” (2 Corinti 11, 30), dopo aver elencato tutte le traversie della sua vita, le incarcerazioni, le fustigazioni, i naufragi.
Oppure: “Di me stesso non mi vanterò, se non delle mie debolezze” (2 Corinti, 12, 5). O ancora: “Egli mi ha detto: ‘ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza’. Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo” (2 Corinti 12, 9), con di nuovo cenni agli oltraggi, alle persecuzioni, alle angosce sofferte.
Tornando al giudizio finale, anche papa Benedetto XVI riconosceva che “nell’epoca moderna il pensiero del giudizio finale sbiadisce”.
Ma nell’enciclica “Spe salvi”, tutta scritta di suo pugno, ha riaffermato con forza che il giudizio finale è “l’immagine definitiva della speranza”. È un’immagine che “chiama in causa la responsabilità”, perché “la grazia non esclude la giustizia”, anzi, “la questione della giustizia costituisce l’argomento essenziale, in ogni caso l’argomento più forte, in favore della fede nella vita eterna”, perché “solo con l’impossibilità che l’ingiustizia della storia sia l’ultima parola diviene pienamente convincente la necessità del ritorno di Cristo e della nuova vita”.
E ancora:

“La grazia non cambia il torto in diritto. Non è una spugna che cancella tutto, così che quanto s’è fatto sulla terra finisca per avere sempre lo stesso valore. Contro un tale tipo di cielo e di grazia ha protestato a ragione Dostoëvskij nel suo romanzo ‘I fratelli Karamazov’. I malvagi alla fine, nel banchetto eterno, non siederanno indistintamente a tavola accanto alle vittime, come se nulla fosse stato”.

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L’attentato alla caserma Serristori, 22 ottobre 1867

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romasparita_10887IN RICORDO DEL SACRIFICIO DEGLI ZUAVI PONTIFICI

Segnalazione del Centro Studi Federici

“… Uno dei punti cardine di tutta l’insurrezione si fondava sulla distruzione della caserma degli zuavi nel quartiere Serristori a poca distanza dal Vaticano. Lo scopo fondamentale, ovviamente, era quello di colpire e fiaccare fisicamente e psicologicamente il corpo degli zuavi (…). Facendo saltare in aria il loro quartier generale e con esso la maggior parte degli zuavi, si sarebbe inflitto un durissimo colpo alla forza fondamentale a cui si affidava l’estrema difesa della città (…). Una grande parte del fabbricato crollò. Ma per fortuna la maggior parte dei militari, per ragioni di servizio, era partita poco prima alla volta di Porta s. Paolo; rimasero sotto le macerie vari zuavi che facevano parte della banda musicale. Le vittime furono:
Carmine Carletti di Olevano
Luigi Carrey di Arbois
Giuseppe Cesaroni di Roma
Fortunato Chiusaroli di Roma
Emilio Claude di Nancy
Federico Cornet di Namur
Alessio Desbordes d’Ilê de Oléron
Cesare Desideri di Roma
Federico De Dietfutr di Colmar Continua a leggere

Buona festa dei “diavoli” a tutti. Dal Pontificio Consiglio per il Dialogo (CONCILIARE)

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Segnalazione di F.F.

di Fra Cristoforo


Articolo pubblicato sul sito Anonimi della Croce

L’immagine e la nota introduttiva sono nostre

Nostra nota introduttiva

Nell’immagine: la dea Laksmi, di cui – dicono gli Indù – «La festa di Divali, festa delle luci, rappresenta la divina unione di Laksmi con il Dio Visnu. In questo periodo ogni luce, ogni lumino, ogni lampada viene accesa in onore della venuta di Laksmi sulla terra»

A me sembra tutta una pagliacciata. Il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ha avuto la geniale idea di mandare gli auguri a tutto il popolo Indù per una imminente festa pagana detta “divali” o “dipavali” (o diavoli fa lo stesso)
https://ilsismografo.blogspot.it/2017/10/vaticano-messaggio-del-pontificio.html
Una sorta di richiesta di aiuto per prosperità varie a divinità induiste, che invocano idoli, demoni e compagnia (https://www.hinduism.it/events/divali-o-dipavali/).

Ma proprio non avevano altro da fare. Il Pontificio Consiglio si auspica “che questa celebrazione delle luci illumini le vostre menti e la vostra vita, rallegri i vostri cuori e le vostre case, rafforzando famiglie e comunità!”. Testuali parole.

Anziché pensare che questi poveri fratelli sono nell’errore da secoli, e che con carità vanno evangelizzati e accompagnati alla Verità di Cristo, questi perdono tempo e inchiostro ad invogliare la celebrazione di queste feste. Proprio come hanno sempre fatto con i musulmani augurando loro “buon ramadan”, buon qui, buon la.

Nella neo chiesa ormai l’evangelizzazione è presa come “proselitismo”. E dunque per loro è sbagliato portare le anime a Gesù Cristo, perché significa fare “proseliti”. Trasgredendo così il comandamento di Gesù: “Andate e predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16). E’ una grossa responsabilità, oltre che una grave mancanza.

La mia non è intolleranza. E neppure integralismo. E’ una semplice e reale visione delle cose. Una Chiesa che va allo sfascio totale spinta al baratro dai suoi stessi ministri. Che invece di difendere le pecore, le consegnano al lupo con tanto di pacco regalo.

Aspettiamoci ora che ci augurino anche “Buon Halloween” a tutti quanti.

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Galantino accelera su Lutero: “Opera dello Spirito Santo”

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CHIESA/RELIGIONE CONCILIARE

Segnalazione di F.F.

Galantino parla della riforma di Lutero come di “un’opera dello Spirito Santo”. Le parole del segretario Cei che faranno discutere

di Francesco Boezi

Monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, ha esaltato Lutero e la sua riforma intervendo alla Pontificia Università Lateranense in un convegno, “Passione per Dio”.

Spiritualità e teologia della Riforma a 500 anni dal suo albeggiare”, promosso dall’ateneo vaticano, citando, per mezzo della lettura di un passo, l’autore della riforma: “Mi sono schierato contro tutti i papisti, contro il Papa e le indulgenze ma solo predicando la Parola di Dio. E quando io dormivo la parola di Dio operava tali cose che il Papa è caduto”. Una frase storicamente considerata come offensiva nei confronti del Papa. Continua a leggere

Se Kurz “sfratta” George Soros dall’Austria

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Segnalazione di F.F.

Kurz, neocancelliere austriaco, avrebbe dato 28 giorni a Soros per far cessare le attività di Open Society nella sua nazione

UPDATE: Dopo alcune verifiche l’articolo si è rivelato affidarsi a una fonte poco attendibile: ci scusiamo con i lettori

Sebastian Kurz, il neoeletto cancelliere austriaco, avrebbe dato 28 giorni a Soros per cessare quelle attività di Open Society in Austria ritenute atte a “tentare di minare la democrazia della nazione”. La decisione sarebbe stata successiva alla notizia della donazione di 18 milioni di dollari del magnate ungherese alla Open Society. L’alternativa, si legge qui, sarebbe quella di “andare incontro ad una azione legale”. Continua a leggere

A George Soros il divieto di operare in Austria: “Hai 28 giorni per andartene”

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Segnalazione di Andrea Cavallini

https://www.money.it/IMG/arton50705.jpg

Il leader più giovane del mondo, Sebastian Kurz, contro lo speculatore George Soros: vietatele operazioni della sua Open Society Foundation in Austria.

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https://www.money.it/A-George-Soros-il-divieto-Austria-Sebastian-Kurz Continua a leggere

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