Commissione Caporetto: per Boschi e Renzi peggio non poteva andare
Altro giro, altri schiaffi: la testimonianza di Ghizzoni, che ha negato le pressioni di Boschi su Etruria, ma ha confermato le parole di De Bortoli e tirato in mezzo Carrai, è l’ennesima batosta per Renzi e i suoi. Un Ko che alle elezioni rischia di costare caro. E dire che l’avevano voluta loro. (di Francesco Cancellato, LEGGI)
MENTRE A VERONA, NEL CORSO DELL’ULTIMO CONSIGLIO COMUNALE VIENE APPROVATA UNA MOZIONE CON PRIMO FIRMATARIO L’AVV. ANDREA BACCIGA, CHE CHIEDE AL GOVERNO DI NON APPROVARE LA LEGGE SULLO IUS SOLI
Segnalazione di M.Z.
Monica Cirinnà (Pd) continua il suo sciopero della fame per chiedere lo ius soli: “Non sarà approvato entro fine legislatura, ma voglio morire in battaglia”
di Chiara Sarra
Monica Cirinnà non rinuncia allo ius soli e continua lo sciopero della fame intrareso con altri colleghi per spingere a portare in aula la legge sulla riforma della cittadinanza.
“Sono dell’idea che senza la fiducia il testo sullo ius soli si può portare in aula e intanto si inizia la discussione generale”, ha spiegato la senatrice Pd – relatrice tra le altre cose della legge sulle unioni civili -, aggiungendo che da qualche giorno prende tre cappuccini zuccherati al giorno. “Anche se io non prendo lo zucchero”, sottolineava ieri a Un Giorno da Pecora su RadioRai1, “Stasera, per sostenermi, credo che dovrò metterlo. Ma secondo me già domani (oggi, ndr) lo sciopero potrebbe esser sospeso, perché capiremo la capigruppo che cosa determina. La Camera sta ritardando l’invio della legge di Bilancio in Senato, noi potremmo avere delle ore per affrontare questo testo“. Continua a leggere
L’amico e primo consigliere di Bergoglio, Oscar Maradiaga, predicava il pauperismo ma riceveva mezzo milione l’anno da un’Università dell’Honduras. L’inchiesta completa su L’Espresso in edicola da domenica
di Emiliano Fittipaldi
( I titoli ecclesiastici attribuiti nell’articolo sono da intendersi rivolti alla “Chiesa conciliare, non alla Chiesa Cattolica, n.d.r.)
Quando ha finito di leggere l’inchiesta del visitatore apostolico che lui stesso aveva spedito in Honduras lo scorso maggio, papa Francesco si è messo le mani sullo zucchetto. Aveva appena scoperto che il suo amico e primo consigliere – il potente porporato Oscar Maradiaga, acceso sostenitore di una Chiesa povera e pauperista e nel 2013 promosso proprio da Bergoglio coordinatore del Consiglio dei cardinali – aveva ricevuto per anni circa 35 mila euro al mese (a cui aggiunge una “tredicesima” da 54 mila euro a dicembre) dall’università cattolica di Tegucigalpa.
Bergoglio non poteva immaginare nemmeno che vari testimoni, sia ecclesiastici sia laici, accusassero Maradiaga per alcuni investimenti milionari in società londinesi poi scomparse nel nulla, né che la Corte dei Conti del piccolo paese dell’America centrale stesse indagando sull’utilizzo di enormi somme di denaro girate dal governo honduregno alla “Fondazione per l’educazione e la comunicazione sociale” e alla “Fondazione Suyapa”, entrambe facenti capo alla Chiesa locale e quindi allo stesso Maradiaga.
«Il papa è triste e addolorato, ma anche molto determinato a scoprire la verità», spiegano ora da Santa Marta. Non solo sull’utilizzo finale dei pagamenti da capogiro ottenuti dal cardinale (solo nel 2015, si legge in un report interno dell’Università visionato dall’Espresso, il porporato ha ricevuto quasi mezzo milione di euro, cifra che secondo alcune fonti avrebbe incassato per un decennio come “Gran Cancelliere” dell’ateneo); ma anche per altri dettagli assai spiacevoli contenuti nell’istruttoria condotta dal vescovo argentino Jorge Pedro Casaretto.
Un uomo fidato di Francesco che ha messo nero su bianco gravi accuse rivolte da molti testimoni (ne sono stati auditi una cinquantina, tra personale amministrativo della diocesi e dell’università, sacerdoti, seminaristi, oltre all’autista e al segretario del cardinale) pure al vescovo ausiliare di Tegucigalpa Juan José Pineda, fedelissimo di Maradiaga e di fatto suo facente funzioni in Centro America.
Francesco, studiato il dossier arrivatogli brevi manu sei mesi fa, ha avocato a sé ogni decisione finale.
Maradiaga, salesiano come l’ex segretario di Stato Tarcisio Bertone, è nato in Honduras 75 anni fa. Il suo compleanno cade il 29 dicembre, e tra qualche giorno dovrà consegnare le dimissioni sulla scrivania di Francesco, che deciderà o meno se confermargli gli incarichi. Maestro elementare prima e professore di matematica alle medie poi, il porporato è un uomo coltissimo, parla correntemente cinque lingue, è esperto di teologia morale e filosofia e grande appassionato di musica. Diventato celebre in America latina come nemico giurato della corruzione e paladino dei più indigenti, nel 2013 Francesco, che ne apprezza le doti intellettuali e di governo, lo ha voluto a capo del gruppo di consiglieri che sta mettendo a punto la riforma della curia romana.
Le accuse sono plurime. «Ci sono spese per amici intimi di Pineda, come un messicano che si fa chiamare “padre Erick”, ma che non ha mai preso i voti» spiega un sacerdote. «Il personaggio si chiama Erick Cravioto Fajardo e ha vissuto per anni in un appartamento adiacente a quello del cardinale, a Villa Iris. Recentemente Pineda, che ha vissuto con lui sotto lo stesso tetto, gli ha comprato un appartamento in centro e una macchina. I soldi, temiamo, vengono dalle casse dell’università o da quelle della diocesi. Abbiamo denunciato questo rapporto stretto e disdicevole anche in Vaticano. Il papa sa tutto».
I testimoni auditi dal visitatore Casaretto hanno parlato anche di investimenti milionari catastrofici: Maradiaga avrebbe girato somme ingenti della diocesi ad alcune finanziarie londinesi come la Leman Wealth Management (il cui titolare, a leggere i registri della Company House dell’Inghilterra e del Galles, è tal Youssry Henien), e adesso parte dei soldi dati in affidamento (e depositati su conti di istituti tedeschi) sarebbero scomparsi.
Non solo. Nel rapporto di Casaretto si ipotizzano pure buchi importanti nell’impero mediatico messo in piedi dall’arcivescovado e controllato dalla Fondazione Suyapa (che gestisce giornali e televisioni della diocesi), mentre il vescovo Pineda è stato recentemente indicato dai giornali locali come il regista di operazioni finanziarie spericolate e come destinatario di fondi pubblici (pari a un milione di euro) per fumosi progetti destinati «alla formazione dei valori dei fedeli e alla comprensione delle leggi e della vita sociale». Spese che, secondo gli accusatori, non sono state mai supportate da giustificativi validi.
In Vaticano sono preoccupati pure per l’apertura, da parte della Corte dei Conti dell’Honduras, di un’inchiesta contabile sulla diocesi per gli anni 2012-2014: i giudici del Tribunal superior de Cuentas vogliono capire se le decine di milioni di lempiras girate ogni anno dal governo a favore alla Fondazione per l’Educazione e la Comunicazione sociale, il cui rappresentante è ancora Maradiaga, sono state usate per i progetti previsti dalla legge. Finora la chiesa non ha consegnato – si legge in una lettera dei magistrati ottenuta dall’Espresso – gli attivi e i passivi e i vari giustificativi di spesa.
Presto si capirà se Bergoglio considererà le pesanti accuse credibili o meno.
Dice Nostro Signore Gesù Cristo (Mt. 11, 25-30): «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».
Commenta Sant’Agostino con straordinarie parole (Sermo, 126): «Ogni altro carico ti opprime e ti schiaccia, ma il carico di Cristo ti allevia il peso. Ogni altro carico è pesante, ma quello di Cristo ha le ali. Se a un uccello togli le ali, può sembrare che tu lo alleggerisca di peso, ma in realtà quanto più gli togli questo peso, tanto più lo blocchi a terra. Vedi dibattersi al suolo chi hai voluto alleggerire di un peso; restituiscigli le sue ali e vedrai come vola»
E’ il rapporto personale con Cristo che ci fa comprendere quanto Egli afferma: «Il mio giogo è dolce e il mio carico leggero». Cristo c’insegna anche come fare per mettere in pratica nella nostra vita quotidiana quest’insegnamento. Dice: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore». Ci invita a vivere nella conoscenza e nella consapevolezza del nostro essere nulla. Solo questo sentire ed essere può accogliere quella libera iniziativa e quel meraviglioso dono di Dio, la grazia, che ci fa riconoscere che «Per noi Gesù venne a soffrire la fame e a dare cibo, venne a soffrire la sete e a dare da bere, venne rivestito della nostra mortalità e a rivestirci dell’immortalità, venne povero per farci ricchi (Sant’Agostino, Enarrationes in Psalmos, 49, 19). Solo l’umiltà ci porta ad abbandonarci alla volontà di Dio, a vivere su questa terra nell’attesa e nella speranza di Nuove Terre e Nuovi Cieli. San Matteo, riportando le parole di Gesù sugli scribi e i farisei, dice (23, 11-12): «Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato». Ancora Sant’Agostino afferma (Epist. 118, 22): «Se mi chiedete che cosa vi è di più essenziale nella religione e nella disciplina di Gesù Cristo, vi risponderò: La prima cosa è l’umiltà, la seconda, l’umiltà, e la terza, l’umiltà».
I Potentati delle Tenebre fanno il loro lavoro, con il permesso di Dio e noi – secondo alcuni – non dovremmo neanche più supplicare Dio di «non indurci in tentazione», non dovremmo riconoscere con attitudine umile e mite la nostra inadeguatezza a lottare contro le tentazioni con le sole forze umane, non dovremmo piegare le nostre ginocchia rivolgendoci a Dio perchè ci renda forti. A chi dovremmo chiedere la forza per resistere agli assalti del male, al maligno? A lui non possiamo sfuggire se non è Dio stesso a liberarci, dando ascolto alla nostra umile preghiera perché venga in nostro soccorso e ci preservi dal male.
L’altro elemento che si accompagna all’umiltà, è lo stupore. Di fronte al mondo, l’uomo dell’antichità provava sorpresa, meraviglia, stupore. Pensiamo a Platone – che affermava: «Caratteristica precipua del filosofo è provare meraviglia; non c’è altro inizio della filosofia all’infuori di questo» – o ad Aristotele, che scrive: «lo stupore spinse gli uomini alla filosofia». L’uomo della modernità spiega tutto quello che lo circonda con la scienza, con il positivismo. Pensa di possedere e di comprendere tutto. Non possiede e non comprende nulla, invece. Si affida e si aggrappa alle logiche umane, le insegue, come fosse da esse attanagliato. Pensiamo e agiamo, per adorare Dio e salvare la nostra anima, con lo stesso stupore dei pastori di Betlemme, che, rassicurati dall’Angelo, raggiungono la grotta dove si trova il Bambino Divino. Affidiamoci alla protezione della Nostra Mediatrice, la Santa Vergine Maria, che indica all’umanità la strada della salvezza. «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38) dice all’Angelo Gabriele, che le annuncia che Ella ha «trovato grazia presso Dio» (Lc 1,30). Si abbandona alla volontà di Dio. Lo fa con fede viva, oltre che con purezza, umiltà, candore, obbedienza. Scrive Giuseppe Ricciotti: «Come nel precedente episodio di Zacharia, abbiamo anche qui l’apparizione inaspettata ed il turbamento di chi la contempla; ma questa volta il turbamento è prodotto, non dalla visione in sé, bensì dalle grandiose parole udite ch’erano stimate sproporzionate alla destinataria. Era dunque il turbamento dello spirito ch’è umile ed ha coscienza della propria bassezza». Diceva San Giovanni Bosco: «E’ quasi impossibile andare a Gesù se non ci si va per mezzo di Maria». Aveva compreso la Sua grandezza umile, toccata e scelta da Dio per generare immacolata Suo Figlio, per custodirLo e assisterLo nella Sua infanzia, nella Sua adolescenza, fino all’età della Sua predicazione, per starGli accanto sempre, fino alla Sua morte e per vederLo risorto.
Umiltà e stupore, quindi, se si vuole essere figli dell’unico Dio che salva.
Chiedo scusa a coloro che già lo conoscono, ma in conclusione vorrei citare un testo che amo molto. E’ contenuto in un libretto curato dalle Sorelle del IV Ramo della Comunità dei Figli di Dio. S’intitola: Il Santo Rosario con Divo Barsotti. Scrive Barsotti nella meditazione sul Terzo Mistero Gaudioso, dove contempliamo la nascita di Gesù nella povera grotta di Betlemme (Omelia detta a Casa San Sergio, Vigilia di Natale del 1967): «Egli vive con te, dove tu sei, nella tua casa: sta con te mentre tu spazzi le scale, ti parla mentre tu cammini per le strade del mondo, vive nel tuo cuore mentre tu vivi la tua povera vita senza ricordarti di lui. E tu non ti ricordi di Lui perché aspetti che Egli rompa la tua sordità, che Egli ti accechi nella Sua gloria. Ma Dio non fa così. Dio, proprio perché vuole donarsi, deve vestirsi di questa umiltà, deve sprofondare in questo silenzio, deve farsi vicino a te in questa povertà di segni che è la tua vita. E’ questo che noi dobbiamo vivere, miei cari fratelli: ma proprio nell’umiltà, ma proprio spazzando le scale, ma proprio facendo la cucina, ma proprio andando a letto, alzandoci, andando a mangiare, ma proprio camminando per la strada. Perché il segno della presenza di Dio non è lo straordinario, ma l’umiltà più pura, ma gli avvenimenti più ordinari e comuni della tua vita. Dov’è la gloria di Dio? Precisamente in questa umiltà, in questa povertà, in questo nulla. Perché mai nessuna grandezza, perché mai nessuna luce, perché mai nessun avvenimento poteva maggiormente misurare per l’uomo l’infinito amore di Dio, che non si voleva fare nemmeno simile a te, ma più piccolo ancora di te, che sei nulla, perché tu dovessi difenderlo, tu, tu dovessi dargli il tuo latte, tu, tu dovessi portarlo nelle tue braccia, perché Egli non sa camminare, perché Egli non sa parlare, perché Egli da sé non vive senza di te: sei tu che devi dargli la vita. Miei cari fratelli, mie care figliole, non vogliamo vivere in questo stupore continuo di una prossimità divina? Sì, la nostra vita deve essere questo semplice e continuo stupore; non vi chiedo più nulla tranne questo: vivere nello stupore continuo di una continua presenza di amore. Che cos’è lo stupore? Voi lo sapete, estasi. Quando si dice estasi si crede di parlare di chissà cosa di straordinario. Estasi è semplicemente lo stupore che ci fa uscire un po’ da noi stessi. Ma guarda! L’anima rimane sospesa nella meraviglia: è così inatteso il dono di Dio, è così sempre sempre nuova questa meravigliosa festa di amore che è la vita presente, in cui Egli viene senza mai farsi precedere da nulla perché sia più grande la tua gioia nell’incontrarti con Lui. Vivere questo, ecco la vita».
Spero che i lettori che sono padri e madri vogliano leggere ai loro bambini e ai loro ragazzi questa bellissima meditazione di Don Divo Barsotti, recitando insieme in famiglia, la sera della Vigilia del Santo Natale, il Santo Rosario. Affidarsi di questi tempi alla lettura di testi di coloro che hanno vissuto con Dio e per Dio, è una grande consolazione.
“Messa ecumenica” al vaglio di Bergoglio che avrebbe aperto ad un rito comune tra conciliari e luterani. Critiche dai conservatori, netta condanna dai tradizionalisti.
di Francesco Boezi
Francesco starebbe studiando il modo di arrivare alla celebrazione di una messa ecumenica, cioè di una liturgia comune sia ai cattolici (conciliari, ovvero gli a-cattolici della Religione e della Chiesa scaturiti dal Vaticano II, n.d.r.) sia ai luterani. Continua a leggere
Dalla Quaresima all’Avvento, da Pasqua a Natale… Col vortiginoso scorrere del tempo, “in ictu oculi”, anche il 2017 è quasi archiviato (senza “quasi” per chi riceverà il bollettino dopo le festività natalizie). Il passaggio da un anno all’altro solitamente è l’occasione di bilanci di ogni genere: anche la liturgia, con la funzione del 31 dicembre, dispone le anime a riflettere sulle grazie ricevute e sui peccati commessi nei dodici mesi che si lasciano alle spalle.
Le parole “grazia” e “peccato” sono molto impegnative, perché ci fanno pensare alle verità eterne, rivelate da Dio e negate/dimenticate/ banalizzate, a seconda dei casi, dagli uomini. L’eternità: è proprio la corsa del tempo (che la frenesia dei tempi moderni ci fa percepire sempre più veloce) a sfuggire alla nostra volontà, al nostro controllo. Per cui gli anni si rincorrono, le stagioni della vita di susseguono velocemente, senza poter disporre del tempo come vorremmo e, soprattutto, come dovremmo.
Vorremmo fare tante cose, ma alla ne delle giornate e, soprattutto, alla ne della vita, tante di queste cose non sono che progetti e desideri incompiuti. Nella misura in cui si tratta di cose non indispensabili o comunque di situazioni non imputabili alla nostra volontà (nel campo familiare, professionale, degli interessi personali), si può avere rammarico, ma la coscienza non è aggravata da nessun peso morale.
Riflettere sul complesso “arco di fenomeni” costituito dalle cosiddette “Rivoluzioni Colorate”(quelle succedutesi nei paesi dell’area ex-comunista e, quindi, le rivolte arabe, chiamate “colorate” perché associate ad un colore eletto simbolo delle proteste) è davvero difficile: già il solo costituirne un’unica categoria di eventi lontani tra loro nello spazio, nel tempo e nei contesti culturali potrebbe far gridare al “complottismo” mentre proprio la suggestione complottarda è ciò che dobbiamo scrollarci di dosso.
Pensare che eventi che portano in piazza in modo pacifico, violento o criptoviolento che sia migliaia di persone siano frutto di alchimie concepite negli antri oscuri dei servizi segreti delle grande potenze e da innominabili finanziatori occulti è semplicemente superficiale: guarda caso, i complotti sono così misteriosi ed inenarrabili che il popolo di Facebook ne è sempre informatissimo al minimo dettaglio. Oltre a ciò, non è necessario scomodare la teoria dei giochi per sottolineare come fenomeni di tale complessità e che coinvolgono da centinaia di persone a popoli interi non possano essere gestiti in toto e nel silenzio da occulti burattinai ed orologiai. Continua a leggere
Il Parlamento europeo ha consegnato l’altro giorno il prestigioso Premio per la libertà di espressione, intitolato a Sacharov il notissimo dissidente durante gli anni dell’Urss, all’opposizione democratica venezuelana.
Credo che le grandi Istituzioni internazionali, Nobel compreso, dovrebbero essere molto più caute nell’assegnare questi Premi. Nel 1991 Aung San Suu Kyi fu insignita del Premio Nobel per la Pace per la sua opposizione alla dittatura dei militari birmani. Arrivata al potere la democratica Aung San Suu Kyi ha condotto, e ancora conduce, una spietata repressione nei confronti della minoranza musulmana dei Rohingya, costringendone 600mila a fuggire in Bangladesh. Ieri Medici senza Frontiere ha denunciato che fra agosto e settembre sono stati uccisi 6700 Rohingya fra cui 730 bambini sotto i 5 anni. Naturalmente l’accusa è di terrorismo islamico che è diventato un passepartout per ogni sorta di repressione e di violenze (mi viene difficile pensare che un bambino di 5 anni possa essere un terrorista). Dopo qualche mese che la democratica Aung San Suu Kyi aveva assunto il potere chiesi al mio caro amico Franco Nerozzi che dirige una onlus, Popoli, che difende i diritti di un’altra minoranza da sempre perseguitata, i Karen, se la situazione fosse migliorata. Rispose: “Migliorata? E’ peggiorata. Di molto”. Continua a leggere
Personalità fortemente contestata dagli stessi membri dell’amministrazione Trump, Jared Kushner gode della piena fiducia del presidente. La sua missione era quella di riordinare il Medio Oriente secondo il “principio di realtà”, contro l’opinione prevalente di ciascuna parte. Dopo tangibili successi in Arabia Saudita, ora affronta la questione arabo-israeliana.
DAMASCO (Siria) – Jared Kushner è una personalità segretissima di cui non si sa granché. Tuttalpiù che aveva una grande opinione della Giustizia e che si sentiva destinato a diventare procuratore. Tuttavia, quando suo padre fu arrestato e imprigionato per evasione fiscale, ebbe la certezza di un’ingiustizia. Secondo lui, suo padre era caduto in una trappola giudiziaria. Quindi lasciò la facoltà di giurisprudenza e cercò di sistemare l’impresa di promozione immobiliare della famiglia. Cosa che fece con successo. Durante questo periodo, si costruì un’immagine quanto più levigata possibile, in modo da prendere le distanze dalle accuse a carico di suo padre. Continua a leggere