L’esodo giuliano-dalmata: “Volevano farci perdere l’identità italiana”
Alla fine della Seconda guerra mondiale oltre 300mila italiani abitanti dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia scappano dalle loro terre per sfuggire alla violenza dei partigiani del maresciallo Tito
di Serenella Bettin Marianna Di Piazza
“Ogni volta che chiudo gli occhi, vado a dormire a casa mia”. Anita Derin fissa le fotografie dalle sua infanzia e, con la voce rotta dall’emozione, racconta il suo esodo.
Aveva 12 anni quando è stata costretta a lasciare la sua città, Capodistria, per sfuggire alla violenza dei partigiani del maresciallo Tito. “Sono arrivati gli slavi, hanno incominciato a uccidere“, spiega Anita. “Lì era diventato pericoloso. Non abbiamo potuto fare altro che scappare”.
“I militari hanno occupato la mia casa, mangiato il mio cavallo. Diverse volte sono stata imprigionata: o perché avevo un bel vestito, o perché andavo in giro a fare fotografie con la mia Vogtlander”. Anita oggi ha 83 anni, abita a Trieste e nel cuore porta i ricordi di tutta la sua infanzia (guarda il video). Continua a leggere



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