NON POSSONO ESSERE LA UE O ALTRI GOVERNI STRANIERI A DECIDERE QUALI MINISTRI DEBBA AVERE L’ITALIA

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Scritto e segnalato da Antonio Socci, “Lo Straniero”

Il film che va in onda in questi giorni ha dell’incredibile. La Germania lamenta le intollerabili interferenze degli elettori italiani (tramite Lega e M5S) nella formazione del nuovo governo di Roma a cui – a quanto pare – provvedono da Berlino, come si fa con una colonia.

Infatti da Berlino fanno sapere che non tollerano ministri a loro sgraditi. E’ tutto alla luce del sole, basta leggere i giornali.

E’ scandalizzata la Frankfurter Allgemeine Zeitung” per l’insubordinazione degli italiani verso i tedeschi: “L’Italia vuole un nemico della Germania al governo”.

Dove per “nemico della Germania” s’intende semplicemente un economista che vuole difendere l’interesse nazionale italiano ed è critico con la prepotenza tedesca. Dobbiamo stare, da sudditi, sotto lo stivale teutonico e baciarlo pure?

La “Sueddeustche Zeitung” esalta esplicitamente Mattarella che – a loro dire – starebbe subendo l’assedio degli elettori italiani: “mai prima d’ora un presidente della Repubblica è stato messo così sotto pressione come in questi giorni dai due partiti” i quali “si ostinano sul nome dell’eurocritico radicale Paolo Savona”.

A sentire loro non è la UE, specie i tedeschi, a esercitare una intollerabile pressione su un Capo di Stato italiano, ma a premere indebitamente sarebbero i partiti più votati dagli italiani che semplicemente fanno il governo in base alla Costituzione. Come se Mattarella fosse al Quirinale per rappresentare la UE (cioè la Germania).

Ma è possibile che Mattarella invece di riconoscere la volontà degli elettori italiani si faccia portavoce dei diktat che arrivano da Berlino?

Si spera che non sia così. Ma si capisce bene quello che sta accadendo quando si legge il quirinalista della “Stampa” Ugo Magri – molto mattarelliano – il quale scrive: “è certo che Mattarella abbia sollevato il caso del nuovo libro di Savona che dà fondo a tuti i sentimenti anti-germanici del suo autore, e accusa i tedeschi di mire egemoniche paragonabili a quelle hitleriane”.

E c’è da riflettere quando Matteo Salvini dice: “E’ pazzia, è pura follia far saltare tutto perché Paolo Savona non piace alla Merkel, perché ha osato criticare la Germania in un suo libro”.

Col pieno e significativo sostegno di Giorgia Meloni, in questa battaglia per l’indipendenza nazionale, Salvini ha giustamente tuonato: “Giornali e politici tedeschi insultano: italiani mendicanti, fannulloni, evasori fiscali, scrocconi e ingrati. E noi dovremmo scegliere un ministro dell’Economia che vada bene a loro? No, grazie! Prima gli italiani”.

Salvini ragiona col buon senso e con la dignità che dovrebbe avere ogni leader politico, come se fossimo in un Paese dove il popolo italiano è ancora sovrano, secondo l’articolo 1 della Costituzione.

Ma evidentemente in questi anni in Italia si è silenziosamente dimenticato il pilastro della Costituzione – definendolo sprezzantemente sovranismo – e si è lasciato che gli stranieri spadroneggiassero.

Così ora la Germania si sente in diritto darci ordini. E la tecnocrazia della UE, nei giorni scorsi, si è sentita in diritto di lanciare all’Italia i suoi avvertimenti preventivi.

Senza che le più alte cariche dello Stato si siano sentite in dovere di difendere la dignità e l’indipendenza dell’Italia che fra l’altro è una delle maggiori potenze industriali del mondo.

Per nessun paese europeo si è vista una tale interferenza straniera (per non dire delle insolenze che la stampa tedesca rovescia su di noi).

Anzi, Mattarella, invece di insorgere per queste intollerabili ingerenze di UE e Germania, sembra farsi loro portavoce e – rovesciando la frittata – accusa di imporre “diktat” non le potenze straniere e l’UE, ma la Lega che semplicemente – in base al voto ricevuto dagli italiani – ha indicato Paolo Savona per il ministero del Tesoro.

Sembra la situazione descritta dal Manzoni nei “Promessi sposi”. Dopo il prepotente diktat di don Rodrigo – che tramite due bravi aveva ordinato: “questo matrimonio non s’ha da fare” – don Abbondio cominciò a inventare scuse, rifiutandosi di sposare Renzo e Lucia per obbedire all’arrogante signorotto.

I due giovani escogitarono così un modo per aggirare l’incomprensibile veto del pretino pauroso, ma don Abbondio scatenò il finimondo accusando di prepotenza Renzo e Lucia.

Il Manzoni commenta:

“In mezzo a questo serra serra, non possiam lasciar di fermarci un momento a fare una riflessione. Renzo, che strepitava di notte in casa altrui,
che vi s’era introdotto di soppiatto, e teneva il padrone stesso assediato in una stanza, ha tutta l’apparenza d’un oppressore; eppure, alla fin de’ fatti, era l’oppresso. Don Abbondio, sorpreso, messo in fuga, spaventato, mentre attendeva tranquillamente a’ fatti suoi, parrebbe la vittima; eppure, in realtà, era lui che faceva un sopruso. Così va spesso il mondo…”.

E’ ormai chiaro che qui c’è in gioco molto più di un semplice ministero e molto più di una riforma della UE come quella prospettata da Savona (tutti gli esperti, consapevoli della situazione, sanno che occorre cambiare), ma c’è in gioco la nostra stessa sovranità nazionale.

Mattarella rischia di assumersi la gravissima responsabilità non solo di affondare un governo, ma anche di trascinare la presidenza della repubblica nella contesa politica e quindi in una gravissima crisi istituzionale.

Una volta che il Quirinale entra nella contesa politica qualcuno potrebbe perfino sostenere che si sta sottomettendo lo Stato italiano al diktat di potenze straniere.

Come presidente Mattarella ha giurato con queste parole: “Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione”. Lui sa bene che ciò significa fedele alla Repubblica italiana e non a quella tedesca. Sa bene di dover essere custode della Costituzione italiana non dei voleri della Merkel.

Come ha detto un economista francese (peraltro europeista) la Germania, dopo aver distrutto l’economia in Europa, sta rischiando di distruggere anche la democrazia. Loro “consentono” di cambiare i governi, ma mai le politiche. E questo – lamenta quell’economista – segnerà la fine dell’euro.

Antonio Socci

Da “Libero”, 27 maggio 2018

Nella foto: Silvestro Lega, Bersaglieri con prigionieri austriaci nelle guerre d’indipendenza (1861)

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Corte dei Conti, il costo allo Stato di ogni richiedente asilo è di 203 euro al giorno. (altro che 35)

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Per l’accoglienza degli immigrati sul territorio italiano, nel 2016, il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, gestito dal Ministero dell’interno, senza includere i costi c.d. “indiretti”, ha registrato impegni finanziari per complessivi 1,7 miliardi di euro.

Anche l’Unione europea, per la stessa annualità, ha contribuito con finanziamenti per 46,8 milioni di euro che rappresentano però solo il 2,7 per cento rispetto all’onere gravato sul bilancio dello Stato e sulle spalle dei cittadini italiani.

A ciò deve aggiungersi che per il Paese il costo delle mancate ricollocazioni di migranti negli altri stati europei, alla data del 15 ottobre 2017, ammonta a non meno di 762,5 milioni.

Il documento tecnico contabile ha analizzato, specificatamente per il triennio 2013/2016, la prima accoglienza ossia i servizi resi agli stranieri dallo sbarco fino alla sistemazione nei Cas e successivamente nei Cara. Sono emersi costi elevati a fronte di servizi scarsi, assenza di controlli fiscali adeguati, tempi lunghi per identificazione e domande di asilo, governance territoriale carente da parte del Viminale nei centri di raccolta.

Insomma secondo la corte dei conti il sistema dell’accoglienza sarebbe costoso, inefficace e sommario. Il sistema di gestione dell’accoglienza agli immigrati finito sotto la lente della Corte dei conti ha messo in luce, in un compendio di 150 pagine, tutte le evidenti criticità del fenomeno. Continua a leggere

Governo, Carlo Cottarelli piace ai mercati. Spread in calo a quota 190, bene l’euro, che poi oscillano

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Il dato oggettivo è che in Italia, se non si è graditi alla Merkel, alla Ue e al FMI non si può governare. Anche se si hanno una maggioranza parlamentare, un programma condiviso, un premier incaricato, la squadra dei ministri. Il fatto, che è emerso ieri nella sua totale drammaticità, che non deve stupire ma indignare è che chi vorrebbe cambiare la situazione politica viene fermato dai poteri forti. (n.d.r.)

Saltato il governo Lega-M5s, l’Italia resta osservata speciale. Il differenziale tra Btp decennali e Bund tedeschi, per quanto calmierato dal quantitative easing della Bce, è subito tornato ad allargarsi oltre i 200 punti base dopo aver aperto a quota 190,3 punti contro i 204 della chiusura di venerdì. Pesa il durissimo conflitto istituzionale, con i contraenti che evocano l’impeachment per il capo dello Stato che ha convocato al Colle Carlo Cottarelli con l’intenzione di affidargli l’incarico di formare un esecutivo tecnico. Il rendimento del titolo decennale italiano, che era sceso al 2,34%, è tornato al 2,43%. Continua a leggere

Italia: la Repubblica dei Gattopardi tra Mattarella & Napolitano

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1507813978677.jpg--sergio_mattarella__giorgio_napolitanoScritto e segnalato dal dott. Giuliano Marchetti (Direttore Agenzia Consull Press di Roma)

RITI  & VETI RIPETITIVI,  nel refrain di carillon usurati dal tempo e da una partitocrazia malata

Raffronti tra “vecchi” presidenti: Mattarella & Napolitano

Sabato 25 maggio (A.D. 2018) il Presidente della Repubblica SERGIO MATTARELLA ha posto il proprio veto al Premier incaricato Prof. Giuseppe Conte sul nome del Prof. PAOLO SAVONA quale responsabile del M.E.F. ….. così come in precedenza (A.D. 2014) l’allora Presidente GIORGIO NAPOLITANO si comportò analogomente  per lo stesso prestigioso Dicastero di via XX Settembre,  con l’allora Premier incaricato Matteo Renzi

Non si tratta di riferimenti occasionali o fantasiosi, poiché quanto ora evidenziato era già stato puntualmente esposto su questa testata (*1), prendendo spunto dalla “riconfermazione” al Quirinale del “Presidente-RE”, contrabbandando con una farsesca operazione parlamentare (in ossequio ad una presunta Vox Populi) l’incapacità della demo-partitocrazia a varare un nuovo Governo con Bersani, a quel tempo osteggiato dai Grillini Furiosi. Continua a leggere

Disponibile il numero 114 di Sursum Corda

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Sul sito è disponibile il numero 114 (del giorno 27 maggio 2018) di Sursum Corda®. Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata ai soli Associati e Sostenitori.

Clicca qui per gli ultimi articoli leggibili gratuitamente sul sito:

– Comunicato numero 114. Giovanni declinante e Gesù ascendente;

– Adeguamento al Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali (GDPR 2016/679);

– Preghiera a San Filippo Neri, Confessore;

– Preghiera a San Gregorio VII, Papa;

– Gli anatemi del Concilio di Costantinopoli II, numeri 5 e 6;

– Preghiera a Maria Ausiliatrice;

– Vita e detti dei Padri del deserto: Isidoro di Scete;

– San Tommaso: il re deve necessariamente avere difese fortissime;

– Preghiera a Santa Rita per le famiglie;
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È in corso la più grande campagna pro life nella storia d’Italia!

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Nonostante il voto di quella che fu la Cattolica Irlanda abbia dimostrato quanto il Conciliabolo Vaticano II sia arrivato pure là, assieme alle successive riforme, ai dati di fatto, alle prassi consolidate nel tempo, alle aperture dei falsi Pastori, da Roncalli a Ratzinger ed alle bergogliate in questo interminabile supplizio del rigido inverno che perdura nei Sacri Palazzi e nelle diocesi…(n.d.r.)

Segnalazione ProVita

di Toni Brandi

È in corso la più grande campagna pro life nella storia d’Italia!
ProVita, in collaborazione con tante associazioni, realtà locali e attivisti, ha lanciato una campagna nazionale che ha letteralmente “invaso” tutta l’Italia: dal 21 maggio centinaia di camion vela e di manifesti portano nelle strade di ben 100 Province del nostro Paese messaggi per la vita dei bambini e delle madri, contro l’aborto.
Guarda un breve video nel quale abbiamo raccolto qualche immagine di questa campagna di sensibilizzazione ( clicca qui):

video campagna 100 province

I manifesti, spesso accompagnati da sit-in, ricordano a centinaia di migliaia di italiani (anzi milioni, vista la risonanza che stanno avendo sulla stampa) ciò che veramente è l’aborto: la soppressione di un essere umano indifeso nel grembo materno, e una pratica pericolosa per la stessa madre. Continua a leggere

Mons. Benigni e San Gregorio VII

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Introduzione al capitolo della Storia Sociale della Chiesa di mons. Benigni dedicato al grande pontefice San Gregorio VII.
 
Errico IV e Gregorio VII (1073-85) fino a Canossa (1077).
 
L’elezione d’Ildebrando avvenne il giorno stesso in cui Alessandro II scendeva sotterra. Fu un’acclamazione di clero e di popolo che lo volle successore dei cinque papi che Ildebrando aveva animati alla riforma della Chiesa. Questa riforma maturava ormai irresistibilmente, e come sempre accade per un profondo movimento religioso, tendenze politiche vi penetravano e conducevano seco la dura lotta politica e sociale.
Quei settari della lotta erriciana che cavarono fuori l’accusa di simonia per l’elezione di Gregorio VII, erano miserabili calunniatori. Oggi non v’è storico savio che ne dubiti. La forza delle cose imponeva la scelta di chi aveva potentemente improvvisato il movimento dominatore.

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Franceschini e Gentiloni fuori con tutti gli scatoloni!

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Buone notizie: Franceschini e Gentiloni fuori con tutti gli scatoloni!di Gioacchino Rossello

Finalmente alcune buone notizie: Paolo Gentiloni se ne torna a casa con tutti gli scatoloni appresso.  Il premier uscente (e speriamo non più rientrante!) prima di togliere il disturbo ha riunito dipendenti e collaboratori di palazzo Chigi per il discorso di commiato: “Grazie, è stato un grandissimo onore”, ha sussurrato ai presenti nella sala Verde. Applausi di circostanza e via. Come tutta la compagine di governo. Spazzata dal voto degli italiani.  Alcuni, come la Fedeli o Galletti, si erano portati avanti già da qualche giorno. E così anche Dario Franceschini, che l’11 maggio scorso aveva voluto dare di persona “un abbraccio affettuoso e un saluto” ai dipendenti del Mibact, ma che solo oggi però ha chiuso l’ufficio. L’ormai ex ministro dei Beni Culturali non ha resistito al richiamo dei social e, con un tweet con tanto di foto ha immortalato se stesso con l’ultimo scatolone. Continua a leggere

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