Why all the chilean bishops resigned & Vatican II’s Church of the future
Segnalazione di Tradition in Action
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Segnalazione di Tradition in Action
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Segnalazione del Centro Studi Federici
Segnalazione del Centro Studi Federici
Segnalazione Breitbart

Shots were heard in the centre of the eastern Belgian city of Liège at around 10.30 am local time when an armed man opened fire outside the Cafe des Augustins on the Rue des Augustins, killing two police officers.
Belgian prosecutors’ office spokesman Philippe Dulieu confirmed the attacker in Liege was carrying a knife and approached two police officers, stabbed them several times, disarming them, and then used their weapons in a shooting rampage.
Dulieu said that the attacker “then took their weapons. He used the weapons on the officers, who died.”
National Belgian broadcaster RTBF has named the suspect as 36-year-old Benjamin Herman who was on temporary release from prison. He was known to police for petty crime such as theft, damage to public property, and minor drug trafficking.
The broadcaster speculates that he was radicalised in prison in Lantin, where he began his sentence in 2017, but whilst being allegedly known for violence by fellow inmates, he was not known for being associated with the radical Islamist prison scene.
Belgian officials confirmed a third person, a 22-year-old man who was in his car at the time, was also killed. A member of the Anti-Banditry Squad (PAB) and another bystander were reportedly injured.
The shooter then fled and held a cleaning lady hostage in the Waha high school. Police confirmed that security services arrived on the scene and shot the suspect dead, reportsHLN.
Police and ambulance are seen at the site where a gunman shot dead three people, two of them policemen, before being killed by elite officers, in the eastern Belgian city of Liege on May 29, 2018. – The shooting occurred around 10:30am (0830 GMT) on a major artery in the city close to a high school. “We don’t know anything yet,” the spokeswoman for the Liege prosecutors office, told AFP when asked about the shooter’s motives. (Photo by JOHN THYS/AFP/Getty)
Belgian broadcaster RTBF reports claims that a terrorist motive is suspected. According to police sources who have allegedly spoken to Belgian newspaper La Libre the gunman shouted “Allah hu Akbar” before being shot dead by police.
National media outlet VTM News also claims some witnesses allegedly heard the suspect shout the Islamic war cry.
Another official from the Belgian federal prosecutor’s office, who spoke on condition of anonymity with The Associated Press, said that “there are indications it could be a terror attack”, and the case has been taken over by the office which deals with extremist attacks.
An eyewitness video appears to show evacuation of the Avroy Boulevard with the sound of gunshots in the distance and people running for safety. Later footage shows a convoy of ambulances heading towards the scene.
Liège police said Tuesday afternoon that the attacker’s motive was to “target the police”.
This story is developing…
Segnalazione Linkiesta

Questa è la crisi peggiore della storia della Repubblica. E ora l’Italia è davvero nei guai
Un crisi diversa dalle altre, che comporterà conseguenze diverse dalle altre. La posizione Lega-M5S che contrasta la legittimità dei poteri nazionali e internazionali gode di un forte consenso popolare. (di Flavia Perina, LEGGI)
Segnalazione Linkiesta

Salvate il soldato Mattarella da chi vuole difenderlo a tutti i costi
Le scelte del presidente della Repubblica hanno scatenato un conflitto senza precedenti. Una lotta che vede combattere sedicenti difensori delle istituzioni contro chi si sente espropriato dell’investitura popolare. Ma il Colle, sede della concordia nazionale, non può diventare un campo di battaglia. (di Alessandro Giuli, LEGGI)
Scritto e segnalato da Marco Milioni
I motivi per cui il presidente della repubblica Sergio Mattarella ha de facto detto no ad un esecutivo composto da Lega e M5S con Paolo Savona all’Economia e Giuseppe Conte premier sono oggetto di uno scontro durissimo. E lo saranno a lungo. E come succede in casi del genere i motivi di scelte tanto drastiche scatenano reazioni di ogni tipo: ci sono gli insulti sul web. C’è la critica dura e meditata di un costituzionalista di rango come Massimo Villone, sino a giungere ai j’accuse di Massimo Fini e Ugo Mattei. Il tutto lascia intuire che la posta in gioco sia altissima.
Ora sarebbe importante riuscire a capire se il niet del capo dello Stato abbia davvero solo delle generiche correlazioni con la necessità di tutelare i risparmiatori o se sotto ci sia dell’altro. Anzitutto chi sono i risparmiatori cui si riferisce Mattarella? Sono i signor Bianchi e le signore Rossi che hanno messo via un po’ di Btp? Sono i grandi stake-holder che di mestiere fanno profitto col debito pubblico delle nazioni? Per cercare di fare un po’ di luce in questo antro occorre dare conto di una indiscrezione che gira da diverse ore tra i parlamentari veneti eletti di recente tra palazzo Madama e Montecitorio. Una indiscrezione secondo cui persone vicinissime a Mattarella avrebbero sconsigliato al capo dello Stato di permettere che un ministro considerato poco incline ai desiderata dei grossi investitori sui titoli di Stato mettesse gli occhi sul bauletto che al dicastero dell’Economia contiene uno dei segreti meglio custoditi e più oggetto di polemiche degli ultimi anni: quello dei derivati sottoscritti dallo Stato a garanzia del debito pubblico. Continua a leggere
Il sindaco inaugura lo spazio ristrutturato grazie agli sceicchi e svela la targa dedicata al dio dei musulmani
di Alberto Giannoni
Quartieri ghetto, torri prigioniere di un degrado terrificante, centri religiosi abusivi che fanno da sfondo a vicende oscure, parcheggi inaugurati «nel nome di Allah».
Anche la Leonessa d’Italia ora ha paura. Seconda città della Lombardia, bella e ricca, Brescia non si sente più sicura. E se i dati ufficiali confermano immancabili il calo dei reati, 42 cittadini su cento considerano poco o per niente efficace l’operato della «Loggia» sulla sicurezza. E anche su questo si gioca la partita che aprirà la porta del municipio al nuovo sindaco. Nelle vie del piccolo centro cittadino si percepisce ancora quel decoro che è lascito della vecchie giunte dc dei tempi andati. Nelle periferie, alla stazione, nelle lunghe strade trasformate in ghetti si vedono film diversi. Nei casermoni degli alloggi popolari i rifiuti volano direttamente dalle finestre al cortile, per diventare il pasto di piccioni che razzolano indisturbati fra distese di immondizia e guano. Nel piazzale della stazione vengono denunciati bivacchi, nei parchi traffici molesti e sospetti.
Intanto più di un bresciano su due giudica inefficace la gestione e l’integrazione degli immigrati. E agli occhi del centrodestra insicurezza e immigrazione sono tutt’uno. Dati alla mano, si capisce perché. L’impatto dei nuovi flussi non ha eguali, se non nelle grandi metropoli. Per l’Orim in città vivono 36mila immigrati, il 18,5% dei residenti. Passando in rassegna via Milano, l’incidenza di veli variopinti e variamente coprenti impressiona. Spesso li indossano ragazzine o bambine. Avrà 9-10 anni quella che insieme al padre entra in via Bonardi nella sede dell’associazione «Al Noor», quella che la candidata del centrodestra Paola Vilardi vuole chiudere. Il sindaco Emilio Del Bono venti giorni fa la considerava una presunta moschea. Un video ha documentato il via-vai di centinaia di persone. Siamo a tre chilometri da piazza Della Loggia. Dietro la serranda abbassata della moschea, secondo il cartello attaccato con lo scotch, si tengono corsi di arabo, si fanno i compiti, si dà assistenza fiscale e familiare. Chissà se ne hai mai usufruito il padre di Sana, la giovane che a Brescia ha vissuto prima di essere uccisa in Pakistan: proprio dal padre secondo le autorità locali che lo hanno arrestato e ai quali ha confessato tutto. Dodici anni fa una storia molto simile, quella di Hina, 21enne uccisa dai familiari per il rifiuto delle imposizioni patriarcali. Continua a leggere
Il Front National, il partito francese guidato da Marine Le Pen, denuncia: in Italia è colpo di Stato. Toni più soft quelli a cui ricorre il leader euroscettico britannico Nigel Farage, protagonista due anni fa della vittoria nel referendum sulla Brexit. Il messaggio è comunque d’impatto: «L’establishment blocca la democrazia». A chidere il cerchio è l’ex stratega del presidente Usa Donald Trump: «È stata tolta la sovranità all’Italia». Nel mirino dei politici sovranisti la decisione del Quirinale.
Il Front National denuncia: colpo di Stato in Italia
A poche ore dallo stop del Colle a un governo M5S-Lega, dopo che le due forze politiche avevano confermato di volere un economista euroscettico al ministero dell’Economia, e dal conferimento all’ex commissario per la revisione della spesa pubblica Carlo Cottarelli dell’incarico di formare l’esecutivo, alcuni esponenti di quella corrente politica che è definità “sovranista” hanno lanciato l’allarme. «Per la prima volta dal crollo dei regimi autoritari in Europa – si legge in un comunicato diffuso dal Front National, il partito francese guidato da Marine Le Pen, fatto circolare in mattinata – un Paese europeo viene messo di fronte ad un reale colpo di Stato, il cui obiettivo è sovvertire l’obiettivo delle urne e imbavagliare istituzionalmente la democrazia. Ovviamente dietro questo colpo di forza dobbiamo vedere la mano di Bruxelles, dei mercati finanziari e della Germania». Continua a leggere
Sergio Mattarella ha spiegato direttamente agli italiani il perché del suo no alla poltrona di ministro dell’Economia a Paolo Savona, evocando la tutela del risparmio.
DI NICOLA BERTI
Non si può dubitare della buona fede personale e istituzionale di un presidente della Repubblica come Sergio Mattarella: se ha detto in diretta tv che la nascita del governo Lega-M5S con Paolo Savona all’Economia avrebbe messo a rischio i risparmi degli italiani bisogna credergli e rispettare le sue scelte. Una democrazia funziona così: l’impeachment va bene per un presidente che tradisce il suo Paese, non per uno che si assume le sue responsabilità ultime. E poi il parere finale, al Quirinale, è quasi sicuramente giunto dal presidente della Bce, Mario Draghi: chi, tutt’oggi, avrebbe potuto ignorarlo?
Nelle prerogative costituzionali del Capo dello Stato c’è la valutazione ultima di ciò che è bene per il Paese: lo confermano i giuristi e lo dice una lunga esperienza. Resta il fatto che per la seconda volta in sette anni il Quirinale ha dovuto esercitare questa autorità legittima, ma inequivocabilmente eccezionale: in entrambi i casi sotto la pressione dello spread sovrano in peggioramento.
Il riaccendersi dell’emergenza è la prima e più importante differenza fra l’intervento deciso di Giorgio Napolitano nel 2011 sul governo Berlusconi e quello di Mattarella ieri sera contro l’alleanza Lega-M5s: perché nel 2018 l’Italia è ancora a rischio-spread? In mezzo c’è stato il riformismo tecnocratico di Mario Monti e poi il quinquennio di governo da parte del Pd: come mai il rapporto debito/Pil è rimasto critico, il primo non è stato neppure intaccato e il secondo non è stato davvero rilanciato come altrove in Europa?
CONTINUA SU: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2018/5/28/DIETRO-LE-QUINTE-Fra-spread-e-crack-bancari-quella-telefonata-di-Draghi-al-Colle-/822893/ Continua a leggere
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