Perché non dobbiamo disperare in questi tempi bui

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2021/10/18/ecco-perche-non-dobbiamo-disperare-in-questi-tempi-bui/

I TEMPI CHE VIVIAMO SONO DI CRISI, DECADENZA E TRIBOLAZIONI, MA…

I tempi che viviamo sono di crisi, decadenza e tribolazioni. A livello sociale, alcuni articoli d’attualità svelano uno scenario preoccupante, perché tutti gli studi rilevano un aumento degli stati di insicurezza, di irritabilità, di malessere, frustrazione, depressione e, soprattutto, a salire è il numero dei suicidi, correlabile alla situazione generale di instabilità. Sono più di 700.000 (una su cento) le persone che si sono tolte la vita nel 2019. Un numero allarmante quello che emerge dall’ultimo studio condotto dall’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS).

Dai licenziamenti alle difficoltà economiche, insieme all’interazioni a distanza, il COVID ha portato a galla diverse problematiche emotive e fisiche, che hanno reso il fenomeno del suicidio più popolare a soggetti sotto stress. L’OMS ha dichiarato, infatti, che i programmi di prevenzione sono “addirittura più importanti ora” rispetto ad altri tempi. Secondo i dati del Suicide Worldwide 2019, i suicidi sono la quarta causa di morte fra i giovani dai 15 ai 29 anni, seguiti dai casi di incidenti stradali, tubercolosi e violenze interpersonali (in comunità o in famiglia) ed il Covid ha amplificato il fenomeno.

L’aiuto della Fede può risultare, dunque, fondamentale, in questa situazione angosciosa, in cui la vita normale è sospesa da circa due anni. Il dolore, qualunque esso sia, va posto ai piedi della Croce di Cristo, evitando la disperazione, trasformandola in speranza. Ha scritto in proposito padre Réginald Garrigou-Lagrange (1877-1964): “L’abbagliante luce soprannaturale con cui Dio acceca l’anima, rivela ad essa le sue miserie, le sue impotenze, la sua povertà, essa vede che per se stessa non è che un nulla, e che da sè non può che ritornare al nulla, sbagliare e peccare, chiudendosi. Nel medesimo tempo, l’anima si sente impotente a fare qualsiasi cosa per la propria salvezza; ha l’impressione che tutto ciò che intraprende fallisca, mentre le altre anime riescono. Invece di avanzare, le sembra di retrocedere“.

Il Signore ha insegnato a diventare miti e umili di cuore a sua somiglianza, per mezzo della croce, attraverso la quale Egli purifica la fede: “La fede è la virtù che consiste nel credere ciò che Dio ha rivelato solo per il motivo che Lui l’ha rivelato. Ma noi crediamo anche perché sperimentiamo in noi l’azione di Dio tramite le consolazioni che ci dà e dei progressi che ci fa compiere, perché le cose che intraprendiamo per Lui ci riescono, perché vediamo l’armonia dei dogmi tra di loro e con le grandi verità naturali. […] Nostro Signore permette che in piena aridità spirituale e desolazione noi ci sentiamo completamente smarriti. Qui le tentazioni del demonio (anche il suicidio) si fanno più forti, perché siamo in una condizione di maggior debolezza, e dunque le prove si fanno sempre più gravose da sopportare. Ma il Cristo ha detto che non ci verrà data nessuna prova superiore a quella che possiamo sopportare”.

E’ ancora Réginald Garrigou-Lagrange OP che assicura: “la Speranza è la virtù che ci fa desiderare di raggiungere e possedere Dio appoggiandoci sul suo stesso aiuto. In realtà, per raggiungere il cielo e vivere la nostra la nostra vita religiosa ci appoggiamo su Dio, – ed è questo il motivo principale della speranza – ma ci appoggiamo anche su noi stessi, sulle nostre virtù, sulla riuscita delle nostre opere, suoi nostri amici e sull’aiuto dei nostri superiori. Ma se Dio ci togliesse d’improvviso tutti questi soccorsi umani, – i nostri affini, l’affetto, la stima dei nostri superiori, – se ci rivelasse le nostre miserie e la nostra reale impotenza, spereremmo ancora in Lui? I santi hanno aperto contro ogni speranza umana, perché Dio è infinitamente potente e buono; non è Lui che ci abbandona per primo; Egli vuole sempre rialzarci dalle nostre colpe quando l’anima nostra grida verso di Lui. Così Gesù purifica, nel crogiolo del dolore, la speranza dei suoi più intimi amici. E dopo la speranza è la volta della carità. E’ la virtù suprema che ci fa amare Dio per se stesso, perché infinitamente buono e perché ci ha amati per primo (1 Gv. 4,10). Quando all’anima non proviene che amarezza da parte di Dio e degli uomini, quando è ridotta nello stesso stato di nostro Signore che esclamava sulla Croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?“. E’ allora che il suo atto di amore salva il mondo ed essa diventa, in qualche modo, corredentrice come la Madre Dolorosa.

Da quanto detto ricaviamo il modo di portare la Croce. E’ necessario evitare di lamentarci di soffrire a causa degli altri, per imparare a sopportare le croci, che Egli decide per noi. L’esercizio della virtù sta nel “sopportarle con rassegnazione, amore e riconoscenza. E’ necessario, infatti, soffrire. Il progresso moderno che cerca di sopprimere la croce, come quei “nemici della croce” di cui parla San Paolo (Fil. 3,18) non conseguirà mai ciò che desidera. “Se ci agitiamo come il cattivo ladrone, la nostra irritazione non farà che accrescere la nostra sofferenza. Nostro Signore ci chiede di lasciarlo fare, di lasciarlo lavorare per riprodurre in noi la sua immagine. La sofferenza va amata come mezzo di salvezza così come si può amare una medicina molto amara ma che ci ridarà la salute“.

Il Signore non ci chiede di sentire sensibilmente quest’amore, ma di trarne la prova perseverando, nonostante le tribolazioni, nella pratica dei doveri di stato, dei doveri religiosi, specialmente nella preghiera. Gesù attende che ci rivolgiamo a Lui con una preghiera ardente, perché Egli ha già deciso di esaudirci e di condurci molto più in alto di quanto possiamo desiderare noi stessi. L’accettazione della croce ha l’effetto di accrescere in noi le tre virtù propriamente divine di fede, speranza e carità, rendendo la nostra anima simile all’anima di Cristo e, perciò, simile a Dio. La croce conduce tutti i cristiani alla vera luce di Dio, preludio del cielo”. “Per crucem, ad lucem”! (R. Garrigou-Lagrange, Vita Spirituale, Ed. Effedieffe, Milano 2019, pp. 192-198, I^ Edizione Città Nuova, 1965).

Amato e Castagna: S. Rosario per la Giustizia Sociale

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di Redazione

Ospiti del Borgo S. Benedetto di Nicola Pasqualato, ieri il nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna e l’Avv. Gianfranco Amato, Presidente dei Giuristi per la Vita e di Nova Civilitas hanno recitato un S. Rosario io onore della B.V. Maria della Vittoria, affinché interceda per la Giustizia Sociale, in questi tempi così bui e tribolati.

Eccone la registrazione YouTube: https://youtu.be/8HfxS7jcbF0

 

Febbraio 2022: cosa succederà alla politica italiana

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di Luigi Bisignani

Dobbiamo prepararci ad un vero e proprio “big bang” della politica italiana. A febbraio, infatti, con l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, salteranno gli equilibri tra e dentro i partiti, partendo proprio dal Pd di Letta, in cui nessuna delle due anime è in grado di far eleggere in autonomia il successore di Mattarella. A meno che, i “laboriosi Zampetti” del Quirinale non convinceranno il Presidente a restare, magari anche con il voto di Fratelli d’Italia. Ma i malumori, soprattutto tra i giuristi, crescono, e il ‘siciliano silente’ ne è consapevole, tanto che punta su Marta Cartabia che confermerebbe tutti i suoi. Dall’attesissima quarta votazione, per centrare l’obiettivo di 508 voti, ad oggi al centrodestra ne mancano solo 55, mentre al centrosinistra anche di più, contando che, tra i 5Stelle in maniera evidente e nel Pd in maniera sommersa, è in corso una diaspora interna pronta ad esplodere. Si creerà dunque, così come è già avvenuto, una nuova (ennesima) maggioranza che, sul tipo di quella Ursula (Forza Italia, Pd, Italia Viva, M5S), determinerà il nuovo Capo dello Stato.

Nuova legge elettorale e rimpasto

Una maggioranza che potrebbe far approvare, in un secondo momento, una legge elettorale in senso proporzionale, proprio per indicare nuovamente Mario Draghi premier, questa volta democraticamente eletto pur senza fondare un suo velleitario partito. Il ricordo di Monti è ancora vivo. Idea che gli avrebbe sussurrato Angela Merkel nel recente tête-à-tête nel roof di un albergo romano. Draghi, pur volendo scappare da Palazzo Chigi, si rende conto delle insidie nella corsa per il Colle e pretenderà solo un rimpasto di governo nei Ministeri chiave per il Recovery plan, a partire dall’inerte Enrico Giovannini al Mit e da Federico D’Incà, il quale, pare, complica piuttosto che agevolare i rapporti con il Parlamento.

Gli affanni del centrodestra

Resta però, in qualunque ipotetico scenario, l’incapacità del centrodestra non solo di restare unito ma anche di sembrarlo. La Meloni e Salvini paiono davvero i capponi dei Promessi Sposi che, come scrive il Manzoni, “s’ingegnavano a beccarsi l’un l’altro, come accade troppo sovente tra compagni di sventura”. Giorgia dà l’impressione di aver pensato solo al ‘sorpasso’ sul Capitano. Salvini, da par sua, anziché indire dei congressi per riaffermare leadership e amalgamare Lega del Nord con Lega del Sud, si è messo a punzecchiare Draghi, peraltro molto amato dalla sua gente, forse in ottica anti Meloni ma senza rendersi conto che così spinge il Premier nelle braccia del Pd.

Berlusconi, che al contrario ha dato prova di moderazione, ha tuttavia partecipato anche lui alla scelta perdente e forse scellerata di candidare a Milano il pediatra di Licia Ronzulli, ingombrante ‘cocca’ del Capitano.

La prova della Legge di bilancio

Un centrodestra che a giorni verrà nuovamente messo alla prova dalla Legge di bilancio. Salvini giocherà sulla difesa strenua di quota 100, in una battaglia che rischia di perdere come accaduto sul no al green pass. Giorgia Meloni cavalcherà l’onda del “nessuna tassa sulla casa”- materia più di delega fiscale che di finanziaria- e della revisione degli ammortizzatori sociali. Forza Italia, invece, punterà tutto sul taglio del cuneo fiscale. Tre visioni che raccimoleranno qualche strapuntino.

Magari seguissero il consiglio di una vecchia volpe come Gianfranco Rotondi: un progetto comune di partito nazionale di ispirazione cristiana con una forte componente transizione ecologica che potrebbe attrarre il voto giovanile. Non accadrà, restiamo quindi in attesa nei prossimi mesi, dello sconquasso politico tra i partiti che si trasformerà in un vero e proprio tsunami che travolgerà tutto, iniziando dai guai giudiziari di Berlusconi, il cui sogno del Colle sembra sì illusorio ma, con un centrodestra unito, non affatto impossibile da raggiungere. Anche se questa volta in Parlamento gli mancherà moltissimo un peso massimo come Denis Verdini.

L’antipasto è nelle cronache di queste settimane, con il caso Morisi, dove neppure il variopinto mondo LGBT ha detto una parola in difesa, fino all’aggressione “per indiretta persona” verso l’ex premier Conte, passando per l’inchiesta di Fanpage, rilanciata da La7 di Cairo, che ha messo in un angolo Fratelli d’Italia dove, Guido Crosetto a parte, nessuno dei vertici si convince a puntare su una classe dirigente credibile e a guardare davvero a Bruxelles e a Washington anziché strizzare l’occhio a Primavalle, dove comunque si sono perse le elezioni suppletive. E chissà quale misterioso scandalo sta già preparando il mainstream con l’intellighenzia di sinistra, magari per lanciare al Colle un Luciano Violante di turno. Insomma, per dirla come don Abbondio, “è una Babilonia”.

Luigi Bisignani, Il Tempo 10 ottobre 2021

Green pass ok, l’Italia di Mario Draghi non si è fermata

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di Antonello Barone

L’Italia di Mario Draghi non si ferma. Non si è fermata. Ieri gli italiani hanno lavorato, si sono spostati, hanno studiato, sono andati nei ristoranti, negli uffici, in vacanza, nei cinema, nelle biblioteche. Le merci hanno viaggiato e sono entrate e uscite dai porti. I servizi essenziali hanno funzionato: mobilità pubblica, ospedali e scuole non hanno subito significativi inconvenienti. Gli sportelli della pubblica amministrazione hanno riaperto al pubblico, tutti insieme.

Chi non si è ancora vaccinato, chi non ha potuto dimostrare con il tampone rapido o molecolare di essere negativo al Covid, non ha bloccato il sistema. Semplicemente è rimasto a casa, in aspettativa non retribuita. L’Italia è green. Semaforo verde per la stragrande maggioranza di lavoratori che sono potuti entrare regolarmente a lavoro.

Un’Italia vaccinata e sempre meno contagiata. Fiduciosa grazie al proprio senso civico e alla fiducia nella scienza che la pandemia sarà presto alle nostre spalle. Pronta a seguire le regole, severe, ma di buonsenso di un governo che ha deciso di non scendere a compromessi con chicchessia sulla salute dei propri cittadini, per mera paura del dissenso.

Il governo ha tenuto fede al principio democratico della forza della maggioranza. Perché il popolo dei novax, degli indecisi, degli ipocriti del “mi vaccino dopo perché non mi fido, vediamo prima cosa capita agli altri”, degli approfittatori che vogliono destabilizzare il quadro democratico è davvero una piccola minoranza. Chiassosa ed eterogenea, in alcune componenti anche pericolosa, ma pur sempre una minoranza. E come tale va trattata.

Con rispetto, ascoltandone le ragioni e le motivazioni quando espresse nell’alveo delle regole democratiche, ma senza assecondare la loro sindrome di Aristotele. Chi pretende di voler avere sempre ragione e si sente superiore, in realtà è affetto narcisisticamente da una propensione a non avere il dubbio di poter essere nel torto. Ma chi pretende che la propria presunta ragione prevalga sulla maggioranza delle opinioni contrarie, sulla fattualità dei dati, sulle evidenze empiriche è un pericolo per la democrazia.

Occorre stare all’erta soprattutto quando l’ego di queste persone viene solleticato dai cinici che ne cavalcano le posizioni per averne un ritorno meramente utilitaristico. Cosa pensare di chi protesta legittimamente convito delle proprie ragioni, protetto dal diritto costituzionale della libertà di pensiero, consente che altri dal passato oscuro si impadroniscano della sua rivendicazione per spargere violenza, odio, sedizione?

Le scene della devastazione della sede della CGIL sono state il 6 gennaio italiano. Come l’attacco al Congresso americano, anche la distruzione furiosa e il bivacco inscenato nella sede di Corso d’Italia, ci riporta all’evidenza dell’insensatezza di gesti collettivi compiuti da persone ignare realmente di quello che stanno compiendo. Come i topi nella fiaba del pifferaio magico, le masse a volte vengono soggiogate dalla flautata propaganda di pochi. La reazioni del sistema istituzionale e la vicinanza delle istituzioni al sindacato è stata un balsamo, ma resta l’evidenza che non tutti i partiti siano disposti a rinunciare al consenso di questa parte minoritaria dell’elettorato.

Così in un filo rosso che lega le scene di solidarietà alla CGIL del governo per l’attacco subito e la decisione dello stesso governo di non assecondarne le ultime richieste sul green pass unisce plasticamente la forza del rispetto per tutti gli attori democratici e il coraggio dell’autonomia nel svolgere il ruolo esecutivo che consiste in ultima analisi nel prendere decisioni e attuarle

In un Paese abituato al rinvio dell’ultimo secondo, alla certezza confortata dall’abitudine reiterata in ogni circostanza che i limiti temporali previsti dalle norme siano solo orizzonti mobili facilmente rinviabili ogni qualvolta si giunga nei loro pressi, deve essere stata una sorpresa il fermo no di Draghi posto ai sindacati alla loro richiesta di rinvio dell’efficacia nel green pass per i lavoratori.

Il governo ha mantenuto il punto, non ha sconfessato la propria strategia neanche cedendo sul tema dei tamponi gratuiti. Saper tenere fede per coerenza ad una posizione ritenuta fondamentale può apparire evento consueto nelle democrazie mature, ma non è un cosa che abbiamo spesso visto fare ai governi italiani.

La spinta gentile del green pass ha funzionato. I tempi sono stati adatti per consentire ai ritardatari di rimediare alla loro titubanza. Oltre l‘85,26% degli italiani ha fatto almeno la prima dose del vaccino. Nell’ultima settimana l’incremento rispetto a quella precedente è stato del +34%. Il sistema ha retto. Molti indecisi e i riottosi sono stati convinti e sospinti alla vaccinazione.

Gli ultimi probabilmente non lo saranno. Ma è stato dimostrato, grazie alla fermezza dell’esecutivo, pronto a verificare la giustezza della propria decisione che i novax non hanno la forza per fermare il sistema. L’Italia corre verso la fine del tunnel della pandemia e si avvia a una stagione di ripresa economica.

Scienza e democrazia sono gli artefici di questa condizione. E anche Aristotele ne converrebbe. 

Fonte: https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/economia/green-pass-ok-litalia-di-mario-draghi-non-si-e-fermata/?utm_source=nicolaporro.it&utm_medium=link&utm_campaign=economiafinanza

“INTRINSECAMENTE PERVERSO. I cento anni del comunismo in Italia (1921 – 2021). Perché il comunismo e il socialismo sono incompatibili con la dottrina sociale della Chiesa”.

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Video della XV edizione della giornata per la regalità sociale di Cristo – Vignola (MO), 9/10/2021 – col seminario di studi tenuto don Francesco Ricossa, direttore della rivista “Sodalitium”, dal tema:
 
“INTRINSECAMENTE PERVERSO. I cento anni del comunismo in Italia (1921 – 2021). Perché il comunismo e il socialismo sono incompatibili con la dottrina sociale della Chiesa”.
 
Prima lezione: A cent’anni dalla fondazione del Partito Comunista d’Italia. “Il Socialismo come fenomeno storico mondiale”.
 
Seconda lezione: Omicida e menzognero fin dall’inizio. Socialismo e Comunismo nel magistero della Chiesa.
 
Terza lezione: Infiltrazioni social-comuniste nel mondo cattolico. L’ateismo in Gaudium et Spes. 

E’ in atto il “disordine complesso”: così ci spinge nel caos economico

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di Leopoldo Gasbarro

Vi ho raccontato in questi giorni con i miei ultimi articoli di quanto stia accadendo alla filiera produttiva mondiale, a tutte le strozzature e alle difficoltà che stanno generando interruzioni nella produzione di beni e servizi. Il tema sta diventando sempre più scottante e il mio scopo non è certo quello dì creare tensioni, isterismi, come ha scritto qualcuno, o inutili allarmismi.

Il ruolo di un giornalista è quello di informare, anche se a volte l’informazione stessa può risultare scomoda da ricevere. Personalmente credo sia sempre meglio conoscere che non conoscere, sapere che non sapere. La possibilità di scelta nelle nostre vite, oppure la libertà di scelta, sta nella conoscenza.

Chi ci lascia o ci vuole ignoranti non ha intenzione di permetterci di essere liberi.

Proprio per incrementare i livelli di conoscenza sugli argomenti trattati in questi giorni, soprattutto relativamente ai due argomenti principe da me trattati: Gas e grano, vi riporto integralmente un articolo pubblicato su Bloomberg a firma di Tyler Cowen che spiega, con estrema semplicità, ciò di cui vi ho già parlato.

La cattiva notizia è che i problemi della catena di approvvigionamento mondiale sono più persistenti e più gravi di quanto si pensasse in precedenza. La notizia peggiore è che non c’è un unico motivo e quindi nessuna soluzione semplice. E la notizia ancora peggiore è che nessuno sa davvero quando la situazione migliorerà.

Per quanto riguarda la buona notizia?

Sta almeno diventando possibile ricostruire una storia di come tutto questo è successo. Fondamentalmente, alcuni centri nevralgici chiave dell’economia mondiale sono stati colpiti da un mix di Covid e sfortuna, soprattutto nell’ultima parte di quest’anno.  Il trasporto, l’energia e i chip semiconduttori di alta qualità stanno tutti vivendo grossi problemi allo stesso tempo, per ragioni diverse ma ampiamente correlate.

Inizia con il trasporto. Mentre alcuni porti cinesi sono rimasti inattivi o operano a capacità ridotta a causa del Covid, questo non è certo l’unico problema. Un robusto commercio di beni durevoli ha messo a dura prova container, navi e operazioni portuali in tutto il mondo. Il prezzo dei container è salito alle stelle e può essere più di 10 volte superiore a quello di appena due anni fa. In breve, molto commercio internazionale ha subito un notevole rallentamento, inoltre parte di esso non è più redditizio.

In alcuni casi, i servizi relativi ai trasporti vengono razionati, poiché i prezzi vengono mantenuti bassi, forse per evitare di allienarsi gli acquirenti fedeli, o forse perché i venditori non sono sicuri che gli attuali shock della domanda siano permanenti. Ancora una volta, il risultato netto è che molti scambi semplicemente non avvengono in modo tempestivo.

Molti fornitori richiedono componenti commercializzati a livello internazionale per completare la produzione e la distribuzione dei loro beni e servizi. Ora sono bloccati. Inoltre, molte attività portuali e il relativo trasporto locale richiedono molta manodopera. Molte parti del mondo stanno affrontando carenze di manodopera, poiché le persone non sono sicure di come riconfigurare il loro futuro lavorativo post-Covid, o in alcuni casi i benefici del governo potrebbero impedire loro di lavorare. Ciò aggiunge ulteriori ritardi alle reti commerciali.

Una tipica risposta del mercato potrebbe essere quella di produrre più container (è più difficile e più lento aumentare il numero di navi o porti). Ma ciò richiederebbe proprio alle reti commerciali e di trasporto che attualmente sono malfunzionanti. Man mano che l’intero processo procedeva, le scorte si sono esaurite, il che significa che l’economia globale è stata molto meno fiacca.

Poi ci sono i problemi energetici del mondo, che hanno radici più profonde. Molti paesi hanno cercato di passare a forniture di energia più verdi, ma senza prima disporre di alternative sufficienti. Giappone e Germania hanno deciso di abbandonare i loro precedenti impegni sull’energia nucleare e, più recentemente, la Cina ha visto carenze di energia.

Le reti energetiche globali sembravano funzionare bene un anno fa, ma con l’avanzare della ripresa la fornitura di gas naturale non è stata sufficiente per soddisfare la nuova domanda. La produzione e l’esplorazione di gas sono state respinte nelle prime fasi della pandemia e la ripresa è stata più forte e più rapida di quanto previsto dal settore energetico.

Nel Regno Unito, i prezzi del gas naturale sono aumentati del 700% nell’ultimo anno, mentre l’Europa corre il rischio di non avere abbastanza energia per il prossimo inverno.
Naturalmente l’energia è un input significativo nella produzione di molti altri beni e servizi. Quindi questo crea un’altra serie di effetti a catena. E se le reti per l’energia e il commercio internazionale non funzionano bene, molte altre parti dell’economia saranno malfunzionanti.

Un’ulteriore area problematica sono i chip per computer di alta qualità. L’economia globale dipendeva già troppo da due paesi per l’approvvigionamento: Taiwan e Corea del Sud. Poi sono successe tre cose: le fabbriche di chip sono state chiuse durante i blocchi, una serie di sfortunati disastri naturali ha danneggiato l’offerta di chip e la domanda di chip è aumentata con l’aumento della domanda dei consumatori di beni durevoli come automobili ed elettrodomestici. Ai margini attuali, la produzione di automobili è gravemente limitata dalla disponibilità di chip, motivo per cui i prezzi delle auto nuove e usate rimangono così alti.

Quindi da un lato dell’equazione ci sono ritardi negli scambi, ritardi negli input, maggiori costi commerciali e di trasporto, prezzi dell’energia molto più alti e carenza di chip. Dall’altra ci sono i consumatori americani ed europei, che hanno risparmiato enormi quantità di denaro nel corso del 2020 e all’inizio del 2021 e che ora lo stanno spendendo.

Questa combinazione ha alimentato l’inflazione dei prezzi. La domanda sta colpendo il mercato e l’offerta non riesce a recuperare. E non è solo un problema che ha una soluzione facile e diretta, ma piuttosto una serie di percorsi interconnessi di caos economico e ritardo.

Questi problemi con la catena di approvvigionamento alla fine si risolveranno da soli, anche se nessuno può dire esattamente quando. Nel frattempo, fornitori e distributori – così come i consumatori – possono forse trarre qualche piccola consolazione dal fatto che stanno navigando, e si spera perseverando, attraverso un disordine complesso che non ha un parallelo stretto nella storia recente.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/economia/e-in-atto-il-disordine-complesso-cosi-ci-spinge-nel-caos-economico/?utm_source=nicolaporro.it&utm_medium=link&utm_campaign=economiafinanza

Green pass, rivolta nei porti: “È dittatura, non ci fermiamo”

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portuali di Trieste lo avevano detto: non ci fermeremo. E stanno mantenendo la promessa, mettendo sempre più pressione al governo Draghi sul lasciapassare, che inizia a mostrare i primi segni di cedimento. La situazione è esplosiva. Domani entra in vigore il lasciapassare obbligatorio nei luoghi di lavorio e l’Italia rischia la paralisi, almeno dal punto di vista logistico. Oltre ai portuali triestini  in rivolta contro il green pass, hanno annunciato lo sciopero anche i colleghi di Genova e tra gli autotrasportatori mancheranno all’appello 80mila conducenti. Se a questo si aggiunge una crisi globale della catena di distribuzione delle merci, non è difficile capire l’entità dell’insidiosa mina che il premier deve cercare di disinnescare.

Green pass, rivolta si allarga

Una prima vittoria i “resistenti” anti green pass l’hanno già ottenuta. Il governo nelle scorse settimane aveva escluso a prescindere la possibilità di rendere gratuiti i tamponi per chi non è vaccinato. Una certezza, ribadita in più sedi, che ora sta scricchiolando. Pare infatti che domani in Cdm il governo potrebbe discutere la possibilità di porre a carico delle aziende il costo dei test per i dipendenti. Proposta ovviamente rispedita al mittente da Confindustria. Salvini chiede che a finanziarli sia lo Stato, mozione contestata dal resto della maggioranza. L’alternativa, anche questa presa in considerazione dall’esecutivo, è quella di “ragionare sul fatto che test abbiano un prezzo calmierato“. Dunque uno sconto. Anche questa ipotesi, fino ad oggi sempre respinta da Draghi, sembra essere la conseguenza delle rivolte sorte in queste ore.

Lo sciopero a Trieste

A dire il vero, i portuali triestini sarebbero “disponibili a discutere”: domani potrebbero evitare lo sciopero, ma solo se l’avvio del green pass obbligatorio venisse rimandato al 30 ottobre. Altrimenti, nisba. Loro sono “determinati sulle nostre posizioni”, che riguardano sì il settore trasporti ma, dicono, anche tutto il resto del mondo del lavoro. Nemmeno il tampone gratuito, già proposto dal Viminale, li soddisferebbe. Il problema è che il governo non sarebbe disposto a rinviare l’entrata in vigore del decreto sul green pass. Dunque si andrà al muro contro muro. Domani i portuali minacciano di bloccare il porto sia in entrata che in uscita, un danno enorme per il sistema Paese. “Siamo disposti ad andare avanti fin quando il green pass non verrà tolto”, dice Stefano Puzzer, portavoce del Coordinamento lavoratori portuali Trieste (Clpt). Nessun passo indietro, anche se la Commissione sugli scioperi ha definito “illegittima” la mobilitazione annunciata dal 15 al 20 ottobre: “Siamo in dittatura, faremo comunque lo sciopero: noi pensiamo di essere una democrazia, lo Stato in una dittatura – insiste Puzzer – Vedremo chi vincerà. È ora di fermare l’economia che forse è l’unico segnale che possiamo dare a questo Stato, per fargli capire che ci sono tante persone in difficoltà, tante persone che rimarranno senza uno stipendio, e solo perché hanno esercitato una scelta libera quella di non farsi il vaccino. Adesso mi sembra ben chiaro che questo passaporto verde è solamente una manovra economica non sanitaria”.

Green pass, rischio caos autotrasporti

Altra grana riguarda gli autotrasportatori. Per Trasportounito mancheranno all’appello 80mila conducenti, difficilmente sostituibili vista la carenza di personale. Questo si tradurrà in ritardi nelle consegne di 320mila ore in più rispetto allo standard giornaliero. Per Confetra si rischia proprio “la paralisi del sistema logistico nazionale“. Su 400mila autisti confederati, il 30% sarebbe senza green pass. Oltre al fatto che molti di quelli stranieri sono vaccinati con Sputnik o altri farmaci non riconosciuti. Se il governo decidesse di permettere loro di lavorare lo stesso, Conftrasporto ha già annunciato che per protesta le imprese italiane fermeranno i camion. Almeno su questo una mezza pezza il governo potrebbe averla trovata: i camionisti che arriveranno dall’estero senza green pass potranno guidare in Italia, ma sarà loro vietato scaricare o caricare la merce.

A proposito di merci: il problema potrebbe verificarsi anche alla fonte. Confagricoltura fa notare infatti che in questa stagione stanno iniziando le raccolte della frutta e degli ortaggi autunnali, operazione spesso realizzata da stranieri. Il green pass, è il timore, rischia di provocare “mancanza di manodopera”: Un terzo degli operai dell’agricoltura sono stranieri, molti dei quali (il 60%) extracomunitari. La gran parte non sono vaccinati o hanno in corpo un siero non riconosciuto dall’Italia. Insomma: un caos totale. Cui ora Draghi, dopo aver tirato la corda, dovrà trovare una soluzione.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/green-pass-rivolta-nei-porti-e-dittatura-non-ci-fermiamo/

Il lasciapassare come strumento di guerra di classe

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di Thomas Fazi

Il lasciapassare come strumento di guerra di classe

Fonte: Thomas Fazi

Da domani milioni di lavoratori rischiano di rimanere senza stipendio e/o lavoro (o di dover sborsare 200-300 euro al mese) per il semplice fatto di aver esercitato una libera scelta consentita dalla legge: cioè quella di non vaccinarsi. Una libera scelta – tra l’altro – che non ha nessuna ripercussione sul prossimo.
In primis perché – come ci ricorda l’ANMA, l’associazione nazionale dei medici d’azienda – «allo stato attuale, la possibilità di contagiare e di contagiarsi sussiste indipendentemente dalla condizione vaccinale e/o dal possesso del green pass», e dunque un non vaccinato non rappresenta un rischio apprezzabilmente superiore per un vaccinato di un altro vaccinato. L’ultimo studio in materia ci dice che la contagiosità dei vaccinati, nella più ottimistica delle ipotesi, scende praticamente allo stesso livello dei non vaccinati nel giro di un paio di mesi – mentre il green pass ha una validità di 12 mesi. E questo senza considerare l’uso della mascherina al chiuso, che realisticamente riduce ulteriormente lo scarto già minimo.
Da ciò ne consegue, come dice Crisanti, (1) che «il green pass non può assolutamente essere considerata una misura di sanità pubblica perché non crea ambienti sicuri e anzi incoraggia di fatto comportamenti che possono favorire la trasmissione»; e (2) che l’unica misura che garantisce veramente la sicurezza dei lavoratori è la disponibilità di tamponi gratuiti per tutti, indipendentemente dallo stato vaccinale (cioè esattamente quello che il governo ha ripetutamente negato nonostante le richieste dei sindacati).
E in secundis perché la netta maggioranza dei non vaccinati (oltre il 90 per cento) rientra ormai nelle fasce di età che hanno rischio di complicazioni gravi e/o di morte bassissimo o prossimo allo zero, quindi il rischio che la scelta di taluni di non vaccinarsi possa ripercuotersi sulla comunità sotto forma di saturazione del sistema ospedaliero è anch’esso prossimo allo zero – da cui si evince anche l’assurdità della posizione di quelli che sono contro il green pass ma vorrebbero l’obbligo vaccinale.
A questo punto la scelta del governo di insistere sulla strada dell’obbligo di green pass per tutti i lavoratori – una misura, lo ricordiamo, che non ha equivalenti in nessun altro paese occidentale – appare talmente irrazionale dal punto di vista epidemiologico che dobbiamo necessariamente ipotizzare che il green pass non sia (solo) un mezzo per obbligare surrettiziamente la gente a vaccinarsi – obiettivo comunque clamorosamente fallito, visto che i tassi di vaccinazione giornaliera sono crollati in seguito all’introduzione del green pass: a quanto pare la gente non apprezza di essere bullizzata e ricattata dallo Stato – ma anche e forse soprattutto un fine in sé e per sé, che ha l’obiettivo di dividere la classe lavoratrice e creare quello stato di emergenza permanente (in assenza di qualsivoglia emergenza reale dal punto di vista sanitario) necessario per portare avanti il violento processo di ristrutturazione capitalistica di Draghi – e la guerra al lavoro che esso comporta – e reprimere qualunque opposizione (vedasi per esempio l’annunciata stretta sui cortei).
Anche per questo la scelta dei portuali di Trieste (Clpt Trieste: seguiteli e sosteneteli) di proseguire con la protesta finché non sarà eliminato l’obbligo di green pass per tutti i lavoratori rappresenta un gesto di solidarietà di classe importantissimo. Oggi la lotta contro il green pass non è una distrazione rispetto ad altre questioni “più importanti” – salario, diritti, sicurezza ecc. – ma al contrario, proprio perché riguarda tutti, può rappresentare anzi la scintilla fondamentale per riaccendere una coscienza di classe tra i lavoratori.
Vuoi vedere che forse stavolta il migliore ha fatto male i conti?

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