Gran pasticcio nel rapporto sui decessi. Per l’Iss gran parte dei morti non li ha causati il Covid

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Non è un articolo scritto da no vax, complottisti, terrrapiattisti o matti di vario genere…si tratta di un rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità, che, a distanza di un anno conferma quella che era la percezione di chi sa guardare la realtà con occhio critico e senza preconcetti, e non è al soldo della narrazione mainstream (N.d.R.)

di Franco Bechis per Il Tempo.it di oggi

Secondo il nuovo rapporto (che non veniva aggiornato da luglio) dell’Istituto superiore di Sanità sulla mortalità per Covid, il virus che ha messo in ginocchio il mondo avrebbe ucciso assai meno di una comune influenza.

Sembra un’affermazione strampalata e da no vax, ma secondo il campione statistico di cartelle cliniche raccolte dall’istituto solo il 2,9% dei decessi registrati dalla fine del mese di febbraio 2020 sarebbe dovuto al Covid 19. Quindi dei 130.468 decessi registrati dalle statistiche ufficiali al momento della preparazione del nuovo rapporto solo 3.783 sarebbero dovuti alla potenza del virus in sé. Perché tutti gli altri italiani che hanno perso la vita avevano da una a cinque malattie che secondo l’Iss dunque lasciavano già loro poca speranza. Addirittura il 67,7% ne avrebbe avuto insieme più di tre malattie contemporanee, e il 18% almeno due insieme. Ora personalmente conosco tanta gente, ma nessuno che abbia la sfortuna di avere cinque malattie gravi nello stesso tempo. Vorrei fidarmi dei nostri scienziati, poi vado a leggere i malanni elencati che sarebbero ragione non secondaria della perdita di tanti italiani e qualche dubbio da profano comincio a nutrire. Secondo l’Iss il 65,8% degli italiani che non ci sono più dopo essere stati infettati dal Covid era malato di ipertensione arteriosa, e cioè aveva la pressione alta. Il 23,5% era anche demente, il 29,3% aggiungeva ai malanni un po’ di diabete, il 24,8% pure fibrillazione atriale. E non basta: il 17,4% aveva già i polmoni ammalati, il 16,3% aveva avuto un cancro negli ultimi 5 anni; il 15,7% soffriva di scompenso cardiaco, il 28% aveva una cardiopatia ischemica, il 24,8% soffriva di fibrillazione atriale, più di uno ogni dieci era anche obeso, più di uno su dieci aveva avuto un ictus, e altri ancora sia pure in percentuale più ridotta aveva problemi gravi al fegato, dialisi e malattie auto-immuni.

Fonte: https://www.iltempo.it/attualita/2021/10/21/news/rapporto-iss-morti-covid-malattie-patologie-come-influenza-pandemia-disastro-mortalita-bechis-29134543/

Il vicolo cieco della Repubblica

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QUINTA COLONNA

Analisi completa e magistrale di una delle menti più lucide della destra italiana.

di Marcello Veneziani

Il popolo italiano diserta le urne a larga maggioranza, il governo è nelle mani di un Grande Timoniere che viene dalle banche e non dal voto; l’opposizione, per due terzi al governo, non riesce più a rappresentare largamente la piazza, il dissenso e gli umori popolari. Sia nelle battaglie sociali, civili che sanitarie.

Abbiamo imboccato il vicolo cieco della Repubblica. Che in questa situazione di sospensione della politica e di larga disaffezione degli italiani, il centro-sinistra vinca le competizioni amministrative raccogliendo un elettore su quattro, è logico, comprensibile, conseguente. Senza essere scopritori di nulla e profeti di niente, lo prevedemmo già svariate settimane fa. Il partito-establishment euro-istituzionale, con i suoi candidati d’apparato, vince facilmente se l’avversario si scompone in tre parti: area di governo, area di opposizione e area extra-politica di protesta. Ma la repubblica, o forse la democrazia, ha imboccato un vicolo cielo.

Partiamo dalla gente. La percezione più diffusa, che comunque riguarda una massa considerevole di elettori, è che si va inutilmente a votare, come si va inutilmente in piazza. Non si ottiene nulla. Non si aspettano nulla dalla politica, e da nessun leader. I “populisti” non riescono a intercettare questo stato d’animo e di cose; in primis i grillini affidati a un azzeccagarbugli trasformista che è l’antitesi del ribellismo alternativo dei grillini d’origine. Poi la Lega, al governo con tutti gli avversari, sotto la guida di Draghi. Infine, di riflesso, Fratelli d’Italia che tengono botta ma sul piano delle opinioni non del voto amministrativo. A loro si aggiunge lo scarso peso dei candidati: non riescono a trovare di meglio, e quando ce l’hanno (Albertini a Milano, Bertolaso a Roma) se lo lasciando sfuggire.

È falso il racconto dominante che la sinistra si sia ripresa l’Italia, come se l’elettorato dopo la sbandata “populista” e “sovranista” sia tornato all’ovile o si sia convertito alla ragione. È vero il contrario: la fetta più dissidente, più ribelle, non si sente più rappresentata dai grillini, dai leghisti e in parte dalla destra. E indebolendo questi, rafforza quelli. La gente entra nel pulviscolo, nella clandestinità molecolare o di gruppo, si sfoga nei social. A volte si ritrova, in ranghi sparsi e conventicole non componibili, in molte battaglie radicali, e sui temi del vaccino/green pass, che riguardano una corposa minoranza. La sconfitta del centro-destra non è la vittoria dei moderati ma la diserzione dal voto dei dissidenti radicali.

In Italia c’è un’area radicale di protesta che si può calcolare del venti-venticinque per cento, ovvero di pari consistenza a quella del centro-sinistra che non si riconosce nei partiti, e che finora in gran parte rifluiva sui 5Stelle e sulla Lega. In minor misura sono ora rifluiti sulla Meloni; in maggior misura si allontanano dalla politica con disgusto e sensazione d’impotenza, si sentono traditi, delusi, qualcuno spera ancora in qualche altro cobas della politica, anzi dell’antipolitica. Insomma, si chiamano fuori.

Serpeggia un sentimento diffuso: la politica non è in grado di fare nulla, di cambiare il corso delle cose, di intervenire sui temi più sensibili, di opporsi ai grandi poteri transnazionali, sanitari, lobbistici, ideologici. È ininfluente, comanda Draghi, comandano le oligarchie tecno-finanziarie, medico-farmaceutiche, ideologico-culturali; non si sgarra, siamo sotto l’Europa, dentro il guscio global.

Sappiamo bene che il voto politico sarebbe un’altra cosa, avrebbe altri esiti; ma non aspettatevi il voto politico come il giudizio di Dio, l’ordalia finale o lo showdown, la resa dei conti e il momento supremo della verità. Primo, perché probabilmente non si andrà a votare nemmeno la prossima primavera, e in caso di fuoruscita della Lega dal governo, probabilmente resterebbe una maggioranza Ursula, estesa a Forza Italia, a sostenere Draghi e a evitare il voto. Secondo, perché questi due anni, in particolare l’ultimo, hanno logorato e sfibrato le appartenenze politiche e le aspettative di cambiamento. Sono rimasti al più i timori, sul piano del fisco, delle pensioni, delle restrizioni, degli sbarchi. Il covid e Draghi si sono mangiati la politica. Terzo, non sottovalutate il fatto che c’è forse una reale maggioranza del paese, trasversale, che alla fine preferisce Draghi o perlomeno preferisce tenersi Draghi anziché correre altre avventure troppo costose.

E se dovesse presentarsi l’occasione del voto, ci sarebbero almeno due ostacoli di partenza per il centro-destra o per i sovranisti, oltre il fuoco di fila della macchina mediatico-giudiziaria-europea: l’incognita su chi potrebbe essere il premier in una loro coalizione. E l’agibilità interna e soprattutto internazionale di un governo del genere; considerando che difficilmente l’Europa garantirà quel che finora ha promesso e in parte garantito circa il Recovery fund. Un conto è avere uno della Casa, Draghi, un altro è avere un “forestiero”. La gente lo ha capito, a naso, e si regola di conseguenza.

Per dirla in breve, l’antipolitica dall’alto (Draghi) e l’antipolitica dal basso (il populismo autarchico, allo stato sfuso), si stanno mangiando la politica (io stesso scrivo di politica assai di malavoglia, e rifiuto interviste e interventi sul tema).

L’ipotesi più ragionevole sarebbe quella di mandare Draghi al Quirinale, come garante del Recovery e della Repubblica agli occhi dell’Europa, e mandare gli italiani alle urne. Ma allo stato attuale non ci pare la cosa più probabile. Si preferisce continuare a percorrere il vicolo cieco, sapendo che a un certo punto finisce la strada.

MV, La Verità (20 ottobre 2021)

http://www.marcelloveneziani.com/articoli/il-vicolo-cieco-della-repubblica/ 

Cari Antifascisti, avete cambiato la storia e distorto la Costituzione!

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di Redazione

L’ex magistrato e ex senatore del Pd Gianrico Carofiglio ha, recentemente, sostenuto che “l’idea comunista è democratica”. In questo periodo in cui la sinistra italiana ha trovato comodo riesumare la dicotomia “fascismo-antifascismo”, per deviare l’attenzione dai reali problemi del Paese, almeno a partire dalla faziosissima inchiesta di Fanpage, purtroppo dalla parte politica opposta non abbiamo letto nulla di concretamente all’altezza delle argomentazioni di bolsa retorica resistenziale. Pare che il Cdx debba solo passare il tempo a chinare il capo, a cospargerselo di cenere, ad allinearsi al Pensiero Unico, come se non ci fosse modo di replicare seriamente ed alla pari a chi sente una superiorità morale ed intellettuale, in realtà inesistente. Partendo da questi presupposti,, l’Avv. Pietro Ferrari ci ha inoltrato un suo articolo inedito, col quale fornisce un contributo, che riteniamo completo, a questo dibattito:

dell’Avv. Pietro Ferrari

Si avvicina il 99° anniversario della Marcia su Roma e a giudicare da quanta attenzione suscita, il fascismo sembra più vivo che mai. Se appare ovvia la strumentalizzazione fatta da parte della sinistra, non dovrebbe apparire così ovvio che dall’altra parte ci si nasconda sempre dietro un dito alimentando il tabù del fascismo, per cui sarebbe meglio non parlarne. Questo porta a subire un ricatto permanente che invece andrebbe smontato e ribaltato.

Gli agit prop della galassia antifà sanno benissimo che gli italiani anticomunisti sono sempre stati molto più numerosi di quelli antifascisti, ma fanno finta di non sapere che i medesimi italiani considerano giustamente superate queste dicotomie.

I vari Formigli, Landini e galassia sinistra non temono affatto che possa tornare davvero il fascismo ma hanno un ossessivo bisogno di rievocarlo costantemente e vi dico perché.

Il primo motivo è di natura psicologica (quando non psichiatrica).

Lorsignori sanno benissimo che né fascismo né comunismo andranno al potere in Italia, ma sanno pure che il fascismo il Suo ventennio ce l’ha avuto mentre il comunismo non solo non ha mai avuto il Suo, ma non ce l’avrà mai.

Fu il fascismo dopo tre anni di guerra civile ad impedire nel 1922 e per sempre che l’Italia diventasse una repubblica comunista. Il fascismo ha bandito il comunismo in Italia anche nel 1943 impedendo l’invasione jugoslava a nord est.

I comunisti sono dal 1946 nella legalità costituzionale solo perché seguirono uno dei Paesi vincitori della guerra, ma sconfitti nuovamente nel 1948 dalla maggioranza degli italiani, non avranno, e dal 1922 non avrebbero, mai più fatto la storia d’Italia.

In sintesi, se il fascismo non tornerà più, il comunismo non è mai arrivato.

La cosa è davvero frustrante e quindi lorsignori non fanno altro che gridare questo loro disagio, questa frustrazione inappagabile, appena attenuata dalla celebrazione di una “liberazione” che sanno bene non essere stata opera loro. Ecco perché sotto diverse forme da 76 anni si sentono dentro una guerra civile che devono ancora vincere.

Poi c’è il secondo motivo, quello più vile.

A chi giova prendersela ancora col fascismo sconfitto 76 anni fa da una guerra mondiale (e non dalla CocaCola), durante l’epoca della attuale dittatura dei banksters se non a loro stessi? A chi giova distrarre l’attenzione dal vero potere attuale per dirigerla verso i fantasmi o le frustrazioni del passato?

Gli antifascisti in assenza di Fascismo, sappiamo che non porteranno il comunismo al potere e che non avrebbe senso organizzare contro di essi manifestazioni anticomuniste, più ridicole di loro stessi. Si sono sciolti nel conformismo più pigro verso l’accettazione di qualsiasi progetto globalista.

Essi sono ormai da tempo gli utili idioti del peggior capitalismo mai esistito dai tempi di Karl Marx.

E la “Costituzione antifascista”?

Se i Padri Costituenti avessero voluto dichiarare che quella italiana è una Repubblica Antifascista, vi sarebbe stato un articolo chiaro ed esplicito che invece non c’è. Fatta eccezione per l’art. 3 della sulla uguaglianza dei cittadini che è in diretta antitesi con le leggi razziali del 1938 più che col Fascismo in sé, complessivamente la nostra legge fondamentale è sostanzialmente antimonarchica e antirazzista, siccome democratica certamente antitotalitaria più che antifascista tout court. Semmai è “afascista” e pure con diversi punti, chiaramente derivati dal passato, che furono parte integrante del sistema fascista specie se si confronta con il programma di piazza Sansepolcro del 1919, con la Carta del lavoro del 1927 o in parte col Manifesto di Verona del 1943.

Gran parte del nostro sistema giuridico e di economia mista finito nel 1992 era stato inaugurato negli Anni ’30.

Addirittura è stato il sistema politico del dopoguerra ad allontanarsi talvolta dal dettato costituzionale. L’importanza che la Costituzione dava al CNEL si fonda su un parziale recupero del corporativismo fascista, mentre la previsione del riconoscimento dei sindacati come persone giuridiche ricorda una sorta di supremazia dello Stato su di essi. Disposizioni mai attuate.

Il timore che potesse riproporsi un sistema con un governo forte ha prodotto decenni di instabilità politica, grazie ad un parlamentarismo disfunzionale e a troppi livelli decisionali.

È uno dei problemi più gravi che periodicamente si cerca di risolvere con le riforme delle istituzioni, ma sempre fallite. Ed è un problema che deriva questo sì, da un complesso istituzionale antidecisionista che risente del trauma del Fascismo, quando in realtà i Paesi che hanno meccanismi di democrazia decisionista (presidenziale, semipresidenziale o comunque premierati con sistema maggioritario) sono proprio quelli che mai hanno conosciuto i fascismi al potere come Francia, Inghilterra o USA. Idem riguardo al rapporto irrisolto tra politica e magistratura.

La sconfitta militare ha bandito la rifondazione del partito fascista dalla legalità costituzionale italiana del dopoguerra solo nella XII Disposizione Transitoria e Finale, ma non i gerarchi fascisti che già dopo soli cinque anni dall’entrata in vigore della Costituzione potevano candidarsi legittimamente alle elezioni politiche.

Il Parlamento italiano ha abrogato la XIII Disposizione Transitoria e Finale consentendo il ritorno dei Savoia e, paradossalmente, con una maggioranza parlamentare semplice o qualificata potrebbe abrogare anche il divieto di rifondazione del partito fascista, ma non potrebbe mai più restaurare invece la monarchia (art. 139), né potrebbe farlo il “popolo sovrano” che pure ha potuto però votare in passato partiti monarchici, comunque considerati legittimi.

Insomma la Costituzione, non quella diventata slogan ma quella vera, in realtà è troppo poco antifascista per consentire a lorsignori tutto quello che vorrebbero fare, ossia colorare di fascismo qualsiasi cosa si frapponga tra loro e il pieno potere.

 

L’agente in borghese e la “forza ondulatoria”: il video

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Forse dell’intervento di ieri di Luciana Lamorgese vi è sfuggito un piccolo particolare. Ovvero la spiegazione data dal ministro a quelle immagini pubblicate sui social che mostrano un agente dare man forte ai manifestanti nel ribaltare un mezzo delle forze dell’ordine. In molti lo ritenevano un “infiltrato”, tanto che anche Giorgia Meloni ne aveva chiesto conto al Viminale una settimana fa. Bene. Cosa ha detto Lamorgese?

Ecco qui. “Si è poi anche adombrata l’ipotesi della possibile presenza in piazza di agenti di Polizia infiltratisi tra i manifestanti – ha spiegato il ministro – Sento di dover escludere anche questo inquietante retroscena“. Ovviamente “nel dispositivo era prevista, come è normale, la presenza di agenti in borghese appartenenti alla DIGOS, con compiti di osservazione e monitoraggio e anche di mediazione con i manifestanti” (cosa cambia?).Tra questi c’era “anche l’operatore di Polizia, che, in abiti civili, compare in alcune immagini diffuse dai social, presente all’azione di alcuni esagitati che intendevano provocare il ribaltamento di un furgone della Polizia”. Bene. E cosa stava facendo? Sentite un po’: “In realtà – dice Lamorgese – quell’operatore stava verificando anche la forza ondulatoria scaricata sul mezzo e che non riuscisse ad essere effettivamente concluso”. Avete capito? Stava “verificando la forza ondulatoria”. Siamo seri?

Quel poliziotto, peraltro, è lo stesso “che, più tardi, aggredito da un manifestante da lui arrestato e tuttora in stato di detenzione, ha reagito in modo scomposto, per questo motivo si è auto-segnalato e ora la sua posizione è al vaglio dell’autorità giudiziaria”. Forse stava verificando anche lì il “moto ondulatorio” dei suoi pugni?

Guarda i VIDEO su: https://www.nicolaporro.it/lagente-in-borghese-e-la-forza-ondulatoria-il-video/

Assedio alla Cgil, le 3 bugie della Lamorgese

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di Redazione www.nicolaporro.it 

Un’autodifesa a spada tratta. Ieri pomeriggio Luciana Lamorgese si è presentata in Parlamento per spiegare come sia potuto succedere che un gruppuscolo di neofascisti mettesse a ferro e fuoco la sede della Cgil a Roma. Ha ammesso alcuni errori, il ministro. Ha respinto la “strategia della tensione” evocata da Giorgia Meloni solo qualche giorno fa. Ma ha anche negativamente sorpreso per la tranquillità con cui ha parlato di quella che, in realtà, può configurarsi come una vera e propria debacle nella gestione dell’ordine pubblico.

Gli errori di valutazione

Scopriamo, ad esempio, che in piazza a controllare la massa di no green pass c’erano poche forze dell’ordine. Troppe poche. Il motivo? Il Viminale non c’aveva capito una mazza. O meglio: ci si è fidati dell’ipotesi formulata dagli organizzatori della manifestazione (“avevano indicato in mille persone il numero orientativo”), si è ipotizzato che potessero essere un pochino di più (“le autorità hanno ritenuto che l’affluenza effettiva si andasse ad attestare sulle 3-4mila unità”) per poi ritrovarsi in Piazza del Popolo tra le 10 e le 12mila personeEvidente la “sproporzione” tra agenti e manifestanti. La questura di Roma aveva messo in campo appena 590 elementi, cui si sono sommati 250 operatori tra Arma e Finanza. In totale solo “840 unità effettive, da ritenersi pienamente adeguato” rispetto “alle stime previsionali”, ma di fatto un’inezia vista la reale affluenza in corteo. Da qui le prime due domande: possibile che “il sistema informativo” abbia cannato così tanto l’analisi? E possibile che non si sia riusciti a rimediare in corso d’opera?

Le bugie sull’assedio alla Cgil

Non torna invece il resoconto del ministro sull’ultimo atto di quel sabato nero. Ovvero il momento in cui un gruppo di manifestanti prende la via che porta alla sede della Cgil e la trasforma in un bivacco di manipoli. Di fronte ai deputati, Lamorgese ha negato che il corteo verso la camera del lavoro fosse stato autorizzato dalle forze dell’ordine, nonostante una nota della questura romana, rivelata dalla Verità, dica esattamente il contrario. Ma il ministro ha anche detto qualcosa di ancor più incredibile. Avete presente il video, mostrato da Quarta Repubblica, in cui si sente Giuliano Castellino, leader di FN, dire alla folla che a breve avrebbero “messo sotto assedio” il sindacato? Ecco: per difendersi dalle accuse di non essersi preparati in tempo, nonostante l’annuncio criminoso, Lamorgese sostiene che no, non fu un “il frutto estemporaneo dell’incitamento di Castellino”, ma ritiene che l’idea “fosse emersa già prima”, quando cioè Luigi Aronica ne aveva fatto esplicita richiesta ai responsabili della sicurezza. Il che è molto peggio. La volontà di dirigersi verso la Cgil era chiara da almeno 15 minuti prima del discorso di Castellino: perché allora non sono state inviati rinforzi alla Cgil? E perché ci si è fidati degli esponenti di Forza Nuova quando hanno assicurato che sotto la sede di Landini si sarebbero limitati a “scandire slogan di protesta e disapprovazione”?

Il resto è storia nota. Circa 3mila partono in corteo, sorprendono le forze dell’ordine, superano il dispositivo in piazza del Brasile e s’avventano sulla Cgil. Vista “l’evidente sproporzione tra la massa dei manifestanti e le Forze dell’ordine in campo”, ammessa dal ministro, fanno ciò che vogliono. Distruggendo i locali del sindacato.

Il mistero Castellino

C’è poi da chiarire un ultimo punto. Per quale motivo Giuliano Castellino, vicesegretario nazionale di Forza Nuova, destinatario di un Daspo, con divieto di partecipare alle manifestazioni sportive, “noto alle forze dell’ordine per i suoi trascorsi delinquenziali”, sottoposto a “sorveglianza speciale di pubblica sicurezza” e con obbligo di soggiorno, s’è presentato come se nulla fosse al sit-in dei no green pass? Una settimana fa Lamorgese aveva detto che l’arresto sul posto è stato evitato per non creare ulteriori tensioni, e già la scusa era sembrata deboluccia. Ma perché non è stato impedito che arrivasse in piazza del Popolo? Per Lamorgese è questione di lana caprina. Roba da costituzionalisti. Giuristi di grido. Insomma pare che la giurisprudenza, quella della Cedu e della Corte costituzionale, non permetta l’arresto della persona soggetta a sorveglianza speciale. “Solo la ricorrenza, nel pomeriggio del 9 ottobre, di altri validi motivi di legge, ne hanno potuto giustificare, a diverso titolo, l’arresto”. Non prima. E va detto: fa specie sentirselo dire dopo che per oltre un anno il governo ha imposto lockdown, restrizioni e chiusure. Per l’Italia “stato di emergenza” perenne, per Castellino tutte le garanzie del mondo. Per il forzanovista la Costituzione vale e per gli altri no?

Infine, giusto come ciliegina sulla torta di una relazione decisamente discutibile, va forse sottolineata la spiegazione data per quell’agente che in diversi video si vede “presente all’azione di alcuni esagitati”. Si era ipotizzato si trattasse di un infiltrato, “inquietante retroscena” escluso da Lamorgese. Si trattava però di un poliziotto in borghese della Digos (cosa cambia?) “con compiti di osservazione e monitoraggio e di mediazione con i manifestanti”, lo stesso che poi è stato ripreso mentre reagisce in maniera scomposta nei confronti di un manifestante. Bene. Che ci faceva in quel filmato insieme ad altra gente che cercava di “provocare il ribaltamento di un furgone della polizia”? Per il ministro “quell’operatore stava verificando anche la forza ondulatoria scaricata sul mezzo e che non riuscisse ad essere effettivamente concluso”. Suvvia: “valutare la forza ondulatoria”? Siamo seri? Allora, così, vale tutto.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/assedio-alla-cgil-le-3-bugie-della-lamorgese/

Crimini di guerra occultati: la strage di Gorla

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Segnalazione del Centro Studi Federici

La maledetta guerra e la strage di Gorla
 
Quonset. Una specie di capanna prefabbricata in lamiera ondulata, protagonista di ogni campo militare alleato, dalla Tunisia alla Normandia, dalle Ardenne al Pacifico. È in uno di questi Quonset, uguali ad altre migliaia e migliaia, che è stata installata la sala riunioni della 451esima squadriglia bombardieri dell’USAF, 15a Air Force, nella base di Castelluccio dei Sauri, vicino a Foggia, in Puglia.
 
Pochi tavolacci  di legno grezzo, un po’ di seggiole, una grande lavagna. Tutto qui.
Il pomeriggio del 19 ottobre 1944 il colonnello sale sulla pedana e guarda gli uomini davanti a lui: un gruppo di ufficiali che chiacchierano a bassa voce annebbiando la luce, già fioca dentro il quonset, col fumo delle loro Lucky Strike. Sono i comandanti degli aerei della sua squadriglia: i B-24 della 451esima. Insieme a lui, ne hanno già viste tante. Sono ormai dei veterani.
 
Ehm!!
 
Il colonnello si schiarisce la voce, un modo discreto per richiamare l’attenzione.
Il brusio si interrompe. Adesso tutti gli sguardi e l’attenzione degli ufficiali riuniti nella sala sono sul loro comandante.
 
Il colonnello James B. Knapp. Alto, magro, quasi segaligno, coi suoi capelli biondi e l’aspetto giovanile, nonostante il grado elevato che spicca sulle sue spalline. Il fatto è che il colonnello Knapp ha accumulato un gran numero di missioni e di ore di volo e ha fatto carriera alla svelta.
 
Buongiorno a tutti – esordisce il colonnello – domani è giorno di missione. Il nostro compito è il solito: decollare, sorbirci qualche ora di volo, arrivare sull’obiettivo, sganciare il nostro carico e, se Dio vuole, tornare tutti quanti a casa con le ossa intere.
 
Bene. L’obiettivo di domani sono le fabbriche della grande città del nord Italia: Milano. 
I nostro amici inglesi, fra una birra tiepida e l’altra, hanno scoperto che le fabbriche a nord di Milano sono ancora operative e possiamo immaginare cosa stanno costruendo: mitragliatrici e cannoni. E quando i nostri ragazzi della fanteria supereranno la linea gotica – perché ormai è una questione di quando, non di se – noi non vogliamo che quelle armi siano puntate contro di loro vero?
Il nostro compito è andare là, domattina, e dare la sveglia a suon di bombe a quelle fabbriche.
Allora, decollo alle 0800 ora locale, volo sopra l’Adriatico e ingresso a nord di Ferrara, qui – il colonnello indica un punto sulla mappa affissa sopra la lavagna.
Poi, proseguiamo, rotta 330 verso nord – nord ovest. Attenti, passeremo a circa 30 miglia a nord di Milano, al confine con la Svizzera, quindi state belli chiusi in formazione, perché se vi perdete vi trovate a mungere qualche mucca in territorio neutrale. Tutto chiaro fin qui?
Allora – prosegue il colonnello –  larga conversione verso Sud e poi altra virata, per entrare sopra Milano da Ovest.
Punto di riferimento a 2,5 miglia dall’obiettivo. Al mio segnale, vireremo di 22° a sinistra e ci troveremo proprio sopra le fabbriche.
Voleremo a un’altezza di 8.000 metri e attaccheremo in due ondate da quella quota. Non voglio avere noie dalla contraerea.
La prima ondata sarà formata da diciotto aerei in tre formazioni a diamante, cinque aerei a V il sesto che chiude.
Gli altri diciotto seguono i primi. Tutto chiaro?
 
Signore! Sissignore
 
Tutto chiaro?!? Signore!! Sissignore!
 
A domani, fatevi una birra, giocate a carte, scrivete a mogli e fidanzate, ma domani voglio vedervi su quella pista freschi e riposati come delle rose. Intesi?
 
La mattina dopo, gli uomini corrono sulla pista e raggiungono i loro bombardieri B-24.
Il B-24: più che un aereo, sembra il vagone di un treno merci a cui siano spuntate due esili ali con quattro grossi motori.
Non è un aereo elegante il B-24. Del resto non è nato per fare cose eleganti. Il B-24 è stato progettato per volare ad alta quota per qualche centinaio di chilometri, rovesciare sul bersaglio qualche tonnellata di bombe e tornare a casa intero, magari sforacchiato, ma intero.
Una dopo l’altra, le eliche dei motori Pratt &Whitney ciascuno da 1.200 cavalli, cominciano a girare, raggiungendo il numero massimo di giri con un rombo assordante.
Gli aerei cominciano a rullare, mentre gli uomini a bordo verificano le apparecchiature e i cannonieri scarrellano le Browning calibro .50 che difenderanno l’aereo se dovesse apparire qualche caccia tedesco.
Gli aerei si allineano sulla pista e decollano in fila, i primi a partire cominciano a volare in cerchio sopra Castelluccio, attendendo i compagni. Quando tutti sono in volo, si mettono in formazione e fanno rotta verso nord.
 
Milano, quartiere Gorla scuola Francesco Crispi, ore 8.00
 
Gli ultimi bambini corrono prima che suoni la campanella di inizio delle lezioni. Sulla porta c’è il bidello ad attenderli, pronto a fare una ramanzina ai ritardatari.
I genitori salutano i bambini con un bacio in fronte. Ci sono dei padri in bicicletta, in tuta blu e con la schiscetta a tracolla, che lasciano i figli per poi pedalare fino in fabbrica, in una delle tante officine della zona.
Ci sono le mamme, con le lunghe gonne grigie, che tornano a casa a piedi per iniziare anche loro la lunga giornata. La passeranno cucinando, facendo lavoretti di sartoria, o mille altre attività di sussistenza, come ormai accade da quasi quattro anni.
Una radio diffonde una canzone, di quelle che piacciono a Salò: “Le donne non ci vogliono più bene, perché portiamo la camicia nera…”
E certo, le donne vorrebbero ancora voler bene, ma troppi mariti, fidanzati, padri e fratelli se ne sono andati per non tornare più: Nikolaevka, Capo Matapan, Tobruk, El Alamein…tanti, troppi nomi per altrettanti funerali.
Pochi minuti dopo i bambini sono in classe. Alzabandiera al canto di “Giovinezza” e inizio delle lezioni.
 
Ore 11 circa, da qualche parte a ovest di Milano
 
La prima ondata di bombardieri raggiunge il punto di riferimento. È ora di innescare le bombe. Ma qualcosa non va. Anziché innescarsi e basta, le bombe vengono sganciate senza preavviso. Per fortuna cadono in campagna e non fanno danni. La missione è già fallita a metà.
Ma il peggio deve ancora arrivare.
La seconda ondata raggiunge il punto di riferimento.
Il colonnello Knapp prende la parola:
 
A tutti gli aerei, a tutti gli aerei, ci siamo ragazzi, rotta 22° a sinistra.
 
Il radiotelegrafista trasmette a tutti gli aerei le coordinate della virata ma, anche qui, succede qualcosa di imprevisto.
Forse per un errore di trascrizione, tutti gli aerei virano all’unisono di 22°, ma a dritta, e assumono la formazione di attacco.
Intanto gli ufficiali di tiro hanno armato le bombe.
 
Eh!! Dannazione! Che cosa state facendo?!? Siamo fuori rotta così!! Ufficiale di rotta, dammi un nuovo punto di allineamento!
 
E che ne so colonnello! Qui sotto non ci sono punti conosciuti, mica siamo alla stazione della metro di Broadway qui!! Non ce la facciamo a riallinearci sul bersaglio.
 
Ok, allora sganciamo alla svelta e leviamoci di qui! L’ultima cosa che voglio è svolazzare sul territorio nemico con diciotto bombardieri. Andiamocene prima che arrivino tutti i caccia di zio Adolf a mitragliarci il culo!
 
Signore!! Qui è l’ufficiale di tiro!!! Non possiamo sganciare qui!! Là sotto è pieno di case e di strade, c’è pure il tram!! Se non sapessi di essere in Italia potrei dire di essere sopra casa mia a S. Francisco!!!
 
Poche storie! Ho detto di sganciare!!! Io non ci penso proprio a sciropparmi qualche ora di volo con una valanga di tritolo innescato sotto al culo!!! Io ai miei uomini non faccio correre rischi inutili!!!
 
Ma signore, facciamo un macello!!! Aspettiamo e buttiamo le fottute bombe in mare!!!
 
No! Dannazione!! Qui ci sono i miei uomini, sui miei aerei, e non li faccio andare in giro per l’italia seduti su una bomba con la miccia accesa. Ho detto sganciare!!! è un ordine!!!!
 
I portelloni di lancio dei B-24 si aprono, come petali di fiori mortali e una miriade di puntini neri si liberano nell’aria, come uno sciame di insetti velenosi e inferociti.
Sono le 11,26, le bombe, da 220 kg, dieci per ogni aereo, per un totale di 180 bombe, impiegano 180 secondi per raggiungere il bersaglio.
Sono le 11.29 del 20 ottobre 1944. quaranta tonnellate di bombe cadono sul quartiere milanese di Gorla, e sulla scuola Francesco Crispi.
 
Gorla, ore 11,29
 
Intanto, il primo allarme antiaereo era già stato dato alle 11,14 e i bambini erano già usciti dalle aule, con gli insegnanti che li disponevano in fila, per imboccare le scale e scendere nel rifugio.
Ma dieci minuti sono troppo pochi per fare in modo che tutti raggiungano il rifugio.
Mentre tantissimi bambini sono ancora sulle scale, una bomba cade sulla scuola, sfonda il tetto, si infila proprio nella tromba delle scale ed esplode.
Le scale crollano, chi non è morto dilaniato dall’esplosione cade nel vuoto per alcuni piani, per poi essere sepolto dalle macerie.
Intanto, tutt’intorno è un inferno di esplosioni, urla, polvere e sangue.
Quei genitori, che avevano amorevolmente accompagnato i loro figli la mattina, salutandoli con un bacio e una carezza, accorrono verso quella pira di macerie fumanti e roventi. La fiducia, timida, che avevano di vedere la guerra finire presto, si trasforma in disperazione, mentre scavano con le mani, le lacrime che si mischiano alla polvere, per estrarre dalle macerie quei corpi martoriati.
Alla fine di quella orribile giornata, si conteranno 184 piccoli cadaveri. Sono i Piccoli Martiri di Gorla. Con loro sono morti anche quattordici insegnanti, la preside della scuola e quattro bidelli.
In tutto il quartiere di Gorla, il tragico errore della 451esima squadriglia bombardieri porterà un bilancio di più di 600 vittime.
Knapp non avrà alcuna conseguenza per la sua decisione. Verrà solo criticato per la goffaggine nella conduzione delle missione che ne decretò il sostanziale fallimento, senza tuttavia impedirgli di ottenere, dopo la guerra, le stellette di generale.
 
E a Milano, ancora una volta, come spesso nella storia, a pagare per gli errori degli uomini furono i più deboli e indifesi.
Dopo la guerra, furono sempre i cittadini di Gorla ad erigere, con l’acciaio della Falck e il marmo donato dalla Rinascente, il sacrario che ancora oggi conserva i resti dei bambini periti nella tragedia. Il monumento sorge in quella che, da allora, è stata chiamata la piazza dei Piccoli Martiri, lambita dalle acque e dal verde della Martesana, che, ci piace pensare, dona a quei poveri bambini un po’ di quella pace che non trovarono nella loro troppo breve esistenza terrena.
 
Marco Lombardi (giornalista e scrittore)
 
 
 
Sacrario di Gorla: le tombe delle vittime (in foto)

Lamorgese era accondiscendente all’assalto alla CGIL

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La ministro Lamorgese ha affermato che a Roma non c’è stata trattativa con i manifestanti violenti che hanno assaltato la CGIL. Tutto sarebbe avvenuto contro la volontà della polizia e del ministro. Peccato che esista ampia documentazione che dimostra l’esatto contrario: la marcia verso la CGIL di Forza Nuova è avvenuta con l’accordo della Polizia.

Ecco la cronologia confermata dai documenti trovati da Fuori dal Coro:

  • 15.30 Castellino annuncia l’assalto alla CGIL
  • 17.30 Il documento della questura, dice che viene permesso “Un percorso dinamico” verso la CGIL , su richiesta dei manifestanti, Il tutto confermato nelle carte dell’arresto di Roberto Fiore;
  • 17.30 Sempre da un altro documento si attesta che “Si è tenuta una mediazione”.
  • La Lamorgese non è intervenuta sulla piazza di fronte alla CGIL perché la “Situazione rischiava di degenerare”. Quindi se sei violento fai quello che vuoi, se sei non violento e ti metti a pregare davanti alla Polizia ti riempio di botte.

Quindi la trattativa fra Forza Nuova e la Questura c’è stata  e l’assalto verso la CGIL è stato permesso dalla polizia.

Poi c’è il famoso caso dell’agente, supposto infiltrato, appoggiato al furgone della polizia con gli altri agenti, che “Stava verificando la forza ondulatoria”, secondo la Lamorgese… Lo ha detto davvero!

 

 

Per non parlare di Castellino, uno dei leader di Forza Nuova a Roma, che delinque impunito dal 1996, su ammissione delle stesse forze dell’ordine. Tre Daspo, ha iniziato un percorso delinquenziale da quando aveva meno di 20 anni e che ha sempre mostrato un totale disprezzo delle leggi. Una persona del genere era “Ignota alle forze dell’ordine”? Solo nell’ultimo anno è stato denunciato ben tre volte. Tra l’altro ha una bella fedina, con anche spaccio di droga e truffa. Nessuno lo ha notato.

Ecco la testimonianza video dal programma:

Il Cdx ha preso una batosta

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di Redazione

Dopo una seria analisi della sconfitta nelle grandi città, la Lega potrebbe, a nostro avviso, pensare all’opportunità di lasciare il governo, di indire i congressi provinciali, regionali e federale (tutto entro fine anno) per un attento rinnovo della classe dirigente, stabilire una “carta dei valori non negoziabili”: diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale, difesa, sempre, senza se e senza ma, del diritto naturale, politiche a favore della famiglia e della natalità, sovranismo e autonomia, flat tax, no globalismo, no immigrazione, no green pass. Restano gli umili consigli di un piccolo circolo culturale, i cui componenti, però, si occupano di politica da almeno trent’anni…

di Alfio Krancic

Analisi controcorrente: parto dal presupposto che parte dell’elettorato di cdx sia no vax e/o no green pass e visto l’orientamento ondivago del trio Lescano sulla questione vaccinale ( eccetto FI che predica l’obbligo vaccinale e magari l’internamento per coloro che non vogliono essere pungiuti ), ha fatto sì che milioni di voti del cdx siano finiti nell’alveo del grande fiume astensionista. In più il fatto che la Lega e FI siano diventati due partiti valletti del presidente Draghi, di Letta, Speranza e dei moribondi 5S, non ha certo giovato al terzetto centrodestrorso. Prova ne sia il risultato disastroso di Salvini che ha visto molte città governate da lungo tempo dal Carroccio, passare alla sinistra.

Fonte: https://alfiokrancic.com/2021/10/18/perche-il-cdx-ha-preso-una-batosta/

 

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