Segnalazione di M. F.
Signore e signori, amici cari,ancora un quarto di secolo fa, l’Europa appariva come la soluzione a tutti i problemi.
Oggi viene invece percepita come un problema che va ad aggiungersi agli altri.
Per effetto della disillusione piovono critiche da ogni dove, e alla commissione europea si rimprovera di tutto e di più: di moltiplicare i contrasti, d’ingerire in questioni che non le competono, di voler punire chiunque, di paralizzare le istituzioni, di essere organizzata in maniera incomprensibile, di mancare di legittimità democratica, di annientare la sovranità dei popoli e delle nazioni, e di non essere più nient’altro che una macchina per non governare.
Nella maggior parte dei paesi, le opinioni positive sull’Unione Europea sono in caduta libera da almeno dieci anni. La proporzione di coloro che, in Francia, ritengono che “l’appartenenza all’Unione sia un male” è perfino salita dal 25 % nel 2004 al 41 % nel 2013. Ancor più di recente, un sondaggio Ipsos rivelava che il 70 % dei francesi desidera “limitare i poteri dell’Europa”.
È un fatto assodato che oggi l’UE attraversi una crisi di legittimità senza precedenti. Ed è un ulteriore fatto che lo spettacolo da essa offerto non abbia nulla di entusiasmante. Ma come siamo arrivati a tutto questo?
La “decostruzione” dell’Europa comincia all’inizio degli anni Novanta, con i dibattiti in merito alla ratificazione del trattato di Maastricht. È a partire da quest’epoca che l’avvenire dell’Europa è apparso altamente problematico e che numerosi europei hanno iniziato a perdere la fiducia. Nel momento in cui la globalizzazione dava origine a ulteriori timori, la gente si è resa conto che “L’Europa non garantiva un miglior poter d’acquisto, un miglior regolamento di scambi commerciali nel mondo, una diminuzione delle delocalizzazioni, un regresso della criminalità, una stabilizzazione di mercati del lavoro o un controllo più efficace dell’immigrazione. Anzi al contrario”. La costruzione europea è apparsa, dunque, non come un rimedio alla globalizzazione, quanto invece una tappa della globalizzazione stessa.
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