La storia del gas e dei rubli spiegata facile. Cosa rischia l’Italia

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Putin vuole che i “Paesi ostili” paghino il gas con la valuta russa. Cosa prevede davvero il decreto firmato dallo zar

di Giuseppe De Lorenzo

Vladimir Putin non molla l’ossoEsige che i “Paesi ostili” paghino i contratti di fornitura del gas utilizzando la valuta russa, il rublo. Ma cosa significa questo? Perché lo zar ha dato tale disposizione? E cosa potrebbe succedere a noi, alle nostre imprese e, il prossimo inverno, ai nostri termosifoni? Vi spieghiamo in modo facile, comprensibile e schematico questa specie di guerra nella guerra.

Il conto in Gazprombank

Anzitutto, non è proprio esatto dire che Putin chiede che il gas sia pagato in rubli. I “Paesi ostili” (tra cui l’Italia) potranno pagare ancora in dollari o in euro, a patto che aprano un conto presso Gazprombank, la banca della società governativa erogatrice del metano, che è appunto Gazprom. La quale, proprio affinché fossero comunque assicurate le consegne del combustibile all’Europa, non è stata isolata dai circuiti internazionali tramite le sanzioni. Sarebbe Gazprombank a occuparsi della conversione della valuta, attraverso la Banca centrale russa.

Dal Lussemburgo a Mosca

Come mai Putin vuole che gli Stati Ue aprano un conto in Gazprombank? In primo luogo, bisogna segnalare che gli acquirenti di gas hanno già un deposito situato in una filiale del Lussemburgo. La pietra dello scandalo, dunque, non sono i “conti speciali” invocati da Putin. Il problema è che lo zar pretende che i flussi si spostino verso la sede moscovita di Gazprombank. Per quale motivo?

Aggirare le sanzioni

Il punto è che una banca situata nel Lussemburgo potrebbe essere colpita e isolata da future sanzioni, in caso di prolungamento o inasprimento del conflitto. Per aggirare questo pericolo, dunque, Putin preferisce che il denaro transiti verso la madrepatria e che la partita della conversione sia gestita da Gazprombank con la Banca centrale russa, le cui riserve interne, a differenza di quelle depositate in altre banche centrali estere, inclusa Bankitalia, non possono essere congelate. Insomma, a conti fatti, l’ultimatum dello zar, che minaccia di chiudere già oggi i rubinetti del gas, per noi europei rappresenterebbe più uno smacco politico che una difficoltà tecnica. In realtà, potremmo continuare a versare le somme richieste in euro. E allora? Cosa faranno gli Stati clienti della Russia?

Il no degli europei

Francia e Germania hanno già comunicato che non si piegheranno al diktat di Putin. Paolo Gentiloni, commissario Ue all’Economia, per conto di Bruxelles ha confermato la volontà di non cedere. Linea dura pure da Roma, con Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica, il quale assicura che, per il momento, le scorte sono sufficienti e non saranno necessari razionamenti. E trascorso il “momento”?

L’Italia e l’import russo

Ecco, qui casca l’asino: l’Italia rischia tantissimo. Noi importiamo dalla Russia il 40% del nostro fabbisogno di gas, che nel 2021 è stato di 73 miliardi di metri cubi. Sostituire quella quota entro l’inverno è praticamente impossibile, sia aumentando a tempi record la quantità di gas estratto in Adriatico, sia ottenendo più gas dagli altri Paesi fornitori, sia ricevendo lo shale gas americano, che comunque costa circa il 30% in più del gas russo, al netto degli aumenti dell’ultimo periodo. In questo caso, per di più, c’è l’intoppo della rigassificazione, visto che gli impianti funzionanti non bastano e che per realizzarne altri e metterli a regime servono fino a 4 anni (oltre a vari miliardi di euro d’investimenti). E le piattaforme inattive in mare? Pure quelle, non si possono far lavorare a pieno ritmo in un giorno: potrebbero occorrere mesi.

Il problema delle scorte estive
Il problema non si presenterà solo con i primi freddi. Già adesso, infatti, è partita la stagione dei cosiddetti stoccaggi: di solito, in questo periodo, in Italia si accumula gas, acquistato a prezzi inferiori rispetto a quelli invernali, per poi erogarlo alla bisogna. Il guaio, tuttavia, è che agli operatori del settore, con il vertiginoso incremento dei prezzi, non conviene comprare ora: il gas, paradossalmente, costa più oggi che lo scorso inverno. Esistono alcune soluzioni (tra cui l’aumento delle bollette estive), ma il governo finora non ne ha attuata nessuna. Ammesso, ovviamente che la Russia non rifiuti in toto di venderci il metano.
Il piano d’emergenza tedesco

Dunque? La Germania ha già attivato un piano d’emergenza in caso di stop alle forniture russe. Essenzialmente, si tratta di calibrare un programma di razionamenti per evitare di arrivare a limitazioni coatte e caotiche dei consumi e ripercussioni sulle famiglie.

L’ombra dei razionamenti

E l’Italia? Noi siamo in stato di pre allerta da febbraio. Però non è chiaro chi, eventualmente, dovrebbe restare al freddo per primo: si tratta di individuare settori essenziali, dalle imprese agli ospedali, ma pure di fare in modo che i cittadini non congelino nelle loro case. Prepariamoci al peggio.

Giuseppe De Lorenzo, 1 aprile 2022

Fonte: https://www.nicolaporro.it/la-storia-del-gas-e-dei-rubli-spiegata-facile-cosa-rischia-litalia/

 

“Cosa succede a Zelensky? È eterodiretto?”. I dubbi dell’ambasciatore italiano

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La guerra in fase di stallo, avanzano i negoziati. Marco Carnelos sulla posizione di Kiev: “Che senso ha prolungare l’agonia?”

In Ucraina si intravedono i primi spiragli di tregua. Non solo o non tanto perché alcune truppe russe si stanno allontanando da Kiev. Non per i cento veicoli militari rientrati in Bielorussia dall’Ucraina (anche dalla zona di Chernobyl). Non per la promessa di “riduzione” delle operazioni fatta da Mosca. Né per la presunta mediazione di Mario Draghi nella sua telefonata col Cremlino. Ma perché le trattative in corso su più fronti, in particolare quello turco, sembrano almeno aver aperto una breccia. Certo: Putin ha confermato al nostro premier che la situazione non è ancora matura per un cessate il fuoco. Ma rispetto a qualche giorno fa, quando impazzavano i combattimenti si parlava di squadroni incaricati di uccidere Zelensky, la situazione sul campo è sicuramente cambiata.

A vantaggio di chi? Difficile dirlo con certezza. Mosca intende concentrare i suoi sforzi sul Donbass, magari creando una sorta di corridoio che dalla Crimea porti alle due repubbliche separatiste includendo Mariupol. Odessa per il momento vive una mezza pace armata, ma teme l’invasione da parte delle navi ormeggiate al largo: la caduta della città costiera significherebbe per Kiev perdere ogni sbocco sul mare. E per la Russia governare tutto il commercio marittimo locale, in particolare di grano, mais e olio di semi di girasole. Di cui l’Ucraina è grande produttrice.

Fallito il blitzkrieg, sempre che Putin l’abbia davvero tentato, ora non resta che capire quale obiettivo minimo si è posto il presidente russo. Molto dipenderà dalle mosse del Cremlino e dalle concessioni che è disposto a fare. Ma non è l’unico aspetto da tenere in considerazione. Molti analisti si sono infatti spericolati nel chiedersi quali siano le condizioni che permetterebbero a Putin di considerare “vittoriosa” la sua operazione speciale in Ucraina: basta il Donbass? Serve Mariupol? Vuole anche Odessa e la parte di Ucraina ad Est del Dnepr? Domande legittime, che però bisogna porre anche alla controparte. In particolare, a Zelensky.

Cosa può permettersi di perdere, Kiev? Può accettare la neutralità, magari garantita da una sorta di “piccola Nato” di cui farebbero parte alcuni Paesi tra cui l’Italia. Può anche dichiarare ufficialmente di non voler entrare nell’Alleanza Atlantica. E volendo potrebbe anche accettare la smilitarizzazione parziale. Diverso il discorso su CrimeaDonbass e Mariupol: su questo punto si sono arenati i negoziati, benché Kiev abbia proposto di parlarne per i prossimi 15 anni. A chi spetta fare un passo indietro? L’ex ambasciatore italiano in Iraq, Marco Carnelos, è convinto che il presidente ucraino si stia “dirigendo verso un autodistruttivo punto di non ritorno”: “Che cosa è successo a Zelensky che era Stato eletto proprio con una programma elettorale mirante a trovare un’intesa con la Russia?”.

Da qualche giorno, infatti, la posizione di Zelensky “appare sempre più oltranzista sulla pelle dei propri cittadini”. Secondo Carnelos è ormai evidente che Crimea e Donbass sono perdute, così come “probabilmente anche il Sud del Paese”. Perché allora non accettare la realtà dei fatti e firmare un armistizio? “Che senso ha prolungare l’agonia?“, insiste l’ambasciatore in una lettera a Dagospia. “É Zelensky che ha subito una metamorfosi? È condizionato (minacciato) da oltranzisti interni? Oppure è etero-diretto da Washington e Londra che hanno interesse – adesso che hanno visto le debolezze russe – che Mosca sanguini e si impantani il più possibile in Ucraina”. In fondo solo un giorno fa il Times è arrivato a chiedere ai governi di Usa e Gran Bretagna di armare ancora Kiev affinché “finisca il lavoro” e magari provochi quel “regime change” al Cremlino invocato da Biden.

“Ho la sensazione che qualcuno voglia combattere la Russia fino all’ultimo ucraino o, addirittura, fino all’ultimo europeo”, dice Carnelos. Un allarme già lanciato da Toni Capuozzo e da altri, subito però additati come “putinisti”. Occhio però a non tirare troppo la corda: “Zelensky – conclude l’ambasciatore – sta, forse inconsapevolmente, dirigendosi verso un autodistruttivo punto di non ritorno”.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/cosa-succede-a-zelensky-e-eterodiretto-i-dubbi-dellambasciatore-italiano/

La guerra delle agenzie di intelligence per il dominio del mondo

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di Manuel S. Espinosa Harkin

Dalla fine del 2021 a metà gennaio 2022, circa 150.000 truppe russe sono state schierate al confine con l’Ucraina per condurre esercitazioni militari. Gli americani hanno avvertito che lo scopo delle esercitazioni era di preparare un attacco all’Ucraina e che la risposta occidentale sarebbe stata devastante per la Russia.

Perché, anche quando il ritiro delle truppe russe è iniziato dopo la fine delle esercitazioni, i funzionari della Casa Bianca hanno continuato a insistere che un’invasione era imminente? La costante confusione sulla data di inizio dell’invasione ha fatto sorridere analisti e lettori della stampa internazionale.

In effetti, le truppe russe hanno cominciato a tornare ai loro punti di schieramento, ma presto hanno fatto dietrofront e hanno marciato in direzione dell’Ucraina orientale per liberare la popolazione filorussa dell’Ucraina orientale. Gli analisti internazionali e tutti coloro che hanno seguito la situazione, non conoscendo le vere ragioni delle azioni della Russia, hanno lodato la CIA e il Pentagono per le loro accurate previsioni sull’inizio dell’operazione speciale.

Ci sono migliaia di segreti e verità nascoste in questa guerra d’informazione, conosciute solo dai servizi segreti delle parti coinvolte. Secondo alcuni, potrebbe esserci stata una fuga di notizie dal Cremlino dovuta all’azione di agenti della CIA, dell’intelligence britannica MI6, del BND tedesco e del Mossad israeliano.

Altri credono che sia stato un gioco magistrale dell’intelligence russa, che attraverso vari canali segreti ha accennato alla possibilità di tale azione militare a presunti traditori o disertori, che hanno passato queste informazioni all’Occidente. Questa operazione di intelligence psicologica ha avuto luogo sullo sfondo della serie di richieste della Russia del dicembre 2021 alla NATO attraverso i canali diplomatici.

Ci sono altri esempi in cui l’intelligence russa ha agito in modo simile. Basta ricordare il caso di Oleg Penkovsky, un disertore dei servizi segreti militari sovietici GRU. Ha passato informazioni agli americani sul dispiegamento di armi atomiche sovietiche a Cuba nel 1962. Ma grazie a questa operazione, chiamata Anadyr, l’invasione statunitense e il rovesciamento del governo cubano furono evitati.

Per inciso, sia gli Stati Uniti che la Russia avevano piani per cambiare l’ordine mondiale esistente e si stavano preparando di conseguenza. La Russia aveva un piano per combattere un mondo unipolare, mentre gli Stati Uniti avevano un piano per mantenere lo status quo. Questo spiega le azioni di entrambe le parti opposte. A questo proposito, è opportuno citare la frase popolare che il fine giustifica sia i metodi che i mezzi.

Non c’è dubbio che la crisi ucraina è stata istigata dalle strutture di potere occidentali, il cosiddetto Stato profondo, nell’interesse dell’élite economica e oligarchica occidentale, il “Deep Power“. Lo scopo di queste azioni è quello di mantenere la superiorità e l’egemonia acquisita dopo il crollo del sistema socialista 30 anni fa.

Ma il 24 febbraio 2022, il mondo è cambiato per sempre. Tre decenni dopo, l’ordine mondiale post-Guerra Fredda cominciò a cambiare e le crepe cominciarono ad apparire nelle sue fondamenta. Non è stato perché l’Operazione militare speciale in Ucraina della Russia ha colto di sorpresa i paesi occidentali. Questi eventi erano una questione di tempo, di disponibilità dei fondi necessari, di risorse e del successo della macro-pianificazione segreta.

Gli americani non solo si aspettavano la reazione della Russia, ma la stavano preparando: stavano addestrando circa 33.000 soldati ucraini alla sovversione e al sabotaggio nelle basi militari in Florida e nella stessa Ucraina.

Inoltre, la CIA, meglio conosciuta tra gli esperti come i Servizi Segreti, la Divisione delle Operazioni e le sue controparti della Defense Intelligence Agency (DIA) degli Stati Uniti, e i Servizi Segreti di Intelligence britannici (MI6) avevano sviluppato innumerevoli operazioni segrete in tutta Europa per oltre un decennio come parte di una missione per contrastare l’Ucraina con la Russia.

Queste operazioni includono la raccolta di informazioni aperte e classificate per scopi operativi e strategici, così come il reclutamento di mercenari i cui compiti includono l’infiltrazione e l’irruzione in istituzioni statali, unità dell’esercito, agenzie di sicurezza, strutture private e civili (istituzioni della società civile e quelle che forniscono servizi di mediazione, organizzazioni politiche).

Il rovesciamento orchestrato dagli Stati Uniti del presidente legittimamente eletto dell’Ucraina Viktor Yanukovych nel 2014 ha dimostrato l’efficacia dei metodi menzionati dei servizi segreti anglosassoni. Le presunte agenzie di cooperazione internazionale allo sviluppo – il National Endowment for Democracy (NED), l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID), Freedom HouseOxfam e altre – hanno giocato un ruolo speciale. Tutti loro sono ben noti nel nostro paese.

È ampiamente noto che la forza motrice di qualsiasi operazione è il denaro, e queste istituzioni ne hanno in abbondanza, e le loro fonti di finanziamento sono senza fondo. Solo nei caveau della CIA e dell’Mi-6 residenti in vari paesi, sia nei loro uffici nelle ambasciate che nei centri di intelligence illegali (agenzie segrete la cui ubicazione rimane sconosciuta al controspionaggio), ci sono milioni di dollari in contanti. Questo denaro viene utilizzato per reclutare presidenti, ministri della difesa, deputati, giudici e chiunque altro possa essere pagato per passare informazioni o elaborarle a beneficio dei servizi segreti stranieri.

Non c’è un solo paese che sia stato in grado di proteggersi dalle attività delle reti di agenti che lavorano per realizzare gli obiettivi di politica estera dei rispettivi paesi. Né la Russia, né l’America, né la Gran Bretagna sono riuscite a proteggersi dalle azioni dei servizi segreti degli altri paesi.

Questo è il caso ora in Ucraina, che è diventata un campo di battaglia per le due potenze. Nelle parole di William Casey, ex direttore dell’intelligence centrale e nemico giurato dei sandinisti, l’espressione è “a volte si perde, a volte si vince”. Anche se la CIA e l’Mi-6 sono stati in grado di capitalizzare la rivoluzione colorata (seconda arancione) in Ucraina nel 2014, portando coloro che volevano vedere al potere grazie al sostegno occulto del Dipartimento di Stato, la risposta brutale della Russia non si è fatta attendere.

La CIA è nota per aver pianificato una serie di rapimenti di soldati russi nel sud della Siria. Oggi, le tattiche sopra descritte per la tradizionale guerra dei servizi segreti tra la CIA, l’MI6 e il servizio segreto estero russo (SVR) per il controllo politico ed economico dell’Ucraina sono state sostituite da misure di politica estera come l’annessione della penisola di Crimea alla Federazione Russa e il ritiro dei filorussi Lugansk e Donetsk, che hanno proclamato la loro indipendenza dal controllo ucraino.

Questa non è la prima volta che le agenzie di intelligence e controspionaggio della Russia hanno usato l’Ucraina come esca per la NATO. Dagli anni ’50 in Ucraina è stata usata una tattica di gioco degli scacchi: o si stabilisce il controllo o lo si perde. La Russia è persino riuscita ad approfittare di un colpo di stato mediato dalla CIA nel 2014 per espandere i suoi confini geografici, diventando il bersaglio di nuove sanzioni occidentali, e nel 2015 la Russia ha accettato di aiutare i suoi alleati in Siria, anche se è rimasta fuori dal conflitto in Libia.

Non era una questione di volontà o desiderio russo di intervenire nella guerra in Siria – era una questione di tempo, e il governo siriano era a corto di tempo: il paese stava subendo enormi perdite e il nemico era alla periferia di Damasco. Qualsiasi coinvolgimento in un conflitto armato non solo deve essere pianificato in anticipo, ma anche accompagnato da una giustificazione convincente per tale azione. Questo può preservare le relazioni economiche, commerciali e finanziarie tra i due paesi.

Vorrei anche sottolineare che l’arrivo del corteo di auto del Ministro degli Esteri Sergey Lavrov e del direttore dei servizi segreti esteri (SVR) Mikhail Fradkov alla residenza presidenziale siriana dall’aeroporto nel 2015 è stato un segnale per gli Stati Uniti, la NATO, Israele, Turchia e Arabia Saudita che ciò che è successo in Libia non si sarebbe ripetuto nel paese dove si trova la base navale russa.

La reazione a questo da parte dei servizi segreti anglosassoni è stata lo sviluppo di una colossale operazione di tipo psico-cognitivo volta a diffondere la russofobia (che è odio inculcato) non solo in Ucraina ma anche nei vicini della Russia, Polonia, Romania, Repubblica Ceca e altri, per citare solo alcuni paesi. Negli ultimi otto anni sono stati spesi miliardi di dollari per diffondere la russofobia e il nazismo in tutti i tipi di media (stampa, programmi radio, spettacoli televisivi, social media), nelle ONG e nei partiti politici.

I principali orientamenti della politica estera

Questi obiettivi dei servizi di sicurezza possono sembrare scollegati dalla realtà, insufficientemente convincenti o addirittura incredibili, ma sono in linea con i piani antisovietici di Hitler e della Polonia dal 1934 in poi e durante la guerra fredda. In particolare, il progetto di Harvard, che mira a rompere l’Unione Sovietica fomentando lotte etniche, e il progetto di Houston degli anni ’90 per contrastare la Russia e raggiungere gli stessi obiettivi nel periodo successivo alla guerra fredda sono diventati famosi.

Basta guardare il piano strategico della RAND Corporation per contenere la Russia, introdotto nella Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti il 5 settembre 2019. Delinea una strategia per contrastare la Russia imponendo sanzioni economiche su larga scala.

Come risultato, i servizi segreti occidentali hanno raggiunto i seguenti obiettivi: guerra fratricida della nazione slava, espansione della NATO fino ai confini russi, accettazione dei paesi dell’Europa orientale nell’alleanza, riforme strutturali nel governo russo possibili attraverso la minaccia di un attacco nucleare preventivo nel 1991.

I residenti britannici dell’MI6 in Ucraina hanno tentato, con l’aiuto dell’opposizione, di organizzare un colpo di stato in Kazakistan alla fine del 2021, ma i servizi di sicurezza russi e kazaki sono riusciti a sventare i tentativi il più rapidamente possibile. Inoltre, l’operazione di “cambio di regime” è stata progettata per rinviare uno scenario militare per la liberazione del Donbass.

Gli americani erano certamente a conoscenza dei piani per liberare Lugansk e Donetsk, così il direttore della CIA è andato in Russia per incontrare il presidente Putin. Tuttavia, ha dovuto accontentarsi di incontrare i suoi colleghi dell’SVR e del Consiglio di Sicurezza russo, ai quali ha comunicato che l’America era a conoscenza dei piani della Russia e ha avvertito che gli Stati Uniti e i suoi partner occidentali non avrebbero chiuso un occhio sulla realizzazione di uno scenario violento.

Questo era un altro tentativo di ritardare l’operazione russa, perché all’inizio di marzo la NATO aveva intenzione di scatenare la guerra e il genocidio nel Donbass, mettendo fine ai piani di indipendenza di Donetsk e Lugansk. E i russi, consapevoli dei piani di guerra dell’Occidente, li hanno preceduti ancora una volta e sono entrati per primi nel Donbass. Semplicemente non avrebbero potuto fare altrimenti.

Ci sono molte prove che l’Ucraina è stata usata come una pedina dalle élite occidentali, economiche e finanziarie, specialmente quelle anglosassoni: la Russia è stata regolarmente provocata in uno scenario di guerra, e il Cremlino sapeva che la conseguenza di un’operazione speciale forzata sarebbe stata un blocco finanziario ed economico sulla Russia, volto a distruggere l’economia.

Grazie allo stesso famigerato rapporto del 1978 della RAND Corporation sulla situazione in Afghanistan, la CIA fece delle minacce che costrinsero l’Unione Sovietica ad inviare il suo contingente militare lì per i successivi dieci anni. Ora la Russia è stata di nuovo costretta ad andare in guerra per proteggere tutta l’Ucraina e garantire la propria sicurezza.

Tentativi di far diventare l’Ucraina un membro della NATO, esercitazioni militari alle frontiere marittime, terrestri e aeree che minacciano la sicurezza della Russia usando aerei e navi armati con armi nucleari, piani di dispiegare armi nucleari in Europa orientale mirando alla Russia, sostegno al dominio nazista in Ucraina, genocidio della popolazione filorussa nel Donbass condotto negli ultimi 8 anni con il permesso delle autorità ucraine, costruzione da parte del Pentagono di 30 laboratori biologici per la guerra biologica e batteriologica, costruzione sul territorio dello UK.

Queste e altre azioni sono state pianificate dalle agenzie statunitensi sopra descritte, compreso il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. Altre misure includono l’imposizione di 5.500 sanzioni di vario calibro, principalmente nei settori del commercio e della finanza. Secondo il piano della RAND Corporation, l’Occidente mira a colpire l’economia russa, che dipende dalle esportazioni di gas e petrolio, e a ridurre la quota delle importazioni europee di gas russo sostituendolo con il gas naturale liquefatto statunitense.

C’è stato anche un piano simile per condurre una guerra d’informazione prima, che consiste nel molestare impunemente i russi sui social media. Non è quindi sorprendente che i senatori statunitensi stiano facendo richieste per assassinare il presidente russo. Queste misure segnano una grave spaccatura nelle relazioni della Russia con l’Occidente, riportandole al livello del 1946 – l’inizio della guerra fredda.

E l’Occidente è furioso per una buona ragione. Sebbene fosse a conoscenza del modus operandi della Russia in Abkhazia, Ossezia del Sud, la penisola di Crimea e i presunti piani della Russia per Donetsk e Lugansk, l’Occidente aveva una certa fiducia che le conseguenze delle sanzioni economiche avrebbero costretto la Russia ad abbandonare i suoi piani militari.

Sottovalutare lo stato dell’esercito, le reazioni alle sanzioni economiche, finanziarie e commerciali e i piani della Russia per cambiare l’ordine mondiale in modo che sia libero da discriminazioni e minacce è stato un grave errore. In primo luogo, le azioni della Russia sono di natura difensiva – non ha né 800 basi in tutto il mondo né sette flotte che pattugliano l’intero pianeta. In secondo luogo, la Russia non sta conducendo operazioni di cambio di regime in Messico o Canada, né sta minacciando gli Stati Uniti con la distruzione o la creazione di laboratori biologici in altri paesi.

L’inaspettata risposta asimmetrica della Russia

I servizi segreti russi SVR, GRU e FSB, precedentemente noti come KGB, hanno agito nello spirito delle loro controparti occidentali: reclutando tutti coloro che potevano essere reclutati a vari livelli in Europa, Canada e Stati Uniti, ma soprattutto in Polonia e Ucraina, dove sono stati fatti significativi guadagni militari – quasi il 50% delle armi NATO sono già in mani russe.

Questi servizi segreti hanno osservato per anni le azioni dell’altro e hanno analizzato i piani segreti, torcendoli fino al punto in cui il presidente russo ha battuto il pugno sul tavolo ed è passato all’offensiva, senza alcun riguardo per le conseguenze.

L’operazione militare speciale ha portato alla liberazione della parte orientale filorussa dell’Ucraina e all’eliminazione di più di 6.000 mercenari e personale NATO. Se non fosse stato per la tattica di sparare selettivamente sulle infrastrutture militari senza danneggiare quelle civili, la Russia avrebbe liberato l’intero paese settimane fa. Le forze armate russe stanno penetrando in profondità in Ucraina e distruggendo il più possibile le infrastrutture militari che gli Stati Uniti hanno speso miliardi di dollari per costruire per quasi un decennio. L’essenza dell’operazione è anche quella di eliminare finalmente il nazismo e salvare l’Ucraina dai sinistri piani della NATO.

I piani di Biden e dell’Occidente per l’Ucraina sono rovinati. È stato anche rivelato che il Pentagono ha investito milioni nella creazione di 30 laboratori biologici che hanno fatto ricerche su agenti patogeni e hanno piani maligni per scatenare una guerra biologica e batteriologica contro la Russia. Anche le basi navali e di addestramento della NATO stabilite nei porti ucraini sono state distrutte, e molti consiglieri militari e mercenari stranieri sono stati liquidati.

Le ONG putschiste e le odiose organizzazioni politiche e ideologiche e le strutture ucraine russofobe, nelle quali sono stati investiti anche milioni, sono state liquidate. Circa due milioni di rifugiati ucraini sono andati nei paesi russofobi della Polonia e della Germania, il che è destinato a causare gravi problemi economici in quei paesi.

Gli Stati baltici non hanno imparato nulla. Dovrebbe essere chiaro per loro che la NATO li lascerà senza protezione come ha lasciato l’Ucraina. La strategia della NATO di combattere apparentemente il nazismo ucraino, sulla falsariga della lotta al terrorismo, sta fallendo. Sia il nazismo che il terrorismo sono stati creati dall’Alleanza stessa per essere usati come pretesto per invadere altri paesi, svolgendo così un ruolo liberatorio.

Con sorpresa di molti, la reazione alle sanzioni è rimbalzata in Europa e negli Stati Uniti, le cui economie sono state colpite duramente, con l’aumento dei prezzi del gas, dell’elettricità e del petrolio che hanno già un impatto sui risparmi dei consumatori. A lungo termine, questo potrebbe trasformarsi nella tempesta perfetta per l’emergere di sconvolgimenti sociali che minaccerebbero la possibilità di rimanere al potere.

Ironicamente, in Germania, Francia e persino in Italia c’è una tendenza emergente che si allontana dalla politica antirussa degli anglosassoni, permettendo la possibilità di un’alleanza geopolitica euro-asiatica. Nel contesto di un possibile scoppio della terza guerra mondiale, questi piani meritano un’analisi separata.

L’internazionalizzazione della guerra

Molti paesi influenti come Cina, India, Pakistan, Emirati Arabi, Brasile, Messico e Venezuela si sono uniti nel criticare le sanzioni occidentali imposte alla Russia. Le nazioni esportatrici di petrolio hanno rifiutato di organizzare ulteriori forniture di oro nero agli Stati Uniti in mezzo all’embargo petrolifero della Russia. La situazione può essere usata per colpire il dollaro e l’intera struttura finanziaria globale dell’Occidente, e tutti ne sono ben consapevoli.

Il lancio da parte dell’Iran di dodici attacchi missilistici l’11 marzo contro le infrastrutture israeliane e statunitensi situate in Iraq ha aperto un secondo fronte in una guerra non ancora mondiale. Si noti che oltre all’Ucraina, una serie di conflitti si stanno intensificando in tutto il mondo con la prospettiva di una grande guerra in Medio Oriente: scontri tra Arabia Saudita e Yemen, Arabia Saudita e Iran, Israele e Siria, Palestina e Iran, Turchia e Siria.

Benvenuti nella guerra fredda 2.0

Dove ci porterà la nuova crisi in Europa? Tutte le indicazioni sono che il conflitto colpirà il lato economico-finanziario, commerciale, informativo-psicologico della vita e nessuno può rispondere in modo credibile alla domanda di quando e come il conflitto finirà o che tipo di ordine mondiale sostituirà quello attuale e chi sarà al comando.

Il 15 marzo Biden ha firmato un ordine esecutivo per 13,6 miliardi di dollari in aiuti umanitari e militari all’Europa orientale per contenere la Russia. Di questi, 1 miliardo di dollari sarà dato all’Ucraina per l’acquisto di armi antiaeree, missili balistici e droni statunitensi. Biden ha detto: “Questa guerra potrebbe durare a lungo, ma siamo fiduciosi che l’Ucraina non deporrà le armi a Putin.

La cessazione da parte della Russia della sua appartenenza al Consiglio d’Europa il 16 marzo ha dato a tutti carta bianca per azioni future.

Tre mesi fa nessuno poteva vedere il futuro. La verità era nota solo ai servizi di intelligence dei principali paesi e a una cerchia ristretta dei principali analisti del mondo che avevano il compito di conoscere gli scopi e gli obiettivi delle prossime ostilità. Bisogna anche notare che la crescente incertezza nel mondo potrebbe essere usata per ottenere un vantaggio strategico e garantire la vittoria.

In definitiva, questi eventi dovrebbero essere una lezione per il nostro paese. Non possiamo permettere un cambio di regime attraverso i metodi della CIA e delle sue agenzie ausiliarie, come quelli sviluppati nel 2014 e testati in Nicaragua nel 2018. Tutti i guai dell’Ucraina sono dovuti a una cosa: il desiderio degli Stati Uniti di dominare il mondo.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Idee&Azione

31 marzo 2022

Fonte: https://www.ideeazione.com/la-guerra-delle-agenzie-di-intelligence-per-il-dominio-del-mondo/

IMBC: Pellegrinaggio a Loreto il 14-15 Maggio

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Partecipiamo numerosi al Pellegrinaggio organizzato dai sacerdoti dell’IMBC per ringraziare la Santa Vergine Maria di tutte le grazie ricevute e per chiederLe di assisterci in questi anni tribolati.

14-15 maggio 2022: XVII edizione del pellegrinaggio a piedi a Loreto

Insormontabili problemi logistici, causati principalmente dalla chiusura di un hotel a Castelfidardo, hanno determinato per quest’anno il cambiamento del percorso, che prevedeva Osimo-Castelfidardo-Loreto. Il nuovo percorso sarà: il primo giorno da Castelfidardo a Loreto, il secondo giorno Loreto-Castelfidardo-Osimo, per un totale di 18 chilometri a piedi. I pellegrini potranno venerare la Santa Casa di Loreto il sabato pomeriggio (e la domenica mattina) e il corpo di san Giuseppe da Copertino a Osimo la domenica pomeriggio.

Sabato 14 maggio 2022
ore 14,00: appuntamento al parcheggio della Scuola d’infanzia “Gianni Rodari” in via Romolo Murri, alle Crocette di Castelfidardo; sistemazione dei bagagli e pagamento della quota d’iscrizione.
ore 14,45: inquadramento dei gruppi dei pellegrini; (1° gruppo Madonna del Buon Consiglio, 2° gruppo san Giuseppe, 3° gruppo san Pio X);
ore 15,00: partenza a piedi per Loreto;
ore 18,30: arrivo a Loreto e venerazione della Santa Casa;
ore 19,00: trasferimento a piedi dalla basilica all’hotel San Gabriele, in via Guglielmo Marconi n. 22: distribuzione dei bagagli, sistemazione nelle camere (anche nel vicino hotel Loreto), cena (alle ore 21,00) e pernottamento.

Domenica 15 maggio 2022
— Per chi desidera: dalle ore 6,15 è possibile venerare la Santa Casa nella basilica di Loreto —
ore 7,30: Santa Messa.
ore 8,45: colazione e sistemazione dei bagagli nel furgone;
ore 9,30: partenza a piedi; sosta al sacrario della battaglia di Castelfidardo;
ore 13,00: arrivo alle Crocette di Castelfidardo; pranzo al sacco;
ore 14,30: trasferimento delle auto a Osimo, al parcheggio davanti alla chiesa San Carlo Borromeo, in Via Molino Mensa n. 1;
ore 15,00 partenza a piedi verso la basilica di san Giuseppe da Copertino a Osimo;
ore15,30 in basilica venerazione del corpo del santo. Quindi i pellegrini ritorneranno a piedi alle vetture.

Come raggiungere Castelfidardo
Autostrada A14: uscire al casello di Ancona Sud-Osimo.
Per chi proviene da Sud: attenzione ai rallentamenti dovuti ai cantieri tra Pescara e Fermo (calcolare 30 minuti in più).

Modalità del pellegrinaggio
Il sabato pomeriggio i pellegrini dopo aver lasciato le auto a Castelfidardo e caricato i bagagli su un furgone (che li trasporterà direttamente a Loreto), percorrono a piedi il cammino  sino alla basilica lauretana. La domenica mattina dopo colazione ricaricano i bagagli sul furgone e si incamminano a piedi in direzione di Castelfidardo. Dopo il pranzo al sacco si sposteranno con le vetture private a Osimo. Durante i percorsi a piedi saranno a disposizione dei pellegrini alcuni pulmini.
Lungo il cammino i sacerdoti assicurano l’assistenza spirituale (recita del S. Rosario, canti, meditazioni, confessioni). Si raccomanda di non usare i telefonini durante la marcia.

I pasti
La cena di sabato sera all’hotel San Gabriele di Loreto, la colazione di domenica mattina all’hotel San Gabriele e all’hotel Loreto.
Pranzo al sacco di domenica: ogni pellegrino deve arrivare al pellegrinaggio con il necessario (cibo, bevande, posate, ecc.).
Chi desidera organizzarsi diversamente per il pranzo della domenica potrà ricongiungersi con gli altri pellegrini al parcheggio o alla basilica di  Osimo agli orari indicati.

Attrezzatura e abbigliamento
I pellegrini devono portare:
– un bagaglio con gli effetti personali per il pernottamento (applicare un’etichetta col proprio nome per facilitare la distribuzione);
– un bagaglio con il cibo e le bevande per il pranzo al sacco della domenica. Si consiglia di portare una borraccia e uno zainetto per la marcia, contenente il necessario in caso di pioggia, gli effetti personali, gli energetici, ecc. Si consigliano delle scarpe comode e un copricapo per proteggersi dal sole.
Si chiede agli uomini di non indossare i bermuda e si invitano le signore e le signorine a indossare delle gonne sotto le ginocchia e un velo per l’assistenza alla S. Messa.

Pernottamento
I pellegrini pernottano in due alberghi a Loreto (a 100 metri uno dall’altro). Sono disponibili camere doppie, triple e quadruple. Chi è solo deve adattarsi a dormine con altri pellegrini.
Per mantenere lo spirito del pellegrinaggio e non disturbare gli altri partecipanti, i pellegrini sono invitati a rientrare nelle camere entro la mezzanotte.

Iscrizioni
L’iscrizione si deve effettuare entro sabato 7 maggio 2022 presso don Ugo Carandino della Casa San Pio X (vedere i contatti a fondo pagina); l’iscrizione sarà considerata valida solamente dopo il versamento alla Casa San Pio X della quota relativa all’hotel (indicata nel paragrafo seguente), con l’indicazione del cognome, nome, luogo e data di nascita dei partecipanti, come richiesto dalla direzione dell’hotel.

Quote per l’hotel (cena, pernottamento e colazione) da versare tramite bonifico bancario alla Casa San Pio X:
c/c bancario: 872821 intestato a Carandino Ugo, UniCredit Banca, Filiale di Santarcangelo – Iban: IT 38 Y 02008 68021 000000872821

– adulti e ragazzi a partire dai 14 anni: 50,00 euro;
– da 0 a 3 anni: gratuiti nel letto con i genitori, oppure culla in camera a 15,00 euro se richiesta;
– da 4 a 6 anni compiuti sconto del 30% in letto singolo: 35,00 euro.
– da 7 ai 10 anni compiuti sconto del 20% in letto singolo: 40,00 euro
– da 11 ai 13 anni compiuti sconto del 10% in letto singolo: 45,00 euro.

Quota per l’organizzazione del pellegrinaggio da versare direttamente il sabato pomeriggio a Castelfidardo: 10,00 euro per gli adulti, gratuita dai 0 ai 17 anni.

Chi avesse delle difficoltà economiche (studenti, famiglie numerose, ecc.) non rinunci al pellegrinaggio e contatti l’organizzazione.
Chi fosse impossibilitato a partecipare può inviare un’offerta sul c.c. bancario per contribuire alle spese organizzative e per favorire l’iscrizione delle persone più bisognose (causale: “contributo pellegrinaggio Loreto”).

Per informazioni e iscrizioni
don Ugo Carandino: tel. 0541.75.89.61 – info.casasanpiox@gmail.com

Viaggio in autobus (da Piemonte e Lombardia): partenza da Verrua Savoia sabato 14/5 alle ore 6,00 (costo circa 45,00 euro).
Prendere contatto con don Ugolino Giugni: tel. 0161.83.93.35 – info.sodalitium.it

Fonte: https://www.sodalitium.biz/14-15-maggio-2022-pellegrinaggio-a-piedi-a-loreto-xvii-edizione/

Sondaggi…

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di Alfio Krancic

La rilevazione di Supermedia Agi/Youtrend: stabili gli altri partiti, con il Pd al vertice (21,5 per cento) seguito da Fratelli d’Italia (20,7%)31 MARZO 2022 ALLE 16:43

Manca ancora un anno alle prossime elezioni politiche (???), ma in vista del 2023 anche i partiti minori iniziano a sgomitare per un posto tra le preferenze degli italiani. E rosicchiano percentuali entrando di diritto nei sondaggi. La principale novità del sondaggio di Supermedia Agi/Youtrend di questa settimana è la comparsa del partito Italexit dell’ex grillino Gianluigi Paragone che si attesta al 2 per cento delle preferenze degli elettori.

Nel sondaggio di alcuni giorni fa di Swg per il Tg La7 al vertice figurava Fratelli d’Italia, mentre per Supermedia Agi/Youtrend al primo posto c’è il Pd di Enrico Letta con il 21,5 per cento di preferenze, ma il partito di Giorgia Meloni è comunque in seconda posizione con uno scarto di 0,35 punti (20,7%). La Lega perde lo 0.2 per cento e si ferma al 16,5 mentre il Movimento 5 Stelle, complice forse la strategia di Giuseppe Conte sul no alla spesa militare, guadagna lo 0,1 (13,5 per cento). Silvio Berlusconi dopo il matrimonio simbolico con Marta Fascina fa guadagnare a Forza Italia lo 0,2 per cento (per un totale di 8,4 punti percentuali), mentre Italia Viva (-0,3), Azione/+Europa (-0,1), Verdi (-0.3) e Sinistra italiana (-0,1) perdono qualcosa. (Repubblica.it)

Sono due anni che i sondaggi girano intorno queste cifre: nonostante la dittatura sanitaria, le restrizioni dei diritti civili, la Costituzione stracciata ed ora la guerra con le conseguenze nefaste che avrà sul nostro futuro e sulla nostra economia, considerata la scellerata scelta di campo che la cupola politica italiana, ha fatto preferendo il Comico di Kiev a Putin, viene spontaneo chiedersi: come diavolo fanno i partiti ad avere ancora così ampio consenso fra l’elettorato. Forse una spiegazione esiste. I sondaggi non tengono conto delle astensioni che a parere di molti analisti stanno crescendo in modo enorme. Quindi è comprensibile che il PD abbia il 21% dei voti su un 30% dei votanti. Se si contasse l’astensione al 70%, quel 21% del PD equivarrebbe ad uno striminzito 8,7% dell’elettorato ; idem per FdI. Il 16, 5% della Lega diventerebbe un 7% (a due passi dal mitico 3% delle origini), poco meno il M5S. FI sarebbe al 3,3%. Praticamente un disastro.

Facile avere questi numeroni senza contare le astensioni…

S.E.&.O.

PS Spero di non avere fatto un ragionamento ad cazzum canis. La matematica la mastico poco. Se ho sbagliato mi corriggerete.

Fonte: https://alfiokrancic.com/2022/03/31/sondaggi-2/

I CONSIGLI DELL’IRAN ALLA RUSSIA PER SUPERARE LE SANZIONI

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QUINTA COLONNA

di Massimo Cascone

Ci sono Stati che da anni fronteggiano il bullismo occidentale, rispondendo colpo su colpo alle sanzioni e garantendo la sopravvivenza, tra alti e bassi, del proprio popolo. Tra questi rientra sicuramente l’Iran, da più di 40 anni soggetto alle restrizioni economiche a causa della sua ferrea volontà di non sottomettersi al potere globalizzante americano.

Saper sopravvivere nonostante le avversità è un’arte e adesso anche alla Russia tocca impararla. Per questo motivo, come riporta RIA Novosti, le autorità iraniane hanno consigliato al Cremlino una serie di misure per contrastare le sanzioni statunitensi e, allo stesso tempo cooperare maggiormente.

Ad affermarlo, Mohsen Karimi, vice capo della Banca centrale della Repubblica islamica per gli affari internazionali.

L’Iran, sulla base della sua ricca esperienza di essere sotto sanzioni negli ultimi anni, ha adottato le misure necessarie per uscire dall’influenza della dominazione americana e dei paesi ostili, che ha proposto alla parte russa.

Karimi, come anticipato, ha anche accennato nelle dichiarazioni rilasciate all’importanza di rinsaldare l’alleanza tra i due paesi, sottolineando la necessità di rafforzare gli scambi commerciali:

Ci sono sia accordi che opportunità. L’Iran vuole solo usarli per condurre operazioni commerciali con la Russia in rubli e rial.

Massimo A. Cascone, 02.04.2022

Fonte: https://ria.ru/20220401/sanktsii-1781315730.html

Fonte: https://comedonchisciotte.org/i-consigli-delliran-alla-russia-per-superare-le-sanzioni/

Ecco la nuova valuta di riserva globale basata sulle risorse

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Si sta formando una nuova realtà: il mondo unipolare sta irrevocabilmente diventando un ricordo del passato, al suo posto sta prendendo forma un mondo multipolare

di Pepe Escobar
strategic-culture.org

È stato qualcosa da vedere. Dmitri Medvedev, ex presidente russo, atlantista impenitente, attuale vice presidente del Consiglio di sicurezza russo, ha deciso di parlare fuori dai denti in uno sfogo che ha eguagliato l’esordio in combattimento del signor Khinzal, che aveva causato stupore e un palpabile shock in tutto il NATOstan.

Medvedev ha detto che le “infernali” sanzioni occidentali non solo non sono riuscite a paralizzare la Russia, ma si stanno invece “ritorcendo contro l’Occidente come un boomerang.” La fiducia nelle valute di riserva sta “svanendo come la nebbia del mattino” e abbandonare il dollaro USA e l’euro non è più irrealistico: “L’era delle valute regionali sta arrivando.”

Dopo tutto, ha aggiunto, “non importa se lo vogliono o no, dovranno negoziare un nuovo ordine finanziario (…) E allora l’ultima parola sarà di quei Paesi che hanno un’economia forte e avanzata, finanze pubbliche sane e un sistema monetario affidabile.”

Medvedev ha rilasciato la sua succinta analisi anche prima del D Day – questo giovedì, la data stabilita dal presidente Putin, dopo la quale i pagamenti per il gas russo da parte delle “nazioni ostili” saranno accettati solo se in rubli.

Il G7, prevedibilmente, ha assunto una posizione (collettiva): noi non pagheremo. “Noi” significa i 4 che non sono grandi importatori di gas russo. “Noi,” inoltre, significa l’Impero della Menzogna che detta le regole. Per quanto riguarda i rimanenti 3, che saranno in gravi difficoltà, non solo sono grandi importatori ma sono anche le nazioni sconfitte della Seconda Guerra Mondiale – Germania, Italia e Giappone, ancora, de facto, territori occupati. La storia ha l’abitudine di giocare scherzi perversi.

Il diniego non è durato a lungo. La Germania è stata la prima a cedere – anche prima che gli industriali, dalla Ruhr alla Baviera, inscenassero una rivolta di massa. Scholz, il patetico cancelliere, ha chiamato Putin, che ha dovuto spiegare l’ovvio: i pagamenti dovranno essere effettuati in rubli perché l’UE ha congelato le riserve in valuta estera della Russia – in una rozza violazione del diritto internazionale.

Con pazienza taoista, Putin ha anche espresso la speranza che questo non rappresenti un deterioramento dei termini contrattuali per gli importatori europei. Gli esperti russi e tedeschi dovrebbero riunirsi e discutere i nuovi termini.

Mosca sta lavorando ad una serie di documenti che definiscono il nuovo accordo. Essenzialmente, questo stabilisce che niente rubli, niente gas. I contratti diventano nulli una volta che si viola la fiducia. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno rotto accordi legalmente vincolanti con sanzioni unilaterali e, in più, hanno confiscato le riserve estere di una nazione – nucleare – del G20.

Le sanzioni unilaterali hanno reso dollari ed euro senza valore per la Russia. L’isteria non porta da nessuna parte, la questione sarà risolta – ma alle condizioni della Russia. Punto. Il Ministero degli Esteri aveva già avvertito che il rifiuto di pagare il gas in rubli avrebbe portato ad una grave crisi di mancati pagamenti e fallimenti a livello globale, una reazione a catena infernale di transazioni bloccate, congelamento di beni collaterali e chiusura di linee di credito.

Quello che accadrà dopo è parzialmente prevedibile. Le aziende dell’UE riceveranno la nuova serie di regole. Avranno tempo per esaminare i documenti e prendere una decisione. Quelle che diranno “no” saranno automaticamente escluse dal ricevere forniture dirette di gas russo – con tutte le conseguenze politico-economiche del caso.

Ci sarà qualche compromesso, naturalmente. Per esempio, parecchie nazioni dell’UE accetteranno di usare i rubli e aumenteranno le loro acquisizioni di gas in modo da poter rivendere il surplus ai loro vicini e ottenere un profitto. E alcune potrebbero anche decidere di comprare gas al momento sul mercato spot.

Quindi, la Russia non sta imponendo un ultimatum a nessuno. Il tutto richiederà tempo – è un processo in corso. Con anche qualche azione secondaria. La Duma sta contemplando l’estensione del pagamento in rubli ad altri prodotti essenziali – come petrolio, metalli, legname, cereali. Dipenderà dalla voracità collettiva dei chihuahua dell’UE. Tutti sanno che la loro incessante isteria può tradursi in una colossale rottura delle catene di approvvigionamento in tutto l’Occidente.

Ciao ciao oligarchi

Mentre le classi dirigenti atlantiste sono andate completamente fuori di testa, ma rimangono ancora concentrate sulla lotta fino all’ultimo Europeo per estrarre ogni residua, palpabile ricchezza dell’UE, la Russia sta mantenendo i nervi saldi. Mosca, infatti, è stata abbastanza indulgente, evocando lo spettro della mancanza di gas in primavera, invece che in inverno.

La Banca centrale russa ha nazionalizzato i guadagni in valuta estera di tutti i principali esportatori. Non c’è stato nessun default. Il rublo continua a salire – e ora è ritornato, più o meno, alle quotazioni antecedenti l’operazione Z. La Russia rimane autosufficiente dal punto di vista alimentare. L’isteria americana su una Russia “isolata” è ridicola. In tutta l’Eurasia ogni attore che conta – per non parlare degli altri 4 BRICS e praticamente tutto il Sud globale – non ha demonizzato e/o sanzionato la Russia.

Come bonus extra, probabilmente l’ultimo oligarca in grado di influenzare Mosca, Anatoly Chubais, non c’è più. Chiamatelo un altro epocale trucco storico: l’isteria sanzionatoria occidentale ha, di fatto, smembrato l’oligarchia russa – il progetto preferito di Putin fin dal 2000. E questo implica il rafforzamento dello stato russo e il consolidamento della società russa.

Non conosciamo ancora tutti i fatti, ma possiamo affermare che, dopo anni di attenta valutazione, Putin ha deciso veramente di rischiare il tutto per tutto e rompere la schiena all’Occidente – usando quella triade (l’imminente guerra lampo nel Donbass, i laboratori statunitensi di armi biologiche, il progetto ucraino di armi nucleari) come casus belli.

Il congelamento delle riserve estere doveva essere previsto, soprattutto perché la Banca centrale russa aveva aumentato le proprie riserve di titoli del Tesoro USA fin dal novembre dello scorso anno. Poi c’è la seria possibilità che Mosca possa accedere a riserve estere “segrete” offshore – una matrice complessa costruita con l’aiuto di insider cinesi.

L’improvviso passaggio da dollari/euro a rubli è stata una vera e propria mossa di judo geoeconomico di livello olimpico. Putin ha invogliato l’Occidente collettivo a scatenare il suo demente attacco di isteria sanzionatoria – e lo ha rivoltato contro l’avversario con una sola, rapida mossa.

Ed eccoci qui, a cercare di assorbire tutti questi rivoluzionari e ben sincronizzati sviluppi che seguono la militarizzazione degli asset del dollaro: la rupia-rublo con l’India, il petroyuan saudita, le carte Mir-UnionPay co-badged emesse dalle banche russe, l’alternativa SWIFT Russia-Iran, il progetto EAEU-Cina di un sistema monetario/finanziario indipendente.

Per non parlare del colpo da maestro della Banca centrale russa, che ha fissato 1 grammo d’oro a 5.000 rubli – che è già intorno ai 60 dollari, e sta salendo.

Insieme a No Rubli No Gas, quello che abbiamo qui è che, di fatto, l’energia è stata ancorata all’oro. I chihuahua dell’UE e la colonia giapponese dovranno comprare molti rubli utilizzando l’oro o comprare molto oro per avere il loro gas. E c’è di meglio. La Russia, nel prossimo futuro, potrebbe nuovamente ri-ancorare il rublo all’oro. Potrebbero essere 2.000 rubli, 1.000 rubli, anche 500 rubli per un grammo d’oro.

Tempo di essere sovrani

Il Santo Graal nelle discussioni in corso su un mondo multipolare, fin dai vertici BRICS degli anni 2000 con Putin, Hu Jintao e Lula, è sempre stato come aggirare l’egemonia del dollaro. Ora la cosa è proprio di fronte a tutto il Sud globale, come un’apparizione benigna con un sorriso da gatto del Cheshire: il rublo d’oro o il rublo sostenuto da petrolio, gas, minerali, esportazioni di materie prime.

La Banca centrale russa, a differenza della Fed, non pratica il QE e non esporta inflazione tossica nel resto del pianeta. La Marina russa non solo garantisce la sicurezza di tutte le linee di comunicazione marittime russe, ma i sottomarini russi a propulsione nucleare sono in grado di spuntare in tutto il pianeta, senza preavviso.

La Russia è molto, molto avanti nel mettere in pratica il concetto di “potenza navale continentale.” Il game-changer strategico si era verificato nel dicembre 2015, nel teatro siriano. La quarta divisione sottomarina con base nel Mar Nero come star dello spettacolo.

Le flotte navali russe possono ora impiegare missili Kalibr in uno spazio che comprende l’Europa orientale, l’Asia occidentale e l’Asia centrale. Il Mar Caspio e il Mar Nero, collegati dal canale Don-Volga, offrono uno spazio di manovra paragonabile al Mediterraneo orientale e al Golfo Persico messi insieme. 6.000 km di lunghezza. E non c’è nemmeno bisogno di accedere alle acque calde.

Questo copre circa 30 nazioni: la tradizionale sfera d’influenza russa, i confini storici dell’impero russo e le attuali sfere di rivalità politica/energetica.

Non c’è da stupirsi che la Beltway sia impazzita.

La Russia garantisce la navigazione attraverso l’Asia, l’Artico e l’Europa, in tandem con la rete ferroviaria Eurasia-wide BRI.

E, ultimo ma non meno importante, non si scherza con un orso nucleare.

Essenzialmente, questo è ciò che caratterizza la vera politica di potere. Medvedev non si stava vantando quando aveva detto che l’era della moneta unica di riserva era finita. L’avvento di una valuta di riserva globale basata sulle risorse significa, in poche parole, che il 13% del pianeta non dominerà più l’altro 87%.

È il redux del NATOstan contro l’Eurasia. Guerra Fredda 2.0, 3.0, 4.0 e persino 5.0. Non ha importanza. Tutte le precedenti nazioni del Movimento dei Non Allineati (NAM) vedono da che parte soffiano i venti geopolitici e geoeconomici: il tempo di affermare la loro reale sovranità è a portata di mano, mentre l’”ordine internazionale basato sulle regole” morde la polvere.

Benvenuti alla nascita del nuovo sistema mondiale. Il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, in Cina, dopo aver incontrato diverse controparti da tutta l’Eurasia, non avrebbe potuto delinearlo meglio:

Si sta formando una nuova realtà: il mondo unipolare sta irrevocabilmente diventando un ricordo del passato, un mondo multipolare sta prendendo forma. È un processo oggettivo. È inarrestabile. In questa realtà, “governerà” più di una potenza – sarà necessario negoziare tra tutti gli stati chiave che oggi hanno un’influenza decisiva sull’economia e sulla politica mondiale. Allo stesso tempo, rendendosi conto della loro situazione speciale, questi Paesi assicureranno il rispetto dei principi di base della Carta delle Nazioni Unite, compreso quello fondamentale – l’uguaglianza sovrana degli stati. Nessuno su questa Terra dovrebbe essere considerato un attore minore. Tutti sono uguali e sovrani.”

Pepe Escobar

Fonte: strategic-culture.org
Link: https://www.strategic-culture.org/news/2022/03/31/meet-the-new-resource-based-global-reserve-currency/
31.03.2022
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Fonte: https://comedonchisciotte.org/ecco-la-nuova-valuta-di-riserva-globale-basata-sulle-risorse/

Il culto a San Simonino

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Obiezioni mosse alla storia del beato Simone da Wagenseil e altri
 
In occasione della festa di san Simonino 2022 (24 marzo) pubblichiamo il Cap. 23 del libro del Sac. Giuseppe Divina, parroco di san Pietro in Trento: Storia del Beato Simone da Trento. Compilata sui processi autentici istituiti contro gli ebrei sopra altri documenti contemporanei (Trento 1902, tipografia Artigianelli).
 
 

Vittime della nostra propaganda

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di Stefano D’Andrea

Fonte: Stefano D’Andrea

Molti italiani si sono stupiti per aver scoperto che soltanto il 27% dei Russi è contrario alla guerra e per aver visto la folla oceanica di sostenitori della guerra allo stadio e fuori: la propaganda li aveva convinti che la guerra l’avesse voluta il pazzo, dittatore e criminale Putin, e che vi fosse dissenso sia tra i russi che nel gruppo di comando.
Questo stupore sta a significare che quegli italiani non capiscono che la propaganda russa è, come è ovvio, completamente opposta a quella ucraina, assorbita e diffusa acriticamente dai nostri quotidiani e dalle nostre TV nazionali.
In generale, pressoché tutti gli italiani non capiscono che la distanza dalla verità della propaganda russa, se in linea di principio non dovrebbe essere superiore o inferiore a quella ucraina, nel caso concreto contiene meno balle e meno esagerazioni, perché vi sono ragioni precise che spingono gli ucraini a inventare più balle e a esagerare di più.
Infatti la propaganda russa è rivolta esclusivamente al fronte interno, a far vedere ai russi: cosa fanno i banderisti (interviste a cittadini russofoni che si sentono “liberati”); come combattono con coraggio e sorriso i soldati russi e i miliziani russofoni e come si proteggono l’un l’altro; come i soldati russi trattano bene i soldati ucraini catturati e apprestano cure mediche a quelli feriti; che i banderisti bombardano il centro di Donesk; perché i russi sono costretti talvolta a bombardare il centro delle città (immagini che mostrano che gli ucraini sparano razzi dal centro delle città e immagini che riprendono gli scoppi provocati dal bombardamento di un deposito di armi creato all’interno di Kiev, in particolare in un centro commerciale).
Questa, e altra propaganda simile, non è tutta la verità e perciò è propaganda, ma almeno è una parte della verità.
Gli ucraini, invece, devono convincere i paesi europei ad entrare in guerra o, almeno, a inviare le armi; e perciò devono persuaderli che i russi sono dei mostri. Le balle ucraine perciò sono gigantesche: nel teatro di Mariupol sarebbero morte 1000 persone, quando invece non ne è morta nessuna; i civili che dalle zone dell’est vanno in Russia sarebbero “deportati”; i 20 morti di Donesk li avrebbero provocati i russi; 100 persone che sulla spiaggia di Odessa mettono sacchi dimostrerebbero che tutto il popolo ucraino o gran parte è pronto a combattere; l’esercito russo avanzerebbe lentamente, perché sarebbe stato respinto o avrebbe trovato una resistenza inattesa (perché l’esercito russo dovrebbe avere fretta nessuno lo dice mai: si dà per scontata una assurdità, senza nemmeno inventare una assurda motivazione).
Dopo 23 giorni di propaganda ucraino-italiana, ormai anche Caracciolo e Fabbri e Negri svolgono ragionamenti sulla base della unilaterale e comica (per chi sa riflettere) propaganda ucraina.
In questo modo, sono davvero rarissimi ormai, nel discorso pubblico, sprazzi di intelligenza e squarci di verità
Il Generale Mini osservò una decina di giorni fa: che la Russia aveva inviato pochi soldati e pochi mezzi e vecchi (tra i carri armati t-72 e qualche t-80, quindi mezzi progettati nel 1972: la Russia ha carri armati t-14 che sono rimasti in Russia); e che limitava estremamente il numero di bombardamenti, ricordando che la NATO in Libia e in Iraq faceva 2000 missioni aeree in 8 ore. Insomma la NATO in Iraq e Libia bombardava in 8 ore molto più di quanto abbia fatto la Russia in questi 23 giorni.
Ora, è evidente che se queste osservazioni sono vere, tutti i discorsi degli “esperti”, Fabbri e Caracciolo compresi, sono campati in aria.
Se si volesse conoscere la verità, bisognerebbe soltanto ragionare su queste affermazioni del generale Mini e verificare se sono vere. Bisognerebbe che ci si dedicasse una sola settimana a rispondere alla domanda: ha ragione il Generale Mini?
Se la risposta fosse positiva, poi bisognerebbe ridere di ogni esperto che svolge considerazioni, muove osservazioni e propone valutazioni incompatibili con la verità accertata.
Ma questo sarebbe giornalismo.
Invece, purtroppo, TV e quotidiani sono ormai organi di propaganda.
Cosa ci guadagniamo ad ingannare noi stessi e a diseducare il popolo e i ceti colto e semi-colto al ragionamento?

S&P: gli effetti della guerra sull’economia globale

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Segnalazione di Wall Street Italia

di Mariangela Tessa

Oltre ai devastanti costi umani, il conflitto tra Russia e Ucraina sta sconvolgendo le condizioni economiche e i mercati finanziari e creditizi. È quanto scrivono in un report gli analisti di S&P Global Ratings, spiegando che, per effetto del nuovo scenario, la crescita globale subirà pesanti conseguenze.

Guerra, il punto di S&P

“Se prima del conflitto – ricordano gli economisti – l’economia mondiale era moderatamente più forte del previsto nella maggior parte delle principali economie perché la variante omicron ha causato poche perturbazioni all’attività degli Stati Uniti, il nuovo scenario “ci ha spinti a modificare la nostra visione preliminare.”

Gli esperti dell’agenzia newyorkese ritengono ora che la crescita economica globale scenderà di 70 punti base al di sotto della nostra precedente previsione, al 3,4% quest’anno.

L’Europa sarà la più colpita dagli effetti economici del conflitto militare e ci aspettiamo che l’Eurozona fletta dell’1,2% dalla nostra precedente previsione, espandendosi al 3,2% quest’anno, a causa della sua esposizione alla Russia e dell’aumento dei costi delle importazioni energetiche.

Dall’altra, “gli Stati Uniti vedranno effetti limitati, con una crescita inferiore di circa 70 punti base, al 3,2%, e la maggior parte delle economie nella regione Asia-Pacifico e nei mercati emergenti, eccezion fatta per l’Europa orientale, registrerà solo modesti cambiamenti nella crescita e inflazione. I rischi all’outlook in ogni caso restano al ribasso. L’inflazione è vista in media nel 2022 al 5,1% nell’area euro e al 6% negli Usa.

Russia: in forte recessione, resta a rischio default

Spostando i riflettori sul capitolo Russia, S&P vede un significativo aumento del rischio di insolvenza per il Paese a causa delle difficoltà nel completare i pagamenti, e valuterà i prossimi pagamenti di interessi e capitale delle obbligazioni sovrane russe denominate in dollari e in euro il 31 marzo e il 4 aprile.

Pur continuando a godere di afflussi di valuta forte grazie all’export di energia, sull’eventualità di un default “resta un punto interrogativo circa la volontà della Russia”. Inoltre “sanzioni più stringenti che limitassero interamente il suo interscambio energetico potrebbero chiudere questa strada”

Al di là del default, quest’anno il Pil russo rischia una forte recessione in Russia: le stime indicano il PIL in calo del 9% nel 2022.

Fonte:

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