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Vicenza: va in scena la ‘masturbazione con crocifisso’

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“Christus Rex” ha già preparato un esposto per vilipendio della religione.

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Una rappresentazione di Angélica Liddell, artista catalana che si definisce ‘trasgressiva’ – ma ormai, nell’orgia moderna, ad essere trasgressiva è la normalità – a settembre, al Teatro Olimpico di Vicenza, metterà in scena l’opera dal titolo “Prima lettera di San Paolo ai Corinzi Cantata BWV 4, Christ lag in Todesbanden. Oh, Charles!”.

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Brugnaro: “Mai un Gay Pride nella mia Venezia. E basta con i soloni dal doppio cognome”

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 di ALESSANDRA LONGO

ore 8.15 del 26 agosto 2015

Parla il sindaco: “Tifo Renzi, ma non sono comunista. Serve un esecutivo di unità nazionale. Quanta gentaglia nel sottogoverno. Ho trovato una città in mutande, per salvarla servono gli attributi. Ho amici omosessuali ma non voglio cose kitsch”

ROMA – Il mattino comincia male per Luigi Brugnaro. Legge sulla “Nuova Venezia” un’intervista al sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni che chiede di arginare l’invasione dei turisti a San Marco e subito si agita sulla sedia: “Come si permette questa signora con i due cognomi, che certo non ha mai lavorato in miniera, di disquisire su dove devono passare o non passare le Grandi Navi? Prima parli con me, con il sindaco di Venezia, e poi dica la sua! Noi, le navi bianche, le vogliamo, non passeranno più dalla Giudecca ma faranno un percorso diverso. Qui si tratta di salvare 5000 posti di lavoro! Non ce ne facciamo niente delle idee balzane del sottosegretario con i due cognomi. Attenti che porto tutti in piazza. Mi sono rotto le scatole dei Soloni, basta con le gente che parla senza conoscere”. Ecco: Brugnaro il doge imprenditore è così. Diplomazia zero. Non gli piacciono i libri sul gender, non gli piacciono le immagini sui “mostri del mare” di Berengo Gardin, non gli piacciono “gli intellettuali da strapazzo” (salva Cacciari), non gli piacciono i comunisti, gli piace Renzi. “Il popolo ha scelto me, la musica è cambiata”, dice.
Elton John l’ha definita “bigotto e bifolco” dopo la sua decisione di togliere dalla scuola i libretti per bambini che descrivono le nuove famiglie.
“È un arrogante che da tre anni non mette piede a Venezia. Se permette, ai nostri figli ci pensano i genitori. La famiglia con due donne e il bambinetto è innaturale”.

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L’esercito russo ha cominciato a impegnarsi in Siria

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ASSAD

Segnalazione di Federico Prati

di Thierry Meyssan – 25/08/2015

Fonte: Voltairenet

Si tratta di un cambiamento profondo e significativo che si è appena realizzato nel Levante: l’esercito russo comincia a impegnarsi contro il terrorismo in Siria. Benché sia assente dalla scena internazionale dal tempo della dissoluzione dell’Unione Sovietica e benché proceda con cautela, ha appena costituito una Commissione russo-siriana, fornito armi e intelligence, e inviato consulenti. Tutto questo, più o meno coordinato con la Casa Bianca.

JPEG – 33.5 KbOriginario del Tatarstan, il generale Valery Gerasimov, Capo di Stato Maggiore delle forze armate della Federazione Russa e vice ministro della Difesa, conosce bene l’Islam. Inoltre, ha represso dei crimini commessi da altri militari russi in Cecenia e ha vittoriosamente combattuto gli jihadisti dell’Emirato islamico d’Ichkeria.

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Teoria del caos

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INVASORI

Segnalazione di Federico Prati

di Maurizio Blondet – 25/08/2015

Sarebbero gli Stati Uniti a finanziare il traffico di migranti africani dalla Libia verso l’Italia.

Lo afferma l’austriaco InfoDirekt, che dice di averlo appreso da un rapporto interno dello ’Österreichischen Abwehramts (i servizi d’intelligence militari di Vienna): ed InfoDirekt è un periodico notoriamente vicino alle forze armate.

Il titolo dice: “Un Insider: gli Stati Uniti pagano i trafficanti (di immigrati) in Europa”. Il testo non dice molto di più. Dice che i servizi austriaci valutano il costo per ogni persona che arriva in Europa molto più dei 3 mila dollari o euro di cui parlano i media.

“I responsabili della tratta chiedono cifre esorbitanti per portare i profughi in Europa” Si va dai 7 ai 14 mila euro, secondo le aree di partenza e le diverse organizzazioni di trafficanti; e i fuggiaschi sono per lo più troppo poveri per poter pagare simili cifre. La polizia austriaca che tratta i richiedenti asilo sa questi dati da tempo; ma nessuno è disposto a parlare e fare dichiarazioni su questo tema, nemmeno sotto anonimato.

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Campagna IOSTOCONDANILO (nuovo IBAN)

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ANCILLA HOMINIS

 

 

A COLORO CHE HANNO PARTECIPATO, CHE INTENDONO PARTECIPARE O DIFFONDERE LA CAMPAGNA IOSTOCONDANILO

http://radiospada.org/io-sto-con-danilo/

http://radiospada.org/2015/06/danilo-quinto-licenziato-per-le-sue-opinioni-e-per-il-libro-pubblicato-con-noi/

L’iban fino ad ora utilizzato è estinto.

Le nuove coordinate bancarie sono queste:

BANCA UNICREDIT

CONTO INTESTATO PASQUALE QUINTO

IBAN IT 41 G 02008 05008000 101365598

Nella causale: ADESIONE ALLA CAMPAGNA IOSTOCONDANILO

E’ possibile acquistare una copia di ANCILLA HOMINIS, sul sito www.radiospada.org.

Grazie. Un caro saluto, Danilo Quinto

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Stop Cirinnà, unioni sodomite, aborto

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Segnalazione di Antonio Brandi

STOP MATRIMONIO GAY! STOP CIRINNA’! IL POPOLO PRO-FAMILY SI MOBILITA: FIRMA ANCHE TU!

Continua la raccolta di firme per la petizione  contro il ddl Cirinnà, che istituirebbe il matrimonio gay in Italia. Il progetto di legge Cirinnà rischia di dare una definitiva spallata culturale e valoriale alla famiglia naturale, tutelata dalla Costituzione in quanto luogo dove nascono, crescono e sono educati i figli, il futuro del nostro popolo.

http://www.notizieprovita.it/legislazione/stop-cirinna-il-popolo-pro-life-si-mobilita-firma-anche-tu/

MATRIMONIO GAY, DOPO DIVORZIO, ABORTO… E POI IL CANNIBALISMO?

Pensando a come fosse inconcepibile il matrimonio gay fino a pochi anni fa, e come si va “normalizzando” velocemente, rispolveriamo una lettura di qualche tempo fa. “Da tabù a tema accettato da tutti, il viaggio delle idee secondo Overton”,…

http://www.notizieprovita.it/filosofia-e-morale/matrimonio-gay-dopo-divorzio-aborto-e-poi-il-cannibalismo/

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“Ci servite il cibo da vecchi” Profughi assaltano casa di riposo

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All’interno della casa di accoglienza Villa Raggio, alcuni immigrati hanno protestato contro il cibo e hanno organizzato un “raid” contro la mensa dell’ospizio che lo aveva preparato.

Il cibo non è di loro gradimento e, così, i profughi ospitati nella casa di accoglienza Villa Raggio di Cairo Montenotte, in provincia di Savona, decidono di rispedirlo al mittente. Come racconta Savonanews, la protesta è iniziata ieri pomeriggio: i profughi, tutti di sesso maschile, hanno giudicato il cibo che era stato portato loro come un “cibo da vecchi” in quanto era stato prodotto dalla mensa della casa di riposo L. Battino.

I profughi si sono fatti strada all’interno della struttura per anziani, poi “si sono diretti nella cucina/mensa della struttura per lamentarsi con gli addetti incaricati alla preparazione dei pasti. Al termine di un dialogo accesso e molto teso, prima di uscire dalla struttura, i profughi hanno restituito il pasto giornaliero etichettandolo ‘non gradito’“.

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Al Meeting di CL è vietato parlare di gender?

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24 – 08 – 2015Giovanni Bucchi

Al Meeting di Cl è vietato parlare di gender?

Dopo le polemiche sulle parole di padre Carbone, l’organizzazione “invita” i frati ad annullare la conferenza. Ma i religiosi non la prendono bene, e nemmeno il pubblico. Ecco cosa è successo in Fiera a Rimini.

Gender e diritti civili non sono un argomento di cui dibattere in questa 36° edizione del Meeting di Rimini?

Se nei giorni di avvio della manifestazione aveva creato un certo scalpore nella base ciellina (e non solo) il fatto che nessuno degli incontri presenti nel programma ufficiale riguardasse tali argomenti (nonostante la discussione tenga banco da mesi su tutti i giornali e il ddl Cirinnà sulle unioni tra omosessuali arrivi in aula dopo la ripresa estiva), da ieri sera anche l’ultimo baluardo sui cosiddetti temi etici è stato tolto. L’incontro di presentazione del libro “Le bugie del gender” scritto da padre Giorgio Carbone, direttore editoriale delle Edizioni Studio Domenicano, era infatti in programma allo stand dei frati in Fiera a Rimini per le 18 di domenica 23 agosto. Peccato sia stato annullato, e non per volontà dei religiosi.

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L’ateismo come deficienza mentale

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BLONDET

Uno dei troll che mi hanno lordato la casa ha voluto scrivermi un’ultima mail per insultarmi di persona: esibendo al sua superiorità di ateo contro la mia ridicola stupidità e inferiorità di cattolico integralista, difensore di una Chiesa pedofila, eccetera eccetera.

Confesso che – in questo volgere di tempi apocalittici che ormai ci travolgono – sentire uno che dichiara: “Io sono ateo” come fosse una prova di superiorità e libertà, mi fa uno strano effetto. Come si può vantarsi di mancare di una facoltà? Di essere privi di una funzione conoscitiva? E’ come se uno dicesse: guarda, adesso ho perso il senso del tatto, quindi – come vedi – posso afferrare ferri roventi, mettere le mani nelle braci, rovesciarmi addosso pentole bollenti… tutte cose che tu, povero idiota, non puoi fare. Tu non sei libero, io sì.

Ora, quello che costui descrive è il Morbo di Hansen, più comunemente noto come lebbra. La lebbra infatti, come affezione neurologica, fa’ perdere il senso del tatto. E’ per questo che i malati di lebbra nel terzo mondo hanno perduto le dita delle mani; hanno sollevato pentole bollenti e ferri roventi senza sentire dolore. Ma almeno, loro, non si sentono supremamente liberi; si sanno sciagurati e malati.

L’uomo-massa che oggi trionfa è precisamente la forma umana che si vanta di aver perso un supremo organo di conoscenza, quel che Pascal chiamò l”esprit de finesse”, la fine capacità intellettuale di intuire dietro il caso un Ordine, dietro le realtà domestiche una simbologia; di cogliere le più sottili analogie dietro realtà distanti, di presentire un’Intelligenza e un Progetto nel cosmo. No; all’uomo massa hanno detto che il mondo col suo ordine è un puro risultato di “caso e necessità”, tuttavia felicemente (ancorché casualmente) progressista: tant’è vero che dal verme è salito allo scimpanzé e poi al lettore di Repubblica, coronamento ultimo dell’Evoluzione. Sicché l’uomo massa è ben contento di non avere sopra di sé Uno a cui rispondere; si è esercitato per un secolo ad annullare in sé ogni briciola residua di quella facoltà intellettuale troppo fine e impegnativa per lui; adesso ci è riuscito completamente, e vive questo abbassamento come la sua suprema “liberazione”.

Apro una parentesi per ricordare cos’è “L’uomo-massa” per Ortega y Gasset, che l’ha meglio denunciato: non è l’operaio, non è una classe sociale. E’ essenzialmente il tipo d’uomo per cui “vivere significa essere ciò che già è” , senza sforzo di migliorarsi. L’uomo che “vive a suo gusto”, approfittando da sciocco viziato dei beni della civiltà – creata dai suoi antenati – che rendono possibile la facilità della sua esistenza; verso questa civiltà non si ritiene obbligato- almeno alla sua manutenzione; l’uomo massa vive nella civiltà come il selvaggio vive nella natura, nella foresta, come se i jet low cost che gli rendono facili le vacanze all’estero, gli antibiotici che lo guariscono dalla polmonite, i tablet e le auto, fossero prodotti naturali, e non già risultati di duri sforzi, organizzazione complesse e severe discipline sociali elaborate e perfezionate dal passato.

Discipline che lui vede, ormai, come ostacoli alla sua facile e piatta felicità.

Come aveva previsto Ortega y Gasset, l’uomo-massa ha preso oggi il comando del mondo “ di cui sta facendo “un paradiso senza tracce antiche”; naturalmente odia ogni tradizione (1) , se non altro perché gli ricorda una nobiltà superiore a quella a cui abbia mai aspirato. Privatosi della speciale facoltà di cui dicevamo, non solo ha cessato di produrre “arte”: ha prodotto sgorbi cui dà un valore “di mercato”; non contento, sta distruggendo tutte le forme d’arte antica presenti nel mondo (l’ISIS è un modello per ogni uomo-massa, non meno di quanto lo siano i modernisti fra i cardinali ‘cattolici’) . Ovviamente, insulta chiunque abbia una qualche aspirazione ad una vita un poco più nobile della sua – ricordiamo , “Nobile è chi aspira a un ordine e a una legge” – e lo vuol appiattire al suo livello.

Detto in breve, l’uomo-massa è incapace di mantenere la civiltà. Da quando ha il potere, non fa’ che abbassarla e guastarla. Lui si contenterebbe di “essere quello che già è”; ma il guaio è che l’uomo “lo voglia o no, è un essere obbligato per costituzione a cercare un’istanza superiore” (come disse Ortega, che non era un cattolico). All’uomo si addice dunque il motto della freccia: “O sale o scende”. Non può restare quello che già è. Se si propone questo, scende.

Ha imposto come metodo la privazione della facoltà sottile e raffinata, ha finalmente costruito una società mondiale a sua immagine. Piatta, edonista, volgare, e radicalmente sbagliata. Una società truffaldina alla radice, che ha riportato iniquità che i nostri padri hanno provato per secoli a ridurre; una giustizia sempre più arbitraria in quella che fu la culla del diritto; che ci ha ridotto dal benessere alla miseria, e che adesso sta crollando sotto i nostri occhi, e che probabilmente finirà con una catastrofe di fuoco e di sangue inimmaginabile.

E adesso veniamo all’italiota. All’uomo-massa nella sua versione nostrana. E’ la torma che, di fronte al mio articolo sul “topino”, sulla povera ragazza senza amore né innocenza lasciata morire sulla spiaggia a Messina, ha ululato e vomitato – ormai appartenendo ad una specie subumana che non riesce più a parlare veramente. C’è chi si è sentito offeso, chi urtato da una mia mancanza di delicatezza verso la poveretta: l’uomo massa ha creato una realtà orribile, ma pretende che gliela si edulcori col sentimentalismo. L’uomo-massa ha questo atteggiamento davanti alla morte: non se ne deve parlare. Specie la propria morte non deve essere evocata; vige in lui la superstizione che se non se ne parla, la si scongiurerà, o forse – a lui – non toccherà mai. L’evento più certo della vita umana, non deve esser ricordato al nuovo padrone, al bambino grasso e viziato collettivo che ci domina; cosa che fa dubitare se esista vita intelligente sulla Terra.

Ma fra gli ululanti, ci sono stati anche approvatori. Fra questi cito un medico, chirurgo plastico, che ringrazio

“Preziosissimo Blondet,

Lei ha fotografato perfettamente la situazione del Nulla che abita le giovani anime. Glielo confermo prendendoLe poco tempo.

Il mio lavoro mi porta quotidianamente a scoperchiare il vuoto che ristagna in questi giovani tegami. E non parlo solo di ragazzine che vogliono le tette da pornostar o le labbra a canotto ( che ovviamente verranno utilizzate con uno scopo ben preciso).

Parlo anche dei giovani novelli aspiranti Rocco Siffredi, che, neanche ventenni e ACCOMPAGNATI DALLA MADRE, vengono in ambulatorio e chiedono di aumentare le dimensioni di un già notevole pene perché “Sa dottore, lo faccio per lavoro”. E te lo dicono guardandoti negli occhi senza vergogna. Colla mamma ( impiegata amministrativa presso una delle nostre Asl) che si accolla volentieri le spese dell’intervento. Altro che selvaggi col telefonino, qui siamo ormai arrivati alla fase finale del dannato per scelta. Il brutto ed il cattivo sono percepiti come il bello ed il buono da queste giovani testoline. Il rovesciamento e’ completo e consolidato.

Tuttavia ho speranza – direi anzi ho la certezza- che i suoi nobili sforzi -come i piccoli nostri -di denunciare crudelmente – a crudo!- questo marciume , e di spronare violentemente – a forza quasi..!- gli ultimi residui di umanità in ascolto verso la Sacra Etica ed Estetica sia essenziale per la Vittoria finale.

Direttore grazie quindi!!! Continui ad ispirarci.

dottor cristiano “

Dunque la realtà, da noi, è ancor più orribile di quanto immaginato. Non ci sono solo le discoteche per dodicenni, le mega-discoteche dove i quindicenni si fulminano con l’ecstasi e il come etilico; abbiamo una mamma, impiegata, classe media, che porta il figlio a farsi ingrossare il pene, “per lavoro”. Quale marcio “rapporto educativo” unisce una simile madre a un simile figlio? Questa società è tarlata, corrotta fin nelle fondamenta. Totalmente privata di risorse spirituali, come affronterà la tempesta che viene?

Note

1) Cito ancora una volta la definizione di Evola: “Il termine “tradizionale” nulla ha da spartire con il termine “conservatore”. Una Società Tradizionale non è tale perché adotta le leggi, i costumi e i precetti morali del passato – il che sarebbe “tradizionalismo”, uno scimmiottamento di ciò che è già superato – bensì perché si rifà al »principio tradizionale«, il quale afferma che all’interno di una collettività che voglia dirsi in linea con l’evoluzione del Cosmo, tutti i cittadini si dedicano alla propria realizzazione interiore, ognuno al suo livello e in accordo con le caratteristiche personali. In una società autenticamente tradizionale l’elevazione spirituale dell’individuo è vissuta come l’unico scopo della vita cosciente di un essere umano. Ogni altra attività – politica, economica, scientifica, educativa, artistica – ruota intorno a tale principio e ne è la manifestazione.”

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Aborto – “Streghe pro Planned Parenthood”

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Lo scandalo di Planned Parenthood che lucra dalla vendita delle vittime dell’aborto, ha provocato l’intensificazione delle proteste dei prolife americani.

Lo scorso weekend, durante una di queste manifestazioni davanti a una clinica del Michigan c’è stata in contemporanea una contro manifestazione di circa duecento sostenitori dell’aborto.

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Proteste e scontri all’Aquila: Renzi fugge dai contestatori

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I comitati dell’Aquila “respingono” Renzi: proteste e contestazioni. Tensioni con le forze dell’ordine: ferita una poliziotta. E salta l’appuntamento in Comune.

Renzi: “Contestatori? Tifosi del Teramo in serie D…”

Matteo Renzi si fa lo spot in giro per l’Italia. Ma gli italiani lo respingono. Dopo essere stato al Meeting di Comunione e Liberazione e al Teatro Rossini di Pesaro, il premier è stato “respinto” all’Aquila. Prima del suo arrivo alla nuova sede del Comune sono esplosi momenti di tensione tra forze di polizia e manifestanti. Tanto che lo staff del premier ha deciso di annullare la prima tappa del tour nel capoluogo abruzzese.

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Arena di Verona: Girondini muto, Tosi stecca

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Il sindaco di Verona, presidente del Consiglio di indirizzo della Fondazione, parla da sovrintendente (che se in autunno potrebbe andarsene). La ricetta anti-crisi appare rinunciataria e approssimativa

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La notizia non è che il sindaco di Verona vuole accelerare sull’ipotesi di copertura dell’Arena, tutta da verificare al di là dei “concorsi d’idee” internazionali e della disponibilità di finanziatori per ora misteriosi. Quella è una storia vecchia di almeno vent’anni, uno specchietto per le allodole che torna ciclicamente e non per caso quando la gestione della Fondazione lirica scricchiola. La notizia – alla luce delle dichiarazioni raccolte da L’Arena, che già hanno creato varie perplessità e molte altre ne provocheranno – è che in questo momento Flavio Tosi, presidente del Consiglio di indirizzo, ha di fatto messo sotto tutela il sovrintendente Francesco Girondini, comparsa muta di una recita che dovrebbe vederlo protagonista assoluto. E questo porta a considerare con più attenzione una voce recente ma già diffusa negli ambienti veronesi più vicini alla Fondazione, secondo la quale Girondini sarebbe intenzionato a lasciare, probabilmente già nel prossimo autunno. Dopo neanche dieci mesi, quindi, dalla sua conferma a sorpresa per il terzo mandato.

Attendibile o meno che sia il “si dice”, Tosi è evidentemente lanciato in una campagna mediatica che gestisce in prima persona, senza intermediari (sarà questa la vagheggiata nouvelle vague del marketing?), nell’ambito della quale parla della Fondazione come se ne fosse il sovrintendente. E accenna a progetti radicalmente innovativi, che spingerebbero il suo azzardo ben oltre il già complicato contenzioso con l’Accademia Filarmonica per il Teatro Filarmonico (la precedente puntata si può leggere qui). Disegnando uno scenario che se non porta allo smantellamento della Fondazione ci va vicino, e rivoluziona tutto il panorama musicale veronese. Girondini, fino a questo momento, è stato zitto: forse è d’accordo, da fedelissimo storico del sindaco. Ma allora perché Tosi non gli ha concesso la ribalta, come dovrebbe essere? Forse non è d’accordo e per questo si è defilato; la sua uscita sarebbe in tal caso la logica conseguenza di questa assenza nel cuore dell’estate su temi tanto cruciali.

Intanto, parlando da sovrintendente Tosi annuncia che l’anno prossimo le rappresentazioni operistiche nell’anfiteatro diminuiranno, perché «il numero dei melomani si è ridotto». Sicuramente si è notevolmente ridotto negli ultimi anni il numero degli spettatori che decidono di assistere all’opera in Arena: dagli oltre 600 mila di fine anni Novanta, siamo ormai a poco più di 400 mila. Ma i dati nazionali della SIAE per l’opera, dopo il netto calo registrato fra 2008 e 2009, dal 2011 al 2013 sono rimasti sostanzialmente fermi (alcune decine di migliaia sopra i 2 milioni di spettatori) e solo l’anno scorso sono scesi fino a fermarsi a 2.001.092 ingressi (tutti i numeri nel sito della SIAE). Prima di celebrare il funerale di un genere di spettacolo, quindi, e pur considerando la variabile meteorologica (particolarmente influente solo nel 2014) Tosi dovrebbe chiedersi perché l’Arena sia meno frequentata di altri luoghi dove s’inscena la lirica, anche di gran lunga meno affascinanti dell’anfiteatro romano. E come mai a poca distanza da Verona, la Fenice di Venezia riesca ad essere “virtuosa” al punto di aumentare le rappresentazioni (raddoppiate nel quinquennio 2008-2013) e gli spettatori (+ 23 mila).

Se le serate in anfiteatro diminuiranno, sarà per provare a frenare l’emorragia di bilancio che ha ormai portato il debito della Fondazione a una trentina di milioni, in costante crescita. Ma è molto dubbio che il rilancio dell’Arena passi per una programmazione ancora più esangue di quella delle ultime estati, che hanno visto nuove produzioni con il contagocce e una totale assenza di coraggio nella scelta dei titoli. La spending review di Tosi, insomma, non prevede investimenti sul piano artistico. Il che la rende rinunciataria e tendenzialmente involutiva, oltre che fumosa e approssimativa quando il sindaco in veste di sovrintendente parla di «contaminazione di generi, accostando la lirica a qualcosa di innovativo». Più sensato puntare sul musical e portare Arena Extra a un ruolo più concreto nella produzione di eventi pop. Ma la ricetta “accostare classico a moderno”, supponendo così di attirare i giovani, a proposito dell’opera sembra del tutto velleitaria, oltre che generica.

Tant’è: sotto la spinta del sindaco di Verona, che cerca il colpaccio d’immagine realizzando la copertura dell’anfiteatro (ma quale sarebbe l’utilità pratica: salvare le pochissime serate annullate causa pioggia nelle estati normali? Evitare le interruzioni, che non sono poi così frequenti?), la nave della Fondazione sta entrando in acque molto agitate anche per quanto riguarda i dipendenti (un po’ meno di 300 quelli fissi, circa 700 gli stagionali). Nell’invitare inizialmente i lavoratori a “fare la loro parte”, Tosi ha utilizzato un eufemismo oggi molto frequente fra i politici, che sottintende sacrifici e problemi in arrivo e inevitabilmente tocca nervi scoperti e fa scattare reazioni sindacali. Quarantott’ore più tardi, lo stesso sindaco ha chiarito a cosa pensava: i dipendenti della Fondazione “costano troppo”, molto più dei comunali (in media, dice, 52 mila euro annui contro 36 mila). Ormai è sempre più evidente che il punto di arrivo dei tagli è un drastico ridimensionamento complessivo: nella produzione artistica e nella dimensione occupazionale. O perlomeno negli stipendi. La rinuncia al teatro Filarmonico, non senza un implicito “j’accuse” all’Accademia, rea di non avere finora dato prova di sensibilità culturale rifiutando di abbassare il canone d’affitto, è funzionale all’uno e all’altro obiettivo. Riparando al piccolo teatro Ristori, la Fondazione non solo dovrà “minimizzare” i suoi programmi artistici, ma in conseguenza del trasloco potrebbe trovarsi a dover “rinunciare” a non pochi dipendenti. A Verona si annuncia un autunno ancora più caldo di questa estate sahariana.

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La Turchia finanzia la più’ grande moschea in Romania

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Segnalazione di Federico Prati

Di Lupo Glori

La Turchia si appresta a finanziare la costruzione della più grande moschea finora eretta in una capitale europea. L’enorme centro culturale islamico, che potrà ospitare fino a 1.500 fedeli, sorgerà a Bucarest, capitale della Romania, paese di profonda fede cristiana ortodossa. Nelle scorse settimane il governo rumeno, guidato dal primo ministro socialdemocratico Victor Ponta, ha infatti firmato un accordo con il Mufti della Comunità Islamica Rumena, Murat Yusuf, per la cessione di un’area di 11 mila metri quadrati del valore di circa 4 milioni di dollari sulla quale erigere l’enorme moschea. La Turchia ha annunciato che sosterrà economicamente il progetto che i promotori sperano di portare a termine entro il 2018.

Alle dure proteste suscitate dall’annuncio, in un paese per cinque secoli, fino alla fine del 1800, vassallo dell’Impero Ottomano, dove i circa 70.000 musulmani, rappresentano appena l’1% della popolazione, il premier rumeno Ponta ha replicato, sottolineando come la moschea sia un simbolo di accettazione della Romania nei confronti della comunità musulmana: “Mi dispiace che nel nostro paese ci siano ancora persone irresponsabili che giocano con cose così delicate e importanti come la pace, il rispetto e la solidarietà interreligiosa “.

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Ecumenismo politico. Bergoglio si schiera con i tecnocrati mondialisti e con i no global

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Segnalazione di Federico Prati

di Sandro Magister

Bergoglio s’è messo alla testa dei “movimenti popolari” anticapitale. Ma intanto ha consegnato lo IOR alla multinazionale Promontory, messa al bando nei giorni scorsi dallo Stato di New York

compagno bergoglio

 ROMA, 21 agosto 2015 – Con i superpoteri mondiali della finanza papa Francesco si sdoppia. Da un lato li bastona implacabile, come ha fatto anche nell’enciclica “Laudato si'”, sempre però in forma generica, senza che mai si riesca a capire se sotto la sua scure cadono anche Mario Draghi e la Banca europea, Christine Lagarde e il Fondo monetario, Janet Yellen e la Federal Reserve.

Dall’altro lato chiama in Vaticano proprio il Gotha della tecnocrazia mondiale a fare ordine nelle sue disastrate finanze, a cominciare dallo IOR, Istituto per le Opere di Religione, ormai consegnato di fatto al Promontory Financial Group, sede centrale a Washington.

Era di Promontory Rodolfo Marranci, oggi direttore generale della similbanca vaticana. Sono di Promontory Elizabeth McCaul e Raffaele Cosimo, capi rispettivamente delle sedi di New York e per l’Europa, nominati “senior adviser”. Da oltre Atlantico è venuto anche Antonio Montaresi, a dirigere l’ufficio rischi. E lavora in Promontory, dopo un tirocinio in Goldman Sachs, Louis-Victor Douville de Franssu, il cui padre, Jean-Baptiste, è l’attuale presidente dello IOR.

Promontory ha una posizione unica al mondo. Opera sul confine tra pubblico e privato, come un controllore e regolatore ombra che le autorità americane utilizzano per penetrare, tramite le sue consulenze, nelle operazioni più opache delle banche di tutti i paesi. Il suo fondatore e capo, Eugene A. Ludwig, sovrintendeva all’ufficio dei corsi monetari durante la presidenza di Bill Clinton e l’hanno seguito altri ex dirigenti della U.S. Securities and Exchange Commission.

Ma questa fama d’impeccabile braccio della legge che Promontory si è guadagnata negli anni, anche in Vaticano, si è infranta lo scorso 3 agosto, quando il dipartimento dei servizi finanziari dello Stato di New York ha sospeso la società dall’operare da lì in avanti in quello Stato, per non aver bloccato dei trasferimenti di capitali in Dubai fatti dalla banca inglese Standard Chartered a favore di beneficiari dell’Iran, nonostante questo paese fosse colpito da sanzioni.

La sospensione non tocca l’attività che gli uomini di Promontory continuano a svolgere in Vaticano, ma è in ogni caso un micidiale colpo all’immagine. La società ha annunciato un ricorso alla corte suprema dello Stato di New York. Nessun commento da parte della Santa Sede, ma è facile immaginare l’irritazione di Jorge Mario Bergoglio.

L’incidente rafforzerà ancor di più in papa Francesco la convinzione che il mondo sia preda di un impero transnazionale del denaro che ha nel profitto l’unico suo obiettivo e nello “scarto” delle crescenti moltitudini dei poveri il suo strumento.

Bergoglio non ha letto Thomas Piketty e il suo libro di culto “Il capitalismo nel XXI secolo”, ma ne sottoscrive la tesi di fondo, cioè lo strutturale aumento delle disuguaglianze.

Lo scorso 12 luglio, interrogato a bruciapelo da un giornalista tedesco sul volo di ritorno dal Paraguay, Francesco ha sì ammesso lo “sbaglio” di trascurare nelle sue analisi la classe media, ma ha aggiunto che questa “diventa sempre più piccola”, schiacciata com’è dalla polarizzazione fra i ricchi e i poveri.

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Russia, il ministro dell’agricoltura: “Entro dieci anni raggiungeremo l’autarchia alimentare”

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ZAR PUTIN

Putin fa sul serio e la Russia si avvicina sempre più a una forma di autosostentamento, di autarchia alimentare. Addio al cibo di provenienza occidentale, e quella che inizialmente era una forma di protesta nei confronti delle sanzioni imposte alla Russia per la questione Ucraina, si sta trasformando in una vera e propria politica, che riscuote consensi fra i russi e terrorizza Europa e Stati Uniti. Il ministro dell’agricoltura russo Aleksand Tkachev ha dichiarato: “Se continuiamo allo stesso ritmo di crescita in termini di volume di produzione, calcolando la crisi sia in Russia che nel mondo, allora in dieci anni raggiungeremo questo obiettivo. Se si troveranno ulteriori mezzi di finanziamento al settore, allora il compito sarà portato a termine al massimo in sette anni”. E l’obiettivo è appunto l’autarchia alimentare, con tanto di gesto dell’ombrello all’Occidente e alle sue sanzioni.

I provvedimenti – Già da qualche mese sono state chiuse le frontiere ai prodotti alimentari provenienti da Ue e Usa, e i prodotti che, entrati di contrabbando, sono stati scoperti, sono stati distrutti senza alcuno scrupolo. Entro i prossimi dieci anni verrà tutto prodotto nella patria del Cremlino, tranne -per cause di forza maggiore- i prodotti alimentari che in Russia non crescono, come banane, datteri e agrumi. E la produzione interna si sta sempre più perfezionando, riuscendo a raggiungere degli standard più che soddisfacenti per il mercato interno, standard che sempre meno hanno da invidiare a quelli degli alimenti occidentali (almeno per i palati russi). E molto severe sono le punizioni per chi si ostina a introdurre in Russia latticini, carni e verdure di contrabbando: si sta mettendo a punto una legge che renderà un reato penalmente perseguibile il contrabbando di beni alimentari dentro i confini firmati Putin. E nel frattempo i governi europei hanno denunciato alcuni produttori italiani che, danneggiati dalle conseguenze delle sanzioni, hanno fatto entrare in Russia alcuni alimenti, per porre un argine alle voragini di introiti lasciate dal tirarsi indietro degli acquirenti di Mosca. “Un buon presidente dovrebbe promuovere i prodotti italiani, non ostacolarli. Ma Renzi non lo sta facendo” ha dichiarato Barbara Gambaro, imprenditrice veneta. La posizione dei produttori è chiara, con l’autarchia della Russia hanno tutto da perdere. Ed è anche cominciato il conto alla rovescia: dieci anni al massimo e il mercato di Mosca sarà solo un ricordo.

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Si, Bergoglio e Galantino predicano accoglienza, ma a casa vostra. Non nelle loro lussuose residenze. Se ne è accorto un nigeriano, che ha tentato di essere accolto nella basilica di Santa Maria Maggiore, area extraterritoriale a favore della Santa Sede.

Ieri mattina verso le nove, il nigeriano si è presentato per essere accolto, secondo i predicozzi bergogliani, ma è stato bloccato da un agente della gendarmeria vaticana.

Tutto è cominciato nei bagni ai quali si accede dall’interno della basilica, il gendarme ha notato il viavai del nigeriano, l’ha bloccato e invitato ad uscire: perché sì, Bergoglio invita ad ‘accogliere il forestiero’, ma a casa vostra.

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