Il leader di Alba Dorata: “Immigrazione causata dagli Usa”

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Nikolaos Michaloliakos al Giornale.it: “Chi ha aiutato quelli che oggi chiamiamo jihadisti e provocato le guerre civili? Gli Stati Uniti”

Da Atene

Quando scopre che sono italiano, Nikolaos Michàloliakos si illumina in volto ed esclama fiducioso: “Duce la luce! Leggevo l’Avanti”. Faccio notare che l’Avanti era il quotidiano socialista, ma lui sembra soddisfatto lo stesso.

Michàloliakos è il leader di Alba Dorata, terzo partito di Grecia: loro si definiscono nazionalisti, il resto del mondo li chiama neonazi. Il fondatore è stato in prigione per oltre un anno per un caso controverso legato all’omicidio di un rapper antifascista, ma poi è stato scarcerato per decorrenza dei termini. I suoi uomini, con disciplina militare, lo venerano come un eroe: inevitabile esserne incuriositi.

L’appuntamento è per le diciannove in un palazzo alla periferia di Atene, dove Michàloliakos terrà un comizio: le elezioni politiche del 20 settembre sono alle porte.

Il leader è accolto dai militanti come un duce: schierati su due file, gli attivisti in divisa nera lo omaggiano con trombette e fumogeni da stadio, mentre sfila tra due file di bandiere con lo stemma del partito.

Prima dell’intervista c’è il comizio, in una sala gremita e bollente: Michàloliakos potrà sembrare un uomo ordinario, ma quando parla dal palco s’accende e si trasforma. Possiede un’eloquenza travolgente e anche di fronte a poche centinaia di persone fa a gara con la platea per sovrastare gli applausi e i cori da curva.

Aggrappandosi allo scranno, urla contro Syriza e Nea Democratia, “due facce della stessa medaglia”, entrambe asservite all’Europa.

Al termine degli interminabili omaggi da parte dei militanti, riusciamo a sederci per l’intervista. Lontano dalla folla, Michàloliakos è un uomo molto disponibile, netto nello spiegare le sue posizioni, cortese e persino affabile.

Sulle sue tesi, però, non cede di un millimetro. E’ lieto di parlare con un giornale italiano, spiega, perché con la Grecia è l’Italia a sopportare il peso maggiore dell’immigrazione. L’Unione Europea e l’Onu “se ne fregano”. Al contrario, vogliono affossare le economie europee.

Non che a lui interessi dell’Ue, sia chiaro. Ad Alba Dorata stanno a cuore, chiarisce, solo gli interessi della Grecia. E – qui va dritto al punto, le elezioni – i Greci lo hanno capito. Non ha dubbi: sarà quello dell’immigrazione il tema decisivo per le prossime consultazioni. L’affluenza, prevede, salirà e i voti di Alba Dorata aumenteranno. L’ambizione è quella di sfondare la soglia simbolica del 10% (gli ultimi sondaggi danno Nea Dimokratia e Syriza appaiate al 25%).

La ricetta proposta è quella classica dei nazionalismi: chiusura e presidio delle frontiere, autarchia, marcia verso “l’Europa delle patrie”. La parola d’ordine è far sì che i Greci cessino di essere “minoranza in casa propria”.

Ma di chi è la responsabilità di questa situazione, gli chiedo. Chi c’è dietro questa – sono parole sue – invasione? “I fautori della globalizzazione mondiale – risponde sicuro – Chi ha il denaro, chi ha il potere, chi controlla il mondo e i mercati.”

A partire dagli Stati Uniti, che “che hanno aiutato grandemente quelli che ora chiamiamo jihadisti. Tutte quelle guerre civili sono state avviate così.”

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Franco Freda dice la sua su immigrazione, Europa e gender

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Roma, 28 giu – Franco Freda è un uomo dalle mille vite. C’è la vita in “clausura”, c’è la milizia editoriale, c’è l’avventura politica del disciolto (dal ministero degli Interni) Fronte nazionale. In queste vite, gli è incidentalmente capitato di vedere in anticipo rispetto a tanti suoi contemporanei dinamiche catastrofiche che solo oggi si affermano platealmente in tutta la loro potenzialità devastante. Come ebbe a dirgli un pm in un famoso scambio processuale, “la preveggenza gliela riconosciamo. Infatti è un requisito della pericolosità”. Di tutto questo, Freda ha parlato con il Primato Nazionale.

Perdoni l’esordio scontato, ma il giornalismo subisce la dittatura della “notizia”. Quindi in apertura le chiedo: come ci si sente ad aver previsto da anni l’invasione immigratoria con libri, con azione politica e con attività editoriale (oggi a molti torna in mente Il campo dei santi da lei pubblicato anni fa)?

Impotenti, mortificati nell’aver previsto e predetto senza avere né formato né trasformato uomini e situazioni. Quindi, nessun orgoglio, nessun autocompiacimento, ma orrore nel vedere questa terra, nostra (di noi di oggi, di ieri e dell’altro ieri), invasa e deturpata da sciami di estranei. Attraverso gli scritti apparsi sull’Antibancor, il periodico di studi di economia e finanza curato dal Fronte Nazionale, indovinammo pure che, in consonanza con la rovina del millenario edificio etnico europeo suscitata dalle invasioni allogene, l’oligarchia finanziaria – la consorteria degli ottantacinque bipedi più ricchi del mondo, che dispongono di una ricchezza equivalente a quella di oltre la metà della popolazione mondiale – avrebbe messo a punto un dispositivo di aggressione delle economie dei popoli europei. In altre parole, avevamo indovinato che l’oligarchia finanziaria avrebbe congegnato, e imposto, come contrappeso del sistema di uguaglianza-confusione etnica, un sistema di disuguaglianza esclusivamente economica. La lunga, catastrofica crisi delle economie europee, provocata dallo scoppio della ‘bolla’ finanziaria, dimostra, purtroppo, che il nostro pessimismo era ‘attivo’ e attuale.

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WASHINGTON NERVOSA: CHE CI FANNO I RUSSI IN SIRIA?

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AEREI RUSSI

di Maurizio Blondet

Le recenti attività della Russia in Siria suscita timori al governo degli Stati Uniti: La Casa Bianca sta esaminando se i russi siano già intervenuti nei combattimenti in Siria. Washington minaccia i russi in via preventivaa. Il ministro della Difesa ceco ritiene che i russi abbiano già iniziato le puntate offensive. La situazione è confusa – e potrebbe essere pericoloso .

Le informazioni del Mossad circa un possibile intervento della Russia in Siria rendono nervosa Washington . Andrew Beatty, giornalista della AFP, segnala che la “Casa Bianca tiene sotto stretta sorveglianza i rapporti secondo cui la Russia ha iniziato a condurre operazioni militari in Siria ” . Se questi rapporti dimostrano di essere veri, questo sarebbe ” sia destabilizzante e controproducente “, ha detto il portavoce .

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Chi era il parroco conciliare di San Fermo, a Verona, spretatosi e con compagno omosex (secondo “La Cronaca” di Verona)

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Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

… dal flamenco durante la messa nuova, agli aeroplanini in una chiesa del ‘300, con i carismatici e i tradizionalisti soltanto a contestare questo sacrilegio …

http://centroantiblasfemia.myblog.it/2012/10/04/flamenco-nella-chiesa-di-san-fermo-a-verona/

http://blog.messainlatino.it/2012/10/verona-misa-flamenca-s-fermo-maggiore.html

http://www.museosanfermo-verona.it/content/saluto-a-don-tiziano-brusco-direttore-del-museo-diocesano-darte-san-fermo-maggiore/ (lascia per motivi di salute)

https://www.facebook.com/tizianob61/about (ora figura libero professionista)

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Questi fantasmi dell’Unar

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Segnalazione Quelsi

by Giuseppe Mele

L’Ufficio governativo, che ha censurato un presidente di partito d’opposizione come la Meloni, l’Unar (Ufficio Nazionale Antisdiscriminazioni Razziali), è un’istituzione fantasma dentro un dipartimento spettrale, le Pari Opportunità. Invece di Unar, bisognerebbe dire Acli, l’associazione cattolica che gestisce dal 2012, il call center dell’Ufficio, assorbendone quasi tutto il budget di 2 milioni. Invece di PO, bisognerebbe dire conferenza Stato Regioni che distribuisce alle associazioni del terzo settore 19 milioni contro il femminicidio, e 6 milioni, sotto dicitura antischiavismo, a quelle che danno ricovero alle exprostitute. A parte le associazioni, il budget del dipartimento, di 32 milioni, se ne va in numeri verde, call center e siti web, dedicati all’emergenza infanzia, allo antistalking, all’antitratta, e quindi alle imprese che li gestiscono. Non c’è da meravigliarsi. Quando nacque, nel 2000, l’ufficio antirazzismo europeo pensava di sviluppare attraverso i suoi omologhi nazionali soprattutto campagne mediatiche di sensibilizzazione contro l’antisemitismo. L’ufficio in quanto tale poteva anche ridursi solo ad una casella postale elettronica. Invece nel recepimento della direttiva comunitaria n. 43, la legge 39\2002 ed il Dl 215\2003 pensarono più in grande dando grande dignità al nuovo Unar.

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E’ una manipolazione di troppo?

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di Maurizio Blondet

 

E’ proprio un’operazione. Come aveva annunciato il direttore della Stampa, Mario Calabresi, pubblico la foto del bambino perché “questa foto farà la storia. È l’ultima occasione per vedere se i governanti europei saranno all’altezza della Storia”. Sono le stesse parole di Bernard Henry Levy: “Questa immagine farà muovere quelli che ci governano”.

Insomma, è un ordine.

Di colpo, tutti d’accordo. Il governo belga caccia i suoi senzatetto dai ricoveri per metterci i rifugiati. Il premier finlandese Sipila offre ai profughi dalla Siria la sua casa di campagna. Mattarella non offre niente (e sì che ne ha di metri quadri) ma ci dà tutte le lezioni del caso: quell’immagine è “straziante e confligge con i valori d’Europa” (devono averglielo scritto). La Mogherini: “Finito il tempo dello scaricabarile”.

giornali

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Mayonnaise balcanica, il grande ricatto di Bruxelles

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Mayonnaise balcanica

Segnalazione Quelsi

by Stefania Elena Carnemolla

Il 20 aprile scorso, a Belgrado, abbiamo fotografato in un parco della città, uno dei tanti rifugi a cielo aperto, iracheni e afghani. La capitale serba, ormai al collasso, è il simbolo del fallimento della comunità internazionale. Dopo la guerra dei Balcani, all’orizzonte una crisi le cui spie si sono già accese. E dov’era la notizia? Che le frontiere sono state sfondate? Al di qua dell’Adriatico le frontiere erano già state sfondate, questo mentre la Casa Bianca, con i suoi alleati, destabilizzava la Siria, seminando macerie anche altrove. Il più sincero è stato Daniel Pavlov Mitov, ministro degli Esteri bulgaro, che da Sofia, intervistato dalla tv di Stato, accusa: “In Siria lo Stato islamico è il maggiore generatore di flussi di rifugiati”. E fanno di riflesso sorridere le parole del generale americano Martin Dempsey, capo di Stato Maggiore delle Forze Armate Usa, ora preoccupato per i flussi umani dalla Siria e dal Nord Africa verso l’Europa. “È un’emergenza enorme, una crisi reale”, così, l’alto ufficiale, intervistato dalla Abc.

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VENEZIA, 5/09/2015: BLITZ DI “CHRISTUS REX” ANTI GAY-PRIDE

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FOTO VENEZIA

di Redazione

Purtroppo anche oggi la capitale della Serenissima è stata oltraggiata da una Kermesse sodomita. Le esternazioni contraddittorie del sindaco Brugnaro hanno, di fatto, spinto all’ ennesima profanazione immorale della città da parte dei sodomiti. Il supposto Patriarca Moraglia, non si sa se perché in ferie o perché allineato al corso “gay-friendly” bergoglione non ha proferito parola, come se questa carnevalata contro natura fosse una cosa normale e legittima. Di qui, il blitz del Circolo Cattolico Christus Rex per ricordare le Verità di sempre, riconosciute dalla maggioranza dei veneziani, come accaduto tra gli applausi, a striscione srotolato e allegato. Causa incoerenza chiediamo le immediate dimissioni di Brugnaro e diciamo a Moraglia che occupa abusivamente la carica che fu di San Pio X, che ora si starà rivoltando nelle tomba, che il suo silenzio assordante puzza di complicità

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«NOSTRA AETATE»: MEZZO SECOLO DI «MISERICORDIA ANDROTEISTA»

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Risultati immagini per misericordinaL’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Si avvicina la data in cui un mondo religioso, stravolto dalle aperture conciliari ad ogni empia contraddizione, si prepara a festeggiare i frutti del Vaticano 2, tra cui, una nuova «misericordiosa» riconciliazione religiosa generale, sempre più invertita, che coinvolge i popoli. La Misericordia divina mira alla salvezza delle anime nella Verità di Dio Uno e Trino. L’altra, androteista, a salvare la democrazia e la concordia religiosa tra verità contrarie, come quella tra Islamici, Ebrei e Cristiani, attraverso il piano del Vaticano 2. Ecco la perfida dichiarazione «Nostra aetate» (Nae) che, per giungere a tale concordia, colpisce il cuore stesso della nostra Fede, lasciando i cristiani ovunque nello sbaraglio.

Le parole della Nae confermano, sia l’ormai antiapostolato conciliare, che depreca il proselitismo cattolico, cioè l’opera di conversione secondo il Vangelo, sia l’apertura senza limiti all’avanzata musulmana e di ogni credenza nel mondo cristiano. Il tumulto epocale che viviamo sembra così una rivincita segreta al mandato insegnato da Gesù per compiere l’opera di Dio e portare l’amore nel mondo: “Credere in Colui che Egli ha mandato” (Gv 6, 27-29). “Andate e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt, 28, 20). Dove ormai questo può essere praticato?

Tutto succede nel mutamento – nemmeno tanto implicito – della missione della Chiesa, per cui è esplicita la prevaricazione dell’autorità finalizzata alla propaganda fide. Ora, le deviazioni spirituali dei popoli hanno sempre conseguenze sociali di portata storica. Tra queste deviazioni, il declino della Fede Trinitaria, che ha minato in passato le difese dei paesi della Cristianità. A questo proposito, Ignacio Olague, storico spagnolo, pubblicò uno studio col titolo significativo: “Les Arabes n’ont jamais envahi l’Espagne” (Paris, 1969, Flammarion). Il Professore Julio Garrido, della Reale Accademia di Scienze di Spagna, spiega (Que Pasa? Madrid): “gli storici, trascurando l’influenza delle idee anti-trinitarie nella genesi e nello sviluppo della dominazione araba in Spagna, non potranno mai capire la ragione per cui il Paese è stato conquistato in soli tre anni e mezzo, con le armi e i mezzi d’allora. Infatti, vasti strati del popolo cristiano erano sedotti da idee unitariste, cioè da un vago sincretismo di sapore ariano o sabelliano con simpatia per l’Islam.” Così oggi, gli ecumenisti conciliari aprono le porte ai musulmani – quelli «buoni» – ma tifosi dei duri, che arrivano inevitabilmente in seguito per impiantare la sharia. L’Europa «democratica», aliena al senso cristiano della storia, è oggi esposta a questa devastazione. Continua a leggere

Clandestini

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BEO BERGOGLIO

Segnalazione del Centro Studi Federici

Dal “barcone” del concilio Vaticano II molti “clandestini” modernisti sono penetrati nella Chiesa, distruggendo – umanamente parlando – la dottrina, la liturgia e la disciplina cattolica. Ora questi “clandestini” sostengono l’attuale immigrazione, cioè la tratta di immigrati orchestrata dai poteri mondialisti per destabilizzare la vecchia Europa. 

Poiché le parole dei vari Bergoglio e Galantino a favore dell’immigrazione suscitano la giusta indignazione di molte persone, è importante ricordare – per evitare di allontanarsi dalla fede cattolica – che questi “clandestini, imbevuti di errori modernisti, sono nella Chiesa, poiché la occupano, ma non solo la Chiesa, poiché non sono rivestiti formalmente dell’autorità (cfr: http://www.sodalitium.biz/index.php?pid=1 )

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Orban le suona all’Europa: “Ue incapace di gestire gli immigrati”

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ORBAN
Orban le suona all'Europa: Ue incapace di gestire gli immigrati

3SettembreSet201516 ore fa

Orban: “Il flusso di migranti minaccia le radici cristiane dell’Europa”. Poi sfida la Merkel: “Il problema dei migranti è della Germania”. E lei: “Il problema è di tutta l’Europa”

“Il flusso di migranti in Europa minaccia le radici cristiane del continente e i governi dovrebbero controllare le loro frontiere prima di decidere quanti richiedenti asilo possano accogliere”. In un editoriale scritto per il quotidiano tedesco Frankfurt Allgemeine Zeitung, Viktor Orbàn prende di petto l’emergenza migratoria. E accusa la gran parte dei governi europei di non essere in sintonia con i propri cittadini. “La gente vuole che noi gestiamo la situazione e proteggiamo i nostri confini – spiega il premier ungherese – solo quando avremo protetto le frontiere ci si può chiedere quanti rifugiati possiamo accogliere o se ci debbano essere quote”.

“Non costruiamo il muro per divertimento ma perchè è necessario”. Orbàn non indietreggia di un millimetro. Anzi, incontrando il presidente dell’Europarlamento Martin Schulz, accusa i leader Ue e difende le misure approvate per difendere l’Ungheria dall’invasione di immigrati. A partire dai 175 chilometri di muro costruito al confine fra Ungheria e Serbia per “costringere chi vuole entrare a registrarsi” e non per “non fare entrare” gli immigrati. “Con la nostra barriera non difendiamo solo l’Ungheria, ma anche l’Europa – spiega – rispondiamo alla paura della gente”. “Se non riusciamo a difendere i nostri confini Schengen è a rischio”, aggiunge sostenendo che”ogni politico europeo che prometta una vita migliore e incoraggi a lasciare tutto e rischiare la vita per venire in Europa, è irresponsabile”.

“I leader europei hanno dimostrato chiaramente di non essere in grado, di non avere la capacità di gestire la situazione – continua – è noto che tocca ai singoli Paesi controllare le frontiere esterne. E questo sta facendo l’Ungheria”. Per il premier ungherese, ad ogni modo, l’emergenza migranti è “un problema tedesco” dal momento che delle migliaia entrati in Ungheria nessuno vuole rimanervi, ma tutti vogliono andare in Germania. Col voto di questa mattina al parlamento di Budapest Orban conta, a partire dal 15 settembre, di riprendere il controllo delle frontiere. L’Ungheria registrerà tutti gli immigrati che entrano nel Paese prima che lo lascino alla volta di Austria o Germania. “La Germania fa ciò che è moralmente e giuridicamente dovuto. Né di più né di meno”, replica duramente Angela Merkel sottolineando che l’emergenza profughi è “un problema che riguarda tutta l’Europa” e non solo la Germania.

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In Tua Justitia Libera me Domine: DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII DOPO IL RITO DI CANONIZZAZIONE DI SAN PIO X, Sabato, 29 maggio 1954

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L’unico film esistente su San Pio X Papa.

Quest’ora di fulgente trionfo, che Iddio, suscitatore degli umili, ha disposto e quasi affrettato, per sigillare la mirabile ascesa del suo servo fedele Pio X alla suprema gloria degli altari, ricolma l’animo Nostro di gaudio, al quale voi, Venerabili Fratelli e diletti figli, con la vostra presenza così largamente partecipate. Eleviamo pertanto fervide grazie alla divina bontà per averCi concesso di vivere questo straordinario evento, tanto più che forse per la prima volta nella storia della Chiesa la formale santificazione di un Papa è proclamata da chi ebbe già il privilegio di essere al servigio di lui nella Curia Romana.

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“No al mercato senegalese” E la marcia fa il giro del mondo

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Parata in stile militare dell’estrema destra a Pescara. Forza nuova: “Niente razzismo, vogliamo legalità”

 

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Una marcia spedita, silenziosa, senza bandiere né striscioni. Una marcia inquietante. Camminata spedita, in stile militare, che a più di qualcuno ha evocato brutti ricordi. Obiettivo di chi si è messo in movimento come fosse una parata? Protestare contro un mercatino illegale di immigrati attivo da anni di fronte alla stazione centrale di Pescara, in Abruzzo. L’ha organizzata e messa in atto platealmente Forza Nuova domenica scorsa. La notizia ha provocato il solito polverone di polemiche ed è stata ripresa perfino dai media britannici. E subito sono scattate le accuse di razzismo e xnefobia, perché il mercato è gestito da cittadini africani. «Nessun razzismo – replicano i neri di Forza Nuova – la nostra protesta riguardava la vendita di merce contraffatta. Un mercato totalmente abusivo tollerato, però, dalle istituzioni».

La marcia ha portato molti a ipotizzare un modo di fare simile ai colleghi greci di Alba Dorata (con i quali Forza Nuova è in contatto da tempo) che in alcuni mercati di Atene hanno usato le maniere forti rivoltando banchetti e malmenando i commercianti stranieri.

La versione di Forza Nuova abruzzese, ovviamente, è un’altra: «Da ventuno anni esiste questo mercatino abusivo in pianta stabile. Non paga l’occupazione del suolo pubblico e usufruisce illecitamente della corrente – spiega Marco Forconi, coordinatore regionale del movimento fondato da Roberto Fiore – e il 95 per cento dei banchisti sono senegalesi. Il sindaco, finalmente, aveva deciso di farlo sgomberare e ha firmato la relativa ordinanza. Il provvedimento era esecutivo il 9 agosto scorso ma, a poche ore di distanza, quando già era arrivata la forza pubblica da Roma, l’amministrazione ha fatto dietrofront».

Il Comune, a quanto pare, starebbe cercando un’area alternativa dove trasferire il mercato. E, di conseguenza, avrebbe deciso di differire lo sgombero di due–tre mesi. Però la frittata è fatta, la marcia è girata nella rete. «Insistiamo, nesusn atto razzista. Il problema è solo che da tempo, a parole, vorrebbero spostarli su un’area delle Ferrovie gestita anche da Regione e amministrazione comunale – continua Forconi – e dicono che da trecento operatori si passerà a 120 e dovranno avere regolare licenza di ambulanti. Ma il problema è che questa gente vende merce contraffatta con i marchi sportivi più famosi, come Nike e Adidas, resta lì». Per questo Forza Nuova ha protestato più volte contro la situazione inaccettabile, ha organizzato presidi e, domenica, una marcia. «Abbiamo chiesto l’autorizzazione per un sit-in su piazza della Repubblica è ci è stata negata, mentre ci hanno concesso di manifestare a due-tre chilometri di distanza, a Ponte del Mare – racconta il coordinatore Forconi – Noi, dopo un’oretta e mezza, abbiamo cominciato a muoverci. Lo abbiamo fatto senza bandiere, senza striscioni, in modo composto e militaresco. E in silenzio. Probabilmente ci denunceranno lo stesso per questo. Non è un problema di razze o nazionalità. Se fossero stati napoletani, tedeschi o australiani per noi il discorso sarebbe stato uguale».

Come dicevamo, l’iniziativa non ha mancato di scatenare le polemiche. «Teste rasate, T-Shirt nere, qualcuno con gli anfibi (con quel caldo) inquadrati come soldati, una trentina di ragazzi hanno bloccato il traffico e marciato verso la stazione, senza tuttavia entrare nel mercato senegalese», ha commentato il sito «FascinAzione». Ma Forza Nuova non demorde. «Continueremo con altri presidi e proteste pacifiche e ordinate – promette Forconi – La storia non finisce così…».

Marzio Laghi

 

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E ora i gesuiti Usa chiedono le nozze per i sacerdoti

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Segnalazione di Federico Prati

di Matteo Matzuzzi

É tempo che i sacerdoti cattolici abbiano la possibilità di sposarsi. A dirlo è stato il padre gesuita Michael J. Garanzini, cancelliere della prestigiosa Loyola University di Chicago e – fino al 30 giugno scorso – presidente della stessa, in una conversazione con il settimanale Crain’s Chicago Business.

«Sarebbe salutare, e poi vedo che papa Francesco sta aprendo i sentieri per la discussione», ha aggiunto Garanzini, convinto che la questione sarà posta da più di qualcuno in occasione dell’ormai imminente Sinodo ordinario sulla famiglia, a Roma.

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I rifugiati dovrebbero chiedere asilo nelle Sinagoghe

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Segnalazione di Federico Prati

DI GILAD ATZMON

gilad.co.uk

Ieri la Germania ha attaccato la Gran Bretagna per la crisi dei migranti. La Germania prevede di accogliere 800.000 richiedenti asilo entro la fine dell’anno. Anche la Gran Bretagna si sta preparando per affrontare il crescente problema dei rifugiati – ha chiuso le proprie frontiere. Devo ammettere che il richiamo da parte della Germania è sensato. Dopotutto sono stati Tony Blair e il suo governo Labourista ad incominciare la guerra criminale che ha portato a questa crisi umanitaria globale. Blair non era solo. Era semplicemente un Sabbos Goy [Le persone non ebree che il sabato sono incaricate di portare a termine i compiti che la religione ebraica non permette di fare, NdT].

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Il piano sionista per il Grande Israele

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Segnalazione di Federico Prati

di Michel Chossudovsky

Il seguente documento costituisce la pietra angolare della formazione della Grande Israele, di pertinenza di potenti fazioni sioniste all’interno dell’attuale governo Netanyahu, il Likud, e all’interno dei militari israeliani e delle istituzioni di intelligence.

Secondo il padre fondatore del sionismo Theodor Herzl, L’area dello Stato ebraico si estende dal fiume d’Egitto al fiume Eufrate.

Secondo Rabbi Fischmann, la terra promessa si estende dal fiume Nilo fino all’Eufrate, e comprende parti di Siria e Libano.

Se visti nel contesto attuale, la guerra in Iraq, la guerra del 2006 in Libano, l’intervento del 2011 in Libia, la guerra in corso in Siria, per non parlare del processo di cambiamento dei regimi in Egitto, devono essere intesi in relazione al Piano Sionista per il Medio Oriente. Quest’ultimo consiste nell’indebolimento e nella fratturazione degli stati arabi confinanti, come parte di un progetto espansionista israeliano.

Il Grande Israele consiste in un’area che si estende dalla Valle del Nilo a quella dell’Eufrate. Il progetto sionista appoggia il movimento ebraico dei coloni. Più in generale si tratta di una politica che tende ad escludere i palestinesi dalla Palestina portando alla eventuale annessione sia della Cisgiordania che di Gaza, allo Stato di Israele.

Il Grande Israele dovrebbe creare un certo numero di stati membri per procura.

Esso include parti del Libano, la Giordania, la Siria, il Sinai, così come parti dell’Iraq e dell’Arabia Saudita. (Vedi mappa).

Secondo Mahdi Darius Nazemroaya in un articolo su Global Research del 2011, il Piano Yinon è una continuazione del progetto coloniale della Gran Bretagna in Medio Oriente. Il Piano Yinon è un piano strategico di Israele per garantirsi la superiorità regionale. Stabilisce che Israele deve riconfigurare il suo ambiente geo-politico attraverso la balcanizzazione degli stati arabi circostanti in stati più piccoli e più deboli.

Gli strateghi israeliani consideravano l’Iraq come la più grande sfida strategica da parte di uno stato arabo. È per questo che l’Iraq è stato delineato come il fulcro per la balcanizzazione del Medio Oriente e del mondo arabo. Sulla base dei concetti del Piano Yinon, gli strateghi israeliani hanno chiesto la divisione dell’Iraq in uno stato curdo e due stati arabi, uno per i musulmani sciiti e l’altro per i musulmani sunniti. Il primo passo verso la creazione di queste nuove entità era la guerra tra Iraq e Iran, che il Piano Yinon affronte e discute.

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