Verona: Zenti a cena con Maometto…

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ZENTI5

Segnalazione di Gianni Toffali

La Comunità Marocchina ringrazia il Sindaco di Verona Flavio Tosi e tutte le persone della sua amministrazione che hanno sostenuto la realizzazione della cerimonia del mese di Ramadan nel meglior modo.  Grazie al Sindaco di Verona Flavio Tosi, al Vescovo di Verona, al Provveditore agli studi Dott Stefano Quaglia, al Console del Regno del Marocco dott.ssa Nezha Attahar, al Dirigente d’istituto Einaudi dott. Flavio Filini, al Presidente della Federazione Islamica del Veneto sig Bouchaib Tanji, all’assessore Anna Leso,al consigliere l’avvocato Paola Gaiardelli, allo Staff dell’Organizzazione SaaDia e grazie anche alla collaborazione dei nostri amici dell’associazione  Samira Chabib

Samira Chabib#FlavioTosi#

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E’ disponibile il numero 17 (17 luglio 2016) di Sursum Corda

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 SURSUM CORDA

Dio sia lodato!

Sul nostro sito è disponibile il numero 17 del 17 luglio 2016 di Sursum Corda®.

Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata agli Associati, oppure si può acquistare sul nostro MiniShop in cartaceo o PDF.

Ricordiamo che l’Associazione Sursum Corda, grazie a Dio, intende formare alla vera dottrina cattolica tutti gli Associati, pertanto ribadiamo la necessità di scaricare e di studiare attentamente tutti i numeri del Settimanale. Dirsi cattolici ma, nel contempo, rifiutare lo studio elementare e necessario della dottrina cattolica, significa non voler essere veramente cattolici.

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«La nemesi dell’Occidente debosciato»

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di Matteo Castagna (pubblicato su www.vvox.it – oltre 2.300 letture sul quotidiano on-line VVOX (e 3.751 qui su agerecontra.it) col quale Matteo inizia oggi la collaborazione. Non male come inizio…)

Quest’Europa debosciata, secolarizzata, mediocre, priva di una politica autonoma è stata creata nel tempo e molti se ne accorgono solo ora, davanti agli attentati

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Nel giorno della presa della Bastiglia, i nuovi giacobini hanno colpito la Francia per colpire proprio quell’ Occidente dei “valori” rivoluzionari del 1789. Potremo parlare di nemesi storica? E’ presto per dirlo, ma la scelta di un attentato durante i festeggiamenti dell’ Europa che rompe con la tradizione, fa pensare che non sia casuale. Già da una settimana, l’intelligence d’Oltralpe aveva messo in allerta dall’eventualità di un attacco terroristico. Addirittura, la polizia riteneva plausibile che potesse svolgersi attraverso un automezzo. E’ stato un camion. I morti almeno 84, oltre 100 i feriti. Molti i bambini coinvolti. Una carneficina orrenda. Sempre il Paese di Hollande l’obiettivo. La prevenzione annunciata non ha prodotto alcunché e, questo, non mancherà di farci indagare. Forse, sarebbe meglio lasciar stare per un po’ chi si tira due schiaffi fuori da uno stadio per pensare a cose più importanti e dirompenti. Non sappiamo ancora molto sul folle omicida, se non che si trattava di un tunisino. Non un “vu cumprà”, ma uno di quelli che la Boldrini definirebbe “integrati”, di seconda generazione. La matrice islamica è il copione che ci viene proposto, come al solito, dai soloni del politicamente corretto. Non possiamo escluderlo a priori né affermarlo perché abbiamo bisogno di tempo per studiare le dinamiche e commentare dati oggettivi, non congetture di propaganda o complottismi visionari.

Da tempo, però, siamo in guerra, inerti, con governi che si prodigano in summit anti-terrorismo “ex post”, ossia a cadaveri ancora caldi, che sanno da contentino per i familiari delle vittime e da tentativo rassicurante per la gente comune. Qualcuno, però, inizia a stancarsi di queste chiacchiere e di ricevere una medaglia e una bandiera. Qualcuno non ha voglia di vedere i social tempestati di “je suis” e neppure giovani rasta che accomodano la loro strana coscienza replicando ai proiettili coi gessetti colorati. Chi è dotato di raziocinio e buon senso vorrebbe vedere un Occidente forte dell’identità che ha iniziato a distruggere con la presa della Bastiglia, che non abbia un atteggiamento attendista del prossimo attentato per dar solidarietà e comprare fiori e lumini, ma che convogliasse le forze nell’identificazione del nemico, ovvero dei mandanti delle stragi e li combattesse con scelte politiche nette e definitive, con la diplomazia, ma anche con le armi, se necessario. Se il problema europeo di fondo è l’Alleanza Atlantica, si abbia il coraggio di scioglierla. Putin è lì a fare da alternativa. Rimetterebbe in discussione tutto? Certo. Ma, forse, salverebbe molte vite. Il problema è che questa UE a stelle e strisce non ha la volontà di cambiare e affronta, quindi, con ipocrisia, il rischio della sua distruzione o implosione con ridicole marcette e inutili assemblee generali.

Quest’Europa debosciata, secolarizzata, mediocre, priva di una politica autonoma è stata creata nel tempo e molti se ne accorgono solo ora, davanti agli attentati. Gli eroi da tastiera, purtroppo non si rendono conto che è sciocca una chiamata alla difesa personale scoordinata e “fai da te”, perché l’uomo moderno è quello ben descritto da Massimo Fini: «l’uomo Hugo Boss, profumato, deodorato, azzimato, sbarbato, levigato, depilato, completamente svirilizzato. Non è un uomo, ma la sua parodia. Noi non siamo più in grado di fare la guerra. Usiamo droni, dardo, predator, bombardieri, satelliti dagli occhi acutissimi ma non abbiamo più il coraggio di scendere sul terreno. Tant’è che nella guerra all’Isis siamo costretti a farci difendere dai peshmerga curdi e dai pasdaran iraniani che certamente non si profumano Hugo Boss. E nonostante tutto questo apparato tecnologico non riusciamo a sconfiggere un pugno di poche migliaia di guerriglieri, così come non siamo riusciti a piegare i resistenti afgani, che non si deodorano anzi puzzano, con bombardamenti assassini che durano da più di quattordici anni. Vecchi, azzimati, esangui, spossati, infiacchiti dal benessere, privi di passione e di entusiasmi quanto di coraggio, come faremo ad affrontare questi altri che saranno anche ‘brutti, sporchi e cattivi’ ma han dalla loro la giovinezza, l’ardimento e una fiducia forsennata nel loro Dio? La Rivoluzione Francese, da noi, ha fatto “morire” il nostro Dio. Conclude ironicamente, quanto sagacemente, sempre Massimo Fini: «Le cose sono due. O la smettiamo con queste stronzate-Hugo Boss e torniamo a essere degli uomini o invece di bombardare inutilmente i nostri nemici li innaffiamo con una tal quantità di profumi in modo da renderli simili a noi».

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IL SEGRETO SUL CAOS MONDIALE SVELATO A FATIMA

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L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

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Non ci può essere un retto agire nella vita, personale, sociale, mondiale, senza partire dal fatto che la vita umana va guidata dal pensiero, che a sua volta è guidato dallo spirito. Ecco la chiave già vista da Santo Tommaso nella sua ética del «agere sequitur esse» (l’agire segue l’essere), ossia del realizzare l’essere secondo la natura personale o sociale in cui si è creati.

Al contrario, se si abusa della libertà col voler essere e credere quel che si preferisce, cioè pensare come si vive, si finisce soggetti alla prepotenza carnale e materiale che si appropria, senza ostacoli della vita dell’uomo e delle società a spese del bene della vita spirituale in questa terra.

Ecco, proiettata nel mondo, la parte vissuta dalla superpotenza americana, capace di aderire a un ideale gay o abortista, lontani da ogni ideale di vera civiltà, ingenerando il caos generale se rivolto al dominio del mondo con la superiorità delle armi, come pretendono. Quando tale potere, alieno a questo principio di civiltà predomina, e manca l’ostacolo spirituale ad esso, l’umanità intera è esposta, a dispetto d’ogni parvenza di benessere e di progresso, ad un’inesorabile decadenza spirituale, che causa anche il letale squilibrio di demenziali conflitti continui nella vita sociale in tutto il pianeta. Continua a leggere

Comunità, Diritto, Stato: le tesi di Höhn

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Segnalazione di Federico Prati

di Teodoro Klitsche de la Grange

L’Aja, agosto 1937, secondo congresso di diritto comparato.
I vari paesi mandano un proprio rappresentante per illustrare la condizione del diritto in ciascun Stato.
La Germania invia Theodor Maunz e Reinhard Höhn, che illustra il contributo che qui viene commentato e proposto: Popolo, Stato e diritto.
La memoria va subito al saggio di C. Schmitt di quattro anni prima, Stato, movimento e popolo, ma, nonostante l’assonanza dei titoli, il taglio esprime due prospettive diverse.

Il saggio di Höhn conserva un tratto profondamente giuridico ed illustra in modo magistrale le modalità con cui la nuova scienza del diritto dell’epoca stesse cercando di superare la precedente impostazione di stampo individualistico, con il risultato che il diritto viene inserito ora nel concetto più ampio di comunità e perde la precedente primazia. Continua a leggere

Verso un Movimento 5 Stelle e strisce?

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di Alessio Mannino 

Verso un Movimento 5 Stelle e strisce?

Fonte: L’intellettuale dissidente

Per la Nato la Guerra Fredda con la Russia non è mai finita, checché ne dica stoltamente il suo segretario generale Jens Stoltenberg. Come le definireste voi se non misure scopertamente ostili a Putin, tutte le decisioni prese dal vertice dell’Alleanza Atlantica a Varsavia (casualmente scelta in quanto dava il nome all’omologa coalizione nemica guidata dall’Urss), alla vigilia del Consiglio Nato-Russia del 13 luglio? Invio di quattro battaglioni, totale 5 mila uomini, distribuiti fra Polonia, Lituania, Estonia e Lettonia; il furbesco trasferimento dagli Usa alla Nato del comando del sistema missilistico europeo (navi in Spagna, radar in Turchia, sito per intercettazioni in Romania); un bel giro di bullone ad più stretta cooperazione (leggi: vincolamento) fra l’Alleanza e l’Unione Europea nelle operazioni militari e nella cyber security. Traduzione: cara Europa, sei legata mani e piedi ancor più di prima a Washington e ora ti lasci imbrigliare in una autolesionisticacold war contro i russi, che invece sarebbero i tuoi alleati naturali se solo ti slacciassi il guinzaglio Nato con cui gli Stati Uniti ti tengono in sudditanza dal 1943 ad oggi. Ciliegina sulla mefitica torta, la somma ipocrisia di quell’ometto di Francois Hollande, che imperanti le sanzioni Ue anti-russe ha dichiarato che «la Russia non è un avversario ma può essere un partner». Bei tempi, quando De Gaulle sbatteva le dovute porte in faccia a les Americains.  

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I padroni dell’umanità hanno ucciso l’Europa

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Segnalazione Arianna Editrice

 

di Giuseppe Altieri 

I padroni dell’umanità hanno ucciso l’Europa

Fonte: agernova

“Si credono i padroni dell’umanità e purtroppo lo stanno diventando: la politica democratica ha cessato di resistere loro, spianando la strada alla dittatura incondizionata dei poteri forti, economici e finanziari, che ormai dettano le condizioni della nostra vita pubblica”. Parola di Noam Chomsky, considerato il maggior linguista vivente, autore del capolavoro “Il linguaggio e la mente”.

A 86 anni, il professore statunitense dimostra una lucidità di pensiero e di visione che non lascia spazio a dubbi. Nessuna illusione: “Le nostre società stanno andando verso la plutocrazia. Questo è il neoliberismo”, dice Chomsky, in Italia per il Festival delle Scienze di Roma nel gennaio 2014.  Il titolo dell’ultima raccolta di testi inediti tradotti in italiano è estremamente esplicito: loro, gli oligarchi globali, signori delle multinazionali e grandi banche d’affari, sono “I padroni dell’umanità”.

“La democrazia in Italia è scomparsa quando è andato al governo Mario Monti, designato dai burocrati seduti a Bruxelles, non dagli elettori”, afferma Chomsky. In generale, come riporta il newsmagazine “Contropiano”, per Chomsky “le democrazie europee sono al collasso totale, indipendentemente dal colore politico dei governi che si succedono al potere.”

Sono “finite”, le democrazie del vecchio continente – Italia, Francia, Germania, Spagna – perché le loro sorti “sono decise da burocrati e dirigenti non eletti, che stanno seduti a Bruxelles. Decide tutto la Commissione Europea, che non è tenuta a rispondere al Parlamento Europeo regolarmente eletto. Puro autoritarismo neo-feudale: questa rotta è la distruzione delle democrazie in Europa e le conseguenze sono dittature”.

Per Chomsky, il neoliberismo che domina la dottrina tecnocratica di Bruxelles è ormai un pericolo planetario. Il fanatismo del “libero mercato” come via naturale per un’economia sana poggia su di un dogma bugiardo e clamorosamente smentito. In realtà senza il supporto pubblico (in termini di welfare e di emissione monetaria) nessuna economia privata può davvero svilupparsi.

Oggi il neoliberismo si configura come “un grande attacco alle popolazioni mondiali”, addirittura “il più grande attacco mai avvenuto da quarant’anni a questa parte”. Desolante il silenzio dell’informazione, che coinvolge gli stessi “new media”: la loro tendenza è quella di “sospingere gli utenti verso una visione del mondo più ristretta”.

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Pokémon Go, Telefono Azzurro: attenzione ai potenziali rischi per bambini e adolescenti

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pokemon go

Segnalazione di Raimondo Gatto

L’allarme dell’associazione: la combinazione di realtà aumentata e geo- localizzazione potrebbe permettere a malintenzionati di adescare minori, in estate più soli e “connessi”

di Elisabetta Rossi

La nuova app Pokemon Go, che si preannuncia una vera e propria tendenza dell’estate, impone una riflessione sui potenziali rischi per bambini e adolescenti.

In particolare in un momento delicato e critico come il periodo estivo, in cui i più piccoli non vanno a scuola, hanno più tempo libero, sono più soli e quindi sempre più “connessi”.

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Lo stato miserabile dei recidivi nel peccato

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Sant’Alfonso Maria de Liguori, dottore della Chiesa

SERMONE XXI. – PER LA DOMENICA DI PASQUA

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Dello stato miserabile dei recidivi.
Nolite expavescere: Iesum quaeritis Nazarenum, crucifixum: surrexit, non est hic. (Marc. 16. 6.)
Spero, cristiani miei, che siccome è risorto Cristo, così anche tutti voi in questa santa Pasqua vi siate confessati e siate risorti. Ma avvertite quel che dice s. Girolamo, che molti cominciano bene, ma pochi son quelli che perseverano: Incipere multorum est, perseverare paucorum. All’incontro dice lo Spirito santo che non è salvo chi comincia a viver bene, ma chi persevera nel ben vivere sino alla morte: Qui autem perseveraverit usque in finem, hic salvus erit. La corona del paradiso, dice s. Bernardo, è sol promessa a coloro che cominciano, ma non è data poi, se non a coloro che perseverano: Inchoantibus praemium promittitur, perseverantibus datur3. Giacché dunque, fratello mio, hai risoluto di darti a Dio, senti quel che ti dice lo Spirito santo: Fili, accedens ad servitutem Dei, praepara animam tuam ad tentationem4. Non credere che sieno finite per te le tentazioni. Ora apparecchiati a combattere, e guardati di ricadere nei peccati che ti hai confessati, perché se torni a perdere la grazia di Dio, sarà difficile che la ricuperi. E questo è quello che voglio dimostrarti in questo giorno, lo stato miserabile de’ recidivi, cioè di coloro che miseramente dopo la confessione ricadono negli stessi peccati di prima.

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Segnalazioni librarie: I fanatici dell’apocalisse, Putin, fascismi…e altro

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Segnalazione Edizioni di Ar

I FANATICI DELL’APOCALISSE. Ultimo assalto a Gerusalemme

Blondet, Maurizio

Il Cerchio, 2008

Prima ancora che le torri gemelle crollassero, i governanti israeliani hanno tentato di coinvolgere gli USA nella politica antislamica, dettando la linea di condotta nei confronti dei nemici d’Israele. Da quel momento gli Stati più discutibili della Terra erano autorizzati a trattare i loro nemici interni da terroristi, la Russia di Putin con i ceceni o la Cina comunista con i turcomanni dello Xinjang. L’autore mette in risalto alcuni episodi che rendono equivoco l’atteggiamento di Israele l’undici settembre, infatti, una sessantina d’israeliani furono arrestati per possibili collegamenti con l’attentato, oppure la ditta israeliana di software che controlla i telefoni degli Stati Uniti dallo stretto legame con il ministero dell’industria ebraico, o ancora l’azienda commerciale Zim, ritenuta vicina al Mossad, che avendo i suoi uffici in una delle due torri, dieci giorni prima aveva traslocato. Si pone in evidenza poi, l’azione storica della setta I Fedeli del Tempio, il cui scopo è la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme, abbattendo dunque le moschee di Al-Aqsa e quella di Omar.

174 pagine, 16 €.

LIBRO 1

EURASIA. VLADIMIR PUTIN E LA GRANDE POLITICA

De Benoist, Alain – Dugin, Aleksandr

Controcorrente, Napoli 2014

Gli Stati Uniti si sono attribuiti la funzione di guida del mondo, di modello cui uniformarsi, di controllore di tutti gli spazi geopolitici. De Benoist e Dugin sono i promotori di un pensiero politico e di un progetto culturale alternativo, fondato sullo spazio geopolitico eurasiatico. Protagonista di questa sfida è Vladimir Putin, che avvertendo il tentativo d’isolamento, l’assedio portato alla Russia da USA, Nato ed Europa occidentale, ha reagito tentando di unificare lo spazio culturale che dalla Bielorussia ed Ucraina arriva sino alla Manciuria. Con Putin inizia la ricostruzione morale, politica e militare del paese, resistendo al pensiero unico occidentale, annodando legami e rapporti di solidarietà con le altre nazioni che si oppongono all’estensione dell’american way of life.

144 pagine, 10 €.

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Fermo, ora la vedova ritratta: “Emmanuel colpì Mancini col palo”

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I testimoni la smentiscono, così Chiniery fa marcia indietro sulla morte del marito a Fermo: “Non parlo bene italiano”. Rischia incriminazione per calunnia

O almeno nella questione più importante: chi ha usato il palo della segaletica stradale.

I verbali dei 6 testimoni che confermano la versione di Amedeo Mancini, l’ultrà arrestato per omicidio preterintenzionale, hanno messo all’angolo Chiniary. E così davanti ai magistrati avrebbe dovuto correggere le sue dichiarazioni. I pm, infatti, hanno voluto ascoltarla di nuovo martedì. Il motivo? Le testimonianze a favore di Mancini sono ritenute “attendibili” e concordano nel dire che ad aggredire per primo è stato proprio Emmanuel. La vedova, come riportano Libero e il Corriere, si è quindi giustificata così: “Ho problemi con la lingua italiana e quando ho dato le due precedenti versioni ero sotto choc. Mio marito prese il paletto dalla strada dopo le offese e colpì Mancini”.

Bisogna precisare che secondo i legali della donna, la dichiarazione resa ai magistrati non sarebbe una ritrattazione, ma solo un precisazione. Il resto del racconto, quindi, rimarrebbe sostanzialmente immutato.

La morte del nigeriano a Fermo: la ricostruzione

Bene. Partiamo da qui per ricostruire tutta la vicenda, giudiziaria e mediatica. I due dati certi sono la morte di Emmanuel e l’offesa che Mancini ha rivolto alla moglie del nigeriano: “Scimmia africana”. Nella prima versione la vedova sosteneva che a far scattare la rissa fosse stato lo stesso ultrà, che dopo averla insulta avrebbe attaccato il marito picchiandolo, afferrando lei per il collo e scagliando un cartello stradale contro il marito. “Emmanuel – ha sempre spiegato Chiniary – si liberava dalla stretta, si allontanava e nel frattempo l’uomo bianco afferrava un segnale stradale…e con tale arnese colpiva mio marito all’altezza della testa lato posteriore al contempo gli dava calci alle gambe. Quindi Emmanuel è caduto all’indietro”.

I sei testimoni contro la vedova

Ma a contraddirla ci sono ben 6 testimoni, che non si conoscono tra loro, che hanno assistito alla scena e che avvalano la versione di Mancini. Il quale ha sempre sostenuto di essere stato aggredito: “Ho visto gli immigrati armeggiare intorno alla macchina – ha detto l’ultrà – e ho usato quell’espressione offensiva”. Due testimoni hanno visto la rissa dall’inizio e hanno messo a verbale che, dopo l’insulto, hanno visto “Emmanuel afferrare il cartello stradale con base circolare di ferro e lo scaraventarlo contro Mancini colpendolo e facendolo cadere a terra”. Altre due testimoni, due operatrici umanitarie, hanno fatto sapere che mentre Mancini era a terra “l’uomo di colore cercava di colpirlo con i piedi mentre la donna tentava di attingerlo (colpirlo, Ndr) brandendo una scarpa in mano”.

A quel punto, raccontano i teste, l’amico di Mancini ha cercato di riportare tutto alla calma, ma è stato aggredito dalla moglie di Emmanuel con una scarpa. Una delle testimoni chiama la polizia, mentre altri tre immigrati circondano Mancini. “Ho visto l’uomo di colore che indirizzava all’altro calci e manate in faccia e la donna lo aiutava con la scarpa – dicono i testimoni nelle loro deposizioni incrociate – Poi ho visto l’uomo dalla carnagione bianca colpire con un pugno l’uomo di colore che cadeva a terra”.

Il nigeriano batte la testa e, come ha attestato l’autopsia, è proprio il colpo sul marciapiede che lo porta alla drammatica morte. All’arrivo dei vigili, però, Emmanuel è ancora in piedi, urla nella sua lingua, mentre Mancini spiega alle forze dell’ordine di essere stato aggredito e Chiniary di essere stata apostrofata come “scimmia”.

Gli esami clinici: cartello stradale usato dal nigeriano

Ricapitolando. Sei testimoni più l’amico di Mancini sostengono di aver partecipato alla stessa colluttazone. Chiniary, invece, sostiene una ricostruzione differente. Poi ritratta. Senza contare che l’esame clinico svolto su Mancini in carcere: il medico legale ha evidenziato come sul costato dell’ultrà fosse presente un grave ematoma, probabilmente causato proprio da quel cartello stradale che tutti i presenti confermano essere stato usato da Emmanuel. E che invece la vedova “metteva in mano” a Mancini. Ma ora, ascoltata di nuovo dai pm, ha precisato che “mio marito prese il paletto dalla strada dopo le offese e colpì Mancini “. Una confessione che può costargli l’accusa di falsa testimonianza e di calunnia.

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Moderne eresie: animalismo ed ecologismo

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cagnolotto

Basterebbe il buon senso per non negare la differenza tra l’uomo e gli animali, ma oggi il mondo è rovesciato e bisogna tornare alla teologia per spiegare la grandezza dell’uomo davanti a Dio

 

di Claudio Crescimanno

Nei libri di scuola come nella vulgata comune, dura ancora dopo duemila anni l’inevitabile I’ironia sull’imperatore Caligola che nominò il proprio cavallo membro del senato romano. È noto che così fece non tanto per esaltare l’illustre quadrupede, ovviamente ignaro di tanto onore, quanto piuttosto per avvilire ulteriormente un’istituzione già in piena decadenza. Non a caso, infatti, l’episodio viene riportato come il sintomo di un mondo in declino.
Ma se è così, ben più decadente è il nostro mondo nel quale si è operato addirittura un capovolgimento della gerarchia di valore tra l’uomo e l’animale. Qualcuno potrebbe pensare che l’argomento in questione, quantunque oggi sia fonte di parecchia agitazione, attenga solo al buon senso. In realtà non è così.

UNA QUESTIONE DI BUON SENSO
Certo che è anzitutto una questione di buon senso e come tale potrebbe essere risolta. Basterebbe dire che c’è una differenza sostanziale tra il valore dell’essere umano e il valore degli animali e della natura in generale; basterebbe dire che un uomo, qualunque uomo, sia esso un bambino appena concepito o un anziano invalido, sia esso persino il più indegno e malvagio esemplare del genere umano, vale, da solo, più di tutto il regno animale, vegetale e minerale – come si diceva a scuola una volta – messi insieme; basterebbe poi aggiungere che, ciò precisato, l’uomo, proprio per amore di se stesso e dei propri simili, non può e non deve strapazzare il mondo di cui è padrone e custode, come nessuno che abbia a cuore la propria famiglia manda in rovina la casa in cui abita. Basterebbe il buon senso per capire queste cose, ma in realtà non basta più.
La visione oggi dominante ha rovesciato questi parametri e occorre niente meno che la teologia per ritrovare il I buon senso. Ma andiamo con ordine.

LA POSIZIONE ECOLOGISTA
Anzitutto vediamo brevemente qual è la posizione della tesi ecologista e cerchiamo di capirne i presupposti ideologici; poi passeremo a illustrare la visione cristiana, fondata sulla retta ragione e la divina Rivelazione.
La posizione ecologista comincia con una legittima critica allo sfruttamento incosciente che, dall’epoca dell’industrializzazione in poi, ha colpito la natura; insiste poi su una comprensibile e, sino ad un certo punto, condivisibile preoccupazione per la tutela dell’ambiente; purtroppo da qui si scivola facilmente – vedremo tra poco perché – in una nuova visione del mondo: l’equiparazione di valore tra l’uomo e la natura, in particolare gli animali; da qui poi non di rado si passa addirittura ad una inversione di precedenza: prima la natura, l’ecosistema, la ‘madre’ Terra, e poi l’uomo.
Stiamo esagerando? Niente affatto: da alcuni decenni si è venuto formando un movimento culturale e politico la cui base ideologica è precisamente questa: il bene della natura deve essere salvaguardato non in vista del bene dell’uomo, ma per se stesso; il bene della natura trascende il bene dell’uomo: la natura è per sé una realtà sacra, nella quale l’uomo è un intruso nocivo, un profanatore. Ecco il salto di qualità di cui dicevamo: in questa visione non si tratta più di difendere la natura per tutelare l’uomo, ma piuttosto di difendere la natura contro l’uomo. Abolita così una gerarchia di valore, la vita dell’uomo vale come quella di un gatto o di un pino, e poiché questi ultimi sono più deboli e indifesi, vanno più fortemente tutelati; alla fine il più grande nemico del mondo è l’uomo.
Posizione emblematica dell’ideologia ecologista è quella espressa dal duca Filippo di Edimburgo, principe consorte della regina d’Inghilterra, e gran patrono della più importante organizzazione ambientalista del mondo, il WWF: «Se rinascessi vorrei essere un virus letale per contribuire a risolvere il problema dell’eccesso di popolazione (umana). Il maggior dramma del mondo è che ci sono più culle che casse da morto!» (Dichiarazione resa all’agenzia tedesca DPA, 8 agosto 1988).

IL PIANO DI DIO
Ed eccoci al problema ‘teologico’: siamo giunti ad una nuova visione del mondo subdolamente panteistica: si riveste di una specie di sacralità la vita di un fiume, di una pianta, di un animale, a tal punto da considerare nuovo, vero peccato la loro violazione. Così l’ecologismo fa della natura un ‘dio’ e della propria ideologia una ‘religione’. Non pochi tra i nostri contemporanei, animati certamente dalle migliori intenzioni, poco alla volta, senza avvedersene, capovolgono la scala dei loro valori secondo i criteri dell’ecologismo, senza avere una piena consapevolezza delle autentiche radici culturali ed ideologiche di tale movimento.
Capita così che nella nostra società, così civile e progredita, si dia risonanza quotidiana sui mezzi della comunicazione sociale al ‘dramma’ di una specie di coleotteri in estinzione, o di alcune balene rimaste incagliate tra i ghiacci dell’artico, o di qualche canile in cui gli ‘ospiti’ vengono maltrattati; e poi si dia ben poca risonanza, e susciti ancor meno indignazione, l’esistenza di embrioni umani congelati nei laboratori dediti alla sperimentazione, la strage degli innocenti provocata dall’aborto legalizzato, la sorte di tanti anziani parcheggiati ed abbandonati negli istituti.
Per rimettere in carreggiata una visione del mondo tanto distorta è necessario ripartire dal principio, nel senso biblico della parola, cioè dal Libro della Genesi, che ci racconta, con linguaggio immaginifico ma con assoluta chiarezza dei contenuti, le origini del mondo e dell’uomo secondo il progetto di Dio. Ci soffermiamo in particolare su una affermazione che già da sola è sufficiente a confutare la suddetta visione. All’inizio del secondo racconto della Creazione, quello narrato proprio nella prospettiva dello sguardo di Dio sull’essere umano, accadono due cose:
1) il Creatore mostra all’uomo le opere più nobili della creazione, cioè gli animali secondo le varie specie, e lo incarica di dare ad essi il nome: nel linguaggio semitico significa che Dio pone l’uomo sopra gli animali e questi sono destinati al suo servizio (Gn 2,19);
2) nessun animale è assimilabile all’uomo, nessuno è allo stesso livello qualitativo dell’uomo: per questo, volendo dare all’uomo una compagnia che fosse alla pari con lui, Dio crea la donna (Gn 2, 20-22); ora, prescindendo dalle implicazione del rapporto uomo-donna che questo racconto comporta, il primo dato che in esso si manifesta è la chiara affermazione della sproporzione di livello, di valore, tra l’uomo – maschio e femmina – e gli animali.

IL VERTICE DELLA CREAZIONE
A partire da questi dati fondamentali, tutta la letteratura biblica dell’Antico come del Nuovo Testamento sviluppa coerentemente questa visione secondo la quale l’essere umano è al vertice della creazione visibile, fatto di poco inferiore agli angeli (Sal 8); e se è vero che unico per uomini e bestie è il destino mortale del corpo (Qo 3,19), è non meno vero che l’uomo ha dignità infinitamente superiore ad ogni altra creatura terrena poiché la sua anima immortale è destinata ad una vita che è per sempre.
Con il mistero dell’Incarnazione, poi, Dio stesso, Signore e Padrone dell’universo e di tutte le creature in esso contenute, assume la natura umana e la eleva a nuova inaudita grandezza; innestati in Cristo con il battesimo, gli uomini redenti diventano figli di Dio ed entrano così nell’orbita gravitazionale della Divinità, sempre più vicini a Dio e sempre più ‘lontani’ dalle creature inferiori. Alla luce di queste riflessioni risulta evidente che la deriva di certo ecologismo e in particolare di certo animalismo è, nei presupposti e nei fatti, negazione della fede cattolica nell’opera della creazione e della redenzione. Continua a leggere

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