Segnalazione del Centro Studi Federici
polemiche-razzismo-su-aiutante-san-nicola-scontri-90-arresti.html
Segnalazione del Centro Studi Federici
polemiche-razzismo-su-aiutante-san-nicola-scontri-90-arresti.htmlurl
di Maurizio Blondet
Ormai da settimane ignoti hackers hanno messo in linea 2500 e-mail riservate fra Georges Soros, i dipendenti delle sue fondazioni – capeggiate dalla casa-madre, la Open Society Foundation e i riceventi dei suoi doni. I media ne tacciono, perché sono ovviamente imbarazzanti. Si vede per esempio che lui ha dato direttive ad Hillary Clinton quando era segretaria di stato, su una crisi in Albania (sic) e su come risolverla: direttive che Hillary ha seguito alla lettera. Si vede anche che alla campagna di Hillary ha versato 30 milioni di dollari, il che ne fa’ il maggior donatore singolo.
Ma non basta. Se una cosa risalta in queste mail, è la megalomania di questo gran burattinaio. Non c’è area del mondo dove non finanzi attività (sovversive, o ‘filantropiche’); non una politica pubblica che non si proponga di ‘riformare’ in ogni parte del pianeta, sganciando soldi ai locali ‘riformatori’, che hanno sempre un carattere sinistroide e libertario. Megalomane e insieme, micro-gestore di tutta la realtà. Come abbiamo visto, Soros finanzia Arcigay in Italia, e Planned Parenthood (in Usa (l’ente pro-aborto che l’hanno scorso s’è scoperto faceva commercio di organi di feti); ha pagato rivoluzioni colorate e l’opposizione ad Orban in Ungheria; istiga la giunta di Kiev a fare la guerra alla Russia; gestisce (attraverso apposite ONG) l’inondazione di immigrati in Europa, e nello stesso tempo eccita organizzazioni di minoranze etniche latinos in Usa, allo scopo di far cambiare la demografia dei collegi elettorali in modo da favorire Hillary contro Trump. Per lo stesso scopo, paga organizzazioni razziali come Black Lives Matter (650 mila dollari) perché interrompano i comizi di Donald. Ha finanziato ripetuti tentativi di manifestazioni LGBT a Mosca, pagando le trasferte di celebri travestiti e sodomiti; in Europa, ha ‘gestito’ certe elezioni, facendo eleggere candidati favorevoli all’immigrazione senza limiti, e finanzia gruppuscoli che in Usa si battono non solo per il “diritto delle donne” e LGBT di entrare nelle unità combattenti, ma il dovere di allogarle in caserme unisex; o gruppi che stanno conducendo la meritevole battaglia per toilettes pubbliche per trans. Tutto in nome di un evidente scopo finale: la dissoluzione di ogni ordine, gerarchia e stabilità nelle società umane. Continua a leggere
Il miliardario George Soros ha speso milionate di dollari per sostenere la Hillary Clinton nelle elezioni presidenziali e poter cosi’ continuare a dettare le politiche mondiali. Non ha avuto fortuna e adesso cerca di recuperare la sua quota di potere con altri mezzi .
Ha ritardato di alcuni giorni ma, alla fine, l’onnipotente George Soros, e’ riapparso sulla scena. Risulta spiegabile questa pausa di silenzio del miliardario visto che ha speso una parte della sua fortuna per finanziare la campagna elettorale della Clinton che e’ pero’ terminata in modo inaspettato con l’elezione di Donald Trump. Tuttavia il globalismo mondiale sembra avere un nuovo piano e la riunione di vari personaggi dell’establishment, che si svolge a Washington in questi giorni, sembra avere per obiettivo quello di cercare mecenati e cercare di affondare l’attivita’ del nuovo presidente eletto.
Sembra chiaro che la vittoria di Trump ha segnato una battuta di arresto sui piani di Soros che contava su una elezione della Clinton per seguitare a sostenere le politiche sull’immigrazione di massa , la promozione dell’ideologia di genere, l’abolizione degli Stati nazionali, la riforma sanitaria, ecc.. La Clinton era colei che avrebbe portato avanti questi programmi, quale candidata dei globalisti e dell’establisment di potere.
In particolare il progetto principale di Soros, quello dell’abolizione delle sovranità degli Stati Nazione, progetto sostenuto in diverse conferenze pubbliche e che fu abbracciato dalla Clinton nel 2013. Durante una conferenza con banchieri brasiliani la candidata democratica aveva seguito il suo discorso abituale ed aveva affermato che il suo sogno era “un mercato comune emisferico con libero commercio e frontiere aperte”. Continua a leggere
A lato in foto Mons. Fellay e don Cusick all’inaugurazione del nuovo seminario FSSPX in Virginia, USA
di Matteo Castagna
Don Kevin M. Cusick, corrispondente di Rorate Caeli per l’apertura del seminario della Fraternità San Pio X in Virginia, è cappellano della Marina Militare e il pastore della chiesa di San Francesco di Sales a Benedict, nel Marylamd, Arcidiocesi (occupata dai modernisti) di Washington.
Sul sito americano Rorate Caeli (clicca per leggere l’articolo completo) viene pubblicata una chiacchierata che il sacerdote fraternesco intrattiene col Superiore Generale della Fraternià S. Pio X, Mons. Bernard Fellay, in cui quest’ultimo parla dei negoziati (che sono, almeno, bilaterali per definizione!) con il Vaticano attuale. Il vulnus della notizia era già stata riportata con cappello introduttivo di commento su questo sito, ieri. Ma qui si ha la conferma da una autorevole fonte diretta della Fraternità (il suo Capo!) e l’aggiunta di un particolare, molto importante, che era evidentemente implicito già nell’articolo precedente, ma in questo viene detto chiaramente.
Don Cusick incalza Mons. Fellay sui “chiarimenti” mancanti per giungere alla Prelatura personale e riceve la conferma che si tratta di alcune non meglio precisate questioni in merito alla libertà religiosa e all’ecumenismo, perché la questione liturgica è già stata affrontata. “Il vescovo – a detta del Reverendo fraternesco – ha descritto gli attuali accordi come “quasi pronti” e in fase di ritocco finale; il suo comportamento e la sua espressione esprimevano fiducia e serenità”. Ha parlato in particolare della dichiarazione di “Mons.” Müller secondo il quale la Fraternità deve accettare il Vaticano II, comprese le parti in discussione. ed è qui che si sta cercando la quadra o meglio la formulazione accettabile da entrambe le parti.
Müller ha detto che “c’è un sacco di pressione da parte di quelli che noi chiamiamo i modernisti” per rendere le cose impossibili circa l’integrazione della Fraternità.
Egli ha detto che qui è in ballo “una certa mentalità” e “lei sa che è molto difficile cambiare mentalità”; si tratta della mentalità di “una certa generazione” e queste cose “richiedono tempo”. Ha detto che dobbiamo arrivare a un punto in cui è possibile che, riguardo ai detti punti in questione del Vaticano II, si possa “non essere d’accordo e tuttavia continuare ancora ad essere cattolici”. Mons. Fellay sembra preparato ad aspettare se necessario, impegnando il suo tempo a lavorare perché la Fraternità continui a crescere e prosperare.
Qui non ci sono modernisti, conclude il sacerdote su Rorate Caeli. Ci sono solo coloro che aspettano, senza fretta, l’artificio dialettico adeguato alla mentalità di certi modernisti o che essi vengano pensionati dall’età o direttamente dal Padre Eterno, per essere riconosciuti cattolici dai modernisti, anche se non si è d’accordo con loro. Continua a leggere
A lato, Silvia Valerio
di Matteo Castagna
“Avete sdoganato Freda nell’ambiente cattolico tradizionalista!”. Così mi ha accolto un esponente del nostro variegato mondo, tra lo spaventato e lo scandalizzato. Eh sì, perché un anno fa, iniziando l’avventura di “Traditio” a Verona, noi di “Christus Rex” abbiamo pensato di allargare gli orizzonti politici e letterari, confrontandoci con le Edizioni di Ar, organizzando delle presentazioni librarie, certamente non conformi, con Silvia, Anna Valerio e altri loro collaboratori, al fine di sciogliere alcuni pregiudizi e cercare attraverso la comune cultura umanistica dei punti di contatto, utili all’ identificazione di un comune nemico: la modernità, declinata in senso progressista. Abbiamo dato il “la” ad altri amici ed associazioni fuori Verona, che hanno preso spunto per fare altrettanto. Non è la prima volta che facciamo da apripista in nuove avventure e che contribuiamo a sfatare dei tabù. Non può che farci piacere.
Incontrando Silvia Valerio ad ExpoLibri, in Fiera a Padova, abbiamo scambiato delle riflessioni, che dimostrano proprio che la cultura e la base anti-progressista possono creare dei terreni di lotta comune su tematiche di scottante attualità. E’ su queste sinergie che abbiamo focalizzato una chiacchierata con Silvia, giovane cognata dell’Editore. Se qualcuno si aspetta di trovarsi di fronte una sorta di clone ideologico-politico femminile dell’ “Autocrate” sbaglia di grosso, perché invece, incontra una ragazza sì molto determinata, ma con una propria personalità, che sa ben delineare. Puoi essere d’accordo o meno con ciò che pensa, ma sa ascoltare ed è profondamente attratta dalla religiosità. No, non è cattolica, sebbene trovi alcuni punti di contatto con il cattolicesimo, nell’accezione tradizionale, in merito alla critica del mondo moderno ed al primato dello Spirito sulla materia. Si definisce persona “molto spirituale”, adora Platone e non le piacciono effimere mode e la banalità. Non è una ragazza comune, perché non tutte iniziano a scrivere racconti, fiabe e pamphlet, fin dall’adolescenza. Ha un’intelligenza vivace, che vive attraverso uno splendido rapporto con la sorella maggiore Anna, assieme alla quale ha da poco terminato la stesura del suo primo romanzo: “Non ci sono innocenti”. Continua a leggere
di Lorenzo Parolin

Fonte: Lorenzo Parolin
Èno – Che diresti se qualcuno percorresse una via mobile nel verso sbagliato?
Pino – Direi che è un imbecille. Io alla fiera di Francoforte ci ho provato per scherzo ed ho avuto una sensazione di impotenza. Riuscivo lo stesso ad avanzare, ma lo spreco di energia era frustrante; al contrario, dal verso giusto si procedeva speditamente e si provava un senso come di onnipotenza.
Èno – Capisco; anch’io sono della tua stessa idea, tuttavia, dopo aver osservato tante persone ed aver fatto tante prove, devo concludere che il verso giusto nel quale percorrere la vita è quello rovescio.
Pino – Come sarebbe a dire?
Èno – Vedi, la vita assomiglia un po’ anch’essa ad un tappeto mobile, perciò capisco quelli che si lasciano trasportare pigramente, e ancor di più capisco quelli che sfruttano il suo movimento naturale sommandovi quello personale per fare più strada; ma l’idea che mi sono fatta è che quel tappeto muova verso la sede del Male, e che quello che a molti appare un affare sia solo una follia. Anch’io non volevo credere che il fluire naturale delle cose fosse ingannevole, anzi, per lungo tempo non ho nemmeno voluto prendere in considerazione l’eventualità di camminare in senso contrario; oggi, invece, ne sostengo l’utilità.
Pino – Vorresti forse dire che la maggior parte del mondo sta andando nel verso sbagliato? Continua a leggere
Segnalazione Corrispondenza Romana

di Lupo Glori
Mentre non si placano le accese polemiche, a tutti i livelli, nei confronti dell’inattesa e, per molti, disorientante elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti d’America, tutti gli occhi della stampa mondiale sono ora puntati sulle decisive nomine presidenziali in corso che andranno a definire quello che sarà il nuovo staff della Casa Bianca a partire dal prossimo 20 gennaio 2017.
Le prime scelte, in proposito, del neo eletto Trump, come prevedibile, hanno suscitato reazioni opposte e contrastanti. Se da un lato la stampa progressista ha infatti subito accusato il tycoon di aver optato per consiglieri «estremisti, razzisti e antisemiti», dall’altra parte, i leader conservatori hanno applaudito, accogliendo con soddisfazione le prime investiture del loro presidente. Quest’ultime, come reso noto da tutti i principali media internazionali, sono andate a Reince Priebus e Steve Bannon.
Priebus, eletto a capo di gabinetto, chief of staff, è un politico navigato, appartenente da anni all’establishment del Partito Repubblicano; Bannon, nominato consigliere speciale e chief strategist della Casa Bianca, è stato presidente esecutivo di Breitbart News, uno dei più importanti e attivi siti web della “destra” americana, punto di riferimento soprattutto per la cosiddetta “alt-right”, abbreviazione che sta per “alternative right”, movimento che ha costituito un’importante base elettorale per Trump. Continua a leggere
I COMPLOTTI ESISTONO, MA VEDERLI O CERCARLI OVUNQUE E’ RIDICOLO E PATOLOGICO COSI’ COME E’ MALA FEDE O SCIOCCA INGENUITA’ SOSTENERE CHE NON ESISTANO MAI (N.d.R.)
Segnalazione di Redazione BastaBugie

«I rettiliani, la base dei nazisti al Polo, il Priorato di Sion, il complotto per diffondere l’Aids, l’occultamento del raggio della morte di Marconi, l’occultamento del cronovisore costruito da padre Pellegrino Ernetti nei sotterranei dell’Università cattolica, la cospirazione degli archeologi per non farvi sapere quanto siano antiche le piramidi, le attività segrete della setta degli Illuminati che dal Settecento cerca di governare il mondo, l’omicidio Pasolini…».
Ma anche: Elvis è vivo e Paul McCartney è morto, gli alieni nell’Area 51, le scie chimiche, il falso allunaggio, Kennedy… Perché non possiamo fare a meno di immaginare complotti? E’ un vizio giacobino (Robespierre non faceva altro che “smascherarne”) e comunista (le «forze oscure della reazione») o è congenito? Matteo Sacchi, nel suo gustoso pamphlet Il complottismo è servito (Edizioni del Giornale, pp. 20, €. 2,50) opta per la seconda soluzione, ricordando gli «untori» manzoniani (del 1630) ma anche i «ladri di bambini» della Parigi del 1750.
CHISSÀ CHE COSA C’È DIETRO
E si potrebbe andare ancora indietro, ai tempi in cui le epidemie inesplicabili dalla medicina venivano attribuite agli avvelenatori di pozzi, o ai Romani che descrivevano i cristiani come cannibali e incestuosi. Si dirà che erano tempi di ignoranza, come quelli attuali in cui i talebani impediscono le vaccinazioni, e anche il cinema impazza coi complotti della Cia, delle multinazionali, dei servizi deviati. Il Sessantotto ce lo ha riportato alla grande, il complottismo, così che il «chissà che cosa c’è dietro» è ormai diventato un modo diffuso di pensare.
E ministri devono perdere tempo a rispondere in Parlamento a interrogazioni sulle scie chimiche, gli ufo, la P4. Giovanni Paolo I? Avvelenato, lo sanno tutti. Manuela Orlandi? Eh…! Perfino il naufragio della Concordia, avvenuto a 99 anni e 9 mesi da quello del Titanic. Tre 9. Che, capovolti, fanno 666. Ora, tutto questo non vuol dire che complotti non ce ne siano.
Prendete, per esempio, la campagna mondiale Lgbt e quella di Soros. Ma è un «complotto» alla luce del sole, dichiarato. Chiunque abbia una idea in testa e i soldi per diffonderla «complotta». Lo farei anch’io. Solo che il complottismo universale è altra cosa, e pecca di ingenuità. Infatti, presuppone che il nostro prossimo sia molto più intelligente di quel che è. Si pensi all’onnipotente Cia: con i suoi flop, le sue dabbenaggini, gli errori dilettanteschi si potrebbe riempire un (grosso) volume. E gli altri servizi segreti del mondo non sono da meno: 007 vince sempre al cinema, mica davvero. Lo stesso vale per Rambo e i suoi epigoni.
ALTRO CHE COMPLOTTISTI
Più un complotto è vasto e meno regge. Infatti, come fa un segreto a rimanere tale quando è condiviso da migliaia di persone? Per esempio, il «complotto» arabo-israeliano (sic!) delle Twin Towers richiedeva tante e tali complicità da rendere impossibile che in tutti questi anni non sia trapelato niente. Sì, perché il più delle volte il «complotto» non è che una castroneria iniziale, che poi si cerca di coprire o rimediare facendo sparire chi se ne è accorto; ma, così facendo, si allarga a tal punto il numero degli implicati da creare, semmai, una specie di Frankenstein che non si sa più come fermare.
Altro che complottisti: apprendisti stregoni. Chi tenne in caldo Khomeini a Parigi e poi lo mandò a detronizzare lo Scià credeva di fare le scarpe ai sovietici. Risultato: i sovietici non ci sono più, sì, ma adesso c’è il jihad mondiale. E di questi esempi se ne potrebbe fare a bizzeffe. Si paventa, oggi, un mondo in cui tutti saremo spiati e controllati (complotto), ma se le macchine fossero perfette non ci sarebbero i meccanici, gli elettrauto, i computerai e tutti quei lavoratori che ci tolgono dai quotidiani impicci – ripeto, quotidiani – che gli utensili ci infliggono (realtà). E più sono complessi e peggio è. Ma per favore. L’unico che complotta davvero è Satana. Gli altri sono solo i suoi utili idioti.
Nota di BastaBugie:
ESISTONO GLI ALIENI? LE UNICHE PROVE SONO I FILM DI FANTASCIENZA: WORLD INVASION (2011), INDEPENDENCE DAY (1996), 2001 ODISSEA NELLO SPAZIO (1968)
Ecco come la cultura relativista, antirazionalista ed antiscientifica si è servita del mito degli extraterrestri trasformandolo in fenomeno di massa anticristiano
di Claudio Siniscalchi
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1749
Continua a leggere
Continua l’apertura dopo le indicazioni di papa Francesco. Al convegno sulla famiglia di Assisi ascoltate e mandate in diretta streaming le testimonianze di padri e figli omosessuali.
di Paolo Rodari
CITTÀ DEL VATICANO. Ascoltare le persone omosessuali e ciò che vivono le famiglie quando al loro interno un figlio fa coming out. Per la prima volta, all’interno di un convegno della Cei dedicato alla famiglia e alla pastorale della famiglia, si è aperta una breve ma significativa finestra su questo campo che don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio per la pastorale della famiglia, ha definito “delicato”. In una tre giorni svoltasi ad Assisi e intitolata “Vi occuperete di pastorale familiare” e dedicata ai sacerdoti e alle coppie di sposi responsabili degli uffici diocesani di pastorale familiare, sono state ascoltate, introdotte dal gesuita padre Pino Piva, coordinatore nazionale per i gesuiti degli esercizi ignaziani in Italia e dell’equipe di “spiritualità delle frontiere”, le testimonianze di Edoardo, un giovane gay cattolico, e di Corrado e Michela, due genitori cattolici con un figlio gay, accompagnati da una riflessione a due voci di suor Anna Maria Vitagliani e di don Christian Medos sempre dell’equipe di “spiritualità delle frontiere” sul tema dell’accoglienza e dell’ascolto.
Genitori e figli a confronto. La novità più che di sostanza è di stile: se la dottrina della Chiesa in merito alle coppie omosessuali non cambia, muta radicalmente l’approccio al tema. O, per meglio dire, alle persone omosessuali. Tutto – ha detto padre Piva – parte dall’accoglienza e vuole arrivare all’integrazione”. Continua a leggere
Dopo l’accordo de facto attivato sostanzialmente con Ratzinger, la FSSPX va per piccoli passi verso quello de iure, sebbene non sia realmente indispensabile averne fretta. La comunicatio in sacris coi modernisti e il riconoscimento delle loro autorità come legittime autorità della Chiesa Cattolica, frutto dell’ambiguità dell’eredità dottrinale del fondatore, sono da anni sufficienti a rifiutare la Fraternità San Pio X come istituto religioso integralmente cattolico. Ringraziamo quei sacerdoti e quei vescovi che già negli anni ’70, ’80 e ’90 ebbero la lungimiranza di comprendere cosa sarebbe avvenuto e con grande coraggio e determinazione seguirono l’unica strada percorribile del sedevacantismo, donando alla Chiesa la continuità apostolica.
di Matteo Orlando

Monsignor Bernard Fellay, svizzero, uno dei quattro sacerdoti ordinati vescovi da Lefebvre nel 1988 (a cui il 21 gennaio 2009 è stata revocata la scomunica) in occasione dell’apertura di un nuovo seminario della Fraternità San Pio X in Virginia (USA) che ha la possibilità di ospitare ben 120 seminaristi, ha detto che l’accordo sullo status finale della Fraternità fondata da monsignor Lefebvre all’interno della Chiesa Cattolica è “quasi pronto”, rimarrebbero solo alcune modifiche da specificare relativamente all’ecumenismo, alla libertà religiosa e alla riforma liturgica.
La Fraternità San Pio X dovrebbe diventare una prelatura (sull’esempio dell’Opus Dei, attualmente l’unica prelatura esistente al mondo) e per questo monsignor Fellay chiede preghiere e mette in guardia da quelli che chiama “modernista” che cercano di imporre alla Fraternità San Pio X condizioni inassumibili. La fraternità sacerdotale San Pio X, fondata il 1° novembre del 1970 a Friburgo, raccoglie ancora oggi i numerosi continuatori delle idee del vescovo francese Marcel Lefebvre. È composta da sacerdoti ma anche da frati e da suore ed è diretta da un superiore generale, aiutato da due assistenti e da un economo generale.
Segnalazione del Centro Studi Federici
di Maurizio Blondet
Steve Pieczenik ha postato un altro dei suoi video. Si rallegra della vittoria di Trump, che attribuisce alla mobilitazione dei “16 servizi di intelligence”, ed elenca “ciò che il popolo americano non vuole più”: “Non più false flag, non più 11 Settembre, non più Sandy Hook, Sparatorie di Orlando, o altri imbrogli, propaganda e stronzate! Quel che vogliamo oggi è la verità”. Abbiamo già spiegato che Pieczenik è un esponente dello “Stato profondo”, l’uomo che al tempo del rapimento Moro fu mandato in Italia dal Dipartimento di Stato per assicurarsi che Moro non tornasse a casa; a modo suo un servitore dello Stato – e di quegli apparati nazionali che i neocon hanno sbattuto fuori l’11 Settembre, prendendo a forza il comando della politica estera Usa nella “lotta al terrorismo islamico”, per il bene di Israele. Se evoca oggi “Mai più 11 Settembre”, sta avvertendo: sappiamo che siete stati voi, possiamo riaprire l’inchiesta.
L’accenno a Sandy Hook è parimenti significativo: è il massacro in una scuola elementare nel Connecticut, avvenuto il 14 dicembre 2012, dove un malato mentale ha ucciso 27 bambini e insegnanti. Un evento su cui i blogger alternativi hanno fin dall’inizio gettato il dubbio: la versione ufficiale non concorda coi fatti. Stessa cosa per la sparatoria di Orlando, la strage nella discoteca gay “Pulse”, nel giugno di quest’anno, attribuita a un musulmano – che poi risultato essere frequentatore della stessa discoteca. I cospirazionisti americani hanno subito denunciato un”false flag” nel quadro della strategia della tensione. Tesi ferocemente screditate dai media. Oggi, Pieczenik, allusivamente, conferma: sappiamo che siete stati voi.
Ma chi sono i “voi”? Li vediamo affrettarsi ad infiltrare anche l’amministrazione Trump. Esempio: sono usciti articoli adulatori sul generale Michael Flynn, che tutti danno come suggeritore di Trump per il Medio Oriente e la pacificazione con Mosca. Quando era capo della DIA (Intelligence militare) fino al 2014, Flynn ha raccontato come ha sabotato – insieme al capo degli stati maggiori di allora, ammiraglio Dempsey- il piano di Obama di armare i jihadisti in Siria per abbattere Assad,collaborando sotto sotto coi russi.
http://www.politico.com/story/2016/07/donald-trump-general-michael-flynn-vp-225253
Adesso risulta che Michael Flynn ha scritto un libro – Field of Fight – che ha come sottotitolo “come possiamo vincere la guerra contro l’Islam radicale e i suoi alleati”, dove egli racconta sì degli “insabbiamenti e falsificazioni” di Obama a favore dell’IS e di Al Qaeda, ma segnala il “ruolo centrale dell’Iran nella crescita dell’Islam radicale” (non dell’Arabia Saudita!). Ora, il libro è stato scritto dal generale insieme a Michael Ledeen.
Segnalazione del Centro Studi Federici
Negli scritti di Rozalia Celakówna possiamo leggere: “la Polonia non perirà a patto che accolga Cristo quale Re in pieno significato di questa parola, se si sottometta alla legge Divina, alla legge del Suo Amore”. (…) “Verrà il terribile castigo al mondo (…). Solo quegli Stati non periranno (…) che Lo riconosceranno il loro Re e Signore (…). C’è però la salvezza per la Polonia: se Mi riconoscerà quale suo Re e Signore totalmente attraverso l’Intronizzazione. I Paesi e popoli che non la accoglieranno e non si sottometteranno all’ autorità del dolce amor di Gesù scompariranno per sempre dalla superficie della terra e non sorgeranno mai più”.
Oggigiorno, l’Intronizzazione, nell’Europa occidentale viene realizzata dalle singole persone, dalle famiglie, dalle comunità di preghiera legate alla Tradizione Cattolica, ma soltanto l’Intronizzazione di Gesù Cristo a livello nazionale significherebbe un preludio, di fatto, nella direzione dello Stato confessionale. E la Polonia si appresta a farlo, nonostante i mugugni e la contrarietà di buona parte delle autorità religiose ufficiali.
Negli anni ’30, Rozalia Celakowna ebbe visioni importanti sul futuro drammatico dell’umanità. Propagò il culto del Sacro Cuore e l’idea della necessità di compiere l’intronizzazione di Cristo Re in ogni Paese del mondo da parte delle autorità ecclesiastiche e dei governanti con un atto ufficiale e pubblico per impedire il degrado morale, la secolarizzazione e la distruzione definitiva del nostro Pianeta. Nel 1938, il Primate della Polonia, Card. August Hlond nominò una commissione speciale che dichiarò la conformità delle apparizioni di Rozalia con la Dottrina Cattolica.
Nell’anno del 1050esimo anniversario della cristianizzazione della Polonia, il popolo si propone di riconoscere il Suo regno e di assoggettarsi alle Sue leggi, affidando e consacrando a Lui, Gesù, il loro Paese – dice il testo dell’ Atto solenne di accoglimento di Gesù Cristo come Re e Sovrano, che, nell’indifferenza generale dei grandi media, verrà proclamato sabato 19 novembre 2016 a Cracovia e il giorno dopo in tutte le chiese della Polonia. L’Atto di accoglimento di Gesù, Christus Rex, continuando la tradizione di consacrazione dell’umanità al Sacro Cuore di Gesù da parte di Leone XIII e quella della consacrazione a Cristo Re di Pio XI è la risposta che viene soprattutto dalle autorità politiche vicine al premier e non solo, alle richieste dettate dalla pietà popolare dei numerosissimi movimenti religiosi per l’intronizzazione di Gesù, Re della Polonia. In quest’epoca buia, dominata dal laicismo, dopo la consacrazione del Perù ai Cuori Immacolati di Gesù e Maria effettuata il 21 Ottobre dal suo nuovo Presidente, sempre d’origine polacca, Pedro Pablo Kuczynski, si tratta di un atto molto significativo nella direzione della Regalità Sociale di Cristo, sepolta col Concilio Vaticano II, che dona speranza ai cattolici di tutto il mondo. (Ci giungeranno le foto dell’evento da alcuni amici polacchi) Continua a leggere
Nessun prodotto nel carrello.
Il tuo account verrà chiuso e tutti i dati verranno eliminati in modo permanente e non potranno essere recuperati. Sei sicuro?