Segnalazione di don Anthony Cekada
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Segnalazione di don Anthony Cekada
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di Maurizio Blondet
Norbert Hofer, candidato del Partito della Libertà (FPO) all’elezione presidenziale austriaca del 4 dicembre, non lo nasconde: “Penso che sarebbe vantaggioso per il nostro paese entrare a far parte del Gruppo di Visegrad”.
Il Gruppo di Visegrad comprende Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria. Giusto lunedì scorso i ministri degli Interni dei quattro paesi, usciti da una loro riunione, hanno ancora una volta unanimemente rigettato la politica immigrazioni sta di Bruxelles, e specificamente il sistema obbligatorio di quote. Si ricordi che la UE ha minacciato sanzioni e multe ai paesi che non accettano di reinstallare i rifugiati nel loro territorio; secondo le intenzioni punitive eurocratiche, i paesi potrebbero evitare di dover accogliere la loro quota di rifugiati per un solo anno, pagando un’ammenda di 250 mila euro per rifugiato. Si capisce dunque come alla riunione del Gruppo, oltre i quattro, abbiano partecipato delegazioni di Austria, Bulgaria, Croazia, Slovenia – e anche Belgio. I diktat di Bruxelles sull’immigrazione hanno fra l’altro questo risultato: regalare al “Visegrad” una forza d’attrazione politica accresciuta, fino a farne tendenzialmente un blocco mitteleuropeo con una chiara autonomia ed identità.
Ovviamente l’entrata dell’Austria sarebbe un aumento decisivo della forza politica del Gruppo. Si può indovinare che ci tenga particolarmente Orban (Vienna bilancerebbe l’anti-putinismo di Varsavia?); non a caso è stato spedito ad intervistare Hofer il giornalista magiaro Ferencz Almansy del Visegrapost.com – già, perché il gruppo si è dotato di un suo mezzo mediatico essenzialmente diretto ad altri europei (è anche in inglese e francese) e dall’anno prossimo, anche una propria radio : strumenti di influenza politica, sia detto fra parentesi, di cui l’Italia non sa dotarsi.
La risposta di Hofer è entusiasta; evidentemente ha ben chiaro che se vince le elezioni, il FPO deve aspettarsi l’isolamento e l’ostracismo malmostoso dei “grandi” governi europei che lo hanno bollato di xenofobo, populista, di estrema destra e via insultando, all’uso del politicamente corretto Mogherini Style; non avrà molti altri amici se non i quattro di Visegrad. Quindi, dice al giornalista ungherese: “Penso che un gruppo di Visegrad rinforzato possa condurre delle riforme urgenti all’interno della UE. Già oggi, i paesi del V4 costituiscono un gruppo correttivo intra-europeo, soprattutto nel contesto della crisi dei rifugiati. Sia geograficamente sia storicamente, l’Austria sarebbe in ottima posizione per cooperare col Gruppo di Visegrad”. Continua a leggere
di Eugenio Orso

Fonte: Pauperclass
Le élite i loro camerieri sanno soltanto ricattare e impaurire la popolazione, per ottenere i risultati elettorali sperati.
Così fanno Renzi, il Financial Times e tanti altri attori dello schieramento egemone elitista, in occasione del voto referendario sulla materia costituzionale in Italia. J.P. Morgan ha ammonito che “la costituzione più bella del mondo” (secondo quel giuda di Benigni, schierato con il Sì al referendum), è troppo “socialista”, troppo sbilanciata verso la tutela del popolo italiano e – si sottintende – poco protettiva nei confronti dei grandi interessi finanziari privati globalisti (leggi classe dominante neocapitalista), perciò deve essere cambiata. Il Mercato über alles. E’ proprio quello che sta facendo l’obbediente Renzi, mascherato da innovatore, alfiere del cambiamento e del rinnovamento, che ha chiamato il paese al voto referendario.
L’ha detto Renzi, come velata minaccia a coloro che si recheranno alle urne: se vince il No sale lo spread, se vince il Sì sale il Pil. La minaccia è chiara, e trova conforto nelle fosche previsioni di Bankitalia, secondo la quale a ridosso del voto referendario saliranno le turbolenze finanziarie, i mercati saranno perturbati e crescente la volatilità. Il Financial Times – attraverso la penna del crucco Wolfgang Munchau – dal canto suo, ammonisce che la vittoria del No metterebbe in dubbio l’appartenenza dell’Italia all’eurozona. Il Munchau è quello che aveva criticato qualche annetto fa anche lo stesso Monti, valletto della troika e della Germania, poiché incapace di guidare il paese … Per non dire della Deutsche Bank, i cui vertici intimano all’Italia la solita “svalutazione interna” alla greca (taglio pensioni, spesa sanitaria e scolastica) o l’uscita dall’euro.
Insomma, gli organi di stampa delle élite, le loro banche e i loro camerieri sub-politici – a cominciare da Renzi – minacciano il popolo italiano, affinché voti secondo i loro desiderata mettendo la croce sul Sì. E’ come se costoro dicessero “dopo di noi, il diluvio”, con malcelato disprezzo per gli italiani che finiranno male, in caso di trionfo del No.
Forse non si vedranno le cavallette, se vincerà il No quel fatidico 4 di dicembre, ma di sicuro questi bastardi si vendicheranno con le “turbolenze finanziarie” e lo spread, mentre non è detto che il buffone di Firenze si dimetta …
Comunque, se andrete alle urne, votate No, perché la ribellione a un potere vile e criminale, la libertà di scelta, la vostra stessa dignità personale, da preservare anche davanti a ricatti e minacce, non hanno prezzo, sono già una vittoria … anche se dovesse vincere il Sì, grazie ai brogli. Continua a leggere
di Antonio Carioti

Fonte: Il Corriere delle Sera
Se volete ascoltare dei giudizi spiazzanti, Sergio Romano fa per voi. Non esita a definire il Kgb sovietico «una fucina di talenti» o a escludere che la Russia possa diventare una democrazia, non solo per la sua storia imperiale, ma per le stesse dimensioni geografiche di quell’immenso Paese. Se poi gli si ricorda, come ha fatto ieri il direttore del «Corriere della Sera» Luciano Fontana, che Vladimir Putin ha il vizio di mettere gli oppositori in galera, per non parlare dei personaggi scomodi misteriosamente assassinati, Romano nota che sul leader turco Recep Tayyip Erdogan gravano ombre dello stesso genere, ma gli occidentali verso di lui sono assai più indulgenti.
L’incontro tenuto al Museo del Risorgimento di Milano nell’ambito di BookCity, che ha visto l’ex ambasciatore a Mosca interloquire con Fontana, non ha avuto soltanto la funzione di presentare il nuovo libro di Romano Putin e la ricostruzione della Grande Russia (Longanesi): è stato anche un’occasione per fare il punto su una situazione internazionale ulteriormente complicata dal prossimo arrivo alla Casa Bianca del vulcanico Donald Trump.
Romano non si stupisce della soddisfazione con cui il Cremlino ha accolto l’esito delle elezioni americane: «Anche in epoca sovietica — ha osservato — Mosca preferiva avere a che fare con presidenti repubblicani, più realisti e meno interventisti. Non bisogna dimenticare che George Bush senior, dopo la caduta del Muro di Berlino, aveva promesso a Mikhail Gorbaciov che la Nato non si sarebbe allargata verso Est. Disattendere quell’impegno è stato un errore, che ha acuito la diffidenza e il risentimento dei russi». Continua a leggere
di Maurizio Blondet

Fonte: Maurizio Blondet
Se le primarie non sono state truccate (vai a sapere), i francesi hanno scelto in Francois Fillon il candidato perfetto. Perfetto per intercettare i voti di Marine LePen al secondo turno, quando lei – vittoriosa al primo – sarà sconfitta al ballottaggio dal fronte ‘antifascista’ che si forma regolarmente, quando, per far argine al pericolo nero, tutti i gauchiste si buttano a votare (turandosi il naso) il candidato di centro-destra. Perfetto anche per stringere cordiali rapporti con il nuovo inquilino della Casa Bianca. Infatti Fillon è per levare le sanzioni alla Russia, riannodare buoni rapporti con Putin, e in tempi non sospetti ha accusato Arabia Saudita e Katar di finanziare il terrorismo islamico, al contrario di Hollande. Basta dimenticare che Fillon era primo ministro sotto Sarkozy e in quella veste ha bombardato la Libia (ma allora era necessario eliminare le tracce dei finanziamenti di Gheddafi al marito di Carla Bruni), ed ecco un presidente parigino adatto al nuovo corso internazionale.
SABATO IL NOSTRO CIRCOLO CHRISTUS REX-TRADITIO INVITA A UNA CONFERENZA-DIBATTITO TRA CATTOLICESIMO E NEO-PAGANESIMO. VUOI DIRE FINALMENTE LA TUA? VIENI:
Segnalazione di Raimondo Gatto
Vittoria radical chic Il prefetto ci ripensa Capalbio è off limits per i richiedenti asilo
Insomma, la località vacanziera della sinistra più snob è salva da possibili prese di residenza, anche temporanea, da parte dei migranti. È stato il prefetto di Grosseto, Cinzia Teresa Torraco, ad annullare il bando di accoglienza legato a Capalbio. E presto sarà avviata una nuova procedura selettiva, che prevederà, però la sistemazione degli extracomunitari in altro luogo della provincia.
Come si ricorderà, la polemica era scoppiata lo scorso agosto, quando personaggi più o meno noti, di quelli che puoi vedere prendere il sole, d’estate, all’«Ultima Spiaggia», noto stabilimento balneare immerso nell’oasi naturale del Wwf, accanto a Chicco Testa o ai Caracciolo, avevano gridato allo scandalo a causa del presunto arrivo, grazie all’assegnazione tramite gara, di una cinquantina di profughi, poi scesi a 30 e poi ridimensionati a 20.
Fonte: IL GIORNALE.IT del 24 novembre Continua a leggere
Segnalazione FN Domodossola
Ieri sera il gruppo di Forza Nuova della val d’Ossola, in Piemonte, guidata da Andrea Amico, cattolico e sostenitore di “Christus Rex” ha partecipato alla puntata di protesta contro l’accoglienza-business in un servizio di Rete4 alla trasmissione “Dalla vostra parte” condotta da Maurizio Belpietro:
Segnalazione di Redazione BastaBugie

Mentre i cinque “dubia” proposti da quattro cardinali di Romana Chiesa restano ancora irrisolti a causa di una diretta mancanza di risposta da parte di Papa Francesco, e mentre le monizioni canoniche paiono avvicinarsi sempre più, i “missionari” di frontiera chiariscono già, indirettamente, le controversie sulla discussa esortazione apostolica Amoris Lætitia.
Seppur non abbia riscosso un granché di pubblicità, è da far presente il Convegno nazionale dell’ufficio famiglia della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), tenutosi ad Assisi dall’11 al 13 novembre scorso.
VI OCCUPERETE DI PASTORALE FAMILIARE
Il titolo “Vi occuperete di pastorale familiare”, pone l’accento proprio sulle sollecitazioni “pastorali” contenute nell’Esortazione post-sinodale, e la direzione dell’evento è stata affidata e diretta dai sacerdoti e dalle coppie di sposi responsabili degli uffici diocesani di pastorale familiare.
All’interno del denso programma della tre giorni di Assisi, non poteva certamente mancare il tema legato all’omosessualità, “dell’esperienza delle famiglie che hanno al loro interno persone con tendenza omosessuale” (AL n. 250) “Quale formazione per sacerdoti e accompagnatori?”.
L’introduzione alla conferenza è stata tenuta da don Paolo Gentile, già presentatore di gran parte del convegno, il quale ha subitamente parlato di “cammini pastorali che non hanno pretesa di rettitudine immorale immediata”, ma che si pongono invece come primo obiettivo “l’accoglienza”.
Nei desideri di don Gentile c’è infatti “una Chiesa samaritana, che attraverso gocce di fede e spiritualità dona il collirio della misericordia”.
La presentazione aveva il semplice scopo di presentare i relatori, come ovvio che sia, ovvero il gesuita padre Pino Piva, coordinatore nazionale per i Gesuiti degli esercizi Ignaziani, e portavoce dell’equipe di “Spiritualità di frontiere”; con lui erano presenti anche due membri di questo gruppo: la suora (laica?) Anna Maria Vitagliani e don Christian Medos, intervenuti ambedue sul tema dell’accoglienza e dell’ascolto. Continua a leggere
Segnalazione Corrispondenza Romana

(Lupo Glori) L’ultima confine dell’incessante moto rivoluzionario si chiama “trans-abilità“. La nostra è infatti una società in perenne transizione e divenire, il cui tratto principale sembra essere quello di voler abbattere ogni sorta di barriera etico-culturale, additata come un castrante limite di cui è necessario sbarazzarsi. L’uomo contemporaneo in preda ad un delirio di onnipotenza pretende dunque di rimuovere ogni tipo di veto o remora che in qualche modo possa porre un freno ai propri insaziabili e sempre nuovi appetiti.
Specchio emblematico di tale folle scenario è il sempre più frequente utilizzo nel nostro linguaggio del prefisso “trans”, oggigiorno anteposto ai più svariati termini per sottolineare la necessità di “evolversi”, andando al di là della opprimente “norma sociale” stabilita. In questa prospettiva, oltre ai trans-sessuali e ai trans–gender, fenomeni che oramai non fanno più notizia, la stampa italiana e internazionale ha recentemente riportato il delirante caso dei trans-specie, neologismo con il quale s’indicano i cosiddetti uomini-cane di cui l’Osservatorio Gender ha scritto in un articolo intitolato Dai “transgender” ai “transspecies”: la comunità degli uomini-cane.
Ma al peggio e alla follia, come si sa, non c’è limite. L’ultimo caso di transizione, in questi giorni sulle prime pagine di alcuni quotidiani online, è infatti il fenomeno dei cosiddetti “trans-abili“, vocabolo con cui si identificano un numero sempre crescente di persone che decidono di infliggersi atti di autolesionismo per procurarsi volontariamente una disabilità. A muoverli, verso lo scriteriato gesto di amputarsi un braccio, una gamba o perdere la vista o l’udito, è la fantasiosa e delirante convinzione di non sentirsi a proprio agio nei loro corpi “integri” e sani. Continua a leggere
Segnalazione Corrispondenza Romana

(P. Paolo Maria Siano) Tra i maestri occulti della massoneria contemporanea, va ricordato il nome di Arthur Edward Waite (1857-1942). Chi è Arthur Edward Waite? Membro della Società Teosofica di Madame Blavatsky, occultista appassionato degli scritti del mago francese Eliphas Levi, nel 1891 Waite è membro dell’Hermetic Order of the Golden Dawn, un gruppo di magia cerimoniale fondato a Londra (1887-1888) da tre massoni inglesi della United Grand Lodge of England (UGLE). Dal 1901 Waite è membro della Massoneria regolare inglese (UGLE) e poi di vari “side degrees” riservati a Maestri Massoni. Ecco alcune tappe del suo itinerario massonico: nel 1902 è Maestro Massone, Royal Arch e membro della Societas Rosicruciana in Anglia (SRIA); nel 1903 (in Svizzera) è Cavaliere Beneficente della Città Santa (Rito Scozzese Rettificato); nel 1909 è 18° grado Rose-Croix (Ancient & Accepted Rite: versione inglese e sedicente “cristiana” del Rito Scozzese Antico e Accettato); nel 1910-1911 è Maestro Venerabile della sua Loggia; nel 1935 è 30° grado Cavaliere Kadosh dell’Ancient & Accepted Rite (cf. R. Gilbert, The masonic career of Arthur Edward Waite, in Ars Quatuor Coronatorum, vol. 99, 1986).
Secondo alcuni studiosi Arthur Edward Waite, intorno al 1896, avrebbe smascherato la mistificazione di Leo Taxil (1854-1907). Taxil era un ex massone che a partire dal 1885 fece “rivelazioni” sul satanismo massonico poi in gran parte da lui stesso pubblicamente smentite nel 1897. Comunque sia, dopo una ricerca approfondita ho scoperto che Waite, sia prima che dopo il “caso Taxil” (1885-1897), ha manifestato grande “simpatia” per… Lucifer! Continua a leggere
Segnalazione di Corrispondenza Romana

Qualche tempo fa osservammo come la Francia ipergiacobina avesse ancora paura del presepe. Al punto da spingere il Consiglio di Stato, «in nome della laicità», ad “autorizzarlo” negli uffici pubblici, ma sotto condizione ovvero che lo si intenda solo come semplice «evento culturale, artistico o, al massimo, festivo» ed assolutamente senza alcuna «intenzione religiosa» e senza provare a fare «proselitismo»: trattandosi della rappresentazione della Sacra Famiglia, una frase simile appare obiettivamente priva di senso.
Qualcosa non quadrava: donde e perché tanti ridicoli timori? Doveva esserci una spiegazione, una causa. Le cose sono parse quanto meno più chiare dopo il comunicato emesso lo scorso 16 novembre dal Godf, il Grand’Oriente di Francia, comunicato in cui si denuncia con forza la «confessionalizzazione della società», che proprio tale decisione del Consiglio di Stato avrebbe imposto, minando alla base – recita il testo – «il principio costituzionale di laicità in tutti i suoi elementi costitutivi: neutralità degli enti pubblici di fronte ai culti, libertà di coscienza ed eguaglianza dei diritti dei cittadini davanti alla legge».
Non si vede proprio come un semplice presepe possa costituire una minaccia nei tre ambiti sollevati, tuttavia questa presa di posizione permette quanto meno di capire con chiarezza chi si stesse, in realtà, agitando dietro le quinte, chi fosse il “grande vecchio” – o “grande fratello” che dir si voglia – scalpitante nelle retrovie. Si capisce perché la massima autorità con giurisdizione amministrativa, anziché emettere un verdetto chiaro, lineare, organico e coerente abbia dovuto far numeri da equilibrista e ricorrere ad acrobazie lessicali, per affermare negando e negare affermando. Da una parte non poteva impedire che il presepe si facesse, dall’altra qualcuno, particolarmente influente, faceva evidentemente pressioni, perché lo proibisse. Continua a leggere
LA PAROLA AI SEDEPLENISTI CHE ATTACCANO IL “PAPA”
„Antonio Socci dalle pagine di Libero attacca in maniera pesante il pontificato di Papa Francesco e poi rivela: “C’è chi ipotizza dimissioni allo scoccare degli 80 anni (fra un mese)”“
Antonio Socci dalle pagine di Libero attacca in maniera decisa, circostanziata e pesante il pontificato di Papa Francesco.
“Negli ambienti cattolici c’è ormai la sensazione che questo pontificato sia finito in un vicolo cieco, venuto meno oltretutto il contesto politico in cui è nato (la presidenza Obama/Clinton)” scrive Socci.
Il Giubileo non è stato un successo, aggiunge: “Il «Giubileo di Francesco» è stato un flop e non solo per gli albergatori romani. Il popolo cristiano lo ha disertato o non lo ha vissuto con convinzione”.
Le critiche continuano: “Il fallimento più grosso di papa Bergoglio è quello politico, visto che proprio tre temi politici ultraprogressisti caratterizzano il suo pontificato: spalancare le porte a emigrazioni di massa, l’ ecocatastrofismo e le aperture acritiche all’ Islam”.
Soprattutto la vittoria di Donald Trump nelle presidenziali americane che rappresenta per lui una disfatta. Anzitutto perché Trump ha una linea opposta alla sua (e a quella di Obama) su emigrazione, ecocatastrofismo e Islam. In secondo luogo perché Bergoglio, durante il suo viaggio in America, aveva esplicitamente attaccato Trump con un duro anatema «ad personam» del tutto irrituale e invasivo.
Poi Socci “sgancia la bomba”:
Altri ipotizzano dimissioni allo scoccare degli 80 anni (fra un mese).
Segnalazione del Centro Studi Federici
Segnalazione del Centro Studi Federici
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