2017 All Saints Calendar: Saints of the Counter-Reformation

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Segnalazione di don Anthony Cekada

2017 All Saints Calendar

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Before Vatican II, Catholics everywhere knew and believed that the so-called “Reformation” — in reality, the Protestant Revolt — was nothing short of a tragedy for the Church.

It would have been inconceivable that we who possess Christ’s truth would have anything at all to celebrate about the hellish, soul-destroying errors the “reformers” let loose upon the world.

So this year, while the ecumaniacs of the Vatican II establishment are celebrating the memory of those who launched this revolt against the truth, we are dedicating our calendar to those who heroically defended it: The Great Saints of the Catholic Counter Reformation.

As in past years, the 2017 All Saints Roman Catholic Calendar:

  • Follows the pre-1955 rubrics and calendar. (Of course!)
  • Includes all feasts, fasts and observances. (Click sample page on site to view details.)
  • Includes many optional feasts or devotional feasts not on the general calendar.

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Hofer: “Vorrei l’Austria nel gruppo di Visegrad”

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di Maurizio Blondet

Norbert Hofer, candidato del Partito della Libertà (FPO) all’elezione presidenziale   austriaca del  4 dicembre,  non  lo nasconde: “Penso che sarebbe  vantaggioso per il nostro paese entrare a far parte del Gruppo di Visegrad”.

Il Gruppo di Visegrad comprende Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria.  Giusto lunedì scorso i  ministri degli Interni dei quattro paesi,  usciti  da una loro riunione, hanno  ancora una volta  unanimemente rigettato  la politica immigrazioni sta di Bruxelles, e  specificamente   il sistema obbligatorio di quote.  Si ricordi che  la UE ha  minacciato sanzioni e multe ai paesi che non accettano di reinstallare i rifugiati nel loro territorio; secondo  le intenzioni punitive  eurocratiche, i paesi potrebbero evitare di dover accogliere   la loro quota di rifugiati  per un solo anno, pagando un’ammenda di  250 mila euro per  rifugiato.  Si capisce dunque come alla riunione del Gruppo, oltre i quattro, abbiano partecipato delegazioni di Austria, Bulgaria, Croazia, Slovenia –  e anche Belgio.  I diktat di Bruxelles  sull’immigrazione  hanno fra l’altro questo risultato:   regalare al  “Visegrad”  una forza d’attrazione politica  accresciuta, fino a farne tendenzialmente un blocco  mitteleuropeo  con una chiara autonomia ed identità.

Ovviamente l’entrata dell’Austria sarebbe un aumento decisivo della forza politica del  Gruppo.  Si può indovinare che  ci tenga particolarmente Orban  (Vienna bilancerebbe l’anti-putinismo di Varsavia?); non a caso è stato spedito ad intervistare Hofer il  giornalista  magiaro   Ferencz Almansy del Visegrapost.com –  già, perché il gruppo si è dotato di un suo mezzo mediatico essenzialmente diretto ad altri europei  (è anche in inglese e francese) e dall’anno   prossimo, anche una propria radio : strumenti di influenza  politica, sia detto fra parentesi, di cui l’Italia non sa dotarsi.

La risposta di Hofer è entusiasta; evidentemente  ha ben chiaro che se vince le elezioni, il FPO deve aspettarsi  l’isolamento e   l’ostracismo malmostoso dei “grandi”  governi europei che lo hanno bollato di xenofobo,   populista, di estrema destra e via insultando, all’uso del politicamente corretto Mogherini Style;  non avrà molti altri amici se non i quattro di Visegrad. Quindi, dice al giornalista ungherese: “Penso che un gruppo di Visegrad rinforzato possa condurre delle riforme urgenti all’interno della UE. Già oggi, i  paesi del V4 costituiscono un gruppo correttivo intra-europeo, soprattutto nel contesto della crisi dei rifugiati.  Sia geograficamente sia storicamente,  l’Austria sarebbe in ottima posizione per  cooperare col Gruppo di Visegrad”. Continua a leggere

Referendum: se andrete alle urne, votate NO!

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di Eugenio Orso 

Il solito ricatto: No = spread, Sì = “crescita”

Fonte: Pauperclass

Il solito ricatto: No = spread, Sì = “crescita”

Le élite i loro camerieri sanno soltanto ricattare e impaurire la popolazione, per ottenere i risultati elettorali sperati.

Così fanno Renzi, il Financial Times e tanti altri attori dello schieramento egemone elitista, in occasione del voto referendario sulla materia costituzionale in Italia. J.P. Morgan ha ammonito che “la costituzione più bella del mondo” (secondo quel giuda di Benigni, schierato con il Sì al referendum), è troppo “socialista”, troppo sbilanciata verso la tutela del popolo italiano e – si sottintende – poco protettiva nei confronti dei grandi interessi finanziari privati globalisti (leggi classe dominante neocapitalista), perciò deve essere cambiata. Il Mercato über alles. E’ proprio quello che sta facendo l’obbediente Renzi, mascherato da innovatore, alfiere del cambiamento e del rinnovamento, che ha chiamato il paese al voto referendario.

L’ha detto Renzi, come velata minaccia a coloro che si recheranno alle urne: se vince il No sale lo spread, se vince il Sì sale il Pil. La minaccia è chiara, e trova conforto nelle fosche previsioni di Bankitalia, secondo la quale a ridosso del voto referendario saliranno le turbolenze finanziarie, i mercati saranno perturbati e crescente la volatilità. Il Financial Times – attraverso la penna del crucco Wolfgang Munchau – dal canto suo, ammonisce che la vittoria del No metterebbe in dubbio l’appartenenza dell’Italia all’eurozona. Il Munchau è quello che aveva criticato qualche annetto fa anche lo stesso Monti, valletto della troika e della Germania, poiché incapace di guidare il paese … Per non dire della Deutsche Bank, i cui vertici intimano all’Italia la solita “svalutazione interna” alla greca (taglio pensioni, spesa sanitaria e scolastica) o l’uscita dall’euro.

Insomma, gli organi di stampa delle élite, le loro banche e i loro camerieri sub-politici – a cominciare da Renzi – minacciano il popolo italiano, affinché voti secondo i loro desiderata mettendo la croce sul Sì. E’ come se costoro dicessero “dopo di noi, il diluvio”, con malcelato disprezzo per gli italiani che finiranno male, in caso di trionfo del No.

Forse non si vedranno le cavallette, se vincerà il No quel fatidico 4 di dicembre, ma di sicuro questi bastardi si vendicheranno con le “turbolenze finanziarie” e lo spread, mentre non è detto che il buffone di Firenze si dimetta …

Comunque, se andrete alle urne, votate No, perché la ribellione a un potere vile e criminale, la libertà di scelta, la vostra stessa dignità personale, da preservare anche davanti a ricatti e minacce, non hanno prezzo, sono già una vittoria … anche se dovesse vincere il Sì, grazie ai brogli. Continua a leggere

La Russia segue le orme degli zar

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di Antonio Carioti

La Russia segue le orme degli zar

Fonte: Il Corriere delle Sera

Se volete ascoltare dei giudizi spiazzanti, Sergio Romano fa per voi. Non esita a definire il Kgb sovietico «una fucina di talenti» o a escludere che la Russia possa diventare una democrazia, non solo per la sua storia imperiale, ma per le stesse dimensioni geografiche di quell’immenso Paese. Se poi gli si ricorda, come ha fatto ieri il direttore del «Corriere della Sera» Luciano Fontana, che Vladimir Putin ha il vizio di mettere gli oppositori in galera, per non parlare dei personaggi scomodi misteriosamente assassinati, Romano nota che sul leader turco Recep Tayyip Erdogan gravano ombre dello stesso genere, ma gli occidentali verso di lui sono assai più indulgenti.
L’incontro tenuto al Museo del Risorgimento di Milano nell’ambito di BookCity, che ha visto l’ex ambasciatore a Mosca interloquire con Fontana, non ha avuto soltanto la funzione di presentare il nuovo libro di Romano Putin e la ricostruzione della Grande Russia (Longanesi): è stato anche un’occasione per fare il punto su una situazione internazionale ulteriormente complicata dal prossimo arrivo alla Casa Bianca del vulcanico Donald Trump.
Romano non si stupisce della soddisfazione con cui il Cremlino ha accolto l’esito delle elezioni americane: «Anche in epoca sovietica — ha osservato — Mosca preferiva avere a che fare con presidenti repubblicani, più realisti e meno interventisti. Non bisogna dimenticare che George Bush senior, dopo la caduta del Muro di Berlino, aveva promesso a Mikhail Gorbaciov che la Nato non si sarebbe allargata verso Est. Disattendere quell’impegno è stato un errore, che ha acuito la diffidenza e il risentimento dei russi». Continua a leggere

Merkel vincerà ancora, fino alla disfatta finale

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di Maurizio Blondet

Merkel vincerà ancora, fino alla disfatta finale

Fonte: Maurizio Blondet

 

Se  le primarie non sono state truccate (vai a sapere), i francesi hanno scelto in Francois Fillon il candidato perfetto. Perfetto per intercettare i voti di Marine LePen al secondo turno,  quando lei –  vittoriosa al primo –  sarà sconfitta al ballottaggio dal  fronte ‘antifascista’ che si forma regolarmente,  quando, per far argine al pericolo nero, tutti i gauchiste si buttano a votare (turandosi  il naso) il candidato di centro-destra.  Perfetto anche per stringere  cordiali rapporti con il nuovo inquilino della Casa Bianca.   Infatti Fillon è per levare le sanzioni alla Russia, riannodare buoni rapporti  con Putin,  e  in tempi non sospetti ha accusato Arabia Saudita e Katar di finanziare il terrorismo islamico,  al contrario di Hollande.  Basta dimenticare che Fillon era primo ministro sotto Sarkozy e in quella  veste ha bombardato la Libia (ma allora era necessario eliminare le tracce dei finanziamenti di Gheddafi al  marito di Carla Bruni), ed ecco un presidente parigino adatto al nuovo corso  internazionale.

 

 

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Immigrati dappertutto, ma non a Capalbio, per non disturbare i progressisti

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capalbio_profughi_vip_portosSegnalazione di Raimondo Gatto

Vittoria radical chic Il prefetto ci ripensa Capalbio è off limits per i richiedenti asilo 

Insomma, la località vacanziera della sinistra più snob è salva da possibili prese di residenza, anche temporanea, da parte dei migranti. È stato il prefetto di Grosseto, Cinzia Teresa Torraco, ad annullare il bando di accoglienza legato a Capalbio. E presto sarà avviata una nuova procedura selettiva, che prevederà, però la sistemazione degli extracomunitari in altro luogo della provincia.

Come si ricorderà, la polemica era scoppiata lo scorso agosto, quando personaggi più o meno noti, di quelli che puoi vedere prendere il sole, d’estate, all’«Ultima Spiaggia», noto stabilimento balneare immerso nell’oasi naturale del Wwf, accanto a Chicco Testa o ai Caracciolo, avevano gridato allo scandalo a causa del presunto arrivo, grazie all’assegnazione tramite gara, di una cinquantina di profughi, poi scesi a 30 e poi ridimensionati a 20.

Fonte: IL GIORNALE.IT del 24 novembre Continua a leggere

Fn Domodossola su Rete4: Stop accoglienza-business!

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Segnalazione FN Domodossola

Ieri sera il gruppo di Forza Nuova della val d’Ossola, in Piemonte, guidata da Andrea Amico, cattolico e sostenitore di “Christus Rex” ha partecipato alla puntata di protesta contro l’accoglienza-business in un servizio di Rete4 alla trasmissione “Dalla vostra parte” condotta da Maurizio Belpietro:

facebook_1479969271339 Continua a leggere

la CEI accetta che sia giusto che un sodomita segua la sua inclinazione se lo porta a sentirsi in pace con Dio

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

Intanto la Pontificia Accademia per la Vita introduce il gender nel proprio statuto
di Cristiano Lugli

Mentre i cinque “dubia” proposti da quattro cardinali di Romana Chiesa restano ancora irrisolti a causa di una diretta mancanza di risposta da parte di Papa Francesco, e mentre le monizioni canoniche paiono avvicinarsi sempre più, i “missionari” di frontiera chiariscono già, indirettamente, le controversie sulla discussa esortazione apostolica Amoris Lætitia.
Seppur non abbia riscosso un granché di pubblicità, è da far presente il Convegno nazionale dell’ufficio famiglia della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), tenutosi ad Assisi dall’11 al 13 novembre scorso.

VI OCCUPERETE DI PASTORALE FAMILIARE
Il titolo “Vi occuperete di pastorale familiare”, pone l’accento proprio sulle sollecitazioni “pastorali” contenute nell’Esortazione post-sinodale, e la direzione dell’evento è stata affidata e diretta dai sacerdoti e dalle coppie di sposi responsabili degli uffici diocesani di pastorale familiare.
All’interno del denso programma della tre giorni di Assisi, non poteva certamente mancare il tema legato all’omosessualità, “dell’esperienza delle famiglie che hanno al loro interno persone con tendenza omosessuale” (AL n. 250) “Quale formazione per sacerdoti e accompagnatori?”.
L’introduzione alla conferenza è stata tenuta da don Paolo Gentile, già presentatore di gran parte del convegno, il quale ha subitamente parlato di “cammini pastorali che non hanno pretesa di rettitudine immorale immediata”, ma che si pongono invece come primo obiettivo “l’accoglienza”.
Nei desideri di don Gentile c’è infatti “una Chiesa samaritana, che attraverso gocce di fede e spiritualità dona il collirio della misericordia”.
La presentazione aveva il semplice scopo di presentare i relatori, come ovvio che sia, ovvero il gesuita padre Pino Piva, coordinatore nazionale per i Gesuiti degli esercizi Ignaziani, e portavoce dell’equipe di “Spiritualità di frontiere”; con lui erano presenti anche due membri di questo gruppo: la suora (laica?) Anna Maria Vitagliani e don Christian Medos, intervenuti ambedue sul tema dell’accoglienza e dell’ascolto. Continua a leggere

L’ultima follia: la “trans-abilità”

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Segnalazione Corrispondenza Romana

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(Lupo Glori) L’ultima confine dell’incessante moto rivoluzionario si chiama “trans-abilità“. La nostra è infatti una società in perenne transizione e divenire, il cui tratto principale sembra essere quello di voler abbattere ogni sorta di barriera etico-culturale, additata come un castrante limite di cui è necessario sbarazzarsi. L’uomo contemporaneo in preda ad un delirio di onnipotenza pretende dunque di rimuovere ogni tipo di veto o remora che in qualche modo possa porre un freno ai propri insaziabili e sempre nuovi appetiti.

Specchio emblematico di tale folle scenario è il sempre più frequente utilizzo nel nostro linguaggio del prefisso “trans”, oggigiorno anteposto ai più svariati termini per sottolineare la necessità di “evolversi”, andando al di là della opprimente “norma sociale” stabilita. In questa prospettiva, oltre ai trans-sessuali e ai transgender, fenomeni che oramai non fanno più notizia, la stampa italiana e internazionale ha recentemente riportato il delirante caso dei trans-specie, neologismo con il quale s’indicano i cosiddetti uomini-cane di cui l’Osservatorio Gender ha scritto in un articolo intitolato Dai “transgender” ai “transspecies”: la comunità degli uomini-cane.

Ma al peggio e alla follia, come si sa, non c’è limite. L’ultimo caso di transizione, in questi giorni sulle prime pagine di alcuni quotidiani online, è infatti il fenomeno dei cosiddetti “trans-abili“, vocabolo con cui si identificano un numero sempre crescente di persone che decidono di infliggersi atti di autolesionismo per procurarsi volontariamente una disabilità. A muoverli, verso lo scriteriato gesto di amputarsi un braccio, una gamba o perdere la vista o l’udito, è la fantasiosa e delirante convinzione di non sentirsi a proprio agio nei loro corpi “integri” e sani. Continua a leggere

Arthur Edward Waite, Lucifero e il caso Taxil

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Segnalazione Corrispondenza Romana

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(P. Paolo Maria Siano) Tra i maestri occulti della massoneria contemporanea, va ricordato il nome di Arthur Edward Waite (1857-1942). Chi è Arthur Edward Waite? Mem­bro della Società Teosofica di Madame Blavatsky, occultista appassionato degli scritti del mago francese Eliphas Levi, nel 1891 Waite è membro dell’Hermetic Order of the Golden Dawn, un gruppo di magia cerimoniale fondato a Londra (1887-1888) da tre massoni inglesi della United Grand Lodge of England (UGLE). Dal 1901 Waite è membro della Massoneria regolare inglese (UGLE) e poi di vari “side degrees” riservati a Maestri Massoni. Ecco alcune tappe del suo itinerario massonico: nel 1902 è Maestro Massone, Royal Arch e membro della Societas Rosicruciana in Anglia (SRIA); nel 1903 (in Svizzera) è Cavaliere Beneficente della Città Santa (Rito Scozzese Rettificato); nel 1909 è 18° grado Rose-Croix (Ancient & Accepted Rite: versione inglese e sedicente “cristiana” del Rito Scozzese Antico e Accettato); nel 1910-1911 è Maestro Venerabile della sua Loggia; nel 1935 è 30° grado Cavaliere Kadosh dell’Ancient & Accepted Rite (cf. R. Gilbert, The masonic career of Arthur Edward Waite, in Ars Quatuor Coronatorum, vol. 99, 1986).

Secondo alcuni studiosi Arthur Edward Waite, intorno al 1896, avrebbe smascherato la mistificazione di Leo Taxil (1854-1907). Taxil era un ex massone che a partire dal 1885 fece “rivelazioni” sul satanismo massonico poi in gran parte da lui stesso pubblicamente smentite nel 1897. Comunque sia, dopo una ricerca approfondita ho scoperto che Waite, sia prima che dopo il “caso Taxil” (1885-1897), ha manifestato grande “simpatia” per… Lucifer! Continua a leggere

Ora si sa chi ha paura del presepe in Francia: la massoneria

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

massoneria

Qualche tempo fa osservammo come la Francia ipergiacobina avesse ancora paura del presepe. Al punto da spingere il Consiglio di Stato, «in nome della laicità», ad “autorizzarlo” negli uffici pubblici, ma sotto condizione ovvero che lo si intenda solo come semplice «evento culturale, artistico o, al massimo, festivo» ed assolutamente senza alcuna «intenzione religiosa» e senza provare a fare «proselitismo»: trattandosi della rappresentazione della Sacra Famiglia, una frase simile appare obiettivamente priva di senso.

Qualcosa non quadrava: donde e perché tanti ridicoli timori? Doveva esserci una spiegazione, una causa. Le cose sono parse quanto meno più chiare dopo il comunicato emesso lo scorso 16 novembre dal Godf, il Grand’Oriente di Francia, comunicato in cui si denuncia con forza la «confessionalizzazione della società», che proprio tale decisione del Consiglio di Stato avrebbe imposto, minando alla base – recita il testo – «il principio costituzionale di laicità in tutti i suoi elementi costitutivi: neutralità degli enti pubblici di fronte ai culti, libertà di coscienza ed eguaglianza dei diritti dei cittadini davanti alla legge».

Non si vede proprio come un semplice presepe possa costituire una minaccia nei tre ambiti sollevati, tuttavia questa presa di posizione permette quanto meno di capire con chiarezza chi si stesse, in realtà, agitando dietro le quinte, chi fosse il “grande vecchio” – o “grande fratello” che dir si voglia – scalpitante nelle retrovie. Si capisce perché la massima autorità con giurisdizione amministrativa, anziché emettere un verdetto chiaro, lineare, organico e coerente abbia dovuto far numeri da equilibrista e ricorrere ad acrobazie lessicali, per affermare negando e negare affermando. Da una parte non poteva impedire che il presepe si facesse, dall’altra qualcuno, particolarmente influente, faceva evidentemente pressioni, perché lo proibisse. Continua a leggere

La voce shock su Bergoglio: “Si dimette tra un mese, quando compirà 80 anni”

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LA PAROLA AI SEDEPLENISTI CHE ATTACCANO IL “PAPA”

„Antonio Socci dalle pagine di Libero attacca in maniera pesante il pontificato di Papa Francesco e poi rivela: “C’è chi ipotizza dimissioni allo scoccare degli 80 anni (fra un mese)”“

Antonio Socci dalle pagine di Libero attacca in maniera decisa, circostanziata e pesante il pontificato di Papa Francesco.

“Negli ambienti cattolici c’è ormai la sensazione che questo pontificato sia finito in un vicolo cieco, venuto meno oltretutto il contesto politico in cui è nato (la presidenza Obama/Clinton)” scrive Socci.

Il Giubileo non è stato un successo, aggiunge:  “Il «Giubileo di Francesco» è stato un flop e non solo per gli albergatori romani. Il popolo cristiano lo ha disertato o non lo ha vissuto con convinzione”.

Le critiche continuano: “Il fallimento più grosso di papa Bergoglio è quello politico, visto che proprio tre temi politici ultraprogressisti caratterizzano il suo pontificato: spalancare le porte a emigrazioni di massa, l’ ecocatastrofismo e le aperture acritiche all’ Islam”.

Soprattutto la vittoria di Donald Trump nelle presidenziali americane che rappresenta per lui una disfatta. Anzitutto perché Trump ha una linea opposta alla sua (e a quella di Obama) su emigrazione, ecocatastrofismo e Islam. In secondo luogo perché Bergoglio, durante il suo viaggio in America, aveva esplicitamente attaccato Trump con un duro anatema «ad personam» del tutto irrituale e invasivo.

Poi Socci “sgancia la bomba”:

Altri ipotizzano dimissioni allo scoccare degli 80 anni (fra un mese).

Potrebbe interessarti: http://www.today.it/rassegna/papa-francesco-dimissioni-80-anni.html

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Esproprio mondialista

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villaggio_olimpico_torinoSegnalazione del Centro Studi Federici

I nostri immobili ai profughi: ecco il piano segreto di Alfano
Il varo dopo il 4 dicembre, per non influire sull’esito del voto. Gasparri: “Difendiamo la proprietà privata”
 
La scadenza è quella fatidica del 4 dicembre. Fino al referendum – manco a dirlo – non si muoverà foglia.
Poi dal Viminale arriverà il via libera alle requisizioni, finora più uno spauracchio per i comuni poco «accoglienti» con i migranti che una misura realmente applicata. Solo due strutture ricettive – una a Goro e una in provincia di Verona – sono state requisite finora per far fronte all’emergenza immigrazione, anche se la legge che le autorizza risale addirittura all’Ottocento. E le due sole strutture, tra proteste e trattative tra Viminale e sindaci, sono al momento ancora in attesa di accogliere materialmente gli ospiti stranieri per i quali erano state requisite.
Di fatto, però, le cose cambieranno all’indomani del Referendum costituzionale, quale che ne sia l’esito. Troppo scarsa l’adesione alle procedure Sprar (la rete dei servizi di protezione per i richiedenti asilo e i rifugiati) da parte degli enti locali, troppi i comuni che si sono rifiutati di accogliere migranti (hanno detto no circa 5.500 amministrazioni municipali su un totale di ottomila). Esemplare, secondo i responsabili del sistema accoglienza, proprio il caso della provincia di Verona. Con il capoluogo che ha scelto di accogliere, aderendo allo Sprar, caso unico rispetto a tutti i comuni della provincia che hanno invece opposto un totale diniego. E infatti uno dei due casi di requisizione già effettuati, quello di tre mesi a carico dell’hotel Cristallo di Castel d’Azzano, nel Veronese, ha visto come motivazione dell’ordinanza del prefetto proprio la mancata attivazione della procedura Sprar da parte degli enti locali sul territorio. La questione, lungi dall’essere solo veneta, si ripete dal Nord al Sud, con i «no» all’accoglienza che arrivano tanto dalle amministrazioni di centrodestra che da molte targate Partito democratico.
E di fronte a una chiusura troppo estesa territorialmente, mentre gli sbarchi continuano a portare altri migranti nei nostri confini, per il capo dipartimento immigrazione Mario Morcone e per il ministero dell’Interno la strada da battere sarebbe dunque proprio quella che sembrava servire da mera minaccia, ossia l’arma delle requisizioni. Evocata più volte da Morcone e dallo stesso ministro dell’Interno Angelino Alfano, potrebbe ora essere rispolverata e messa effettivamente in atto.
Sul punto ha chiesto lumi, ieri, anche il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, di Forza Italia. «Ho presentato un’interrogazione urgente al presidente del Consiglio e ai ministri competenti per sapere a che ora e quando scatterebbe il piano straordinario di requisizioni, a danno degli italiani e a favore degli immigrati, previsto per il dopo 4 dicembre». Per Gasparri, sarebbe proprio un «annuncio» di Morcone a confermare il varo, rigorosamente post-referendum, di «un piano gigantesco di requisizione di immobili e alloggi per destinarli ai clandestini».
Ed è sempre Gasparri a mettere in relazione la dilazione temporale delle requisizioni con l’agguerrita campagna referendaria per il Sì dell’esecutivo. «Il rinvio a dopo la consultazione – prosegue infatti il senatore azzurro – è dovuto ovviamente al tentativo di non suscitare reazioni: chiediamo di far luce su questa intenzione abietta del governo».
Ora il piano, che il Viminale difficilmente confermerà prima del 4 dicembre, può entrare nella contesa referendaria, almeno per i comitati del «no». «Questo maxi piano – conclude Gasparri – va sventato trasformando il referendum in un’occasione per difendere la proprietà privata».

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Pogrom

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coloniSegnalazione del Centro Studi Federici

Segnaliamo un articolo del quotidiano israliano Haaretz relativo alle violenze operate dai coloni degli insediamenti illegali, sempre più diffusi  nei Territori Palestinesi, ai danni dei contadini e pastori palestinesi. Episodi che sfuggono ai distratti media italiani.
 
Un pogrom scuote un villaggio palestinese strangolato da insediamenti israeliani, di Gideon Levy e Alex Levac (Haaretz, 11/11/2016)
 
E’ stato un pogrom. I sopravvissuti sono cinque contadini palestinesi socievoli che parlano uno stentato ebraico e lavorano nell’edilizia in Israele con regolari permessi di ingresso.
Durante il week-end coltivano ciò che resta delle loro terre, molte delle quali sono state saccheggiate a beneficio degli insediamenti che soffocano il loro villaggio, Janiya, alla periferia di Ramallah. Sono convinti di essere sopravvissuti per miracolo all’attacco di sabato scorso.
“Pogrom” è in realtà l’unica parola che descrive ciò che hanno subito.
“Vi uccideremo!” gridavano gli assalitori brandendo coltelli seghettati, e sprangando gli uomini in testa e sui loro corpi con bastoni e tubi di ferro.
L’unico “crimine” dei palestinesi che, quando i coloni sono piombati su di loro, erano nel bel mezzo della raccolta delle olive, è essere palestinesi e avere il coraggio di lavorare la loro terra. Il periodo della raccolta delle olive è tradizionalmente la stagione per i pogrom in Cisgiordania, questo è stato uno dei più violenti. Nessun funzionario israeliano ha condannato l’aggressione, nessuno si è sconvolto. Una vittima ha avuto bisogno di 20 punti sulla testa, un altro si ritrova con la spalla e un braccio rotto, un terzo è zoppicante, una quarta ha perso i denti anteriori. Solo uno è riuscito a fuggire agli attaccanti, ma anche lui zoppicante per le ferite alla gamba causate mentre fuggiva dal terreno roccioso.
Gli agricoltori che nei giorni successivi erano ancora in stato di shock per l’esperienza, sono stati evacuati dai compaesani; le olive sono rimaste sparse sul terreno. Ora hanno paura di tornare negli uliveti.
Questo fine settimana, si sono ripromessi di inviare i giovani di Janiya per insaccare ciò che è stato raccolto e completare la raccolta. Loro con i loro corpi e lo spirito a pezzi, dicono di essere incapaci di fare qualsiasi cosa.
Gli assalitori, circa una dozzina di coloni mascherati sono inquadrati in un video ripreso da un residente locale, Ahmed al-Mazlim, che – a quanto pare scaricata l’emozione del loro atto – sono tornati alle loro baracche, sparse al di sotto dell’insediamento di Neria, noto anche come il Nord Talmon, tra Modi’in e Ramallah (vedere cartina in fondo ).
Questo era il loro “oneg Shabbat”, il loro Shabbat di gioia: scendendo nella valle e aggredendo le persone intente a lavorare la terra, innocenti e indifesi – forse anche con l’intenzione di uccidere. Un week-end tranquillo …
Nel video si vedono i coloni raggiungere lentamente le baracche del loro avamposto non autorizzato, situato sulla collina sotto Neria. Essi non hanno alcun fretta – dopo tutto, nessuno sta per catturarli. Infine si siedono sotto il portico di una delle capanne per dissetarsi con una borraccia.
Non ho mai visto prima criminali lasciare la scena del crimine con tanta indifferenza. Forse erano esausti per le loro fatiche – bastonare arabi – stanchi ma felici.
Yotam Berger, il giornalista di Haaretz, il primo a pubblicare il video, ha visitato le capanne il giorno dopo il pogrom. Era chiaro per lui che anche se le strutture erano vuote quando è arrivato i coloni vivevano lì. Nessun arresto è stato fatto finora, e l’esperienza passata suggerisce che nessuno sarà fatto. La polizia sta indagando.
 
 

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