BILL GATES E I CERTIFICATI DIGITALI

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A seguito della proposta di Bill Gates di “certificati digitali” che dimostrino che una persona è stata vaccinata contro il coronavirus, il procuratore generale americano William Barr ha dichiarato di essere “molto preoccupato per il terreno scivoloso che ciò rappresenta in termini di invasioni continue sulla libertà personale”.

“Alla fine avremo alcuni certificati digitali per mostrare chi è guarito o è stato testato di recente o, quando avremmo un vaccino, chi lo avrà ricevuto”, aveva ipotizzato il fondatore di Microsoft. Barr, invece, ha spiegato di essere preoccupato per “il monitoraggio delle persone e, in generale, soprattutto perché si potrebbe andare avanti per un lungo periodo di tempo”. Tuttavia, “i passaggi appropriati e ragionevoli vanno bene”, ha detto Barr.

La Reuters ha affermato che Bill Gates non ha suggerito di impiantare “capsule nell’uomo” ma la creazione di una piattaforma digitale open source con l’obiettivo di ampliare l’accesso a test sicuri a domicilio”.

Tuttavia, come indicato in un articolo di Scientific American solo pochi mesi fa, la Bill & Melinda Gates Foundation ha finanziato la ricerca del Massachusetts Institute of Technology che ha suggerito di incorporare i registri dei vaccini “direttamente nella pelle” dei bambini: “Insieme al vaccino, al bambino verrebbe iniettato un po’ di colore invisibile ad occhio nudo ma facilmente visibile con uno speciale filtro per cellulare. La tintura dovrebbe durare fino a cinque anni, secondo i test finora svolti sulla pelle di maiale e di topo e sulla pelle umana in vitro”.

Negli ultimi anni, attraverso la sua fondazione, Gates ha investito miliardi di dollari in vaccini. Durante una recente intervista alla CBS ha affermato che la vita dopo COVID-19 non sarà la stessa “per qualche tempo” o almeno fino a quando la popolazione non sarà “ampiamente vaccinata”. Ha predetto che la paura della gente per le grandi riunioni pubbliche rimarrà per almeno 18 mesi. “La nostra fondazione lavora molto sulla diagnostica e sui vaccini”, ha affermato Gates. I produttori di vaccini sono quelli “che possono davvero riportare le cose in pista”, ha affermato. 

Gates, un sostenitore dell’aborto e un sostenitore del controllo della popolazione, in passato ha parlato di come anche i vaccini possano avere un ruolo nella riduzione della popolazione mondiale.

“Se facciamo un ottimo lavoro sui nuovi vaccini, sull’assistenza sanitaria e sui servizi di salute riproduttiva, abbasseremo la popolazione del 10-15 percento”, aveva detto in una conferenza TED nel 2010.

Negli Stati Uniti molti genitori temono che qualunque sia la vaccinazione contro il coronavirus che sarà sviluppata diventerà obbligatoria, annullando qualsiasi obiezione basata sui diritti dei genitori, motivi di salute o preoccupazioni religiose. In particolare creano problemi morali tutti quei vaccini, e sono molti, che vengono prodotti utilizzando cellule di bambini abortiti. E almeno due vaccini in lavorazione per combattere il Coronavirus li utilizzano. 

 

MATTEO ORLANDO

Eurogruppo, raggiunto accordo

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Lo ha annunciato Il Commissario europeo per gli affari economici e monetari, Paolo Gentiloni, dopo la fine della videoconferenza Eurogruppo.

“Eurogruppo ha trovato l’accordo. Un pacchetto di dimensioni senza precedenti per sostenere il sistema sanitario, la cassa integrazione, la liquidità alle imprese e il Fondo per un piano di rinascita. L’Europa è solidarietà”, ha dichiarato Gentiloni in un messaggio su Twitter.

“Messi sul tavolo i bond europei, tolte dal tavolo le condizionalità del Mes. Consegniamo al Consiglio europeo una proposta ambiziosa. Ci batteremo per realizzarla”, ha scritto su Twitter il ministro dell’Economia, Gualtieri.

Chiarezza dal ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire che ha twittato: “Ottimo accordo tra i ministri delle finanze europei sulla risposta economica al Coronavirus: 500 miliardi di euro disponibili immediatamente. In arrivo stimoli finanziari. Europa decide e resiste alla gravità della crisi”.

“Il solo requisito per accedere alla linea di credito del Mes sarà che gli Stati si impegnino a usarla per sostenere il finanziamento di spese sanitarie dirette o indirette, cura e costi della prevenzione collegata al Covid-19. La linea di credito sarà disponibile fino alla fine dell’emergenza. Dopo, gli Stati restano impegnati a rafforzare i fondamentali economici, coerentemente con il quadro di sorveglianza fiscale europeo, inclusa la flessibilità”, così si sottolinea nelle conclusioni dell’Eurogruppo citate dall’Ansa.

In precedenza ieri il parlamento dell’Olanda ha approvato due risoluzioni che chiedono al governo del loro paese di non accettare gli eurobond e di continuare a proporre l’uso del Mes per gli Stati che avranno bisogno di fondi.

Il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano ha attaccato l’Olanda ricordando come sia un paradiso fiscale in Europa che sottrae risorse agli altri partner europei detassando dividendi e royalties delle imprese straniere che passano la loro sede ad Amsterdam (come fece Fca sotto l’era Marchionne).

Anche la Merkel oggi ha affermato che il suo paese respinge le richieste dell’Italia per gli eurobond comuni.

DA

https://it.sputniknews.com/economia/202004098954287-eurogruppo-raggiunto-accordo/?utm_source=push&utm_medium=browser_notification&utm_campaign=sputnik_it

Coronavirus, sacerdoti arrestati e Presidenti che pregano

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DI MATTEO ORLANDO

EDITORIALE DEL VENERDI

 

Almeno tre preti sono stati arrestati nel mondo perché si sono rifiutati di non celebrare messe pubbliche durante l’emergenza del coronavirus, nonostante norme contrarie arrivate dai rispettivi governi che vietano le riunioni religiose durante questa fase della pandemia.

In Uganda, dove il presidente Yoweri Museveni ha sospeso le riunioni religiose e culturali fino a metà aprile nel tentativo di fermare la diffusione del Covid-19, Padre Deogratius Kiibi Kateregga, è stato arrestato per aver celebrato la messa nella parrocchia cattolica di San Giuseppe a Mpigi. Secondo quanto riferito dalle locali agenzie di stampa, c’erano almeno 15 cattolici presenti alla Messa.

Il sacerdote è ben noto in Uganda, ed è diventato noto a livello nazionale dopo un sermone televisivo del 2018 durante la Messa commemorativa per un musicista ugandese, Mowzey Radio, che è morto per le ferite riportate durante una rissa avvenuta in un bar.

Funzionari locali hanno riferito che il sacerdote è stato arrestato insieme ad altri sette cattolici e detenuto nella stazione di polizia di Mpigi.

“È stato trovato a predicare nella chiesa in violazione delle direttive presidenziali”, ha detto Herbert Nuwagaba, comandante della polizia del distretto di Mpigi. “Vogliamo che ci dica perché lo sta facendo”, ha detto al Daily Monitor Godfrey Matovu, responsabile della sicurezza interna del distretto di Mpigi. Il sacerdote è stato rilasciato dopo che i parrocchiani hanno protestato per suo conto presso la stazione di polizia, secondo i resoconti dei media locali.

In India, dove il primo ministro Narendra Modi ha istituito un blocco di 21 giorni a partire dal 24 marzo, due sacerdoti, due seminaristi e tre sorelle religiose sono state accusate di violare gli ordini del governo dopo una messa celebrata in una cappella nel seminario minore della Congregazione dei Missionari della Fede nel distretto di Wayanad (stato del Kerala).

Tutti e sette sono stati rilasciati dopo il loro arresto, secondo UCA News, con un avvertimento di non ripetere le loro azioni. Padre Manoj Kakkonal, portavoce della diocesi di Mananthavady, ha riferito a UCA News che l’arresto “sembra essere un caso di incomprensione”, perché la Messa in questione è stata celebrata all’interno della cappella del seminario, dove i sacerdoti e i seminaristi sono residenti.

A quanto pare la polizia è stata chiamata dopo che i vicini hanno visto arrivare le sorelle religiose nella cappella.

Un altro arresto è avvenuto in Kerala il 23 marzo scorso quando Padre Paul Padayatti della Chiesa della Madonna del Perpetuo Soccorso di Koodapuzha ha celebrato una Messa da requiem alla quale hanno partecipato più di 100 persone. Funzionari del Kerala hanno anche affermato che ci sono stati altri due “incidenti” in cui le autorità hanno lanciato un avvertimento ai sacerdoti che conducevano la Messa.

In questi momenti di emergenza non sono mancati gesti incoraggianti, cioè grandi figure pubbliche che si sono rivolti a Dio che è l’unico che può bloccare una pandemia. 

Il presidente cattolico del Kenya, Uhuru Kenyatta, ha proclamato per lo scorso 21 marzo una giornata nazionale di preghiera per il coronavirus. “Non possiamo ignorare la necessità di rivolgerci a Dio”, ha detto il presidente keniota. “In queste circostanze, come abbiamo fatto in passato come nazione, ci siamo sempre rivolti a Dio prima per ringraziare per i diversi doni che ha fatto alla nostra nazione e poi per condividere le nostre paure, le nostre apprensioni, per cercare la sua guida e protezione che è sempre presente”.

Kenyatta ha aggiunto: “abbiamo imparato nel tempo che rivolgersi a Dio in momenti come questo non solo ci dà conforto, ma anche speranza e forza per superare quelle sfide che per noi come umani possono sembrare insormontabili”.

Mentre il 21 marzo si sono potuti riunire nella residenza presidenziale solo pochi leader religiosi, in linea con la direttiva presidenziale che spinge ad evitare incontri di gruppo, il Presidente ha incoraggiato i keniani a unirsi alla preghiera nazionale in tutta la nazione africana. 

Anche il presidente della Polonia ha fatto un gesto spirituale molto significativo, pregando per il suo popolo davanti alla Vergine di Czestochowa che si trova nel santuario di Jasna Gora. Andrzej Duda ha affidare a Dio, per intercessione della Madonna, il suo popolo di fronte alla pandemia di coronavirus. Durante l’appello alla Madonna di Jasna Góra erano presenti anche l’arcivescovo di Częstochowa, Wacław Depo – che ha guidato il breve momento di preghiera – il generale dell’ordine paolino, padre Arnold Chrapkowski e diversi religiosi. Il celebre santuario di Jasna Góra, tanto caro a Giovanni Paolo II, è stato chiuso al pubblico nei giorni scorsi proprio a causa del coronavirus. Una situazione del genere non era mai accaduta, neppure durante la legge marziale, né durante l’occupazione nazista o quella zarista.

Il presidente Duda ha affidato alla Madre di Dio tutti i polacchi, sia quelli che abitano nel paese sia quelli che abitano all’estero.

Qualcosa del genere ha fatto anche il Presidente Mario Abdo Benítez, alla guida del Paraguay dal 15 agosto 2018.

Candidato del Partito Colorado, fin dalla campagna elettorale Benítez ha portato avanti una linea molto conservatrice in materia di diritti civili, dichiarandosi contrario all’aborto e alla legalizzazione dei cosiddetti “matrimoni omosessuali”. Non appena si sono sviluppati i primi casi di coronavirus nel paese sudamericano il presidente ha pensato di rivolgersi alla sua nazione con parole cariche di fede e di speranza. “Molte famiglie sentono incertezza”, ha affermato Benítez. “E c’è paura. Tutti l’abbiamo sentita qualche volta. Non pensate di essere soli solamente perché questa è una cosa completamente nuova e sconosciuta. Non solo in Paraguay, ma nel mondo intero. Però ho fede in Dio, nel Suo potere e nella Sua misericordia. Ed è in questo momento che bramiamo di più la Sua presenza nella nostra vita. La Parola dice, in Isaia capitolo 41, versetto 10: ‘Tu, non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con il mio braccio vittorioso’. Così dice Dio. E io ci credo. Perché credo che con la Sua grazia ne usciremo vittoriosi. Di fronte alle prove, alle difficoltà della vita, il Signore non abbandona il Suo popolo: in questi ultimo periodo che ci separa dalla Santa Pasqua, rivolgiamoci a Lui con cuori colmi di fiducia nel fatto che tutto ‘che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio’ (Rm 8,28) e che, se si rimane in Lui, ogni battaglia è già vinta”.

Cura Italia, dibattito in Senato, Bagnai (Lega) al Governo: ‘Voi unionisti siete strani’

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Il senatore della Lega Alberto Bagnai, contrario al voto di fiducia sul decreto Cura Italia, rivendica il diritto alla sovranità monetaria.

Tensione nell’aula del Senato durante il dibattito sul voto di fiducia al decreto Cura Italia. Le opposizioni dichiarano di non voler votare il provvedimento del Governo che stanzia 25 miliardi di euro per far fronte ad un’emergenza economica senza precedenti. E così, l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte decide di apporvi la fiducia allo scopo di contingentare i tempi. Ma la discussione a Palazzo Madama è stata comunque accesa.

Da segnalare lo scontro tra Ignazio La Russa di Fd’I e Vincenzo Presutto del M5S, con il primo che ha accusato il secondo di essere un “untore” perché non indossava una mascherina a norma. Ma l’intervento più discusso è stato probabilmente quello del senatore della Lega Alberto Bagnai che ha puntato il dito contro quelli che ha bollato come “unionisti” del Governo, colpevoli a suo dire di sottostare senza protestare ai diktat provenienti da Bruxelles.

Dibattito sul Cura Italia, l’intervento di Alberto Bagnai

“Ci è stato detto che un periodo emergenziale non può essere utilizzato anche per interventi strutturali”, dichiara Alberto Bagnai in apertura del suo intervento in Senato sul Cura Italia. Il responsabile economico della Lega critica le misure del Governo ricordando la bocciatura dell’opzione ‘anno bianco fiscale’ per partite Iva e piccole e medie imprese, mentre a giugno si richiede loro il pagamento delle tasse nonostante l’emergenza.

Bagnai attacca poi tutti i Governi che hanno preceduto quello Conte. Da Monti a Gentiloni, passando per Letta e Renzi, i quali “eseguirono pedissequamente” gli ordini di Bruxelles e furono autori di riforme del mercato del lavoro e della spesa pensionistica con la scusa dell’urgenza provocata dall’impennata dello spread. Stessa logica che ora dovrebbe giustificare interventi strutturali che “vi vanno bene solo se penalizzano i cittadini”, aggiunge rivolto a quelli che definisce “unionisti”.

Bagnai sul Cura Italia: ‘Agli unionisti scandalizza proposta Lega su sovranità monetaria’

“Certo che siete strani voi unionisti – attacca ancora a testa bassa Bagnai durante il dibattito sul Cura Italia – l’Europa si farà nelle crisi, dite, ma quando arriva una crisi l’Italia lasciamola com’è, col suo fisco vessatorio e la sua burocrazia. Dovete essere sempre più realisti del re voi unionisti. Quando non potete distruggere il Paese che amate, almeno vi sforzate di non ricostruirlo, certo che siete veramente strani. Che poi, a ben vedere – prosegue nel suo atto di accusa – la crisi dello spread e quella attuale non sono confrontabili, perché lo spread, che ci è stato presentato come un atto ineluttabile della natura, altro non è che il risultato di una decisione Politica, quello di impedire ai Governi nazionali di finanziarsi presso la propria banca centrale. Al progetto unionista scandalizza la proposta della Lega di finanziare interventi con emissione di moneta da parte della Banca centrale, cioè salvare gli Stati lasciandogli esercitare una loro prerogativa storica: la sovranità monetaria”.

Per il senatore della Lega ‘un altro mondo è possibile’

“Però un altro mondo è possibile – dichiara speranzoso Alberto Bagnai mentre boccia il Cura Italia – da oggi nel Regno Unito è di nuovo possibile ciò che non lo è in Italia: il Governo di Sua Maestà ha deciso di finanziarsi con moneta. Ma noi tranquilli, immobili, come un semaforo. Lasciamo che gli imprenditori si indebitino anche per pagare le tasse, così i nostri amici a Bruxelles ci accoglieranno con un sorriso (ironizza ndr). Io non dico Marx ma neanche Alberto Sordi vi ha insegnato nulla. Cosa vi vieta oggi di amare l’Italia. I cittadini italiani ne hanno le tasche piene di questo strabismo ai loro danni, voi lo sapete e navigate a vista negando loro di esprimersi col voto.

Io fiducia in voi non ne ho. Non la meritate per la vostra subalternità culturale”, conclude.

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https://it.blastingnews.com/politica/2020/04/cura-italia-dibattito-in-senato-bagnai-lega-al-governo-voi-unionisti-siete-strani-003111327.amp.html

È ufficiale: il 25 aprile l’Anpi canta “Bella Ciao”. I nuovi partigiani passano dalle montagne ai balconi

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L’annuncio tanto atteso è arrivato: l’Anpi ha ufficializzato che il 25 aprile sarà festeggiato dai balconi, cantando Bella Ciao. Finalmente gli italiani possono dormire sereni, sapendo che anche quest’anno “i cuori partigiani e antifascisti”, come li ha definiti la presidente dell’Anpi, Carla Nespolo, si ritroveranno ugualmente uniti. Loro. Perché tutti gli altri – quelli che non si sentono né partigiani fuori tempo massimo, né antifascisti su Marte – come sempre se ne infischieranno delle sceneggiate dell’Anpi.

La nuova resistenza secondo l’Anpi

E se gli altri anni abbiamo dovuto assistere alle violenze dei centri sociali contro la comunità ebraica, quest’anno ci dobbiamo sorbire paragoni dall’intrepido sprezzo del ridicolo. “I partigiani lottarono per rinascere così come noi stiamo facendo oggi. E ci salveremo tutti insieme se sapremo stare tutti insieme”, ha dichiarato ancora la Nespolo in un’intervista a Repubblica. Insomma, dalle montagne ai balconi il passo è breve. D’altra parte, se qualcuno nato decenni dopo la guerra ha cuore di definirsi partigiano nel 2020, è facile che a emergenza finita possa andare in giro a raccontare di essere stato in prima linea perché ha esposto un fazzoletto rosso al balcone. Basta che poi l’Anpi non pretenda ulteriori soldi pubblici per aver fatto anche questa “resistenza”, che qua, oggi, chi resiste davvero invece viene mandato in pasto alle banche.

L’ironia di CasaPound: “Bellissimo, lo facciano tutti gli anni”

Intanto l’Anpi un risultato l’ha già ottenuto: l’applauso (ironico) di CasaPound. “Bellissimo il 25 aprile virtuale, dovrebbero farlo tutti gli anni. Si vedono su zoom, Gad Lerner, Saviano, e festeggiano”, ha suggerito il leader di CasaPound,  Simone Di Stefano. “È una festa di una parte degli italiani che non è la nostra, ovviamente. Giusto che abbiano il diritto di festeggiarlo, ma – ha sottolineato Di Stefano – di certo non è una ricorrenza che accomuna tutto il Paese. Noi da tempo chiediamo di avere una festa nazionale come il 4 novembre, anniversario della vittoria della Prima guerra mondiale, che ci unisce tutti e può far ritrovare un po’ di spirito nazionale”. “Dovremmo fare un passo in avanti e capire che l’Italia non è quella di 80 anni fa. Non festeggeremo, non canteremo e ci auguriamo – ha concluso Di Stefano – che il 25 aprile diventi una iniziativa virtuale per i prossimi anni”.

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È ufficiale: il 25 aprile l’Anpi canta “Bella Ciao”. I nuovi partigiani passano dalle montagne ai balconi

L’avvocato Ferretti querela Conte e Speranza: “Responsabili epidemia”

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Giampaolo Giorgio Berni Ferretti, avvocato e consigliere comunale a Milano per Forza Italia, contro il premier e il ministro delle Salute: presentata querela per “delitto di epidemia”

Quali sono le responsabilità del governo in questa epidemia, anzi pandemia di coronavirus? E, innanzitutto, il presidente del Consiglio e il ministro della Salute, nella persone di Roberto Speranza, hanno colpe? Interrogativi ai quali Giampaolo Giorgio Berni Ferretti, avvocato e consigliere comunale del Municipio Uno di Milano per Forza Italia, avanza la sua risposta: sì.

E infatti ha presentato ufficialmente una denuncia – alla Procura della Repubblica meneghina – proprio una denuncia-querela contro Giuseppe Conte e il titolare del dicastero della Salute.

Ferretti lo fa chiedendo alla Procura di Milano di accertare eventuali responsabilità del ministro della Salute e dell’inquilino di Palazzo per l’epidemia di coronavirus nel nostro Paese. Il legale nell’atto fa riferimento all’articolo 438 del codice penale – “Chiunque cagiona un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni è punito con l’ergastolo” – e anche ad altre norme giuridiche che prevedono pene meno severe se il fatto è commesso a titolo colposo. L’avvocato Ferretti, dunque, riporta gli elementi costitutivi del reato secondo la giurisprudenza italiana: rapidità della diffusione, diffusibilità a un numero indeterminato e notevole di persone, ampia estensione territoriale e diffusione del male.

A sostegno della denuncia-querela, l’azzurro riporta quelle che sono le dichiarazioni rilasciate agli organi di stampa da parte Walter Ricciardi, membro del Consiglio esecutivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo il quale “paghiamo il fatto di non aver messo in quarantena da subito gli sbarcati dalla Cina. Abbiamo chiuso i voli una decisione che non ha base scientifica, e questo non ci ha permesso di tracciare gli arrivi, perché a quel punto si è potuto fare scalo e arrivare da altre località”. E ancora: “Singifica che non si sono messe in campo le pratiche adatte, oltre al fatto che il virus è molto contagioso”.

Nella conclusione dell’atto, Ferretti chiede alla Procura di Milano di “disporre gli opportuni accertamenti in ordine ai fatti così esposti, valutando gli eventuali profili d’illiceità penale degli stessi e, nel caso, individuare i possibili soggetti responsabili che parrebbero essere Il Ministero della Salute e il Presidente del Consiglio dei ministri al fine di procedere nei loro confronti”. Infine, si legge anche: “Con il presente esposto si intende inoltre formulare denuncia-querela, sempre in relazione ai fatti sovra descritti, nell’ipotesi in cui dagli accertamenti svolti dalle Autorità competenti dovessero emergere fattispecie di reato per i quali la legge richiede la procedibilità a querela di parte”.

Ora la parola passa alla Procura, che dovrà stabilire se procedere o meno contro Conte e Speranza.

DA

https://m.ilgiornale.it/news/cronache/lavvocato-ferretti-querela-conte-e-speranza-responsabili-1851800.html

Il Paese dei cialtroni: porti chiusi, ma perché siamo contagiosi

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Se non fosse in atto una tragedia, sembrerebbe una farsa: adesso le navi delle ONG non possono approdare in Italia, ma solo per “salvaguardare la salute” dei poveri migranti…

Forse ricordo male ma i “poveri migranti” che le ONG trasferiscono a pagamento dalle coste africane all’Italia non fuggivano da guerre, carestie, pestilenze? Non erano detenuti in condizioni inumane, tra privazioni, torture e malattie? O questo avveniva solo quando al governo c’era Salvini e chiudere i porti era inumano?

Adesso che al governo c’è il Pd, improvvisamente, gli aspiranti “richiedenti asilo” sono trattati alla stregua di importanti e rispettabili turisti stranieri cui è “sconsigliato” l’approdo in Italia perché (testuale) «a causa dell’emergenza pandemica Covid-19, i porti non presentano più i necessari requisiti sanitari richiesti dalla convenzione di Amburgo».

È un decreto ispirato ai principi di “tutela della salute dei passeggeri” e di “eguaglianza di trattamento dei cittadini italiani” ai quali le attuali ordinanze hanno impedito anche lo spostamento da un comune all’altro e dettato norme stringenti per il rientro dai paesi esteri; ci spiega con involontaria ironia l’Agenzia AGI.

Notate il linguaggio. Gli immigrati senza permesso, quindi clandestini, vengono chiamati “passeggeri”, riconoscendo di fatto il ruolo di taxi svolto dalle ONG, e sono già equiparati nel trattamento ai cittadini italiani… Insomma, anche se non ce l’hanno ancora fatta a imporci lo Jus Soli, o lo Jus Culturae, adesso abbiamo uno Jus Covid che finalmente equipara i clandestini illegali ai cittadini che pagano le tasse.

Dove, però, la ministro dei Trasporti, Paola De Micheli (tra lei, la Lamorgese e la Azzolina stanno facendo a gara…) supera i limiti del ridicolo è quando afferma: «Al governo tedesco, in qualità di Stato di bandiera, è stato chiesto di assumere la responsabilità di ogni attività in mare, compreso il porto di sbarco, della Alan Kurdi».

Ma come? Quando era Salvini a chiedere che la Spagna o la Francia si assumessero la responsabilità di far attraccare navi di loro ONG era un pericoloso provocatore. Quando lui chiese alla Germania di farsi carico dei clandestini imbarcati dalla Sea Watch della stimata “capitana” Carola Rackete, si è rischiato l’incidente diplomatico…

E la De Micheli chiede addirittura un “porto di sbarco”? Ve la vedete la Merkel assentire sorridente alla nostra ministra (che non saprà neanche chi è…) e dirle «certo, cara, mandali qui da me… Di loro di fare con comodo, però, perché – come sai, mia cara – il primo porto tedesco raggiungibile dal Mediterraneo è Amburgo… Sono solo 2500 miglia marittime…».

Mentre, naturalmente, tutto il mainstream – mai così asservito a un governo di sinistra – minimizza o addirittura approva… l’Alto commissariato ONU per i profughi, invece, bacchetta l’Italia, dicendo che «Qualsiasi restrizione deve comunque assicurare che le persone che fuggono da guerre abbiano accesso alla possibilità di fare richiesta di domanda di asilo».

Quindi, fanno la richiesta d’asilo ma non sbarcano? Allora interverrà il procuratore di Agrigento parlando di “sequestro di persona”… Non potrebbero andare a farla a Malta questa richiesta, visto che lì il Covid-19 non è ancora arrivato (4 casi finora)?

No, “devono” venire in Italia. D’altra parte, poverini, loro hanno risposto alla chiama di Giorgio Gori che, non contento dei danni e dei lutti arrecati ai suoi cittadini con la bella trovata del #bergamononsiferma, ha chiesto di far entrare 200 mila immigrati per “rimpiazzare”… quelli scappati per paura del contagio. Subito imitato da un’altra ministra (una peggio dell’altra…) Teresa Bellanova, secondo cui «L’agricoltura ha bisogno di immigrati». Non di aiuti economici e fiscali per garantire salari decenti ai braccianti. No, manodopera a basso costo da sfruttare.

Insomma, non bastavano i cialtroni al maschile: Conte, Borrelli, Arcuri, Di Maio, Speranza, Gualtieri… per rispettare la parità di genere ci si sono messe pure le donne…

 

Da

Il Paese dei cialtroni: porti chiusi, ma perché siamo contagiosi

Il Deep State Italiano e la lotta di fazione

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di Politica pragmatica

Il Deep State italiano è rappresentato da un coacervo di interessi politico-finanziari neo-azionisti (1) ex-comunisti e neo-cattolici. La sponsorizzazione ricevuta in tal senso dalle Sardine è indicativa. Il vecchio Azionismo Britannico, padrone dell’Italia resistenziale post-45, si è accoppiato con il vecchio PCI, con l’attacco frontale al Craxismo e al Socialismo tricolore. Il polo franco-tedesco ha apparentemente scalzato il vecchio azionismo, ma la logica finanziaria bancaria gravitante verso Parigi (si pensi a Mustier) non riconduce in ultima istanza a altri che a quella indistruttibile City londinese, che fa capo a una branchia – forse tuttora la più influente – dei Rotschild. Il Deep State “romano”, disprezzando il popolo italiano, non ritenendo il popolo italiano portatore di una sua specifica missione rinnegando e ridicolizzando su tutta la linea, con una propaganda pseudo-pedagogica ben congegnata, figure storiche internazionali come Garibaldi, Mussolini, Craxi, ci ha affidato alla cosiddetta Europa, ovvero al blocco franco-tedesco la cui capitale è, vediamo sempre di più, la Borsa di Amsterdam (2). Il blocco europeo è quindi subcoloniale, non ha una sua autonomia. Oscilla tra Pechino e Washington, ma non lo potrà più fare. Da qui il tentativo di mettere strutturalmente le briglia ai popoli “mediterranei”, italiani in primis, la cui ricchezza privata e di stato è effettivamente un prelibato bocconcino per gli speculatori politici europeisti. Il trumpismo è dato come forza irreversibile nel nuovo progetto americano, ben oltre Trump. Di conseguenza, i franco-tedeschi oscilleranno verso Pechino: assai probabile che il Deep State italiano seguirà sulla medesima linea, almeno nella sua volontà, non si frappongano ostacoli insormontabili nel frattempo. Sarà perciò una lotta di elite molto serrata e non breve, a nostro parere. L’uomo forte del Partito Cinese (Prodi) è già pronto per sedersi al Quirinale, con il semaforo verde di Berlino e Parigi. L’uomo forte del Partito Trumpiano (Draghi) non sembra invece più disposto a mediazioni dopo aver conosciuto meglio, nel suo mandato alla BCE, olandesi, francesi e tedeschi di quanto già non li conoscesse. Gli uomini forti del Partito Britannico-statunitense di Sua Maestà (Savona, Sapelli) attendono con la proverbiale saggezza e prudenza che si rompano i cocci da questa guerra inter-elitista, per poi raccogliere ciò che si potrà riaggiustare.

Il Partito Russo raccoglie poche forze, purtroppo, in Italia; la tradizionale Destra sociale ex missina è filorussa, ma qualche esponente di Fratelli d’Italia (dubito la Meloni, ma non sappiamo con precisione…) e poche penne sparse, per quanto di valore, non fanno peso negli equilibri generali. Il filorussismo di Salvini e leghisti è del tutto inventato dal Partito Britannico e Cinese italiani, se c’è, ammesso e non concesso, resta solo sul piano della simpatia umana e delle varie sezioni lombardo-venete o emiliane; Giorgetti è il numero due del Partito italiano di Trump. Lo stesso dicasi del Partito Israeliano, ha poca consistenza in Italia: si veda l’operazione Segre, la classica operazione degli ex comunisti sistemici del Deep State (Repubblica, Espresso, De Benedetti, Elkann, quindi…. Rotschild) che ha immediatamente raccolto il plauso del Partito Cinese (Prodi), ma non particolare entusiasmo da parte dei tradizionali esponenti del filoisraelismo italiano. E’ la solita astrusa logica antifascista a ispirare l’operazione Segre (con l’ex marito missino, tra l’altro..) piu che tutto il resto…

Con questo non voglio dire cosa sia bene o cosa sia male, non parteggio per nessuno, non faccio il tifo ma solo pensare anzitutto al bene Patriottico, al presente e al futuro della nostra Nazione tenendo presente ciò ma non dimenticando che il quadro è in quotidiano e, anzi.., istantaneo movimento. Come si vede una posizione che può essere giusta sul piano generale geopolitica, ad esempio la lotta della Cina per l’egemonia globale contro l’occidente, diventa sconveniente sul piano italiano, se i guardiani ne sono qui i soliti fanatici catto-comunisti. E’ probabile che anche forze tradizionalmente deboli in Italia si inizino ora a affacciare con più costanza; i fatti di questi tempi mostrano che più che Asia al centro, o Occidente al centro, come ci hanno voluto far credere per anni, la partita globale si gioca ancora una volta sul Mediterraneo al centro. Medio Oriente da una parte di questo (Yemen, Damasco, Irak), ma dall’altra? Chi se non Roma..?

 

 

 

 

1)     Il Partito d’Azione venne fondato nel 1942 in piena temperie filoanglosassone antifascista. Per quanto si richiamasse ai valori del Risorgimento, la sua linea fu di totale sudditanza a Londra e alla monarchia britannica. Italia colonia dell’Impero britannico la strategia. Diventa dopo la guerra partito elitario, che condiziona culturalmente e politicamente tutta la vita politica italiana. Cuccia, ad esempio, è azionista convinto. Il disegno del PCI al Governo, infine attuato, è un disegno azionista che parte dagli anni ’50. La logica dell’ uccidere un fascista non è reato (fratelli Mattei, Ramelli eccecc e tantissimi altri…) è azionista e l’ultrasinistra e PCI la faranno propria. Il disegno incostituzionale di scioglimento del MSI (1972-3) è azionista tramite Luigi Bianchi D’Espinosa; saranno costretti a opporsi americani e sovietici (sic!) perché due anni dopo i moti di Reggio una simile azione significava guerra civile….

2)     Ad esempio, la Borsa di Milano è controllata da London Stock Exchange, mentre Euroxnet Amsterdam dalla statunitense Intercontinental Exchange, a cui appartiene la stessa Borsa di New York. Il fatto non è di per sé determinante, poiché occorre vedere quale sia l’andamento oscillatorio di quotazioni e capitale dominante, ma è di per sé significativo della presunta autonomia “franco-germanica”, presa sul serio solo da sovranisti da una parte, Deep state nostrano dall’altra. L’Olanda, tra l’altro, arraffa ogni anno all’Italia venti miliardi di gettito fiscale.

Triduo Sacro 2020

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Avviso

Le cerimonie del Triduo Sacro non saranno trasmesse in streming da Verrua Savoia.

A chi vuole seguire le cerimonie della Settimana Santa  consigliamo il canale dei confratelli americani del “Most Holy Trinity Seminary” di Mons. Donald Sanborn:
https://www.youtube.com/channel/UCuux5pdNEtdocBDT-EmsxXA

Con il fuso orario ci sono 6 ore di differenza, ma poiché le cerimonie negli Stati Uniti vengono celebrate al mattino, in Italia sono visibili ai seguenti orari nel pomeriggio:

9-04 Giovedi Santo ore 16 messa Pontificale

10-04 Venerdì Santo ore 15 messa dei presantificati

11-04 Sabato Santo ore 12 Vigilia pasquale

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Triduo Sacro

L’ira di Trump: “Per l’Oms la pacchia è finita, taglieremo i fondi e avvieremo un’inchiesta”

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L’ira di Trump. “L’Oms ha veramente sbagliato tutto”. Lo scrive in un tweet il presidente Usa Donald Trump, affermando che l’Organizzazione mondiale della sanità, “per qualche ragione, finanziata largamente dagli Stati Uniti, tuttavia è molto Cina centrica. Faremo chiarezza”. Trump poi afferma che “fortunatamente ho respinto il loro consiglio di mantenere aperti i nostri confini con la Cina. Perché ci hanno dato una raccomandazione così sbagliata?”, chiede il presidente Usa.

Trump: siamo i maggiori finanziatori dell’Oms

Gli Stati Uniti, primo Paese per contributi all’Organizzazione mondiale della sanità, potrebbero congelare i fondi per l’organizzazione. Lo ha detto Trump che ieri – nel mezzo dell’emergenza coronavirus – ha accusato in un tweet l’Oms di aver “veramente sbagliato tutto” e di essere filo-cinese. In un briefing alla Casa Bianca, Trump ha poi accusato l’Oms di aver dato in ritardo l’allarme. “Sospenderemo i soldi spesi per l’Oms”, ha detto inizialmente il tycoon. Gli Usa sono il primo Paese al mondo per numero di casi di coronavirus. Secondo i dati della Johns Hopkins University negli Stati Uniti sono quasi 400.000 i contagi e più di 12.907 i morti con coronavirus.

Avvieremo un’inchiesta sull’operato dell’Oms

Gli Stati Uniti potranno avviare un’inchiesta sulla gestione della pandemia di coronavirus da parte dell’Organizzazione mondiale Sanità, Oms, prima di decidere di sospendere i fondi all’agenzia dell’Onu. Lo ha detto Deborah Brix, coordinatrice della risposta della Casa Bianca al coronavirus. “Lo abbiamo fatto in passato per altre epidemie ed altre questioni che hanno coinvolto l’Oms”, ha aggiunto. Donald Trump ieri ha accusato l’organizzazione internazionale di essersi sbagliata su “ogni aspetto” dell’epidemia ed ha minacciato di congelare i fondi Usa.

“Nella storia degli Stati Uniti e dell’Oms ci sono stati momenti in cui abbiamo fatto un’approfondita analisi di quello che era successo”, ha spiegato l’immunologa. La quale tra il 2014 ed il 2020 è stata la coordinatrice Usa per la lotta globale all’Aids. “Quando il presidente ha detto che avrebbe trattenuto i fondi non ha detto che li avrebbe trattenuti per sempre, ma invece ha detto indaghiamo su quello che è successo – ha proseguito Brix -. Credo che il presidente voglia una completa indagine su quello che è successo durante l’epidemia in corso”. Per quanto riguarda i fondi all’agenzia dell’Onu, della quale gli Usa sono di gran lunga il principale finanziatore, Brix ha spiegato ci sono i contributi obbligatori versati anno per anno e poi quelli “volontari che abbiamo versato durante la storia dell’Oms, compresi negli ultimi anni per l’Hiv, la Tb ed altre malattie”.

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L’ira di Trump: “Per l’Oms la pacchia è finita, taglieremo i fondi e avvieremo un’inchiesta”

Mes, l’Olanda vuole intrappolare l’Italia: così è franato l’Eurogruppo

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Fumata nerissima dall’Eurogruppo di ieri sulle misure economiche da adottare per fronteggiare la crisi economica causata dal coronavirus. Le divisioni tra le fazioni guidate da Italia e Paesi Bassi si sono rivelate troppo ampie per essere colmate durante la riunione in teleconferenza dei ministri delle finanze, durata più di 16 ore. Come spiega Politico, i disaccordi sono emersi principalmente sulle condizioni del Mes e sull’idea di mettere in comune il debito attraverso i cosiddetti coronabond. I colloqui riprenderanno giovedì nel tentativo di raggiungere un pacchetto di misure condiviso che i ministri possano presentare ai leader. Il ministro delle finanze tedesco non ha nascosto su Twitter tutta la sua amarezza per il mancato accordo raggiunto: “In queste ore difficili l’#Europa deve stare insieme”, ha twittato Scholz dopo l’incontro. “Insieme al [ministro delle finanze francese Bruno Le Maire], chiedo quindi a tutti i paesi dell’euro di non rifiutarsi di risolvere queste difficili questioni finanziarie e di facilitare un buon compromesso – per tutti i cittadini”.

L’Eurogruppo e lo scontro fra due visioni inconciliabili

L’attuale crisi causata dal coronavirus sembra mettere a nudo quelle che, indipendentemente dai governi in carica, sembrano essere due visioni inconciliabili all’interno dell’Unione europea e che rischiano di affossare il “sogno europeo”, a cui gli italiani peraltro sembrano credere sempre meno. La riunione, infatti, è stata segnata dal duro scontro fra Roma e l’Aja. L’Italia, riporta Il Giornale.it, ha fatto muro contro la il blocco del rigore di Germania, Paesi Bassi, Austria e Paesi scandinavi: i Paesi che ritengono il Meccanismo europeo di stabilità, il Mes, come uno strumento adeguato a risolvere la crisi. Ma il governo italiano sembra isolato, con la sola speranza di trovare ascolto in Francia e augurandosi che anche la Spagna convenga quantomeno sulla necessità dei cosiddetti coronabond.

“I Paesi Bassi sono e rimangono contro gli #Eurobond, perché aumentano i rischi in Europa, invece di ridurli”, ha twittato il ministro delle Finanze olandese Wopke Hoekstra. “A parte [essere] poco saggio, non è nemmeno ragionevole … [che i Paesi Bassi] debbano garantire i debiti che altri fanno. La maggior parte dei paesi della zona euro sostiene questa linea”. Posizione del rigore inconciliabile con quella espressa da Roma, che percepisce questa chiusura come una mancanza di solidarietà. Dopotutto non è certo colpa degli italiani se il Covid-19 ha colpito il Paese con tale ferocia.

L’Olanda s’impunta e salta tutto

La Repubblica svela un retroscena del lungo vertice di ieri che la dice lunga sulle tensioni all’interno dell’Eurogruppo. Tedeschi e austriaci, infatti, avevano accettato quello che fino a pochi giorni fa sembrava quantomeno improbabile: niente rigore per accedere al Mes. L’unica condizione è che i suoi soldi vengano usati contro il Covid-19. “Solo un generico richiamo al rispetto del Patto di stabilità quando verrà riattivato dopo la crisi. Ma vale per tutti, non solo per chi chiede le linee di credito del Meccanismo” scrive La Repubblica.

Chi fa saltare il banco però è il già citato ministro olandese Wopke Hoekstra, che ingaggia un duro duello con Roberto Gualtieri, e chiede di inserire pesanti condizioni per chi chiederà le linee di credito del Mes: Gualtieri replica che l’Italia non può accettare l’austerità per una crisi di cui non ha colpe. Domani un altro vertice, che si preannuncia durissimo. Indipendentemente da come andrà a finire, forse l’amara verità è quella descritta senza troppi giri di parole dall’ex Presidente del Senato Marcello Pera che in una lettera inviata a Italia Oggi scrive: “Caro direttore, diciamoci la verità, l’Unione europea o è morta o, se vogliamo essere più gentili, il termine Unione è una bugia, come ha scritto Sergio Romano”.

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https://it.insideover.com/politica/la-sfida-olanda-italia-cosi-e-franato-leurogruppo.html

L’antifascismo dei cretini

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Abbiamo sempre avuto pazienza con i cretini non cattivi e con i cattivi ma intelligenti. Non riusciamo però ad averne con i cretini cattivi, magari in origine solo cretini poi incattiviti oppure solo cattivi poi rincretiniti. Ma sono cresciuti a dismisura e si sono aggravati. Sto parlando del nuovo antifascismo, collezione autunno-inverno, che si alimenta di fascistometri per misurare il grado di fascismo che è in ciascuno di noi e di istruzioni per (non) diventare fascisti, di Anpi posticce che sventolano l’antifascismo anche il 4 novembre, non più costituite da partigiani ma da militanti dell’odio perenne; e poi di mobilitazioni, manifestazioni e mascalzonate, veicolate da giornaloni, telegiornaloni, talk show e da tante figurine istituzionali. Come quel Figo che alterna dichiarazioni d’antifascismo a dichiarazioni surreali d’amore a proposito degli stupri e i massacri tossico-migranti. Per lui le violenze si combattono con l’amore, come dicevano i più sfigati figli dei fiori mezzo secolo fa. Lui ci arriva adesso, cinquant’anni dopo e a proposito di un fatto così terribile come uno stupro mortale a una ragazzina.

Sopportavamo il vecchio antifascismo parruccone, trombone, un po’ di maniera. Arrivavamo a sopportare perfino un antifascismo di risulta, violento, intollerante, estremista. Finché si tratta dei dementi agitati dei centri sociali, di qualche femminista in calore ideologico o con caldane fasciofobe, oppure di sparsi cretini del grillismo e del vecchio sinistrismo, ce ne facevamo una ragione. Ma sconforta quando vedi pure intellettuali, direttori, editori, giornalisti, testate che avevano qualche credibilità intellettuale o almeno professionale, che leggevi e stimavi, avere una regressione idiota nell’odio verso un presunto e rinato neofascismo (che in realtà rinasce ogni settimana da 73 anni, in base ai loro dolori reumatici, i loro indicatori e delatori). Per non restare nel vago, mi riferisco a firme, filosofi, giornalisti, scrittori che esercitano il loro mestiere su la Repubblica, l’Espresso, i loro paraguru genere Saviano, per non dire nei talk show e nei tg rai, mediaset (solo un po’ meno), la 7 e sky. Probabilmente un combinato disposto ha dato loro alla testa: il fallimento inglorioso della sinistra su tutte le ruote, l’avanzata popolare di Salvini, il trionfo in tutto il mondo e non coi colpi di stato ma a suon di voti, di leader e movimenti opposti alla sinistra. E poi le prediche, le censure e le leggi opinionicide di Suor Boldrina e Frate Fiano, solo per citare due chierici precursori di questo antifascismo. Ma devono aver raggiunto uno stato patologico così avanzato questi malati del morbo d’Antifascismo, se perfino il Corriere della sera, si è di recente ribellato alla deriva idiota dell’antifascismo con un equilibrato editoriale di Paolo Mieli, un frizzante corsivo di Gramellini, un incisivo affondo di Panebianco, e scritti di Battisti, della Tarquini. Poi, leggi Paolo Giordano in prima pagina del Corriere che prende sul serio i calendari di Mussolini (è la scemitudine dei numeri primi), leggi Aldo Grasso che nega le pagine di storia sociale del fascismo, carte del lavoro e garanzie per pensionati e donne, leggi l’inquisizione filosofica della Di Cesare, più menate varie di antirazzismo e antifascismo e ti accorgi che il Corriere gareggia con la Repubblica sullo stesso terreno. L’antifascismo patologico è a uno stadio acuto se il 4 novembre Furio Colombo sul Fatto sbaglia ricorrenza e dedica il suo fondo all’apologia del 25 aprile. O se un giornalista de La Repubblica, Maurizio Crosetti, accecato da furiosa demenza, auspica il massacro a Piazzale Loreto di Salvini. Ma la demenza ha pure valore retroattivo nei secoli andati. Sono reduce dall’imbarazzante lettura di un libro dedicato a Dante di tale Chiara Mercuri, pubblicato da Laterza, in cui si presenta Dante come un precursore dei dem, uno che va in esilio perché dalla parte delle lotte proletarie e viene citato tra i grandi di tutti i tempi insieme a Saviano, senza un minimo senso del ridicolo. Saranno stati i fascisti del suo tempo a condannarlo a morte e all’esilio, evidentemente. Quelli che una polpetta avvelenata di nome Michela Murgia vorrebbe misurare col suo fascistometro, lanciato come ultima moda ideologica magari da adottare anche nelle aule e nei media per schedare e discriminare chi non la pensa come te. Un formidabile misuratore non dell’altrui fascismo ma della propria demenza faziosa.

Ho sempre ritenuto che meriti rispetto chi fu antifascista col fascismo vivo e imperante, un antifascismo fiero e scontato sulla propria persona; quello postumo che infierisce contro i morti no. Ma quello posticcio, surreale e caricaturale dei nostri giorni, è un triplice insulto: al fascismo, all’antifascismo e all’intelligenza degli italiani. Come è un insulto quotidiano alla memoria di tutti i caduti, a partire dagli stessi ebrei, le ossessive, petulanti, rievocazioni del razzismo e dei campi di sterminio, lette come eventi in corso di replica. Il delirio antifascista e antirazzistaporta anche ad alcune intelligenze un tempo rispettabili, un obnubilamento mentale con esiti deprimenti e grotteschi. Il tutto si accompagna a un ritorno di odio patrio, di antiitalianità, che sembrava superato da alcuni decenni, e che invece rigurgita, identificando l’amor patrio col più aggressivo nazionalismo: il modo migliore per favorire davvero questo slittamento. Vogliono combattere il sovranismo ma questo è il modo migliore per aiutarlo a dilagare. Dopo una faticosa riconquista di un rapporto migliore con i temi nazionali nei decenni scorsi, grazie allo sforzo di Craxi e Spadolini, di Ciampi e anche di Napolitano, la sinistra residuale di oggi ha avuto una regressione feroce quanto insensata contro l’italianità, un conato di vomito antipatriottico per sancire che loro sono dalla parte dei migranti. Stranieri first. Ecco il 4 novembre celebrato dalla parte degli austriaci, dei disfattisti e dei disertori.

Se ragionassi in termini politici, o peggio elettorali, dovrei gioire perché assisti allo spettacolo di un suicidio dei radical, affogati nel ridicolo in una lotta contro gli italiani. Ma non sono mai contento quando un avversario si autodemolisce e si autoridicolizza in quel modo; non mi piace, per la democrazia, per la circolazione delle idee, per carità di patria vederli schiumare di odio e di rabbia, peggio degli haters che deprecano (“Buonisti un cazzo”, tuonava elegantemente la copertina de l’Espresso). E per il rispetto, non corrisposto, che continuo a nutrire per le persone nonostante i loro pregiudizi e le loro occlusioni mentali. Ricredetevi, riavetevi, ripensateci. Non riducete il prefisso dem ad abbreviativo di dementi. Non seppellitevi nel vostro ridicolo rancore, elevando l’imbecillità a crimine contro l’umanità.

MV, Il Tempo 5 novembre 2018

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L’antifascismo dei cretini

Catechismo Maggiore di san Pio X – Della settimana santa

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Venerdì Santo, 10 Aprile 2020, come ogni anno, il nostro Circolo Christus Rex organizza la Via Crucis alle ore 15.00, ora della morte di Nostro Signore. A causa delle restrizioni legislative  quest’anno reciteremo la Via Crucis su Skype al Canale “Catechesi di Christus Rex-Traditio”. Chi vuole, può unirsi. 

 

Catechismo Maggiore di san Pio X – Della settimana santa

§ 3. – Della settimana santa in generale

45 D. Perché l’ultima settimana di Quaresima si dice santa?

R. L’ultima settimana di Quaresima si dice santa, perché in essa si celebra la memoria dei più grandi misteri operati da Gesù Cristo per la nostra redenzione.

46 D. Di qual mistero si fa memoria nella domenica delle Palme?
R. Nella domenica delle Palme si fa memoria dell’entrata trionfante che Gesù Cristo fece in Gerusalemme sei giorni avanti la sua passione.

47 D. Per qual causa Gesù Cristo valle entrare trionfante in Gerusalemme avanti la sua passione?
R. Gesù Cristo avanti la sua passione volle entrare trionfante in Gerusalemme, come era stato predetto:
1.    per animare i suoi discepoli dando loro in tal maniera una chiara prova che andava a patire spontaneamente;
2.    per insegnarci che colla sua morte egli trionferebbe del demonio, del mondo e della carne, e che ci aprirebbe l’entrata in cielo.

48 D. Qual mistero si celebra nel giovedì santo?

R. Nel giovedì santo si celebra l’istituzione del santissimo Sacramento dell’Eucaristia.

49 D. Qual mistero si ricorda nel venerdì santo?
R. Nel venerdì santo si ricorda la passione e morte del Salvatore.

50 D. Quali misteri si onorano nel sabato santo?
R. Nel sabato santo si onorano la sepoltura di Gesù Cristo e la sua discesa al limbo e dopo il segno del Gloria si comincia ad onorare la sua gloriosa resurrezione.

51 D. Che cosa dobbiamo noi fare per passare la settimana santa secondo la mente della Chiesa?
R. Per passare la settimana santa secondo la mente della Chiesa dobbiamo fare tre cose:
1.    unire al digiuno un maggior raccoglimento interno, e un maggior fervore di orazione;
2.    meditare di continuo con ispirito di compunzione i patimenti di Gesù Cristo;
3.    assistere se si può, ai divini uffici con questo medesimo spirito.

§ 2. – Di alcuni riti della settimana santa.

52 D. Perché la domenica della settimana santa si dice delle Palme?

R. La domenica della settimana santa si dice delle Palme a cagione della processione che si fa in questo giorno, in cui si porta in mano da’ fedeli un ramo d’olivo o di palma.

53 D. Perché nella domenica delle Palme si fa la processione portando rami d’olivo o palme?
R. Nella domenica delle Palme si fa la processione portando rami di olivo o palme per ricordare l’entrata trionfante di Gesù Cristo in Gerusalemme, incontrato dalle turbe con rami di palma in mano.

54 D. Perché nel ritorno della processione delle Palme si batte tre volte alla porta della Chiesa prima che si apra?
R. Nel ritorno della processione delle Palme si batte tre volte alla porta della Chiesa, prima che si apra, per significare che il paradiso era chiuso pel peccato di Adamo, e che Gesù Cristo ce ne ha meritato l’ingresso colla sua morte.

55 D. Chi furono quelli che andarono incontro a Gesù Cristo allorché entrò trionfante in Gerusalemme?
R. Allorché Gesù Cristo entrò trionfante in Gerusalemme, gli andò incontro il popolo semplice ed i fanciulli, non già i grandi della città; così disponendo Iddio per farci conoscere che la superbia rese questi indegni di aver parte nel trionfo di nostro Signore, che ama la semplicità di cuore, l’umiltà e l’innocenza.

56 D. Perché non si suonano le campane dal giovedì santo al sabato santo?
R. Dal giovedì sino al sabato santo non si suonano le campane in segno di grande afflizione per la passione e morte del Salvatore.

57 D. Perché si conserva nel giovedì santo un’ostia grande consacrata?
R. Nel giovedì santo si conserva un’ ostia grande consacrata:
1.    affinché si tributino speciali adorazioni al sacramento dell’ Eucaristia nel giorno in cui venne istituito;
2.    perché si possa compiere la liturgia nel venerdì santo, in cui non si fa dal sacerdote la consacrazione.

58 D. Perché nel giovedì santo dopo la Messa si spogliano gli altari?
R. Nel giovedì santo dopo la Messa si spogliano gli altari per rappresentarci Gesù Cristo spogliato delle sue vesti per essere flagellato e affisso alla croce; e per insegnarci che per celebrare degnamente la sua passione dobbiamo spogliarci dell’uomo vecchio, cioè d’ogni affetto mondano.

59 D. Perché si fa la lavanda dei piedi nel giovedì santo?
R. Nel giovedì santo si fa la lavanda dei piedi:
1.    per rinnovare la memoria di quell’atto di umiliazione con cui Gesù Cristo si abbassò a lavarli ai suoi Apostoli;
2.    perché Egli medesimo esortò gli Apostoli e, in persona di essi, i fedeli ad imitare il suo esempio;
3.    per insegnarci, che dobbiamo purificare il nostro cuore da ogni macchia, ed esercitare gli uni verso degli altri i doveri della carità ed umiltà cristiana.

60 D. Perché nel giovedì santo i fedeli si recano alla visita del Santissimo Sacramento in più chiese pubblicamente nelle processioni, o privatamente?
R. Nel giovedì santo i fedeli si recano alla visita del Santissimo Sacramento in più chiese in memoria de’ dolori sofferti da Gesù Cristo in più luoghi, come nell’orto, nelle case di Caifa, di Pilato e di Erode, e sul Calvario.

61 D. Con quale spirito si devono fare le visiti nel giovedì santo?
R. Nel giovedì santo si devono fare le visite non per curiosità, per abitudine o per divertimento, ma per sincera contrizione dei nostri peccati, che sono la vera cagione della passione

e morte del nostro Redentore, e con vero spirito di compassione delle sue pene, meditandone i vari patimenti; per esempio nella prima visita quel che soffri nell’orto; nella seconda, quel che soffrì nel pretorio di Pilato; e così dicasi delle altre.

62 D. Perché nel venerdì santo la Chiesa, in modo particolare, presa il Signore per ogni sorta di persone, anche per i pagani e per i giudei?
R. La Chiesa nel venerdì santo, in modo particolare, prega il Signore per ogni sorta di persone per dimostrare che Cristo è morto per tutti gli uomini e per implorare a beneficio di tutti il frutto di sua passione.

63 D. Perché nel venerdì santo si adora solennemente la croce?
R. Nel venerdì santo si adora solennemente la Croce, perché essendovi Gesù Cristo stato inchiodato ed essendovi morto in quel giorno, la santificò col suo sangue.

64 D. L’adorazione si deve al solo Dio, perché adunque si adora la Croce?
R. Si deve adorazione al solo Dio, e però quando si adora la Croce, la nostra adorazione si riferisce a Gesù Cristo morto su di essa.

65 D. Qual cosa è da considerarsi specialmente nei riti del sabato santo?
R. Nei riti del sabato santo è da considerarsi specialmente la benedizione del cero pasquale e del fonte battesimale.

66 D. Che cosa significa il cero pasquale?
R. Il cero pasquale significa lo splendore e la gloria, che Gesù Cristo risuscitato apportò al mondo.

67 D. Perché si benedice nel sabato santo il fonte battesimale?
R. Nel sabato santo si benedice il fonte battesimale, perché anticamente in questo giorno, come ancora nella vigilia della Pentecoste, si conferiva il Battesimo solennemente.

68 D. Che cosa dobbiamo fare mentre si benedice il fonte battesimale?
R. Mentre si benedice il fonte battesimale, dobbiamo ringraziare il Signore d’averci ammessi al Battesimo, e rinnovare le promesse che allora abbiamo fatto.

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Catechismo Maggiore di san Pio X – Della settimana santa

Boko Haram aumenta la sua attività terroristica

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DI MATTEO ORLANDO  PER AGERECONTRA

 

Boko Haram aumenta la sua attività terroristica in Nigeria e Ciad. In mezzo all’emergenza del coronavirus che ha raggiunto anche l’Africa occidentale, i paesi della regione stanno affrontando un’escalation di violenza da Boko Haram: in una serie di attacchi tra Nigeria e Ciad questo gruppo islamista, il cui nome nella lingua hausa significa “l’educazione occidentale è peccato”, ha ucciso almeno 150 soldati negli ultimi giorni.

L’attacco più grave è avvenuto il 24 marzo, quando almeno 92 soldati ciadiani sono stati uccisi nello scontro più grave finora perpetrato dai terroristi di Boko Haram, sulla penisola di Boma nella provincia del Lac, che confina con Niger e Nigeria.

Secondo alcune testimonianze, 24 veicoli dell’esercito sono stati distrutti, inclusi veicoli corazzati, e gli uomini di Boko Haram sono riusciti a rubare le armi ai militari.

Il giorno precedente, il 23 marzo, i jihadisti avevano ucciso almeno 50 soldati nigeriani in un’imboscata vicino al villaggio di Goneri, nello stato settentrionale di Yobe.

Sempre nel nord del Camerun, al confine con la Nigeria, negli ultimi mesi centinaia di famiglie cristiane sono state costrette a fuggire dalle loro case a causa della rinnovata violenza di Boko Haram. 

Hidoua, Gochi, Mandaka, Tourou, Kolofata ecc., l’elenco delle località attaccate da dicembre 2019 continua ad aumentare. In quasi tutte le occasioni, ci sono stati incendi, saccheggi, rapimenti e omicidi perpetrati dai  jihadisti islamici.

Recentemente in Nigeria gli islamisti di Boko Haram hanno ucciso almeno 23 persone che ritornavano da un funerale nel distretto di Nganzai, vicino a Maiduguri, capitale dello stato federale di Borno.

Negli ultimi mesi i terroristi di Boko Haram hanno attaccato ripetutamente il distretto di Nganzai. Nel settembre dell’anno scorso, il gruppo ha ucciso otto persone e rubato bestiame in due villaggi della zona, dopo che i residenti avevano cercato di impedire loro di prendere gli animali.

Il terrorismo jihadista in Nigeria, sviluppatosi fortemente con il sorgere di Boko Haram esattamente dieci anni fa, ha progressivamente coinvolto anche alcune nazioni confinanti, come Ciad, Niger e Camerun, ed ha causato almeno 40 mila vittime (tra civili, militari, poliziotti e gli stessi miliziani islamisti), costringendo oltre due milioni di persone, in prevalenza cristiani, a fuggire dalle loro case.

Negli Stati federali di Borno, Kano, Kaduna, Bauchi e Yobe, nonostante i proclami del governo centrale della Nigeria, gli estremisti di Boko Haram continuano a mietere vittime. La violenza, peraltro, si è aggravata da quando, nel 2016, Boko Haram si è divisa in due: una fazione è guidata da Abubakar Shekau, un altro gruppo, che ha giurato fedeltà all’Isis (e si chiama Iswap), è stato guidato fino allo scorso aprile da Abu Musab al-Barnawi, figlio del defunto fondatore di Boko Haram Mohammed Yusuf. Adesso l’Iswap sarebbe guidato da Abu Abdullah Ibn Umar al-Barnawi, terrorista avallato dai vertici dell’Isis.

Secondo Matthew Page, analista del Chatam House, un centro studi britannico, i miliziani di Boko Haram “non hanno una strategia coerente né sono molto organizzati, ma potrebbero continuare per 30 anni i loro attacchi, considerando che la stessa reazione governativa contro di essi, almeno fino ad ora, si è dimostrata inefficace”.

“Da quando è emersa Boko Haram è stato un susseguirsi di attacchi, uno dopo l’altro, contro la Chiesa. Sia sugli individui che sulle famiglie”, ha detto recentemente il vescovo Oliver Dashe Doeme di Maiduguri, che ha ricordato che, quando è stato scelto come vescovo nel 2009, c’erano più di 125 mila cattolici nella sua diocesi, adesso meno di 70 mila.

Nel 2014 il vescovo Doeme aveva affermato di aver avuto una visione di Gesù Cristo durante un’adorazione eucaristica. “Aveva una spada in mano”, aveva ricorda a suo tempo il vescovo Doeme. “Ho ricevuto la spada e si è rivelato essere un rosario”. Poi il vescovo ha sentito dire a Gesù “Boko Haram finirà. Si possono distruggere le chiese, si possono distruggere le canoniche, ma non si può distruggere la fede”.

Il vescovo Doeme ha capito così che la preghiera del Santo Rosario finirà per sconfiggere il gruppo terroristico.

Intanto il frate psicologo Epiphane Stephane Nayeton, sacerdote dell’Ordine dei Ministri degli Infermi (Camilliani), che dopo gli studi di Filosofia e Teologia presso il Seminario Maggiore Saint Gall-Ouidah (del Benin) è arrivato alla laurea magistrale in Psicologia Clinica e in Scienze Tecniche e Psicologiche presso l’Università degli Studi Lumsa di Roma, ha riflettuto sul fenomeno nel suo libro “La vita dopo Boko Haram. Proposte didattiche alla luce del contesto odierno” (Aracne Editore, Roma, p. 132). “Prima di diventare un gruppo terroristico, Boko Haram era un piccolo gruppo di giovani che denunciavano la corruzione dei politici nigeriani. Essi hanno proposto la distribuzione del reddito del paese al fine di migliorare le condizioni di vita della popolazione in generale e della città di Maiduguri (Nigeria del Nord) in particolare. La critica alla leadership dominante, considerata corrotta, ingiusta e incapace di risolvere problemi economici e sociali, ha portato a violenze di ogni tipo. Nel frattempo, il gruppo Boko Haram si è organizzato per combattere contro l’esercito governativo e in particolare i cristiani considerati ostili ai loro desideri di egemonia. I cristiani nel nord della Nigeria sono considerati sostenitori del governo federale che truffa la popolazione musulmana del nord. Secondo Boko Haram il governo nigeriano usa la religione cristiana, straniera e occidentale, per ingannare i popoli del Nord e sfruttarli appieno. Per eliminare cristiani e altre religioni ostili al movimento, Boko Haram poco dopo la sua nascita ha scelto la via della guerra. La modalità di azione del gruppo è drammatica. Le milizie di Boko Haram arrivano inaspettatamente. Prendono di mira un villaggio, rubano, violentano, uccidono e portano via il bottino di guerra”, ha spiegato Nayeton.

Nel suo libro il camilliano parla dei danni provocati da questo gruppo a livello psicologico. “Il trauma ha conseguenze devastanti per l’essere umano, soprattutto se si verifica durante l’infanzia, cioè quando il soggetto ha una maggiore vulnerabilità psicopatologica. Sulla base di alcune storie raccolte dalle ragazze rapite da Boko Haram nella città di Chibok (Nord-est della Nigeria), i principali disturbi correlati alle esperienze traumatiche di Boko Haram sono disturbi: d’ansia o correlati alla paura; dell’umore; sessuali; alimentari; dissociativi; somatoformi; correlati all’assunzione di sostanze psicotrope o stupefacenti; della personalità, ecc. In sintesi, le persone soggette agli attacchi terroristici di Boko Haram presentano vari sintomi traumatici: disregolazione affettiva (Alessitimia), disregolazione della sensibilità al dolore/piacere (Congelamento), disregolazione dell’empatia e dell’intimità nelle relazioni con gli altri, disturbi dissociativi (depersonalizzazione/derealizzazione), rabbia/irritabilità, depressione e memorie intrusive”.

Per padre Nayeton la setta terrorista islamista di Boko Haram “è una minaccia per il mondo e per questo motivo deve essere combattuta. La Nigeria non può essere lasciata sola. Se non combattiamo contro Boko Haram, la troveremo nelle nostre città europee”. La Nigeria, e i paesi circostanti, dovrebbero essere aiutati a smantellare le basi del terrorismo, intensificando la cooperazione tra i servizi di intelligence per un efficace controllo preventivo. Inoltre, il governo federale nigeriano dovrebbe adoperarsi per distribuire adeguatamente la ricchezza del paese e promuovere l’agricoltura in tutto il paese, per sradicare la povertà altamente sviluppata in alcune aree, per sviluppare vari servizi pubblici, sociali, sanitari ed educativi.

 

MATTEO ORLANDO

 

Il genocidio cambogiano: quando i lager non interessano

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SEGNALAZIONE DEL CENTRO STUDI FEDERICI

Il genocidio cambogiano: quando i lager non interessano

Anche in Cambogia il comunismo fu responsabile di un tremendo genocidio accuratamente dimenticato dai manipolatori della memoria. Il regime di Pol Pot massacrò il 25% della popolazione e tutti i vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose della Chiesa cattolica. Domenica 5 aprile 2020 il Giornale ha pubblicato un articolo sui crimini comunisti in Cambogia, che non interessano ai radical-chic dei salotti progressisti.

Quel lager degli orrori dove Pol Pot torturava chi non era comunista
In meno di 4 anni uccisi dalla follia marxista oltre 2 milioni di uomini, donne e bambini

Scendi dal taxi, paghi il biglietto d’ingresso e arrivi all’inferno. O, almeno, a una sua anticipazione terrena. È Tuol Sleng, il famigerato carcere S-21, oggi Museo del Genocidio.

Svolti l’angolo ed entri in un girone dantesco. Ad attenderti una lunghissima, interminabile fila d’immagini in bianco e nero. Centinaia di volti, migliaia di occhi che ti scrutano, che t’inchiodano. Occhiate rassegnate, impaurite, sghembe ma anche sguardi coraggiosi. Indugi, ti fermi e osservi i volti di uomini e donne ancora sfidanti, insolenti. Fieri. L’ultimo saluto di un’umanità divorata dalla follia, inghiottita dall’ideologia. La Spoon River cambogiana.

Tra le mura di questo vecchio liceo trasformato in mattatoio per quasi quattro anni, solerti carnefici imprigionarono, torturarono e uccisero chiunque fosse minimamente sospettato di dissentire dalla linea fissata dall’Angkar, la severissima, impietosa, onnipresente «Organizzazione», ovvero il partito comunista cambogiano, i khmer rossi; nulla più di un esercito di feroci termiti guidato da una banda di criminali istruiti nei licei creati dalla Francia sino al 1953 «protettrice» del regno di Cambogia o direttamente a Parigi come Saloth Sar, meglio noto come Pol Pot o il «fratello numero uno». Nella capitale francese il giovanotto benestante s’invaghì perdutamente di Robespierre e del gran terrore giacobino per poi passare ai «sacri testi» marxisti con una predilezione per le fumisterie di Sartre e Fanon e i deliri di Mao. Dopo un passaggio nella Jugoslavia titoista tornò in patria e eliminati i concorrenti divenne il leader assoluto e indiscusso del partito a cui impresse una linea ultra maoista.

Il 17 aprile 1975, approfittando del collasso americano in Vietnam, i khmer rossi entrarono nella capitale stremata da anni di guerra e imposero la «dittatura del popolo», meglio di quella parte di popolo miliziani giovanissimi e contadini analfabeti che l’Angkar riteneva degno di vivere. Tutti gli altri erano nemici di classe, controrivoluzionari, spie e traditori. Gente da eliminare. Abolito il denaro, chiuse tutte le scuole e le industrie, le città furono svuotate in pochi giorni e milioni di persone furono spedite nelle campagne per essere «rieducate». Fu l’inizio del terrore rosso, un gorgo malefico che stritolò l’intero paese.

La Cambogia si chiuse ermeticamente su se stessa e il micidiale ingranaggio iniziò a triturare velocemente i ceti dirigenti d’anteguerra, poi i professionisti, gli insegnanti, gli artisti, i bonzi, i commercianti, gli artigiani e chiunque parlasse una lingua straniera, portasse gli occhiali, indossasse un vestito «non regolare» (l’obbligo per tutti era un pigiama nero), pregasse un qualche dio. Non pago, nel 1976 il «fratello numero uno», ormai in preda alla paranoia, diede avvio a una purga di massa all’interno dello stesso partito. Giorno dopo giorno le stesse file dell’Angkar iniziarono ad assottigliarsi mentre le carceri si riempivano di altri traditori e nuove spie; considerati «inadempienti» o «revisionisti», gerarchi e semplici militanti finirono sulla loro stessa graticola, obbligati a confessare le cose più improbabili o a fare nomi di presunti complici. Per nessuno vi fu pietà.

Tuol Sleng divenne il crocevia principale di questo calvario. Chiunque vi entrasse veniva fotografato, torturato, interrogato e ancora torturato. Tutto era proibito, non si poteva parlare, non era ammesso piangere o lamentarsi, mangiare un insetto e nemmeno suicidarsi: barriere di filo spinato circondavano le celle ricavate dalle aule scolastiche, un modo per impedire che i detenuti si ammazzassero. Mentre i più umili restavano incatenati al pavimento o rinchiusi in fetide celle, ai dirigenti in disgrazia veniva concesso un trattamento di «favore»: una branda arrugginita e una scatola di latta per i bisogni corporali.

L’unica via d’uscita erano i camion che portavano i prigionieri a Choeung Ek, il campo della morte alla periferia di Phnom Penh. Per risparmiare le pallottole si uccideva con zappe e picconi, i bimbi venivano sbattuti contro gli alberi o infilzati dalle baionette. Dalle fosse comuni, 129 di cui 49 ancora intatte, sono stati riesumati 9mila corpi ma all’arrivo del monsone emergono regolarmente frammenti di ossa, brandelli di stoffa. Un sacrario ricorda la carneficina. Tutto s’interruppe il 7 gennaio 1979 quando i vietnamiti, stufi delle provocazioni di Pol Pot, invasero la Cambogia. Nel carcere ormai vuoto trovarono solo le foto e le macchie di sangue.

https://www.ilgiornale.it/news/lager-degli-orrori-dove-pol-pot-torturava-chi-non-era-1850132.html

DA

http://www.centrostudifederici.org/genocidio-cambogiano-lager-non-interessano/

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