OBAMAGATE: ”terremoto” italiano in arrivo?

Condividi su:

 

 

di Gianmarco Landi

Il caso Palamara e le annesse dichiarazioni di Mattarella lasciano scorgere all’orizzonte un nuovo “terremoto” simile alla Tangentopoli dei primi anni 90, in grado di travolgere il Sistema di potere insediatosi in Italia con la 2° Repubblica, ma questa volta con effetti mondiali ancora più dirompenti. Non si tratta solo della possibilità dei coinvolgimenti di Renzi, di Gentiloni, dei Servizi Segreti e di pezzi di Stato italiano nell’ObamaGate, cioè nel tentativo di far cadere Trump costruendo uno scandalo artificioso, bensì del dissesto di tutti quei rapporti tra Giustizia, Politica, Industria, Finanza e Media a fondamento dell’Establishment italiano attuale.

Non posso scendere nel dettaglio, ma ai miei lettori posso regalare una primizia anticipando il crollo di un colosso finanziario globale ormai solo nominalmente italiano. Un giudice americano, infatti, nel corso di una causa civile avrebbe fatto hacherare dai Servizi i computer che il grosso Istituto si era rifiutato di fornire, e quello che è saltato fuori è ‘atomico’. Si tratta dei riverberi dei tecnicismi sottesi alla creazione del denaro che pochi addetti finanziari addentro alla complessa materia capiscono. Una verità scabrosa che emergesse sui server di una grossa banca, come le mie fonti mi dicono, sarebbe dirompente nel Mondo, atteso che il Sistema finanziario ha funzionato autoalimentandosi attraverso scritture “baciate” che coinvolgono di volta in volta due grosse banche per ogni operazione.

Nessun giornale finora ne ha parlato (la voce gira da ieri notte e ne ha parlato pubblicamente l’editore Nicola Bizzi), tuttavia è ininfluente alla determinazione degli eventi, ed infatti è sempre più concreto l’arrivo di uno “scossone” globale avente fulcro a Roma.

Nei giorni scorsi in Italia abbiamo assistito ad una strattonata violenta al Mondo giudiziario e non dal Mondo giudiziario, così come accadde negli anni 90. Negli anni di Tangentopoli alcune Procure in combutta con i soliti Media corrotti travolsero DC e PSI, e trasformarono il PCI/PDS nei camerieri della finanza per la Globalizzazione, in un contesto di disequilibrio politico in cui venne assegnata una sorta di “patria potestà” alla Giustizia nei confronti delle Istituzioni democratiche italiane, con buona pace per le teorie sullo Stato Moderno improntate alla separazione dei poteri di Montesquieu.

Anche questa volta, la catastrofe politica per i detentori del potere italiano, è innescata da Washington, ma in maniera totalmente antitetica a quel Deep State americano che vide nei Democratici USA i dominus della Globalizzazione, sin dai tempi della celebre speculazione sulla Lira operata da George Soros, il principale finanziatore della vittoria di Bill Clinton nel 1992.

Nell’ambito di questo discorso è opportuno riflettere sulle condizioni per le quali si poté attuare la sottomissione dell’Italia ai percorsi di ‘martiri’ anti-italiani propedeutici a tutti i passi costituitivi dei trattati di unioni europee, riferendosi anche alla spartizione del Bel Paese avvenuta sulla nave Britannia, da cui sortirono i processi di privatizzazione internazionale delle ricchezze pubbliche e quelli di socializzazione delle perdite private. La resistenza italiana alla Globalizzazione di Prodi, Amato e Ciampi, fu attuata in maniera molto parziale e velleitaria da Berlusconi, fino a pervenire alla totale cedevolezza di oggi, più o meno come avvenuto ai 5 Stelle, partiti fieri incendiari e dopo un anno di maggioranza ‘arrivati’ più pompieri di Gianni Letta.

La bufera giudiziaria sarà innescata all’atto della verifica del modo attraverso cui il Governo Renzi avrebbe aiutato Obama a scapito di Trump nel caso Russiagate, un modo ritenuto eversivo a quanto sostengono molti commentatori repubblicani americani. Ci troviamo nell’alveo di uno scontro mondiale tra i pro e i contro al Nuovo Ordine Mondiale (Globalizzazione), all’interno del quale il PD e le forze euro-unioniste, senza mai avere a favore la maggioranza degli italiani in un’elezione politica nazionale effettivamente da loro vinta, hanno schierato il Governo italiano pancia a terra per il Nuovo Ordine Mondiale.

Queste elite, spiazzate dai britannici e dal coriaceo Trump, venuto in possesso delle prove dell’ObamaGate, hanno scatenato il potere dell’OMS e della dittatura cinese, le quali hanno creato l’emergenza Covid-19 nel Mondo. L’Amministrazione Trump e significativi senatori americani lo hanno denunciato apertamente, e poichè i capi dei servizi russi e britannici hanno confermato questa tesi, anche corroborando l’ingegnerizazione del virus in laboratorio, non è possibile più lasciar passare ipocrisie e infingimenti, memori sempre di cosa ci disse JFK:
le grandi cose non accadono, si fanno accadere.

Il dato politico ora è estremamente significativo in italia perché questa strategia dei globalisti, creatori e gestori della emergenza covid, ha devastato il nostro Paese, causando decine di migliaia di morti rimasti vittime di un virus scientifico, e danni economici molto ingenti. La Pandemia era stata concepita per destabilizzare l’economia dell’Occidente e far perdere il potere a Trump e ai Repubblicani, e così come il RussiaGate ha avuto luogo di svolgimento in Italia, anche il Covid 19 ha avuto il suo ‘battesimo’ in Occidente in Italia, per le importanti ragioni che sviscererò nel seguito.

Al di là degli effetti di questa guerra moderna, atta ad instaurare dinamiche da tirannia sanitaria in Italia, da estendere poi ovunque nel Mondo, bisogna capire le motivazioni profonde nell’animo di chi ha concepito tutto ciò, e quindi il ruolo strategicamente necessario della nostra Penisola nel suo senso. In primis l’Italia fuori dalla UE significherrebbe la fine della UE; in secundis l’Italia ospita le Autorità morali più antiche e significative dell’Occidente, cioè la Chiesa Cattolica e il Papa. Quindi chiunque volesse comandare il Mondo dovrebbe comandare anche in Italia, e su questo nessuno discute.

L’Italia era assolutamente centrale al fine di sperimentare le possibilità politiche di poter realizzare un contesto occidentale accogliente il Transumanesimo.

Il Transumanesimo è il progetto che vorrebbe applicare concezioni eugenetiche, ritrovati farmacologici acclusivi di nano tecnologie e le varie applicazioni insite nelle onde elettromagnetiche, ovviamente in raccordo anche con le enormi possibilità di sviluppo insite nell’Intelligenza Artificiale, per far fare un salto agli esseri umani. Che questo salto sia evolutivo o in un burrone che ci porta all’inferno, nessuno lo può stabilire, e ciò costituisce l’oggetto dello scontro mondiale in ragione di visioni opposte diametralmente.

In parole semplici il NWO vorrebbe pervenire ad una formulazione della vita umana integrata da strutturazioni cyborg e tecnologiche, e perciò chi credesse che il Transumanesimo sia fantascienza, il 5G serva solo a vedere meglio i film e i vaccini a non prenderci l’influenza, è semplicemente una persona ignara di come il Mondo possa andare avanti in un senso o in un altro, nei prossimi decenni. L’oggetto ultimo della contesa politica mondiale, che possiamo esemplificare pensando allo scontro tra Cina e America, non è solo limitato alla realizzazione della catena di valore delle merci scassata nella implementazione globale dai dazi di Trump e dalla Brexit londinese, ma dai tanti ‘come’ debbano impattare certe scoperte avanzatissime nella vita degli esseri umani.

Il fronte anti Nuovo Ordine Mondiale e perciò avverso ai proposito di svolta del Transumanesimo, è guidato da Trump, più volte accorso in sostegno delle libertà dell’Italia, come ad esempio bloccando Conte e Mattarella nel loro intendimento di perpetrare l’emergenza Covid 19 da luglio 2020 fino a gennaio 2021. Altri sei mesi di emergenza sarebbero stati necessari all’installazione delle antenne 5G in ogni dove, oltre a delle cogenti vaccinazioni di massa in autunno, cioè ad un inoculamento nei corpi degli italiani di microcircuiti biointegrabili, appena grandi come molecole. Ma Trump, russi e inglesi non possono permettere che ciò accada in italia, quindi il governo Conte è destinato a morire a brevissimo termine.

Le ‘dissociazioni’ di Mattarella dal Governo Conte e dalle sordide ‘orge’ tra CSM e PD, sono teatrino politico per salvare la faccia del Presidente, perché in America sanno bene che il Governo Conte II° è un’opera di Mattarella e di chi lo fece eleggere, cioè Renzi, oltre che a presiedere il CSM in Italia, sia sempre stato il Capo dello Stato e non certo il ‘tonno’ Palamara, come direbbe Cossiga.

Per capire la situazione sismica in cui ci troviamo, considerate che la Casa Bianca ha fatto come proprio un appello lanciato nei suoi confronti da alcuni semplici cittadini italiani, un’iniziativa di raccolta firme che porta fortissimo detrimento al Governo Conte, ma anche alla Presidenza Mattarella e al Consiglio Superiore della Magistratura. Essa però è presente ufficialmente sul sito della Casa Bianca, e ciò svela il serio problema politico in Italia, anticipando la brutta fine che attende tutti loro, nell’assunto logico ed evidente, che l’asse politico Trump, Putin e Jonhson non sia da nessuno battibile in questo Mondo, nemmeno da chi ha avuto il potere di creare i soldi dal nulla e perciò indebitare tutti, negli ultimi 50 anni.

https://petitions.whitehouse.gov/petition

La petizione alla Casa Bianca ha alto valore simbolico dato che le convivenze e le grandi agibilità, per fare i loro comodi in Italia, concesse dall’establishment italiano a Bill Gates, al Bilderberg, ai comunisti cinesi, a Soros, alla UE tedesca e all’OMS, sono alla radice ontologica del gran numero di morti registrato in Italia per Covid, nonché del soffocamento dell’economia italiana, entrambe le situazioni chiaramente finalizzate per instaurare una dittatura sul popolo italiano.

Ma perché l’Italia è così importante?

L’Italia è assolutamente strategica in questa spietata guerra fredda con morti uccisi tra le lenzuola, e dovete sapere che le indagini americane in Italia scaturite dal RussiaGate sono alla base della pandemia, perché da esse scaturisce un cambio effettivo al vertice degli Stati Uniti, e quindi dell’Occidente. I fatti italiani hanno spinto le elite del NWO a cambiare la strategia, lo scenario mondiale, e forzare la mano per affermare il Transumanesimo. Essere un Presidente Usa senza poter disporre di CIA, FBI, NSA o Intelligence, come accaduto a Trump per 3 anni, significa poter fare molto poco fuori i confini nazionali, specie se queste agenzie di potere avessero operato nell’ombra e addirittura contro il Presidente. Ma Trump è un ‘gatto rosso’ e proprio grazie ad alcune ‘manovre’ in Italia, ottenute dopo la svolta del Papeete e nel caos del passaggio dal Conte I° al Conte II°, lui è riuscito a ribaltare la situazione in Patria e nel Mondo.

Le indagini del Dipartimento Giustizia Usa hanno messo in evidenza dal 9 Ottobre del 2019, cioè dieci giorni prima del rilascio del Covid-19 a Wuhan e due settimane dopo l’incontro a Roma tra Gennaro Vecchione (DIS), Luciano Carta (AISE), e Mario Parente (AISI), e il ministro della Giustizia USA William Barr, nonché il direttore della CIA, Gina Haspel, chiare evidenze che qualcuno in Italia abbia complottato contro il Presidente Usa, obbedendo a logiche globali orchestrate dai Dem Usa.

Per tre mesi, dal 24 Giugno al 27 Settembre 2019, all’interno dei Servizi Italiani, l’ufficio sicurezza interna aveva indagato in segreto sull’operato dei due governi a guida Partito Democratico (PD), per verificare se si fossero verificati comportamenti non del tutto regolari a favore dell’allora Presidente Obama e del suo Segretario di Stato Hillary Clinton, per boicottare Trump nel 2016. Ed è per questi intricati e sordidi motivi che alcuni uccellini americani e russi avevano suggerito a Salvini di alzare il gomito al Papeete, il quale al governo ci stava benissimo e di abbandonare il Viminale e di Maio ad una brutta fine, non ne aveva voglia.

Ma evidentemente bisognava creare una situazione che consegnasse Conte alle disposizioni transitorie di Trump. Trump formulò un’unica richiesta a Conte, a parte il consenso pro quota all’ingresso di Putin per ripristinare il G8, e che fu esaudita da Conte aprendo le porte dei Servizi italiani, probabilmente senza rendersi conto di quanto fosse importante questa cosa per i destini del Mondo. Conte, infatti, consegnò le armi di distruzione totale dello “Yes we can”, che Barr, Durham e Haspel raccolsero mentre i globalisti italiani stavano fregandosi le mani per l’idiozia evidente di Salvini.

Conte ha fatto accordi importanti con tre protagonisti che a breve rischiano una bruttissima fine: egli formò un nuovo Governo ispirato da Matteo Renzi, uno dei due Premier sul cui operato stava indagando l’Intelligence USA, e ha poi nominato alla Commissione Europea il secondo, Paolo Gentiloni, ed in ultimo ha agito con il patrocinio politico del Presidente della Repubblica, il quale ha fatto emergere una maggioranza parlamentare che non rispecchia il Paese così come il Padre Costituente Costantino Mortati aveva previsto non dovesse mai essere, assegnando il potere di evitare ciò al Capo dello Stato. Per questi motivi le prove di eventuali irregolarità, sulla cui certezza molti repubblicani mettono la mano sul fuoco, commesse da Renzi o da Gentiloni a scapito di Trump, farebbero esplodere il Governo Conte e metterebbe lo stesso Giuseppi di fronte a enormi problemi personali di carattere giudiziario internazionale.

E non è certo un caso, quindi, se il Movimento Cinque Stelle, che aveva riportato il Partito Democratico al governo per riposizionarlo sulle istanze del Nuovo Ordine Mondiale, in questi giorni è in forte imbarazzo per il finanziamento illecito ricevuto nel 2010 da parte del Presidente Venezuelano. In base a quanto ha rivelato il quotidiano spagnolo Abc, cioè la valigia con i denari in contanti inviata dal consolato venezuelano a Milano con «destinatario Gianroberto Casaleggio», la storia è zozza ma è stata confermata da documenti e da dichiarazioni pubbliche di alcuni ex esponenti dei 5 stelle, che avrebbero ricevuto e mail in tal senso, proprio da soggetti politici venezuelani.

Credo che le cose possano diventare molto più chiare non appena saranno resi pubblici i traffici di certi Pubblici Ministeri italiani già indagati a Perugia, e in conseguenza i meccanismi italiani saranno facilmente disarticolati con una forza maggiore, sicuramente inarrestabile dalle rivolte afrodemocratiche scatenate da Soros, che peraltro in Italia non hanno preso minimamente piede.

Nel nostro Paese l’humus culturale di sinistra è significativo e ha forte impatto nella pubblica partecipazione, ma ancorché recentemente sia stato ben usato dalle elite attraverso l’artificio delle Sardine, questo humus vede ora giocare a favore di Trump. Tutte le piazze in mobilitazione si stanno accendendo e si stanno battendo contro la dittatura sanitaria e i vaccini, in maniera esattamente parallela a quanto sta facendo Trump in America. Il Presidente Usa ha confermato la sua genialità e la sua trasversalità ideologica, lanciando contro l’OMS, Fauci e il Cartello farmaceutico, non una personalità repubblicana, ma la leadership dell’avvocato Robert Kennedy Junior, figlio di Robert e nipote di J.F.K., con ciò scompaginando tutte le narrazioni ortodosse che i Media occidentali non riescono più imporre nemmeno ai cervelli di sinistra radical chic.

Il recente sondaggio secondo il quale 1 italiano su 2 dichiara apertamente che non si farebbe il vaccino per il Covid 19, la dice lunga sulle attuali pulsioni antielite e antigovernative che attraversano il Popolo italiano, e che saranno di base all’azione distruttiva dell’establishment italiano che muoverà da Washington con forza crescente e inarrestabile, causando un terremoto di intensità globale. Gli effetti di tutto ciò investiranno l’UE e il papato gesuita accavallatosi con abusi a quello legittimo di Benedetto XVI, ma di questi temi vi racconterò nei prossimi articoli.

DA

OBAMAGATE: ”terremoto” italiano in arrivo?

Gli Stati generali ci vorrebbero all’opposizione

Condividi su:

 

Gli Stati generali sono un assurdo per un governo in carica perché sostituiscono il fare col dire, e questo soprattutto nella nostra emergenza è un gravissimo tradimento; sarebbero invece utili alle opposizioni se mettessero a fuoco una risposta organica, una compagine e una proposta alternativa di governo. E sarebbero il segno di un’iniziativa politica dell’opposizione, non solo di una piazzata.

Ci sono in Italia tre forze principali all’opposizione che formano il cosiddetto centro-destra, due sovraniste e una intermittente. Ci sono tre principali quotidiani d’opposizione, quasi nella stessa situazione, più qualche programma televisivo, che battagliano contro il potere in carica. C’è mezza Italia con loro, anche se i lettori sono una piccola minoranza di questo popolo. Nel mezzo, però, tra l’opposizione e la gente, c’è un vuoto, un deserto, manca qualcosa d’essenziale: mancano classi dirigenti o luoghi di formazione e di selezione, mondi, imprese, movimenti, culture, visioni, strategie. E manca soprattutto un racconto diverso sull’Italia, sul mondo, sulla storia passata e presente, differente da quello che passa il regime. Come mai?

La soluzione al problema è facile e pure vistosa: l’egemonia culturale ha il monopolio della narrazione, ed è tutta dall’altra parte, un tempo marxista e gramsciana, poi sessantottina, radical-progressista e antifascista, e ora pure grillo-trasformista. Il potere culturale si annoda all’establishment ed è nelle mani sinistre, non solo da noi; ed è esercitato, non ci stancheremo mai di ripeterlo, come una cupola mafiosa, con gli stessi metodi, protezioni, esclusioni, ostracismi e omertà, anche se incruenti. Possono fallire le loro idee, finire gli slanci rinnovatori, mancare gli autori all’altezza; e sostituirli coi palloni gonfiati, gli slogan, i riflessi condizionati, i pugni chiusi, le sentenze di qualche magistrato, i precetti della nuova religione politically correct, il catechismo del nuovo bigottismo progressista. Ma il quadro non cambia.

E allora torniamo a un nostro tormento che ad alcuni di voi sembrerà un tormentone. Ma perché a quel consenso politico alle forze d’opposizione che sono tuttora maggioranza nel paese e dunque governo potenziale d’Italia, non corrisponde poi nulla a livello sociale, culturale, mediatico, narrativo? Perché non c’è un altro racconto oltre quello unico, globale, ossessivo, che ci viene propinato ogni giorno? Perché l’agenda dei temi e delle narrazioni, il senso della nostra epoca, è sempre in quelle mani e chi vi si oppone al più gioca di rimessa, avversa i loro discorsi, contrasta le loro dominazioni, ma senza lanciare modelli, linguaggi, valori, racconti alternativi?

C’è chi si consola dicendo che va così, loro dominano la cultura e l’ideologia, ma ad altri tocca governare e affrontare la realtà, con spirito pratico. Loro parlano parlano ma poi perdono al voto, sono una minoranza. Versione finto-consolatoria, perché sappiamo bene quanto invece siano impediti e condizionati coloro che vanno a governare, avendo contro la bolla ideologica di scomunica; ne subiscono la fatwa, la pubblica interdizione. E sappiamo pure quanto conta in termini d’intimidazione e dominazione il monopolio del discorso rispetto a chi ne è bersaglio e vittima. Vedete che succede a Trump, la violenta campagna a tutti i livelli per impedire la sua rielezione con ogni mezzo.

Se parli di opposizione, alla fine non vai oltre i nomi, le facce, la gag dei leader; e quando immagini un’Italia alternativa non riesci ad andare oltre la piazza del 2 giugno, del 4 luglio o poco altro. E magari, a ulteriore conforto, ti soccorrono i nomi di alcuni governatori, sindaci e giunte. Ma finisce lì. L’opposizione in Italia è una forza politico-elettorale, un paio di facce e cognomi; la sinistra invece non ha leader ma è una forza socio-culturale, ideologico-politico-morale diffusa, ramificata, a ogni livello. La destra è realtà nuda e cruda, la sinistra è rappresentazione, molteplice e polivalente. La destra è piazza e urna, la sinistra è salotto, terrazza, poteri, cattedra, pulpito, sacrestia, editoria, libro, premio, film, tribunale, teatro, tendenza, regime, anarchia, eccetera. Viviamo, non solo in Italia, in una democrazia asimmetrica, squilibrata.

Non si può far nulla, allora? Lasciate che io vi dica una cosa. Parlo a titolo personale. Preferisco anch’io che al governo ci vadano forze di destra, sovraniste, nazional-popolari, antisinistra, antigrilline. Penso che farebbero poco di quel che dicono ma almeno un po’ meglio di quel che dicono e fanno i loro avversari; meno danni perlomeno, più qualche piccolo tentativo di riforma (avendo l’inferno contro). Però, tenetevi forte: considero quei cambiamenti, quei correttivi meno importanti della mancata sfida sul piano delle idee, dei valori, dei linguaggi, dei comportamenti. Ovvero, più che governare, prima che governare, a me piacerebbe un serio tentativo di cambiare la mentalità dominante, di rovesciare l’egemonia e i suoi derivati o perlomeno di contenderla in modo adeguato. Perché quello sarebbe un vero cambiamento, strutturale, epocale, non effimero e occasionale; un cambiamento destinato a durare e non a passare con una folata di leggi e poi controleggi.

E quel che più sconforta è che questo tema non viene minimamente sfiorato o solo compreso da chi potrebbe da un giorno all’altro trovarsi a governare l’Italia. Non dico che si debba creare un’egemonia culturale uguale e contraria, ma almeno avere due chiavi di lettura diverse della realtà. Non dico che si debba riuscire nella titanica impresa, ma nemmeno provarci, però, è imperdonabile. E se non si affronta questa contesa su questo piano, l’atteso cambiamento si riduce a una piccola roba di breve respiro, che non lascia tracce. Non ci cambia la vita se Salvini o Meloni vanno al governo; invece cambia davvero se qualcosa muta nelle idee dominanti, nella vita reale, nella mentalità dell’epoca.

MV, La Verità 22 giugno 2020

 

DA

Gli Stati generali ci vorrebbero all’opposizione

Trump vs aborto, una lezione per i nostri politici

Condividi su:

 

Gli Stati Uniti firmano con riserva una dichiarazione delle Nazioni Unite in risposta al Covid, specificando che «non esiste alcun diritto internazionale all’aborto». È l’ennesimo punto dell’amministrazione Trump in difesa della vita nascente. I repubblicani hanno la lotta all’aborto nella loro agenda e anche per questo sono apprezzati dagli elettori non “giacobini”. Un esempio che la destra italiana dovrebbe far proprio.

Ennesimo punto a favore per l’amministrazione Trump in tema di difesa della vita nascente. Durante il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, l’amministrazione Trump ha criticato il segretario generale delle Nazioni Unite per aver promosso l’aborto usando pretestuosamente l’emergenza Covid. Più precisamente il governo a stelle e strisce ha condannato l’«uso ingiustificabile di una crisi per far avanzare un’agenda politica che non gode del consenso degli Stati membri, che è controversa e che è in contrasto con le politiche statunitensi».

Si tratta dell’ultimo capitolo di una relazione burrascosa tra Usa e Onu in materia di aborto. In tempi recenti il primo capitolo lo scrisse il responsabile dell’Agenzia per lo sviluppo internazionale degli Stati Uniti, John Barsa, che, in una lettera indirizzata al segretario generale dell’Onu, lo rimproverò per aver finanziato l’aborto durante l’epidemia vendendolo come «servizio essenziale» per la salute delle donne. Infatti, nei servizi finanziati per rispondere all’emergenza in corso, rientranti nel «Piano di risposta umanitaria globale delle Nazioni Unite», figura anche l’aborto.

Successivamente gli Usa hanno bloccato una risoluzione che avrebbe qualificato «la salute sessuale e riproduttiva», ossia l’aborto, come «bisogno umanitario di base». Inoltre, l’amministrazione Trump rese noto in quell’occasione che rifiutava l’espressione «salute sessuale e riproduttiva» perché locuzione perlomeno ambigua.

Al posto di questa controversa risoluzione, si è allora preferito ripiegare su una dichiarazione diplomatica, che non ha efficacia giuridica, intitolata “Una chiamata all’azione a sostegno della risposta umanitaria nella lotta contro la pandemia di Covid-19”, dichiarazione proposta dall’ambasciatore marocchino Omar Hilale e firmata dagli Usa. Tale firma però è stata apposta non in modo incondizionato, ma con riserva: «Mentre sosteniamo gli sforzi per sostenere e finanziare una risposta internazionale unificata – appunta il governo degli Usa – rimaniamo preoccupati da alcuni aspetti del Piano di risposta umanitaria globale del Segretario generale».

Tale specifica si è resa necessaria perché nella dichiarazione si invitavano gli Stati membri a «considerare con urgenza il finanziamento del Piano di risposta umanitaria globale per soddisfare i suoi requisiti» e tali finanziamenti, lo ricordiamo, sono destinati anche a favorire le pratiche abortive. Infatti, su questo aspetto l’amministrazione Trump ha voluto specificare che «non esiste alcun diritto internazionale all’aborto, né vi è alcun obbligo da parte degli Stati di finanziare o facilitare l’aborto». Aggiungendo poi che «gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare chi è nel bisogno, ma non comprometteranno i propri valori, le proprie leggi e politiche di fronte a una crisi».

Una riflessione tra le molte. Tutti colgono la distanza siderale che esiste, sulla tematica aborto, tra classe politica repubblicana vicina a Trump e classe politica destrorsa italiana. Oltreoceano ci si batte a viso aperto contro l’aborto: chiamando le cose con il loro nome e non arrischiandosi in pericolosi equilibrismi sul tema della salute delle donne, togliendo fondi alle organizzazioni abortive, bloccando risoluzioni, marciando pubblicamente a favore della vita. Qui da noi, se va bene, si dà un colpo al cerchio e una alla botte. Si partecipa al Congresso di Verona e contemporaneamente si dice che la 194 non verrà toccata. A questo proposito è sintomatico dei tempi presenti che il politico che viene dipinto dai media come cattolico integralista affermi che la 194 debba essere applicata integralmente: due “integrità” impossibili da conciliare.

Inoltre, la difesa della vita nascente, da parte dei partiti di destra, non è mai entrata formalmente nell’agenda politica: non diciamo nell’agenda di governo, ma perlomeno nel programma elettorale (sappiamo tutti che il programma elettorale non corrisponde al piano di governo). Se appoggi ne vengono, sono solo a spot, quando serve, quando l’attualità tira per la giacchetta, quando ovviamente conviene.

E sulla convenienza vogliamo soffermarci un poco. I nostri politici, anche quelli che privatamente sono più sensibili al tema dell’aborto, in genere non sono adeguatamente formati su questa materia, come, in modo più esteso, sui temi di bioetica. Il loro giudizio personale, quando ben orientato, è perlopiù dettato da vaghe intuizioni. Dunque, se si vuole portare a casa un risultato pratico in tempi ragionevoli, non serve intavolare con costoro discorsi sui massimi sistemi perché sarebbe come tentare di suonare un tasto muto del pianoforte. Occorre invece suonare i tasti giusti, giusti per loro, magari non quelli decisivi dal punto di vista morale (il nascituro è un essere umano, quindi non è lecito ucciderlo), però quelli decisivi dal punto di vista politico, quelli maggiormente motivanti per costoro. E un tasto decisivo è il seguente: la difesa dei principi non negoziabili conquista voti, non fa perdere le elezioni ma contribuisce a vincerle.

Negli Usa – al di là del fatto che, a differenza dell’Italia, c’è una maggior sensibilità pro life dei politici – hanno compreso che la difesa della vita, della famiglia, della religione, della libera educazione, paga in termini elettorali perché i cittadini, pur immersi in una cultura fortemente progressista, non sono tutti giacobini pronti a spazzar via un portato culturale fatto di tradizioni e valori condivisi, ma una buona fetta di costoro ha a cuore la vita nascente e quella morente, l’educazione dei figli fondata su principi sani, una vita ispirata a valori religiosi. Trump ha intercettato le esigenze di questo esteso sottobosco sociale. Quando avverrà anche qui da noi in Italia?

da

https://lanuovabq.it/it/trump-vs-aborto-una-lezione-per-i-nostri-politici

Sen. Hawley: “La Corte Suprema ha messo fine alla libertà religiosa in USA”

Condividi su:


 

di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT

Il senatore del Missouri Josh Hawley, repubblicano, ha parlato al Senato per condannare in modo chiaro e energico la sentenza della Corte suprema, che essenzialmente ha riscritto la legge federale, usurpando il potere del legislatore, al fine di ridefinire il significato di “sesso” nel titolo VII della legge sui diritti civili del 1964.
Hawley, che è stato procuratore generale del Missouri dal 2017 al 2019, ed è il più giovane senatore degli Stati Uniti, ha definito la sentenza “Bostock contro la Contea di Clayton” una “decisione sismica” che cambia portata, significato e testo della legge sui diritti civili.
Nella sentenza, 6 voti a favore e 3 contrari, la Corte suprema, con il decisivo appoggio di giudici conservatori che si sono schierati con i progressisti, ha cambiato il significato della parola “sesso” nella legge federale per includere non solo il significato biologico tradizionale del termine – maschio e femmina – ma anche l’orientamento sessuale e l’identità di genere, qualcosa che il legislativo non ha mai avuto intenzione di fare e probabilmente non avrebbe nemmeno potuto immaginare quando ha approvato la legge sui diritti civili.
La decisione “avrà effetti che vanno dal diritto del lavoro allo sport e alle chiese”, ha detto il senatore Hawley. La Corte Suprema “ha fatto ciò che il Senato ha rifiutato di fare per anni, ovvero cambiare il testo, il significato, l’applicazione e la portata della legislazione storica”.
Il senatore ha dichiarato che la decisione rappresenta la fine del movimento legale conservatore negli Stati Uniti.
Adesso in che modo la decisione della Corte influenzerà la religione negli USA? Cosa significherà per le chiese? Cosa significherà per le scuole religiose? Che cosa significherà per le organizzazioni benefiche religiose?
È molto probabile che Chiese, scuole religiose e enti di beneficenza dovranno affrontare una valanga di richieste – che rischiano di perdere – per modificare le loro pratiche di assunzione, gli insegnamenti religiosi, le politiche di abbigliamento e persino le loro convinzioni fondamentali per soddisfare “rivoluzionari morali” che hanno conquistato la cultura americana e ora la Corte suprema.
Hawley ha aggiunto: “Ogni persona onesta sa che le leggi di questo paese oggi sono fatte quasi interamente da burocrati e da tribunali non eletti. Non sono fatti da organi legistlativi. Perchè? Perché per fare una legge occorre votare e manifestare pubblicamente il proprio pensiero” .
In effetti, in seguito alla controversa decisione della Corte suprema, anche alcuni repubblicani hanno applaudito alla sentenza perché si sono sentiti sollevati dal duro e complicato lavoro di codificazione dei diritti LGBT nel Civil Rights Act.

MATTEO ORLANDO

CASSAZIONE: PROPAGANDA LEGITTIMA SE L’ALTRUI CREDO NON È VILIPESO

Condividi su:

di Angelo Salvi, avvocato in Roma

1. Con l’ordinanza n. 7893 del 17 aprile 2020 la prima sezione civile della Corte di Cassazione è tornata ad interessarsi di libertà religiosa, nella sua accezione negativa di libertà di coscienza, diritto di non avere alcun credo, di professare e propagandare l’ateismo e l’agnosticismo. La pronuncia ribadisce posizioni già note e fornisce alcune interessanti indicazioni in merito ai limiti cui soggiace il diritto di propaganda, espressamente riconosciuto dall’art. 19 della Costituzione.

La vicenda ha per oggetto il rifiuto del Comune di V. di autorizzare l’affissione di dieci manifesti recanti la parola, a caratteri cubitali, “Dio“, con la “D” a stampatello barrata da una crocetta e le successive lettere “io” in corsivo, e sotto la dicitura, a caratteri più piccoli, “10 milioni di italiani vivono bene senza D. E quando sono discriminati, c’è l’UAAR al loro fianco“. L’UAAR-Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti proponeva ricorso ai sensi degli artt. 43 e 44 del D. Lgs. 25 luglio 1998 n. 286 e dell’art. 28 del D.Lgs. 1 settembre 2011 n. 150, chiedendo al Tribunale di Roma l’accertamento del carattere discriminatorio del rifiuto del Comune di V. di affiggere i suddetti manifesti, con condanna dell’ente pubblico alla cessazione della condotta discriminatoria, risarcimento dei danni e pubblicazione della decisione su un quotidiano a spese dell’ente. Si costituiva nel giudizio il Comune di V., sviluppando la propria difesa sull’assunto per cui «il rifiuto non era affatto diretto a discriminare l’attività del sodalizio ricorrente, essendo stato, per contro, determinato da una valutazione negativa della rappresentazione grafica che, così come effettuata, era “tale da urtare la sensibilità del sentimento religioso in generale”».

La fase di merito si concludeva con una doppia conforme favorevole al Comune e, dunque, nel senso dell’insussistenza della lamenta discriminazione. In particolare, per la Corte d’Appello di Roma non sarebbe stata ravvisabile alcuna condotta discriminatoria, mancando in primo luogo una qualsiasi forma “positiva” di propaganda a favore dell’ateismo o dell’agnosticismo e difettando, in secondo luogo, un trattamento differenziato rispetto ad altre associazioni. Nel medesimo contesto locale e temporale, infatti, il Comune di V. non aveva rilasciato alcuna autorizzazione, né concesso ad alcun altro soggetto la possibilità di manifestare il proprio credo religioso. Continua a leggere

LIRA O EURO, L’IMPORTANTE CHE L’EMISSIONE SIA DELLO STATO

Condividi su:

di Emilio Giuliana

Oggi più che mai, con l’avanzare della crisi economica e il conseguente impoverimento degli italiani, per tornare a condizione economiche dignitose si fa sempre più strada l’idea, che la soluzione al problema è il ritorno alla moneta lira dalla moneta euro. In parte,  la maggioranza delle persone, ha percepito che la capitolazione economica è determinata dall’utilizzo che se ne fa della carta moneta, però i più non hanno compreso il meccanismo che disciplina e regolamentazione il conio e la stampa dei “soldi”. I soldi vengono creati da Banche private, oggi l’Euro dalla BCE, ieri la Lira dalla Banca d’Italia privata. Questo è l’inghippo, l’anomalia monetaria, non se europea o nazionale, no se Euro o Lira, ma le Banche private. Dunque è necessario, che sia essa la  Lira o l’Euro, che siano Banche dello Stato a stampare soldi, così come sotto spiegato.

Dopo l’unità d’Italia, nel 1863 la lira carta non poté più essere cambiata in oro. Oltre ai conseguenti danni per il risparmio di tutte le popolazioni della penisola, da qui incominciò a nascere il «Debito Pubblico»: lo Stato, in pratica, per finanziarsi iniziò a chiedere carta moneta ad una banca privata (qual è la Banca d’Italia). Lo Stato, quindi, a causa del «genio» di Cavour e soci, cedette da allora la sua sovranità in campo monetario affidandola a dei privati, che non ne hanno alcun titolo (la sovranità per sua natura non è cedibile perché è del popolo e dello Stato che lo rappresenta). Settant’anni più tardi si cercò di porre rimedio alle scelte bancarie capestro operate dagli statisti risorgimentali. Nel gennaio del 1933, un regio decreto creò l’Istituto di Ricostruzione Industriale (IRI), con Beneduce alla presidenza e direttore generale Donato Menichella (1896-1984, ex-Bankitalia). Il 13 aprile 1934, le tre grandi banche trasferirono all’IRI l’intero loro patrimonio di partecipazioni industriali. L’IRI si trovò così a detenere il controllo del 94% di Comit e del Banco di Roma, nonché del 78% di Credito Italiano . In cambio dello sgravio dell’immane massa di crediti irrealizzabili – i titoli tossici di allora – i banchieri privati dovettero impegnarsi per iscritto a fare «investimenti di pronta liquidità, escluso ogni immobilizzo di carattere industriale, anche sotto forma di partecipazioni azionarie». Questa la disposizione della legge Glass-Steagal, finalizzata alla separazione del credito ordinario da quello della banca d’affari. I grandi privati si dimostrarono pronti a riprendersi le aziende “irizzate” risanate dalla gestione Beneduce-Menichella.

Nell’assegno in bianco – conosciuto come Armistizio Lungo – accettato, firmato il 29 settembre del 1943 dal maresciallo Badoglio per il Regno d’Italia, l’art. 33 è il più significativo, perché di fatto pretende l’abrogazione della sovranità monetaria. ”Il Governo italiano adempirà le istruzioni che le Nazioni Unite potranno impartire riguardo alla restituzione, consegna, servizi o pagamenti quale indennizzo (payments by reparation of war) e pagamento delle spese di occupazione”. Di conseguenza, nel 1945, persa la guerra, gli Americani richiesero l’abolizione dell’IRI e la sua privatizzazione, nell’intento di comprare le banche con i depositi trovati nelle banche stesse. La depredazione fu tuttavia rimandata a tempi migliori e a migliori “padri della patria”: Carlo A. Ciampi, Romano Prodi e Mario Draghi. Continua a leggere

Sergio Sylvestre ha fallito come Balotelli. Il messia nero degli antirazzisti ancora non c’è

Condividi su:

di Adriano Scianca

Qui si ride e si scherza, ma quello degli antirazzisti italiani è un dramma lacerante: una pattuglia così agguerrita e motivata che cerca solo un messia, un testimonial all’altezza del suo compito titanico, e invece niente. L’ultima delusione arriva da Sergio Sylvestre, chiamato a trasformare l’inno di Mameli in una sorta di «Motherfucker of Italy» prima della finale di Coppa Italia e franato rovinosamente sull’elmo di Scipio davanti agli sguardi perplessi di mezza Italia (e a quello di Leonardo Bonucci, impietosamente ripreso dalle telecamere mentre alzava il sopracciglio dal disappunto). Una performance degna dell’Enrico Pallazzo di Una pallottola spuntata, che ha bruciato sul nascere questa maldestra marchetta a Black lives matter, brillante capolavoro della Lega calcio, che ha così completato la sua serata di gloria dopo la partita cominciata inspiegabilmente in ritardo e la grottesca coreografia posticcia a coprire gli spalti vuoti. Complimenti vivissimi.

 

Sergio Sylvestre ha fallito come Balotelli

E quindi niente da fare, il colored italiano destinato a redimere le recalcitranti folle italiche per portarle nell’eden antirazzista e multirazziale ancora ha da venire. Sylvestre, americano di madre messicana e padre haitiano ma italiano di adozione, anche perché la vittoria di Amici di Maria de Filippi dà più punti di italianità del passaporto, ha fallito la grande occasione. Non solo ha violentato l’inno, ma, non contento, si è anche esibito nel pugno chiuso e nello slogan del ghetto, senza riflettere sul fatto che il naufragio canoro avrebbe portato a fondo anche qualsiasi messaggio politico susseguente.

Una brutta botta, per un mondo che non si è ancora ripreso dall’implosione della supernova attorno a cui gravitavano le speranze degli antirazzisti de ‘noantri, ovvero Mario Balotelli. Era lui, l’unto della Costituzione, il prescelto. Ma anche lui ha fallito. Non una volta, sempre. Un fallimento durato anni, recidivo, continuato, ostentato, fino a che il fallimento non ha saturato tutta la bolla mediatica che gli era stata costruita attorno. E non è stato solo un fallimento sportivo o personale, ma la catastrofe di tutta un’operazione culturale. Doveva farci ricredere dai pregiudizi, e invece li ha confermati tutti. Tutti, anche quelli che non sono veri in generale ma che ha inverato lui da solo. E, nel mondo del calcio, ogni altro tentativo di trovare un sostituto è andato a vuoto: i vari Ogbonna o Okaka, pure più simpatici di Mario, non hanno avuto la fortuna sportiva che poteva renderli dei simboli, mentre il predestinato Moise Kean ha per ora dimostrato di essere l’erede di Balotelli solo nel senso deteriore dell’espressione. Continua a leggere

Atto di riparazione al Sacro Cuore di Gesù

Condividi su:

Segnalazione di don Ugo Carandino

Gesù dolcissimo, il cui immenso amore per gli uomini viene con tanta ingratitudine ripagato di oblìo, di trascuratezza, di disprezzo, ecco che noi prostrati dinanzi ai tuoi altari intendiamo riparare con particolari attestazioni di onore una così indegna freddezza e le ingiurie con le quali da ogni parte viene ferito dagli uomini l’amantissimo tuo Cuore.

Ricordando però che noi pure altre volte ci macchiammo di tanta indegnità e provandone vivissimo dolore, imploriamo anzitutto per noi la tua misericordia, pronti a riparare con volontaria espiazione, non solo i peccati commessi da noi, ma anche quelli di coloro che errando lontano dalla via della salute, o ricusano di seguire Te come pastore e guida ostinandosi nella loro infedeltà, o calpestando le promesse del Battesimo hanno scosso il soavissimo giogo della tua legge.
E mentre intendiamo espiare tutto il cumulo di sì deplorevoli delitti, ci proponiamo di ripararli ciascuno in particolare: l’immodestia e le brutture della vita e dell’abbigliamento, le tante insidie tese dalla corruttela alle anime innocenti, la profanazione dei giorni festivi, le ingiurie esecrande scagliate contro Te e i tuoi Santi, gli insulti lanciati contro il tuo Vicario e l’ordine sacerdotale, le negligenze e gli orribili sacrilegi ond’è profanato lo stesso Sacramento dell’amore divino, e infine le colpe pubbliche delle nazioni che osteggiano i diritti e il magistero della Chiesa da Te fondata. Continua a leggere

La denuncia di Vox: come in un sistema totalitario vogliono estendere l’ideologia omosessualista

Condividi su:

 

L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Matteo Orlando

“Vogliono imporre ai nostri figli un’educazione sessuale ideologica e settaria”. È questo l’allarme lanciato dalla deputata di VOX, il partito di destra spagnolo, Georgina Trías.

La Trías ha spiegato attraverso un appassionato discorso tenuto davanti al Congresso, i motivi per i quali il suo gruppo parlamentare ha presentato un emendamento all’intera legge Celaá, quelle norme sull’educazione, volute dal governo social-comunista spagnolo, per estendere quanto più possibile l’ideologia gender nella società, peraltro già sconquassata, spagnola.

La Trías ha avvertito che il progetto del governo delle sinistre mette in pericolo l’educazione dei bambini spagnoli. “La comunità educativa teme che oltre 8 milioni e mezzo di bambini e ragazzi spagnoli non frequentino la loro scuola da tre mesi e che, nel mezzo dell’estate, siano trascorsi sei mesi senza entrare nei centri. E voi vi preoccupate più di imporre il vostro programma ideologico che di risolvere i problemi reali della comunità educativa. In diverse città spagnole ci sono concentrazioni di cittadini per protestare contro l’elaborazione di questa legge”.

La portavoce di VOX ha affermato che nello Stato spagnolo prevalgono la neutralità e il principio del secolarismo positivo, e non la secolarizzazione promossa dal governo. “Vogliono imporre ai nostri figli, sin da piccoli, una presunta educazione sessuale, che invece è ideologica e settaria. E vogliono farlo in modo organizzato e curriculare, come si addice ad un buon sistema totalitario, con guide oscene che sono già state implementate in numerose comunità autonome”.

Nel suo intervento, di una dozzina di minuti, Georgina Trías ha spiegato i dieci motivi per cui Vox dice di no alla legge omosessualista Celaá. Continua a leggere

‘Ndrangheta, 479 indagati da Gratteri tra politici, massoni e boss

Condividi su:

 

I carabinieri del Ros e del Nucleo anticrimine di Catanzaro e del Nucleo investigativo di Vibo Valentia hanno notificato la chiusura indagini della maxi-inchiesta che il 19 dicembre scorso ha portato all’arresto di 334 persone. I militari hanno anche eseguito un altro blitz contro 11 persone: sono accusati di essere broker della droga che importavano cocaina e hashish da Brasile e Albania

La voce circolava già da qualche settimana. Lo stesso procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, lo aveva anticipato l’11 giugno quando è stato sentito in commissione parlamentare antimafia dicendo che era questione di giorni. E stamattina i carabinieri del Ros e del Nucleo anticrimine di Catanzaro e del Nucleo investigativo di Vibo Valentia hanno notificato la chiusura indagini della maxi-inchiesta “Rinascita-Scott” che il 19 dicembre scorso ha portato all’arresto di 334 persone.

Gli indagati, adesso, sono molti di più: in tutto 479. Tanti sono gli avvisi inviati dalla Direzione distrettuale antimafia ai soggetti ritenuti appartenenti o contigui alla cosca Mancuso e alle altre famiglie di ‘ndrangheta del vibonese. Tra questi anche gli 11 arrestati e i 7 sottoposti al divieto di dimora stamattina perché destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della Dda di Catanzaro.

Il blitz è un troncone di Rinascita ed è stato eseguito a Vibo Valentia ma anche in provincia di Firenze e in altre città italiane: gli indagati, oltre 60, sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti. La droga arrivava dal Brasile e dall’Albania. Dal Paese sudamericano, le cosche calabresi e in particolare gli affiliati al locale di ‘ndrangheta di Zungrì importavano cocaina attraverso alcune ditte di import-export di marmi, niobio e manganese. La cocaina raggiungeva poi importanti piazze di spaccio sia in Toscana che in Sicilia, Piemonte e a Cosenza.

Il canale albanese, invece, serviva a fare arrivare ingenti carichi di marijuana e hashish che entravano in Italia attraverso il porto di Bari, grazie a una rete relazionale costruita dai vibonesi con un gruppo di albanesi che viveva in Toscana. Stando all’inchiesta, coordinata dal procuratore Gratteri e dai pm Antonio De Bernardo, Anna Maria Frustaci e Andrea Mancuso, la fase preliminare della compravendita in Brasile e Albania veniva gestita da alcuni soggetti specializzati, dei veri e propri broker della droga. Erano i “garanti” della buona riuscita del traffico: non solo, infatti, contrattavano il prezzo direttamente con i narcos ma si occupavano anche dell’attività di approvvigionamento della cosca.

Una volta che la cocaina, la marijuana e l’hashish arrivavano in Italia, il carico veniva gestito dal cartello e smistato alle piazze di spaccio dove avveniva la vendita al dettaglio. Nel corso delle indagini, i carabinieri hanno sequestrato in tutta la provincia di Vibo Valentia un chilo di cocaina, 81 chili di marijuana, 3952 piante di canapa indiana, 25 chili di hashish, 89 grammi di eroina, 11 grammi di funghi allucinogeni e 27 pasticche di ecstasy.

Con la retata di stanotte si conclude la fase delle indagini preliminari dell’inchiesta “Rinascita-Scott” nell’ambito della quale sono stati indagati e arrestati politici, avvocati e figure professionali di spicco collegati alla criminalità organizzata. A dicembre, infatti, la Dda di Catanzaro ha smantellato la cosca Mancuso che, in provincia di Vibo Valentia, controlla ogni cosa.

In manette erano finiti tutti: i boss di Limbadi, come il mammasantissima Luigi Mancuso detto “lo zio”, e il loro gregari. Ma anche ex parlamentari, ex consiglieri regionali, sindaci, carabinieri e professionisti al servizio dei clan. Persino avvocati massoni come l’ex parlamentare di Forza Italia Giancarlo Pittelli, definito “la cerniera tra i due mondi” in una “sorta di circolare rapporto ‘a tre’ tra il politico, il professionista e il faccendiere”.

Alle cene che l’avvocato organizzava nella sua abitazione, sul centralissimo viale Mazzini di Catanzaro, partecipavano tutti, anche esponenti delle forze dell’ordine e magistrati. In un’intercettazione registrata all’interno del suo studio, l’avvocato Pittelli aveva detto: “Il pericolo in questa città è Gratteri”. Dal suo punto di vista, ci aveva visto lontano e infatti l’inchiesta ha scardinato un sistema incancrenito di rapporti tra ‘ndrangheta e pezzi delle istituzioni. Non è un caso che siano stati coinvolti anche uomini in divisa come due comandanti della polizia municipale di Vibo e Pizzo e l’ex comandante del Nucleo operativo dei carabinieri di Catanzaro Giorgio Naselli.

L’operazione “Rinascita-Scott” ha colpito al cuore al cuore il rapporto tra ‘ndrangheta, politica e massoneria. Tra i destinatati dell’ordinanza di gennaio, infatti, c’erano l’ex parlamentare del Pd Nicola Adamo, il segretario regionale dei socialisti Luigi Incarnato (che era anche consigliere regionale della Calabria), l’ex consigliere regionale della Margherita Pietro Giamborino finito carcere come il sindaco di Pizzo Gianluca Callipo, l’ex renziano che nel 2014 si era candidato alle primarie contro Oliverio. Adesso i 479 indagati possono chiedere di essere interrogati entro 20 giorni, trascorsi i quali la Dda potrà valutare se chiedere il rinvio a giudizio. E a quel punto inizierà il maxi-processo “Rinascita-Scott”.

 

DA

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/06/18/ndrangheta-chiusa-linchiesta-rinascita-scott-di-gratteri-479-indagati-verso-un-maxi-processo-a-politici-massoni-e-boss/5839132/

Giudici contro Orban: legge anti Soros “non conforme al diritto Ue”

Condividi su:

La Corte europea di giustizia boccia la legge ungherese che chiede la trasparenza dei finanziamenti dall’estero alle Organizzazioni non governative. Una legge che è stata considerata dai media contro il filantropo George Soros, accusato di interferire nella politica interna magiara

I giudici europei contro Viktor Orban e la sua legge “anti Soros”. La Corte di giustizia dell’Unione europea, che ha sede in Lussemburgo, ha deciso, nella giornata di giovedì 18 giugno, che le restrizioni imposte dall’Ungheria al finanziamento delle Ong da parte di persone residenti fuori dell’Ungheria non sono conformi al diritto dell’Ue.

Una legge ungherese del 2017, fortemente voluta dal primo ministro Viktor Orban, ed approvata a larghissima maggioranza dal parlamento magiaro, aveva imposto alle Organizzazioni non governative, che ricevono finanziamenti dall’estero, di registrarsi come “organizzazioni sostenute dall’estero” e di pubblicare i nomi dei donatori (in modo analogo a quanto accade in Russia dove una legge del 2012 impone ai gruppi no profit, che ricevono finanziamenti stranieri, di identificarsi come “agenti stranieri”).

Ora, secondo i giudici della Corte di giustizia della Ue, le restrizioni, giustificate dall’Ungheria come mezzo per contrastare il riciclaggio di denaro e tesi ad una maggiore trasparenza, sarebbero discriminatorie sia nei confronti delle stesse Organizzazioni Non Governative sia degli stessi donatori. Infatti, secondo la Corte, la legge limiterebbe la libera circolazione dei capitali, uno dei quattro principi fondanti dell’Unione europea, perché “stabilisce una differenza di trattamento tra i movimenti nazionali e transnazionali”.

Il ricorso alla Corte europea era stato avanzato dalla Commissione europea e la sentenza pronunciata dalla Grande Sezione della Corte ha accolto tale richiesta. In base alla legge approvata tre anni dall’Ungheria, chiamata dalla stampa “legge anti Soros” (dal governo “A külföldről támogatott szervezetek átláthatóságáról szóló“, vale a dire legge “sulla trasparenza delle organizzazioni che ricevono sostegno dall’estero”), le Ong devono registrarsi presso taluni organi giurisdizionali ungheresi come “organizzazione che riceve sostegno dall’estero”, dal momento in cui l’importo delle donazioni da esse ricevute, provenienti da altri Stati membri o da Paesi terzi, nell’arco di un anno superi una determinata soglia. Inoltre la stessa legge prevede all’atto della registrazione, che le Ong indichino il nome dei donanti e l’importo complessivo del sostegno, quando lo stesso raggiunga o superi i 500 mila fiorini ungheresi, pari a circa 1400 euro. In base alla legge voluta da Orban tale informazione è poi pubblicata su una piattaforma digitale, gratuitamente accessibile al pubblico. Inoltre, la legge prevede che le organizzazioni civili interessate devono rendere noto, sulla loro homepage e in tutte le loro pubblicazioni, di essere “un’organizzazione che riceve sostegno dall’estero”.

Per i giudici della Corte di giustizia della Ue le misure dalla legge ungherese “possono creare un clima di diffidenza nei confronti di tali associazioni e fondazioni. La divulgazione pubblica di informazioni relative alle persone stabilite in altri Stati membri o in Paesi terzi che forniscono sostegno finanziario a queste stesse associazioni e fondazioni può, inoltre, dissuaderle dal fornire un simile sostegno. Di conseguenza, gli obblighi di registrazione, di dichiarazione e di pubblicità nonché le sanzioni previste dalla legge sulla trasparenza costituiscono, congiuntamente considerati, una restrizione alla libertà di circolazione dei capitali, vietata dall’articolo 63 Trattato Fondativo dell’Unione Europea”.

La Corte ha convenuto con l’Ungheria che una maggiore trasparenza, per quanto riguarda il finanziamento delle associazioni, può essere considerata “una ragione imperativa di interesse generale”, ma ha affermato che l’Ungheria non avrebbe “dimostrato per quale ragione l’obiettivo di aumento della trasparenza del finanziamento associativo da essa invocato giustificherebbe le misure concretamente istituite dalla legge sulla trasparenza. In particolare, esse si applicano indifferentemente nei confronti di qualsiasi sostegno finanziario estero il cui importo superi una determinata soglia ed a tutte le organizzazioni rientranti nell’ambito di applicazione di tale legge, anziché riguardare quelle che possono effettivamente avere un’influenza significativa sulla vita pubblica e sul dibattito pubblico”.

La Corte ha bacchettato l’Ungheria anche sull’opinione magiara che qualsiasi finanziamento estero delle organizzazioni civili sarebbe intrinsecamente sospetto. Per i giudici nel caso di specie non ci sarebbe “una minaccia reale, attuale e sufficientemente grave a uno degli interessi fondamentali della collettività” e neanche motivazioni legate alla “lotta al riciclaggio di capitali, al finanziamento del terrorismo e alla criminalità organizzata”.

La questione analizzata dalla Corte lussemburghese è una delle tante che hanno contrapposto le istituzioni europee al governo di Orban. Molti sono stati gli scontri, in particolare sulla tematica dei migranti e, da ultimo, sugli ampi poteri concessi al premier ungherese, revocati dal Parlamento martedì 16 giugno, per gestire la pandemia nel paese centroeuropeo. Da tempo il primo ministro ungherese Orban è impegnato in una faida contro il filantropo miliardario ungherese-americano George Soros, accusato di finanziare le Ong per interferire nella politica interna ungherese.

Adesso per conformarsi alla decisione, l’Ungheria dovrà abrogare la legge e se si rifiuterà di farlo potrebbe incorrere in sanzioni pecuniarie.

Il giudice Judit Varga, in una dichiarazione rilasciata per conto del governo, ha affermatoche la sentenza non ha fornito “un singolo elemento specifico di dati o prove” che dimostrasse che la legge era eccessivamente ingombrante. “È una legittima aspettativa da parte della società che le organizzazioni non governative operino in modo trasparente anche per quanto riguarda il loro finanziamento”.

Patrick Gaspard, presidente delle Open Society Foundations di George Soros, ha accolto con favore la decisione della corte. “Questa sentenza risuonerà in tutta l’Unione Europea come un’affermazione che l’impegno civico è un pilastro vitale dei suoi valori democratici”, ha detto al New York Times. “Per l’Ungheria, l’abrogazione della legge segnerebbe un gradito passo verso il ripristino sia dello stato di diritto sia del pluralismo nella vita pubblica”.

Gergely Gulyás, capo dell’ufficio del primo ministro Orban, ha dichiarato che l’Ungheria ha sempre rispettato, “in passato e lo farà in futuro”, le decisioni della Corte di Giustizia dell’Ue. Gulyás ha affermato che il governo deve ancora esaminare in dettaglio la sentenza, ma ha rilevato come la Corte abbia concordato con l’obiettivo del governo di aumentare la trasparenza delle Ong. “Quindi è necessario cambiare solo gli strumenti con cui raggiungere questo obiettivo”. Un’affermazione che rilancia la lotta ungherese contro le Ong e le istituzioni europee!

DA

https://www.ilgiornale.it/news/mondo/giudici-contro-orban-legge-anti-soros-non-conforme-diritto-1871372.html

Ungheria: la legge su finanziamento Ong non è conforme al diritto UE

Condividi su:

 

“Discriminatoria e ingiustificata” nei confronti delle organizzazioni stesse e dei loro finanziatori. La Corte di giustizia UE accoglie il ricorso della Commissione Europea e bolla la legge ungherese contro il finanziamento estero delle ONG come “non conforme al diritto dell’Unione”.

DA

https://it.euronews.com/2020/06/18/ungheria-legge-finanziamento-ong-illegale-diritto-corte-giustizia-ue-discriminatoria

Benvenuti al circo Conte

Condividi su:

 

Magari fosse di sinistra. Magari fosse figlio della Troika. Magari fosse filo-tedesco o filo-cinese/venezuelano. Avrebbe in ogni caso una linea, una consistenza, un obbiettivo, sapremmo da cosa difenderci e come reagire. Ma il governo Conte Orfei, che ha piantato le sue tende a villa Doria Pamphili per lo spettacolo del Circo, dieci giorni come ogni circo, non è nulla di tutto questo. O meglio, è a turno tutto questo, un po’ l’uno un po’ l’altro, un po’ l’altro ancora. Quando c’è il numero degli acrobati, è figlio della Troika. Quando c’è il numero delle foche ammaestrate è di sinistra. Quando c’è il numero dei leoni è tedesco, quando si esibiscono le scimmie è cinese-venezuelano. Quando c’è il numero dei clown è se stesso, anche perché i clown fanno la caricatura di tutti gli altri numeri del circo; fanno un po’ i leoni e i domatori, un po’ le scimmie, un po’ gli acrobati, un po’ le foche ammaestrate. E hanno tutti il fazzoletto nel taschino da cui escono sorprese.

Da tempo ero convinto che Giuseppi Conte fosse un nuovo personaggio interpretato da Alberto Sordi, che in occasione del suo centenario ha voluto donarci una parodia postuma: dopo il Marchese del Grillo, il professor Tersilli, Nando Moriconi, Mario Pio, il pizzardone, il tassista, lo sceicco, il magliaro e cento altri, è arrivato il Premier Conte che un po’ li sintetizza, un po’ li scavalca. I personaggi di Sordi sono sbruffoni, esibizionisti, spacconi, a volte hanno la pochette nel taschino, vendono fuffa, raggirano il prossimo, coglionano la gente e i lavoratori (famoso il gesto sordiano dell’ombrello); sono un po’ vigliacchi, fregnoni e pataccari, truffatori e prepotenti, traditori e opportunisti, servili, gagà e cicisbei, voltagabbana e fintoamericani, spacciatori di merce farlocca e hanno una sola ideologia, una sola fede, una sola priorità: il paraculismo. Sono paraculi. Tutto ruota intorno al loro deretano, in ogni senso. Ovvero tengono a una cosa sola: la loro pellaccia, pensano solo a galleggiare, a piantare i glutei, a farsi ‘na magnata, a papparsi ‘na stecca, la loro unica bandiera è la propria panza. Sono l’esagerazione dei difetti degli italiani: personaggi godibili al cinema, amabili nella ricreazione, ma insopportabili nella vita seria, disastrosi nelle tragedie vere e addirittura al vertice delle istituzioni.

L’altro giorno mi è capitato di vedere un suo film e di averne conferma: ho visto Un italiano in America, del 1967, diretto e interpretato da Alberto Sordi: lui va in America, lì lo chiamano tutti Giuseppi, una signora di colore a un certo punto gli prende il naso e gli dice: Ah, Giuseppi Giuseppi. Ho visto in quella scena Conte col suo naso a pipa, che di profilo si allunga a vista d’occhio…

Giuseppi è nato lì, su quel set, in quella scena. Perché lui non è nato altrove, non viene dalla politica, non viene dalla gavetta, non viene dalle urne, non è nemmeno un tecnico, non viene da opere, studi e imprese memorabili; il suo curriculum, ricorderete, risultava taroccato. È nato lì, ciak, si gira, da una costola di Sordi, è un personaggio sordiano. E come Sordi assume le sembianze che occorrono per girare la scena, si fa filoamericano, filotedesco, filocinese, populista e tecnocratico, filosinistra come fu filosalviniano, grillino e della casta. Sono qui, per servirla. Già ai primi passi lo definimmo il Conte Zelig, assume le fattezze dell’interlocutore e ne fa il verso. Ma col tempo si è riempito di se stesso, si crede uno statista, si sente già nella storia. Passa da Sordi a Gassman, versione gradasso. Ha una sola priorità: Io. Un Io gonfio d’aria che manco Berlusconi, Renzi e Lady Gaga messi insieme. Chiedetemi tutto ma non fatemi dimettere. Sono disposto a tutto pur di restare Presidente for ever.

Per restare in ambito cinematografico Conte ci manda ogni giorno – soprattutto tramite il suo Giornale Luce, il Tg1 che è il megafono del regime – una valanga di trailer, ma il film intero non si vede. Ecco il promo di un film “Potenza di Fuoco”, ecco un altro “Vi riempiamo di Soldi”, un altro ancora “Gli Stati generali” sulla vita gloriosa del Re Sola e la sua Corte dei Conte. Protagonista unico lui: fa il Re, il Cancelliere, Sissi imperatrice… Una marea di trailer ma il film ancora non si vede. Si sa solo chi è il regista di questa ridicola menata: non è Fellini, De Sica o Monicelli, come ai tempi di Sordi, ma Rocco Casalino, figlio del reality da prendere sul serial. Le comiche di repertorio di Conte, mandate in onda dai tg, sono del genere lecchino-visionario, inaugurano il filone fantagovernativo.

Conte spara miliardi e cazzate, spesso le due cose coincidono, gigioneggia nel suo linguaggio attorcigliato e cavernoso, finto-istituzionale; concede, promette, annuncia e si piace, come si piace: un continuo congratularsi con se stesso, fa il Fenomeno, dice che tutto il mondo ci invidia e ci imita (il premier). Joseph Conte’s superstar. Uno così si trova a governare l’Italia, da solo, giocando ai due forni in maggioranza, con due partner scimuniti e un paio di pupari ricattati, con una sovranità e una visibilità che manco un re o un dittatore, nel momento più delicato, più difficile della nostra storia. Capite perché sarebbe stato meglio avere di fronte un governo di sinistra o della troika piuttosto che niente? Il Niente di Governo fa paura, spalanca l’abisso.

Uscendo dalla sala e dal circo, vorrei gridare: rimpiango la Politica. Quella vera, anche avversaria. La Politica, quella cosa modesta e potente, pratica e ideale, giudicata sui fatti e sulle idee: per anni hanno pensato che per avere più fatti dovessimo avere meno idee. Oggi vediamo che dove mancano le idee alla fine mancano pure i fatti.  Perché se non hai alte motivazioni non fai niente, punti solo a pararti le chiappe, a non schiodarle dalla poltrona, a prendere per i fondelli il mondo, farti attivo, passivo o deponente pur di restare lì. Ma prima o poi arriva Il Rinculo. Dove finiscono le idee e non cominciano i fatti, là governano i Giuseppi.

MV, La Verità 17 giugno 2020

DA

Benvenuti al circo Conte

Le relazioni pericolose grilline con i sinistri uomini di Maduro

Condividi su:

 

Gli incontri delle delegazioni Cinquestelle con Caracas. E sui 3,5 milioni la Procura di Milano apre un’inchiesta

Se i grillini non hanno mai preso i soldi del Venezuela e il documento dell’intelligence che lo dimostrerebbe è falso, le foto e la realtà politica dei rapporti con il regime di Nicolas Maduro sono veri e autentici.

Intanto, da ieri, c’è anche la Procura di Milano che indaga sui 3,5 milioni di euro che nel 2010 sarebbero finiti a Gianroberto Casaleggio: un fascicolo senza indagati né ipotesi di reato è stato aperto dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli per capire anche se si possa trattare di un’operazione studiata per danneggiare il M5s. Tornando alle foto, una delle immagini, nel febbraio dello scorso anno, mostra una schiera di senatori pentastellati con il viceministro degli Esteri venezuelano, Yvan Gil, che ancora propugna «la via del socialismo» e attacca «l’ingerenza neo coloniale dell’Europa». Per non parlare degli scatti del 2017 della delegazione grillina in Venezuela capitanata dall’attuale sottosegretario della Farnesina, Manlio Di Stefano, assieme all’allora ministro degli Esteri, Delcy Rodriguez. Pochi mesi dopo sono cominciati a fioccare sulla testa di Rodriguez sanzioni da mezzo mondo, comprese Ue e Usa «per corruzione e avere minato la democrazia». Non è un caso che l’Italia sia l’unico paese Ue, assieme a Cipro e Slovacchia, a non riconoscere il leader dell’opposizione venezuelana Juan Guaidò.

Al contrario il 30 aprile dello scorso anno, i senatori pentastellati «esprimevano preoccupazione per il tentativo di colpo di stato in Venezuela e per il rischio di una deriva violenta dalla crisi politica» imputata agli Usa e a Guaidò. Un gruppetto di senatori si era fatto immortalare il 13 febbraio assieme al viceministro venezuelano per l’Europa, Yvan Gil, in visita a Roma. Nella fotografia si notano l’ex direttore di Tg nazionali, Emilio Carelli, Alberto Airola, Gianluca Ferrara, e altri parlamentari grillini. Neppure la Farnesina voleva incontrare l’uomo di Maduro e il caso scatenò le ire dei pentastellati. Nell’ottobre dello scorso anno Gil, ribadiva all’associazione di amicizia Italia-Cuba, che «possiamo vincere contro tutti gli attacchi che ci vengono portati per aver ripreso la via del socialismo». E identificava l’Occidente come «polo imperialista» accusando «l’Europa di ingerenza coloniale» in Venezuela. Per Gil il problema è che «una gran parte dell’immigrazione italiana ed europea (nel suo paese, nda) sia vincolata alla destra». Alla fine proponeva il regime di Maduro come «l’alternativa concreta al modello capitalista depredatore». E spiegava che «occorrono cambiamenti strutturali nei paesi capitalisti () che cerchiamo di favorire nonostante la complessità e la frammentazione esistente nei movimenti popolari in Europa. Guardando ai risultati ottenuti nella campagna in difesa della Palestina, di Cuba () credo si possa riuscire». Fra i movimenti è lecito supporre che pensava pure ai Cinquestelle.

Altre foto testimoniano degli incontri a Caracas di Manlio Di Stefano, oggi sottosegretario agli Esteri, assieme ad una mini delegazione grillina nel marzo 2017 per l’anniversario della morte del «caudillo» Hugo Chavez. Un sorridente Di Stefano è immortalato con Delcy Rodriguez, allora ministro degli Esteri. Nel quadretto ci sono anche Ornella Bertorotta, senatrice nel 2017 e Vito Petrocelli, oggi a capo della commissione Esteri del Senato.

Rodriguez, pezzo grosso del regime, è stata nominata vicepresidente del Venezuela il 14 giugno 2018 con la delega politica sul famigerato Sebin, il servizio segreto. Cinque mesi dopo la foto con i grillini sono fioccate le prime sanzioni dal Canada. L’Unione europea l’ha inserita nella lista nera vietandole i visti e congelando i suoi beni per «avere minato la democrazia e lo stato di diritto in Venezuela». Pure la Svizzera l’ha messa al bando e gli Stati Uniti hanno lanciato pesanti accuse di «corruzione».

Il sottosegretario Di Stefano purtroppo non rilascia dichiarazioni sul Venezuela. Sarebbe stato interessante capire i rapporti con Rodriguez e Raul Li Causi, un viceministro degli Esteri con delega per i Caraibi e non l’Italia. Il 5 marzo 2017 i grillini giunti a Caracas si facevano fotografare anche con lui.

Poco conosciuto è in realtà ben posizionato in alcuni gangli finanziari del regime. Presidente della West Indies Oil Company Limeted, società costituita con il governo di Antigua e Barbuda, che serve a piazzare il petrolio venezuelano, giugulare del regime. Li Causi è pure presidente del Banco de la Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América, una banca forziere di stampo chavista. E tratta con i cinesi alleati di ferro nella penetrazione in America Latina.

DA

https://www.ilgiornale.it/news/politica/relazioni-pericolose-grilline-i-sinistri-uomini-maduro-1870922.html

1 138 139 140 141 142 143 144 863