Isolamento, green pass, tamponi: cosa cambia nella gestione del Covid

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Segnalazione di Wall Street Italia

di Mariangela Tessa

Stop alla quarantena dopo 5 giorni senza tampone, fine del green pass per entrate negli ospedali e RSA. Sono alcune delle novità introdotte dal Governo Meloni nella gestione dei Covid presenti nel cosiddetto decreto “anti-Rave party”, passato al Senato con 92 sì, 75 no e un astenuto e che dovrà essere votato anche alla Camera, probabilmente subito dopo Natale, tra il 27 e il 28 dicembre 2022. Vediamo nel dettaglio le novità:

  • Fine della quarantena senza tampone. Come già preannunciato, per chi ha contratto il Covid, l’isolamento, che oggi dura 5 giorni, si concluderà senza bisogno di fare il tampone. In realtà nella norma non viene specificato cosa succede se ci sono ancora sintomi dopo 5 giorni. Una circolare del Ministero dovrà precisare la questione.
  • Stop al green pass per entrare in ospedale. Il decreto prevede l’abolizione del green pass negli ospedali, ultimo luogo in cui era rimasto l’obbligo (fino a fine dicembre 2022). Familiari e visitatori a strutture di ospedali, residenze sanitarie assistite (RSA), strutture riabilitative e strutture residenziali per anziani, non avranno più l’obbligo di esibire il certificato verde.
  • Scende a 5 giorni l’autosorveglianza dei contatti dei positivi. Per quanto riguarda le persone che hanno avuto contatti stretti con i positivi, che già oggi possono uscire se non hanno sintomi, teoricamente utilizzando la mascherina, ora potranno autosorvegliarsi per soli 5 giorni (fino ad oggi erano 10).
  • Sospensione multe per i no vax. Il decreto prevede inoltre fino al 30 giugno dell’anno prossimo la sospensione dei procedimenti per le sanzioni da 100 euro, attualmente previste per gli over 50, insegnanti, forze dell’ordine che al 15 giugno scorso non erano in regola con le vaccinazioni.
  • Unità per il completamento della campagna vaccinale. È stata, invece, prorogata fino al 1° luglio 2023 (dal 1° gennaio 2023) l’attività dell’Unità per il completamento della campagna vaccinale e per l’adozione di altre misure di contrasto della pandemia, guidata dal generale Tommaso Petroni, istituita al termine dell’incarico del commissario speciale, il generale Francesco Figliolo.
Oms: 14,8 milioni morti in più nel mondo per il Covid
Mentre si allentano dunque le regole nella gestione del Covid, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha fatto sapere che sono 14,8 milioni le morti in eccesso causate in tutto il mondo dalla pandemia di Covid-19, tra 2020 e 2021: la stima comprende anche tutte quelle collaterali dovute ad esempio all’interruzione dei servizi sanitari e si tratta, infatti, di quasi il triplo dei decessi riportati nello stesso periodo per essere stati causati direttamente dal virus Sars-CoV-2. Il dato è stato pubblicato sulla rivista “Nature” ed è tra le stime più prudenti effettuate da ricerche simili.

Mercati, le 10 previsioni per il 2023 di Lombard Odier

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Segnalazione Wall Street Italia

di Luca Losito

Un inizio del nuovo anno in salita per i mercati, l’aumento della disoccupazione e poi una ripresa con alcune indicazioni importanti per impostare l’asset allocation nel 2023.

Sono queste le indicazioni emerse dal webinar di Lombard Odier di ieri, in cui sono state esposte in particolar modo le 10 previsioni del primo semestre 2023 su Europa, Usa e Cina.

Le 10 previsioni sui mercati

In particolare secondo gli esperti di Lombard Odier,  il 2023 sarà un anno caratterizzato da due fasi distinte: una recessione nelle principali economie sviluppate, seguita da una svolta nel ciclo che dovrebbe preludere a una ripresa.

Di seguito l’elenco completo delle previsioni sui mercati elaborate dalla società di gestione:

  1. Prima metà del 2023 difficile, con episodi di recessione nelle principali economie, tra cui Stati Uniti ed Europa;
  2. Aumento della disoccupazione, prima dell’inizio del processo di ripresa;
  3. Rispetto agli Stati Uniti, ora siamo più fiduciosi che si possa evitare un errore di politica monetaria, avendo la prospettiva che il 5% rappresenterà un tetto massimo per i tassi di interesse all’inizio del 2023, piuttosto che una soglia minima;
  4. Per ora, il clima mite in Europa continua a sostenere le speranze che il continente possa resistere al prossimo inverno senza blackout e razionamenti energetici, in un contesto di sani livelli di stoccaggio del gas;
  5. L’economia della zona euro si espanderà ben al di sotto dell’1% nel 2023;
  6. Le previsioni sulla Cina per il 2023 dipendono fortemente dalle sue prospettive di riapertura. Nel secondo semestre saranno probabilmente previste riduzioni permanenti delle restrizioni legate al Covid-19. In questo scenario il gestore prevede una crescita annuale del 4%;
  7. Quanto all’asset allocation, il 2023 si dividerà in due fasi distinte: la prima caratterizzata da una politica monetaria più restrittiva e da un rallentamento della crescita e la seconda da un picco dei tassi reali, che crea migliori opportunità per gli asset di rischio;
  8. Una pausa imminente nella stretta monetaria dovrebbe vedere presto il picco dei rendimenti dei titoli di Stato, offrendo un migliore profilo di rendimento del rischio per il reddito fisso di alta qualità. Intravediamo un miglioramento delle opportunità per il credito più a rischio una volta scontati i rischi di recessione;
  9. Le valutazioni azionarie non sono ancora convenienti in senso lato, a causa dei declassamenti degli utili, ma Lombard Odier intravede prospettive migliori per il futuro;
  10. Per quanto riguarda le valute, potremmo essere prossimi alla conclusione della fase di rafforzamento del dollaro, sebbene il robusto trend di deprezzamento sia ben lungi dall’essere finito: con l’aumento dei timori di recessione, le valute sensibili agli scambi commerciali, come lo yuan cinese e la sterlina, potrebbero risentirne negativamente.

Insomma, gli spunti sono tanti e tutti da valutare con la massima attenzione, perché a maggior ragione nel 2023 sarà importante approcciare con la giusta selettività ai mercati finanziari, per riuscire a cogliere le migliori opportunità di investimento che inevitabilmente si presenteranno.

Fmi: “Metà dell’Ue in recessione nel 2023”. C’è anche l’Italia

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Segnalazione Wall Street Italia

di Mariangela Tessa

Nulla da fare. Il Vecchio Continente non potrà schivare la recessione. Destino che appare inevitabile per almeno metà dei paesi. A ribadirlo è stata la presidente del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), Kristalina Georgieva, in una conferenza stampa a Berlino col cancelliere tedesco Olaf Scholz e i presidenti di principali istituti economici internazionali.

“La metà dell’Unione Europea l’anno prossimo sarà in recessione” ha detto il numero uno dell’istituto di Washington, che ha spiegato come i primi segnali della caduta del Pil saranno visibili già nel quarto trimestre dell’anno in corso. L’Europa sarà in “buona compagnia”. Stessa sorte è prevista per un terzo delle economie mondiali.

Non è la prima volta che il Fondo Monetaria mette in luce il rischio recessione per l’Europa (Italia compresa). A fine ottobre, con la diffusione dell’outlook di un titolo quanto mai emblematico “La nebbia della guerra offusca l’outlook europeo”,  il Fondo Monetario Internazionale aveva anticipato una recessione tecnica per Germania e Italia, che secondo le stime dell’istituto di Washington registreranno “tre trimestri consecutivi di crescita negativa dal terzo trimestre del 2022”. In particolare, per l’Italia il Fondo si aspetta una crescita del 3,2% quest’anno ma una contrazione dello 0,2% nel 2023, sebbene seguita da un rimbalzo dell’1,3% nell’anno successivo, nel 2024.

Fmi pronto a tagliare le stime sulla Cina
Le cose non vanno nel verso giusto anche per la Cina. A causa delle politiche imposte dal governo per fermare l’aumento dei contagi da Covid-19 e dei problemi nel settore immobiliare, Georgieva ha anticipato una possibile revisione al ribasso delle stime sul Pil cinese. “Dato che noi prevediamo una crescita del 3,2% per quest’anno e del 4,4% per il prossimo, è possibile che, in questo periodo di grande incertezza, dovremo rivedere queste proiezioni in ribasso”, ha spiegato durante la conferenza stampa, senza dare alcuna indicazione sul possibile taglio delle le stime.

Pensioni minime, in arrivo un nuovo aumento a dicembre

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Segnalazione Wall Street italia

di Pierpaolo Molinengo

Regalo sotto l’albero per i pensionati italiani: le pensioni minime di dicembre saranno più alte. Nei cedolini arriveranno, infatti, la tredicesima, il bonus 155 euro – anche se saranno in pochi a beneficiarne – la perequazione e i vari conguagli effettuati dall’Inps. Ricordiamo che già le pensioni di ottobre e novembre sono state riviste verso l’alto: è arrivato l’aumento provvisorio del 2% per quanti stessero percependo un assegno previdenziale al di sotto dei 2.692 euro e dello 0,2% per la periodica indicizzazione.

Solo e soltanto per la mensilità di novembre 2022, i contribuenti che percepiscono dei redditi inferiori a 20 mila euro, hanno percepito il bonus 150 euro, che è stato previsto dal decreto Aiuti ter. Buone notizie, comunque, anche a dicembre: le pensioni minime saranno più pesanti. Scopriamo di quanto.

Pensioni minime, ecco cosa succede a dicembre

Così come è accaduto nel corso dei mesi di ottobre e novembre, le pensioni minime di dicembre saranno più alte di 11,52 euro. L’aumento è pari al 2,2%, mentre l’assegno previdenziale toccherà i 535,35 euro. A questo importo dovrà essere aggiunta la tredicesima, sulla quale dovrà essere applicato l’adeguamento del 2,2% e che, calcolata su tutto il 2022, arriverà a quota 535,50 euro. Discorso a parte, invece, per chi è andato in pensione nel corso del 2022: in questo caso riceverà una tredicesima proporzionata al numero di mesi nei quali è stato effettivamente in pensione. Ogni mese corrisponde a 44,61 euro.

I contribuenti che non raggiungono il reddito complessivo di 6.915,55 euro hanno diritto ad accedere a un ulteriore bonus. Questa particolare misura, che è stata introdotta attraverso la Legge di Bilancio 2001 (in quel periodo si chiamava ancora Legge Finanziaria) prevede l’erogazione di un importo pari a 154,94 euro, che viene erogato a quanti stanno percependo una pensione dall’Inps, con l’esclusione di chi riceve assegni sociali o di invalidità civile, o sia un ex dipendente di un ente creditizio o un dirigente d’azienda.

A chi spetta questo particolare bonus

Battezzato anche come bonus tredicesima, il contributo da 154,94 euro viene erogato a quanti abbiano una pensione compresa tra 6.815,55 euro e 6.971,49 euro. Per riuscire ad accedere al bonus tredicesima – oltre ai limiti di reddito pensionistico – è necessario essere in possesso di un reddito personale inferiore a 10.043,87 euro o 20.087,73 se coniugati. Facendo due conti, quindi, sommando la tredicesima al bonus tredicesima, la pensione minima a dicembre sarà pari a 1.225,64 euro.

Pensioni, indice di rivalutazione

Con la circolare n. 120 del 26 ottobre 2022, l’Inps ha definitivamente concluso le attività di rivalutazione delle pensioni. Nel testo di questo documento si legge, infatti, che “al fine di contrastare gli effetti negativi dell’inflazione per l’anno 2022 e al fine di sostenere il potere di acquisto delle prestazioni pensionistiche, il conguaglio per il calcolo della perequazione delle pensioni per l’anno 2021 sarà anticipato, in via eccezionale, al 1° novembre 2022″.

L’Inps ha provveduto a spiegare nel dettaglio che, ai fini del calcolo dell’importo da considerare per quanto concerne la perequazione, devono essere prese in considerazioni le prestazioni pensionistiche, che sono assoggettabili al regime della perequazione cumulata. Queste prestazioni sono memorizzate all’interno del casellario centrale delle pensioni ed erogate da enti diversi dall’Inps.

Tal Ben Shahar: “Le aziende devono investire nel benessere dei dipendenti”

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di Aleksandra Georgieva

In occasione del World Business Forum di Milano, organizzato da WOBI l’8 e 9 novembre, abbiamo intervistato, Tal Ben Shahar, co-fondatore e chief learning officer di Happiness Studies Academy e autore del libro “Happier, No Matter What: Cultivating Hope, Resilience, and Purpose in Hard Times”. Tal Ben Shahar ha dichiarato che messaggio più importante che vorrebbe diffondere all’interno della business community è “che le aziende hanno bisogno di investire nel benessere dei propri dipendenti.” A suo avviso:

“La maggior parte dei leader non riconosce il fatto che la felicità è un buon investimento per le organizzazioni. Come mai? Perché credono erroneamente che il successo porterà alla felicità. Il loro modello mentale è: Successo (causa) -> Felicità (effetto). Ma quello che emerge dalla maggior parte delle ricerche é che il successo, prosegue Shahar, nella migliore delle ipotesi, porta a un picco nei propri livelli di felicità, ma il picco è temporaneo, di breve durata.”

Qui potete visionare l’intera intervista. Buona visione!

Bonus e aiuti: alcuni arriveranno in busta paga, altri direttamente a casa

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di Pierpaolo Molinengo

A dicembre sono in arrivo alcuni bonus ed aiuti direttamente in busta paga. Altri sussidi, invece, arriveranno direttamente nelle tasche dei contribuenti. I lavoratori dipendenti riceveranno entro la fine del 2022 fringe benefit esentasse più alti, il credito d’imposta, la possibilità di rateizzare le bollette e il bonus sociale per le famiglie meno abbienti. Questi, in estrema sintesi, sono gli aiuti che il governo guidato da Giorgia Meloni ha previsto con il Decreto Aiuti Quater, che è stato approvato dal Consiglio dei Ministri e di cui, ora, si attende la pubblicazione in “Gazzetta Ufficiale”.

Sostanzialmente siamo davanti a un intervento del valore di 9,1 miliardi di euro. È destinato a fronteggiare la crisi energetica e la questione, più generale, del caro vita. In estrema sintesi, il testo ha prorogato i bonus e gli aiuti in busta paga, che erano già stati previsti dal precedente governo, guidato da Mario Draghi. Sono state, inoltre, introdotte alcune novità il cui scopo è quello di rendere meno complesso ai lavoratori, almeno sotto il profilo economico, l’ultima parte dell’anno. Grazie ai bonus e ai contributi che arriveranno nel corso delle prossime settimane direttamente in busta paga, il salasso delle bollette dovrebbe essere più leggero per molti italiani. Soprattutto per quelli che appartengono alla classe sociale medio-bassa e per le aziende energivore.

I bonus previsti a fine anno

Gli aiuti non arrivano unicamente ai lavoratori dipendenti. Fino alla fine dell’anno è stato confermato il credito d’imposta del 40% alle aziende, che sono costrette a consumare di più. L’agevolazione arriva come uno sconto diretto nelle bollette di luce e gas. La misura è riservata alle imprese che hanno la sede sociale in Italia: permette di rateizzare gli importi eccedenti l’importo medio contabilizzato nell’intero 2021 per i consumi effettuati nel periodo 1° ottobre 2022 – 31 marzo 2023 e fatturati entro il 31 dicembre 2023.

Anche a dicembre è confermato il cosiddetto bonus sociale, che fino a oggi ha permesso di sterilizzare gli aumenti delle bollette, almeno per le famiglie con un Isee fino a 12 mila o 20 mila euro nel caso in cui si tratti di una famiglia con figli. Nel momento in cui sarà approvata la Legge di Bilancio, potrebbe cambiare il meccanismo di erogazione.

Molto probabilmente sarà eliminato il vincolo Isee. Il bonus, però, potrebbe essere limitato alle fasce sociali meno abbienti: il nuovo meccanismo, per il momento, è ancora in fase di elaborazione, ma sembra che renderà la fruizione più rapida. Sono molte le famiglie che rientrano nella platea dei potenziali beneficiari, ma non hanno ricevuto il sostegno perché non hanno ancora presentato la Dichiarazione Sostitutiva UnicaGiancarlo Giorgetti, Ministro dell’Economia, starebbe ragionando sulla possibilità di sfruttare la modifica per allargare ulteriormente la platea o rendere più forte lo sconto, andando a ridurre ulteriormente il costo di luce e gas per i meno abbienti.

Agevolazioni in busta paga

Tra le agevolazioni che arrivano direttamente in busta paga ci sono i fringe benefit, la cui soglia esentasse passa da 600 a 3.000 euro. I datori di lavoro potranno utilizzare questo strumento – che è totalmente a loro carico – per fornire beni e servizi ai propri dipendenti. Tra questi possono rientrare anche le utenze di luce, acqua e gas di casa.

Questi bonus, direttamente in busta paga, sono una vera e propria misura di welfare, che i datori di lavoro hanno la possibilità di erogare ai propri dipendenti, sotto forma di voucher per affrontare varie spese, come visite mediche, buoni pasto, prestiti agevolati, auto aziendali, bollette. Il precedente esecutivo, guidato da Mario Draghi, aveva portato il tetto dei fringe benefit esentasse da 258,23 a 600 euro. Il nuovo decreto ha quintuplicato la somma massima esentasse che le aziende possono erogare ai propri dipendenti.

Jung (Mirabaud): la recessione Usa sarà atipica. Ecco perché

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Segnalazione Wall Street Italia

di Giulia Schiro

Negli Stati Uniti è prevista una significativa decelerazione della crescita a breve termine. Tuttavia, potremmo assistere a una recessione atipica, che potrebbe non comportare un forte aumento della disoccupazione. Ne è convinto Gero Jung, capoeconomista di Mirabaud AM (asset manager globale con sede a Ginevra e oltre un miliardo di masse in gestione), che ieri ha esposto la sua view sull’economia globale in conferenza stampa a Milano. In merito alle prossime mosse della Fed, ha spiegato:

Dopo la riunione del FOMC di novembre, riteniamo che non sia così scontato un altro rialzo di 75 punti base a metà dicembre, poiché i rischi di recessione nei prossimi 12/24 mesi sono elevatiFino ad allora saranno pubblicati altri due rapporti sull’inflazione e sull’occupazioneTuttavia, la crescita dei salari rimane forte e continua ad alimentare una spirale prezzi/salari che, a nostro avviso, rappresenta un rischio realePer quanto riguarda l’inflazione, negli Stati Uniti osserviamo che le pressioni sui prezzi sono di natura strutturale, guidate da beni, servizi e alloggiAl momento, ci aspettiamo che i rialzi della Fed rallentino a 50 punti base a dicembre e che continueranno nei mesi successivi a un ritmo ridotto”.

La crescita globale, tra recessione e iperinflazione

La crescita economica mondiale, contrariamente a quanto ci si aspettava per la ripresa post pandemica, ha già rallentato bruscamente nel 2022 a causa di iperinflazione, rischi geopolitici e strette monetarie aggressive. E, stando alla view per il 2023 di Gero Jung, i venti contrari soffieranno su economia e mercati finanziari anche durante il prossimo anno. In particolare, gli investitori dovranno continuare ad affrontare i timori di un’imminente recessione, con le difficoltà delle catene di approvvigionamento, dovute alla guerra in Ucraina da un lato e alla politica zero Covid della Cina dall’altro che oscurano ulteriormente le nubi all’orizzonte del 2023. Ma sarà fondamentale distinguere la debolezza economica di breve periodo, ormai certa, dall’outlook a più lungo termine, che invece potrebbe essere meno cupo del previsto. Jung ha precisato:

Ci aspettiamo che la crescita globale rallenti, passando dal 6% del 2021 a circa il 3% nel 2023, senza risparmiare né le economie avanzate né quelle in via di sviluppoUna politica monetaria meno restrittiva è al centro delle aspettative del mercato, che si attende la fine dei rialzi dei tassi e la possibilità di ulteriori iniezioni di liquidità già a partire dal prossimo anno, poiché solitamente gli effetti delle politiche monetarie si avverano con un ritardo di 12-18 mesi e la contrazione ha già iniziato a palesarsi nel terzo trimestre di quest’annoRiteniamo però che siano necessari un calo sostenuto dell’inflazione core e un peggioramento del mercato del lavoro prima di poter anticipare concretamente la fine dell’era delle politiche monetarie hawkishInfatti, è probabile che il pivot, cioè l’inversione del sentiero restrittivo della politica monetaria, avvenga in due fasiIn un primo momento, il mercato prezzerà una pausa da parte delle banche centraliUn passaggio vero e proprio all’allentamento monetario avverrà, tuttavia, solo successivamente, quando i dati hard relativi all’inflazione caleranno e le statistiche mostreranno un ulteriore deterioramento dell’economia”.

Eurozona e Italia

Nell’Eurozona continuerà la ripresa zoppicante, anche se le prospettive a breve termine non sono incoraggianti. Gli ultimi dati sul Pmi indicano infatti una contrazione già nel 4° trimestre e un rallentamento su larga scala che interesserà in particolare i settori automobilistico, forestale, cartario e chimico e tutti quelli ad alta intensità energetica. Jung ha affermato:

Alla luce di ciò, non prevediamo una posizione aggressiva da parte della Bce nei prossimi mesi, in quanto l’esito dell’ultima riunione suggerisce che l’Istituto di Francoforte dipende ormai completamente dai dati e che la politica monetaria non ha il pilota automaticoInoltre, il fatto che la presidente Lagarde abbia sottolineato il ritardo con cui la politica monetaria dispiega i propri effetti, suggerisce una minore rigidità futura”.

In particolare, la Germania ha perso il suo ruolo di locomotiva d’Europa e, in termini relativi, l’Italia probabilmente farà meglio, ma peggio della Francia. Infatti anche in Italia la domanda resta debole, poiché l’aumento dei prezzi del gas si trasferisce in modo significativo sui prezzi al consumo, soprattutto attraverso il costo dell’elettricità. Jung dice:

Prevediamo una contrazione dell’economia italiana già a partire dal quarto trimestre di quest’anno e all’inizio del prossimo anno e una contrazione del Pil nel 2023Sebbene i numeri dell’attività del terzo trimestre in Italia – e più in generale nell’Eurozona – siano stati resilienti secondo le ultime indagini sui dati delle aziende, è improbabile che ciò duri, principalmente a causa della situazione geopolitica incerta e delle strette di politica monetaria della Bce”.

L’asset allocation tattica di Mirabaud AM per i prossimi mesi

Alla luce di questo outlook, i gestori di Mirabaud AM preferiscono la prudenza per condurre l’asset allocation tattica, almeno finché non si verificherà un’inversione tangibile nell’andamento di inflazione e tassi. Perciò, per ora non aumenteranno l’esposizione azionaria ma si limiteranno a portarla da sottopeso a neutrale. E aumenteranno l’esposizione alle obbligazioni societarie investment grade, che presentano nuovamente un profilo rischio/rendimento favorevole in quanto gli spread creditizi sono superiori alla loro media di lungo periodo, privilegiando le scadenze brevi su emittenti di qualità. Per quanto riguarda le obbligazioni sovrane, mantengono la posizione underweight su quelle dell’Eurozona e privilegiano, per le altre aree geografiche, una duration elevata, poiché la parte a lunga scadenza della curva dei rendimenti offre rendimenti interessanti e protezione da uno scenario di grave recessione. A livello settoriale hanno un’esposizione difensiva sui beni di consumo e sulla sanità, nonché sul settore energetico. Infine, per ora rimangono sovraesposti sul dollaro USA, che beneficia della relativa forza dell’economia statunitense rispetto agli altri Paesi sviluppati, ma entro la fine del prossimo anno ridurranno l’esposizione al biglietto verde a neutrale, poiché una Fed meno falco sarà di minor supporto alla valuta Usa.

La fine del rialzo dei tassi dovrebbe limitare il rischio di recessioneIn questo caso sarà opportuno aumentare ancora l’esposizione agli asset rischiosi come le azioni, ma anche alle obbligazioni high yield e dei mercati emergentiI mercati beneficeranno nuovamente del sostegno delle banche centrali e anticiperanno la fine della contrazione economicaQuesto contesto diventerà poi negativo per il dollaro su cui andremo quindi a ridurre l’esposizione”, ha concluso il capo economista.

Assicurazione casa: si va verso l’obbligo per le catastrofi naturali

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Il mondo scristianizzato si “assicura” contro i castighi divini…(n.d.r.)

Segnalazione di Wall Street Italia

di Pierpaolo Molinengo

Serve un’assicurazione obbligatoria per le catastrofi naturali? Secondo gli esperti sì, dato che meno del 5% delle abitazioni degli italiani è coperta da una polizza contro le catastrofi. Per comprendere meglio la situazione che caratterizza l’Italia, è bene prendere in considerazione un altro dato: il 75% degli immobili è esposto ad un rischio significativo quando si parla di catastrofi.

A mettere nero su bianco questi dati allarmanti è l’Ania, che torna nuovamente a sollecitare l’introduzione di un’assicurazione obbligatoria. Il nostro paese è a rischio: per questo diventa sempre più importante che le famiglie italiane provvedano a proteggere i propri immobili. Lo Stato, anche alla luce delle crescenti difficoltà con i conti, difficilmente potrà intervenire in caso di danni particolarmente gravi, come è spesso accaduto in passato.

Assicurazioni, come si muove il mercato

Le famiglie stanno diventando sempre più sensibili su questo argomento. 11,9 milioni di assicurazioni legate alla casa erano attive a fine marzo 2022: una crescita del 5,9% rispetto allo stesso periodo del 2021. I numeri appaiono ancora migliori se confrontati con lo stesso periodo del 2020, rispetto al quale è stata registrata una crescita del 14,4%. A condizionare il comportamento dei consumatori è stato il clima di generale fragilità causato dalla pandemia e dagli eventi catastrofali, che hanno suggerito a molte persone di utilizzare una maggiore prudenza.

La metà delle assicurazioni – il 49% per essere più precisi – sono delle polizze multirischio. Questo tipo di prodotto, comunque, è in diminuzione di cinque punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2021. Il 39% delle polizze assicurano il solo rischio incendio (in questo caso la tendenza è in aumento del 5%). Il 10% delle assicurazioni è costituito da polizze globale fabbricati, mentre lo 0,4% sono delle polizze che coprono unicamente il rischio terremoto, senza la copertura dal rischio incendio.

I contratti di assicurazione preferiti

Secondo la ricerca dell’Ania, stanno crescendo le assicurazioni che coprono il rischio terremoto, collegato ai danni da alluvione. Dando un’occhiata, invece, alle somme assicurate, il 47% degli immobili ad uso abitativo sono coperti da polizze globali fabbricati. Il 33% delle assicurazioni è una polizza multirischio, mentre oltre il 19% è monorischio.

Indipendentemente dal tipo di copertura, che si andrà a scegliere, è particolarmente importante che all’interno del contratto sia indicato il valore che si ha intenzione di proteggere. Quando la polizza è a valore d’uso, il risarcimento sarà pari al valore che la cosa ha nel momento in cui è avvenuto il danno. Se, invece, l’assicurazione è a valore a nuovo, l’indennizzo sarà pari al valore di riacquisto della cosa assicurata ha nel momento in cui avviene il danno, senza nessun deprezzamento.

Assicurazione obbligatoria contro le catastrofi

Probabilmente è il momento di una vera e propria svolta. Maria Bianca Farina, presidente dell’associazione delle imprese assicuratrici operanti in Italia, afferma:

“La nostra proposta è di allineare la legislazione italiana a quella di gran parte degli altri Paesi europei. Dotarci finalmente di uno schema assicurativo obbligatorio pubblico-privato contro le catastrofi naturali. L’obiettivo è stimolare la protezione sostenibile dei nostri cittadini e assicurare omogeneità di garanzie fra i Paesi europei”.

Ovviamente questa proposta non piace alle associazioni dei consumatori, che sottolineano che non è possibile obbligare i cittadini a stipulare polizze contro i cambiamenti climatici, anche e soprattutto in considerazione che la cura del territorio e gli interventi contro il dissesto idrogeologico sono a carico dello Stato, che deve garantire la sicurezza delle abitazioni private.

Facciamo attenzione ai segnali silenziosi

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Segnalazione Wall Street Italia

di Leopoldo Gasbarro

Dove stiamo andando? Che futuro ci aspetta? Probabilmente tra gli editoriali fatti per questo giornale questo è quello a cui tengo di più. Perché vi chiederete voi? Ma perché servirà a sottolineare un momento che definire complicato è quanto mai eufemistico. Al momento in cui scrivo queste righe, il Nasdaq sta perdendo quasi il 30% da inizio anno. I mercati obbligazionari hanno visto vaporizzare quasi 10 miliardi di euro in fuoriuscite dai fondi comuni.

Tantissimi di voi che stanno leggendo queste righe stanno perdendo importanti quantità di denaro. E non è finita, almeno fino al momento in cui sto scrivendo queste righe, non è finita. Eppure, per parlare come facciamo noi di investimenti, dobbiamo parlare del futuro, perché quello è l’unico posto verso cui stiamo andando. E purtroppo oggi ne abbiamo paura.

Chi saprà tradurre quel grosso punto interrogativo dipinto davanti ai nostri occhi avrà la capacità di trasformare il suo futuro. Già, perché c’è chi guarda al rumore generale e chi invece si guarda attorno con attenzione, elimina il rumore di fondo, e si sofferma su quei segnali che sembrano deboli ma che caratterizzano realmente il percorso verso il domani. Sembrerebbe assurdo parlare di Metaverso in momenti come questo. Ma ci sembrava assurdo anche guardare all’uomo sulla luna prima che ci arrivassero gli americani, prima che l’impronta dell’uomo si poggiasse indelebilmente sul suolo del nostro satellite. E la Luna sembra la nostra nuova impresa da raggiungere, e poi Marte e poi chissà cosa?

Il mondo ci sta stretto, non sta finendo. La Cina, fedele alleato della Russia, ha deciso di costruire una ferrovia che porterà le proprie merci direttamente sui mercati europei. Sapete che caratteristiche ha questa linea? Eviterà ogni territorio russo. è un po’ come se Xi avesse detto a Putin: “Ciccio, siamo compari, ma gli affari sono affari. Tu continua i tuoi giochi di guerra e non fare troppo rumore. Io penso a fare altro”.

Intanto crescono gli investimenti per cercare soluzioni all’uso del gas e del petrolio. Le energie rinnovabili? Il nucleare pulito? La fusione? Chissà cos’altro ancora? Credo che l’età della pietra, lasciandoci in eredità un mucchio di pietre sparse qua e là dovrebbe farci capire che succederà lo stesso anche stavolta: finirà l’era del gas senza che il gas finisca.

Si accettano scommesse.

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di ottobre 2022 del magazine di Wall Street Italia

Caro bollette: quasi 5 milioni di italiani hanno già saltato pagamenti

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di Mariangela Tessa

Mentre le famiglie italiane si preparano ad un 2023 bollente sul fronte dei rincari dell’energia, sono quasi 5 milioni gli utenti che, negli ultimi nove mesi, non hanno saldato il pagamento di una o più bollette di luce e gas.

Maxi rincari nel 2023, spesa famiglie sfiorerà i 5 mila euro l’anno

Partiamo dai rincari. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Codacons, la stangata sulle bollette di luce e gas degli italiani raggiungerà nel 2023 la maxi cifra di 4.724 euro a famiglia, con un incremento di spesa di quasi 2.500 euro a nucleo familiare rispetto alle tariffe in vigore a fine 2021.

Già l’ultimo incremento delle tariffe elettriche disposto da Arera (+59% da ottobre) porterebbe la bolletta media della luce a raggiungere quota 1.782 euro su base annua a famiglia, con una crescita del 122% rispetto all’ultimo trimestre del 2021, che corrisponde a un aggravio di spesa pari a 662 euro a nucleo.

Per conoscere l‘ultimo aumento del gas occorrerà invece attendere i primi di novembre, quando Arera comunicherà i nuovi dati: ma se saranno confermate le previsioni degli analisti, con un rialzo delle tariffe nell’ordine del 70% la bolletta per il gas è destinata a raggiungere una media di 2.942 euro a famiglia su base annua, con una crescita del 117% rispetto all’ultimo trimestre del 2021 e una maggiore spesa da 1.586 euro a nucleo.

Tra luce e gas – sottolinea quindi il Codacons – una famiglia media deve prepararsi a mettere in conto una spesa complessiva di 4.724 euro (con un maggiore esborso rispetto i prezzi in vigore nell’ultimo trimestre del 2021 pari a +2.476 euro a nucleo), nell’ipotesi di prezzi costanti e sempre che le tariffe non subiscano nuovi incrementi nel corso del 2023.

E sul caro bollette è intervenuto anche il presidente di Confindustria Carlo Bonomi che, durante la trasmissione “Mezz’ora in più” su Rai 3, ha sottolineato la necessità di un governo autorevole e competente al più presto” per gestire “l’emergenza energetica” che quest’anno comporterà una stangata da “110 miliardi” con gli aumenti delle bollette di luce e gas.

Circa 5 milioni di italiani indietro con il pagamento delle bollette

La situazione di emergenza si evince anche da un altro dato: un’indagine commissionata da Facile.it agli istituti mUp Research e Norstat ha rilevato che negli ultimi nove mesi circa 4,7 milioni di italiani hanno saltato il pagamento di luce e gas: quasi 2 morosi su 3 (62%) hanno detto che è stata la prima volta che hanno saltato il pagamento delle bollette.

Un numero destinato ad aumentare in maniera significativa nei prossimi mesi: ci sono infatti 3,3 milioni di italiani che hanno dichiarato che, in caso di ulteriori rincari, potrebbero trovarsi nell’impossibilità di far fronte alle prossime bollette energetiche.

A livello nazionale la percentuale di chi ha dichiarato di non aver pagato una o più bollette negli ultimi 9 mesi si attesta intorno al 10,7%, il fenomeno è più diffuso nelle regioni del Centro Italia (11,5%) e al Sud e nelle Isole (11,2%). E in prospettiva dei prossimi aumenti, le aree più a rischio sono quelle del Meridione (9,4% a fronte di una media nazionale pari al 7,7% ).

 

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