Il Metaverso non convince i risparmiatori

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di Giulia Schiro

Il Metaverso ha visto nel 2022 un vero e proprio boom, essendo considerato da molti il futuro, non solo di internet e delle imprese, ma anche della vita in generale. Le discussioni sul web 3.0 sembrano continuare anche quest’anno, ma l’entusiasmo verso il tema da parte dei risparmiatori sembra si stia raffreddando.

Dall’ultimo numero di The Cerulli Edge — European Monthly Product Trends, emerge come il Metaverso sia il tema in più rapida crescita in termini di numero di nuovi fondi di investimento europei lanciati, con diversi asset manager tra i più blasonati che stanno lanciando fondi sul tema. L’apripista è stata Quantology che, nel giugno 2021, aveva lanciato il primo fondo UCITS sul Metaverso in Europa.

A livello globale, a dicembre 2022 si contavano 59 fondi tematici esposti direttamente o indirettamente al Metaverso, inclusi 35 ETF. In Europa invece sono circa una dozzina i fondi aperti e gli ETF che puntano sul Metaverso lanciati dai principali fornitori, tra cui Fidelity, Franklin Templeton, iShares e Legal & General, con un patrimonio in gestione di 98 milioni di dollari a gennaio 2023. Nonostante la varietà di proposte, i flussi di investimento verso questi veicoli rimangono però modesti o bassi.

Perché i risparmiatori non puntano sul Metaverso

Secondo gli analisti di Cerulli Associates, le motivazioni della titubanza dei risparmiatori sono da ricercare nei timori per la complessa congiuntura di mercato, nel ritorno alla realtà non virtuale dopo la fine della pandemia e nella mancanza di conoscenza verso la nuova tecnologia e sulla sua integrazione con l’asset speculativo per eccellenza: le criptovalute.

“Alcuni gestori stanno adottando un approccio attendista in questo settore nel tentativo di identificare meglio le migliori nuove idee che potrebbero attirare l’interesse degli investitori ed evitare di correre il rischio di danni reputazionali, considerati i recenti problemi che hanno travolto lo spazio crittografico”, spiega Fabrizio Zumbo, direttore di Cerulli Associates, che aggiunge: “la leva ESG può dare una spinta agli investimenti nel settore”.

Cerulli ha identificato però anche elementi positivi. Ad esempio il fatto che Goldman Sachs abbia previsto che il mercato del Metaverso arriverà al suo apice a valere circa 12 trilioni di dollari a livello globale, mentre il gruppo di ricerca Gartner prevede che il 25% degli adulti trascorrerà almeno un’ora al giorno nel Metaverso entro il 2026.

Gli asset manager che sapranno sfruttare le opportunità offerte dalla realtà virtuale godranno di vantaggi competitivi per due motivi: le strategie tematiche tendono a giustificare i premi sui costi, mentre la mancanza di un perimetro definito consente alle strategie focalizzate sul Metaverso di differenziarsi più facilmente che in altri settori. Ma quali sono nel dettaglio i fondi con cui gli investitori europei possono investire nel Metaverso?

I fondi europei per investire nel Metaverso

Il più grande fondo tematico sul Metaverso è l’Axa WF Metaverse, che è stato lanciato nell’aprile 2022 e ha raccolto 37,4 milioni di euro fino alla fine di novembre 2022. Axa WF Metaverse è un fondo azionario multi-cap a gestione attiva che mira a investire in società che svolgono un ruolo nella convergenza del mondo digitale e fisico.

Segue il fondo Invesco Metaverse che, dal lancio nel giugno 2022, è arrivato a gestire 33 milioni di euro e che si concentra su sette diversi settori: i sistemi operativi e informatici di nuova generazione; l’hardware, cioè i dispositivi per accedere al metaverso; le reti e il loro potenziamento per un’iperconnettività in tempo reale; piattaforme immersive sviluppate con Intelligenza Artificiale, blockchain e realtà aumentata; gli strumenti di interscambio, di pagamento e i protocolli necessari per integrare i due mondi e infine i contenuti, i servizi e gli asset che consentiranno la digitalizzazione dell’economia reale, dal gaming allo shopping, dallo sport all’entertainment.

Al terzo posto troviamo l’ETC Group Global Metaverse Ucits ETF, con 5,9 milioni di euro di asset in gestione.

Inflazione Usa rallenta. Quale impatto per la Fed?

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Segnalazione Wall Street Italia

di Gianmarco Carriol

I consumatori hanno speso meno a dicembre, nonostante una misura dell’inflazione considerata chiave dalla Federal Reserve abbia mostrato un rallentamento nell’aumento dei prezzi, ha riferito nel primo pomeriggio il Dipartimento del Commercio. La spesa per i consumi personali, esclusi cibo ed energia, è aumentata del 4,4% rispetto a un anno fa, in calo rispetto al 4,7% di novembre e in linea con le previsioni. Questo è stato il tasso di aumento annuo più lento dall’ottobre 2021.

Su base mensile, il cosiddetto core PCE è aumentato dello 0,3%, rispettando anche le stime. Allo stesso tempo, la spesa dei consumatori è stata persino inferiore alle stime già modeste, indicando che l’economia ha rallentato alla fine del 2022 e contribuendo alle aspettative di una recessione del 2023.

La spesa corretta per l’inflazione è diminuita dello 0,2% nel mese, peggio del calo dello 0,1% previsto da Wall Street. Il reddito personale è aumentato dello 0,2% per il mese, come previsto.

I numeri arrivano con i funzionari della Fed, che osservano attentamente per misurare l’impatto che i loro aumenti dei tassi hanno avuto sull’economia. In linea con altri dati economici recenti, mostrano che l’inflazione persiste, ma a un ritmo più lento rispetto al livello che aveva portato gli aumenti dei prezzi a metà del 2022 al ritmo più veloce in oltre 40 anni.

Tuttavia, i dati mostrano anche che la spesa dei consumatori, che guida oltre i due terzi di tutta l’attività economica degli Stati Uniti, sta diminuendo. Al netto dell’inflazione, la spesa reale dei consumatori è diminuita dello 0,3%.

“Anche se il consumo reale torna a crescere nei primi mesi di quest’anno, la fine disastrosa del trimestre precedente significa che la crescita del consumo reale nel primo trimestre sarà prossima allo zero”, ha affermato Paul Ashworth, capo economista del Nord America per Capital Economics. Ashworth ora prevede che la crescita del Pil nel primo trimestre diminuirà a un ritmo annualizzato dell’1,5%.

I consumatori potrebbero trarre un po’ di aiuto dal ritmo rallentato degli aumenti dei prezzi. L’inflazione complessiva è aumentata dello 0,1% su base mensile e del 5% rispetto a un anno fa. Questo numero, che include le componenti volatili di cibo ed energia, è il tasso annuale più basso dal settembre 2021.

“Il calo complessivo della spesa dei consumatori non è stato drammatico, e allo stesso tempo i redditi sono aumentati e l’inflazione è diminuita”, ha dichiarato Robert Frick, economista aziendale della Navy Federal Credit Union. “Soprattutto se l’inflazione continuerà a scendere a un ritmo costante, gli americani dovrebbero iniziare a sentire un po’ di sollievo finanziario quest’anno”.

L’impatto dell’inflazione sulle mosse della Fed

La Fed segue con attenzione il PCE core, in quanto questa misura tiene conto dei cambiamenti nel comportamento dei consumatori, come la sostituzione di beni a basso prezzo con altri a prezzo più elevato, ed elimina la volatilità dei prezzi di cibo ed energia. Il dato di oggi mostra il continuo spostamento delle pressioni inflazionistiche dai beni, che erano molto richiesti nei primi giorni della pandemia, ai servizi, dove tradizionalmente si concentra l’attività economica. Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, commenta:

“I dati di dicembre sull’andamento dei prezzi sulle spese per consumi confermano un rallentamento delle pressioni inflazionistiche. Tuttavia, i prezzi core rimangono ancora elevati, soprattutto su base mensile. Le nostre aspettative sulle prossime mosse della Fed sono rafforzate con il dato macroeconomico sull’inflazione di dicembre. Crediamo che il FOMC nella prossima riunione possa decidere per incrementare il costo del denaro di ‘soli’ 25 punti base, portando i tassi di riferimento dal range 4,25%-4,50% al nuovo 4,50%-4,75%, come ampiamente scontato anche dal mercato.”

I benzinai confermano lo sciopero del 25-26 gennaio dopo le accuse di speculazione

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di Alessandra Caparello

Dopo un acceso confronto con il governo, i benzinai hanno confermato lo sciopero del 25 e 26 gennaio 2023. In una nota congiunta,  le organizzazioni degli esercenti, Fegica e Figisc/Anisa, al termine dell’incontro con il Governo al ministero delle Imprese, hanno confermato l’agitazione su tutto il territorio nazionale durante le intere giornate del 25 e del 26 gennaio 2023, precisando che:

“Serve un accordo sottoscritto in sede di presidenza del Consiglio, ad indicare la collegialità dell’intero Governo e sottrarre la vertenza in atto a qualsiasi speculazione all’interno della maggioranza. In attesa delle valutazioni del Governo lo sciopero previsto per i giorni 25 e 26 gennaio è confermato. Per fare emergere serietà e competenza richiesta c’è tempo fino al minuto prima della chiusura degli impianti”.

L’Autorità garante per gli scioperi guidata da Giuseppe Santoro-Passarelli, prende atto dello stop annunciato “dalle 19.00 del 24 gennaio 2023 alle 07.00 del 27 gennaio 2023” prossimi dei gestori della rete carburanti, ritenendo regolare la formale proclamazione. Si invitano al contempo le associazioni a valutare l’opportunità di ridurre la durata complessiva della chiusura degli impianti: “al fine di limitare i disagi a cui, inevitabilmente, andrebbero incontro i cittadini utenti, a fronte di una prolungata chiusura dei distributori di carburante sulla rete ordinaria e autostradale, questa Commissione invita le Associazioni in indirizzo a valutare l’opportunità di ridurre la durata complessiva della chiusura degli impianti”.

I motivi dietro allo sciopero dei benzinai

Le associazioni spiegano così i motivi che li hanno costretti a scioperare.

“Ancora oggi il Governo non ha saputo o voluto assumere la responsabilità di prendere impegni concreti sulle questioni che direttamente possono incidere anche sui prezzi dei carburanti. Immaginando evidentemente di poter continuare ad ingannare gli automobilisti gettando la croce addosso ai benzinai. Confermato il pessimo giudizio sul decreto, pasticciato e inefficace, a cui sarà necessario mettere mano pesantemente in sede di conversione. Abbiamo proposto con serietà al Governo di assumere alcune iniziative tutte ispirate al recupero della piena legalità nel settore ed al ripristino di un sistema regolatorio certo, con l’obiettivo di adeguare efficienza e gli standard di servizio offerti agli automobilisti italiani e ottenere la proposizione di prezzi dei carburanti equi e stabilmente contenuti. Nel medio periodo è necessario l’avvio di un confronto che metta immediatamente in cantiere la riforma del settore volta a chiudere 7.000 impianti, che secondo una stima prudente sono attualmente nelle mani della criminalità più o meno organizzata, recuperare al gettito erariale circa 13 miliardi di euro sottratti ogni anno alle casse dello Stato e quindi ripristinare condizioni di mercato e concorrenza non drogate.

Più nell’immediato, deve essere urgentemente varata la norma che preveda controlli e sanzioni – attualmente inesistenti – per i titolari degli impianti che non rispettano gli obblighi di legge imposti sui contratti di gestione e gli accordi collettivi, posto che almeno il 60% dei gestori è senza contratto o con contratti illegali e condizioni economiche minime. Inoltre, è necessario che il Mit apra immediatamente il confronto sul decreto ministeriale che regola le concessioni delle aree di servizio autostradali, perché finalmente alle società concessionarie venga sottratta la possibilità di sfruttare a proprio esclusivo beneficio economico un bene in concessione pubblica come le autostrade e possano essere adeguati sia la qualità dei servizi che i prezzi attualmente fuori controllo”.

Il tutto, precisa la nota, “deve trovare collocazione all’interno di un accordo sottoscritto in sede di Presidenza del Consiglio, ad indicare la collegialità dell’intero Governo e sottrarre la vertenza in atto a qualsiasi speculazione all’interno della maggioranza”.

Immediata la reazione delle associazioni dei consumatori come l’UNC (Unione Nazionale Consumatori), il cui presidente Massimiliano Dona ha affermato:

“Pessima notizia! Vorremmo capire quali sono le concessioni del Governo in materia di sanzioni, considerato che scendevano da 516 a 500 euro e che la sospensione dell’attività era solo fittizia e teorica, visto che poteva, e non doveva, scattare solo alla quarta violazione, ossia mai. Insomma, il presupposto minimo della trasparenza è che i benzinai comunichino almeno i loro prezzi e non lo facciano in modo farlocco, come invece abbiamo denunciato anche all’Antitrust dal marzo del 2022. Se 4000 benzinai non comunicano i prezzi vuol dire che le sanzioni vanno perlomeno decuplicate.

Il Governo sembra fare l’opposto di quello che dovrebbe fare, visto che invece non concede nulla ai distributori sull’esposizione del cartello del prezzo medio, che in effetti presenza profili di illegittimità in materia di concorrenza, dato che potrebbe diventare un punto di riferimento per accordi collusivi. Molto più utile un’app che appena aperta dia i 3 distributori con i prezzi più bassi  in un raggio di chilometri predefinito dal consumatore, cosa che abbiamo chiesto di fare da oltre 1 anno all’allora Mise”.

Iran e Russia emetteranno una stablecoin garantita dall’oro

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di Gianmarco Carriol

La Russia e l’Iran stanno collaborando per emettere una nuova stablecoin garantita da riserve d’oro. Secondo l’agenzia di stampa russa Vedomosti, l’obiettivo è creare un “token della regione del Golfo Persico” che possa essere utilizzato come metodo di pagamento nel commercio estero. La stablecoin mira a sostituire le valute fiat come il dollaro statunitense, il rublo russo o il rial iraniano nelle transazioni transfrontaliere. Il token dovrebbe essere emesso sotto forma di stablecoin supportata da riserve auree, secondo Alexander Brazhnikov, direttore esecutivo dell’Associazione russa della crypto industria.

Il progetto dovrebbe operare in una zona economica speciale ad Astrakhan, dove la Russia ha iniziato ad accettare le spedizioni di merci iraniani. Tuttavia, il legislatore russo Anton Tkachev ha sottolineato che un progetto congiunto di stablecoin sarà possibile solo quando il mercato degli asset digitali sarà pienamente regolamentato in Russia. La Camera bassa del Parlamento russo ha promesso di iniziare a regolamentare le transazioni di criptovalute durante il 2023.

L’Iran e la Russia sono tra i Paesi che hanno vietato ai propri residenti l’utilizzo di criptovalute come Bitcoin e stablecoin come Tether (USDT) per i pagamenti. Tuttavia, entrambi i Paesi stanno collaborando attivamente per adottare tali strumenti per il commercio estero. Ad agosto 2022, il Ministero dell’Industria, delle Miniere e del Commercio iraniano ha approvato l’uso delle criptovalute per le importazioni nel Paese, nonostante le sanzioni commerciali internazionali in corso.

Crypto.com e Coca-Cola lanciano gli NFT dei Mondiali

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Segnalazione di Wall Street Italia

 di Gianmarco Carriol

L’exchange di criptovalute Crypto.com ha dichiarato che ospiterà sulla sua blockchain 10 mila NFT creati da Coca-Cola e dall’artista digitale GMUNK. Gli NFT sono stati prodotti tracciando tramite le cosiddette “mappe di calore”, ossia i movimenti di gioco dei giocatori durante le partite della Coppa del Mondo del Qatar 2022.

L’exchange di criptovalute ospiterà 10 mila NFT creati da Coca-Cola e dall’artista digitale GMUNK sulla sua blockchain. Gli NFT sarebbero le mappe di calore dei giocatori che giocano durante le partite della Coppa del Mondo. L’NFT “Piece of Magic” di Coca-Cola è disponibile sul sito Web Coca-Cola fun zone.

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Coca-Cola Fan Zone è l’hub digitale di Coca-Cola per la FIFA World Cup Qatar 2022. L’hub offre ai fan l’opportunità di condividere emozioni, giochi e ricordi del Mondiale di quest’anno. I contest principali della Coca-Cola Fan Zone includono la classifica, le giovani promesse e le previsioni dei tifosi, creando una competizione globale che metterà alla prova le conoscenze dei fan e consentirà di interagire tra loro.

“La Coppa del Mondo FIFA di quest’anno è stata la prima a sfruttare la tecnologia Web3”, ha affermato Steven Kalifowitz, chief marketing officer di Crypto.com , nel comunicato. E ha aggiunto:

“È un privilegio collaborare con Coca-Cola e GMUNK per commemorare queste partite storiche che saranno catturate per sempre sulla blockchain. Insieme stiamo creando una forma completamente nuova di cimeli”.

Sanatoria fiscale, quali tasse e multe si possono rottamare nel 2023?

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Segnalazione di Wall street Italia

di Pierpaolo Molinengo

Attraverso le sanatorie fiscali di multe e tasse, il Governo ha intenzione di alleggerire, almeno in parte, le tensioni che si sono create tra i cittadini e le varie entità fiscali. Le famiglie, a causa della pandemia e delle varie difficoltà finanziarie ed economiche, sono stati messe a dura prova nell’arco degli ultimi anni. Per questo le sanatorie fiscali si muovono principalmente su tre fronti:

  • ravvedimenti;
  • la risoluzione delle liti con l’Agenzia delle Entrate;
  • lo stralcio dei crediti, che sono ritenuti inesigibili.

Nell’ottica di allentare le possibili tensioni tra erario e contribuenti, l’esecutivo ha lavorato su criptovalute, multe e mini cartelle, in modo da permettere ai soggetti interessati di sanare eventuali posizioni ancora aperte.

Sanatoria fiscale, la rottamazione delle multe

Capitolo importante della sanatoria fiscale prevista dal Governo guidato da Giorgia Meloni, è la rottamazione delle pendenze fiscali. Le cartelle esattoriali, con importi inferiori a 1.000 euro gestite direttamente dall’ente di riscossione dal 2000 al 2015, possono essere rottamate. Previo accordo con gli enti locali. Attenzione, però, che le spese di riscossione devono essere rimborsate.

All’interno della rottamazione rientrano anche le multe. In questo caso le ammende devono essere pagate senza l’aggiunta delle sanzioni e degli eventuali interessi di mora. I diretti interessati hanno tempo a saldare le multe, comprensive delle eventuali spese sostenute per la riscossione, entro e non oltre il 31 luglio 2023. In alternativa è possibile scegliere il versamento in 18 rate, con un interesse pari al 2%.

Cosa succede alle controversie tributarie

Eventuali liti pendenti al 1° gennaio 2023 potranno beneficiare della sanatoria fiscale seguendo diverse procedure. Quelle che risultano essere ferme al primo grado, che corrisponde alle commissioni tributarie provinciali, possono essere definite saldando il 90% della somma richiesta dell’erario. Le pendenze giunte alle commissioni tributarie regionali possono essere chiuse versando il 40%, nel caso in cui la sentenza in primo grado abbia dato ragione al contribuente.

Nel caso in cui il contribuente abbia vinto anche in secondo grado, ha la possibilità di versare il 15%. La stessa percentuale vale anche nel caso in cui il ricorso sia arrivato in Cassazione e il contribuente abbia ottenuto ragione in entrambi i gradi di giudizio.

La rinuncia agevolata rientra nel concetto di pace fiscale. Questa è, in estrema sintesi, una sanatoria fiscale che permette al contribuente di rinunciare entro al 30 giugno 2023 alle liti fiscali, che sono arrivate direttamente in Cassazione e che abbiano come controparte l’Agenzia delle Entrate. Nel caso di rinuncia, è necessario pagare la cifra pretesa dall’erario con i relativi interessi: le sanzioni, però, sono ridotte.

Sanatorie in vista anche per gli avvisi bonari

Il legislatore ha previsto una sanatoria fiscale anche per quanti abbiano ricevuto un avviso bonario, in seguito a dei controlli automatizzati effettuati direttamente dal fisco. Quanto viene reclamato dall’Agenzia delle Entrate può essere definito in maniera agevolata, purché il termine di pagamento non sia già scaduto

Gli atti di accertamento formale possono sottostare ad un’agevolazione, nel caso in cui non siano stati impugnati dal contribuente. L’operazione deve avvenire all’interno dei termini fissati per il ricorso. In questo caso, per gli accertamenti di contestazione notificati fino al 31 marzo del 2023, le sanzioni sono ridotte da un terzo a un diciottesimo di quanto definito per legge.

Ultimo capitolo è quello riservato alle criptovalute: i guadagni ottenuti con questi investimenti non sono tassati fino a 2.000 euro. Per quanto riguarda i guadagni ottenuti fino al 31 dicembre 2021, il contribuente è tenuto a presentare una domanda di emersione e riconoscere un’imposta sostitutiva pari al 3,5%.

Dai carburanti al gas, tutti i rincari del 2023

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Segnalazione di Wall Street Italia

di Mariangela Tessa

Sempre a carico degli automobilisti, a partire da ieri, primo gennaio, c’è stato un aumento automatico dei carburanti, che da nove mesi a questa parte gode della riduzione delle accise decisa prima dal governo Draghi e poi confermata, in parte, anche dall’esecutivo Meloni. Il taglio è stato applicato per la prima volta a marzo di quest’anno con l’approvazione del decreto Ucraina bis. Sia per la benzina che per il diesel la riduzione è stata complessivamente di 30,5 centesimi, almeno fino a dicembre di quest’anno, quando con il dl Aiuti quater il taglio è stato prorogato fino al 31 del mese ma ridotto a 18,3 centesimi. Nel frattempo i prezzi sono scesi, riducendo anche l’extragettito che aveva consentito al governo di ridurre le accise (e di conseguenza l’Iva che si calcola in aggiunta). Lo sconto scadeva a fine 2022 e non è stato prorogato.

I rincari del gas, giù l’elettricità

Sul fronte delle bollette, in attesa della comunicazione dell’Arera a inizio gennaio, gli aggiornamenti potrebbero essere contrastanti. Per l’elettricità, l’Autorità per l’energia ha annunciato nel primo trimestre dell’anno un provvidenziale calo di oltre il 19%, ma per il gas l’andamento potrebbe essere opposto. Nomisma stima un aumento mensile del 20% dovuto all’andamento dei prezzi internazionali di inizio dicembre. Il calo degli ultimi giorni, seguito alla decisione sul tetto al prezzo adottata da Bruxelles, dovrebbe infatti essere recepito, stando all’analisi del centro studi, solo a partire da febbraio.

 

Usa in recessione, prevedono Burry e Fmi. Ma non andrà meglio in Ue

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di Mariangela Tessa

Il 2023 si preannuncia come un anno nero sul fronte macroeconomico con un terzo dell’economia globale, che sarà colpita dalla recessione. Lo prevedono Michael Burry, fondatore di Scion Asset Management e la direttrice generale del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva.

Le previsioni di Burry

Burry in un tweet di stamane ha affermato che l’inflazione, pur avendo raggiunto il picco massimo, è destinata a risalire in risposta agli stimoli governativi.

“Gli Stati Uniti sono in recessione per qualsiasi definizione. La Fed taglierà e il governo stimolerà. E avremo un altro picco di inflazione”.

A settembre, Burry aveva avvertito di ulteriori cali per il mercato azionario, affermando che “non abbiamo ancora toccato il fondo”. Nel secondo trimestre dell’anno scorso, la sua società ha scaricato tutta la sua esposizione azionaria, a parte una società.

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Anche l’Fmi prevede la recessione

Dal canto suo la direttrice dell’Fmi Georgieva, durante un’intervista alla Cbs, ha spiegato che tutte e tre le tre grandi economie (Usa, Ue, Cina), stanno rallentando contemporaneamente.

“Per la maggior parte dell’economia mondiale questo sarà un anno duro, più duro di quello che ci lasciamo alle spalle. Gli Stati Uniti sono i più resilienti e potrebbero evitare la recessione”. Negli Usa “vediamo che il mercato del lavoro rimane abbastanza forte. Questa è, tuttavia, una benedizione a metà, perché se il mercato del lavoro è molto forte, la Fed potrebbe dover mantenere le strette sui tassi più a lungo per far scendere l’inflazione“.

Unione europea: metà sarà in recessione

Quanto all’Unione europea, l’Fmi si attende che “la metà dei Paesi dell’Ue sarà in recessione nel corso dell’anno”, ha detto Georgieva. L’istituzione di Washington ha già rivisto al ribasso lo scorso ottobre le previsioni di crescita per il 2023, frenate in particolare dalle pressioni inflazionistiche e dai conseguenti rialzi dei tassi d’interesse da parte delle banche centrali. Ma le affermazioni di ieri, primo gennaio, di Georgieva potrebbero preludere a un ulteriore taglio delle previsioni nel prossimo aggiornamento, atteso al World Economic Forum di Davos di questo mese.

Cina: per prima volta in 40 anni crescerà meno del Pil mondiale

La Cina infine è vista in ulteriore rallentamento quest’anno. Per la prima volta da 40 anni a questa parte, ha evidenziato la direttrice dell’Fmi, la crescita annuale della Cina sarà probabilmente alla pari se non al di sotto del livello di crescita globale. E questo avrà riflessi negativi a livello globale. “Quando guardiamo ai mercati emergenti nelle economie in via di sviluppo, lì il quadro è ancora più fosco. Perché oltre a tutto il resto, vengono colpiti dagli alti tassi di interesse e dall’apprezzamento del dollaro”, conclude Georgieva.

Vale la pena ricordare che nel suo ultimo World Economic Outlook pubblicato ad aprile 2022, il Fondo monetario internazionale prevedeva una crescita globale del 3,6% nel 2022 e nel 2023, al ribasso rispetto al 4,4% e del 3,8% del report di gennaio dello stesso anno.

Pensioni: i nuovi requisiti per accedere a Quota 103

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di Pierpaolo Molinengo

Inizia a prendere forma la pensione anticipata flessibile per il 2023: stiamo parlando di Quota 103, prevista direttamente dalla Legge di Bilancio 2023. Dal 1° gennaio i lavoratori dipendenti avranno la possibilità di andare in quiescenza al compimento dei 62 anni con 41 anni di contributi.

È bene ricordare, comunque, che i diretti interessati, fino a quando non saranno in possesso dei requisiti standard – ossia i 67 anni – percepiranno un assegno previdenziale che non potrà, in nessun caso, superare cinque volte il trattamento minimo.

Pensione, ecco cosa cambia

La Legge di Bilancio dedica ampio spazio al tema delle pensioni: si passa, infatti, dall’Ape Sociale fino ad Opzione Donna. Quest’ultima, tra l’altro, è oggetto di un importante ritocco. Vengono, inoltre, stabiliti nuovi criteri per procedere alla rivalutazione delle pensioni minime.

Ad attrarre maggiormente l’attenzione dei lavoratori, però, è senza dubbio Quota 103, che permetterà di andare in pensione con 62 anni e 41 di contributi. Si tratta, in altre parole, di una sorta di Quota 41 con alcune modifiche.

Ma come funzionerà nel dettaglio questa nuova misura? A spiegarlo è stata la stessa Giorgia MeloniPresidente del Consiglio, che nel corso della conferenza stampa di presentazione della Manovra ha affermato che “chi decide di entrare in questa finestra, fino a maturazione dei requisiti, non potrà prendere una pensione superiore a cinque volte la minima”. In altre parole questo significa che, quanti hanno intenzione di andare in pensione tra i 62 ed i 67 anni, riceveranno un assegno previdenziale che non potrà superare un determinato limite.

Quota 103 ha un altro limite: fino a quando non vengono maturati i requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia, non è cumulabile con i redditi da lavoro dipendente o autonomo. L’unica eccezione è rappresentata da quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale, che devono, comunque, rimanere al disotto dei 5.000 euro lordi l’anno.

Un premio per chi rimane al lavoro

Chi dovesse decidere, invece, di non andare in pensione e volesse rimanere al lavoro – anche se è in possesso dei requisiti per l’anticipata – riceverà un bonus. Questa sorta di premio è costituita da un esonero contributivo del 10%, che permette un aumento dello stipendio della stessa misura.

La Manovra contiene anche la proroga dell’Ape Sociale e di Opzione Donna, anche se in quest’ultimo caso sono state introdotte alcune modifiche. Sostanzialmente, quindi, viene confermata la pensione per i lavori usuranti, disoccupati, invalidi e caregivers.

Per quanto riguarda Opzione Donna, invece, è importante segnalare che le lavoratrici avranno la possibilità di andare in pensione con 35 anni di contributi. Devono, però, accettare il calcolo contributivo dell’assegno previdenziale, nei seguenti casi:

  • a 58 anni d’età per donne con due o più figli;
  • a 59 anni con un figlio;
  • a 60 anni negli altri casi.

Sicuramente queste novità sono particolarmente interessanti per i lavoratori. Giorgia Meloni ha comunque ribadito che l’obiettivo dell’esecutivo è quello di procedere verso una nuova riforma delle pensioni, che sarà completata entro la fine del prossimo anno. Le misure che vengono introdotte come la Legge di Bilancio 2023 sono transitorie, perché, in questo momento, i tempi sono troppo stretti per completare una riforma previdenziale.

Pace fiscale, come funziona ed entro quando aderirvi

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di Pierpaolo Molinengo

Come funziona la pace fiscale? Ma soprattutto quali sono le caratteristiche che contraddistinguono la sanatoria delle liti pendenti? Il nuovo esecutivo ha intenzione di smaltire il lavoro delle autorità competenti, che sono alle prese con almeno decine di migliaia di impugnazioni. Attraverso la definizione agevolata, si vogliono portare nuove risorse economiche all’erario.

ricordiamo che nel concetto di pace fiscale rientra anche il capitolo connesso alla sanatoria delle liti tributarie. Lo scopo è quello di andare a ridurre le almeno 47mila impugnazioni, sulle quali la Corte di Cassazione è stata chiamata a statuire.

Pace fiscale, la rottamazione delle cartelle esattoriali

La pace fiscale è, a tutti gli effetti, una rottamazione delle cartelle esattoriali, alle quali i contribuenti, in questi anni, hanno provveduto a fare opposizione. Queste vere e proprie liti, possono essere chiuse pagando delle cifre che oscillano dal 5% al 20% del valore della lite.

La principale condizione che deve essere rispettata, per poter accedere a questa pace fiscale, è che il contribuente abbia ottenuto ragione presso la Commissione Tributaria Provinciale o presso la Commissione Tributaria Regionale.

Sostanzialmente il funzionamento della pace fiscale è strettamente legato al grado di giudizio, che ha dato torto all’Agenzia delle Entrate. A questo punto entrano in gioco due diversi meccanismi:

  • nel caso in cui l’Agenzia delle Entrate risulti sconfitta in uno solo dei due gradi di giudizio (presso la commissione provinciale o quella regionale), la lite può essere annullata per somme fino a 50.000 euro, pagando un importo pari al 20% di quello vantato dal fisco;
  • nel caso in cui l’Ade dovesse risultare sconfitta in entrambi i gradi di giudizio è possibile annullare le cartelle esattoriali fino ad un massimo di 100.000 euro, versando il 5% del valore della controversia.
Entro quando è possibile aderire

Attenzione, però, che i tempi per poter aderire alla pace fiscale sono particolarmente stretti. I diretti interessati hanno tempo per chiedere la sanatoria fino al 16 gennaio 2023. Sono, quindi, complessivamente 120 giorni a partire dal 16 settembre 2022, la data in cui è entrata in vigore la Legge n. 130/2022, con la quale venivano normate le nuove disposizioni in materia di processi tributari.

Per poter accedere alla pace fiscale è necessario presentare un’apposita domanda, così come è stato deliberato direttamente dall’Agenzia delle Entrate, attraverso il provvedimento 356446/2022. È necessario compilare l’apposito formulario ed inviarlo via Pec direttamente alla sede dell’Agenzia delle Entrate competente.

Nel momento in cui il contribuente deposita la domanda per la pace fiscale, deve provvedere a versare il 5% o il 20% del valore della lite. Da questo importo è necessario sottrarre quanto già versato in precedenza. Nel caso in cui siano già state versate delle somme superiori a quella dovuta, non sono previsti dei rimborsi.

È possibile presentare la domanda, per la definizione agevolata, per le liti che erano già pendenti presso la Corte di Cassazione fino alla data del 16 settembre 2022. Per essere considerate pendenti, il contribuente deve avere ricevuto notifica del ricorso alla medesima data.

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