Non è Stati Uniti contro Assad: è Stati Uniti contro Iran

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di Redazione

Lo sforzo di chi cura questo sito di matrice cattolico-tradizionalista ovvero cattolico integrale è quello di aiutare a comprendere i fatti che accadono nel mondo. Noi non diamo “definizioni magisteriali”, non produciamo “bolle papali”, detestiamo l’intellettualismo di nicchia e i pistolotti che non legge nessuno. Amiamo l’attualità perché cercando di approfondire quella riteniamo di poter mantenere i piedi per terra, con realismo e pragmatismo, evitando voli pindarici e derive di varia natura, che ci sembrano grottesche, quali l’ecumania per far cassa, la massonemania che vede logge anche nella tazzina del caffè, la complottomania che non vede MAI i fatti come sono ma PER FORZA con una dietrologia, il nostalgismo per epoche storiche morte, che non torneranno mai più, la “macchiettizzazione” della Tradizione, attraverso ipocriti personalismi. Gli articoli che ci vengono segnalati o quelli che scriviamo noi sono solo contributi alla ricerca della Verità o aspre critiche alla modernità, nel solco di scrittori, autori, pensatori autorevoli che ci hanno preceduti.

Lo facciamo con lo stile proprio dei laici impegnati pubblicamente, quindi giornalistico o saggistico e, ovviamente, non tutto ciò che pubblichiamo di altri autori comporta l’adesione al loro pensiero o alle loro azioni. Questa non è la Pravda né l’Osservatore Romano. E’ uno spazio libero, alle volte provocatore, non è mainstream, segue una linea ben chiara, che è cattolico-integrale ed identitaria, aperta alle critiche costruttive. Sappiamo che la maggior parte dei nostri numerosi lettori (circa 2.000 giornalieri in media, ma con picchi molto alti, che giungono ai 10.000 in alcune occasioni)  lo sa e ce lo testimonia. Sappiamo che non si può piacere a tutti e che fa parte del “gioco”. Per coloro che si ostinano a non voler capire questa linea di indirizzo: ce ne facciamo una ragione.

di Tim Black

Non è Stati Uniti contro Assad: è Stati Uniti contro Iran

Fonte: Comedonchisciotte

Se c’è un qualcosa che possa essere indicativo su quanto siano stati superficiali e provocatori gli attacchi aerei contro la Siria, questo è il rifiuto quasi disperato degli Stati Uniti e dei suoi alleati ad assumersi la responsabilità per le conseguenze, intenzionali o meno, degli attacchi.

Ci è stato detto che si è trattato di una missione mirata, auto-sufficiente, e che i suoi obiettivi sono stati completamente soddisfatti. Jim Mattis, il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, ha definito gli attacchi “isolati” e niente più di questo. Fatto ancor più rivelatore, Boris Johnson, Segretario agli Esteri del Regno Unito, ha affermato che gli attacchi erano limitati a prevenire che il “tabù” delle armi chimiche fosse intaccato, affermando che “la guerra siriana andrà avanti come prima”. Continua a leggere

Ci siamo: la UE crea una rete di censori. La libertà d’opinione è in pericolo!

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di Marcello Foa

Ci siamo: la UE crea una rete di censori. La libertà d’opinione è in pericolo!

Fonte: Marcello Foa

E’ da un anno e mezzo che l’Unione europea e gli Stati Uniti preparano il terreno. E ora ci siamo: tra non molto avremo una rete di fact-checkers, naturalmente indipendenti, naturalmente rispettosi di un rigoroso codice etico e naturalmente dediti alla causa suprema: la lotta alle fake news ovvero del mostro che agita i sonni dell’establishment.
Tutto questo, in realtà, come ripeto da tempo, ha un solo scopo: legittimare l’introduzione della censura, limitare l’impatto e la diffusione di idee non mainstream, naturalmente negando che di censura si tratti. Ma così sarà: non c’è vera democrazia quando qualcuno si arroga il diritto di decide cos’è vero e cos’è falso,  e rendendo inviolabile e  sacra, quella che in realtà una pericolosissima forma di strabismo, perché si addita solo una parte del problema, le fake news veicolate dai social media, e si ignora il vero scandalo, che è rappresentato dalla manipolazione delle notizie creata all’interno dei governi, il cui impatto è infinitamente superiore. Qualunque frottola sulla Siria, sull’Ucraina, sulla Grecia resta rigorosamente impunita, purché abbia origine dentro a un’istituzione, proprio quelle istituzioni che ora pretendono, per il nostro bene, di limitare i confini della libertà di espressione.
L’Unione europea ieri ha compiuto un altro fatale passo, annunciando misure, “propedeutiche”, in attesa di ulteriori “messe a punto”, già annunciate per dicembre. L’impostazione è soft, per non allarmare le masse e infatti pochi media ne hanno parlato; l’esito, però, è scontato. Non può essere altrimenti quando si annuncia, come ha fatto il commissario Ue alla Sicurezza Julian King che

La manipolazione della pubblica opinione attraverso le fake news è una minaccia reale alla stabilità e alla coesione delle nostre società europee

annunciando

la creazione prima dell’estate di una rete europea indipendente di fact-checkers e a settembre di una piattaforma europea sulla disinformazione per aiutarli nel loro lavoro. Inoltre Bruxelles lancerà un nuovo bando quest’anno per la produzione e la diffusione di informazione di qualità sull’Ue attraverso notizie fondate sui dati.

Già, ma quali verifiche? Quali dati? Quelli certificati da Macron o dal Dipartimento di Stato americano che hanno deciso di bombardare la Siria senza prove, solo sulla base di notizie riportate dai media e dai social media? Quelli diramati da Ong che pur presentandosi come non governative in realtà sono finanziate dai governi occidentali, diventando uno strumento dissimulato ma molto efficace nell’ambito delle moderne guerre asimmetriche?
King ha varato anche misure per i social media da Facebook e Twitter, proprio mentre Zuckerberg, al Parlamento europeo, annunciava la creazione di un piccolo esercito di ventimila guardiani per garantire la correttezza delle “elezioni europee del 2019″ ovvero per togliere linfa e visibilità a idee e movimenti sovranisti e critici nei confronti della Ue. Dunque per limitare dall’alto la libertà d’opinione, come accade solo nei regimi autoritari.
Purtroppo si conferma lo scenario che abbiamo delineato Alberto Bagnai, Vladimiro Giacché e il sottoscritto, durante l’affollatissima conferenza che si è svolta sabato scorso a Roma, organizzata da L’intellettuale dissidente e dall’associazione a/simmetrie. Una conferenza che ha suscitato l’entusiasmo de presenti e che potete seguire grazie a Byoblu di Claudio Messora, che l’ha filmata.
La battaglia che si profila per un’informazione davvero libera sarà dura, molto dura. E avremo bisogno, come non mai, del vostro sostegno.
Ecco il video, buona visione:
https://www.youtube.com/watch?v=SPakayBRjac 

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Non è successo niente in Siria, l’Occidente è perduto

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di Pierrick Tillet

Non è successo niente in Siria, l’Occidente è perduto

Fonte: controinformazione

Mi sento un po’ rassicurato perché non è successo nulla. Se seguivi la stampa anglo-americana, cosa che faccio ogni mattina, ti trovavi in un’escalation anti-russa. Infatti quello che risultava dopo le vicende d’Inghilterra, che risultava nel discorso, era una sorta di crescente russofobia assolutamente misteriosa e che meriterebbe un’analisi. E gli ultimi sviluppi diplomatici sono stati che gli americani e Trump hanno tweettato minacciando un massiccio attacco, ecc. E i russi che hanno detto: State bene a sentire, se è così, useremo la nostra difesa antiaerea e questo sistema che spaventa tutti, il sistema S400 che sembra sia il miglior sistema di difesa terra-aria del mondo.

A quel punto c’era semplicemente la possibilità di una guerra più grande e di una sorta di resa dei conti, le carte scoperte alla fine di una partita di poker, dal momento che in realtà non si sa di cosa i russi sono capaci. L’S400 potrebbe essere in grado di distruggere in aria tutto ciò che vola e in dieci minuti ci sarebbe stata la fine dell’impero americano. O ci sarebbe stato il fallimento degli S400 e gli Stati Uniti si sarebbero scatenati di nuovo.

Ebbene, abbiamo sparato petardi, abbiamo negoziato con i russi. C’era stata una dinamica anti-russa che montava e, alla fine, gli americani, i britannici e i francesi hanno colpito là dove i russi li hanno autorizzati a colpire. Dunque siamo tornati al nulla. Allo stato attuale delle informazioni, mi sento piuttosto rassicurato. Continua a leggere

Attacchi sulla Siria: le fallite bugie americane sulle armi di distruzione di massa e “l’approccio israeliano”

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di Tony Cartalucci

Attacchi sulla Siria: le fallite bugie americane sulle armi di distruzione di massa e “l’approccio israeliano”

Fonte: Comedonchisciotte

Gli Stati Uniti non sono riusciti ad ottenere il sostegno pubblico per un attacco in Siria come risposta ad un presunto attacco con armi chimiche a Douma, nord-est di Damasco. Sembra quindi che abbiano immediatamente aggirato l’ONU ed il diritto internazionale, dando il compito ai propri delegati a Tel Aviv di svolgere per proprio conto gli attacchi iniziali contro la base aerea siriana T-4.

La CBS, nel suo articolo “Gli Stati Uniti negano l’attacco missilistico in Siria, la Russia dice che è stata Israele“, afferma:

I missili hanno colpito una base aerea nella Siria centrale lunedì mattina. Il Pentagono ha però sùbito smentito le affermazioni dei media siriani, secondo i quali gli attacchi sono stati “un’aggressione americana”. Dopo che un gruppo di monitoraggio sulla guerra ha dichiarato che negli attacchi sono stati uccisi dei miliziani sostenuti dall’Iran, la Russia ha accusato i jet israeliani.

Un attacco israeliano è comunque un attacco americano

Indipendentemente da chi abbia effettivamente condotto l’attacco, questo è stato ordinato dagli Stati Uniti. Continua a leggere

Putin è davvero colpevole? Qualcosa proprio non torna nel caso Skripal

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di Marcello Foa 

Putin è davvero colpevole? Qualcosa proprio non torna nel caso Skripal

Fonte: Marcello Foa

Siamo proprio sicuri che ad avvelenare l’ex spia Skripal e sua figlia siano stati i russi? Permettetemi di avanzare più di un dubbio esaminando con attenzione le notizie uscite finora. I punti che non tornano sono questi:

Primo. Qual è il movente? Quale l’interesse per Putin? Mi spiego: tutti riconoscono al presidente russo grande sagacia nel calibrare le sue mosse. Eccelle sia nella strategia che nella tattica. Da tempo sappiamo che gli Stati Uniti (i quali trainano l’Europa) sono impegnati in un’operazione di logoramento del Cremlino volto a ottenerne un riallinamento su posizioni filoamericane, che potrà essere ottenuto con certezza solo attraverso un cambio di regime ovvero con l’uscita di scena di Putin. Siccome una rivolta colorata è inattuabile, lo scenario è quello di rendere insostenibile il peso delle sanzioni e dell’isolamento internazionale, inducendo le élite russe a ribellarsi al presidente appena rieletto.

In questo contesto, ogni pretesto viene sfruttato per innervosire o indebolire Putin. Conoscendo l’obiettivo finale, bisogna chiedersi: ma che interesse aveva il presidente russo a tentare di eliminare un’ex spia, peraltro fuori dai giochi, ricorrendo al più spettacolare dei tentativi di omicidio, l’unico che – dopo la vicenda del pollonio – tutto il mondo avrebbe attribuito al Cremlino? Ne converrete: non ha senso. Diplomaticamente sarebbe stato un suicidio, perché avrebbe offerto all’Occidente lo spunto per un’ulteriore campagna antirussa, che infatti si è puntualmente verificata. No, Putin non è leader da commettere questi errori. Continua a leggere

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