Libia-Siria: per chi tifano, per chi tifare
di Fulvio Grimaldi
Amici, anche stavolta siamo lunghi. Perdono. Comunque per 15 giorni sono fuori e, dunque, c’è tempo per piano piano farcela. Se credete.
di Fulvio Grimaldi
Amici, anche stavolta siamo lunghi. Perdono. Comunque per 15 giorni sono fuori e, dunque, c’è tempo per piano piano farcela. Se credete.
di Alessio Trovato
Fonte: Sputnik
La generazione dai quarantenni in sù penso se la ricordi. C’era una volta una sinistra che parlava di Palestina, criticava il capitalismo, aborriva l’imperialismo, lottava per i diritti dei lavoratori e dei più deboli, voleva uno Stato forte, autorevole, capace di difendere tutte le classi sociali ed erogare servizi. Poi a un certo punto…
Ad un certo punto apri i giornali e leggi: “Il populismo è destra, la peggiore destra. Quella contro la quale un galantuomo come John McCain ha combattuto fino all’ultimo.”
Cioè, a un certo punto quella sinistra lì è sparita. Al suo posto è comparsa una ‘sinistra’ che parla di globalizzazione come del Santo Graal, è neoliberista come mai nessuno prima, bombarda Belgrado con la NATO senza risoluzione ONU, sanziona Russia e Siria senza passare dal Parlamento, si fissa con i diritti civili e dimentica completamente quelli sociali, definisce Soros un ‘filantropo’, si auspica maggiori controlli e censure sui social, parla di democrazia e libertà di espressione però se voti come ti pare ti dà del populista, se parli di sovranità nazionale ti dà del fascista e del razzista se ti preoccupi della difesa delle frontiere.
E piange McCain. Anzi, ti spiega che combatteva al tuo fianco, era lui che ti difendeva dalle destre perchè era lui quello che in caso di necessità poteva aiutarti ad organizzare l’ennesima rivoluzione colorata contro il tuo nemico politico. Perdere quindi non solo l’identità di sè ma anche quella del vero avversario. Continua a leggere
Segnalazione del Centro Studi Federici
Segnalazione del Centro Studi Federici
di Tony Cartalucci

Fonte: Aurora sito
Israele ha ripetutamente colpito la Siria con missili e razzi, lo scambio più recente ebbe luogo dopo che Israele dichiarò che “razzi iraniani” avevano colpito posizioni dell’esercito israeliano nelle alture del Golan che occupa illegalmente. Titoli, come dell’Indipendent, “Israele e Iran sull’orlo della guerra dopo il bombardamento della Siria in risposta al presunto attacco sul Golan“, tentano di ritrarre l’aggressione israeliana come autodifesa. L’Independent, tuttavia, non forniva alcuna prova a conferma delle pretese israeliane. Per facciata, con l’Iran che lancerebbe inspiegabilmente missili contro Israele, non provocato e non ottenendo alcun vantaggio tattico, strategico o politico, la credibilità della narrativa d’Israele viene ulteriormente erosa. Ma forse è la pubblica politica degli Stati Uniti che designa Israele provocatore ostile incaricato d’espandere la guerra per procura di Washington contro Damasco, a rivelare il gioco letale e ingannevole che Israele e i media occidentali giocano. Per anni, i politici statunitensi hanno ammesso sui loro giornali che gli Stati Uniti desiderano un cambio di regime in Iran cercando di provocare una guerra per ottenerlo. Continua a leggere
di Paolo Sensini

Fonte: Paolo Sensini
Israele si conferma ancora una volta tra i maggiori vettori d’instabilità del Vicino e Medio Oriente: non solo ha sostenuto i tagliagole jihadisti di al-Nusra (al-Qa’ida in Siria) sulle Alture del Golan per propri calcoli strategici, ma effettua centinaia di attacchi missilistici e provocazioni contro i vicini siriani fin dagl esordi della cosiddetta Primavera Araba nel 2011. L’ultimo dei quali fatto l’8 maggio con lancio di missili contro una base siriana alla perferia Sud di Damasco. Adesso però che in Siria i suoi piani per sovvertire il regime di Assad si sono infranti contro il muro, Israele vuole a tutti i costi riaprire un altro fronte di guerra contro l’Iran. Con quali motivi? Semplice, perché come ha illustrato il premier Netanyahu la repubblica islamica starebbe portando avanti un programma di sviluppo atomico. Ma non c’è alcuna prova concreta a suffragio di questa tesi, salvo un certo numero di materiali trafugati dal Mossad in un deposito governativo iraniano risalenti al periodo 1999-2003. Così un eventuale attacco militare al Paese degli Ayatollah avrebbe buone probabilità di rivelarsi come una nuova edizione di quanto successo con le armi di distruzione di massa in Iraq. Da questo punto di vista la decisione unilaterale del presidente Trump di chiudere l’accordo internazionale sul nucleare iraniano, che peraltro non ha mai comportato la fine delle sanzioni contro la Repubblica islamica da parte degli Stati Uniti, è un suggello della manovra israeliana. Nel bel mezzo di questa sarabanda politico-mediatica che minaccia di trascinare il mondo nel baratro, c’è tuttavia un non-detto che i Paesi occidentali, ma anche gli alleati islamici d’Israele nella regione come l’Arabia Saudita, non si sognano certamente di denunciare: ossia che lo Stato ebraico si è costruito nei decenni passati un arsenale atomico di circa 250 testate nucleari, il tutto nel silenzio più assoluto e senza permettere che i suoi laboratori venissero mai ispezionati da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEIA). Ma il problema sono sempre gli arsenali degli “altri”, senza peraltro neppure uno straccio di prova concreta, mai quelli in possesso degli israeliani. Insomma l’ennesimo siparietto in cui il bue dice cornuto all’asino. Ma a forza di giocare col fuoco, può capitare di rimanere bruciati. E, a ben guardare, non ci siamo poi così lontani. Continua a leggere
di Paolo Sensini

Fonte: Paolo Sensini
Chissà perché le chiamano Organizzazioni non governative, meglio conosciute con la sigla ONG? La quasi totalità di esse sono infatti emanzioni dirette di Stati che, non potendo o volendo più entrare in prima persona come attori nei conflitti che scatenano ovunque, si sono inventati questa formula «umanitaria» che funziona decisamente meglio con lo storytelling giornalistico e televisivo. Prendiamo per esempio il caso dei fotogenici Caschi Bianchi, balzati agli onori della cronaca con la guerra in Siria. Cosa sappiamo di questi personaggi capeggiati da James Le Mesurier, già ufficiale dell’esercito inglese e funzionario dell’Intelligence Service di Sua Maestà? Che sono un gruppo pagato dal 2013 con circa 32 milioni di dollari dall’USAID, più altre decine ricevuti dai governi britannico, olandese, francese e delle immancabili feudo-monarchie del Golfo. Sono la capofila di una serie di cosiddette ONG, ma più proriamente OG (Organizzazioni governative), finanziate da Washington e Londra «per una transizione politica pacifica in Siria». E sottolineiamo pacifica. La stessa organizzazione, per capirci, che ha denunciato gli ultimi due «attacchi chimici contro i civili» addebitandoli al governo siriano, come quello nella periferia di Khan Sheikhoun nell’aprile del 2017 e l’ultimo del 4 aprile a Duma, alle porte di Damasco. Attacchi che, in entrambi i casi, prima ancora di stabilire la reale dinamica dei fatti sono stati oggetto di bombardamenti da parte della trimurti franco-inglese-statunitense. Quindi i Caschi bianchi, come centinaia di altre organizzazioni dello stesso tipo, non sono altro che una longa manus di governi e servizi segreti i quali non possono (o non vogliono) più arrivare direttamente con i propri militari sul terreno dello scontro. Una copertura, insomma, e neppure troppo ben riuscita, che da un po’ di anni viene usata sistematicamente negli scenari più infuocati. Ora i «volontari» coi caschetti bianchi denunciano un nuovo possibile attacco chimico contro i tagliagole jihadisti nella provincia di Idlib, a Nord-Ovest della Siria, addebitandone questa volta la responsabilità a un’incursione aerea dei russi. Vero, non vero, poco importa. Anche perché, come si è poi sempre verificato, non vi è mai stata alcuna responsabilità in attacchi chimici da parte di Bashar al-Assad, ma ormai i bombardamenti «punitivi» degli occidentali erano avvenuti e chi si è visto si è visto. Dopo l’esempio dei casi citati non ci vuole molto a immaginare quali potranno essere gli esiti del nuovo caso denunciato a Idlib, ma a forza di provocazioni potrebbe succedere che i russi decidano di rispondere pan per focaccia. E a quel punto è difficile immaginare quali saranno gli sviluppi. O forse ce l’immaginiamo benissimo. Continua a leggere
di Sergey Lavrov

Fonte: Panorama
In un’intervista esclusiva a “Panorama” in edicola il 3 maggio, il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov, da quasi 15 anni stretto collaboratore di Putin, accusa gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e un gruppo «piccolo ma molto aggressivo» di Paesi europei russofobi. Devono rassegnarsi, dice, il mondo non è più loro. E dà la sua versione sugli avvelenamenti di Salisbury e sull’uso di armi chimiche da parte del regime siriano. «Il G7 ormai è inadeguato, un modello per il futuro è l’intesa Mosca-Pechino».
Lavrov, nell’intervista parla di tutti i principali temi che hanno visto la Russia protagonista negli ultimi mesi, dagli avvelenamenti delle spie in Inghilterra alla Siria, dagli Stati Uniti ai rapporti con l’Europa.
Ecco alcuni passaggi della lunga intervista che si può leggere in versione integrale sul settimanale: Continua a leggere
di Bruno Guigue

Fonte: controinformazione
Israele bombarda nuovamente la Siria, Israele semplifica il suo processo di impegno militare, Israele accusa l’Iran di possedere armi nucleari … Senza dubbio, vediamo: Israele è la pace, l’amore tra le persone e la luce delle nazioni. Un’entità metafisica investita di prerogative straordinarie, ha il diritto di bombardare chi vuole quando vuole.
Per ottenere questa impunità, è vero che lo stato colonizzatore ha colonizzato tutti: Washington, Parigi, Londra e persino l’ONU. Nel frattempo, questa entità bombarda la Siria, causando addirittura un’escalation devastante. È incredibile, ma il fuoco del missile del 30 aprile è la centesima operazione israeliana contro la Siria dal 2013.
Quando si attaccano le installazioni militari siriane, tuttavia, I leader sionisti sospettano che Damasco e Teheran (anche indicati) finiranno per vendicarsi. Non è sfuggito loro che un aereo israeliano (due, secondo alcune fonti) è stato abbattuto a febbraio, né che la difesa aerea siriana ha respinto gran parte dei missili lanciati il 14 aprile dal trio neocoloniale (USA-GB-Francia). Continua a leggere
di Redazione
Lo sforzo di chi cura questo sito di matrice cattolico-tradizionalista ovvero cattolico integrale è quello di aiutare a comprendere i fatti che accadono nel mondo. Noi non diamo “definizioni magisteriali”, non produciamo “bolle papali”, detestiamo l’intellettualismo di nicchia e i pistolotti che non legge nessuno. Amiamo l’attualità perché cercando di approfondire quella riteniamo di poter mantenere i piedi per terra, con realismo e pragmatismo, evitando voli pindarici e derive di varia natura, che ci sembrano grottesche, quali l’ecumania per far cassa, la massonemania che vede logge anche nella tazzina del caffè, la complottomania che non vede MAI i fatti come sono ma PER FORZA con una dietrologia, il nostalgismo per epoche storiche morte, che non torneranno mai più, la “macchiettizzazione” della Tradizione, attraverso ipocriti personalismi. Gli articoli che ci vengono segnalati o quelli che scriviamo noi sono solo contributi alla ricerca della Verità o aspre critiche alla modernità, nel solco di scrittori, autori, pensatori autorevoli che ci hanno preceduti.
Lo facciamo con lo stile proprio dei laici impegnati pubblicamente, quindi giornalistico o saggistico e, ovviamente, non tutto ciò che pubblichiamo di altri autori comporta l’adesione al loro pensiero o alle loro azioni. Questa non è la Pravda né l’Osservatore Romano. E’ uno spazio libero, alle volte provocatore, non è mainstream, segue una linea ben chiara, che è cattolico-integrale ed identitaria, aperta alle critiche costruttive. Sappiamo che la maggior parte dei nostri numerosi lettori (circa 2.000 giornalieri in media, ma con picchi molto alti, che giungono ai 10.000 in alcune occasioni) lo sa e ce lo testimonia. Sappiamo che non si può piacere a tutti e che fa parte del “gioco”. Per coloro che si ostinano a non voler capire questa linea di indirizzo: ce ne facciamo una ragione.
di Tim Black

Fonte: Comedonchisciotte
Se c’è un qualcosa che possa essere indicativo su quanto siano stati superficiali e provocatori gli attacchi aerei contro la Siria, questo è il rifiuto quasi disperato degli Stati Uniti e dei suoi alleati ad assumersi la responsabilità per le conseguenze, intenzionali o meno, degli attacchi.
Ci è stato detto che si è trattato di una missione mirata, auto-sufficiente, e che i suoi obiettivi sono stati completamente soddisfatti. Jim Mattis, il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, ha definito gli attacchi “isolati” e niente più di questo. Fatto ancor più rivelatore, Boris Johnson, Segretario agli Esteri del Regno Unito, ha affermato che gli attacchi erano limitati a prevenire che il “tabù” delle armi chimiche fosse intaccato, affermando che “la guerra siriana andrà avanti come prima”. Continua a leggere
Nessun prodotto nel carrello.
Il tuo account verrà chiuso e tutti i dati verranno eliminati in modo permanente e non potranno essere recuperati. Sei sicuro?