Le consacrazioni episcopali dei lefebvriani

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di Redazione

Riceviamo per la pubblicazione questo commento dell’avvocato abruzzese Pietro Ferrari, militante cattolico attivo da decenni, già allievo del Prof. Giacinto Auriti all’Università di Teramo. Il contenuto è, evidentemente, condivisibile nel mare magnum delle varie posizioni pubbliche assunte, da religiosi e laici, su questo argomento. 

Cogliamo l’occasione per evidenziare che, anche in questo caso, si è verificato quanto Matteo Castagna ha scritto nel suo libro di successo “All’estrema destra del Padre” (ed. Solfanelli, 2025, pag. 158, Euro 12,00) laddove sostiene che i “conciliari conservatori” sono sempre i peggiori perché sembrano tradizionalisti, ma, in realtà, sono solo modernisti col freno a mano tirato.

Il “card.” Robert Sarah, notoriamente conservatore, bi-ritualista, critico su alcune posizioni progressiste, ma sempre fedele al Conciliabolo Vaticano II, interpretato alla luce di casa sua, e soprattutto fallibilista, forse inconsapevole, sul tema dell’Autorità petrina, ha espresso, sulla rivista “Le Journal Du Dimanche” «viva inquietudine e profonda tristezza» per le annunciate consacrazioni lefebvriane senza mandato pontificio: «Si dice che questa decisione, che disobbedirebbe alla legge della Chiesa, sarebbe motivata dalla legge suprema della salvezza delle anime: suprema lex, salus animarum» – ha incalzato Sarah – «ma la salvezza è Cristo e Lui si dona solo nella Chiesa. Come si può pretendere di condurre le anime alla salvezza attraverso vie diverse da quelle che Lui stesso ha indicato? È volere la salvezza delle anime strappare il corpo mistico di Cristo in modo forse irreversibile? Quante anime rischiano di perdersi a causa di questa nuova rottura?».

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Il nostro Circolo Christus Rex ha chiesto un’opinione al suo Responsabile Nazionale Matteo Castagna: “Non considerando le milioni di anime che rischiano di perdersi e quelle che si sono già perse seguendo la “Contro-Chiesa” o “deep Church” uscita numericamente vincente al Conciliabolo Vaticano II, egli considera sbagliate le consacrazioni senza l’autorizzazione del Papa, quindi si pone a sinistra della Fraternità, assieme a tutto l’arco conciliare, incluso quello progressista, con le stesse motivazioni: loro non vedono alcuno stato di necessità, come evidente che sia per gli eredi spirituali degli apostati modernisti conciliari. Si verifica, dunque, quello che ho scritto recentemente nel mio libro: sul più bello, i conservatori passano sempre dalla parte dei progressisti. In questo caso, sono a braccetto nelle motivazioni.

Sarah ha ragione a dire che le consacrazioni senza mandato del legittimo Sovrano Pontefice sono valide ma illecite, ma si dimostra, nell’errore, più lefebvriano dei lefebvriani: rifiuta di riconoscere lo stato di necessità oggettivo, dato dalla vacanza della Sede Apostolica per eresia manifesta, ex can. 188.4 del Codice di Diritto Canonico Pio-Benedettino del 1917 e, a cascata, di tutte le altre autorità inferiori a quella del Papa.

Lo stato di necessità c’è perché dalla fine del Conciliabolo Vaticano II (1965), che ha sostituito la legge della Chiesa con quella Modernista (“sintesi di tutte le eresie”, San Pio X) la Fede è cambiata, la dimensione visibile della stessa ha iniziato, conseguentemente, a ridursi, anche per la riforma dei riti del 1968, quindi lo stato di crisi è talmente grande, palese e senza precedenti (ad eccezione, forse, del lungo periodo di apostasia dell’arianesimo), da indurre i veri vescovi rimasti a continuare la successione apostolica, col motivo più grave, garantito dal diritto della Chiesa, dell’assenza di vere autorità cattoliche nei Sacri Palazzi.

Certo, la Fraternità, prevedibilmente, è giunta nel vicolo cieco che presumeva per altri: come consacrare nuovi vescovi, senza il mandato del Capo dei Conciliari, riconosciuto, però, ufficialmente, come vero Papa? Se c’è il legittimo Papa, che ha la prerogativa di decidere in merito, non c’è lo stato di necessità che i lefebvriani invocano, né alcun motivo di chiedere carità, senza Verità. Grazie a Dio, nel mondo, ci sono veri vescovi che garantiscono l’indefettibilità e conferiscono il sacerdozio, perché a Roma non c’è seduto il legittimo Successore di San Pietro, ma il Presidente della “chiesa sinodale”. Dunque, gentili Sarah e Muller, pregate sì, con noi del piccolo gregge rimasto fedele, perché la Fraternità abbia il coraggio di rompere con l’assurda ambiguità dottrinale, che tante scissioni ha provocato nei decenni, attraverso un solenne atto di dichiarazione della Sede Vacante, quindi proceda, in reale stato di necessità, a consacrare nuovi Principi della Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana”.

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dell’Avv. Pietro Ferrari

La risposta incredibile della FSSPX a Fernandez, in sintesi:
“… anche se non si riesce a trovare un accordo, scambi fraterni favoriscono la conoscenza reciproca, permettono di affinare e approfondire le proprie argomentazioni, di comprendere meglio lo spirito e le intenzioni che animano le posizioni dell’interlocutore, soprattutto il suo reale amore per la Verità, per le anime e per la Chiesa. Ciò vale, in ogni circostanza, per entrambe le parti.”
Qui tra “parti” diverse pare si invochi una sorta di ecumenismo (?) ☝
” Per queste ragioni, nella consapevolezza condivisa che non possiamo trovare un accordo sulla dottrina, mi sembra che l’unico punto sul quale possiamo incontrarci sia quello della carità verso le anime e verso la Chiesa. “
Qui contraddizione palese rispetto a prima perché si paventano scomuniche e si mette (come i modernisti?) la “carità” sopra la dottrina☝
” Nel corso dell’ultimo decennio, papa Francesco e Lei stesso avete ampiamente promosso «l’ascolto» e la comprensione di situazioni particolari, complesse, eccezionali, estranee agli schemi ordinari. Avete pure auspicato un uso del diritto canonico che sia sempre pastorale, flessibile e ragionevole, senza pretendere di risolvere tutto mediante automatismi giuridici e schemi precostituiti. “
Qui leggiamo l’ implorazione di essere considerati “periferia esistenziale” e di non essere scomunicati (quando poi considererebbero nulla qualsiasi scomunica) ☝
“… il tempo che ci separa dal 1º luglio è quello della preghiera. È un momento in cui imploriamo dal Cielo una grazia speciale e, da parte della Santa Sede, comprensione. “
Qui si legge proprio la richiesta di essere giustificati e tollerati☝
Il Vaticano chiede ovviamente alla FSSPX di evitare le consacrazioni di luglio per portare avanti la regolarizzazione statutaria della stessa. Logico bivio: Resistere o Desistere? Il dilemma perpetuo: nuova scomunica o pacificazione? …o terza ipotesi, è magari tutta una pantomima?
Il tema è analogo a quello della concessione bergogliana a poter confessare e amministrare matrimonii nel giubileo, in cui occorre sempre una porzione di giurisdizione. Anche lì la FSSPX dialogava con il Vaticano sul punto, ribadendo però che tale “concessione” fosse superflua perdurando lo “stato di necessità” di una Chiesa più che fallibile addirittura fallimentare. Ovviamente tale “stato di eccezione” è radicalmente negato da Roma…con la quale pero si tratta!
 Occorre porsi la questione in termini molto semplici: se è l’autorità che nega o concede qualcosa (giurisdizione per confessare o placet per consacrare nuovi vescovi), allora questo qualcosa lo si ha SOLO quando viene concesso e non lo si ha se viene negato;
 se invece non è l’autorità (solo apparente a questo punto) che può concedere o negare questo qualcosa (o perché evidentemente NON è vera autorità <sedeprivazionismo imbc> o perché lo è ma non avrebbe il potere di negare questo qualcosa <riconosci e resisti fsspx>), allora o non c’è bisogno di questa “autorità” per ottenere questo qualcosa (perché allora appunto, che autorità sarebbe?) o non c’è bisogno di ringraziarla per aver ricevuto da Essa qualcosa che già si possiede a prescindere.
 Ecco perché risultano incomprensibili i dialoghi sindacali tra FSSPX e Roma, come chiedere la revoca della scomunica di Wojtyla ma poi sostenere che comunque fosse nulla, o come dialogare con Fernandez per poter consacrare “sine mandato” ma poi sostenere di poterlo fare comunque.
 In buona sostanza o la giurisdizione o il placet a consacrare nuovi vescovi li si riceve ‘aliunde’ (vero stato di eccezione perdurante = vacanza della Sede) oppure occorre riceverli dal Papa, non può aversi da QUESTA “autorità” il giovedì (quando le concede) e nel contempo comunque e nonostante QUESTA “autorità” il venerdì (quando le nega).
Perché trattare con una gerarchia che si considera apostata in quanto avrebbe generato questo “stato di necessità” che legittimerebbe la facoltà di disobbedire ad essa?
Trattare col Vaticano (che ha millenni di esperienza diplomatica) è come fare “uno contro uno” con Leo Messi a calcio o con Alcaraz a tennis. Ti fai solo male.  Ne valeva la pena? Non sembra a meno che…  è in atto una soluzione curialese di piani discreti che accontentino la parte accordista della fsspx senza che possa apparire pubblicamente una resa ai duri e puri….Un “mandato silenzioso” già ottenuto anche se bisogna far sembrare esservi una “lotta”.
Procedano dunque alle consacrazioni in punta di diritto (apparentemente) vigente, ovviamente illegittime (di certo non invalide che di questi tempi è già tanto, anzi, è tutto).
Senza timore alcuno perché lo scisma, malgrado tutto, e al di là delle varie posizioni, comunque è ancora “introvabile” e semmai solo putativo.

 

 

 

Se il mondo va al contrario, è “colpa” del gen. Vannacci

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L’EDITORIALE

di Matteo Castagna

Se il mondo va al contrario è “colpa” del gen. Vannacci, punito perché lo vorrebbe raddrizzato

Polemiche, prese di distanza dell’esercito, un esame disciplinare avviato dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, ma intanto un risultato il generale Roberto Vannacci l’ha ottenuto: il suo libro “Il mondo al contrario”, fra ieri ed oggi, è balzato al primo posto delle vendite su Amazon (la più grande piattaforma di e-commerce al mondo).
Spezzino, 55 anni, il generale ha una meravigliosa carriera nell’Esercito: ex comandante della Task Force 45 durante la guerra in Afghanistan, ex comandante della Folgore, ex comandante del Col Moschin (reparto speciale che compie incursioni strategiche in zone ad alta pericolosità) ed ex comandante del contingente italiano in Iraq, Vannacci, si legge sui siti di informazione specializzati nel mondo militare, è considerato un valoroso “soldato al servizio dello Stato”.  Una brillante ascesa – costellata di onorificenze nazionali e internazionali – che a giugno 2023 lo ha portato alla guida dell’Istituto geografico militare, lo storico ente cartografico di Firenze (Igm) dal quale è stato epurato a causa del libro. Il sen. Pillon, che è avvocato,  si è offerto di difenderlo perché “sa distinguere un maschio da una femmina”. il generale è poliglotta (parla correttamente 6 lingue) ed ha 3 lauree (scienze strategiche, scienze internazionali e scienze militari).
Il gen. Vannacci, descritto come uomo integerrimo, si è inimicato parecchio il potere che conta nel 2020, quando – come riportato da “La Nazione” (18/8/23) – ha denunciato “l’esposizione dei militari italiani all’uranio impoverito in Iraq. La sua denuncia e i due esposti presentati a Roma smentivano, sostanzialmente, i vertici del Ministero della Difesa che, per anni, hanno sostenuto l’inesistenza di tale minaccia per la salute”.
E’ chiaro che questo argomento potrebbe riemergere, in sede di procedimento disciplinare, da parte del Ministro della Difesa, Guido Crosetto, con esiti che potrebbero diventare un’autentica “bomba”ad orologeria a Palazzo Chigi. Giorgia Meloni, su molti frangenti, si sta muovendo bene. Purtroppo si sta muovendo bene, per rimanere in sella, compiacendo i poteri forti di Bruxelles e i radical chic. Non mi sovviene alcun provvedimento di questo Esecutivo che possa, per ora, essere definito “di destra”. Oramai, è imbarazzata pure la sinistra, che non riesce a fare opposizione perché non sa cosa dire, di fronte all’appiattimento atlantista, all’asservimento al gran Capitale, all’europeismo di Tajani, alla marginalizzazione di Salvini, che, come ha sottolineato l’ex eurodeputato della Lega Mario Borghezio, sulle colonne de Il Foglio di ieri, non è più in grado neppure di cavalcare la battaglia sull’immigrazione, giunta ai massimi livelli, in termini di sbarchi, negli ultimi mesi. Ed ha tuonato: “Temo che i leader del centrodestra stiano commettendo l’errore politico e morale, di cedere al ricatto culturale e mediatico dell’accusa di razzismo o di parafascismo, come nel caso di Meloni. Solo che un conto è essere moderati, l’altro è essere idioti.”
Il Gen. Vannucci, che può aver creato qualche mal di pancia a Crosetto, per il retroscena di cui sopra, ha parlato da uomo “di destra”, o meglio, da Conservatore o Sovranista, che sono termini più in voga, oggi. Ha scritto quello che la maggioranza della gente pensa e, molti hanno paura di dire. La “dittatura delle minoranza” di cui parla il generale è tale perché produce censura, gogna mediatica, insulti e minacce da parte dell’establischment. L’art. 21 della Costituzione, citata sempre a casaccio, non vale per un servitore dello Stato, che si è auto-editato un libro, in cui premette di parlare a titolo personale?
Sullo ius soli, prendendo ad esempio Paola Egonu, sulle coppie arcobaleno, sull’utero in affitto e la genitorialità degli omosessuali, sui cambiamenti climatici, sulle femministe, sugli ecologisti, sulla legittima difesa, il gen. Vannucci ha scritto quello che è da secoli accettato come civiltà occidentale, rappresentando quell’orizzonte valoriale che dovrebbe caratterizzare la cosiddetta “destra”, sia essa di governo che extraparlamentare. Altrimenti, quale sarebbe la differenza col Pd di Shlein? Quale differenza di contenuto, oltre al fisico, tra Crosetto e Frantoianni?
radical chic, fedeli al pensiero progressista contemporaneo, hanno tradito il marxismo per il gran Capitale. Tuttavia, non hanno dimenticato la preziosa lezione di Gramsci sull’egemonia culturale. Essendo la classe operaia scomparsa dai programmi concreti delle sinistre, il consumismo è divenuto, oggi, la religione delle masse. Il controllo totale della cultura modifica l’immaginario collettivo, creando bisogni artificiosi per aumentare i consumi; costruisce ideologie farneticanti, per distruggere la coesione sociale e la libertà. Se anche un governo conservatore contribuisce all’attacco senza precedenti alla nostra civiltà classico-cristiana, colpevolizzando l’uomo biancomettendo in discussione la famiglia naturale, la libertà personale di dissentire dal politicamente corretto, possiamo parlare di appiattimento al narcisismo, al livore, all’odio, alla presunta superiorità politica, culturale e morale della sinistra. Oggi il pericolo non è il fascismo. E’ che i conservatori sono diventati gli zerbini dei radical chic, soprattutto per viltà e poi per la comodità di una poltrona dorata.

Un grande movimento conservatore da contrapporre al globalismo progressista

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EDITORIALE DEL LUNEDI per https://www.informazionecattolica.it/2021/11/22/un-grande-movimento-conservatore-da-contrapporre-al-globalismo-progressista/

di Matteo Castagna

L’APPELLO DI MARCELLO VENEZIANI ALL’UNITÀ DELLA “MAGGIORANZA SILENZIOSA” IN UN GRANDE MOVIMENTO CONSERVATORE

L’astensionismo come diffidenza o addirittura repulsione verso la politica, da parte di molte persone, costituisce il grande partito di massa di tutti i periodi decadenti. L’Italia non fa eccezione. Persino nei sondaggi vediamo ridursi drasticamente la disponibilità a rispondere, tanto la gente è stufa.

Alle ultime elezioni amministrative, si è presentata alle urne la metà degli aventi diritto. Il nostro è, fondamentalmente, un Paese conservatore, ove oggi la maggioranza fatica a trovare chi lo rappresenti. Il grillismo, col suo abbondante ed ipocrita decennio di antipolitica ha implementato, in maniera decisiva, questa tendenza alla disaffezione verso la cosa pubblica.

L’appello all’unità in un grande movimento conservatore, proposto da Marcello Veneziani in una recente intervista a Destra.it, ove l’orizzonte valoriale sia sempre chiaro e ben definito, ancorato nella tradizione e nell’identità classico-cristiana dell’Europa, nella difesa e nella riappropriazione del diritto naturale e negli intenti comuni su principi morali, non in contrasto con la Dottrina sociale della Chiesa, è da guardare con grande interesse. Soprattutto perché, sul fronte progressista e globalista, si stanno muovendo in nome del mero diritto positivo per un transumanesimo sistemico cui va assolutamente contrapposto un forte blocco che non sia mai subalterno né culturalmente, né idealmente, né politicamente e neppure economicamente. Altrimenti, vinceranno sempre loro.

Oggi si tende a confondere “politica” con “partitica” o “parlamentarismo”. La metafisica classica greca (Socrate, Platone, Aristotele), la filosofia morale e il diritto romano (Cicerone e Seneca) vengono perfezionati dalla patristica (da S. Agostino a S. Bernardo di Chiaravalle), dalla metafisica dell’essere scolastica e particolarmente tomistica (da S. Tommaso d’Aquino a Cornelio Fabro) e dal Diritto Pubblico Ecclesiastico (da Papa Gelasio I a Pio XII) costituiscono la “filosofia perenne” che definisce le radici dell’Europa come greco-romane e, poi, cattolico-romane.

Da essa traiamo la linfa vitale per depurarci degli errori della modernità e della post-modernità. Il vero inquinamento, quello da combattere con una vera politica green, è il veleno del “politicamente corretto”, che fa risalire tutto alla Rivoluzione francese, a Machiavelli, al luteranesimo, all’umanesimo ed al rinascimento.

Il catto-liberalismo ed il modernismo-democristiano ci presentano un’ immagine deformata della Dottrina politica cattolico-romana. “La Civiltà Cristiana è esistita. Non occorre inventarla, ma bisogna instaurarla e continuamente restaurarla contro gli assalti dell’utopia malsana” (San Pio X, Notre charge apostolique, 25/12/1910).

Quando Veneziani parla di un ritorno alle origini, vuol dire che non dobbiamo essere passatisti, ma imparando dal nostro glorioso passato, pensare il presente e guardare al futuro in linea di continuità. Per cui, l’uomo deve vivere coi piedi per terra, con la mente e il cuore rivolti al Cielo e con l’azione a fianco dei propri simili, ovvero la “comunità di destino”, di cui parla Gustave Thibon, in Diagnosi (1940).

Per S. Tommaso d’Aquino la politica o “morale sociale” è la scienza di ciò che l’uomo, come animale socievole, deve fare, orientandosi verso un determinato fine (De Regimine Principum, lib. I, cap. 1 e In Ethicorum, lib. I, lect. 1, n.3) che è il benessere comune materiale subordinato al fine ultimo spirituale.

Per S. Tommaso la Politica è la parte sociale della filosofia morale. La filosofia politica è una scienza pratica, che dà i principi per agire al cittadino che vive in una Società e che deve operare da uomo sociale. In breve, essa è riflessione razionale, seguita da azione concreta, sulla e nella vita sociale. La morale sociale o politica si fonda sulla metafisica, che ci fa conoscere: a) la vera natura dell’uomo, creatura immortale, e quindi il Fine ultimo al quale è destinato, che è Dio, per rapporto al quale gli atti umani sono moralmente buoni o cattivi, secondo che vi conducano o no (Summa contra Gentiles, lib. III, cap. 25); b) l’esistenza di un Dio personale e trascendente il mondo, maestro. legislatore e giudice dell’umanità, autore della legge morale, naturale e rivelata, oggettiva ed obbligatoria per tutti. (liberamente tratto da “La Sintesi del Tomismo”, Ed. Effedieffe, 2017).

Leggendo l’Etica Nicomachea (I, 1106b 36; ivi, I, 1099a, ivi, II, 1107a22-23; ivi, X, 1174a2-8) comprendiamo che da Aristotele in poi si parla di di politica come di una scienza architettonica, che regge, coordina e dirige tutte le altre scienze pratiche, quali il diritto, l’economia, la medicina, l’edilizia, ecc., che essa applica per regolamentare l’effettiva convivenza della comunità. Per Aristotele il fine dell’uomo è nella felicità che non consiste nei piaceri dei sensi, “che rendono l’uomo simile alle bestie” (G. Reale, Introduzione a Aristotele, cit., p. 129), né nell’onore fine a se stesso, né nell’accumulo di ricchezze ma nella vita virtuosa che il Cristianesimo ha portato a compimento con il rispetto dei Comandamenti e dei precetti della Chiesa Cattolica, che è Una, Santa, Apostolica e Romana.

La Regalità Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo è la sublimazione del ritorno alla Civitas Christiana, che è l’unica risposta metafisica e pratica alle crisi contemporanee.

Dostoevskij contro l’Italietta e i progressisti

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Oggi all’Ambasciata russa a Roma verrà ricordato il bicentenario della nascita di Fedor Dostoevskij, il testimone più acuto dell’epoca che ha perso Dio senza guadagnare umanità. Dostoevskij è ricordato per i suoi capolavori letterari, per alcune vicende biografiche come la condanna a morte e la grazia in extremis e per alcuni suoi pensieri che ancora balbettiamo nei nostri giorni: da “La bellezza salverà il mondo” a “Se non c’è Dio tutto è permesso”, al terribile aut aut: “Tra Cristo e la Verità scelgo Cristo”. Un’alternativa impossibile per un credente, giacché in Cristo s’incarna la Verità e dunque coincidono; se scegli l’Uno alla fine ti ritrovi l’altra, e viceversa. La stessa cosa si può dire a contrario per un vero miscredente perché nega Cristo ma anche ogni Verità assoluta.

Vorrei soffermarmi sulla sua implacabile diagnosi del nostro tempo e sulla sua polemica con i progressisti umanitari; partendo non dalla Russia ma dall’Italia. Dostoevskij ha parole di fuoco sull’Italia da poco unita sotto il regno dei Savoia: “L’Italia, un piccolo regno unito di second’ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valori universali, cedendola al più logoro principio borghese – la trentesima ripetizione di questo principio dal tempo della prima rivoluzione francese ‒ un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale (cioè non l’unità mondiale di un volta) e per di più pieno di debiti non pagati…” Queste pagine sembrano scritte da un borbonico o da un asburgico e invece sono i pensieri di Dostoevskij nel Diario di uno scrittore del 1877. Non c’è però disprezzo verso l’Italia, anzi c’è il confronto tra la grandezza universale e spirituale dell’Italia grande e la piccineria borghese dell’Italietta unita.

Infatti lo scrittore proseguiva: “Per duemila anni l’Italia ha portato in sé un’idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, non la speculazione di una mente di gabinetto, ma un’idea reale, organica, frutto della vita della nazione, frutto della vita del mondo; l’idea dell’unione di tutto il mondo, da principio quella romana antica, poi la papale. I popoli cresciuti e scomparsi in questi due millenni e mezzo in Italia comprendevano di essere i portatori di un’idea universale, e quando non lo comprendevano, lo sentivano e lo presentivano. La scienza, l’arte, tutto si rivestiva e penetrava di questo significato mondiale”. Questa visione di Dostoevskij, che evoca il de Monarchia di Dante e il Sacro Romano Impero, si estendeva poi all’Europa, di cui criticava la subordinazione alla borsa e al credito internazionale. Pagine profetiche a giudicare dai nostri giorni.

Dostoevskij indagò sull’uomo del sottosuolo a cui dedicò le celebri Memorie. Quel cupo senso di oppressione, quella mancanza di cielo come asfissia, quella vicinanza agli inferi; un senso della terra concepito a rovescio, non legame concreto col suolo su cui siamo piantati e camminiamo, ma un carcere e un soffitto incombente sulle nostre teste che impedisce la libertà, costringe all’introspezione e toglie il respiro. L’uomo del sottosuolo di Dostoevskij non si redime con la rivoluzione, abbattendo il sovrano o il potere; perché l’alienazione più vera sorge dalla separazione dell’anima dalla vita, dell’eternità dal tempo. Dostoevskij critica l’utopia rivoluzionaria e cosmopolita che procede “verso il regno astratto di un’umanità universale che non è mai esistita in nessun luogo, e così facendo taglia ogni legame col popolo”. È una critica ante litteram al bolscevismo, una critica che diventò profezia per il ‘900. Questa gente “sostanzialmente astratta” scrive in una lettera a Griscenko, esprime “uno sconfinato amore per l’umanità, ma solo se considerata in generale. Ma poi, se l’umanità s’incarna in un uomo concreto, in una persona, allora essi non sono capaci di tollerarla” anzi provano avversione. Analoghi pensieri aveva espresso Giacomo Leopardi sul cosmopolitismo.

In un’altra lettera a Strachov, Fedor fustigava il sogno rousseauiano e illuminista “di rifare daccapo il mondo sulla ragione” o sull’idea di una natura astratta, fino a tagliare le teste, perché è la cosa più facile, non potendo cambiarle. L’amore per l’umanità, scrive Dostoevskij, è inconcepibile senza la simultanea fede nell’immortalità dell’anima. Senza quella prospettiva i legami con la terra si spezzano e la perdita di una vita ulteriore porta al suicidio o al delitto: “perché dovrei astenermi dallo sgozzare il prossimo, dal rubare, o dal rifugiarmi nel mio guscio?” scrive a Ozmidov.

Tesi che lo scrittore ribadì anche al Congresso della Pace di Ginevra, indetto sotto l’egida massonica e socialista (vi partecipò anche Garibaldi). Dure le sue critiche al socialismo che recide tutti i legami e sostituisce la carità con la violenza; ma aspre pure le sue critiche all’usura, con punte antisemite, al potere economico e ai circoli finanziari; alla “barbarie del comfort” e alle elites atee e cosmopolite, “tutti questi liberalucci e progressisti”.

A queste figurazioni del nichilismo Dostoevskij oppone l’idea di un risveglio religioso, nazionale e popolare, un vero e proprio risorgimento dell’anima russa. “Come l’oro si forgia col fuoco”, così non può esserci resurrezione senza croce e senza dolore. Quella terribile visione fa di Dostoevskij un profeta tragico, apocalittico, lontano dall’umanità presente e pure vicino alla ragione più profonda della sua crisi. Di Dio a Fedor restò la sete, il tormento e l’inquietudine. Così si ritrovò riverso per terra, come dopo una delle sue crisi epilettiche, ad aspettare invano la Sua visita e la visione mistica. Profetico Fedor, tra l’attesa di Dio e la visione del nulla. La religione in Dostoevskij costeggia l’abisso, la sua fede è un urlo nero che non smette di scuoterci. Come Dante anche lui attraversò l’Inferno per risalire fino a Dio. Dantoevskij.

MV, La Verità (10 novembre 2021)

Goodbye Angela: così la Merkel ha trasformato la Cdu in un partito di centrosinistra

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Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/goodbye-angela-cosi-merkel-ha-trasformato-cdu-in-partito-centrosinistra-208735/

di Valerio Benedetti

Berlino, 27 set – Sono stati 16 lunghi anni di monarchia assoluta. Ora, però, Angela Merkel ha dovuto abdicare. E dietro di sé lascia solo macerie. Il suo partito, infatti, ha registrato il peggior risultato di sempre dal 1949. Se già quattro anni fa l’Unione (Cdu/Csu) aveva perso milioni di voti, a questa tornata elettorale i conservatori accusano una perdita ulteriore dell’8,9% delle preferenze. Una catastrofe senza precedenti, che è figlia anche e soprattutto della politica di Frau Merkel.

Un bilancio dell’era Merkel

C’è poco da fare. La Merkel ha partecipato in prima persona alla campagna elettorale al fianco di Armin Laschet, segretario della Cdu e candidato alla cancelleria per l’Unione. Pertanto, è da addebitare anche a lei il flop dei conservatori. Ma il punto è proprio questo: è ancora possibile parlare di «conservatori»? Sì perché la Cdu, dopo 16 anni di monarchia merkeliana, tutto sembra fuorché un partito di centrodestra. Semmai, sembra una forza di centrosinistra. E la responsabilità di questa metamorfosi, appunto, ricade tutta sulle spalle di Angela.

Da conservatori a progressisti

Parliamoci chiaro: se c’è una qualità indiscussa della Merkel è proprio quella di aver saputo «ammazzare» i proprio alleati di governo, rafforzando così la sua supremazia. Prima è toccato ai liberali (Fdp) e poi ai socialdemocratici (Spd) che, dopo quattro anni di condivisione del potere, hanno tutti accusato perdite consistenti di elettori (nel 2013 i liberali non riuscirono neanche a entrare in parlamento). Per far questo, però, la Merkel ha dovuto sacrificare buona parte del Dna della Cdu: per portare avanti la sua agenda economica neoliberale, Angela ha ceduto su temi sensibili come l’immigrazione, i capricci Lgbt, l’ambientalismo gretino ecc., mandando su tutte le furie parte dell’elettorato di riferimento. Che poi ha votato in buona parte i sovranisti dell’Afd, oppure ha preferito rifugiarsi nell’astensionismo. Chi invece voleva immigrazione, capricci Lgbt e ambientalismo gretino ha preferito semplicemente votare l’originale (Spd e verdi) anziché la brutta copia (Cdu).

Lo ha voluto Angela

A sancire la fine della luna di miele tra la taumaturga Merkel e il suo elettorato sono state in particolare due decisioni della «cancelliera»: quello che in Germania chiamano il «salvataggio dell’euro» (cioè l’affossamento della Grecia per salvare le banche tedesche e francesi) e l’apertura scriteriata dei confini nel 2015 per accogliere più di un milione di (presunti) profughi. E così l’Unione è passata dal risultato bulgaro del 2013 (41,5%) alla catastrofe attuale (24,1%). Ora Laschet tenterà in tutti i modi di diventare cancelliere grazie a un accordo con verdi e liberali (la cosiddetta coalizione Giamaica). Il colpaccio potrebbe addirittura riuscirgli. Ma stavolta il potere contrattuale dell’Unione sarà notevolmente più basso, rischiando di logorare ancor di più quel che rimane del partito dei conservatori. O meglio, quel che ha lasciato Angela Merkel: macerie.

È necessario togliere ai liberal-progressisti l’ideologia “green”

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI su Informazione Cattolica (Rubrica settimanale del nostro responsabile nazionale Matteo Castagna)

di Matteo Castagna

LE IDEE ECOLOGISTE DI GRETA TINTIN ELEONORA ERNMAN THUNBERG, RELATIVE AI CAMBIAMENTI CLIMATICI, AFFONDANO LE RADICI NEL COSIDDETTO PANTEISMO

La figura di Greta Tintin Eleonora Ernman Thunberg sembrerebbe un po’ appannata, certamente in ombra, almeno da quando è iniziata la pandemia. Le sue idee ecologiste, relative ai cambiamenti climatici, affondano le radici nel cosiddetto panteismo.

Il sistema progressista o liberal si è servito di una bambina svedese, con la sindrome di Asperger, per impietosire il mondo e colpirlo nel suo più irrazionale sentimentalismo così da far passare l’ “ideologia green”, che è solo un modo più elegante e mediaticamente carino rispetto al più brutale “panteismo pagano”, che i Verdi non sono mai riusciti a far passare, nonostante decenni di propaganda.

In realtà, il messaggio ecologista di Greta non necessita più di lei, perché grazie a chi se n’è servito, è divenuto un nuovo dogma della post-modernità, che fa parte della rimodulazione dell’economia, della politica, della società e della religione che sarà la conseguenza più evidente del periodo che seguirà il Covid. Se ne parla poco, perché tutto ciò che è “green” viene venduto e percepito da tutti come una cosa buona, a prescindere.

L’uomo d’oggi, perso nel suo assurdo nichilismo, non vede differenze di rilievo tra il disquisire della vita sessuale delle foche e della liceità dell’utilizzo delle staminali umane per produrre farmaci sperimentali. Alle volte, sembrerebbe addolorato fino al pianto per la morte di un cane ed indifferente di fronte alla difesa dell’aborto volontario come diritto umano. Anzi, chi si adopera di fronte alla presunta estinzione del panda viene considerato un eroe, mentre chi lotta perché l’utero in affitto sia riconosciuto come una indegna mercificazione dei bambini è preso per Conan il barbaro.

Sono riusciti nell’intento di impossessarsi della tematica ecologica, trasformandola in ideologia panteista, che identifica Dio nel mondo, a coronamento dell’ illuminismo filosofico e del socialismo politico che identificano Dio nell’uomo. Con la conseguenza che Dio sarebbe nel “tutto” e nel “niente”, annullando, così, ogni riferimento metafisico proprio della nostra identità classico-cristiana.

In realtà, sganciando la tematica relativa al creato dall’ideologia globalista, scopriamo che esiste un vero amore per animali e piante, che è insito nella cultura tramandata da Aristotele e da San Tommaso d’Aquino, che permea la nostra identità e non ha nulla a che vedere con le questioni new age che ci vengono continuamente propinate. Parliamo del dominio che l’uomo ha per natura sugli animali e sulle altre cose prive di ragione. Continua a leggere

Salvini faccia sintesi nel Sovranismo italiano!

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di Matteo Castagna (pubblicato su Informazione Cattolica di oggi)

I globalisti, ovvero le sinistre hanno brindato alla vittoria delle elezioni regionali. Eppure, se si vanno a vedere i numeri non sembrerebbe che per i partiti che si riconoscono nel “deep State” la situazione sia propriamente quella prospettata da Di Maio e Zingaretti. Il fronte sovranista, infatti, governa 14 Regioni su 20 e centinaia di comuni, confermandosi largamente maggioritario nel Paese.

Fa tenerezza vedere i grillini esaltarsi della vittoria del “sì” al referendum costituzionale quando il consenso è stato, per loro, impietoso, relegandoli ad avere, quasi sostanzialmente, una rappresentanza parlamentare che, però, risale alle elezioni del 2018.

Mario Mieli, sul Corriere della Sera, ha osservato che la destra in Italia è viva e vegeta nonché che dispone del partito di maggioranza relativa e di un leader che, piaccia o non piaccia, è l’artefice principale di questa fiducia da parte degli italiani. Non possiamo nascondere che vi siano dei problemi, che non vanno osservati ma affrontati. Un grande partito, con degli alleati, deve sapersi assumere l’onere e l’onore dell’esercizio del potere di decidere cosa va e cosa non va, nonché quali persone siano le migliori a dover interpretare il prossimo futuro, sapendo che si vince in squadra.

Un cambio di passo in senso pragmatico verso l’Europa è auspicabile, come auspicato da Giancarlo Giorgetti, laddove questo non significhi mandare a finire in quel che fu Fiuggi per Fini un sovranismo ancora in fase embrionale. Significa, semmai, due cose: andare a definire almeno nei suoi tratti fondamentali, questo benedetto sovranismo e renderlo credibile a governare il Paese, soprattutto attraverso una classe dirigente preparata, nel rispetto delle diverse anime e identità. A Salvini l’arduo compito di fare la sintesi, non certo di farsi da parte, come qualche sprovveduto o rosicone desidererebbe, facendo il gioco, più o meno consapevole, dei globalisti. Sarebbe auspicabile che si comprendesse che il fondamento su cui costruire trova solidità autentica e duratura solo attorno a principi fondamentali e addirittura, ancestrali, post-ideologici che in Occidente, ed in particolare in italia vedono nella cristianità la base di partenza. E’ proprio perché “non possiamo non dirci cristiani” che questa frase è stata fatta propria anche da autorevoli atei ed è la base da riconoscere anche e soprattutto da parte di chi non è cattolico, ma intellettualmente e culturalmente onesto. Le nostre radici classico-cristiane non sono contestabili. Basta guardarsi attorno per capire che sono, oggettivamente, la nostra primaria Identità. Partire da qui sarebbe importante per un processo fondativo da costruire tra uomini e donne che sono certamente peccatori, ma non per forza debbono essere impenitenti. Continua a leggere

Vaticano verso un settembre molto “caldo”?

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Insolitamente, nelle stanze vaticane si parla di “successione”, si fanno strani discorsi, congetture, pare di essere arrivati ad un capolinea. Qualcuno, tra coloro che mormorano ai e tra i potenti prevede un mese di settembre molto caldo Oltretevere, e forse ne avvertiamo le avvisaglie…(n.d.r.)

di Francesco Boezi

In Vaticano ragionano sul futuro della Chiesa. Già da adesso può iniziare la partita per il dopo Bergoglio

Parlare del prossimo Papa con Jorge Mario Bergoglio ancora regnante può essere percepito come un esercizio privo di senso, ma di questi tempi alcune case editrici stanno pubblicando alcuni libri che trattano proprio del “Next Pope”, del consacrato che sarà chiamato a regnare sul soglio di Pietro.

“Perché?”, ci si potrebbe chiedere. Le ragioni possono essere soprattutto due: c’è chi evidenzia che i cardinali non si conoscano tra di loro e quindi abbiano bisogno in anticipo dei profili degli altri porporati per scegliere in futuro, ma c’è anche chi pensa che papa Francesco possa persino dimettersi. Joseph Ratzinger ha aperto una breccia nella storia.

Benedetto XVI ha creato una figura nuova, il pontefice emerito. E nessuno, a ben vedere, può dare per scontato che Joseph Ratzinger rimanga l’unico papa ad optare per quella scelta dopo la rinuncia del 2013.

Quando abbiamo intervistato il vaticanista del National Catholic Register per Inside Over, Edward Pentin ci ha detto che la scelta di lavorare alla sua ultima fatica, “The Next Pope” appunto, è dipesa pure dal fatto che “Ii un conclave, di solito, non è solo il pubblico ad avere poca o nessuna conoscenza del futuro Papa. Forse, sorprendentemente, nemmeno i cardinali che stanno votando per lui. Nell’ultimo conclave del 2013, un cardinale ha dichiarato in modo memorabile di aver trovato confuse le informazioni ricevute e altri si sono lamentati della mancanza di informazioni su chi votavano”. Questa è una delle spiegazioni che riguardano la ratio di una delle pubblicazioni comparse sul prossimo vescovo di Roma. Continua a leggere

Parrocchiani “progressisti” contro chi vuole celebrare degnamente

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di Matteo Orlando per Agerecontra.it 

I parrocchiani della Chiesa di San Francesco d’Assisi a Portland, in Oregon, hanno protestato in maniera clamorosa contro il loro parroco accusandolo di volere “distruggere la parrocchia”. Così hanno urlato contro il sacerdote d’origine africana che celebrava la Messa Novus Ordo, hanno sbattuto alcuni tamburelli e suonato altri strumenti per disturbare la sua celebrazione.
Qual è stata la colpa del sacerdote? Volere allineare maggiormente la celebrazione a quanto previsto dai libri liturgici.
Padre George Kuforiji, originario della Nigeria, ha avuto il coraggio di vietare il “linguaggio inclusivo” che prima del suo arrivo veniva proposto nei testi usati nella parrocchia (i suoi predecessori erano arrivati a non fare riferimento a Dio e ai suoi attributi quando risultavano dei termini maschili…). Inoltre padre Kuforiji ha rimosso un panno guatemalteco, tessuto a mano, che era stato usato sull’altare, sostituendolo con un panno bianco per altare per come prescritto dalla Chiesa cattolica. Continua a leggere

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