La gente nel mondo chiede ordine

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Tutti a ripetere: è la guerra dei popoli contro le élite, la gente comune contro i potenti, ecco il populismo, ecco il sovranismo che dilaga dappertutto. E invece si trascura un aspetto importante, decisivo, forse perfino più importante e più decisivo dell’altro, che emerge chiaramente nelle scelte politiche, elettorali e democratiche degli Stati Uniti e del Brasile, della Russia e delle Filippine, dell’Ungheria e dei paesi dell’area di Visegrad, del Giappone, dell’India e perfino della Turchia: la richiesta diffusa di ordine e di leader che ne siano i garanti. Trump e Bolsonaro, Putin e Duterte, Orban e Duda, Erdogan, Abe e Modi sono stati votati o raccolgono consenso perché rispetto ai loro antagonisti progressisti garantiscono o promettono Ordine. E in Italia? Salvini ha fiutato che sul tema dell’Ordine si gioca la sfida del presente/futuro e per questo ha scelto per sé il ministero dell’interno, sfoggia le divise delle forze dell’ordine e pubblica manifesti con la sua immagine sotto la scritta Dio, patria e famiglia. E per questo i suoi consensi sono raddoppiati in pochi mesi e oggi primeggia nei sondaggi. Del resto, alla manifestazione della Lega in piazza del Popolo a Roma, lo scorso 8 dicembre, gli applausi della gente sono partiti proprio su quei temi che riguardavano la civiltà cristiana, l’amor patrio e la difesa della famiglia. E il caso Battisti e degli altri terroristi latitanti, gli arresti della criminalità, lo stop all’immigrazione selvaggia sono variazioni sul tema dell’ordine. Continua a leggere

La Gioconda ci scrive

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Oddio che anno bischero s’annuncia codesto, coi cinquecent’anni dalla morte del mì pittore barbuto ed extravagante, come si appellava?, Lionardo di ser Piero da Vinci… Quante noie, quanti incomodi, quante male lingue s’avanzano per la ricorrenza… Ovvia, volete finirla di darmi il tormento da cinquecent’anni? Da quando quel benedett’omo da Vinci, che faceva tanti mestieri, s’incaponì di farmi il ritratto, ho perso la pace. Senza niuna volontà sono addivenuta la faccia più famosa del mondo, mi visitano in continuazione e mi coglionano da mane a sera. Sto su Feisebucche, su Uozappe e su Istagramme da cinque secoli prima che l’inventassero. Ma non ho diritto pur’io alla praivasì e alla morte privata, da voi nun c’era un editto? E i diritti della donna, la tutela dalli stalcher, come dicono li forastieri, per me nun vale? Continua a leggere

Delinquenti ideologici

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Ma dov’erano le anime belle che ora insorgono indignate per “la provocazione sovranista” di ricordare Jan Palach, ai tempi dei carri armati e poi in tutti gli anni seguenti in cui fu ricordato quel sacrificio? Perché non hanno ricordato loro quell’esempio e poi gli altri esempi di tanti ragazzi che prima in Ungheria, poi in Polonia e nel resto del mondo hanno pagato la vita per ribellarsi al comunismo? Vogliono far passare la falsa leggenda che, a parte qualche vecchio comunista d’apparato, la sinistra nostrana era libertaria sin da quel dì e si era schierata dalla parte degli insorti, che poi – a loro insindacabile giudizio- erano tutti di sinistra libertaria, mica altro. E dunque se oggi a destra, o nel concerto dei gruppi musicali a Verona, qualcuno insiste a ricordare le gesta di Jan Palach e dei suoi emuli, si appropria di memorie non loro, compie una provocazione fascista, che oggi viene aggiornata in “provocazione sovranista”.

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La Casta fa autocritica e si autoassolve

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Da diversi giorni su la Repubblica va in scena il teatrino dell’assurdo: la Casta spiega al popolo perché ha perso e perché hanno vinto i loro nemici. Fanno autocritica perché non accettano critiche, gli unici abilitati a criticarli sono sempre loro stessi. Hanno la presunzione di sapere solo loro come sono andate effettivamente le cose, perfino la loro sconfitta la capiscono solo loro che l’hanno pur causata, almeno in buona parte. La loro autocritica esclude il presupposto di ogni serio bagno di umiltà: ascoltare. Ascoltare gli altri, ascoltare chi ha vinto e chi ha decretato la vittoria dei populisti e dei sovranisti, ascoltare la gente, ascoltare chi già prima del collasso spiegava le ragioni del cambiamento in corso. Macché. Gli altri non esistono, non hanno diritto di parola, sono plebe, o fascisti, reazionari, sovranisti o loro complici. La stessa cosa ha fatto il Pd. Continua a leggere

Aiutateli a casa vostra

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Spiazzato dalla Chiesa valdese che ha deciso di adottare quindici migranti sbarcati a Malta, cioè uno per ogni valdese, Papa Bergoglio ha riunito il cerchio magico-curiale e ha deciso: daremo noi, Chiesa cattolica, il reddito di cittadinanza ai migranti, visto che il governo tergiversa ed è piuttosto riluttante ad estenderlo pure a loro. Apriti cielo. Panico tra i preti e le suore, fuggi fuggi generale. Già quando lanciò l’idea di un’adozione a parrocchia, la risposta fu un mezzo fiasco. Ma ora la svolta è radicale, coinvolge direttamente la Santa Sede e stavolta è davvero impegnativa, non come accadde con i profughi della nave Diciotti che dal Vaticano finsero di prendersi in carico un centinaio di migranti, gran retorica sull’accoglienza e sul gesto umanitario, ma poi li lasciarono andar via dal centro di Ariccia. Stavolta toccherà migliaia di persone. Per ottenere il reddito di cittadinanza, che il papa ha voluto cristianamente ribattezzare il “redento di cittadinanza”, basterà presentare domanda alla caritas, avere i requisiti, cioè non avere nulla e fuggire da tutto. Fa punteggio essere nero, venire da molto lontano, essere islamico. Sono esclusi i poveri nostrani e i barboni che stazionano nel colonnato vaticano, allontanati dai papa-vigilantes. I migranti beneficiati dovranno però frequentare, a scelta, una parrocchia, una moschea o un centro sociale. Al terzo rifiuto, come per il reddito governativo di cittadinanza, sarà loro revocato il sussidio.

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Il muro dell’idiozia

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La parola d’ordine del Cretino Planetario per farsi riconoscere e ammirare è: vogliamo ponti, non muri. Appena pronuncia la frase, il Cretino Planetario s’illumina d’incenso, crede di aver detto la Verità Suprema dell’Umanità, e un sorriso da ebete trionfale si affaccia sul suo volto. Non c’è predica, non c’è discorso istituzionale, non c’è articolo, pistolotto o messaggio pubblico, non c’è concerto musicale, film o spettacolo teatrale che non sia preceduto, seguito o farcito da questa frase obbligata. L’imbecille globale si sente con la coscienza a posto, e con un senso di superiorità morale solo pronunciando quella frase. Il cretino planetario diverge solo nella pronuncia, a seconda se è un fesso napoletano, un bobo sudamericano o un lumpa siculo. In Lombardia c’è un’espressione precisa per indicare chi si disponeva ai confini per mettersi al servizio dei nuovi arrivati, dietro ricompensa: bauscia. Continua a leggere

Anche il comunismo di ieri è addebitato ai sovranisti di oggi

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Ha ragione Paolo Mieli a criticare, in un editoriale apparso sul Corriere della sera, i governi nazionali di Praga e di Budapest perché l’uno si appresta a mettere la sordina al cinquantenario del sacrificio di Jan Palach e l’altro perché vuol rimuovere la statua di Imre Nagy che si oppose all’invasione sovietica d’Ungheria. Il primo fu un giovane, purissimo eroe della Primavera di Praga, militava in un movimento dal nome inequivocabile, Patria e Libertà e diventò un mito per la gioventù europea anticomunista e nazional-patriottica. L’altro era un socialista al governo, già vicino a Stalin, che quando tentò un socialismo temperato in Ungheria fu sbaragliato e non a caso trovò rifugiò nell’ambasciata della Jugoslavia di Tito, dittatore socialista non allineato all’Urss.

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Cent’anni di fascistudine

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“A decorrere dal 1°gennaio, nessun uomo o partito politico potrà dichiararsi irresponsabile dei propri errori con la scusa che c’è stato il fascismo”. Ci vorrebbe una dichiarazione del genere, come quella scritta dal poeta e scrittore socialista Giacomo Noventa per ritenere definitivamente fuori corso il fascismo, a un secolo dalla sua nascita e a tre quarti di secolo dalla sua morte.

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Un monaco contro le jene

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La civiltà cristiana della cristianissima Spagna è oggi nelle mani solitarie di un monaco benedettino di 46 anni, Santiago Cantera, priore dell’abbazia Santa Cruz, dove è sepolto Francisco Franco. Il monaco difende in solitudine la cristiana sepoltura del Generalissimo dalla decisione lugubre del governo iberico di sinistra di esumare il cadavere di Franco a 44 anni dalla sua morte e cacciarlo dalla sua tomba. Padre Cantera nega l’autorizzazione allo Stato spagnolo di entrare nella cappella, profanare la tomba e ricacciare altrove i resti di Franco. La sinistra globale, e quella nostrana, tifa per la macabra svolta che il coraggioso priore definisce “satanica”. I socialisti di Padro Sanchez e della ministra della Giustizia Dolores Delgado (firmataria del provvedimento), sono giunti al governo senza legittimazione popolare, in minoranza, dopo la crisi che travolse il governo moderato del popolare Mariano Raioj.

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L’anno che spiazzò tutti

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Chi l’avrebbe mai detto, alla fine dell’anno scorso, che il 2018 sarebbe stato un anno così. Chi avrebbe mai pensato di questi tempi a un governo giallo-verde, a Di Maio al governo, a Salvini leader più amato dagli italiani e più odiato dai media (le due cose di solito vanno insieme). Chi avrebbe mai pensato al prof. avv. Conte alla guida del governo, un Signor Nessuno che traffica coi potenti della terra… E ai grillini passati dal nulla al ministero, dalla piazza al comando.

Il 2018 è stato l’anno che ha spiazzato tutti, anche coloro che volevano questa svolta. Ma era imprevisto l’esito, e soprattutto l’alleanza tra cani e gatti. Non ci sono governi in Europa che mantengono così alto il loro consenso, quasi il 60% a sei mesi dall’insediamento. Sono in gran parte governi di minoranza. Pensate a come se la passa male Macron, e la Merkel, e la May, e tutti gli altri. Per trovare un consenso popolare ancora alto dovete andare Oltreoceano, da Trump o da Bolsonaro.

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