Stato di necessità o scisma?

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di Redazione

Un buon numero di cattolici disorientati ci ha chiesto, con messaggi e richieste formali, una posizione in merito alle consacrazioni episcopali che la Fraternità San Pio X si appresterebbe a fare il 1° luglio 2026. Inizialmente, non avremmo voluto farne un articolo per non essere ripetitivi e per evitare le solite risposte giustificazioniste che, consapevolmente o meno, fanno sempre a pugni col Magistero Perenne della Chiesa e col Diritto Canonico. Conosciamo bene gli argomenti delle auto-difese, che farebbero sorridere un seminarista al primo anno, tanto quanto gli astuti modernisti che occupano i Sacri Palazzi almeno dal 1965, ma comprendiamo anche la sincera necessità di capire delle anime buone. Riteniamo di fare, perciò, un atto di carità spirituale, chiarendo le questioni con questo scritto, giunto al sito del Circolo Christus Rex-Traditio come atto di testimonianza, che non abbiamo richiesto, ma che la Provvidenza ha suscitato da un veterano della Tradizione Cattolica, teologo e canonista laico, tra i più preparati e presente ai vari fatti, sin da prima delle consacrazioni episcopali. Utilizza uno pseudonimo per umiltà, affinché il testo sia letto senza alcun pregiudizio e, per questo, nel fare propri tutti gli assunti come posizione ufficiale del nostro piccolo ma sempre molto attivo Circolo Christus Rex-Traditio, lo ringraziamo. 

 

di Doctor Quidam

Sono trascorsi ormai 38 anni dalla consacrazione dei vescovi, fatta senza mandato romano, da Mons. Marcel Lefebvre e Mons. Antonio De Castro Mayer. Il 2 febbraio 2026, Festa della Purificazione di Maria S.S., viene data la notizia dal Superiore della F.S.S.P.X. don Davide Pagliarani dell’intenzione di procedere il 1° luglio 2026, Festa del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo, alla consacrazione di nuovi vescovi. da parte della F.S.S.P.X. (Fraternità Sacerdotale San Pio X).

Preliminarmente, prima di entrare nell’aspetto canonistico e teologico, va fatto rilevare che la F.S.S.P.X. ha giocato, in questi anni, dopo la morte di Mons. Marcel Lefebvre, con le autorità romane, sue due sponde: la prima, attaccando le deviazioni dottrinali susseguite al 1988, l’altra diplomatica, riconoscendo l’autorità romana come legittima, nonostante gli errori dottrinali riproposti ininterrottamente dalla chiusura del Vaticano II (1965). Questo dualismo ha portato alla revoca, da parte di Benedetto XVI, della scomunica ai vescovi consacrati nel 1988, nella speranza di un rientro nella chiesa conciliare (ma non a Mons. Marcel Lefebvre ed a Mons. Antonio De Castro Mayer). Dopo l’espulsione dalla F.S.S.P.X. di Mons. Richard Williamson e la sua morte di Mons. Bernard Tissier de Mallerais, i vescovi nella F.S.S.P.X. sono rimasti solo due: Mons. Alfonso De Gallareta e Mons. Bernard Fellay, entrambi non di età avanzata, non raggiungendo neppure la settantina d’anni.

La cosa che appare strana è che si dica di voler procedere alle consacrazioni episcopali a distanza di quasi sei mesi, quando invece Mons. Marcel Lefebvre lo deliberò dopo che le trattive con la Roma modernista naufragarono. Era ovvio, perché pretendeva l’adesione alla chiesa conciliare e Mons. Lefebvre comprese l’inganno. Infatti, era stato portato alle trattative con il Vaticano dai suoi consiglieri, “obtorto collo”, ancorché lui fosse restio a proseguire i contatti. In ogni caso, fu una decisione repentina e non organizzata con minuzia. Mons. Marcel Lefebvre aveva, allora, 83 anni e comprendeva che non poteva più indugiare nel darsi una continuità.

La situazione, oggi, è totalmente diversa. In questi anni, la sottile diplomazia tessuta dalla F.S.S.P.X. a partire da Benedetto XVI e poi con Francesco, con i vari contatti, tenuti in segreto, hanno portato alla revoca della scomunica per i consacrati e poi da parte di Francesco alla giurisdizione per la celebrazione dei matrimoni e all’assoluzione per il Sacramento della Penitenza. La prima, fu concessa, come si è detto, nella speranza di un rientro nella compagine conciliare, ma a determinate condizioni, che la F.S.S.P.X. non poteva pubblicamente accettare. In breve, la chiesa conciliare continuava nell’esperienza modernista, ma restava l’autorità ufficiale della Chiesa cattolica, come se l’eresia modernista fosse un comune raffreddore invernale, che però, purtroppo, funesta la Chiesa ormai da quasi 65 anni. In questa situazione, la F.S.S.P.X.  ha organizzato, nell’agosto del 2025, un grande pellegrinaggio a Roma, per l’Anno Santo, facendo palesare davanti alle autorità vaticane la potenza della F.S.S.P.X.  ed il suo peso in ambito ecclesiale.

Dulcis in fundo, dopo che è stata data la notizia da parte del Superiore Generale della F.S.S.P.X. dell’intenzione di procedere a nuove consacrazioni episcopali è pervenuto, subito, l’invito da parte della Congregazione della Dottrina per Fede ad un incontro per il 12 febbraio, per trovare una soluzione. Dopo l’incontro, sono state pubblicate le foto del Superiore Generale della F.S.S.P.X. con accanto il Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, il “card.” Victor Manuel Fernandez. È stato poi pubblicato dal Dicastero sopracitato un Comunicato nel quale si afferma che: “l’incontro – è stato – cordiale e sincero” Si auspicano nuovi contatti al fine di trovare un accordo e discutere sui vari argomenti toccati durante il colloquio. La condizione preliminare è quella, però, di sospendere le consacrazioni episcopali da parte della F.S.S.P.X.

Si fa rilevare che nel Comunicato si parla di: «religioso ossequio della mente e della volontà», termine tipico del Giansenismo, condannato dalla Sede Apostolica.

Il Comunicato conclude che don Davide Pagliarani presenterà le proposte del Dicastero Romano al suo Consiglio e darà una risposta.

Va precisato che Victor Manuel Fernandez è lo stesso che ha negato la Corredenzione di Maria S.S., pochi mesi orsono, e alla quale dichiarazione del Dicastero Romano don Davide Pagliarani ha fatto celebrare Messe in riparazione.

La situazione dovrebbe apparire paradossale a tutti!

Niente affatto, perché, ormai, i fedeli della F.S.S.P.X. sono talmente indottrinati che non riescono più a discernere il vero dal falso. Ed insistono che bisogna resistere ai superiori per obbedire a Dio nonché con questo atto non s’intende rompere l’unità della Chiesa. Queste affermazioni assomigliano molto a quelle gianseniste, condannate dalla Bolla “Unigetitus Dei Filius” di Clemente XI: “Sopportare in pace la scomunica e l’ingiusto anatema piuttosto che tradire la verità, è imitare san Paolo; ed è molto lontano dall’erigersi contro l’autorità o rompere l’unità” DS. 1442.

Per avallare l’atto del conferimento delle consacrazioni episcopali, il Superiore della F.S.S.P.X. ha risuscitato l’argomento, utilizzato già nel 1988, dello stato di necessità.

Lo stato di necessità è l’argomento tirato fuori da tutti gli scismatici che hanno proceduto a consacrazioni episcopali contro la volontà del Romano Pontefice, perché un conto è agire “contra voluntatem Summi Pontificis” ed un conto è agire “non contra voluntatem Summi Pontificis”.

Nel primo caso, si vuole andare contro la volontà del Romano Pontefice, nel secondo, quando non si è in grado di contattare il Romano Pontefice. Nella storia della Chiesa è più volte successo che si è proceduto a consacrazioni episcopali, a volte perché il consacrante non poteva contattare il Romano Pontefice, nel caso specifico le consacrazioni svoltesi nei Paesi del blocco comunista, durante la Cortina di Ferro, poi convalidate dal Vaticano. Il più delle volte, invece, con atti scismatici, perché si è andati contro la volontà del Romano Pontefice, non cercando neppure il suo consenso.

Quelli più recenti, sono stati durante la Rivoluzione Francese da parte di Charles Maurice di Talleyrand Perigord, già vescovo dimissionario di Autun, coadiuvato come co-consacratori dai vescovi in partibus di Lydda e Babilonia, che procedettero a consacrare due vescovi, senza mandato romano. Contro tale atto scismatico, fu comminata la scomunica da parte di Pio VI con la Bolla Charitas que, del 13 aprile 1791. In questo caso, Talleyrand invocò lo stato di necessità, per la sopravvivenza in Francia del cattolicesimo, venendo però a patti con la Rivoluzione Francese.

Capitò per il Patriarcato Caldeo al tempo di Pio IX che contro la volontà del papa furono consacrati tre vescovi per venire incontro alle necessità di fedeli del rito Malabarico, che non volevano sottostare alla giurisdizione dei loro vescovi. Anche in questo caso, fu comminata la scomunica con la Lettera Apostolica Quae in Patriarcatu del 1° settembre 1876.

Poi al tempo di Pio XII con le consacrazioni fatte dai vescovi nazionali cinesi per venire a patti con il regime comunista, anche in questo caso venne invocato lo stato di necessità al fine del proseguimento del cattolicesimo nella Cina comunista. Contro questo atto scismatico fu promulgata l’Enciclica “Ad Sinarum Gentem” del 7 ottobre 1954. Come si vede, uno stato di necessità, in tutti questi casi poteva apparire giustificato, ma non lo era, né de jure e né de facto, perché non si poteva procedere a delle consacrazioni episcopali senza l’autorizzazione da parte della Sede Apostolica.

Passiamo ora ad affrontare il lato canonistico, dottrinale e teologico riguardo alle consacrazioni episcopali.

Il Papa possiede la giurisdizione universale su tutti i vescovi essendo il Capo visibile della Chiesa e può quindi nominarli e deporli dal loro incarico. Questo principio fu ribadito già ai tempi di San Gregorio VII, nel 1075, col “Dictatus Papae” durante la “Lotta per le Investiture” e fu portato avanti nei secoli. Non si vuole inserire tutti i documenti a tal proposito, basti solo ribadire quanto formulato nel Codice di Diritto Canonico Pio-Benedettino del 1917, Can. 953.

A questa base canonistica va aggiunta la parte teologica che è il dogma del Primato Petrino. Il Romano Pontefice non possiede nella Chiesa soltanto un primato d’onore, come sostengono gli ortodossi scismatici, ma un primato di giurisdizione, vincolante per tutti i cristiani. La Bolla “Unam Sanctam” di Bonifacio VIII del 18 novembre 1302 lo definisce in maniera chiara e vuole una sottomissione al Romano Pontefice: “Porro sub esse Romano Pontifici omni humanae creaturae declaramus, dicimus, diffinimus omnino esse de necessitate salutis” (Tutte le umane creature devono essere sottomesse al Romano Pontefice per potersi salvare l’anima). DS. 875. Va chiarito che questo è un dogma di fede, non un semplice invito.

Il Concilio Vaticano I nella Costituzione Dogmatica “Pastor Aeternus” così dichiara: “… Romanum Pontificem habere … potestas supreamae jurisdictionis non solum in rebus quae ad fidem et mores, sed etiam in iis quae ad discipinam  et regimen Ecclesiae per totum  orbem diffusae pertinest … ac singulas ecclesias sive in omnes et singulos pastores et fideles …” (Il Romano Pontefice ha la suprema ed universale giurisdizione non solo in ciò che concerne la fede e la morale, ma anche in ciò che concerne la disciplina e il regime della Chiesa … su tutte le singole chiese, su tutti i singoli pastori e fedeli” DS. 3064. Questa è una Costituzione Dogmatica, non una disposizione pastorale. Questa formula del Concilio Vaticano I è stata già ribadita nella lettera del Card. F. Seper a Mons. Marcel Lefebvre del 16 marzo 1978, alla quale Mons. Marcel Lefebvre non dette risposta sulla questione. La stessa Definizione Dogmatica è chiaramente inserita nel testo del Comunicato summenzionato, dopo l’incontro tra il Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede e il Superiore della F.S.S.P.X.

Se esiste un reale stato di necessità questo deve essere provato. Se la prova sono le costanti eresie che vengono diffuse e proferite dalla gerarchia della chiesa conciliare, non bisogna neppure intrattenere con la medesima delle relazioni come insegna San Paolo nell’Epistola a Tito: “Haereticum hominem post unam et secundam correptionem devita, sciens quia subversus est, qui eiusmodi est, et delinquit, proprio iudicio condemnatus”. (Lettera a Tito cap. 3-11)

Ci pare che correzioni siano state inviate “ad abundantiam”, già ai tempi di Paolo VI e di Giovanni Paolo II. Si veda la dichiarazione del 29 giugno del 1976 da parte di Mons. Marcel Lefebvre, dopo aver ricevuto la sospensione “a divinis” da parte di Paolo VI: Questa Chiesa Conciliare è scismatica, perché ha preso per base per il suo aggiornamento, principi opposti a quelli della Chiesa Cattolica, come la nuova concezione della Messa espressa ai numeri 5 della Prefazione al [decreto] Missale Romanum e 7 del suo primo capitolo, che attribuisce all’assemblea un ruolo sacerdotale che non può esercitare; come similmente il naturale — vale qui a dire divino — diritto di ogni persona e di ogni gruppo di persone alla libertà religiosa.

“Questo diritto alla libertà religiosa è blasfemo, perché attribuisce a Dio scopi che distruggono la Sua Maestà, la Sua Gloria, la Sua Regalità. Questo diritto implica libertà di coscienza, libertà di pensiero, e tutte le libertà massoniche.

“La Chiesa che afferma tali errori è al tempo stesso scismatica ed eretica. Questa chiesa conciliare è, pertanto, non cattolica. Nella misura in cui Papa, vescovi, preti e fedeli aderiscono a questa nuova Chiesa, essi si separano dalla Chiesa Cattolica”.

E la posizione fu ribadita, in particolar modo, nella lettera a Giovanni Paolo II del 31 agosto 1985 da parte dei vescovi Marcel Lefebvre ed Antonio De Castro Mayer, in occasione della convocazione del Sinodo dei vescovi in Vaticano, per celebrare i vent’anni di chiusura del Vaticano II, con la quale i due presuli concludevano: Santo Padre, la Vostra responsabilità è gravemente impegnata in questa nuova e falsa concezione della Chiesa, che trascina il clero e i fedeli nell’eresia e nello scisma. Se il Sinodo, sotto la Vostra autorità persevera in questo orientamento, Voi non sarete più il Buon Pastore”.

Ed ancora, lo stesso Mons. Marcel Lefebvre, nel 1988, ha affermato, un po’ prima di procedere alle consacrazioni episcopali: “E adesso vengo a quello che senza dubbio vi interessa; ma io dico: Roma ha perso la fede, cari amici, Roma è nell’apostasia. Queste non sono parole, non sono parole in aria che vi dico, è la verità! Roma è nell’apostasia. Non si può più dare fiducia a questa gente. Hanno abbandonato la Chiesa, abbandonano la Chiesa, e sicuro, sicuro, sicuro”. Aggiungiamo quello che affermò Mons. Antonio De Castro Mayer sempre nel 1988: “La Chiesa che aderisce formalmente e totalmente al Vaticano II con le sue eresie non è, né potrebbe essere, la Chiesa di Gesù Cristo. Per appartenere alla Chiesa Cattolica, alla Chiesa di Gesù Cristo, è necessario avere la Fede, cioè, non mettere in dubbio o negare alcun articolo della Rivelazione. Orbene, la Chiesa del Vaticano II accetta dottrine che sono eretiche, come abbiamo visto” (The Roman Catholic, agosto 1985).

Non si sa quanti ammonimenti sono stati inviati al Vaticano per condannare e mettere in luce le eresie e le blasfemie che in questi ultimi anni si sono manifestate.

Come può un eretico essere il Capo della Chiesa? Questo rimane un mistero! Una gerarchia che proclama eresie può essere la vera gerarchia della Chiesa?

Questo mistero va però dipanato e più volte lo stesso Mons. Marcel Lefebvre ebbe dubbi sulla legittimità dei papi conciliari. Già in una conferenza del 1975 espresse questi dubbi su Paolo VI. Lo stesso, nel suo libro il “colpo da Maestro di Satana” su Giovanni Paolo II nella famosa omelia di Pasqua del 1986. Il vescovo francese fu frenato proprio dai suoi stessi collaboratori, in quella occasione. Finita la cerimonia, ci fu una pletora di sacerdoti e di benefattori che andarono a parlare con Mons. Lefebvre, supplicandolo di non prendere una posizione per la vacanza della Sede Apostolica e questo è testimoniato proprio dai seminaristi, che in quel tempo erano ad Econe, per le feste pasquali.

Ancora, poco prima di morire, nel 1990 Mons. Marcel Lefebvre ebbe a dire davanti a testimoni che avrebbe preso posizione sull’autorità nella Chiesa, perché questa situazione stava ingenerando confusione nei sacerdoti e nei fedeli.

È evidente a qualsiasi cattolico che non è possibile per chi è assistito dal carisma dell’Infallibilità che sbagli in questioni di fede e morale, perché c’è una promessa divina: «Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano; ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai convertito, conferma i tuoi fratelli». (Luca 22-31-34). Non vogliamo in questa circostanza addentrarci in dispute troppo teologiche, ma è evidente che un eretico o uno scismatico non può essere eletto Sommo Pontefice.

Lo spiega molto bene L’Enchiridion Juris Canonici edizione 1940 a cura di Stefano Sipos: “Eligi potest masculum, usu rationis pollens, membrum Ecclesiae. Invalide ergo eligerentur feminae, infantes, habituali amentia laborantes, non baptizati, haeretici, schismatici” (Può essere eletto Sommo Pontefice ogni maschio che abbia l’uso della ragione, membro della Chiesa. Non sarebbero dunque, eletti: le donne, i bambini, i matti, i non battezzati, gli eretici e gli scismatici).

Questo riprende e ripropone quanto già formulato dalla Costituzione Apostolica di Paolo IV del 15 marzo 1559 “Cum ex Apostolatus”: “Aggiungiamo che, se mai dovesse accadere in qualche tempo che un Vescovo, anche se agisce in qualità di Arcivescovo o di Patriarca o Primate od un Cardinale di Romana Chiesa, come detto, od un Legato, oppure lo stesso Romano Pontefice, che prima della sua promozione a Cardinale od alla sua elevazione a Romano Pontefice, avesse deviato dalla Fede cattolica o fosse caduto in qualche eresia (o fosse incorso in uno scisma o abbia questo suscitato), sia nulla, non valida e senza alcun valore (nulla, irrita et inanis existat), la sua promozione od elevazione, anche se avvenuta con la concordanza e l’unanime consenso di tutti i Cardinali; neppure si potrà dire che essa è convalidata col ricevimento della carica, della consacrazione o del possesso o quasi possesso susseguente del governo e dell’amministrazione, ovvero per l’intronizzazione o adorazione (adoratio) dello stesso Romano Pontefice o per l’obbedienza lui prestata da tutti e per il decorso di qualsiasi durata di tempo nel detto esercizio della sua carica, ne essa potrebbe in alcuna sua parte essere ritenuta legittima”.

La prova che i candidati non erano “materia apta” al Sommo Pontificato sono gli atti posti in essere successivamente all’elezione, i quali contengono eresie e deviazioni dalla fede. Ciò è manifestatamente evidente in quei provvedimenti che hanno in se stessi l’infallibilità riflessa ovvero l’oggetto secondario dell’infallibilità papale come canonizzazioni dei santi, promulgazione delle leggi universali per la Chiesa sia disciplinari che liturgiche, l’approvazione di ordini e congregazioni religiose ed i fatti teologici. Ordunque, nell’approvazione dei testi delle riforme susseguite al Vaticano II, sia liturgiche, Pontificale Romano, Novus Ordo Missae e Libro dei Sacramenti, che disciplinari, Nuovo Codice di Diritto Canonico sono contenuti errori, come nella proclamazione di nuovi santi, vedasi solo come esempio quelle di Giovanni Paolo II e di Paolo VI.

Il Colpo da Maestro di Satana sta proprio in questo: infiltrare eretici e apostati all’interno della Chiesa, che utilizzano la loro autorità, raggiunti i vertici del potere, per diffondere l’eresia. Questa è stata la strategia dei modernisti per sovvertire la Chiesa Cattolica e trasformarla nella chiesa sinodale e conciliare.

La visibilità della Chiesa, argomento principe adottato ultimamente dalla F.S.S.P.X  per mantenere relazioni con la Roma conciliare è chiaramente inficiato da quanto è scritto nel classico Dictionnaire de Théologie Catholique, alla voce “Église”. Così scrive il Dublanchy: “Lo Stapleton (†1598) espone quattro ragioni per le quali la visibilità della Chiesa deve essere manifestata agli occhi di tutti: il bene dei fedeli che possono così facilmente seguire gli insegnamenti della Chiesa ed obbedire ai suoi precetti; la necessità per i fedeli, esposti a perdere la fede, di poter facilmente discernere dalle sette eretiche la Chiesa cattolica della quale la verità è divenuta così risplendente; la necessità, per gli infedeli che vogliano abbracciare la fede cattolica, di poter agevolmente riconoscere la Chiesa cattolica; infine la gloria di N.S. Gesù Cristo il cui regno su tutta la terra brilla così di un meraviglioso splendore”.

La visibilità della chiesa conciliare porta a perdere la fede, non porta sicuramente gli acattolici ad avvicinarsi alla vera Chiesa di Cristo Nostro Signore! L’argomento sarebbe troppo vasto da trattare in questo articolo, ma quanto qui esposto sarebbe già sufficiente a chiudere l’argomento.

In conclusione se si deve addivenire a consacrazioni episcopali senza mandato Apostolico, è necessario chiarire prima la situazione dell’autorità nella Chiesa, altrimenti s’innesca un cortocircuito nella Chiesa stessa e l’atto sarebbe materialmente scismatico, anche se non formalmente, perché gli occupanti del Vaticano sono illegittimi e la Sede Apostolica sarebbe, pertanto, vacante. Che Nostro Signore intervenga ed illumini le coscienze e gli intelletti.

15 febbraio 2026 Domenica di Quinquagesima

Doctor Quidam

Christus Rex: “esposto in Procura e lettera al Viminale per annullare le trascrizioni di bimbi a coppie omosex”

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Prima pagina de L’Arena di Verona del 21.08.25

 

COMUNICATO STAMPA DEL CIRCOLO CHRISTUS REX-TRADITIO

Leggiamo, con amarezza, che il “cattolico” sindaco di Verona, Damiano Tommasi, ha registrato una quindicina di bambini, per coppie dello stesso sesso. Osserviamo un fronte compatto del centrodestra di governo nella condanna e nell’indignazione. Al buon intervento dell’On. Maddalena Morgante, si è allineato quello del Sen. Paolo Tosato, che ha a cuore soprattutto la tutela dei minori.

In linea con la Dottrina sociale della Chiesa Cattolica è l’intervento del Prefetto della Biblioteca Capitolare e direttore di Telepace Bruno Fasani, che, di fatto, “scomunica” la decisione del “chierichetto” di Palazzo Barbieri, usando le recenti parole di Robert Francis Prevost, Leone XIV: “per creare società civili armoniche e pacificate si deve investire sulla famiglia, fondata sull’unione stabile tra uomo e donna, società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società” “- incalza il Coordinatore di Christus Rex-Traditio ing. Raffaele Amato.
“Questa compattezza, sui temi etici, ci fa ben sperare per il futuro. Noi cattolici tradizionalisti, facenti parte della civile società, storicamente combattiamo battaglie a difesa del diritto naturale e – siamo pronti a farlo, anche stavolta, sul piano legale, attraverso un esposto in Procura e una lettera al Viminale, dal momento che, a nostro giudizio, il provvedimento è nullo“!
 
Continua il portavoce dei Tradizionalisti, Avv. Andrea Sartori“L’ordinamento italiano, in caso di coppie dello stesso sesso, – spiega l’ultima sentenza della Cassazione – mantiene fermo il divieto di maternità surrogata e, non intende assecondare tale metodica di procreazione, rifugge da uno strumento come la trascrizione. A Milano, infatti, il sindaco Sala, del Pd, ha bloccato da due anni le trascrizioni”.
 
“Soprattutto, è lesivo del diritto dei figli ad avere mamma e papà, nonostante i desideri moralmente molto discutibili di due mamme o due papà, che è quello di crescere in un ambiente che si avvicini il più possibile a quello della famiglia naturale che non hanno. La sinistra fa, da sempre una squallida confusione ideologica tra diritti e desideri, per far passare le sue istanze più folli” – sostiene, con determinazione, il Coordinatore di Christus Rex, Raffaele Amato.
L’Ing. Raffaele Amato conclude: “non possiamo far pagare ai bimbi le “marchette” politiche del sindaco ai gruppetti omosex, perché significherebbe destinarli a crescere, come scriveva nel “Dialogo della divina Provvidenza” Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia, con coloro che “…commettendo il maledetto peccato contro natura, quali ciechi e stolti, essendo offuscato il lume del loro intelletto, non conoscono il fetore e la miseria in cui sono…”
Il Portavoce del Circolo Christus Rex-Traditio                                                             
Avv. Andrea Sartori      
 
Il Coordinatore del Circolo Christus Rex-Traditio
Ing. Raffaele Amato
Rassegna Stampa:

VERONA, G. AMATO è “l’anti-pride”: “CIVILTA’ vs BARBARIE: La Famiglia prima di tutto!”

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A cura del Circolo Christus Rex-Traditio

Come ogni anno, il mese di Giugno, dedicato al Sacro Cuore di Gesù, viene profanato dalle oscene sfilate, spesso blasfeme, dei cosiddetti Gay Pride. Per una mezza giornata, le città si trasformano in Sodoma e Gomorra. Accadrà a Roma, accadrà Domenica 16 Giugno a Verona. Oltre al consueto Rosario di riparazione per lo scandalo pubblico e per l’offesa a Dio, indetto per le ore 15.00, (Catechismo della Chiesa Cattolica: il “peccato impuro contro natura” è annoverato tra i Peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio) e addirittura per l’invito allo Stato a legittimarne i loro desideri immorali, parificandone le unioni al matrimonio e dando loro in adozione dei bambini, quest’anno, Sabato 15 Giugno alle 16.30 parteciperemo all’evento organizzato da Fortezza Europa presso la sua sede di Via S. Giuseppe 28/a (zona S. Zeno): “LA FAMIGLIA PRIMA DI TUTTO!” con l’autorevole relatore Avv. Gianfranco AMATO, Presidente dei Giuristi per la Vita e collaboratore del nostro Circolo Christus Rex.

Sarà l’anti-pride per antonomasia, in una città che non è cambiata, che appartiene a noi, nonostante questo transitorio periodo di fallimentare amministrazione di sinistra, che pensa più alle manifestazioni dell’orgoglio sodomita, e al gender che alle priorità dei cittadini. E nonostante il silenzio della Curia, in linea con le sacrileghe aperture di questi anni da parte del Vaticano occupato dai modernisti conciliari.

 

Natale è ogni giorno Gesù Bambino nell’Eucarestia

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di Matteo Castagna*

A Natale si fa il Presepio per ricordare che nell’Eucarestia c’è sempre – vivo e vero – il Bambino Gesù.

Mons. Giuseppe Angrisani (1894 – 1978) fu il vescovo di Casale Monferrato dal 1940 al 1971. Riunì, nel 1956, in un volume “Regem Venturun Dominum”…(meritoriamente ripubblicato dalla Casa Editrice Sodalitium, Verrua Savoia, 2022 eu.16,00) prediche e meditazioni per la Novena di Natale, che ebbero immediato imprimaur ecclestico per la loro Fede autentica che ci dona tesori spirituali di attuale ed eterno valore.

Se non vi fosse stato il rigido inverno conciliare (1962-1965), è probabile che molti elementi dottrinali sarebbero conosciuti, almeno dalla maggioranza del clero. Il quale non si potrebbe permettere le blasfemie che, ogni anno, purtroppo sconvolgono i credenti e provocano il ghigno del Demonio, come quello dei tanti “anticristi” di svariate ideologie o semplicemente atei. Sua Eccellenza osserva , in uuna di queste omelie, che “non soltanto in un unico luogo della terra, non soltanto una volta all’anno, ma ogni giorno, ogni ora, il vero Bambino Gesù, in carne ed ossa, rinasce e dimora, dovunque vi sia un altare sul quale il Sacerdote celebri la Santa Messa”. E poi prosegue: “E’ verità di fede che nel Sacramento dell’Eucarestia vive lo stesso Gesù che nacque in terra da Maria Vergine”.

“Visus, tactus, gustus, in Te fallitur” canta S. Tommaso d’Aquino. I nostri sensi e la nostra ragione non riescono a comprendere pienamente. La scienza, chiamata in causa, lo ignora, anzi compatisce chi crede.

Su cosa, dunque, posso fondare la mia fede? Mons. Angrisani prende in mano il Vangelo di S. Giovanni e legge il miracolo della motiplicazione dei pani e dei pesci per le cinquemila persone che seguivano Gesù. Non solo ci fu da mangiare per tutti, ma coi soli avanzi si riempirono dodici ceste. “Questo miracolo era così sbalorditivo e potente che gli uomini, lì per lì, si accordarono di nominare Gesù loro Re”. Il mattino seguente, non vedendo più Gesù tra loro, si misero a cercarlo e lo trovarono dall’altra parte del lago, nei pressi di Cafarnao. Il Messia fece un discorso che va meditato molto attentamente: “Mi cercate perché ieri vi ho dato da mangiare. Ma ora vi dico: Non accontentatevi di questo pane che si tritura e che si consuma. Cercate, invece, il pane che può darvi la vita eterna. E prosegue: “Io sono il pane di vita. Chi viene a me non avrà più fame, e chi crede in me non avrà più sete” (35). (…) “io sono il pane vico venuto dal cielo. Se qualcuno mangerà di questo pane, vivrà eternamente, e il pane che darò è la mia carne, che sarà offerta per la vita eterna” (47-52).

Quello che Cristo aveva promesso a Cafarnao, lo mantiene e lo dà all’Ultima Cena, il giovedì Santo. San Paolo, che è stato il primo a parlare della Divina eucarestia, scrive così: “Fratelli, quello che ho detto a voi io l’ho ricevuto dal Signore, che la notte in cui fu tradito, prese il pane e dopo aver reso grazie a Dio, lo spezzò e disse;” Prendete e mangiate: questo è il mio corpo che sarà immolato per voi. Fate questo in mio ricordo. e parimenti, dopo cenato, prese il calice dicendo: “questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, e tutte le volte che ne berrete, voi ricorderete la morte del Signore fino a che egli venga” (I, Cor. XI,24).

Lo stesso infelice apostata Lutero, che osava definire la Santa Messa “l’impostura abominevole di Babilonia” scriveva, in un momento di sincerità, al suo amico Melantone: “E’ inutile! Quelle parole sono troppo chiare. Non posso credere che abbiano soltanto un valore simbolico”.

Il Modernismo, in linea con la somma di tutte le eresie, ha scritto il Novus Ordo Missae assieme a sei pastori protestanti, fra i quali Max Thurian della Comunità di Taizé, che dichiarò: «Uno dei frutti del nuovo Ordo sarà forse che le comunità non cattoliche potranno celebrare la Santa Cena con le stesse preghiere della Chiesa cattolica. Teologicamente è possibile» (La Croix, 30 maggio 1969). Immediatamente i Card. Ottaviani e Bacci inviarono a Montini il “Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae” scritto dal teologo domenicano Michél Guerard de Lauriers. Teologicamente, si faceva presente che la riforma aveva ridotto il sacrificio eucaristico a semplice “memoriale” della morte di Gesù, rendendo la reale presenza di Cristo nel pane e nel vino una presenza solo simbolica. 

Di qui, si susseguirono decenni di “messe” invalide in tutto il mondo. La riforma dei riti di consacrazione episcopale del 1968 rese assolutamente invalidi e certamente nulli “i nuovi vescovi” e, per conseguenza, “i nuovi preti”. La formula essenziale del vero vescovo, così come infallibilmente sancito da Papa Pio XII nella “Sacramentum Ordinis” del 30/11/1947 omette molte frasi del rito tradizionale. In particolare sbianchetta la frase: “Un vescovo giudica, interpreta, consacra, ordina, offre, battezza e conferma” per lasciare il posto ad un vago “Spirito governante”, che non implica inequivocabilmente i poteri dell’episcopato.

Il castigo per i peccati del mondo, soprattutto contro il Primo e Secondo Comandamento è stato il Vaticano II, che ha trasformato la Chiesa cattolica in una Onlus ecumenista e mondialista, con laici che non possono consacrare validamente, a presiedere le loro funzioni.

Questa drastica riduzione della dimensione visibile della Chiesa, che non verrà mai meno per il dogma dell’indefettibilità, riduce le Messe e l’Eucarestia valide e legittime. Potrebbe essere questa drastica riduzione del Santo Sacrificio dell’Altare ad aver scatenato le forze del male e inebetito quelle del bene, privandole della Grazia santificante della sicura Presenza Reale, consacrata da un vero prete. E non esiste, di fronte alla nullità degli Ordini post 1968 alcun “ex opere, operato”  poiché nessun laico può validamente consacrare l’Ostia e il vino.

Serve, dunque, molta Fede, preghiera e azione degna del Cattolico nel cercare vescovi e sacerdoti certi, che in Italia non mancano. Sia tutto ciò spunto di riflessione per questo Santo natale, in vista di un 2024 che ci deve vedere pronti, realmente santificati, desiderosi di combattere per la Buona Battaglia.

 

 

*Responsabile Nazionale del Circolo Christus Rex-Traditio, Comunicatore Pubblico e Istituzionale

Verona dice basta alla propaganda gender

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di Angelica La Rosa

L’UNIVERSITÀ DI VERONA E’ DA ANNI OSTAGGIO DELLA PROPAGANDA GENDER E DOMENICA 26/11 LO SARA’ ANCHE CON IL PATROCINIO DELL’AMMINISTRAZIONE TOMMASI; LA VERONA DELLA FAMIGLIA E DELLA TRADIZIONE LANCIA UN PRESIDIO DI PROTESTA DAVANTI ALLA SALA TOMMASOLI (LARGO ZANDONAI H 17)

Domenica 26 novembre la Sala civica “Tommasoli” ospiterà un convegno sui cosiddetti “diritti trans” organizzata dalle note sigle globaliste veronesi con l’intervento di Alessandro Zan e patrocinato dall’amministrazione Tommasi.

Dall’adesione alla rete RE.A.DY. per intascare altri soldi dalla Regione, insieme al Centro di Ricerca sulle Teorie Sessuali, o meglio Centro di Propaganda Anti Famiglia Naturale “Politesse”, l’Università di Verona ospiterà solo l’ultima, in ordine di tempo, attività conferenziale pro LGBQIA+ con il patrocinio del Comune di Verona.

Ma sono anni che l’Ateneo veronese viene letteralmente usato come luogo di propaganda contro la Famiglia Naturale, come se l’attacco incondizionato alla prima ed unica cellula sociale possibile rappresenti una tranquilla variante sesso-culturale, quando invece è mero mezzo di livellamento e di lavaggio del cervello per studenti, loro famiglie e future generazioni che, in un futuro globalista iper sorvegliato, dovranno vivere ad uso e consumo di quel turbo capitalismo senza differenze, e quindi senza consapevolezza, sociale, etnica, politica e… sessuale.

Riguardo ai promotori e partecipanti all’evento, stendendo un velo pietoso sul Circolo Pink, vogliamo parlare di Alessandro Zan che vorrebbe in galera chi predilige la Famiglia Naturale? E di Jacopo Buffolo, prodotto perfetto del radicalismo chic veronese, comunista e pacifista a seconda dei casi? E del Centro di Ricerca sulle Teorie Sessuali “Politesse” che viene definito “mangia sovvenzioni”, come una qualsiasi cooperativa di accoglienza migranti?

Ma al di là dei singoli, la cosa peggiore è che ormai da anni l’Università di Verona, da luogo di studio, di cultura, di formazione e di consapevolezza sociale critica si è trasformata in una macchina di propaganda gender fluid ad uso e consumo di una minoranza sistematicamente odiatrice dell’Identità, dei valori tradizionali e religiosi e del concetto stesso di Famiglia naturale, discriminandola di fatto “al contrario”.

Per questo è stato organizzato per domenica pomeriggio a partire dalle ore 17 un presidio di protesta davanti alla sala che ospiterà questo convegno, senza simboli di partito e al quale tutti potranno aderire, sia come movimenti, sia come associazioni ma anche come singoli cittadini.

 

Aderiscono: 

− Palmarino Zoccatelli, Comitato Veneto Indipendente;

− Roberto Bussinello, Avvocato;

− Vito Comencini, Ex Deputato;

− Stefano Valdegamberi, Consigliere Regionale Veneto;

− Luca Castellini, Vice Segr. Naz. Forza Nuova;

− Riccardo Zanini, Resp. Naz. Lotta Studentesca;

− Francesca Menin;

− Gloria Callarelli, Fahrenheit2022;

− Maurizio Ruggero, Comitato Pasque

− Prof. Davide Lovat di Vicenza, saggista

− Avv. Andrea Sartori, Portavoce Naz. Circolo Christus Rex – Traditio; 

− Paolo Bellavite, già Professore di Patologia Generale a Verona, ricercatore indipendente da giugno 2021;

− Alberto Zelger, ex-candidato sindaco e membro del Comitato esecutivo del XIII World Congress of Families.

Milano, 18/11/23, Centro Studi Albertario: “I moderati contro i cattolici integrali”

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XIX CONVEGNO di studi Albertariani Milano,

Milano Sabato 18 novembre 2023 ore 15,00 presso

Hotel Andreola, via Domenico Scarlatti 24

I moderati contro i cattolici integrali.

Dallo scioglimento del Sodalitium pianum di Mons. Benigni alla “vittoria” conciliare del modernismo

 

 

Relatore: don Francesco Ricossa

 

1° Intervento
Papa san Pio X e i cattolici integrali: Mons. Benigni, il cardinal Merry del Val e la battaglia contro il modernismo.
2° Intervento
La svolta moderata sotto Benedetto XV. Il cardinal Gasparri; lo scioglimento del Sodalitium Pianum

 

Fonte: https://www.davidealbertario.it/2023/07/04/xix-convegno-di-studi-albertariani/

 

L’argomento è molto importante per comprendere meglio l’attualità. Il nostro Circolo Christus Rex-Traditio parteciperà e, allo stesso tempo invita tutti gli amici e conoscenti a partecipare numerosi. La nostra Fede autentica, ovvero integrale, nel senso di integralmente cattolica ed i cambiamenti che hanno prodotto i risultati per cui molti sono delusi e disorientati vanno conosciuti e approfonditi. Inoltre, ad essi occorre saper dare le risposte corrette delle Sacre Scritture, del Magistero Perenne e della Tradizione, per evitare di cadere nelle maglie dei conservatori, di pseudo-tradizionalisti, santoni, visionari, guru, confusi, disagiati sociali e prezzolati personaggi in cerca di visibilità e denari (n.d.r.).

Rosso&Nero – Telenuovo Castagna. “basta guerra, società multipolare”

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Circa una volta al mese il nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna viene invitato alla trasmissione Rosso&Nero su Telenuovo dal conduttore Mario Zwirner.

Ecco l’ultima volta, lunedì 5 Giugno 2023, conduttrice Antonella Manna in sostituzione temporanea di Mario Zwirner. Ospiti con Castagna collegato tramite Skype: Etta Andreella (Pd), Marcello Bamo (Lega, sindaco di Noventa Padovana) Qualche piccolo sfottò ironico con Andreella, che avendo presagito cosa io avrei potuto dire sul ruolo delle donne nella loro dimensione domestica, si è beccata la battuta d’esser la “maga Circe” di Telenuovo, che legge nel pensiero altrui… e un rimbrotto all’esponente della Lega sulla guerra in Ucraina, che gli fa fare marcia indietro…

la registrazione: https://play.telenuovo.it/rosso-e-nero/tit-13282314

Il Sedevacantismo è l’unica posizione logica, prevista dal Magistero della Chiesa

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di Matteo Castagna

Noi sedevacantisti siamo i più papisti di tutti, perché per amore del papato romano siamo costretti a constatare la Vacanza della Sede Apostolica per onorare la figura del Vicario di Cristo.

Chi, dopo sessant’anni di “chiesa conciliare” non vuole constatare la sede vacante, o è ignorante in materia teologica o è in mala fede. Oppure, entrambe messe assieme. L’animo candido e puro, che conosce le verità e non ha freni mondani di qualsiasi tipo è sedevacantista, anche solo nell’approccio e nell’atteggiamento, senza affermare pubblicamente di esserlo. Infatti, chi critica il Vicario di Cristo in materia di Fede e/o Morale, contravviene al dogma dell’infallibilità pontificia, si erge al disopra del Papa, con atteggiamento fallibilista e gallicano.

Al fine di una comprensione che vada oltre gli slogan dei difensori dell’eresia vaticano secondista e, quindi, dei loro massimi pastori, ritengo molto utile comprendere il Magistero ecclesiastico in materia di legittimità del Sommo sovrano Pontefice. Così si arriverà a comprendere che, nella situazione attuale, il cattolico papista è paradossalmente il sedevacantista, mentre il cattolico con approssimazione, che giunge all’eresia, è il papolatra, che, generalmente per motivi di comodo, diffonde una dottrina erronea sul papato romano, creando confusione e pericolo per le anime.

Il canone 188,4 del Codice di Diritto Canonico del 1917 è chiarissimo: “Esistono certe cause che influiscono sulla tacita dimissione di un ufficio, la quale dimissione è accettata in anteprima mediante un’operazione della legge, essendo dunque effettiva senza alcuna dichiarazione. Queste cause sono… 4) ove l’eretico fosse caduto pubblicamente lontano dalla Fede.” [124]

Papa Vigilio, Concilio di Costantinopoli II, 553 DC: “… Noi teniamo a mente ciò che fu promesso circa la Santa Chiesa e Colui Che affermò: ‘I cancelli dell’Inferno non prevarranno contro di essa.’, per essi noi comprendiamo le lingue trattanti di morte degli eretici, … ” [1]  L’indefettibilità non significa che la Chiesa Cattolica non venga ridotta ad un rimanente, siccome accaduto durante la crisi Ariana, e siccome predetto accadere alla fine. Essa non significa che degli Antipapi non regnino da Roma, Italia, siccome accaduto, o che non esista un periodo senza un Papa. Gli eretici sono definiti essere dai Papi i cancelli dell’Inferno. Sono coloro i quali asseriscono che gli eretici possono essere Papi a proclamare che i cancelli dell’Inferno sono prevalsi sulla Chiesa Cattolica. Esiste nessun singolo dogma citabile contraddicente la situazione di una Chiesa Cattolica contraffatta, capeggiata da Antipapi, opponentesi alla vera Chiesa Cattolica ridotta ad un rimanente

L’autorità è il dogma Cattolico. Asserire che l’utilizzo di un dogma sia un’interpretazione privata è un’azione condannata da Papa San Pio X. Il Concilio di Trento insegna che i dogmi sono regole infallibili di Fede Universale intese per tutti i fedeli, onde distinguere la verità dall’errore ed i Cattolici dagli eretici. La Chiesa Cattolica esistette centinaia di volte senza un Papa, per anni. La risposta include una citazione proveniente da un teologo risaputo, avente scritto dopo il Concilio Vaticano I, il quale affermò che la Chiesa Cattolica può esistere per decenni senza un Papa. Le definizioni del Concilio Vaticano I non contraddicono in modo alcuno la posizione di coloro rigettanti gli Antipapi del Vaticano II; sono offerte delle risposte alle citazioni di passaggi specifici. Infatti, solamente coloro rigettanti Antipapa Francesco possono professare fedelmente i dogmi del Concilio Vaticano I, giacché egli li rigetta completamente. È precisamente perciocché si crede nel Concilio Vaticano I e nelle di esso definizioni circa l’Ufficio Papale che occorre rigettare gli Antipapi del Vaticano II, i quali le reputavano e reputano insignificanti.

La Santa Sede ha scandito che nessun eretico può occuparla. Negare ciò equivale a giudicare la Santa Sede. Il significato originale della frase si riferisce al rendere soggetto un vero Vescovo di Roma ad un processo, avente nulla a che vedere con il riconoscere che un eretico manifesto non può essere Papa. Papa Paolo IV distrusse tale obiezione citando tale esatto insegnamento nell’esatta bolla Papale Cum ex Apostolatus Officio dichiarante l’impossibilità di accettare un eretico come il Papa. San Roberto Bellarmino detta che un eretico manifesto non può essere il Papa. Nel passaggio reso dall’obiezione egli discute di un Papa malvagio, non di un eretico manifesto. Inoltre, i sedevacantisti non depongono un Papa. Essi riconoscono che un eretico manifesto si è deposto da solo.

È un fatto dogmatico che un eretico non può essere il capo della Chiesa Cattolica, giacché è un dogma che un eretico non è un membro della stessa. Un “cardinale sotto scomunica” presuppone che la scomunica non sia avvenuta per eresia, dacché un eretico non è più un cardinale. Vi sono numerose motivazioni per cui un cardinale venga scomunicato e rimanga un cardinale Cattolico: la distinzione tra scomuniche maggiori e minori. Ciò è reso chiaro dal fatto per cui Papa Pio XII discute di punizioni Ecclesiastiche. Gli eretici sono sbarrati dal Papato non meramente per legge Ecclesiastica bensì per Legge Divina. Papa Pio XII discute di Cattolici sotto impedimenti Ecclesiastici, non di eretici. Anche se si concedesse, per scopi argomentativi, che Papa Pio XII avesse legiferato che gli eretici possano essere eletti, cosa che egli non fece, egli affermò che la scomunica di un cardinale viene sospesa solamente per lo scopo dell’elezione, tornando in vigore subito dopo. Ciò significherebbe, quando anche si concedesse per scopi argomentativi che l’obiezione sia corretta, che l’eletto eretico perderebbe il suo ufficio immediatamente dopo l’elezione.

Se la questione non importasse allora la “nuova” messa non importerebbe, l’acattolicesimo della setta del Vaticano II non importerebbe e così via. In aggiunta, se si accettassero Antipapa Francesco, Antipapa Benedetto XVI, Antipapa Giovanni Paolo II e così via come validi Papi allora si potrebbe neanche presentare la Fede Cattolica come vincolante ad un Protestante. Ciò è illustrato nel Dilemma devastante.

Il dilemma devastante dimostra che si potrebbe neppure tentare di convertire in maniera consistente un Protestante qualora si accettassero i “Papi” del Vaticano II !!!!!

Papa Paolo IV insegnò esplicitamente che non è possibile accettare come valida l’elezione di un eretico come Papa, anche se essa accadesse con il consenso di tutti i presunti cardinali, dimostrando che ciò sia una possibilità. All’inizio del Grande Scisma di Occidente tutti gli apparenti cardinali rigettarono Papa Urbano VI ed accettarono Antipapa Clemente VII.

La gente male interpreta in che cosa consista la visibilità della Chiesa Cattolica. Essa non esclude la possibilità donde la Chiesa Cattolica venga ridotta ad un piccolo rimanente alla fine, essente precisamente ciò che è predetto accadere dalla profezia Cattolica e dalla Sacra Scrittura e ciò che fu osservato durante la fase dell’eresia Ariana. La gerarchia permane assieme al minuto clero rimanente fedele alla pienezza della Fede Cattolica. La setta del Vaticano II non può essere la visibile Chiesa Universale del Cristo; infatti, una delle sue eresie è la di essa negazione della visibilità della Chiesa Cattolica. Importante, dunque, è ricordare bene che l’eresia pubblica depone un chierico dall’ufficio senza alcuna dichiarazione ex Codex 1917.

Fonte: Libro completo: La verità su ciò che è realmente accaduto alla Chiesa Cattolica dopo il Vaticano II [PDF] redatto da Fratello Michele Dimond, O.S.B., e Fratello Pietro Dimond, O.S.B.

 

 

Tabella dei contenuti

Glossario di termini e principii

PARTE I

1. La grande apostasia ed una Chiesa Cattolica contraffatta predette nel Nuovo Testamento e nelle profezie Cattoliche

2. L’orazione originale di Papa Leone XIII a San Michele: una profezia circa la futura apostasia a Roma, Italia

3. Il messaggio di Fatima, Portogallo: un segno Celeste marcante l’inizio degli ultimi tempi ed una predizione dell’apostasia dalla Chiesa Cattolica

4. Una lista completa degli Antipapi nella storia

5. Il Grande Scisma di Occidente (1378-1417) e ciò che esso insegna circa l’apostasia post-Vaticano II

6. La Chiesa Cattolica insegna che un eretico cesserebbe di essere il Papa e che un eretico non potrebbe essere una Papa validamente eletto

7. I nemici della Chiesa Cattolica, i comunisti ed i frammassoni, operarono uno sforzo organizzato di infiltrazione nella Chiesa Cattolica

8. La rivoluzione del Vaticano II (1962-1965)

9. La rivoluzione “liturgica”: una nuova “messa”

10. Il nuovo rito di “ordinazione”

11. Il nuovo rito di “consacrazione episcopale”

12. I nuovi “Sacramenti”: i tentati cambiamenti agli altri Sacramenti

13. Gli scandali e le eresie di Antipapa Giovanni XXIII

14. Le eresie di Antipapa Paolo VI (1963-1978), l’uomo il quale diede al mondo la nuova “messa” e gli insegnamenti del Vaticano II

15. Gli scandali e le eresie di Antipapa Giovanni Paolo I

16. Le eresie di Antipapa Giovanni Paolo II, l’uomo più viaggiante della storia e forse il più eretico

17. La rivoluzione Protestante della setta del Vaticano II: la dichiarazione congiunta del 1999 con i Luterani sulla giustificazione

18. La setta del Vaticano II contro la Chiesa Cattolica sulla partecipazione all’adorazione acattolica

19. La setta del Vaticano II contro la Chiesa Cattolica sulla ricezione della Santa Comunione da parte degli acattolici

20. Le eresie di Antipapa Benedetto XVI (2005-2013)

20 bis. Le eresie di Antipapa Francesco (2013-   )

Per concludere, è necessario e indispensabile chiarire che l’unica Messa Cattolica è stata codificata da S. Pio V e dispone di indulto perpetuo, ex Bolla Quo Primum Tempore, che infligge l’anatema a chiunque intenda modificarne anche un solo iota. Il Novus Ordo Missae, già ampiamente criticato dai cardinali Ottaviani e Bacci nel “Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae” (1969) non è cattolico ma figlio delle eresie ecumeniste conciliari.

Veniamo, infine, all’ “una cum”. 

del Rev. Abbé Hervé Belmont

Nel canone della Santa Messa, nella prima preghiera Te Igitur, il sacerdote celebrante, parlando del Sacrificio di cui è in corso l’offerta, pronuncia le seguenti parole:

… in primis, quæ tibi offérimus pro Ecclésia tua sancta catholica : quam pacifiquere, custodíre, adunáre et régere dignéris toto orbe terrárum : una cum fámulo tuo Papa nostro N. et Antístite nostro N. et ómnibus orthodóxis…

La lettera N. significa nomen e quindi indica che va sostituita con il nome del Sommo Pontefice, poi quello del Vescovo diocesano.

Il Ritus servandus in Celebratione Missæ posto all’inizio del Messale Romano detta (VIII, 2): «Ubi dicit : una cum famulo tuo Papa nostro N., exprimit nomen Papae : Sede autem vacante verba prædicta omittuntur».

In caso di posto vacante nella Santa Sede, le prime parole devono essere omesse (che sono ovviamente le sei parole che il Ritus servandus ha stampato in rosso): di queste parole soppresse, dunque, appartiene la frase una cum. È, quindi, che una cum si riferisce solo al nome del Papa, e non si riferisce al vescovo del luogo, né eventualmente al Re, né ad altri (vescovi) di buona dottrina e di unità cattolica.

Ciò non dovrebbe sorprendere, poiché qui è in questione la Chiesa militante nella sua interezza (… catholica… toto orbe terrarum…).

Una cum significa quindi in comunione con il Sommo Pontefice.

2. Fin dall’antichità la menzione del Papa nei dittici è stata considerata come appartenente all’unità della Chiesa e condizionante l’appartenenza alla Chiesa; ci troviamo nell’ordine teologico (e non solo morale e tanto meno amministrativo). Questa menzione non è una semplice intenzione di preghiera, comporta fedeltà e una certa collaborazione da parte dei presenti.

Quando, nell’anno 449, il Patriarca di Alessandria Dioscoro osò togliere il nome di San Leone papa dai dittici delle messe, la sua audacia suscitò la generale disapprovazione.

Iceforo riferisce che nel V secolo il Patriarca di Costantinopoli Acacio († 489) escluse dai dittici il nome di papa Felice II († 492). L’imperatore Costantino Pogonat andò immediatamente dal Papa per spiegare la sua resistenza a questo istigatore dello scisma. Più tardi, quando il Patriarca di Costantinopoli Fozio provocò il dissenso della Chiesa greca (858), i nomi dei Papi furono cancellati dalla liturgia scismatica.

In Occidente, il Concilio di Vaison (529), convocato da San Cesareo d’Arles, prescriveva di citare nella Messa il nome del Papa che presiede la Sede Apostolica: «Et hoc nobis justum visum est ut nomen domini Papae quicumque Sedi apostolicæ præfuerit in nostris ecclesiis recitetur” (canone 4). E ci è sembrato giusto che nelle nostre chiese si recitasse il nome del Signor Papa che sarà stato a capo della Sede Apostolica.

Papa Pelagio II (579–590) ha insegnato che omettere il nome del Papa dal canone della Messa significa separarsi dalla Chiesa universale.

Quindi non ci sono dubbi: si tratta di una cosa seria che ha conseguenze importanti che non possono essere ignorate subito.

3. Una cum Papa nostro è per il celebrante edificazione ed espressione della comunione con il Sommo Pontefice. In questo caso non si tratta di una comunione qualsiasi, ma della comunione più profonda.

Ecco l’insegnamento di Papa Benedetto XIV: «La commemorazione del Romano Pontefice durante la Messa, così come le preghiere da lui offerte durante il Sacrificio, sono — nella testimonianza e nella realtà — un segno sicuro con il quale si dichiara di riconoscere questo stesso Pontefice come Capo della Chiesa, Vicario di Gesù Cristo e Successore di San Pietro; così si fa professione di spirito e di cuore aderendo fermamente all’unità cattolica; come ben indica anche Christian Lupus, scrivendo sui Concili (volume IV, edizione Bruxelles, p. 422): Questa commemorazione è la più alta e onorevole forma di comunione». (Lettre Ex quo primum tempore, 1 er mars 1756, § 12. Benedicti Papae XIV Bullarium, Malines 1827, tomo iv, vol. 11, p. 299)

Questa effettiva dichiarazione di comunione non è fatta a beneficio di alcun membro della Chiesa; è indirizzata a colui che è riconosciuto come sommo Pontefice, Vicario di Gesù Cristo, come regola vivente della fede, come titolare della giurisdizione sovrana e immediata su ciascuno dei cattolici, come punto di riferimento per l’unità dei la Chiesa. È, quindi, una comunione di fedeltà e di subordinazione: una comunione di intelligenza e di intenti.

4. Per la Chiesa cattolica, l’espressione una cum assume una nuova gravità. Questo perché, come avremo notato, queste due parole e ciò che esse comandano (la menzione del Papa) si riferiscono direttamente alla Santa Chiesa. È lei che, in sacrificio, si unisce a quella nominata. Ora la Chiesa è doppiamente coinvolta nel Santo Sacrificio della Messa:

A. Come beneficiario. Questo è ciò che esprime la preghiera del Te Igitur. La Messa vivifica la Chiesa: pacifica, custodisce, unifica e guida; la Messa fa tutto questo perché la Chiesa sia una e perché la Chiesa è una con il Sommo Pontefice qui nominato; la Messa lo fa in e mediante la sua unione con il Capo visibile della Chiesa, Vicario di Gesù Cristo e Sovrano dei suoi membri.

L’unità della Chiesa è il fine proprio e primario del sacramento dell’Eucaristia. Questo è l’insegnamento di san Tommaso d’Aquino: “La grazia prodotta da questo sacramento è l’unità del Corpo mistico, senza la quale non può esserci salvezza”. [Suma Theologica, IIIa, q. LXIII,a.3]

Questa è anche la dottrina del Concilio di Trento: «[Gesù Cristo, nell’istituire il sacramento della Santissima Eucaristia] volle che fosse garanzia della nostra gloria futura e della nostra felicità eterna, insieme simbolo di questa singolare Corpo di cui egli stesso è il capo e al quale ha voluto che noi, come sue membra, fossimo legati dai più stretti vincoli di fede, speranza e carità, perché tutti professiamo la stessa cosa e non ci siano fra noi scismi. ” (Sessione XIII, De Eucharistia, c. 2, Denzinger 875)

B. Come offerente. La presenza e il primato della Chiesa come beneficiaria dell’offerta della Messa hanno un significato che ci spiega san Tommaso d’Aquino (Suma teologica, IIIa, q. XLVIII, a.3) facendo proprio un testo di sant’Agostino: “ L’unico e vero mediatore [Gesù Cristo] che ci riconcilia con Dio mediante il sacrificio della pace deve rimanere uno con colui al quale ha offerto questo sacrificio, per rendere uno in lui coloro per i quali l’ha offerto (unum in se faceret pro quibus offerebat ), per essere tutt’uno ciò che ha offerto e ciò che ha offerto”.

Coloro per i quali Gesù Cristo offre il suo Sacrificio, beneficiando della virtù santificante del sacrificio, diventano tutt’uno con il sacerdote nell’atto stesso dell’offerta. Per questo il Concilio di Trento afferma che è la Chiesa che offre la Santa Messa: “Dio, Nostro Signore […], per mezzo dei sacerdoti) sotto segni visibili” (Sess. XXII, c. 1).

Non solo il Papa è associato come capo all’essere della Chiesa, ma è associato al fine del sacrificio (che è l’unità della Chiesa) e anche all’offerta sacrificale stessa, che è offerta dalla Chiesa, dice il Concilio di Trento. È difficile diventare più intimi, più coinvolti.

5. Il canone della Messa è immacolato: tale è l’insegnamento del Concilio di Trento nella sua XXII sessione, rafforzato da un canone che rifiuta chi professa diversamente.

“La Chiesa cattolica ha istituito, molti secoli fa, il santo canone così puro da ogni errore, che non vi è nulla in esso che non respiri grande santità e pietà, e non elevi lo spirito di coloro che lo offrono a Dio”. (Denzinger 942)

“Se qualcuno dice che il Canone della Messa contiene errori e va revocato: sia anatema”. (Denzinger 953)

Coinvolgere il nome di Jorge-Bergoglio-Francesco-I non significa negare in un atto solenne questo solenne insegnamento del Concilio di Trento?

L’erede e l’aggravante del Vaticano II, assumendo e prolungando la diffusa distruzione della fede teologale che vi ebbe luogo, hanno il loro posto nel cuore del Mysterium fidei?

È possibile allearsi con lui – partecipando attivamente all’efficienza sacramentale – quando è necessario sottrarsi alla sua giurisdizione (al suo governo) se si vuole conservare la fede e salvare la propria anima?

Il nome di un profeta dell’ecumenismo, che promuove il dissenso nella fede e cerca di dissolvere l’unità della Chiesa, non deflora un’azione così santa il cui scopo è proprio l’unità della Chiesa?

Chi è intrappolato in un “sistema sacramentale” ispirato al protestantesimo, il cui fiore all’occhiello (!) è la “Messa di Lutero”, può essere nominato capo e identificatore della Chiesa cattolica che offre il Sacrificio di Gesù Cristo?

Porsi queste domande significa rispondere. Se, come abbiamo visto, è difficile fare di più intimo e più coinvolgente dell’unione di Chiesa e Papa nel Santo Sacrificio della Messa, sarebbe difficile fare di più empio e di più oltraggioso alla Chiesa di Gesù Cristo, se fosse nominato un falso papa, falsa regola di fede, e quel che è peggio, regola di falsa fede.

Si noti bene che non si tratta qui della scienza, della virtù o dello zelo di coloro che occupano la Sede Apostolica. Se gravi colpe in queste materie hanno conseguenze disastrose per il bene della Chiesa, esse non sono in alcun modo incompatibili né con l’autorità apostolica né con la loro menzione nel canone della Messa.

Dopo i disastrosi proclami e le riforme del Vaticano II, ci troviamo in presenza di carenze fondamentali, ufficiali, permanenti: riguardano la regola della fede, l’ordine sacramentale, l’offerta del Sacrificio, l’unità della Chiesa. Riguardano sia la Messa che la Chiesa, che, insegna san Tommaso d’Aquino, è costituita dalla fede e dai sacramenti della fede (IIIa, q. LIV, a. 2, ad 3).

Non è quindi per leggerezza o per spirito di opposizione all’unità della Chiesa che rifiutiamo di nominare Jorge-Bergoglio-Francisco-I nel Te Igitur: è testimonianza della fede cattolica, è richiesta di la dottrina e l’unità della Chiesa. Perché nominarlo implica necessariamente — pena la negazione della dottrina più certa — accogliere il suo insegnamento senza finzioni, sottomettersi alla sua regola senza vacillare, dare e ricevere i sacramenti sotto la sua egida… in altri errori è separarsi altrimenti dall’unità della Chiesa.

6. Anche per gli assistenti (fedeli) si pone il problema. Sono membri della Chiesa, battezzati e cresimati, deputati ad offrire con il sacerdote per il loro carattere sacramentale che è “partecipazione al sacerdozio di Cristo, derivato da Cristo stesso” (San Tommaso, Summa Theologica, IIIa, q. LXIII , a .5, c). Già san Pietro diceva: “Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale” (I Pietro II, 9).

Solo il sacerdote offre sacramentalmente, ma i fedeli si uniscono a Gesù Cristo in questo stesso sacrificio, per offrire il sacrificio della Chiesa. «Questa oblazione che viene dalla consacrazione è una certa affermazione (testificatio) che tutta la Chiesa concorda (consentiat), concorda con l’oblazione fatta da Cristo e la offre insieme con lui» (San Roberto Bellarmino, De missa, II, v. 4, citato da Pio XII, Mediator Dei, 20 novembre 1947).

Sebbene i fedeli stessi non pronuncino questa una cum così ferita dalla santità della Messa, vi sono comunque associati. Con la loro presenza, con la loro azione, portano collaborazione al meum ac vestrum sacrificium che il sacerdote celebra all’altare. Per discernere la moralità di questa presenza, dobbiamo fare riferimento ai principi che regolano la cooperazione al male.

Qualsiasi cooperazione formale deve essere respinta senza esitazione. Chi deliberatamente sceglie di assistere alla Messa una cum, coopera formalmente alla grave distorsione che essa comporta in relazione alla santità della Messa, in relazione all’unità della fede e della Chiesa. E abbiamo scelto ogni volta che potevamo fare diversamente, anche se dovevamo fare uno sforzo significativo (distanza, tempo, ecc.).

È anche impossibile realizzare un’immediata cooperazione materiale, come sarebbe realizzata dall’ufficio di diacono o suddiacono.

È vietata anche la collaborazione materiale, stretta oa distanza, a meno che non sussista un grave motivo per annullarla: a meno che, quindi, non sia possibile fare diversamente. Questa grave ragione deve essere proporzionata; è necessario evitare lo scandalo e combattere gli effetti negativi su di sé — perché non ci devono essere illusioni: la fedeltà, anche indiretta e odiata, a Francesco Bergoglio, a cui ci si abitua, lascia tracce profonde nell’anima e nell’integrità della fede cattolica , pur avendolo. Inoltre, se si assiste a una Messa “falsata”, si deve protestare interiormente contro la distorsione per evitare una collaborazione formale.

Quanto più stretta e abituale è la collaborazione, tanto più grave deve essere il motivo. Ci possono essere differenze di apprezzamento in questa materia, e ognuno deve decidere davanti a Dio per se stesso e per coloro di cui ha la responsabilità con molta purezza di intenzione e fede illuminata. Quanto più stretta e abituale è la cooperazione, tanto più sarà necessario cercare di sottrarsi ad essa. Quanto più stretta e abituale è la cooperazione, tanto più necessario è odiare interiormente e, di tanto in tanto, assistere esteriormente a questo disaccordo. Quanto prima e abituale sarà la cooperazione, tanto più bisognerà fare di tutto per non abituarsi ad essa (perché l’abitudine modifica il giudizio), tanto più sarà necessario educarsi a non lasciarsi trascinare in le false dottrine alla base dell’una cum Francesco.

7. La posta in gioco in una cum consiste anche in questo: la menzione di Francesco Bergoglio nel canone della Santa Messa è un male, ma è ben lungi dall’essere l’unico male esistente o possibile; non risolviamo tutto una volta che lo omettiamo. Sarebbe una grave illusione immaginare di poterci poi liberare dall’osservanza della giustizia e della carità verso il prossimo, dalla prudenza e dalla fermezza nel fare il bene, dalla lotta contro il peccato e contro l’occasione del peccato.

Sarebbe ancora e sempre un’illusione mortale credersi esenti dall’amore della verità; lo studio della dottrina cattolica in tutta la sua ampiezza; l’acquisizione e il mantenimento della naturale rettitudine dell’intelligenza, rettitudine di giudizio; doveri verso il bene comune della Città e delle diverse società di cui essa fa parte.

Peggio ancora sarebbe trovare nel rifiuto dell’una cum un pretesto per ricorrere, direttamente o indirettamente, a consacrazioni episcopali senza mandato apostolico, ovvero a quanto segue: sarebbe cercare di combattere il male con il male, sarebbe voler evitare una ferita profonda all’unità della Chiesa ricorrendo ad un attacco all’unità della Chiesa (e, in questo caso, ad un’azione più abbondante e più direttamente condannata dall’autorità della Santa Chiesa).

Lasciamo a Gesù Cristo ciò che è oggetto di una sua solenne promessa, e che quindi è sua esclusiva competenza: la perpetuazione della sua Chiesa militante fino al suo ritorno nella gloria. Intanto: «Gli uomini ci considerino ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Ora ciò che si richiede agli amministratori è che siano trovati fedeli”. (I Cor. IV, 1-2)

Fonte: https://medium.com/@veritatis_catholicus/lenjeu-de-l-una-cum-o-problema-da-una-cum-a436579c2c0e

 

 

M. Castagna (C.R.) a Radio Canale Italia: “Patria e Identità per raddrizzare il mondo alla rovescia del deep State e della deep Church”

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IN ESCLUSIVA

di Redazione

Su invito della redazione di “Story Time”, trasmissione radiofonica di Radio Canale Italia con sede a Padova, Matteo Castagna ha partecipato ad un’intervista con la dott.ssa Eleonora, che gli ha posto varie domande di tipo personale, inerenti il Circolo Christus Rex-Traditio, la Tradizione Cattolica e la sua terza fatica libraria, scritta con l’Avv. Gianfranco Amato “Patria e Identità” (ed. Solfanelli, Euro 12,00 + 1,70 a copia di spese di spedizione, direttamente dalla homepage di questo sito www.agerecontra.it ) e l’introduzione dell’ Avv. Andrea Sartori.

La redazione, che ringraziamo, ci ha inviato la registrazione della puntata per la diffusione:

https://wetransfer.com/downloads/3f75b376a23a93f24084339038546afc20221229093424/a8f0671252eb42226bb427f30e97745720221229093424/fe892f

 

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