Quei finanziamenti del PD ad un certo mondo “cattolico”

Condividi su:

                                                                                                                                         Mezzetti – Zuppi -Mazza – Bonaccini

 

di Matteo Castagna (pubblicato su Informazione Cattolica di oggi)

“Tres organizaciones caritativas de la Compañía de Jesús (jesuitas) han recibido en los últimos años más de un millón y medio de Open Society Foundations, la fundación del magnate pro aborto George Soros”.

La notizia viene data dalla Aci Press di ETWN, che è il maggior circuito internazionale di informazione del mondo cattolico ufficiale.

Pertanto appare difficile poterla annoverare come fake new oppure come la sparata dei soliti complottisti. Ulteriore notizia è che il circuito in italiano non ha ripreso la cosa, che, evidentemente risulta almeno imbarazzante.
AciPrensa riassume: «Tre organizzazioni caritative della Compagnia di Gesù negli ultimi anni hanno ricevuto oltre un milione e mezzo (di dollari) dalla Open Society Foundations, la fondazione del magnate abortista George Soros».
Inoltre, nel sito web della Jesuit Worldwide Learning Higher Education at the Margins «riconosce la Open Society come uno dei suoi soci».
L’agenzia di stampa si dilunga poi sui finanziamenti di Soros alle organizzazioni abortiste e genderiste nel mondo (ad es. i 12 milioni di dollari donati alla International Planned Parenthood), aspetti che per i cattolici italiani sono abbastanza noti grazie al lavoro di agenzie di stampa cattoliche e indipendenti. Quel che ACI – e molti altri – ignora è che persone di Soros sono entrate nei gangli del sistema di potere italiano, quali le giunte regionali a guida Partito Democratico.
Una per tutte, Elly Schlein (vedi qui), attuale vice presidente della “Regione rossa” e collegata alla Open Society di Soros quando era eurodeputata (vedi qui).

Sono altresì poco noti i finanziamenti dati dal Partito Democratico ad alcune componenti del mondo cattolico ufficiale.

Basti, come esempio, il milione e mezzo di Euro donati ai dossettiani, portati alla luce dal coraggioso consigliere regionale Daniele Marchetti della Lega (vedi qui). Continua a leggere

I cardinali Boggiani e Piazza contro la Democrazia che si pretese Cristiana

Condividi su:

Segnalazione di Carlo Di Pietro

Due importanti documenti contro la cosiddetta Democrazia pretesa Cristiana. Ovvero la D.C. o Partito Popolare, organizzazione politica laicista ed aconfessionale, dunque operante per l’apostasia della Nazione, che ha ingannato per decenni anche onesti elettori.

I frutti dell’albero velenoso – eredità dell’apostata Romolo Murri – non tardarono a manifestarsi. Allora perché milioni di cittadini votarono e difesero la D.C.? Per due principali ragioni: 1° Ignoranza; 2° Interesse. E la Chiesa cosa fece? Leggiamo ed impariamo …

Continua a leggere

La fine del mondo e i falsi profeti

Condividi su:

Riceviamo e pubblichiamo una lunga ma interessante riflessione di una nostra attenta lettrice, che preferisce usare, pubblicamente, uno pseudonimo e che ci inoltra un suo scritto per la prima volta.

Le opinioni scritte dai lettori sono espressione del loro pensiero. Noi pubblichiamo qui, solo le lettere che ci appaiono avere spunti interessanti di riflessione ed eventualmente di discussione.

 

di Greta

“E tutti i signori temporali e i prelati ecclesiastici saranno dalla parte dell’Anticristo. E quelli che sono divisi tra loro, i Papi, i Re, i Vescovi e il clero, diranno: “Se il mio avversario mi denuncia a quest’uomo tanto potente, sono morto. Meglio che vada io prima di lui”. Così tutti gli presteranno obbedienza, e non ci saranno né Re né prelati senza che egli lo voglia.”

San Vicente Ferrer, Sermone sulla venuta dell’Anticristo

*****

(L’ ‘altro Vangelo’ di Monsignor Viganò)

Il 7 giugno del 2020, Monsignor Carlo Maria Viganò ha scritto una lettera aperta al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, elogiandolo come “coraggioso difensore del diritto alla vita, che non si vergogna di denunciare le persecuzioni dei Cristiani nel mondo, che parla di Gesù Cristo e del diritto dei cittadini alla libertà di culto”.

Ma non solo; dopo avere descritto la battaglia spirituale che contrappone le forze del bene a quelle del male (“i figli della luce e i figli delle tenebre”), Viganò arriva a dichiararsi apertamente “compagno di battaglia” del presidente americano.

Donald Trump ha risposto dicendosi “molto onorato per l’incredibile lettera inviatagli dall’arcivescovo”, e augurandosi “che ognuno, religioso o meno, la legga”.

Di fatto la lettera è rimbalzata su tutta la stampa cattolica, senza esclusione per gli ambienti tradizionalisti, raccogliendo approvazioni unanimi. Il consenso ha riunito schieramenti fino ad oggi inconciliabili, perché a tessere le lodi di Monsignor Viganò sono state sia le pagine ufficiali della Fraternità San Pio X che quelle della Società Sacerdotale fondata da Monsignor Faure (SAJM), ma anche pagine apertamente sedevacantiste come la Catholica Pedia di Luis Hubert Remy e il Blog ufficiale di Monsignor Sanborn.

Il 27 giugno i quattro Vescovi della Resistenza hanno dichiarato ufficialmente il loro sostegno a Monsignor Viganò, e dal momento che la Società Sacerdotale degli Apostoli di Gesù e Maria, per esplicita dichiarazione del suo fondatore, si propone di “essere la continuazione dell’opera e della battaglia di Mons. Lefebvre nella fedeltà alla Fede di sempre”, è doveroso fare alcune osservazioni su quella che è “la Fede di sempre”.

1) Donald Trump ha divorziato due volte e si è sposato tre volte. Secondo “la fede di sempre” è un peccatore pubblico; per lo stesso peccato il Re d’Inghilterra Enrico VIII fu scomunicato dal Papa Clemente VII nel 1533. Continua a leggere

Il ddl Zan & C. produrrebbe l’effetto di rovesciare l’ordine etico della società

Condividi su:

In Parlamento si discute sul testo unificato che contiene il Ddl contro l’omotransfobia. Quali saranno le ricadute se dovesse diventare legge? Cosa si potrà dire e cosa no? Avremo ancora un diritto d’opinione o questo segnerà la fine del libero pensiero? Ne abbiamo parlato con Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita.

di Ida Giangrande

Il quotidiano Avvenire ha ospitato l’onorevole Alessandro Zan per spiegare che il testo unificato delle proposte di legge in materia di omotransfobia non sono liberticide e che per i cattolici non c’è nessun problema per quanto riguarda il diritto d’opinione e di credo religioso. L’hanno convinta le rassicurazioni dell’on. Zan?

In effetti l’on. Zan ha precisato che l’estensione dell’attuale art.604 bis del Codice penale non riguarderebbe la «propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico». Sembrerebbe, quindi, che in caso di approvazione delle modifiche proposte, ai cattolici sarà possibile affermare che gli eterosessuali sono superiori agli omosessuali o, se si preferisce, che gli omosessuali sono inferiori agli eterosessuali. Sarebbe inoltre consentito, sempre secondo Zan, affermare pubblicamente che l’omosessualità è una «grave depravazione», come sancisce il punto 2357 del Catechismo della Chiesa cattolica. Bene, questo ci tranquillizza. Ciò che, invece, ci lascia alquanto perplessi è il secondo aspetto del ragionamento di Zan. Secondo il deputato del PD, infatti, ciò che verrebbe punito è la discriminazione o l’istigazione alla discriminazione basata su motivi di genere, orientamento sessuale e identità di genere, e la violenza o la provocazione alla violenza basata sempre sui predetti motivi.

Quali sono gli elementi che la lasciano perplessa circa la discriminazione e la violenza?

Ci sono due obiezioni che subito mi vengono in mente. La prima riguarda la definizione del concetto di discriminazione che la proposta di legge non chiarisce. E non è un problema da poco se si formulano alcune ipotesi che certamente interessano cattolici e relativa Chiesa. Se, per esempio, il Rettore di un Seminario diocesano decidesse di non ammettere o di espellere un seminarista perché pratica l’omosessualità, integrerebbe evidentemente un atto di discriminazione sanzionabile ai sensi dell’art. 604 bis, lett. a) del Codice penale, secondo la riforma voluta da Zan. Stessa cosa se un parroco decidesse di non dare un incarico pastorale ad un omosessuale convivente e militante per i diritti LGBT, o decidesse di non affidare i ragazzi dell’oratorio per un campo estivo ad un responsabile scout che si trovasse nelle stesse condizioni. Nell’identica situazione di troverebbe un parroco che rifiutasse la provocazione di due lesbiche conviventi e militanti per i diritti LGBT che chiedessero, per la strana coppia, una benedizione in chiesa.  Discriminazione sarebbe considerata anche quella di un pasticciere cattolico che si rifiutasse di confezionare una torta “nuziale” per la cerimonia di un’unione civile tra due omosessuali. O un fotografo cattolico che rifiutasse di prestare il proprio servizio fotografico per un’analoga cerimonia. Le ipotesi potrebbero proseguire fino all’esclusione di un uomo che si “sente” donna dall’accesso ai bagni riservati alle donne, o dall’accesso agli spogliatoi femminili di una piscina. In questo caso la discriminazione avverrebbe sulla base dell’identità di genere. Sempre rispetto a questo tema, un istituto scolastico non potrebbe imporre un codice di abbigliamento ad un insegnante transessuale o persino ad un docente Drag Queen, perché il variopinto trucco e l’eccentrico costume costituirebbero un’espressione dell’identità di genere tutelata per legge. La scuola non potrebbe porre in essere una discriminazione nei confronti dell’insegnante come i genitori non potrebbero rifiutarsi di mandare i propri bimbi a scuola con una simile maestra. Raccogliere, poi, le firme per protestare contro l’istituto scolastico integrerebbe un’istigazione alla discriminazione. Né sarebbe, ovviamente, consentito ai genitori impedire che i propri figli partecipino ai cosiddetti “corsi gender”, quelli appunto basati sul concetto di identità di genere.  Continua a leggere

I cattolici dove non te li aspetti

Condividi su:
L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando
Nella luterana Islanda cresce rapidamente la presenza dei cattolici.
Se nel 1994 i cattolici rappresentavano l’1% della popolazione, con l’accelerazione dell’immigrazione nel 21° secolo, alimentata dalla rapida crescita economica dell’Islanda, il numero di cattolici che vivono nel paese nordico sono aumentati del quadruplo.
Così ad ottobre 2019, le persone di fede cattolica rappresentano il 4% della popolazione.
Le persone di origine polacca sono i cattolici più numerosi e rappresentano oltre il 40% di tutti i cittadini stranieri che vivono nel paese, seguiti dai lituani.
Landakotskirkja a Reykjavík con il suo sacerdote Jakob Rolland è la chiesa che ha visto il più alto aumento di presenze e talvolta non è in grado di accogliere il gran numero di persone che vi accorrono.
Rispetto all’Europa continentale, dove la Chiesa cattolica sta perdendo fedeli in molti luoghi, in parte a causa di alcuni scandali, in parte per una accettazione incondizionata del modernismo, in Islanda si registra un’inversione di tendenza.
Negli ultimi anni la Chiesa nazionale luterana islandese ha registrato un calo dei membri e delle presenze ai culti.
Negli anni ’90, circa il 90% della popolazione era registrato nella Chiesa nazionale. Adesso la cifra si è ridotta al 64%.
Un numero record è uscito nel 2010 quando la Chiesa nazionale luterana è stata accusata di aver tentato di coprire i crimini sessuali commessi dall’ex “vescovo” Ólafur Skúlason.
Sono molte le persone che si uniscono alla Chiesa cattolica e lasciano la Chiesa luterana perché stufi delle derive, etiche e dottrinali, dei seguaci dell’eretico Martin Lutero.
Molti hanno giustificato il loro avvicinamento al cattolicesimo legandolo al fatto che le loro obiezioni ai disegni di legge che consentono il matrimonio tra persone dello stesso sesso e riguardo all’aborto non sono state prese in considerazione dai vertici della Chiesa luterana.
È molto interessante notare come il cattolicesimo fiorisca in un paese che è uno dei più progressisti al mondo.
La tendenza è chiara: più si devia la fede cristiana verso le idee del mondo, più protestanti (come in Islanda e paesi Scandinavi), evangelici (come in Nord America) e anglicani (come nel Regno Unito) si avvicinano al cattolicesimo. Portando benefici anche in senso economico alla Chiesa Cattolica.
Come in Germania, anche in Islanda la chiesa cattolica riceve finanziamenti dallo stato per ogni nuovo membro registrato.
I benefici sono anche in campo politico e sociale perché sono già diverse le iniziative cattoliche per spingere il governo ad ascoltare le preoccupazioni dei cattolici in merito alle questioni etico-sociali.

“Cattolici tra europeismo e populismo. La sfida al nichilismo”, il libro di Matteo Castagna | lafedequotidiana.it

Condividi su:

LA RECENSIONE

di Michele M. Ippolito, direttore de “La Fede quotidiana”

“Cattolici tra europeismo e populismo. La sfida al nichilismo” è il nuovo libro di Matteo Castagna (Edizioni Solfanelli, pagine 248, € 17).

Sebbene l’autore non sia uno storico di professione, Castagna avvalendosi del confronto con la migliore produzione teorica contemporanea, cerca di comprendere la storia italiana, occidentale e cattolica ridimensionando le interpretazioni unilaterali e fuorvianti di quanti tendono a smussare il grande conflitto tra cattolicesimo integrale e modernismo, divampato a fine Ottocento, “che è proseguito poi nella contrapposizione finale tra il fronte pacelliano e quello democristiano di Montini, grande politico ma debole teologo, discepolo dell’ecumenismo laicista e mondialista di Maritain”.

Veronese, sposato, classe 1976, collaboratore di Veronanews, Vvox e La Verità, Matteo Castagna, si definisce uno dei cattolici fedele alla Tradizione che ha iniziato ad interessarsi di politica a 14 anni (fino ad essere eletto, nel 1998, a consigliere della III circoscrizione di Verona risultando il più giovane della città).

In questo suo primo libro come singolo autore, che contiene una postazione di Giacomo Bergamaschi e un apparato di citazioni notevoli, la proposta finale la ricorda lo stesso Castagna: “i modelli del Fascismo italiano e di quello portoghese intesero contrapporsi ad un modello di civilizzazione modernista e rivoluzionaria attraverso una chiara controrivoluzione, con l’affermazione di una cultura politica e sociale controriformista moderna, non teocratica o meramente neo medievale, volta alla moderna instaurazione di uno Stato corporativista cattolico”.

Castagna definisce questi due fascismi come non reazionari né conservatori ma regimi tradizionalisti e controrivoluzionari “vale a dire ortodossamente controriformistici poiché pur riconoscendosi nei valori della tradizione non ritenevano però adeguato al contesto restaurare sic et simpliciter l’antico regime”. Continua a leggere

La linea di “Christus Rex-Traditio” e gli Ordini Sacri

Condividi su:

Risultati immagini per 5 antipapi

di Matteo Castagna

Anche se pochi, a volte divisi o disorganici per miserie umane, forse perché il Diavolo colpisce laddove vi è l’integrità della Fede e, quindi, mette la coda tra i difetti e le mancanze dei figli della Luce, la Tradizione Cattolica è più viva che mai, perché non può morire, perché è militante e presente nel mondo.

Gli attacchi anacronistici, un po’ grossolani, di certo ridicoli ma duri delle sinistre e degli storici nemici di Gesù e della Sua Chiesa, che si stanno concentrando contro di noi ed i nostri amici, proprio in questi giorni, dimostrano come la forza della Verità, testimoniata pubblicamente (e non relegata alla coscienza individuale o nascosta negli oratori) sia dirompente e stia facendo impazzire la bile di atei, liberali, anticlericali, genderisti, figliocci di Stalin.

Come scrivo nel mio libro, anche oggi si deve prendere posizione. Si deve sapere da che parte stare, senza rinchiudersi nell’inutile intellettualismo di chi teme l’azione, nella pavidità del quieto vivere, nell’alienazione dalla realtà, nel calduccio del proprio orticello ben recintato, nella confusione ecumenista, nell’illusione del primato dei numeri sull’unità nella Verità, nel personalismo, nell’egoismo, nella chiusura mentale, nel brandire spade spuntate dall’ambiguità dottrinale o, addirittura, morale. Teosofia ed esoterismo, di ogni ordine e grado sono corpi estranei alla Tradizione, un grave danno per le anime, che ogni integrista ha l’obbligo di non professare né divulgare.

Ieri, come oggi, siamo Cattolici Apostolici Romani Integrali, ovvero integralmente Cattolici. Siamo integristi, come lo voleva la “linea piana” del “Sodalitium Pianum” di Mons. Umberto Benigni, seppur attualizzato dalle mutate circostanze. (trovate il programma del “Sodalitium Pianum” al bottone del sito: “CHI SIAMO”)

Siamo eredi politici di chi, nel XX secolo, si pose a difesa della tradizione (con tutti i dovuti e doverosi distinguo) favorendo la Chiesa Cattolica, costruendo argini al comunismo materialista, all’ateismo, all’americanismo tecnicista, al liberalismo, alla massoneria, ai poteri occulti, all’ “internazionale bianca”, in tutte le sue sfaccettature, all’antifascismo preconcetto o radicale, che oggi si esprimono nel “globalismo europeista”. Continua a leggere

E allora, da che parte stanno i cattolici?

Condividi su:

RECENSIONE DEL LIBRO DI MATTEO CASTAGNA

di Mattia Rossi per Il Giornale OFF de Il Giornale

Ha fatto scalpore, qualche tempo fa, la copertina di Famiglia Cristiana contro il Ministro degli Interni Matteo Salvini («Vade retro Salvini», campeggiava in copertina sotto la fotografia del leader leghista). Poco dopo, però, il sondaggio del quotidiano Libero: l’85% dei cattolici sarebbe favorevole alle politiche del Ministro

E allora, da che parte stanno (o devono stare) i cattolici? Con quello che, comunemente, viene definito il populismo o con il mondialismo europeista? E sul fascismo? Dove posizionarsi per quanti si professano cattolici? Ma poi, quali cattolici? Quelli delle gerarchie ufficiali moderniste o quelli “integrali” e fedeli al Magistero cattolico di sempre?

Le risposte le prova a dare Matteo Castagna, giornalista e cattolico militante (responsabile del Circolo “Christus Rex – Traditio” di orientamento sedevacantista) nel suo Cattolici tra europeismo e populismo. La sfida al nichilismo (Solfanelli, pagg. 248, euro 17) da poco in libreria.

Appurato subito, da parte di Castagna, che «non può esistere un “cattolicesimo progressista”» e che «l’unico cattolicesimo possibile è quello “integrale”», sono numerose le dottrine che il giornalista veronese passa in rassegna (il savonarolismo, il contro-riformismo, il secondo franchismo, il neo-luteranesimo del nazismo) per poi spostarsi sul versante cattolico nel capitolo Cattolici integrali, gesuiti, modernisti, clerico-fascisti.

L’integrismo cattolico, spiega Castagna, «percepisce nell’internazionalismo bianco-gesuitico, democristiano-modernista lo strumento politico e teologico mediante il quale si va manifestando il più grande attacco, mai concepito, alla cristianità». Ne deriva che, secondo l’autore, «il pericolo fondamentale del connubio gesuitico-modernista sarebbe rappresentato, per mons. Benigni, dal fine della disgregazione sociale della Tradizione costantiniana e gregoriana occidentale; dall’antifascismo assoluto e dogmatico; dal democristianismo di sinistra; dall’antropocentrismo fanatico e relativistico tecnico-pragmatico e politicistico; dal rigetto delle XXIV tesi del tomismo; tutto ciò, se realizzato con la vittoria dell’antifascismo internazionale, avrebbe condotto al nichilismo neo-modernista e alla secolarizzazione”. Continua a leggere

Bergoglio contro i “cani selvaggi”

Condividi su:

La dimostrazione di come un non credente possa giungere ad analisi e conclusioni condivisibili sull’operato di Bergoglio e della Contro-Chiesa, senza giungere a definirla tale. Quello lo sappiamo e lo ricordiamo noi. Ma la parte sul Concilio è davvero ottima.

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

No, Santità, un Papa non può chiamare “cani selvaggi” il prossimo, soprattutto quando si tratta di cattolici, cristiani, credenti. Cani è la definizione spregiativa che gli islamici danno degli infedeli e dei cristiani. Perfino i più spietati terroristi furono definiti dai pontefici che hanno preceduto Francesco, “uomini delle Brigate rosse”, uomini dell’Isis. Mai cani. Scendere a quei livelli livorosi non è degno di un Santo Padre. Il silenzio e la preghiera erano le risposte più dignitose.

Per carità, non facciamo le anime belle. Sappiamo che verminaio c’è negli intestini della curia e nei bassifondi della Chiesa. Il racket della pedofilia, come la lobby gay a cui lo stesso Bergoglio una volta accennò, sono solo alcuni dei lati oscuri della Chiesa. Quella pedofilia di cui sconcertano le proporzioni, la collegialità, la complicità reciproca, prima che i suoi singoli e frequentissimi episodi. Ma oltre quei giri torbidi che riguardano la sfera sessuale ce ne sono almeno altri due: uno incentrato sul malaffare e l’altro sulla guerra senza esclusione di colpi per conquistare ruoli di potere clericale. Giri che non nascono certo con Papa Bergoglio ma sono il lato b della Chiesa, il suo volto corrotto e si presentano con alti e bassi da svariati secoli, con un’accentuazione speciale da quando l’ateismo e il nichilismo hanno corroso anche la fede dentro i sacri portoni della Chiesa. Verrebbe voglia di invocare i cani per risanare la Chiesa ma i cani del Signore, come si chiamarono i Domenicani, a cui appartenne anche il più fulgido Dottore della Chiesa, San Tommaso d’Aquino. Continua a leggere

Cent’anni dalla parte sbagliata

Condividi su:

Risultati immagini per Bruno SegreSegnalazione del Centro Studi Federici

Segnaliamo un’intervista che Bruno Segre ha rilasciato al quotidiano “La Stampa” per il suo centesimo compleanno. Nelle risposte emergono gli errori del laicismo e dell’anticlericalismo che in modo trasversale (come le sette massoniche che hanno sempre professato e diffuso questi errori) sono presenti nei programmi di diversi partiti italiani, dall’estrema sinistra all’estrema destra.
Sono gli errori che hanno combattuto e rovesciato il regno sociale di Cristo, l’unico riferimento che un cattolico dovrebbe avere in ambito politico e sociale. Nell’intervista Segre difende il divorzio, l’eutanasia e le unioni civili, accusa la Chiesa Cattolica di “privilegi inammissibili” e auspica una scuola pubblica sempre più forte (contro le scuole confessionali). L’avvocato termina l’incontro con una meschina espressione blasfema. L’augurio che gli rivolgiamo è di mettersi dalla parte giusta almeno negli ultimi giorni della sua vita, per evitare l’eterno abbraccio mortale con quel Satana che, nella sua lunga vita, ha contribuito a far regnare nello stato italiano.
 
Bruno Segre: “Le mie battaglie per i diritti nella Torino dai mille volti”. I cent’anni dell’avvocato, una vita di impegno politico e civile (intervista di Alberto Sinigaglia, La Stampa del 3/9/2018, pag. 25)
 
Intervistò la Magnani e Totò, Josephine Baker nuda e la «maestrina dalla penna rossa» vestita: Bruno Segre sognava di fare il giornalista, gli parve un bel mestiere. Ma scelse di fare l’avvocato e fu il primo a difendere un obiettore di coscienza. Avviò nel 1949 vent’anni di battaglie che avrebbero sancito quel diritto. Poi, a fianco di Loris Fortuna, operò all’introduzione del divorzio. Domani compie cent’anni d’una vita ad alta intensità: l’amicizia con Natalia Ginzburg al liceo, gli incontri con Pavese, la laurea con Luigi Einaudi, le umiliazioni delle leggi razziali, l’antifascismo, due arresti, la fuga, la pallottola fermata dal portasigarette, la galera nel mattatoio politico di via Asti, il libero pensiero come fede e come missione. Quante cose ha visto cambiare? Energico e lucido, comincia da Torino, dove fu consigliere comunale eletto nel 1975 nelle file del Psi, quando per la prima volta votarono i diciottenni. Obiettivi raggiunti: Settembre Musica, Punti verdi, Estate ragazzi. Obiettivi sognati: due linee di metropolitana.

Continua a leggere

1 2 3 4 5 6 7