La congiura di morte della Francia contro Vincent Lambert

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Ieri il Consiglio di Stato, ignorando la perizia dei medici, ha sentenziato che il paziente tetraplegico di 42 anni deve morire di fame e di sete

Ormai non c’è alcun dubbio: la Francia vuole che Vincent Lambert muoia di una morte orribile. L’accanimento giudiziario nei confronti del paziente 42enne tetraplegico non ha precedenti. Ieri, per la seconda volta, il Consiglio di Stato ha convalidato l’interruzione dell’alimentazione e idratazione dell’uomo e padre in stato di minima coscienza da 11 anni. La decisione medica è stata presa dall’ospedale Chu Sébastopol di Reims il 9 aprile 2018 e autorizzata dal tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne a gennaio.

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fonte – https://www.tempi.it/la-congiura-di-morte-della-francia-contro-vincent-lambert/

Una clinica gestita da (e per) persone lgbt: succede in India

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Pensata per curare e assumere solo omosessuali e transgender: apre in India la prima clinica gestita da e per persone lgbt.

È curioso come qualcosa che potrebbe essere ghettizzante può diventare qualcosa per cui esultare per la comunità LGBT.  In India omosessuali e trans sono infatti in festa per via dell’apertura della prima clinica sanitaria interamente gestita da e per persone LGBT.

Il centro sanitario, situato a Mumbai, impiega receptionist, farmacisti e consulenti LGBT + per “fornire l’esperienza più confortevole per i suoi pazienti”. La clinica ha aperto ufficialmente i battenti a febbraio, ma all’inizio non si era “caratterizzata”.

Piano piano, però, la situazione si è evoluta: gli eterosessuali sono ben accetti per essere curati, ma troveranno alla reception, tra i corridoi e tra i dottori solo persone omosessuali, bisessuali o transessuali.

Il CEO della clinica spiega al The Guardian che quella di diventare una clinica LGBT è stata una scelta ponderata, che vuole mandare un messaggio di “inclusione”.  Nessun eterosessuale verrà assunto: anche a parità (o superiorità) di titoli, si accetterà sempre e solo personale lgbt.

FONTE – https://vocecontrocorrente.it/una-clinica-gestita-da-e-per-persone-lgbt-succede-in-india/

La voce del figlio sveglia la mamma dopo quasi 28 anni di coma

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I medici restano increduli di fronte a un evento definito ‘straordinario’.

Erano insieme nel 1991, al momento dell’incidente e lo erano ancora al momento del risveglio. E’ una storia davvero commovente quella che arriva dal quotidiano britannico Metro. Protagonisti della vicenda sono Munira, mamma oggi cinquantanovenne e Omar, il figlio di 31 anni.

Secondo quanto raccontato dal giornale straniero, la donna è tornata ad essere cosciente dopo quasi ventotto  anni di coma vegetativo. Munira si era ridotta in quelle gravissime condizioni, a seguito di un terribile incidente avvenuto quando Omar aveva appena quattro anni. La donna era andata a prendere il figlio da scuola e mentre i due si trovavano sull’auto di famiglia, un autobus fuori controllo li ha letteralmente travolti.

L’istinto materno ha spinto Munira ad abbracciare e proteggere Omar, che non ha riportato danni gravi dopo l’impatto. Le condizioni della donna sono parse subito gravi, così da lasciarla in coma vegetativo per quasi trent’anni. Munira, secondo i medici, ha mantenuto comunque le capacità uditive. Poi, dopo tanto tempo, un vero e proprio evento straordinario e miracoloso: sentendo la voce del figlio, la mamma si è svegliata dal coma vegetativo. Una svolta assolutamente inattesa, che però manifesta quanto forte fosse il legame tra i due.

FONTE – https://vocecontrocorrente.it/la-voce-del-figlio-sveglia-la-mamma-dopo-quasi-28-anni-di-coma/

La protesta di Nova Civilitas contro il «farmaco gender» arriva in Senato

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Il movimento Nova Civilitas guida la protesta di alcune associazioni cattoliche preoccupate dalla possibilità di bloccare la pubertà dei ragazzi con disforia di genere, le loro argomentazioni sono però vecchie e infondate, ecco perché.

Le associazioni cattoliche, col movimento Nova Civilitas ​​​​​​in testa, non mollano la presa contro la triptorelina, il farmaco già in uso per il trattamento di alcuni tumori, ma anche nei rari casi in cui viene certificata una disforia di genere in ragazzi pre-adolescienziali, bloccando loro la pubertà. Secondo quanto sostengono si tratterebbe invece di un eccesso dovuto più a questioni dettati da una non meglio identificata «propaganda gender», mentre non esisterebbero conferme scientifiche.

E’ di tutta evidenza che interventi così ferocemente invasivi e intimamente incidenti nei confronti dei bambini, senza neppur la necessaria contezza delle conseguenze psico-fisiche che simili trattamenti potrebbero importare ai soggetti trattati, anzi con evidenze scientifiche ed etiche avverse, sono da stigmatizzare con decisione e da biasimare come azioni, a dir poco, da irresponsabili. Continua a leggere

È mostruoso: vogliono cancellare il genere maschile e femminile

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del Prof. Alessandro Meluzzi

Trovo che ci sia qualcosa di francamente mostruoso nella scelta di somministrare un inibitorio ormonale ad adolescenti. C’è la volontà di mantenere la cultura dell’indistinto, di negare il maschile e il femminile, di evitare che nascano uomini e donne fertili feconde capaci di incontrarsi in maniera costruttiva e generativa. Una mostruosa volontà di inibire, di annientare la vita del nostro Occidente e della nostra storia. Una volontà assoluta di bloccare la nostra civiltà per sterilizzandola.

Paradossalmente, mentre per un principio umanitario si nega che un pedofilo possa essere inibito nelle sue perversioni con un ormone, lo stesso ormone viene somministrato a un bambino di 12 dei 13 o a una bambina di 14 anni per evitare che diventi donna. Dietro l’idea che il genere non dipende dalla natura e dietro la volontà di bloccare lo sviluppo della crescita, c’è qualcosa di diabolico. Su questo ci sono pochi dubbi…

FONTE – https://www.nicolaporro.it/e-mostruoso-vogliono-cancellare-maschi-e-femmine/

I medici italiani non vogliono favorire l’eutanasia

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Nessuna intenzione di assumere atteggiamenti che inducano all’interruzione volontaria delle cure per i malati terminali.

Non ci sarà nessuno spot a favore dell’eutanasia. E’ una posizione netta quella assunta dai medici italiani, riuniti nella Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo). Con una dichiarazione congiunta, gli specialisti di tutto il paese hanno infatti dichiarato di non essere intenzionati a favorire o indurre l’eutanasia per i pazienti terminali, né adesso, né dopo l’eventuale approvazione di una legge a riguardo, da parte del Parlamento.

“Il Codice di deontologia medica impedisce di effettuare e/o favorire atti finalizzati a provocare la morte del paziente. Nel contempo impone al medico di rispettare la dignità del paziente evitando ogni forma di accanimento terapeutico. Ove il legislatore ritenga di modificare l’art. 580 del Codice penale, e quindi di non ritenere più sussistente la punibilità del medico che agevoli ‘in qualsiasi modo l’esecuzione’ del suicidio, restano valide e applicabili le regole previste dal Codice deontologico”.

L’entrata in vigore di nuove norme legislative – secondo quanto dichiarato sempre dalla Fnomceo – necessiterà di un confronto costante e di un vaglio attentissimo, non implicando automatici cambiamenti della disciplina deontologica.

fonte – https://vocecontrocorrente.it/i-medici-italiani-non-vogliono-favorire-leutanasia/

Panorama, inchiesta sull’utero in affitto: un business da migliaia di euro

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Panorama racconta il sistema che si cela dietro l’utero in affitto: un business che non ha niente a che fare con la vita e con l’amore.

Dietro l’utero in affitto ci saranno sempre soldi e denaro. Niente amore, niente vita. Questo nonostante l’attuale tendenza progressista tenda a dipingere questa pratica come “legale” e “necessaria”.

A riaccendere il dibattito su questa pratica sono stati gli organizzatori del Congresso delle Famiglie di Verona. Uomini e donne che hanno ribadito la necessità di parlare e conoscere quello che gira attorno all’utero in affitto.

Uomini e donne che hanno riacceso i riflettori su una questione finita nel dimenticatoio e data per scontata. Le madri surrogato non sono protagoniste di un’economia del dono: sono né più né meno che incubatrici.

A dirlo è un’inchiesta di Panorama, che è scesa nel dettaglio. Stando a quanto riportato dal settimanale, basta prendere parte alle discussioni che avvengono sui gruppi social per capire che le donne che si prestano sono mosse dai soldi.

L’inchiesta è un vero e proprio viaggio all’interno delle piattaforme che si occupano di sintetizzare la domanda e l’offerta tra coppie, cliniche e madri surrogato. Il minimo è di 1200 euro al mese.

fonte – https://vocecontrocorrente.it/panorama-inchiesta-sullutero-in-affitto-un-business-da-migliaia-di-euro/

Curano per cambio di sesso bambini di tre anni

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Scandalo a Londra. Dal Daily Mail:

Fine dell’esperimento  transgender sui bambini  “dicono i lavoratori  che  hanno dato l’allarme  dopo essersi licenziati dalla clinica, che trattano pazienti di appena tre anni

  • Cinque dipendenti i della clinica GID (Gender Identity Development Service) si sono dimessi
  • I medici hanno riferito che i bambini stanno ricevendo una  terapia per il cambio di genere  inutile
  • Un informatore rimase in servizio solo per impedire a più bambini di farsi curare
  • Il numero di giovani indirizzati al servizio è passato da 94 nel 2010 a 2.519 l’anno scorso
  • Cinque lavoratori denunciano  irregolarità presso l’unica  clinica transgender del Servizio Sanitario Nazionale in Gran Bretagna si sono dimessi perché impauriti dal fattto che  bambini di tre anni stanno subendo senza necessità  il trattamento di cambiamento di sesso.

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fonte – https://www.maurizioblondet.it/curano-per-cambio-di-sesso-bambini-di-tre-anni/

La clinica perde gli embrioni: il business dell’utero in affitto fa l’ennesimo danno

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Gli embrioni sono stati probabilmente riutilizzati. La scoperta per via di una fattura mandata dodici anni dopo una fecondazione in vitro.

Nel 2004 Marisa Cloutier-Bristol e suo marito si erano recati in una clinica specializzata in fertilità per assicurarsi una gravidanza e creare una famiglia. Avevano avuto qualche problema e la struttura le aveva garantito la produzione di almeno un embrione. Di fatto regalò la vita a ben quattro embrioni.

Il problema è che i “dottori” le dissero che nessuno di loro era utilizzabile. La donna e il marito tornarono a casa, afflitti per non aver potuto avere il loro bambino. E se già la pratica può essere discutibile, ciò che è accaduto dopo rasenta i limiti dell’assurdo.

Intanto la coppia, dopo molti sforzi,  è riuscita ad avere un figlio. Ma entrambi ne avrebbero voluti molti di più. All’improvviso, però, il marito della donna è morto. La donna si è risposata. E dopo qualche mese, la clinica, all’improvviso, l’ha contattata, dicendo che c’era un suo embrione conservato in “congelatore”.

La donna è rimasta interdetta: le era stato detto che i suoi embrioni non erano utilizzabili. E invece, dopo quindici anni, ha scoperto che uno era ancora lì. Solo che lei non avrebbe più potuto “usarlo”: non solo la donna ha passato i 40 anni, ma essendo defunto il marito non è possibile impiantarlo nel suo grembo perché “mancherebbe il consenso”.

«È come piangere un bambino morto. Mi sento completamente e totalmente derubata», ha detto la donna, che ha intentato causa alla clinica per capire cosa sia successo anche agli altri embrioni. Dato che la clinica si presta alle maternità surrogate, il sospetto è che gli embrioni della donna siano stati usati clandestinamente a questo scopo.

È l’ennesimo danno del business dell’utero in affitto: gli embrioni di una famiglia naturale, tradizionale, sono finiti non si sa dove dietro lauto compenso. E adesso ciò che resta è solo un profondo dolore.

fonte – La clinica perde gli embrioni: il business dell’utero in affitto fa l’ennesimo danno

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