Coronavirus. L’infettivologa Graziani: “il Signore è il Primario Assoluto, Dio ha l’ultima parola”

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Dal mercato di Huanan Seafood, nel sud della Cina, un mercato all’ingrosso di frutti di mare e animali vivi, un nuovo coronavirus (2019-nCoV) ha progressivamente colpito prima la Cina poi altri paesi del mondo. Le autorità sanitarie di diversi paesi del mondo hanno confermato la trasmissione da uomo a uomo al di fuori della provincia di Hubei e sono stati segnalati casi confermati anche tra gli operatori sanitari.

Per capire qualcosa in più sul coronavirus, e sulla modalità di affrontare le malattie e la professione medica con uno stile cristiano, La Fede Quotidiana ha intervistato la dottoressa Vittoria Graziani.

Specializzata in Malattie infettive nel 2004 all’Università degli studi di Chieti “Gabriele D’Annunzio”, la dottoressa Graziani ha lavorato come specialista presso il reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale civile “Spirito Santo” di Pescara, ha prestato servizio presso la Croce Rossa Italiana e presso la Casa di Cura “Villa del Rosario” di Roma.

 

Dottoressa Graziani, che cos’è il nuovo coronavirus?

“I coronavirus, virus a RNA chiamati così per la particolare struttura a corona della loro superficie visibile al microscopio elettronico, sono sempre esistiti e sono responsabili di infezioni delle vie respiratorie da lievi e limitate alle vie aeree superiori (tratto naso-faringeo, seni paranasali e gola) e in alcuni casi infezioni respiratorie gravi ed estese alle vie aeree inferiori (bronchi e polmoni). Il nuovo coronavirus è un ceppo che non è stato precedentemente mai isolato e che, storia attuale, è `stato identificato per la prima volta in Cina (2019-nCoV). Purtroppo fa parte nella natura intrinseca dei virus la possibilità di evolversi e causare epidemie, sia umane che veterinarie, grazie alla loro capacità di ricombinare, mutare e infettare più specie e tipi di cellule”.

Quali sono i sintomi che fanno pensare che una persona possa essere stata infetta da un coronavirus?

“I sintomi  sono molto simili a quelli influenzali ecco perché dal mondo sanitario viene sollecitata a ‘gran voce’ la pratica della vaccinazione antinfluenzale come vaccinazione anche ‘di buon senso’, soprattutto nel caso venga a crearsi su grandi numeri una situazione di necessità di rapidità diagnostica differenziale. I sintomi possono iniziare con la febbre, tosse secca fino ad arrivare a polmonite e, quindi, insufficienza respiratoria. Non esiste al momento una cura o un vaccino specifico anche se ci si sta lavorando”.

Ci indica nel dettaglio quali cose ognuno di noi può fare per proteggersi dal coronavirus?

“Occorre applicare regole igieniche valide per tutte le infezioni virali compresa l’influenza alla quale faccio ancora una volta riferimento per rendere meglio l’idea più concretamente e che  proprio in questo periodo tra l’altro sta attraversando la fase di massima diffusione. Regole come lavarsi spesso e accuratamente le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi o con soluzioni alcoliche (cosa importantissima questa, per esempio, nelle fasi di incubazione in cui la malattia non è manifesta) evitando di toccare gli occhi, il naso o la bocca con mani non lavate, starnutire o tossire in un fazzoletto da gettare in contenitore chiuso o con il gomito flesso (da parte di chi è sintomatico quindi ostacolando l’emissione di micro-goccioline infettanti), evitare ovviamente contatti ravvicinati con persone malate o che mostrino sintomi di malattie respiratorie (tosse e starnuti), rimanere a casa se si hanno sintomi e contattare il medico, evitare carne cruda o poco cotta, alimenti non lavati, pulire e disinfettare oggetti e superfici potenzialmente contaminati,  queste sono tutte regole che fanno parte del buon senso comune per evitare di ammalarsi in generale”.

Hai mai avuto paura ad esercitare la sua attività medica. La fede l’ha aiutata?

“È stata proprio la Fede la chiave di volta per svolgere al meglio il mio lavoro. Da quando da studentessa facevo la volontaria a Lourdes ho toccato, quasi con mano, che non esisteva la malattia ma il malato e che il Signore è il ‘Primario Assoluto’ al quale fare riferimento costantemente, specialmente nella nostra categoria che altrimenti rischia solo di inaridirsi. Nel corso dei miei studi, e fin dalle prime esperienze lavorative, mi sono accorta che non è possibile controllare tutto e che non sempre accade quello che scientificamente è previsto. Prima di avvicinarmi ad un paziente ho sempre chiesto istintivamente Lumi e solo poi avviavo il ragionamento clinico e spesso ho avuto delle intuizioni che sinceramente col senno di poi non erano nelle mie possibilità, soprattutto da neo specializzata, e ho capito che la vita di ognuno di noi è totalmente nelle mani di Dio il quale usa vari mezzi, compresi gli operatori sanitari, per condurre dove Lui vuole. In questa ottica, invece di avere paura mi sono sentita rassicurata perché ho capito che non ero mai da sola con il malato. Amo questo lavoro proprio perché se vissuto con gli occhi della fede diventa una lezione inesauribile di vita vera. Non è spesso così lineare però per un malato intuire nella malattia la stessa cosa, noi medici siamo più fortunati. Nella malattia si è inevitabilmente molto fragili e spesso si enfatizza la possibilità umana nella sola figura del medico senza ricordare che il Primario dei primari è Uno solo”.

Ci fa qualche esempio, relativo alla sua attività professionale, che ricorda con emozione?

“Da neo specializzata diagnosticai un tetano nelle primissime fasi in una anziana signora che, grazie a Dio, si salvò. Non avevo mai visto un caso del genere in vita mia, se non descritto nei testi. Se avessi ritardato a riconoscerlo sarebbe stato fatale. Per fare qualche esempio tratto dai miei ricordi, un paziente in dimissione fu all’improvviso stroncato da un infarto acuto senza avere fattori di rischio e con esami perfetti con totale meraviglia di tutti i sanitari. Ma ci sono stati anche pazienti segnati da parametri vitali al limite che sono durati oltre ogni previsione medica. E potrei continuare. È vero che la medicina viene considerata scienza empirica, ma in un’ottica più ampia ci si rende conto come la mano di Dio intervenga sempre per il singolo secondo i suoi disegni”.

Da cattolica che suggerimenti ci può dare per affrontare con spirito di fede le malattie?

“L’ultima parola spetta a Dio. Lui può veramente tutto e a Lui nulla è impossibile se si confida in Lui completamente. Di questo sono convinta e ho avuto la fortuna di capirlo proprio nel mio lavoro. L’uomo ha molti limiti e nonostante il delirio di onnipotenza che spesso lo tenta dovrà sempre confrontarsi con quello che non può controllare. Il mondo microscopico, come quello macroscopico, come la vita in generale, sono una realtà complessa e dinamica e solo Dio ne è il padrone assoluto. Ai malati dico di non disperare mai e non pensare di essere finiti anche quando l’uomo emette sentenze. Nello stesso tempo ognuno di noi dovrebbe ricordare che da un minuto all’altro può ritrovarsi ad affrontare una battaglia che inconsciamente pensiamo che non ci toccherà mai. È necessario un bagno di umiltà per tutti e, soprattutto, ricordiamoci che l’ultima parola è quella di Dio”.

 

MATTEO ORLANDO

Da http://www.lafedequotidiana.it/coronavirus-linfettivologa-graziani-signore-primario-assoluto-dio-lultima-parola/

Nuovo coronavirus: ecco cosa sapere – IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (VR)

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Facciamo chiarezza sul nuovo coronavirus nato in Cina che sta diffondendo preoccupazione in tutto il mondo. Quali sono i rischi in Europa? Come si manifesta? Cosa dobbiamo fare se abbiamo in programma un viaggio all’estero? Rispondono alle domande il prof. Zeno Bisoffi e il dottor Andrea Angheben infettivologi del nostro Ospedale

Che cos’è il coronavirus 2019-nCov
Il coronavirus 2019-nCoV appartiene alla vasta famiglia dei coronavirus, chiamati così perché hanno la forma visibile al microscopio simile a una coroncina. I coronavirus sono noti in quanto sono causa di patologie banali come il raffreddore, ma anche molto gravi e contagiose come la Sindrome Respiratoria Mediorientale (MERS) e la Sindrome Acuta Grave (SARS). Il 2019 nCoV è un nuovo ceppo di coronavirus mai identificato prima nell’uomo.

Come nasce?
I coronavirus vengono veicolati all’uomo dagli animali. Per la SARS, nel 2002 sempre in Cina, sono stati gli zibetti. La MERS, invece, ha avuto come ospite intermedio il dromedario (Arabia Saudita 2012). Per il nuovo CoV il punto di partenza è stato identificato con il mercato all’ingrosso di frutti di mare e animali vivi della città di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei. Qui il 31 dicembre del 2019 sono stati segnalati all’OMS dei casi di polmonite da causa ignota. Il virus è stato identificato dal punto di vista genetico poco dopo dal CDC ( Centers for Disease Control) cinese.

Ha affinità con la SARS?
Essendo un coronavirus, geneticamente è simile, ma non uguale, al virus della SARS e a quello della MERS.

Come si trasmette?
Per via respiratoria come accade sostanzialmente per l’influenza.

Quali danni provoca?
Come tutti i coronavirus, il nuovo si presenta con febbre. Nei casi più gravi il paziente può andare incontro a complicazioni respiratorie che possono rivelarsi anche mortali.

Ci sono farmaci per curare questa infezione?
La malattia può essere trattata come i gravi casi di influenza, con terapie di supporto per combattere i sintomi e le complicanze. Ma contrariamente a quanto accade per l’influenza, non disponiamo per il momento di antivirali specifici.

Che rischi corriamo?
Il rischio che il virus si diffonda in Europa non può essere escluso a priori. Per questo sono state adottate anche in Italia dal ministero della Salute – su indicazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – misure sanitarie di prevenzione. A cominciare dagli aeroporti. Tra le misure preventive sono comprese anche quelle che devono adottare le Unità di Pronto Soccorso di ogni ospedale.

Quale procedura ha adottato il “Sacro Cuore Don Calabria”?
Al Pronto Soccorso sono disponibili in sala d’aspetto delle mascherine che devono essere indossate dal paziente che lamenti febbre o sintomi respiratori. Questo a prescindere che sia stato in Cina, perché, non dimentichiamo, che siamo in periodo di influenza e anche l’influenza è contagiosa e può comportare delle complicanze. Se invece il paziente presenta febbre, sintomatologia respiratoria ed è stato nelle zone a rischio negli ultimi 14 giorni o è stato esposto a un caso del nuovo coronavirus viene interpellato l’infettivologo e attivato immediatamente il processo di isolamento e cura nelle stanze apposite a pressione negativa. Diversamente se lo stesso paziente presenta un’infezione polmonare severa (SARI), sempre secondo le indicazioni del Ministero della Salute recepite dalla Regione, deve essere trasferito in terapia intensiva e appena possibile per quanto riguarda il Veneto nella terapia intensiva dell’Azienda Ospedaliera di Padova.

Come comportarsi quando si deve viaggiare?
Ci sono delle regole igieniche che dovrebbero essere rispettate sempre e in particolare quando si viaggia. La prima regola è lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con soluzioni alcoliche. Poi coprirsi sempre la bocca quando si tossisce e si starnutisce e una volta gettato il fazzoletto lavarsi le mani. Per ridurre l’esposizione alle malattie respiratorie, è bene evitare il contatto ravvicinato quando è possibile con chiunque mostri sintomi inerenti a queste patologie.

E per chi deve andare nelle zone a rischio?
In questo momento sarebbe opportuno posticipare i viaggi. Se questo non è possibile, è raccomandabile vaccinarsi contro l’influenza stagionale almeno due settimane prima della partenza per abbassare il rischio di contrarre il virus influenzale ed evitare di recarsi in mercati in cui si vendono animali vivi e prodotti alimentari sempre di origine animale. Nel caso di insorgenza dei sintomi rivolgersi – durante il viaggio o entro 14 giorni dal rientro – subito a un medico

Esiste un vaccino?
Il virus è stato isolato da pochi mesi, serve del tempo per sviluppare un vaccino

 

Prof. Zeno Bisoffi, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali e Microbiologia e associato all’Università di Verona
Dottor Andrea Angheben, responsabile delle degenze del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali e Microbiologia

Da https://www.sacrocuore.it/nuovo-coronavirus-ecco-cosa-sapere/

La principale causa di morte nel 2019? L’aborto: 42 milioni di vittime

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Nel 2019, l’aborto è stata la principale causa di morte in tutto il mondo, causando 42 milioni di morti.

I dati sono stati elaborati dal famoso sito web di statistiche «Worldometers» che analizza i moltplici fenomeni sociali, fornendo gli aggiornamenti in tempo reale. Questi numeri allarmanti sono stati diffusi dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità

«Secondo l’OMS – ha osservato Worldometers – ogni anno nel mondo ci sono circa 40 – 50 milioni di aborti (in media 125mila aborti al giorno). Negli Stati Uniti, dove quasi la metà delle gravidanze è indesiderata e 4 su 10 di queste sono interrotte dall’aborto – evidenzia in conclusione Worldometers – ci sono oltre 3mila aborti al giorno. Il 22% delle gravidanze negli Stati Uniti finisce con l’aborto volontario».

Nonostante il 2020 sia già iniziato, secondo le stime fornite sempre da Worldometer, già si contano scirca 75mila aborti effettuati nel nuovo anno.

Secondo gli ultimi dati pubblicati dal Center for Disease Control and Prevention (CDC), nel 2016, gli aborti effettuati legalmente sono stati circa 623.471.

                                                                                                            Gabriele Giovanni Vernengo

Da https://vocecontrocorrente.it/la-principale-causa-di-morte-nel-2019-laborto/

ABORTO/ Lo studio: i feti provano dolore fisico già alla 12ma settimana

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Segnalazione di Emilio Giuliana

Un grumo di cellule, come li definiva Marco Pannella, o esseri umani in grado di percepire tutto, soprattutto il dolore? Secondo studi che vanno avanti da tempo, da anni, in particolare la ricerca di cui si sta occupando lo scienziato “pro choice” americano Stuart Derbyshire, esperto di scienza del dolore, quindi non un anti abortista, pubblicato sulla rivista medico-scientifica Journal of Medical Ethics, i bambini non ancora nati possono provare dolore già dopo 12 settimane dal concepimento e probabilmente anche prima. Questo contrasta con la legge americana e con le dichiarazioni da sempre sostenute dai medici abortisti secondo i quali il feto non prova alcun dolore fisico fino a 24 settimane, il periodo massimo secondo il quale si può abortire (anche se lo stato di New York ha recentemente approvato una legge secondo la quale si può abortire anche al nono mese di gravidanza, cioè fino alla nascita del bambino). Lo studioso ha affermato che esistono “buone prove” del fatto che il cervello e il sistema nervoso dei bambini non ancora nati sono sviluppati abbastanza per provare dolore prima delle 24 settimane.

LO SMEMBRAMENTO PRATICATO DURANTE L’ABORTO

E se i bambini non ancora nati provano dolore, sicuramente lo sperimentano durante un aborto. Il che significa omicidio crudele e violento di essere umano. Una “lettura equilibrata” delle prove ” punta verso un’esperienza di dolore immediato e non riflessivo mediata dallo sviluppo del sistema nervoso già dalle 12 settimane”, hanno concluso. Lo scienziato e il suo co-autore si sono riuniti per scrivere questo articolo grazie alla sensazione condivisa che i dati neuroscientifici, in particolare i dati più recenti, non potessero supportare un rifiuto categorico del dolore fetale. Secondo il quotidiano inglese Daily Mail, “si è pensato che la corteccia, lo strato esterno del cervello che si occupa delle informazioni sensoriali, non sia sufficientemente sviluppata per la registrazione del dolore”. Di conseguenza, “molti organi medici … dichiarano che il dolore non è possibile prima della” gestazione “di 24 settimane. Tuttavia, recenti studi dimostrano chiaramente “che il consenso non è più valido”, sostengono. Nella terza settimana di concepimento, il metodo più comune di aborto è lo smembramento del feto. Ciò significa che ogni anno decine di migliaia di bambini non ancora nati possono soffrire di dolori lancinanti mentre vengono fatti a pezzi arto dopo arto nel ventre materno.

Da

Per capire veramente cosa è successo a Bibbiano

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Verso Bibbiano

(…”ancora una scena, una soltanto, per curiosità, anche questa molto caratteristica, l’ho appena letta in una raccolta di antichità russe, nell'”Archivio” o ne “Il passato”, ho dimenticato il nome, devo controllarlo. Era il periodo più cupo della servitù della gleba, ancora all’inizio del secolo; e qui un evviva al Liberatore del Popolo! All’inizio del secolo, dicevo, c’era un generale, un generale con conoscenze importanti, un ricchissimo proprietario terriero, ma uno di quelli (e pare che anche allora non ce ne fossero molti), che ritirandosi a vita privata, quasi quasi erano convinti di essersi conquistati il diritto di vita e di morte sui loro sudditi. Ce n’erano di tipi così a quei tempi. Allora il generale risiedeva nella sua proprietà di duemila anime, viveva nel lusso e spadroneggiava con i poveri vicini come se fossero i suoi parassiti e buffoni. Aveva un canile con un centinaio di cani da caccia e quasi cento custodi, tutti in uniforme e tutti a cavallo. Un giorno un servo, un ragazzino di soli otto anni, mentre giocava, lanciò una pietra e ferì una zampa del levriero preferito dal generale. “Come mai il mio cane è azzoppato?” Gli riferirono che era stato quel ragazzino a lanciargli una pietra e ferirlo a una zampa. “Ah, sei stato tu?”, disse il generale squadrando il ragazzino: “Prendetelo!” Lo presero, togliendolo alla madre, e lo rinchiusero in gattabuia per tutta la notte; il mattino dopo, all’alba, il generale uscì in pompa magna per andare a caccia, in groppa al suo cavallo, attorniato dai suoi parassiti, dai cani, dai custodi e dai capocaccia, tutti a cavallo. Tutti i servi erano stati riuniti perché assistessero alla punizione, e davanti a tutti c’era la madre del bambino colpevole. Portano fuori il bambino dalla gattabuia. Era una giornata d’autunno cupa, fredda, nebbiosa, ideale per la caccia. Il generale ordina di spogliare il bambino e quello rimane tutto nudo, annichilito dal terrore, non osa mandare un grido…”Fatelo correre!”, ordina il generale, “Corri, corri!”, gli gridano i custodi dei cani e il bambino si mette a correre…”Prendetelo!”, urla il generale e gli lanciano dietro l’intera muta di levrieri. I cani lo raggiunsero e lo dilaniarono davanti agli occhi della madre!… Credo che in seguito il generale sia stato interdetto. Allora…che cosa si meritava? La fucilazione? Che lo fucilassero per soddisfare il nostro senso morale? Parla, Alëška!”…)

(…i non europeisti sapranno di che si tratta: per loro è Europa, per gli europeisti no…)

Il catalogo è questo

Da uno de passaggio ricevo questo promemoria:

1) Partendo dagli antefatti, segnalo un video che racconta dell’inchiesta “Veleno” che partendo dalle accuse mosse a molti genitori nel 1997/1998 sconvolse Finale Emilia e la bassa modenese.

I figli non sapevano nulla perché i genitori non ne parlavano, perché era un tabù nelle case, perché i genitori avevano paura che venissero a portarglieli via, e quindi non se ne parlava (Pablo Trincia, giornalista).

Continuavano a urlarci: “Finché non dite quello che dicono i vostri figli non li vedrete mai più!” Il paese di Pol Pot, perché io ho risentito questo movimento in cui ti dice: “Io sono lo Stato, io sono padrone di tuo figlio, io comando tuo figlio, io ne faccio quello che voglio, costi quello che costi” (Lorena Morselli Covezzi, condannata nel 2002 a dodici anni, assolta in Cassazione nel dicembre 2014).

2) Dichiarazioni ai media locali dell’Anghinolfi nel 2013 in cui si concentra sul tema omofobia(poi ci torneremo).

Andiamo oltre il tema dell’identità di genere nel rapporto genitoriale […] (Federica Anghinolfi)

3) Che in Regione, non solo sapessero, ma condividessero il modello, ce lo provano le dichiarazioni del Sindaco di Bibbiano Carletti dell’11/03/2015 rilasciate alla Commissione Parità dell’Emilia Romagna.Nella stessa occasione l’Anghinolfi descriveva l’attività del suo gruppo (i “bambini hanno un altro modo di raccontare…”).

Situazioni che prima erano sommerse hanno avuto il coraggio di emergere e sono emerse anche perché sapevano che all’interno di quel determinato territorio potevano contare su competenze, su dei punti di riferimento rassicuranti che potevano accompagnarli in una via di uscita rispetto a una situazione veramente drammatica. Noi, come val D’Enza, ci proponiamo anche a poter sperimentare questa buona pratica (Andrea Carletti, sindaco di Bibbiano).

I bambini hanno altri modi per raccontare quello che provano, quello che vivono nella loro esperienza, quindi ascoltare il trauma non è così immediato: ci sono delle zone d’ombra, delle zone grigie, occorre una specializzazione. Se ci si mette in ascolto i bimbi parlano (Federica Anghinolfi).

4) Video realizzato per il Convegno del 26/27 maggio 2016 col patrocinio della Regione Emilia-Romagna e della provincia di Reggio Emilia in cui Anghinolfi e colleghi magnificano la loro attività.

Penso che l’incertezza abbia sviluppato, come dire, un senso di curiosità, di ricerca, che ci ha permesso di andare oltre, di riuscire a costruire un oltre. Questo oltre appunto è quello di avere messo insieme, pensando al bene della ragazza, a quello che per lei era utile, vista la sua situazione, mettere insieme il meglio possibile (Federica Anghinolfi).

5) L’articolo de La Stampa del 2016 in cui si vantavano di avere 1.900 bambini su 12.000 della Val d’Enza affidati ai servizi sociali (farebbe il 15.8%).

C’è un posto in Italia dove la lotta alla pedofilia è una priorità assoluta. E i risultati si vedono. È un fazzoletto di terra in provincia di Reggio Emilia dove gli otto comuni della Val d’Enza – 62mila abitanti, 12mila minorenni, 1900 in carico ai servizi , 31 seguiti per abusi sessuali – hanno costituito un’Unione guidata dal sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, per tutelare i minori… «Noi la volontà politica l’abbiamo avuta. E nonostante i tagli abbiamo anche trovato i soldi». Come li hanno spesi? Facendo formazione sugli operatori per renderli in grado di leggere in anticipo i segnali di malessere, spesso aspecifici, dei bambini, rivalutando la figura dell’assistente sociale, lavorando con gli ospedali e con le scuole e appoggiando in modo esplicito le vittime della violenza.  (Andrea Malaguti su La Stampa).

6) Curriculum di Claudio Foti da cui si vede che è laureato in Lettere.

7) La mail che identifica e calcola “l’incasso” generato dai bambini:

8) La confessione di un ex collaboratrice dell’Anghinolfi che certificava il falso sulle abitazioni delle famiglie cui si volevano sottrarre il figli.

Finché è rimasta agli ordini di Federica Anghinolfi ha fatto come tutti, certificando che case in ordine erano fatiscenti e piene di muffa, che i panni stesi ad asciugare erano vestiti buttati in giro… E poi c’è il capitolo del denaro che doveva finire per forza al centro studi Hansel e Gretel, e quando l’Unione di Comuni della Val d’Enza non riusciva a pagare i consulenti venivano creati falsi affidi (TG2 del 28 luglio 2019).

9) Intercettazioni che riguardano Daniela Bedogni e Fadia Bassmaji, coppia omosessuale cui era stata data una bimba in affido dalla Anghinolfi che maltrattano la bimba perché si rifiuta di mentire.

Tu non ci scrivi perché hai paura di scrivere, perché le cose che devi scrivere adesso sono talmente profonde che non ti va più di scriverci, non ci vuoi neanche andare vicino.

10) Due neuropsichiatre dell’AUSL di Montecchio Emilia, Imelda Bonaretti e Flaviana Murru, si propongono di minacciare un carabiniere che indagava nel caso diventasse insistente.

E comunque potevi anche dirgli: “Guardi che lei è sposato, ha figli, cioè, non si sa mai”.

11) Dal Tg4 e immagini delle telecamere a circuito chiuso che riprendono il furto di un bambino e la testimonianza della madre e del padre.

Non ci viene detto niente, perché è stata una decisione arbitraria di questi servizi sociali, l’hanno fatto in autonomia, non ci è stata giustificata e non ne sappiamo nulla (la madre).

12) Testimonianza video di un padre cui la Anghinolfi ha tolto i figli con le accuse di omofobia.

13) Puntata documentata di “Chi l’ha visto“.

14) Un po’ di dati relativi ad un caso analogo in Umbria (“Piccolo Carro”) che coinvolge sempre il PD.

15) L’audizione della Autorità garante in Commissione per l’infanzia, in cui si cita, dal minuto 44:30 il documento approvato dalla Commissione il 17/01/2018 e le sue terribili accuse cui non fu dato seguito.

Nella gran parte dei casi trattati in qualità di difensore delle famiglie coinvolte in tali procedimenti, tali allontanamenti vengono predisposti a seguito della richiesta di aiuto di queste famiglie, da parte di chi è preposto ad aiutarle. Una volta che una famiglia fa ingresso nel circuito dei servizi socio-assistenziali difficilmente riesce ad uscirne, per cui prima di consigliare a una famiglia di rivolgersi allo Stato per chiedere aiuto è bene valutarne le conseguenze… Il 63% di questi bambini, come motivo primario o secondario, ha un problema di indigenza economica, abitativa e lavorativa dei genitori… Capita che l’assistente sociale non sia preparato o abbia delle presunzioni del tutto personali del concetto, assolutamente non codificato, di capacità genitoriale (p. 40 segg.)

Il 20% dei giudici onorari è proprietario, direttore, o ha rapporti di cointeressenza con case famiglia (p. 88).

Qualche considerazione

Il tema è delicato: questi sono fatti, ma ci sarebbe anche da interrogarsi su cosa sia un fatto, e a questo proposito filosofi e propagandisti sono qui per aiutarci. Credo però che una cosa si possa senz’altro dire: se lo scopo della dottoressa Anghinolfi era quello da lei rivendicato, ovvero il promuovere un sereno dibattito sull’omogenitorialità, diciamo che i mezzi scelti, almeno a quanto risulta finora, non sono stati i migliori. La sensazione è che a seguito di quanto sta emergendo questo dibattito, lecito in democrazia come tutti i dibattiti, tranne quello che abbiamo condotto qui, e per il quale siamo stati derisi, insultati, ostacolati dai “buoni”, nonostante noi partissimo sì da basi scientifiche solide (ma anche per questo ci saranno tribunali), il dibattito che l’Anghinolfi voleva promuovere rischia di arretrare, anziché di procedere, dopo che la realtà ha fatto irruzione nel terreno allucinato dell’ideologia.

D’altra parte, va anche detto, per equilibrio, che chi ha vociferato accuse assurde, come quella del tutto infondata di pedofilia, a carico di amministratori locali, oltre ad aver commesso un illecito perseguibile a querela di parte, non ha aiutato non dico a comprendere, ma nemmeno a scalfire la reale profondità dell’orrore di cui Bibbiano è solo l’ennesima manifestazione.

L’orrore, che emerge nitido dai pochi fatti riportati (tanti se ne potrebbero aggiungere ad adjuvandum), risiede nella solita porca rogna “de sinistra” di ergersi a giudici del bene e del male in virtù di una tanto autopercepita quanto inesistente superiorità morale. In altri termini, non è assolutamente un caso che i signori che, ai punti (3) e (4) del nostro elenco, si proponevano di “sperimentare”, beninteso “nell’interesse” del minore, appartengano alla stessa matrice culturale di chi ha esplicitamente rivendicato il fatto che riforme politiche di grande ampiezza, sconsigliate dalla letteratura scientifica, fossero “un esperimento a grandezza naturale“, un esperimento in corpore vili. Non solo quello dei nostri figli: anche il nostro corpo, per gli ottimati, per gli aristoi, come il nostro caro amico Aristide, è vilis, senza importanza. Per i suoi sommi sacerdoti, tutti noi siamo sacrificabili sull’altare del Progresso, ovviamente dopo aver pagato direttamente o indirettamente (tramite fondi della regione) un obolo affinché la cerimonia si svolga. Che poi il progresso consista nella finanziarizzazione a oltranza dell’economia, o nella promozione dell’omogenitorialità senza se e senza ma (ma soprattutto senza perché), o in qualsiasi altra cosa passi per la testa agli utili idioti della finanza, a seconda delle contingenze del momento, in fondo è abbastanza irrilevante. Il cuore del problema è nella pertinace volontà di escludere dal processo democratico, dall’indirizzo politico (di una famiglia o di una comunità) gli “altri”, i “non (restiamo) umani”, cioè noi.

E così, in fondo, l’errore politico fondamentale del PD non è quello di non essere andato a elezioni ad agosto lasciando spazio a Renzi, non è quello di non aver voluto fare una riflessione onesta sul rapporto con l’Unione Europea, non è uno dei tanti errori che politologi più o meno improvvisati gli attribuiscono, nelle analisi che i giornaloni ci propongono al nobile scopo di farci sentire più intelligenti. L’errore fondamentale è quello di essersi palesato come una minaccia esistenziale per i suoi potenziali elettori, per il loro benessere economico, per l’integrità delle loro famiglie. Se mai non fosse bastato, per chiarire il concetto, i loro intellettuali ci hanno dichiarato di essere disposti a privarci dei diritti politici, pur di non veder scalfita l’egemonia della loro parte politica (ricorderete il simpatico dibattito sul suffragio universale con un attore “buono”). E se anche questo non fosse stato abbastanza, con episodi come quello che qui abbiamo ricordato, la loro struttura ci ha dimostrato di non arretrare di fronte a nulla (chiudersi a riccio a difesa di questi abusi non credo sia stata una mossa lungimirante…).

A compimento del capolavoro, dopo che gli elettori hanno preso atto del pericolo, la macchina della propaganda PD ha rovesciato su di essi il suo impotente livore, coprendoli di parole sprezzanti.

Per noi, tanta roba…

Credo quindi che non ci sia molto da aggiungere, se non una banale considerazione. Persone che ironizzavano sul proprio potere di vita e di morte, considerando come una eventualità divertente quella di minacciare un carabiniere, persone che, come riportano gli atti processuali (fuggevolmente apparsi sul web per estratti, poi scomparsi), pare che si ritenessero in diritto di impartire ordini alle “loro” guardie municipali, non credo che avrebbero potuto prendere atteggiamenti simili, che presuppongono, oltre all’illusione della propria superiorità, connaturata alla sinistra, anche la certezza dell’impunità, senza essere più che certe di avere una solida copertura politica. Qui risiedono le responsabilità politiche di chi ha amministrato quelle zone: nell’aver tralasciato i controlli, e conseguentemente nell’aver conferito, magari in modo del tutto involontario, ai soggetti cui era affidato un compito tanto delicato l’illusione di poter operare al di fuori delle regole dell’ordinamento, in modo del tutto arbitrario, di essere padrone della vita e della morte dei figli e dei loro genitori. Il che, sinceramente, in un momento in cui ci accingiamo a votare la messa in stato di accusa di un ministro per un preteso sequestro di persona compiuto nell’esercizio e in obbedienza al suo mandato politico, lascia quanto meno perplessi. Diciamo che se penso a un sequestro mi vengono in mente le immagini al punto (11) del catalogo qui sopra, piuttosto che quelle di una nave in rada. Ma questa è una mia valutazione soggettiva, che esprimo presumendo di poterlo fare.

Epilogo

(…“Ascoltami: ho preso il caso dei bambini perché tutto fosse più evidente. Di tutte le altre lacrime dell’umanità, delle quali è imbevuta la terra intera, dalla crosta fino al centro, non dirò nemmeno una parola, ho ristretto di proposito l’ ambito della mia discussione. Io sono una cimice e riconosco in tutta umiltà che non capisco per nulla perché il mondo sia fatto così. Vuol dire che gli uomini stessi hanno colpa di questo: è stato concesso loro il paradiso, ma essi hanno voluto la libertà e hanno rubato il fuoco dal cielo, pur sapendo che sarebbero diventati infelici, quindi non c’è tanto da impietosirsi per loro. La mia povera mente, terrestre ed euclidea, arriva solo a capire che la sofferenza c’è, che non ci sono colpevoli, che ogni cosa deriva dall’altra direttamente, semplicemente, che tutto scorre e si livella – ma queste sono soltanto baggianate euclidee, io lo so, e non posso accettare di vivere in questo modo! Che conforto mi può dare il fatto che non ci sono colpevoli e che questo io lo so – io devo avere la giusta punizione, altrimenti distruggerò me stesso. E non già la giusta punizione nell’infinito di un tempo o di uno spazio remoti, ma qui sulla terra, in modo che io la possa vedere con i miei occhi. Ho creduto e voglio vedere con i miei occhi, e se per quel giorno sarò già morto, che mi resuscitino, giacché se tutto accadesse senza di me, sarebbe troppo ingiusto. Certo non ho sofferto unicamente per concimare con me stesso, con le mie malefatte e le mie sofferenze, l’armonia futura di qualcun altro. Io voglio vedere con i miei occhi il daino sdraiato accanto al leone e la vittima che si alza ad abbracciare il suo assassino. Voglio essere presente quando d’un tratto si scoprirà perché tutto è stato com’è stato. Tutte le religioni di questo mondo si basano su questa aspirazione, e io sono un credente. Ma ci sono i bambini: che cosa dovrò fare con loro? È questa la domanda alla quale non so dare risposta. Per la centesima volta lo ripeto: c’è una miriade di questioni, ma ho preso soltanto l’esempio dei bambini, perché nel loro caso quello che voglio dire risulta inoppugnabilmente chiaro. Ascolta: se tutti devono soffrire per comprare con la sofferenza l’armonia eterna, che c’entrano qui i bambini? Rispondimi, per favore. È del tutto incomprensibile il motivo per cui dovrebbero soffrire anche loro e perché tocca pure a loro comprare l’armonia con le sofferenze. Perché anch’essi dovrebbero costituire il materiale per concimare l’armonia futura di qualcun altro? La solidarietà fra gli uomini nel peccato la capisco, capisco la solidarietà nella giusta punizione, ma con i bambini non ci può essere solidarietà nel peccato, e se è vero che essi devono condividere la responsabilità di tutti i misfatti compiuti dai loro padri, allora io dico che una tale verità non è di questo mondo e io non la capisco. Qualche spiritoso potrebbe dirmi che quel bambino sarebbe comunque cresciuto e avrebbe peccato, ma, come vedete, egli non è cresciuto, è stato dilaniato dai cani all’età di otto anni. Oh, Alëša, non sto bestemmiando! Io capisco quale sconvolgimento universale avverrà quando ogni cosa in cielo e sotto terra si fonderà in un unico inno di lode e ogni creatura viva, o che ha vissuto, griderà: “Tu sei giusto, o Signore, giacché le tue vie sono state rivelate!” Quando la madre abbraccerà l’aguzzino che ha fatto dilaniare suo figlio dai cani e tutti e tre grideranno fra le lacrime: “Tu sei giusto, o Signore!”: allora si sarà raggiunto il coronamento della conoscenza e tutto sarà chiaro. Ma l’intoppo è proprio qui: è proprio questo che non posso accettare. E fintanto che mi trovo sulla terra, mi affretto a prendere i miei provvedimenti. Vedi, Alëša, potrebbe accadere davvero che se vivessi fino a quel giorno o se risorgessi per vederlo, guardando la madre che abbraccia l’aguzzino di suo figlio, anch’io potrei mettermi a gridare con gli altri: “Tu sei giusto, o Signore!”; ma io non voglio gridare allora. Finché c’è tempo, voglio correre ai ripari e quindi rifiuto decisamente l’armonia superiore. Essa non vale le lacrime neanche di quella sola bambina torturata, che si batte il petto con il pugno piccino e prega in quel fetido stambugio, piangendo lacrime irriscattate al suo “buon Dio”! Non vale, perché quelle lacrime sono rimaste irriscattate. Ma esse devono essere riscattate, altrimenti non ci può essere armonia. Ma in che modo puoi riscattarle? È forse possibile? Forse con la promessa che saranno vendicate? Ma che cosa me ne importa della vendetta, a che mi serve l’inferno per i torturatori, che cosa può riparare l’inferno in questo caso, quando quei bambini sono già stati torturati? E quale armonia potrà esserci se c’è l’inferno? Io voglio perdonare e voglio abbracciare, ma non voglio che si continui a soffrire. E se la sofferenza dei bambini servisse a raggiungere la somma delle sofferenze necessaria all’acquisto della verità, allora io dichiaro in anticipo che la verità tutta non vale un prezzo così alto. Non voglio insomma che la madre abbracci l’aguzzino che ha fatto dilaniare il figlio dai cani! Non deve osare perdonarlo! Che perdoni a nome suo, se vuole, che perdoni l’aguzzino per l’incommensurabile sofferenza inflitta al suo cuore di madre; ma le sofferenze del suo piccino dilaniato ella non ha il diritto di perdonarle, ella non deve osare di perdonare quell’aguzzino per quelle sofferenze, neanche se il bambino stesso gliele avesse perdonate! E se le cose stanno così, se essi non oseranno perdonare, dove va a finire l’armonia? C’è forse un essere in tutto il mondo che potrebbe o avrebbe il diritto di perdonare? Non voglio l’armonia, è per amore dell’umanità che non la voglio. Preferisco rimanere con le sofferenze non vendicate. Preferisco rimanere con le mie sofferenze non vendicate e nella mia indignazione insoddisfatta, anche se non dovessi avere ragione. Hanno fissato un prezzo troppo alto per l’armonia; non possiamo permetterci di pagare tanto per accedervi. Pertanto mi affretto a restituire il biglietto d’entrata. E se sono un uomo onesto, sono tenuto a farlo al più presto. E lo sto facendo. Non che non accetti Dio, Alëša, gli sto solo restituendo, con la massima deferenza, il suo biglietto”.

“Questa è ribellione”, disse Alëša sommessamente e a capo chino…)

(…ribellatevi!…)

Da https://goofynomics.blogspot.com/2020/01/verso-bibbiano.html?m=1

Protezione dalle radiazioni

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di Matteo Orlando per www.agerecontra.it

Recenti pronunce giudiziarie che, in qualche modo, riconoscono qualche
nesso di causa-effetto tra tumore al nervo acustico (o al cervello) e
l’utilizzo degli smartphone, ha riacceso il dibattito massmediatico
sugli effetti delle onde elettromagnetiche sulla salute umana.
Tuttavia i dati a disposizione al momento, e la posizione delle
autorità che si sono espresse sul tema, dipingono un quadro
contraddittorio, perché mancano risposte scientifiche certe.
L’Ufficio Federale Tedesco per la protezione dalle radiazioni
periodicamente pubblica una classifica degli smartphone che emettono
più radiazioni. L’ente tedesco ha misurato, pur con certi limiti, il
Sar (che in italiano sta per “tasso di assorbimento specifico”) dei
telefoni di quindici tra le principali compagnie.
Il tasso di assorbimento specifico è la percentuale di energia
elettromagnetica che il corpo umano assorbe quando è esposto
all’azione di un campo elettromagnetico a radiofrequenza. Si misura in
watt su chilogrammo: più è alto, più vuol dire che il telefono emette
radiazioni.
Infatti, tutti i cellulari emettono radiazioni elettromagnetiche
(nelle radiofrequenze 800-2600 MHz). La quantità di radiazioni
assorbite dal corpo è misurata in Specific Absorption Rate (Sar) ed è
espressa in watt per chilo. Questa unità di grandezza misura la
quantità di radiazioni assorbite e le traduce nel rischio di effetto
termico al quale il corpo è esposto.
Dall’indagine è emerso che i telefoni migliori appartengono alla
coreana Samsung e alla finlandese Nokia, che hanno sul mercato molti
smartphone a basso Sar, tutti ampiamente sotto la soglia di 0,60.
Non ci sono gli smartphone della Apple invece nella top 15 dei
migliori cellulari in quanto a radiazioni. Tre dei primi cinque
smartphone a basso Sar sono Samsung Galaxy Note, smartphone con lo
schermo grande oltre i 6 pollici. Ma al primo posto si è classificata
la cinese Zte che ha un tasso di assorbimento specifico di 0,17 W/kg.
Ci sono anche un Honor (che è della Huawei) e un Lg nella classifica
dei telefoni meno radioattivi.
Gli smartphone che emettono più radiazioni riguardano compagnie molto
pubblicizzate o che stanno scalando il mercato rapidamente. I tre
smartphone in testa alla classifica dei più radioattivi sono tutti
dell’azienda cinese cinese Xiaomi. Secondo il Bundesamt für
Strahlenschutz il peggior smartphone sul mercato tedesco a livello di
radiazioni è lo Xiaomi Mi A1. Il suo tasso di assorbimento specifico è
di 1,75 watt al chilogrammo, il triplo della soglia di 0,6 W/kg, sotto
la quale l’istituto tedesco dà al cellulare una certificazione per il
rispetto dell’ambiente (per garantire la sicurezza degli utenti
l’Unione Europea ha, invece, fissato a 2 W/kg il limite massimo
consentito per le emissioni dei cellulari per evitare qualsiasi
effetto termico).
Scorrendo la classifica dei peggiori si trovano anche due iPhone: il 7
e l’8 (1,39 e 1,32 di Sar). Dei quindici telefoni con maggior tasso di
assorbimento specifico, quasi la metà (7) sono cinesi.
Secondo Altroconsumo i cellulari emettono onde a diretto contatto con
la testa. Per evitare danni biologici basterebbe seguire piccole
regole. Intanto usare gli auricolari, perché il solo allontanare il
cellulare di qualche centimetro dalla testa riduce di molto il livello
di esposizione.
Poi la rivista consiglia di fare telefonate brevi, soprattutto quando
la linea è disturbata e il telefono è costretto a lavorare a piena
potenza (come accade quando si è in ascensore o treno).
Se è bene tenere i bambini alla larga dagli smartphone, lo stesso si
potrebbe dire della testa degli adulti quando si compone il numero,
visto che è il momento in cui lo smartphone funziona alla massima
potenza.
Il quadro che emerge dagli studi condotti finora è contradditorio. Ma
questo non esclude problemi. Come per altre sostanze cancerogene, come
per esempio il tabacco o l’amianto, possono passare decine di anni tra
l’esposizione alla sostanza e il manifestarsi di un tumore. I
telefonini sono tra noi in modo così massiccio solo da 15-20 anni e i
tumori cerebrali hanno lunghi periodi di latenza (anche fino a 30
anni). Se un rischio significativo esiste, dunque, sarà pienamente
visibile solo tra qualche anno. Nel frattempo si potrebbe cominciare a
seguire le indicazioni che abbiamo scritto su. Inoltre, è anche vero
che oggi passiamo molte ore al telefonino, per digitare messaggi di
testo, per navigare in rete o giocare, e lo teniamo prevalentemente
tra le mani (e, dunque, lontano dalle orecchie). Spesso le telefonate
vengono sostituite dai messaggi vocali ed è per questo che, rispetto
al passato, gli smartphone vengono più spesso accostati alla bocca che
non alle orecchie. Forse potrebbe essere più rischiosa la tecnologia
del 5G, ma in molti invitano ad evitare facili allarmismi, anche
perché di studi condotti in materia finora c’è poca traccia.

Bacio omosessuale in un cartone americano per bambini

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Anche The Three Downstairs: Tales of Arcadia si aggiunge alla purtroppo ormai lunga lista di cartoni animati che ospitano personaggi e vicende omosessuali.

Un nuovo cartone animato dà spazio all’amore omosessuale: si chiama The Three Downstairs: Tales of Arcadia e viene trasmesso su Netflix nella sezione dedicata ai più piccoli.

A dare la notizia GospelPrime che offre brevi cenni sulla trama dell’episodio: temendo la distruzione dell’Arcadia High School ad opera di un meteorite, la giovane Shannon Longhannon teme di morire senza aver dato il primo bacio. È una ragazzina timida, introversa, sovrappeso, con gli occhiali; dando voce alle proprie paure viene avvicinata da una coetanea, anche lei vittima della medesima angoscia.

Così tra le due scattano dei baci che preludono probabilmente ad una futura storia d’amore, dal momento che la minaccia dell’asteroide viene detronizzata e la scuola è sana e salva.

Secondo il sito della CBR, l’episodio sarebbe frutto dell’interesse da parte della produzione di Guillermo del Toro & Co. verso la tematica dell’integrazione, sia per quanto riguarda l’argomento degli immigrati e dei rifugiati negli Stati Uniti ma anche per alcuni aspetti per cari alla comunità LGBTQ.

Da https://vocecontrocorrente.it/bacio-omosessuale-cartone-animato-bambini/

Caso Bibbiano, notificata la chiusura delle indagini per il sindaco e altre 25 persone

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Nell’atto che in genere prelude al rinvio a giudizio sono elencati ben 108 capi di imputazione nei confronti di 26 persone. Tra queste anche l’ex primo cittadino della città, che invece secondo la cassazione era stato raggiunto da una misura cautelare “infondata”

In tutto 108 capi di imputazione

Nell’atto che di solito prelude alle richieste di rinvio a giudizio ci sono ben 108 capi di imputazione (e non più 102) nei confronti di 26 persone, tra le quali anche il sindaco della città, Andrea Carletti. Proprio nei confronti di Carletti la Corte di Cassazione aveva lo scorso 3 dicembre annullato l’obbligo di dimora, definendo la misura – nelle motivazioni rese note oggi – “infondata”. tr i reati contestati ci sono maltrattamenti in famiglia, lesioni gravissime, tentata estorsione, truffa aggravata, abuso d’ufficio, peculato d’uso, violenza o minaccia a pubblico ufficiale. In particolare per Claudio Foti, psicoterapeuta direttore del centro Hansel&Gretel dove molti dei bambini sono stati in cura, i capi di imputazione sono concorso in abuso d’ufficio, frode processuale e lesioni personali gravissime.

Stralciate 4 posizioni

Stralciata la posizione di 4 indagati: a uno di loro è stata accordata la richiesta di patteggiamento, la prima udienza è fissata davanti al gip il prossimo 27 gennaio. Secondo quanto si apprende, poi, per uno dei 26 destinatari che ha ricevuto l’avviso oggi è già stata avanzata e accota una richieta di archiviazione. Tre sono invece le persone al momento ancora sottoposte a misura cautelare (non custodiale e/o interdittiva).

Da https://tg24.sky.it/cronaca/2020/01/14/bibbiano-chiusura-indagini-26-persone-.html?social=facebook_skytg24_link_null

Come sono nati Adamo ed Eva? L’ipotesi del genetista Jérôme Lejeune

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Segnalazione di Emilio Giuliana

Come sono nati i primi uomini? Com’è stato possibile che un uomo e una donna siano entrati nel mondo nello stesso momento e abbiano potuto dare inizio all’umanità? E, soprattutto, è possibile che ipotesi e teorie elaborate per rispondere a questi quesiti possano mostrarsi compatibili con la dottrina cristiana?

Il medico cattolico francese Jérôme Lejeune, noto per aver scoperto l’origine genetica della sindrome di Down, propose un’ipotesi in tal senso, pubblicata sulla Nouvelle Revue Théologique dell’Università di Lovanio nel febbraio 1968, e che, posta a giudizio di altri esperti in materia, fu valutata come «tecnicamente infattibile».

A parlare di questo aspetto poco conosciuto delle ricerche di Lejeune è il giornalista José Javier Esparza, in un libro (foto a fianco) di recente uscita, Jérôme Lejeune: Luchar, amar, curar (Libros Libres), ancora non disponibile in lingua italiana.

L’IPOTESI ADAMICA

Dunque, come si è passati dalle scimmie agli uomini? Com’è possibile colmare questo scarto che non è quantitativo, bensì qualitativo?

«Jérôme Lejeune», scrive Esparza in un capitolo del suo libro riportato integralmente da Religion en Libertad, «ha un’idea: perché non un’improvvisa apparizione dell’uomo? Perché non un salto qualitativo nei cromosomi delle grandi scimmie? Niente in paleontologia lo contraddice. Nulla nella genetica lo nega. E d’altra parte, l’ipotesi è compatibile con la spiegazione religiosa dell’origine della Creazione come dettagliata in Genesi. Occhio: Lejeune sa che non sta formulando una teoria scientifica, ma una semplice ipotesi. Ma sa anche che si tratta di un’ipotesi ragionevole».

Lejeune si trova così a definire quella che poi chiama «l’ipotesi di Adamo», che prende le mosse da alcuni studi realizzati dal genetista su anomalie cromosomiche a livello della sessualità che hanno colpito tanto gli uomini, quanto altre specie animali. «A quel tempo», prosegue Esparza, «Lejeune studiò un caso estremamente raro ma incontestabile, che era quello dei gemelli monozigoti, entrambi nati dalla fecondazione dello stesso ovulo dallo stesso sperma, ma che, a seguito di un incidente precoce, arrivarono a formare una straordinaria coppia di gemelli vero-falso, un ragazzo e una ragazza. La spiegazione scientifica del fenomeno era relativamente semplice. Non è così eccezionale, infatti, che un cromosoma, nella prima divisione cellulare dopo la fecondazione, venga perso. Tale era il caso di quei gemelli. Uno dei due ha continuato la sua normale evoluzione, ma l’altro, amputato il suo cromosoma Y, è stato ridotto solo alla X della femminilità, ma isolato, senza il suo corrispondente partner X. Improvvisamente, non era più l’uomo che avrebbe dovuto essere, né la donna che poteva essere. Nonostante un aspetto femminile, la maggior parte dei casi studiati non presentava un sistema sessuale femminile. Era una forte anomalia per la quale non c’era rimedio». Nei topi, però, questo handicap in alcuni casi era stato superato: e se fosse successo così anche negli uomini, si domanda Lejeune?

A questo punto sorge tuttavia un altro interrogativo: come dare un partner all’individuo nato da questa alterazione genetica, posto che incrociare specie anche molto simili (come l’asino e il cavallo) genera esseri sterili? «Esiste», si legge ancora nel libro, «davvero un solo modo: l’apparizione di una di quelle famose coppie di falsi gemelli, in cui la femmina, contro ogni aspettativa, ma non contro ogni possibilità […], sarebbe stata fecondata. Da lì, la probabilità che si riproducano, diano alla luce bambini vitali, fertili tra loro, portatori di un nuovo patrimonio genetico sì, ma normale, e che quindi può essere trasmesso alla generazione successiva. Questo sarebbe il “monogenismo”: il principio della coppia primordiale, noto a tutte le mitologie e a tutte le religioni del mondo. Nella sfera giudaico-cristiana, la storia di Adamo ed Eva».

Da http://www.iltimone.org/news-timone/come-sono-nati-adamo-ed-eva-lipotesi-del-genetista-jerome-lejeune/

Crollo delle Unioni civili

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Le Unioni civili sono state un fallimento. Infatti la media a semestre di unioni civili tra il 2016 e il 2017 è di 2.238 unioni civili. Nel 2018 la media scende quasi della metà: 1.185. Così come avviene per gli altri Paesi, ad un iniziale entusiasmo per le Unioni civili a cui concorre anche l’effetto accumulo – tutti coloro che per anni hanno atteso di unirsi civilmente scelgono di farlo contemporaneamente – segue poi nell’immediato una perdita di interesse. Insomma le Unioni civili non le vogliono nemmeno i gay e servono solo culturalmente per sdoganare il concetto di “famiglia arcobaleno”.

Altro dato interessante è l’età di chi si unisce civilmente: assai elevata. 49anni per lui, 45 per lei. Ciò a dimostrazione che le Unioni civili vengono soprattutto intese come strumento per garantirsi alcuni benefici patrimoniali e fiscali, non tanto come suggello di “ämore” eterno.

https://www.provitaefamiglia.it/blog/unioni-civili-dimezzate-dopo-due-anni-erano-cosi-urgenti

Da https://www.lanuovabq.it/it/crollo-delle-unioni-civili

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