Orban si schiera con l’Italia contro l’Olanda. Sinistra spiazzata

Condividi su:

 

Nel negoziato tra paesi frugali capeggiati dall’Olanda e Italia “stiamo saldamente dalla parte degli italiani”. Lo dice il premier ungherese Viktor Orban, incontrando la stampa a margine del Consiglio Europeo, in corso da tre giorni a Bruxelles. “La cosa migliore – continua Orban – è dare soldi a quelli che ne hanno  bisogno, in modo che li spendano velocemente per stabilizzare le loro economie, invece di avere lunghe dispute burocratiche sui programmi. Diamoglieli rapidamente, perché se dai una cosa al momento giusto, gliela dai bene. E’ la saggezza ungherese”, conclude.

Orban appoggia l’Italia nella trattativa Ue

E così Orban, indicato dalla sinistra come il sovranista egoista che avrebbe fatto solo i suoi interessi in Europa, difende in questa trattativa gli interessi degli italiani, mentre il liberale di sinistra Rutte mette i bastoni tra le ruote a Conte.

Una contraddizione su cui pone l’accento l’europarlamentare di FdI Carlo Fidanza: “Panico a sinistra… Viktor Orban attacca Rutte e dice: ‘È una questione tra Italia e Olanda… e io sto con l’Italia’. Ora come faranno a continuare a dipingerlo come il male assoluto? Ridicoli”.

Salvini: gli amici di Conte in Europa dove sono?

Un tasto sul quale ribatte anche Matteo Salvini: “Orban è con l’Italia, gli amici di Conte e del Pd no”, dice il leader della Lega Matteo Salvini, che fa sapere di aver ricevuto un sms dal leader ungherese. Salvini ricorda poi come “il primo ministro dei Paesi Bassi Mark Rutte è del partito popolare per la libertà e la democrazia che in Europa è nel Partito dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa (Alde) di cui fa parte +Europa, a cui voleva aderire anche il Movimento 5 Stelle nel 2017 e che è apprezzato sia da Romano Prodi che da Mario Monti”.

Fidanza (FdI): la sinistra da oggi in poi ci risparmi i moralismi su Orban

Fidanza osserva, ancora, che le dichiarazioni pro-Italia di Viktor Orban “fanno crollare il castello di ipocrisia della sinistra”.  “Il problema dell’Europa e dell’Italia non sono i tanto demonizzati governi sovranisti di Ungheria e Polonia – aggiunge l’esponente del partito di Giorgia Meloni – . Anzi, non si disdegna il loro sostegno quando ci si trova di fronte al muro di egoismo dei nordici guidati da governi liberali, popolari o socialisti”. “E persino il tanto sbandierato ‘stato di diritto’, che secondo la sinistra verrebbe costantemente violato da questi pericolosi autocrati, conta un po’ meno se in ballo ci sono miliardi per l’Italia e la sopravvivenza stessa del governo Conte. Bene fa Conte a cercare la sponda di Orban, ma da oggi Pd e M5S ci risparmino i loro improbabili moralismi”.

 

DA

https://www.secoloditalia.it/2020/07/orban-si-schiera-con-litalia-contro-lolanda-sinistra-spiazzata/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

Stato di emergenza? L’alibi solo italiano per blindare Palazzo Chigi. Buoni a nulla ma capaci di tutto

Condividi su:
di Sergio Luciano
Fonte: Il Sussidiario
Il Governo intende prorogare lo stato di emergenza di altri 6 mesi.
Dunque saremo in emergenza fino al 31 dicembre? Diciamolo, mai come stavolta si potrebbe dar ragione al premier Giuseppe Conte se solo avesse – anzi, avesse avuto – l’onestà intellettuale di attribuire l’emergenza non già alla pandemia ma alla giustizia civile e penale che non funziona, alla lotta all’evasione che fa ridere, al codice degli appalti che li blocca, alla scuola che viene tenuta chiusa mentre si riaprono discoteche e spiagge, al ponte Morandi che va assegnato in gestione ad Autostrade altrimenti non riapre, ai fondi di liquidità e alla cassa integrazione che ancora non sono arrivati ai destinatari e insomma a tutti gli argomenti di drammatica attualità sui quali il governo, da quel drammatico week-end dell’8 e 9 marzo ad oggi, in quattro mesi, ha fatto solo chiacchiere.
L’emergenza è il governo, non la pandemia che sta regredendo e che comunque, se anche dovesse risvegliarsi – Dio non voglia – troverebbe comunque difese farmacologiche e cliniche assai migliori di quelle di quattro mesi fa. L’emergenza sono alcuni ministri politicamente analfabeti e tecnicamente sprovveduti. L’emergenza è un Parlamento esautorato.
Il tutto – va detto – contro Salvini e grazie a Salvini. Perché è da quando l’ex capitano ha tentato undici mesi fa di far saltare il banco e ottenere le elezioni anticipate fidandosi dell’imbelle Zingaretti e finendo contro un muro, che il governo Conte 2 ingrassa sventolando lo spauracchio della vittoria della Lega. Il movimentismo salviniano – “così non si può andare avanti, si torni al voto” – è stato il miglior alibi per il governo più pazzo del mondo e di sempre, ossia per questo esecutivo attaccato con lo sputo che ci guida.
Adesso, l’ultima trovata è prorogare lo stato d’emergenza fino al 31 dicembre, a 20 giorni dalla scadenza di quello vigente (31 luglio) e senza argomentazioni. In attesa del voto delle Camere che il 14 luglio ascolteranno e si esprimeranno sulle comunicazioni del ministro Roberto Speranza sul nuovo Dpcm, destinato a prorogare le norme anti–contagio in scadenza il 14 luglio. Una prima risposta viene dal vibrato e – va detto – incisivo appello/protesta di Elisabetta Casellati, presidente del Senato, contro il “decretismo” che sta contraddistinguendo quest’esecutivo: “Mi auguro che sia l’inizio di una democrazia compiuta”, ha detto riferendosi appunto al voto assembleare sulle prossime comunicazioni di Speranza – perché alla Camera e al Senato siamo ormai gli invisibili della Costituzione”. Ma ci vuol altro.
Questa democrazia simulata, quest’ennesimo governo guidato da un premier mai eletto dal popolo, stava trascinandosi su un piano di precarietà quotidianamente più grave quando la pandemia è intervenuta inducendo comprensibilmente tutti gli italiani a pendere dalle labbra di Palazzo Chigi. Mai tanta visibilità e notorietà è stata data a un premier per lo meno da quando Silvio Berlusconi ha perso quel ruolo.
Quando l’emergenza del Covid-19 ha costretto il governo a prendere le decisioni – quelle sì di emergenza – che conosciamo, dalle mascherina al distanziamento e al resto, la tenuta dell’esecutivo è parsa a tutti rafforzarsi, perché la figura del premier Conte è diventata improvvisamente popolarissima, con quel suo tono pacato e quasi scivolato di ratificare l’ovvio.
Poi però sono sopravvenuti i decreti dettati da quest’emergenza e una parte di quella fiducia è sfumata, per l’enorme gap che gli italiani hanno in qualche caso drammaticamente misurato con la propria pelle, per esempio non ottenendo gli aiuti per la liquidità o la cassa integrazione per i dipendenti. E poi, ancora, la remissione sostanziale della pandemia nel nostro Paese, che ha di riflesso incastrato Conte e il ministro Speranza nel ruolo – peraltro giusto, secondo chi scrive – di uccelli del malaugurio circa i rischi ancora presenti in circolazione e le pessime prospettive di una seconda ondata autunnale.
I prossimi pochi giorni saranno di fuoco. Perché non aspettare il 20 luglio prima di dichiarare la proroga dell’emergenza? Perché prorogarla addirittura di sei mesi anziché fermarsi a tre?
Epperò, se Nicola Zingaretti dichiara: “Il Pd è pronto a sostenere qualsiasi scelta del Governo utile a contenere la pandemia”, sempre dal Pd, con Stefano Ceccanti, i dem ribadiscono “la necessità della presenza del presidente del Consiglio in Parlamento prima dell’eventuale proroga dello stato di emergenza”. Magari, già martedì, da Speranza, “è lecito attendersi alcuni primi chiarimenti”. Anche Italia Viva sollecita un coinvolgimento delle Camere. I Cinquestelle sembrano meno “appassionati” alla vicenda. La proroga è una “questione prettamente tecnica” ha commentato in prima battuta il capo politico Vito Crimi. Il centrodestra ribadisce la contrarietà: i Dpcm danno troppi poteri al governo e confinano il Parlamento in un angolo. “E lo stato di emergenza blocca l’Italia”, rincara la capogruppo dei senatori di Forza Italia, Anna Maria Bernini, mentre Antonio Tajani chiede al governo di confrontarsi con Camera e Senato.
Insomma, come sempre: buoni a nulla e indecisi a tutto, ma anche capaci di tutto.

Continua a leggere

Ecco cosa ha dato Conte a Renzi per salvare il governo

Condividi su:

Subito nuove aperture e piano per i cantieri

Il governo Conte traballa sotto le pressioni di Italia Viva. Sembra di essere tornati a tre mesi fa, quando Matteo Renzi criticava l’esecutivo ogni giorno minacciando di togliere il sostegno (decisivo) del suo partito. All’epoca l’ex segretario del Pd tuonava contro le tasse sulle bibite gassate, la riforma della prescrizione disegnata dal ministro Alfonso Bonafede e la revoca delle concessioni ad Autostrade. La quarantena ha sospeso gli scontri e imposto una condivisione (almeno apparente) della lotta al Coronavirus. Ma con la fase 2 sono ricominciate le prese di distanza e gli annunci di dimissioni da parte della compagine renziana. Oggi pomeriggio il confronto tra il premier Conte e gli esponenti di Iv. A tentare di trovare un’intesa ci sono i due capigruppo Boschi e Faraone e il coordinatore nazionale Rosato. Il presidente del Consiglio vuole evitare scintille e ha già preparato un piano per convincere i “ribelli” a tornare sui loro passi.

Primo punto: l’anticipo delle riaperture previste per il 18 maggio e il 1° giugno. Italia viva pone da giorni la necessità di un approccio meno prudente, per evitare di far pagare alle piccole imprese una crisi che si annuncia lunga e complicata. Per questo il premier offrirà una revisione del piano già stabilito, consentendo ai renziani di intestarsi il risultato. Il premier sposerà anche il “piano shock” messo a punto già da mesi dagli esponenti di Iv: «Lo chiamassero pure piano De Micheli o come vogliono, purché parta e cominci a dare lavoro» dicono i renziani. Un grande cantiere Italia, insomma, che consenta di dare spinta agli investimenti pubblici. Poi c’è anche la questione delle scuole paritarie, a cui i renziani chiedono di dare una mano, e gli emendamenti presentati al dl Liquidità, su cui il premier è pronto a fare la sua parte.

Resta sullo sfondo la battaglia sulle regolarizzazioni portata avanti dalla ministra Teresa Bellanova che, come era prevedibile, ha escluso l’eventualità di dimettersi. Ieri sera non si era trovato l’accordo. La mediazione sulla durata dei permessi di soggiorno (3 mesi, rispetto ai 6 di partenza) avanzata da Iv si è scontrata con un nuovo no della ministra del Lavoro Nunzia Catalfo (M5S).

DA

https://www.iltempo.it/politica/2020/05/07/news/ecco-cosa-ha-dato-conte-a-renzi-per-salvare-il-governo-1323543/

Azione legale vs Conte sulla gestione Coronavirus

Condividi su:

 

 

COMUNICATO STAMPA DEL 28 APRILE 2020 AZIONI LEGALI E IMPUGNAZIONE DEI “DECRETI CONTE” IN OCCASIONE DELL’EPIDEMIA DA “CORONAVIRUS” 

Accogliamo con estremo favore l’iniziativa assunta da altri colleghi e gruppi associativi, tra cui in particolare spicca il Centro Studi Rosario Livatino, che stanno proponendo iniziative legali e impugnazioni al TAR avverso i Dpcm emanati dal governo Conte. 

Come Giuristi per la Vita, condanniamo la estrema tardività degli interventi da parte del legislatore e, nel contempo, la grave illiceità del modus procedendi nel gestire la crisi dal punto di vista politico, normativo ed esecutivo. 

Per questo valuteremo di intraprendere ogni più opportuna iniziativa, nelle sedi di legge, contro i Dpcm, così come sosterremo analoghe inizitive di altri soggetti, ponendoci in tal modo a disposizione di tutti coloro che ci hanno chiesto un intervento chiaro e netto. 

Aiuteremo i sacerdoti che saranno e sono stati sanzionati mentre celebrano le Sante Messe aperte al pubblico, pur adottando idonee misure di sicurezza e distanziamento. Aiuteremo in questo i Vescovi che ce lo hanno chiesto, e tutti i cittadini e le famiglie, i padri di famiglia sanzionati nell’esercizio di diritti fondamentali della persona, gravemente ed illecitamente compromessi e ristretti da meri atti amministrativi monocratici (i dpcm del presidente Conte) senza alcun controllo da parte di leggi statali e quindi del parlamento. 

I due decreti legge governativi, hanno solo genericamente descritto (in spregio all’art. 77 della Costituzione e alla legge 400/1988) i casi di possibili restrizioni delle libertà civili delegando ad una componente del potere esecutivo, il Presidente del Consiglio dei ministri, la titolarità di scelta dei tipi di misura da adottare (i “casi”) e il grado d’intensità (i “modi”). 

Il che è ancora più grave, dopo ben due mesi dall’inizio di queste misure restrittive, e dopo il susseguirsi di ben 4 dpcm (con il totale silenzio del parlamento e del Presidente della Repubblica) sostanzialmente analoghi e tali da procrastinare situazioni di restrizione pressoché totale: dalla libertà dei bambini di giocare in aree private, alla libertà (prevista da un trattato internazionale, il Concordato) di celebrare le Sante Messe per i fedeli, alla possibilità di operare per i commercianti e gli artigiani di ogni ambito. Tutto questo dopo che a fine gennaio e inizio febbraio, parte della classe politica aveva sottovalutato e irriso il problema Covid 2019, nonostante gli accadimenti in Cina fossero sotto i riflettori mondiali. Invitiamo chiunque a contattarci per l’adesione ed il sostegno alle nostre iniziative alla seguente mail: giuristiperlavita2@gmail.com 

Ecco l’Italia di Giuseppi: un Paese a crescita zero e massacrato dalle tasse

Condividi su:


I dati Istat: pressione fiscale record al 42,4% l’anno scorso, mentre il Pil arranca (+0,3%)

Altro che «anno bellissimo» come aveva promesso il premier Giuseppe Conte. Altro che «manovra del popolo» con annessa «abolizione della povertà» predicata da Luigi Di Maio. Il 2019 è stato un anno disastroso per l’economia italiana che ha registrato la peggiore crescita del Pil dal 2014 con un modesto +0,3%, un dato lievemente migliore delle attese del governo (+0,1%) e della stima preliminare dell’Istat (+0,2%), ma sicuramente il peggior viatico che si potesse conseguire alla vigilia di una nuova fase recessiva come quella che si preannuncia causa coronavirus.

Come se il quadro non fosse già preoccupante di per sé, dai dati dell’istituto di statistica si rileva che questo infimo incremento della crescita è stato a prodotto a scapito dell’intero sistema-Paese, sottoposto al giogo di una pressione fiscale ormai insostenibile, salita di mezzo punto percentuale rispetto al 2018, passando dal 41,9% al 42,4%, un valore che si pone al secondo posto dopo il record del 2015 (42,9%). In dettaglio, le entrate totali sono aumentate del 2,8% rispetto all’anno precedente attestandosi al 47,1% grazie al forte aumento (+3,4%) delle imposte dirette come Irpef e Ires. Anche le imposte indirette hanno registrato un aumento (+1,4%) grazie alla crescita del gettito Iva e dell’imposta sulle lotterie

Si tratta del combinato disposto di una manovra dai contorni populisti ridisegnata in base agli imperativi categorici di Bruxelles. L’anno scorso, infatti, il deficit/Pil è sceso all’1,6% dal 2,2% dell’anno precedente e l’avanzo primario (entrate-spese al netto della spesa per interessi) è stato dell’1,7% (+1,5% nel 2018), mentre il rapporto debito/Pil si è mantenuto invariato al 134,8 per cento.

Nel 2019 la crescita dell’economia ha segnato un marcato rallentamento, ha sottolineato l’Istat nel commento ai dati, evidenziando che il calo dell’import è stato più marcato di quello dell’export e quindi la componente estera ha dato un contributo positivo. Industria e agricoltura hanno subito una contrazione e hanno rallentato anche i consumi delle famiglie (+0,4% da +0,9%). Insomma, quota 100 e reddito di cittadinanza non hanno prodotto effetti positivi sulla domanda, ma hanno solo trasferito ricchezza dai settori produttivi a quelli improduttivi. «Questi sono i risultati della politica economica monopolizzata dall’M5s», ha commentato Andrea Mandelli , capogruppo di Forza Italia in commissione Bilancio alla Camera. «Ecco cosa ha prodotto la manovra del popolo: crollo della crescita e aumento della pressione fiscale», gli ha fatto eco Luigi Marattin, economista e vicecapogruppo di Iv a Montecitorio.

Se queste sono le premesse, il coronavirus non può che risolversi, alla fine, in un’implosione dell’economia italiana nel suo complesso. Non è solo una questione contingente legata alla situazione emergenziale. Il ministro dell’Economia Gualtieri dovrà concentrarsi su come rianimare un Paese a bassa produttivitànel quale l’economia non cresce, ma lo fanno le retribuzioni (+1,3% nel 2019). Nel quale l’occupazione aumenta lievemente, ma non la produzione. Difficile che ora la politica sia in grado di risolvere problemi che prima non ha avuto il coraggio di affrontare.

Da

https://m.ilgiornale.it/news/politica/ecco-litalia-giuseppi-paese-crescita-zero-e-massacrato-dalle-1834547.html

Gregoretti, si vergognano del tradimento: la foto incastra Conte e il M5s

Condividi su:

Il Movimento 5 Stelle, come il Partito Democratico, diserta i banchi del governo in Senato: l’aula di Palazzo Madama deve decidere se approvare o meno l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini sulla Gregoretti. Ma per il caso della Diciotti i grillini avevano riempito i posti in aula

Diciotti sì, Gregoretti no. Il Movimento 5 Stelletradisce l’ex alleato Matteo Salvini: dopo averlo salvato per il caso della nave Diciotti, ora gli volta le spalle sulla Gregoretti. Luigi Di Maio & Co non ci mettono la faccia e scappano e con loro anche il Partito Democratico, visto che i banchi del governo nell’emiciclo del Senato sono vuoti in ogni ordine di posto.

L’aula di Palazzo Madama è chiamata a decidere se approvare o meno l’autorizzazione a procedere nei confronti del segretario della Lega, nel mirino della magistratura per come operò circa l’unità navale della Guardia Costiera italiana carica di (131) migranti clandestini l’estate scorsa, quando il cosiddetto “capitano” era ancora ministro dell’Interno del governo gialloverde.

Ora che i giudici vogliono condannare l’ex titolare del Viminale i cinque stelle se ne lavano le mani. Proprio loro che salvarono Salvini nell’analogo caso della Diciotti, quando il Carroccio e il Ms erano maggioranza. Quando il governo fu chiamato in Senato per esprimersi sul caso, leghisti e grillini gremirono i banchi riservati all’esecutivo.

Oggi, invece, è il deserto. Dem e “five stars” non ci mettono la faccia (per vergogna) e scappano (sempre per vergogna). Le foto a confronto parlano chiaro e inchiodano i pentastellati, che per codardia danno buca all’appuntamento. Nessun 5stelle di governo si è presentato a Palazzo Madama per seguire la discussione e il successivo voto sulla richiesta di autorizzazione a procedere avanzata dal tribunale dei ministri di Catania.

Stesso discorso vale per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che nel marzo del 2019 era la fianco di Salvini in occasione della votazione per il nodo Diciotti. Ora la sua poltrona, come tutte le altre, è vuota. Un’assenza che fa eco a tutte le altre, un’assenza tanto imbarazzante quanto codarda, simbolo di una maggioranza giallorossa che scappa di continuo dalle proprie responsabilità.

Le parole di Salvini

“Quando ci sarà il processo lo affronterò con orgoglio. A differenza di altri, io non scappo”, tuona Matteo Salvini, che attende il giudizio del Senato sulla questione che gli pende sulla testa come una spada di Damocle. Il capo politico del Carroccio, dunque, è arrivato in aula e ha così parlato all’emiciclo: “Se c’è qualcuno che scappa non è fra i banchi della Lega ma fra i banchi del governo. Se avessi dovuto ragionare per opportunismo, per interesse personale non avrei preso la decisione che ho preso: si parla di un processo, non di una passeggiata Ritengo di aver difeso la mia Patria, non chiedo un premio ma se ci deve essere un processo che ci sia”. Infine, Salvini ha così chiosato: “Ho fatto il mio dovere. Non andrò a difendermi ma a rivendicare con orgoglio quello che collegialmente abbiamo fatto per l’Italia. E l’abbiamo fatto per più di un anno con gli amici dei 5 Stelle”.

Created with GIMP

Da https://m.ilgiornale.it/news/politica/gregoretti-foto-che-incastrano-i-grillini-si-vergognano-1825691.html

Sondaggi, il declino della Lega e Matteo Salvini? Smentito dalla super-media: ecco le cifre

Condividi su:

Un sondaggio di Ixé diffuso martedì 4 febbraio dalla trasmissione CartaBiancaevidenziava un arretramento della Lega, data per la prima volta nell’ultimo anno sotto il 30% dei consensi (precisamente al 28%). Chi parlava di segnali di declino di Matteo Salvini, però, è stato ben presto smentito dalle altre rilevazioni. Al 30,5% per Piepoli, al 31,4% per Index Research, Tecné 31,1%, addirittura al 33,7% secondo una rilevazione diffusa da Coffee Break. Nonostante la sconfitta in Emilia-Romagna, nessuna emorragia di consensi per la Lega, il cui leader, tuttavia, dovrà guardarsi bene dal possibile effetto di tre fattori.

Primi fra tutti gli attacchi giudiziari rispetto alla linea politica portata avanti nella lotta all’immigrazione clandestina; poi il fuoco amico dell’ex segretario Umberto Bossi, che in una recente intervista ha criticato la svolta nazionalistadi Salvini, avvenuta a suo giudizio a spese degli interessi del Nord. Infine quella rivalità costruita ad arte dai media tra lo stesso Salvini e Giorgia Meloni. Un escamotage maldestro per agitare le acque nella coalizione di centrodestra. Ma per ora, i sondaggi continuano a dire saldamente… “Lega”.

Da https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13561184/sondaggi-media-lega-matteo-salvini-nessun-declino-ecco-vere-cifre.html

La mappa delle Regioni dopo il voto in Emilia Romagna e in Calabria

Condividi su:

Dal 2014 ad oggi si è ribaltato il rapporto di forze politiche che governano le Regioni. Oggi si parla di 13 Regioni governate dal centrodestra e 6 dal centrosinistra

Tredici Regioni sotto la guida del centrodestra e sei sotto quella del centrosinistra.

È questa la fotografia dell’Italia, dopo le ultime elezioni Regionali, che ieri hanno coinvolto Emilia Romagna e Calabria.

In Emilia Romagna, è stato riconfermato il governatore dem Stefano Bonaccini, mentre in Calabria la maggioranza è andata a Jole Santelli, prima governatrice donna, candidata di Forza Italia per il centrodestra. Si ridisegna così una nuova mappa delle Regioni d’Italia, che vede oggi un netto cambiamento, rispetto a soli sei anni fa.

Il Corriere della Sera, infatti, ha messo a confronto l’anno 2014 con il 2020. Sei anni fa, le Regioni italiane rosse erano 16, mentre solamente 3 erano amministrate dal centrosinistra. Poi, nel 2019, il rapporto di forze politiche si era ribaltato e il voto in Umbria aveva consegnato la vittoria a Donatella Tesei, della coalizione di centrodestra. Ora, dopo la tornata elettorale di ieri, conclusasi con un “pareggio” tra le due coalizioni, le proporzioni rimangono invariate. Infatti, in Emilia Romagna si è conquistato la vittoria Stefano Bonaccini, che rappresenta il centro sinistra, mentre in Calabria, ad avere la meglio è stata Jole Santelli, di Forza Italia. Se l’Emilia resta rossa, quindi, la Calabria si colora di azzurro (nella mappa sono colorate in rosso le regioni guidate dal centrosinistra e in azzurro quelle guidate dal centrodestra).

Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Puglia e Campania sono governate da forze di centrosinistra. Infatti, questi 6 territori sono guidati rispettivamente da Stefano Bonaccini, Enrico Rossi, Luca Ceriscioli, Nicola Zingaretti, Michele Emiliano e Vincenzo De Luca. Altri 13 territori italiani, invece, sono amministrati dal centrodestra, con il Trentino Alto Adige che vede le due province di Trento e di Bolzano sotto la guida di due politici diversi: Maurizio Fugatti della Lega a Trento e Arno Kompatscher, del Partito popolare sudtirolese a Bolzano.

Ma la nuova mappa dell’Italia non è ancora definitiva per il 2020, dato che a maggio e giugno altre 6 Regioni verranno chiamate al voto. Si tratta di Veneto, Toscana, Campania, Puglia, Marche e Liguria.

Da https://www.ilgiornale.it/news/politica/mappa-delle-regioni-voto-emilia-romagna-e-calabria-1817428.html

Bonaccini ora esce allo scoperto e predica lo Ius soli. Così gli immigrati potranno votare per il Pd

Condividi su:

Bonaccini ha anche parlato di Bibbiano. “Solo chi non conosce l’Emilia-Romagna può permettersi di andare in un Paese, una comunità di 10.000 persone e offenderle dalla mattina alla sera, perché questo hanno fatto. Hanno messo al pubblico ludibrio una comunità di gente perbene non sapendo suddividere le responsabilità di qualcuno, che se ci sono vanno colpite in maniera esemplare fino in fondo, dalla retorica per cui sembrava una comunità fatta tutta di orchi”. Lo afferma Stefano Bonaccini.Lo ha detto parlando del voto per le regionali a Bibbiano, città simbolo dell’inchiesta “Angeli e Demoni” sul presunto giro di affidi illeciti, dove il Carroccio e le Sardine hanno tenuto un comizio elettorale in contemporanea. Lì Bonaccini ha preso il 56,7% e il Pd ha raggiunto quota 40,7%. Lucia Borgonzoni, invece, si è fermata al 37,43%, mentre la Lega al 29,46%.

E dopo l’Emilia-Romagna è l’ora per la Toscana di tremare. Rossi evoca addirittura una non meglio specificata “onda nera”. E mette in guardia sui facili trionfalismi di questi giorni. “Le sardine, l’Emilia rossa, Bonaccini hanno fermato l’onda nera. È stato bello sentire di nuovo aleggiare le idealità della sinistra e nelle piazze il respiro profondo dei principi democratici. Non è il momento dei trionfalismi. È il momento di riflettere ancora sui nostri errori e dare risposte al bisogno concreto di politiche sociali, popolari e ambientali”. Lo scrive su Facebook il presidente della Toscana, Enrico Rossi.

 

Da https://www.secoloditalia.it/2020/01/bonaccini-ora-esce-allo-scoperto-e-predica-lo-ius-soli-cosi-gli-immigrati-potranno-votare-per-il-pd/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

1 4 5 6 7 8 9 10 87