L’enciclica Pascendi, il modernista agnostico, Joseph Ratzinger
Segnalazione del Centro Studi Federici
Segnalazione del Centro Studi Federici
È scontro fra l’Istituto Mater Boni Consilii e l’Arcidiocesi di Trento. Il contendere è un funerale celebrato a Revò con rito antico il giorno 5 agosto 2022, che però sarebbe stato ostacolato dalla Diocesi Trentina.
Nel merito l’Arcidiocesi di Trento ha subito precisato che non vi è stato «nessuno diniego all’utilizzo della chiesa stessa».
Il funerale però alla fine non si è celebrato in chiesa ma nel cimitero di Revò con una temperatura davvero difficile da sopportare per i parenti e gli amici che hanno voluto dare l’addio al defunto.
L’arcidiocesi ha precisato anche che la celebrazione «è stata presieduta da un sacerdote appartenente all’Istituto Mater Boni Consilii, associazione che apertamente non riconosce l’autorità pontificia, collocandosi di fatto fuori dalla comunione con la Chiesa cattolica»
Alle dichiarazioni è seguita la replica dell’Istituto Mater Boni Consilii.
LA REPLICA DEL MATER BONI CONSILII – Il 5 agosto 2022, don Ugolino Giugni, (foto) dell’Istituto Mater Boni Consilii, ha celebrato le esequie e la S. Messa di suffragio di un caro amico di soli 46 anni, padre di quattro bambini, del quale aveva, a suo tempo, benedetto le nozze.
La funzione si è svolta al cimitero, in quanto la chiesa parrocchiale di Revò – il cui uso era stato richiesto al parroco dalla famiglia – è stata rifiutata dalla curia diocesana.
In seguito ad alcuni articoli di giornale, la curia arcivescovile ha diffuso, l’8 agosto, un comunicato nel quale si precisa che “non vi è stato nessun diniego all’utilizzo” della chiesa parrocchiale, e che l’Istituto “Mater Boni Consilii” “si colloca di fatto fuori dalla Chiesa Cattolica”.
A onore della verità, il nostro Istituto è quindi costretto a precisare, sia in linea di principio che in linea di fatto:
• in linea di principio, che il nostro Istituto (e ciascuno dei suoi membri) crede fermamente nella Chiesa, una, santa, cattolica, apostolica e romana, fuori della quale non vi è salvezza, e crede altrettanto fermamente nel primato di giurisdizione del Sommo Pontefice, Vicario di Cristo e Successore di Pietro.
• In linea di fatto, che l’uso della chiesa parrocchiale è stato effettivamente richiesto al parroco di Revò il quale, come ammette la precisazione dell’arcivescovado, si è rivolto all’Ordinario, il quale ha rifiutato detto uso e concesso solo l’uso del cimitero.
Se la Curia nega questo fatto, dobbiamo pensare che in un caso analogo verrà concesso, un domani, l’uso di una chiesa, parrocchiale oppure no? In realtà, concordiamo col principio che le chiese cattoliche non devono concedersi in uso ai non cattolici, ma la Curia non osa rammentare questo principio, di cui evidentemente si vergogna, giacché è ormai prassi comune concedere, temporaneamente o anche in maniera permanente, delle chiese ai non cattolici in grazia del cosiddetto ecumenismo, negandole solo ai cattolici che desiderano restare integralmente fedeli alla Tradizione della Chiesa e al rito promulgato da San Pio V, come pure è ormai prassi comune, seppur contrariamente al diritto canonico, concedere la sepoltura ecclesiastica anche ai pubblici peccatori, rifiutandola, come in questo caso, a un buon cristiano e padre di famiglia.
Con questa doverosa precisazione, il nostro Istituto considera chiusa la polemica, rivolgendo ormai piuttosto il proprio pensiero e la propria preghiera all’amico chiamato da Dio a Sé, e alla sua famiglia che porta con fede il proprio dolore.
Riceviamo e pubblichiamo questo articolo del sito di Aldo Maria Valli affinché sempre più persone possano capire cosa sia la “Contro-Chiesa” bergogliana:
di Aurelio Porfiri
Nei giorni scorsi abbiamo letto su Duc in altum [qui e qui] di una Messa secondo il rito tradizionale negata, nella diocesi di Trento, per il funerale di un uomo di quarantasei anni. In merito è forse il caso di fare qualche riflessione.
La diocesi ha affermato di non aver mai negato la celebrazione della Messa tridentina (con cui il defunto si era sposato e aveva celebrato il battesimo dei figli) ma che la famiglia stessa aveva ventilato l’ipotesi di usare il cimitero come alternativa alla chiesa parrocchiale. La diocesi afferma in un comunicato: “Al parroco di Revò il quale, a fronte della richiesta di celebrare in chiesa con il rito antico, correttamente si rivolgeva all’Ordinario diocesano per una valutazione del caso, gli stessi familiari ventilavano, contestualmente, l’ipotesi di celebrare le esequie presso il cimitero di Revò. Non si è quindi nemmeno posto il problema di autorizzare o meno la celebrazione, che è avvenuta in uno spazio pubblico e secondo il rito richiesto dai familiari. Va peraltro precisato che la celebrazione è stata presieduta da un sacerdote appartenente all’Istituto Mater Boni Consilii, associazione che apertamente non riconosce l’autorità pontificia, collocandosi di fatto fuori dalla comunione con la Chiesa cattolica”.
Ora, ci sono alcune cose poco chiare. Perché i familiari avrebbero ventilato di celebrare al cimitero se non c’era nessun problema per la chiesa? Se il problema fosse stato il sacerdote dell’Istituto Mater Boni Consilii, perché non proporre un sacerdote a scelta del vescovo che poteva celebrare la Messa tridentina in chiesa?
L’istituto ha precisato che il defunto era un caro amico di uno dei loro sacerdoti, don Ugolino Giugni, a cui è stato quindi chiesto di celebrare. In quanto alla loro posizione nella Chiesa, hanno precisato: “In linea di principio, il nostro Istituto (e ciascuno dei suoi membri) crede fermamente nella Chiesa, una, santa, cattolica, apostolica e romana, fuori della quale non vi è salvezza, e crede altrettanto fermamente nel primato di giurisdizione del Sommo Pontefice, Vicario di Cristo e Successore di Pietro”. Allora, qual è il problema? Il problema per la diocesi è che l’istituto segue la tesi di Cassiciaco, redatta da padre Michel Guérard de Lauriers (1898-1988), da alcuni anche chiamata sedeprivazionismo, secondo cui la cattedra di Pietro dal 7 dicembre 1965 sarebbe vacante e coloro che l’anno occupata successivamente (da Paolo VI in poi) sarebbero papi solo materialmente ma non formalmente. (Sulla posizione dell’Istituto Mater Boni Consilii si veda il libro di don Francesco Ricossa e Aldo Maria Valli Non ponti, ma scale. Dialogo sulla Chiesa dalle due sponde di un fiume, edito da Chorabooks).
Quindi, se questo (come immagino) può aver creato problemi alla diocesi, si sarebbe potuto proporre in alternativa un altro sacerdote che poteva celebrare lo stesso rito.
Su questo anche l’istituto risponde al comunicato della diocesi: “In linea di fatto, l’uso della chiesa parrocchiale è stato effettivamente richiesto al parroco di Revò il quale, come ammette la precisazione dell’arcivescovado, si è rivolto all’Ordinario, il quale ha rifiutato detto uso e concesso solo l’uso del cimitero. Se la Curia nega questo fatto, dobbiamo pensare che in un caso analogo verrà concesso, un domani, l’uso di una chiesa, parrocchiale oppure no? In realtà, concordiamo col principio che le chiese cattoliche non devono concedersi in uso ai non cattolici, ma la Curia non osa rammentare questo principio, di cui evidentemente si vergogna, giacché è ormai prassi comune concedere, temporaneamente o anche in maniera permanente, delle chiese ai non cattolici in grazia del cosiddetto ecumenismo, negandole solo ai cattolici che desiderano restare integralmente fedeli alla Tradizione della Chiesa e al rito promulgato da San Pio V, come pure è ormai prassi comune, seppur contrariamente al diritto canonico, concedere la sepoltura ecclesiastica anche ai pubblici peccatori, rifiutandola, come in questo caso, a un buon cristiano e padre di famiglia”.
Ora un’altra domanda si pone: il problema è la Messa o il sacerdote appartenente all’istituto?
Oltretutto il fatto che si sia concesso l’uso del cimitero fa sorgere altri dubbi: la Chiesa è un luogo sacro, ma in un certo modo non lo è anche il cimitero? Forse il fatto che lo stesso è comunale esonera la Chiesa dal sentirsi parte in causa? Se pure si volessero considerare i membri dell’istituto come in situazione irregolare, non è forse vero che è prassi consolidata invitare membri di altre religioni, anche non cristiane a parlare, e pure a predicare, nelle chiese? Un cristiano irregolare vale meno di un aperto non cristiano?
Nella Lumen gentium, parlando dei cristiani non cattolici (e non direi è il caso dell’istituto), viene detto: “La Chiesa sa di essere per più ragioni congiunta con coloro che, essendo battezzati, sono insigniti del nome cristiano, ma non professano integralmente la fede o non conservano l’unità di comunione sotto il successore di Pietro. Ci sono infatti molti che hanno in onore la sacra Scrittura come norma di fede e di vita, manifestano un sincero zelo religioso, credono amorosamente in Dio Padre onnipotente e in Cristo, figlio di Dio e salvatore, sono segnati dal battesimo, col quale vengono congiunti con Cristo, anzi riconoscono e accettano nelle proprie Chiese o comunità ecclesiali anche altri sacramenti. Molti fra loro hanno anche l’episcopato, celebrano la sacra eucaristia e coltivano la devozione alla vergine Madre di Dio. A questo si aggiunge la comunione di preghiere e di altri benefici spirituali; anzi, una certa vera unione nello Spirito Santo, poiché anche in loro egli opera con la sua virtù santificante per mezzo di doni e grazie e ha dato ad alcuni la forza di giungere fino allo spargimento del sangue. Così lo Spirito suscita in tutti i discepoli di Cristo desiderio e attività, affinché tutti, nel modo da Cristo stabilito, pacificamente si uniscano in un solo gregge sotto un solo Pastore. E per ottenere questo la madre Chiesa non cessa di pregare, sperare e operare, esortando i figli a purificarsi e rinnovarsi perché l’immagine di Cristo risplenda più chiara sul volto della Chiesa”.
Se si ha una tale apertura verso questi cristiani perché tanta durezza verso l’istituto? Certo, ci sono questioni teologiche non secondarie in ballo, ma la politica dei gesti di buona volontà e del dialogo non vale anche per loro?
Troppe domande senza risposta.
Le stravaganze della “chiesa conciliare”, che ha sostituito la Chiesa Cattolica nei Sacri Palazzi al Conciliabolo Vaticano II. (N.d.r.)
Segnalazione di www.unavox.it
Pubblicato sul sito infovaticana
Ripreso dal sito di Aldo Maria Valli
video della cerimonia
Il 25 novembre ― proclamata dall’Onu Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne ― prima della fine della Santa Messa, nel quarto giorno dell’assemblea ecclesiale dell’America Latina e dei Caraibi, il presule che ha presieduto la cerimonia, il cardinale del Guatemala Álvaro Ramazzini, ha invitato le donne presenti a salire sull’altare per benedire cardinali, vescovi, sacerdoti e altri fedeli.
Alla fine della Messa il porporato guatemalteco ha detto: “Volevo chiedervi il favore della vostra comprensione per fare ora un gesto che viene dal nostro cuore di pastori e che esprima anche l’uguaglianza che esiste tra uomini e donne battezzate. L’apostolo Paolo così diceva e così insegnava”.
“Faremo un gesto, vi invito, per riconoscere il valore delle nostre sorelle donne che sono qui, ma anche di quelle che ci servono in sala da pranzo, che non possono venire alla festa perché preparano la cena per noi”.
Il gesto, ha poi detto il cardinale, è “che riceviamo da loro una preghiera di benedizione”. “Normalmente siamo sempre noi uomini quelli che benedicono, giusto? Andiamo ora, se siete d’accordo, a invertire la cosa proprio adesso”.
“Ora dunque, come espressione del nostro cammino sinodale e impegno per l’eliminazione di ogni violenza contro le donne, chiederemo a tutte le donne membri dell’assemblea di benedirci: cardinali, vescovi, sacerdoti e diaconi; pastori delle nostre comunità cristiane”.
Quindi il cardinale e i concelebranti sono scesi dal presbiterio per lasciare il posto alle donne che, alzate le braccia, hanno benedetto i presenti, compresi gli ecclesiastici, che per l’occasione hanno chinato il capo. Al termine, un vescovo concelebrante ha chiesto alle donne di accompagnare i prelati nella processione finale.
Fonte: http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV4278_Donne_benedicono_preti.html
Abbiamo già avuto modo di presentare, qui sul nostro sito, il libro di Ferruccio Pinotti “La setta divina”, che critica fortemente il movimento dei focolarini. Ci siamo riproposti di presentarlo a Verona e, speriamo che le condizioni ce lo permettano. Nel frattempo, ci sembra interessante segnalare questa recensione:
di Stefano Mazzola
Milano 27 Novembre 2021
Mettere sotto inchiesta il mondo, finora inesplorato, dei Focolari, il movimento ecclesiale fondato dalla maestra trentina Chiara Lubich nel 1943 che oggi conta 2 milioni di aderenti in 182 paesi. Lo ha fatto Ferruccio Pinotti, giornalista de Il Corriere della Sera, in La setta divina, il Movimento dei Focolari fra misticismo abusi e potere, edito da Piemme, in libreria da pochi giorni. Incentrato sulle testimonianze di un gruppo di ex adepti, l’indagine svela l’universo di contraddizioni di un movimento cattolico che si caratterizza per essere l’unico ad avere avuto una leadership femminile, quella della carismatica e discussa Lubich (1920-2008) oggi sulla via della beatificazione.

Se il Movimento si dipinge come la realizzazione terrena del Vangelo, i suoi fuoriusciti ne denunciano la manipolazione psicologica fino all’annientamento della personalità. Nel febbraio 2021, i Focolari sono stati messi sotto accusa da Papa Francesco, che ha intimato al Movimento «di evitare il ripiegamento su se stesso, che induce a difendere sempre l’istituzione a scapito delle persone, e che può portare anche a giustificare o a coprire forme di abuso». L’indagine affronta i nodi cruciali del Movimento dalla fondazione ad oggi. Tra questi, gli abusi sessuali, in particolare in Francia e in Italia, e i tentativi sistematici di insabbiarli. Pinotti approfondisce a fondo il caso di Rino Foradori, l’ex-direttore di Città Nuova, la rivista del Movimento, arrestato nel 2000 in quanto membro di una rete online di utenti che si scambiavano materiali pedo-pornografici. Nonostante le accuse gravissime, da vent’anni Foradori vive in Argentina, dove lavora per la versione locale della rivista. Sulla volontà dei Focolari di non perseguire, semmai proteggere, gli autori di atti simili, è illuminante la vicenda raccontata da Christophe Renaudin, vittima di abusi sessuali da parte di Jean Michel Merlin, membro consacrato del Movimento dei Focolari francese. Sebbene Merlin sia stato condannato a risarcire la sua vittima nel 1998, il Movimento lo ha allontanato solo vent’anni dopo, a seguito dell’azione di denuncia di Renaudin.

Dalle testimonianze emergono le storture dei Focolari: dalle manipolazioni psicologiche alla richiesta di donazione totale del proprio tempo e denaro. L’esaltazione del collettivo e della figura della leader si traducono il più delle volte nell’annientamento del singolo, fenomeno che ha portato anche a suicidi. Le esperienze dirette degli ex, che emergono come vittime di un movimento a deriva settaria (così lo definisce nella prefazione il sacerdote e canonista francese Pierre Vignon), fanno scoprire anche la natura “imprenditoriale” dei Focolari. A quasi settant’anni dalla fondazione, il Movimento è oggi una “multinazionale della fede”, business che tra donazioni, versamenti obbligati, manodopera non pagata e proprietà immobiliari sparse per il mondo, mette insieme un capitale tra i 5 e i 7 miliardi di euro. L’inchiesta si conclude con le interviste a Margaret Karram e Jesús Morán Cepedano, rispettivamente presidente e co-presidente del Movimento dall’inizio del 2021. L’elezione di Karram, arabo-israeliana con un passato di studi in California, è considerata un punto di svolta per i Focolari, in linea con la necessità di un rinnovamento. Sul tema degli abusi, Karram, nell’intervista concessa a Pinotti, chiede perdono a tutte le vittime, sposando la politica della “tolleranza zero” espressa da Papa Francesco.

In un comunicato stampa ufficiale, apparso il giorno dopo l’uscita in libreria di La Setta Divina, il Movimento dei Focolari afferma: «È questo un tempo che, lungo la storia della Chiesa, ha spesso messo a dura prova ordini religiosi, movimenti e comunità, nati da una ispirazione carismatica. Il libro di Ferruccio Pinotti intende dimostrare che, anche nel Movimento dei Focolari, lo zelo iniziale ha portato talvolta ad interpretazioni errate del carisma di Chiara Lubich e/o ad azioni fuorvianti. Da documenti che Pinotti ha reperito e pubblicato nel libro relativamente ad alcuni dibattiti interni al Movimento dei Focolari, emerge, tuttavia, la sempre maggior consapevolezza nei membri di queste ed altre deviazioni nella sua storia e la necessità di porvi rimedio».

Per questo, il Movimento «ribadisce l’impegno a combattere ogni forma di abuso, a continuare percorsi di prevenzione e di formazione dei membri e dei responsabili e ripete l’invito a tutte le persone che hanno da segnalare fatti o storie di abusi, di rivolgersi alla Commissione per il Benessere e la Tutela dei minori e degli adulti vulnerabili (CO.BE.TU.) oppure ai rispettivi organi ecclesiali. Nonostante la lettura parziale, unilaterale, a volte inesatta o riduttiva della storia, della spiritualità e dell’attività del Movimento, guardiamo a questo libro come ad una ulteriore spinta nella prosecuzione dei processi di conversione e rinnovamento in atto, in fedeltà al carisma di fondazione e nello sviluppo di un confronto aperto, libero e critico all’interno del Movimento e con chiunque desideri comprendere appieno la sua realtà e collaborare con esso».
Speriamo che sia tutto vero…..
°l’autore dell’articolo ha coadiuvato Ferruccio Pinotti nella realizzazione dell’inchiesta
Immagine di apertura: Cristiana Capotondi in una scena del film Chiara Lubich – l’amore vince tutto, regia di Giacomo Campiotti, trasmesso su Rai1 a gennaio di quest’anno (foto di Federica Di Benedetto)
Fonte: https://ilbuongiorno.com/la-setta-divina-parlano-le-vittime-dei-focolari/
di Redazione
Il brillante giornalista Ferruccio Pinotti, veronese, col quale abbiamo già presentato quattro libri nel corso degli anni, ha scritto la sua nuova fatica sul movimento carismatico dei Focolarini.
Amico e, certamente non d’idee della nostra area, gli vanno riconosciuti intelligenza, preparazione e capacità d’analisi d’ottimo giornalista. Il libro è da ieri in ogni libreria e acquistabile sulle principali piattaforme web.
Il libro – E’ lungo l’elenco delle contraddizioni che emergono da questa grande inchiesta sul Movimento dei Focolari, una realtà ecclesiale per molti aspetti sconosciuta, nonostante conti due milioni di aderenti in tutto il mondo. Fondato nel 1943 da Chiara Lubich, una figura controversa ma avviata verso la canonizzazione, il Movimento è attivo oggi, a livello internazionale, negli ambiti della formazione, della cultura e della politica – con scuole, gruppi editoriali, istituti di ricerca – e soprattutto opera in campo economico con le attività delle cittadelle, veri centri produttivi, e attraverso migliaia di cooperative e imprese collegate alla rete dell’Economia di Comunione. Un’organizzazione laicale potente, che ha validi sostegni nella Chiesa. Ma che, da qualche anno, è oggetto di severe contestazioni: un folto gruppo di ex appartenenti, in Italia e in altri Paesi, denuncia fenomeni di manipolazione psicologica, sfruttamento del lavoro, censure. Ferruccio Pinotti, che ha studiato a lungo le derive integraliste delle associazioni cattoliche internazionali, ha raccolto in questo libro una documentazione sul mondo dei Focolari e una serie di interviste esclusive di testimoni, ex focolarini, teologi ed esperti: il risultato è un reportage arricchito da un dossier inedito, che dà voce a drammatiche esperienze esistenziali e osserva dall’interno l’ambiente del Movimento, facendone emergere le problematiche e illuminandone i punti oscuri.
Il Vescovo emerito di Marajó, in Brasile, che ha servito per più di 30 anni nelle aree amazzoniche, si è espresso contro le cerimonie svolte insieme a un’immagine riconosciuta da molti come la Pachamama, avvertendo le molteplici conseguenze negative che tali pratiche causerebbero.
Il presule, che ha una vasta esperienza di interazione e conoscenza da vicino con gli abitanti della zona, ha espresso la sua indignazione per le cerimonie con idoli che sono state praticate e le gravi ripercussioni negative conseguenti.
“È uno scandalo per milioni di cattolici nel mondo, soprattutto per i poveri, ‘i piccoli’, per gli ignoranti, ‘i deboli’ che evidentemente hanno il ‘sensus fidei’ (senso della fede)”.
Secondo il vescovo emerito in modo particolare sono stati gli indifesi dell’Amazzonia i più colpiti da questo impatto idolatrico. Hanno sentito profondamente, almeno nell’Amazzonia brasiliana, questo attacco contro la fede cristiana, contro la convinzione ecclesiale che l’unica Regina dell’Amazzonia è Nostra Signora di Nazaré, Madre di Dio, Creatore e Redentore. C’è solo una Madre, la Beata Vergine Maria e nessun’altra madre, nessun’altra Pachamama andina, nessuna Jemanjá (dea pagana).
Secondo il vescovo emerito lo scandalo è stato offerto anche agli evangelici e ai pentecostali. Anche loro, inorriditi, hanno assistito a scene di vera idolatria, “e tra shock e stupore sono ora sempre più confermati nell’errata convinzione che il cattolico sia un adoratore di idoli. E non più di santi… ma di veri demoni. In questo modo anche il dialogo ecumenico-interreligioso è stato scosso con conseguenze umanamente irreparabili e con pesanti complicazioni ecumeniche per coloro che vogliono intendere il mistero della Chiesa come ‘sacramento universale di salvezza’”.
Leonardo Motta
di Leonardo Motta
Il teologo svizzero Gregor Maria Hoff si dice inorridito dalla decisione di Jorge Mario Bergoglio di non accettare le dimissioni del cardinale Reinhard Marx e mantenerlo come vescovo di Monaco e Frisinga.
Dopo aver ricordato che il porporato ha ammesso la propria colpa nella gestione degli abusi sessuali, sostiene che Bergoglio perde ogni autorità morale mantenendo lo status quo del cardinale tedesco. Ritiene anche che tutto sia stato uno spettacolo, una messa in scena disordinata.
Il professore e teologo svizzero si è dichiarato “scioccato” e “stordito” dalla decisione. Roma, secondo il teologo, si è dimostrato “ancora una volta di non avere nessuna chiara prospettiva di azione di fronte alla crisi degli abusi e alle sue conseguenze”.
Il cardinale Marx aveva ammesso la sua colpa personale e il fallimento sistemico ed era disposto a sopportarne le conseguenze, ma ora Francesco “mantiene lo status quo”.
“Chi accetta la pubblicazione della richiesta di dimissioni del cardinale, si riserva il tempo per la decisione, e poi respinge le dimissioni dopo meno di una settimana, agisce nel migliore dei casi in modo disordinato. Ma se c’è una strategia dietro la corrispondenza da Roma, è disastrosa quanto la precedente politica di chiarificazione nel complesso sugli abusi cattolici”, ha dichiarato Hoff, che parla di un “fallimento sistemico nella guida della Chiesa”. Si mantiene in carica Marx e ora rischia la deposizione il vescovo ortodosso Woelki. “Ed è proprio questo che rende visibile il totale fallimento del sistema”. A quanto pare, in Vaticano non hanno capito la profondità della crisi “e non sembra esserci alcun pensiero su cosa significhi questa decisione dal punto di vista delle vittime”. Per questo, secondo Hoff anche se Francesco non ha accettato le dimissioni, “l’asticella dell’autorità apostolica è stata fissata da Marx”. D’ora in poi, ha detto, “determina il livello di trattamento degli abusi nella Chiesa cattolica”!
Per esemplificare, affinché tutti i lettori comprendano, quando si parla di scuole cattoliche e vescovi si sottintende “ufficiali” ovvero conciliari. Sottintendiamo che la Chiesa Cattolica non ha nulla a che fare col Concilio vaticano II e con le sue gerarchie che non sono cattoliche ma apostate, ipso facto, et sine ulla declaratione, perché professano principi contrari a ciò che Cristo e la Chiesa hanno sempre insegnato e da tutti sempre è stato creduto nel mondo (n.d.r.)
L’EDITORIALE DEL LUNEDI
di LEONARDO MOTTA
I cattolici canadesi si augurano che venga tolto dalle diocesi coinvolte il nome “cattolico” alle scuole ribelli.
Uno studio presentato l’11 marzo, condotto dall’INSA Consulere Opinion
Research Institute di Erfurt per conto del Catholic Weekly Die
Tagespost e della Protestant Idea News Agency ha rivelato che un
cattolico su tre in Germania pensa di lasciare la Chiesa.
Tra gli intervistati che appartengono alla Chiesa cattolica, il 33%
sta valutando la possibilità di lasciare la chiesa a causa di scandali
in corso sulla gestione dei casi di abusi sessuali da parte del clero,
mentre il 44% ha dichiarato che non lascierà la chiesa. Un altro 14%
degli intervistati ha dichiarato di “non sapere lasciarà”. Il 9% delle
persone coinvolte nel sondaggio non ha specificato una risposta.
CNA Deutsch ha riferito che il nuovo sondaggio ha anche rilevato che
un membro su quattro delle chiese regionali protestanti in Germania ha
affermato che potrebbe “lasciare presto la chiesa”.
Nel 2019, un totale di 272.771 cattolici tedeschi hanno lasciato
formalmente la Chiesa, il numero più alto mai registrato finora. I
dati per il 2020 non verranno pubblicati fino a giugno di quest’anno.
Secondo uno studio della diocesi di Osnabrück nella Germania
settentrionale, i cattolici più anziani in particolare citano la
gestione della Chiesa della crisi degli abusi come motivo di fuga dei
fedeli. Tuttavia, i giovani hanno maggiori probabilità di cancellare
la loro registrazione come cattolici per evitare di pagare la tassa
ecclesiastica obbligatoria.
Nel 2019, la Chiesa in Germania ha ricevuto più soldi che mai
attraverso le tasse ecclesiastiche. Secondo i dati ufficiali
pubblicati nel luglio 2020, la Chiesa tedesca ha ricevuto 6,76
miliardi di euro nel 2019, con un aumento di oltre 100 milioni di euro
rispetto al 2018, quando la Chiesa ha guadagnato 6,64 miliardi di euro
di tasse. Si ritiene che l’aumento sia dovuto alla crescita
dell’economia tedesca nel 2019.
Se una persona è registrata come cattolica in Germania, dall’8 al 9%
della sua imposta sul reddito va alla Chiesa. L’unico modo per
smettere di pagare la tassa è fare una dichiarazione ufficiale di
rinuncia alla fede. Ma poi non saranno più autorizzati a ricevere i
sacramenti o una sepoltura cattolica.
Questa tassa è stata oggetto di crescenti critiche, con diversi
vescovi che hanno chiesto di riformarla.
Secondo una ricerca dell’Università di Friburgo pubblicata nel 2019,
si prevede che il numero di cristiani che pagano le tasse
ecclesiastiche in Germania si dimezzerà entro il 2060, ed è legato
anche al calo previsto della popolazione tedesca che dovrebbe
diminuire del 21% entro il 2060.
Alla notevole diminuzione dei fedeli come hanno pensato di replicare i
vescovi tedeschi, sempre più protestantizzati? Annunciando piani per
un “Cammino sinodale” di due anni per discutere quattro temi
principali: il modo in cui viene esercitato il potere nella Chiesa, la
morale sessuale, il sacerdozio e il ruolo di donne, in netta
contraddizione all’insegnamento perenne della Chiesa.
Leonardo Motta
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