Allarme sul Capitolo della FSSPX del luglio prossimo

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Risultati immagini per Fellay e VaticanoRiceviamo e riportiamo

E’ in preparazione un nuovo “colpo di mano” della Casa generalizia?

di Correctio Marcelis


Pubblicato sul sito francese Reconquista

3 marzo 2018

Recentemente, un lettore del forum Fidélité catholique francophone ha sollevato una questione inattesa, interrogandosi sul significato delle dichiarazioni rilasciate al Bollettino del Distretto di Germania della Fraternità San Pio X da Don Christian Thouvenot, Segretario generale della FSSPX a Menzingen, e relative alla questione della Prelatura personale (La Porte latine, 16 febbraio)..

In vista del prossimo Capitolo generale di luglio 2018, Don Thouvenot ha parlato di questa delicata questione, in questi termini:

«E’ verosimile che in occasione del Capitolo venga posta la questione della Prelatura personale. Ma è solo il Superiore generale che dirige la Fraternità e che ha la responsabilità delle relazioni fra la Tradizione e la Santa Sede; Mons. Lefebvre, nel 1988, tenne a precisare questo aspetto.»

Questa sorprendente dichiarazione richiede una triplice messa a punto:

– il Superiore generale non il «solo» a dirigere la Fraternità, soprattutto trattandosi delle relazioni con la Santa Sede;
– nelle sue funzioni, non v’è alcun mandato per rappresentare l’insieme della Tradizione;
–  in questa questione, l’esempio di Mons. Lefebvre nel 1988 non può essere chiamato a sostegno della posizione delle attuali autorità della Fraternità.

– Sul primo punto: si ricorda che il Capitolo generale è l’istanza suprema della Fraternità; esso designa il Superiore generale e i suoi due Assistenti per 12 anni (§ V, 1 degli Statuti).
Questo stesso Capitolo è inoltre incaricato della missione essenziale di «verificare se la Fraternità applica […] i suoi Statuti e si sforza di conservarne lo spirito» (§ V, 2).

Nel corso del suo mandato, il Superiore generale eletto gode dei più ampi poteri per governare e amministrare la Fraternità con l’aiuto dei suoi Assistenti. Essi formano insieme il Consiglio generale.

In aggiunta a queste regole, e seguendo il Capitolo generale del 2006 che ha adottato la posizione di principio: «nessun accordo pratico con Roma senza accordo dottrinale», il Capitolo del luglio 2012 ha stabilito delle specifiche disposizioni che precisano le condizioni per un’eventuale «normalizzazione canonica» della Fraternità: in questa ipotesi, deve tenersi un preventivo Capitolo straordinario «deliberativo», vale a dire dotato del potere di decisione sugli orientamenti presi in considerazione.

Non essendo state abrogate, queste disposizioni sono sempre in vigore: ogni azione in questo dominio necessita dunque della convocazione del Capitolo, della sua completa informazione e quindi della sua deliberazione sul contenuto del progetto in questione, dopo la verifica delle sei condizioni formulate nel 2012.
La decisione votata dal Capitolo si impone al Consiglio generale e a tutti i membri della Fraternità.

E’ questo che dichiarò Mons. de Galarreta a Villepreux il 13 ottobre 2012:

«E in questo Capitolo è stato anche deciso che se mai la Casa generalizia dovesse pervenire a qualcosa di valido e di interessante con queste condizioni, vi sarà un Capitolo deliberativo, il che significa che la sua decisione vincolerà necessariamente (i membri della Fraternità). Quando vi è un Capitolo consultivo, si chiede consiglio, e dopo l’autorità decide liberamente. Un Capitolo deliberativo significa che la decisione presa dalla maggioranza assoluta – la metà più uno, cosa che ci è sembrata ragionevole – tale decisione sarà seguita dalla Fraternità.»

Ne consegue che il Superiore generale non è il «solo» competente a condurre il processo di normalizzazione con Roma. Al contrario, egli ha sopra di sé un’istanza che, giuridicamente, è la «sola» competente per definire sovranamente la posizione della Fraternità. Di conseguenza, Don Thouvenot si sbaglia di grosso su questo punto.
E visto che egli, in forza delle sue funzioni, è considerato come il portavoce della Casa generalizia, ci si stupisce che Mons. Fellay non abbia reagito.

II – Sul secondo punto, è evidente che il mondo cosiddetto «della Tradizione» supera di gran lunga, per le sue varie ramificazioni, società e comunità religiose, il perimetro della sola Fraternità San Pio X. Basta ricordare il rifiuto di Mons. Lefebvre ogni volta che qualcuno voleva fare di lui il «capo dei tradizionalisti»!
La formulazione che attribuirebbe al Superiore generale «la responsabilità delle relazioni fra la Tradizione e la Santa Sede» è chiaramente un’inesattezza forse involontaria, e  Mons. Fellay dovrebbe anche qui correggere le dichiarazioni del suo Segretario generale.

III – Sul terzo punto, Don Thouvenot si richiama a torto al Fondatore per convalidare l’attuale posizione di Mons. Fellay come il solo incaricato di condurre le discussioni con Roma. Egli dimentica che da dopo il 1988 è stato modificato un parametro essenziale e cioè che il Superiore generale, riguardo ad ogni normalizzazione canonica della Fraternità, è stato sottoposto nel 2012 ad un preventivo accordo col Capitolo.
Mons. Lefebvre non si era trovato in una posizione simile nel corso dei suoi colloqui con Roma, e il parallelo fatto da Don Thouvenot tra le situazioni del 1988 e del 2018… è un anacronismo.
E anche qui, Mons. Fellay dovrebbe rettificare le dichiarazioni del suo collaboratore.

Ma è poco probabile che lo faccia.… Perché?

Perché Mons. Fellay stesso in questi ultimi anni ha deliberatamente omesso di riunire e consultare il Capitolo prima di accettare la giurisdizione concessa da Papa Francesco riguardo ad alcuni sacramenti: penitenza ed estrema unzione alla fine del 2015, ordine nell’estate del 2016 e matrimonio nel 2017; mentre invece era richiesta un’autorizzazione preventiva, trattandosi in tutti questi casi di una «normalizzazione» – certo parziale, ma indiscutibile – della situazione della Fraternità.
Quindi, senza rischiare di esprimere un giudizio temerario, si può pensare che egli abbia l’intenzione di praticare la stessa procedura per la normalizzazione finale della Fraternità, che risulterebbe dalla sua erezione in Prelatura personale.

In questo senso, l’avviso espresso da Don Thouvenot dalla Germania e la determinazione con cui dichiara che l’autorità del Capitolo sarebbe invece come trasferita al Superiore generale, èun indizio preoccupante.

Supponendo che la questione della Prelatura venga effettivamente «posta» in occasione del Capitolo previsto per il prossimo luglio, queste dichiarazioni del Segretario generale implicano che la funzione dell’istanza suprema della Fraternità, se realmente sarà investita della questione, verrebbe ridotta ad una semplice «consultazione», o meglio ad una «deliberazione quadro» che darebbe al Superiore generale il potere di trattare il dossier; con il Capitolo che verrebbe così messo da parte e ridotto ad un mero «ufficio ratifica».
In questo modo, il dibattito dottrinale di fondo verrebbe scartato.

In queste condizioni, come garantire che il Capitolo possa assolvere il suo compito che è quello di verificare la conformità del progetto di normalizzazione agli Statuti, da un lato, e allo «spirito» che li ha ispirati per volontà del Fondatore, dall’altro?
Se in definitiva questo scenario pessimista (o realista?) si rivelasse esatto, e il Capitolo, quello di luglio o un altro, arrivasse ad autorizzare la trasformazione della Fraternità in Prelatura personale, la «rivoluzione copernicana» – come la chiamava J. Madiran – dell’opera di Mons. Lefebvre verrebbe portata a compimento e l’eredità del grande prelato cadrebbe come un frutto maturo nelle mani dei settatori del concilio Vaticano II.

Nel nuovo contesto canonico in cui si verrebbe a trovare, sotto il potere di Papa Francesco, in che tipo di protezione potrebbe sperare la Fraternità da parte della Roma conciliare?
Se in effetti il Superiore generale (o il Capitolo) «dimenticano» o aggirano le direttive date da Mons. Lefebvre dopo le consacrazioni, i vincoli statutari della Fraternità e i «limiti» – già ammorbiditi – decisi nel Capitolo del 2012, come potrebbe esigere la Fraternità che i modernisti romani onorino i loro impegni quando la stessa Fraternità sarà totalmente sotto la loro tutela giuridica?

Immaginare che la Roma attuale rispetterà lo spazio dottrinale e pastorale della Prelatura, significa conoscere male questa Roma; tenuto peraltro conto del fatto che già Mons. Fellay si prende le sue libertà con le regole interne della Fraternità e trascura le prudenti messe in guardia del Fondatore.
Chi potrà assicurare che a quel punto la Fraternità, un giorno o l’altro, non subisca la sorte dei Francescani dell’Immacolata?

Prima che si faccia il passo decisivo verso la Prelatura e che si giunga all’irreparabile, le ultime speranze sono riposte negli stessi capitolari: che non rinuncino alle loro responsabilità su ogni aspetto della questione.

In queste difficili circostanze, ci si augura che la loro coscienza si orienti fermamente lungo le strade della prudenza soprannaturale, anche se rischiano un confronto con coloro che ricercano impossibili compromessi a detrimento della battaglia per la Fede.

Per questo noi preghiamo San Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale.

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Quando il cervello lascia il posto alla poltiglia, col compiacimento dell’interessato

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Segnalazione di www.unavox.it 

di Belvecchio

Più tempo passa, più ci tocca sentirne, di belle e di brutte, ma soprattutto di sceme.

Siamo in quella che un tempo era la tranquilla provincia italiana, retta e governata dal buon senso, dal rispetto per le cose semplici e da quello che fino a qualche anno fa si chiamava “timore di Dio”. Ebbene, da questa provincia non più normale, giunge notizia dell’organizzazione di una inconcepibile corbelleria, denominata “festival dell’eresia”.

[chi fosse curioso di leggere il programma, i nomi dei promotori, dei “protagonisti”, dei sostenitori e dei patrocinatori, vada sul sito dello stesso comune
http://www.comune.trivero.bi.it/on-line/Home/articolo53018466.html?largefontsize]

Di primo acchito, uno ha un sussulto, tanto è imprevista la notizia, ma poi sorride beffardo, dicendo a se stesso che dopo che è da un bel po’ di tempo che si inventano, si organizzano e si celebrano i festival più disparati, che più astrusi sono e più sono applauditi, finalmente un bel festival dell’eresia ci voleva, quasi a mettere i puntini sulle i: cos’è il ribollire nauseabondo del mondo moderno se non una sorta di rigurgito incontrollato di eresie?

Sì, è vero, si tratta soprattutto di cose storte e di brutture, ma come potrebbero prendere piede tali cose se prima l’uomo normale non avesse deciso di voltare le spalle a Dio?
Quindi “eresie”, sia nel senso di dileggio e deformazione della Fede, sia nel senso figurato: di incredibili corbellerie, profuse a piene mani da chi ha ormai rinunciato a fare uso di quella ragione concessa da Dio all’uomo, unico nel creato, proprio perché fatto a Sua immagine e somiglianza.

Ma torniamo alla provincia italiana.
Questa bella pensata è venuta in mente ad un buontempone in quel di Trivero, un piccolo paesello vicino alla cittadina di Biella, oggi capoluogo di provincia.
Trivero conta circa 6000 abitanti, ed è collocato a poco più di 700 metri di altitudine nelle Prealpi Biellesi, che fanno parte delle Alpi Pennine, nel Nord-Ovest del Piemonte.
Ci si chiede: cosa diavolo è saltato in mente a questi alpigiani di organizzare il “primo festival dell’eresia”? Saranno mica matti?

Sembrerebbe proprio di sì, ma, cerca… e trovi che lo stesso manifesto di presentazione ricorda che questo piccolo centro ebbe nel 1307 una qualche notorietà, quando sul vicino monte Rubello, detto di San Bernardo, si asserragliarono Fra’ Dolcino e i suoi, incalzati dalle truppe mandate dall’Inquisizione e fuggiti dalla vicina Valsesia che avevano occupata per farne il focolare della loro comunità eretica.

Sul monte di San Bernardo, Dolcino e i suoi resistettero invano alle truppe del vescovo di Vercelli, Raniero degli Avogadro, che insieme ad altri armati del novarese, nella Settimana Santa del 1307, mise fine alla predicazione eretica del millenarista Fra’ Dolcino; che venne giustiziato il primo giugno, dopo aver assistito al rogo della sua compagna, Margherita da Trento, e del suo luogotenente, Longino da Bergamo.

Si comprende quindi come certe menti suggestionate da questo fatto medievale, abbiano potuto inventarsi una sorta di valentia locale da ricordare, tuttavia immeritatamente, poiché, vista l’esperienza devastante vissuta nel 1300 dalla gente del luogo, la stessa vicenda di Fra’ Dolcino fu lungi dall’entrare nella loro memoria storica, almeno fino a quando, nell’800, il massone avvocato Brofferio non ebbe la bella pensata, ovviamente interessata in chiave anticattolica, di costruirci su una sorta di leggenda, debitamente corredata di spiriti e anime prave vaganti, di grotte iniziatiche e di tesori nascosti da ricercare, sia metaforicamente, sia praticamente.
Insomma, sulla disgraziata vicenda del frate invasato, finì col costruirsi un’altra ottocentesca falsa epopea libertaria, colma di invenzioni e di favole pur di nuocere alla Chiesa cattolica.

Come si fa a guardare a questa moderna iniziativa piemontese senza andare col pensiero al massone Brofferio e ai suoi sodali di allora e di oggi… affatto scomparsi in Piemonte?

Ma ritorniamo ai giorni nostri, quando leggiamo sulla presentazione di questa bella pensata, patrocinata dalle attuali autorità locali, provinciali e regionali, un breve discorrere di un certo don Luigi Ciotti, prete ultramoderno che di professione fa il lottatore continuo contro quelle che lui ritiene siano le ingiustizie contro i deboli.

Ma prima di leggere ciò che scrive don Ciotti e di renderci conto di come egli veda le cose dal suo osservatorio personale, è meglio dare un’occhiata a questa sua foto con Papa Bergoglio, dove li si vede camminare e chiacchierare mano nella mano… forse questa foto spiega qualcosa!

Don Ciotti presenta, nientemeno, che una sorta di inno all’eresia, ovviamente vista in chiave ciottiana.

Secondo lui, l’eresia sarebbe una “scelta”. E’ vero, ma egli si dimentica di aggiungere che è una “scelta personale”, il che, lungi dal richiamare la scelta del bene rispetto al male, ricorda che la “scelta personale”, fondata sul libero arbitrio di cui Dio ha dotato l’uomo, può solo allinearsi ai Comandamenti di Dio e agli insegnamenti e ai precetti della Chiesa cattolica, che è la Chiesa di Dio;  ogni altra scelta discordante è un rifiuto di Dio.
Quindi, piano con le affermazioni che sembrano intelligenti e che sono invece fuorvianti.

E lo stesso Ciotti lo confessa quando afferma che l’eretico ama la ricerca della verità più che la verità. E lo confessa senza rendersene conto, poiché lascia intendere che “ricercare” la verità, scartando quindi quella offerta da Dio tramite la Sua Chiesa, sarebbe un merito; il che è falso, anche perché o uno la verità la conosce e quindi non ha bisogno di andarla a cercare o uno non la conosce e quindi invano si affannerà a cercarla, poiché anche quando la trovasse, non conoscendola, non la riconoscerebbe.
A questo serve la Chiesa cattolica: a offrire agli uomini la Verità di Dio. Altro che andarla a cercare!

Ma don Ciotti è pervicace nei suoi errori e si permette di affermare che l’eretico – che sarebbe un buono – è colui che non si accontenta “dei saperi di seconda mano”. Ora, sfortunatamente per lui, l’insegnamento e il sapere della Chiesa cattolica sono di ben più che di seconda mano, ma di ennesima mano, eppure sono i soli saperi e i soli insegnamenti veri che l’uomo deve far suoi perché insegnati direttamente da Dio. E come insegna Gesù Cristo stesso: “chi crederà sarà salvato, chi non crederà sarà condannato” (Cfr. Mc. 16, 16).
Quindi, niente eresie, niente ricerca della verità, ma solo adesione con l’intelletto e col cuore, con l’intelligenza e la volontà, a quanto insegnato da Dio tramite la Sua Chiesa.
Chi fa l’“eretico” sarà condannato.

E se l’eretico è “chi ha il coraggio di avere più coraggio”, come dice don Ciotti, è indubbio che oggi colui che ha più coraggio, lungi dal pretendere di fare l’eretico, è chi rifiuta i discorsi degli uomini – don Ciotti compreso – per darsi tutto agli insegnamenti di Dio, fossero anche di ennesima mano.

Se questa è la presentazione dell’iniziativa, non si può dire che sia una cosa intelligente.
Sia perché tra i chiamati “protagonisti” figurano personaggi presi qua e là, tra cui un falso ecclesiastico e un falso teologo di cui non facciamo i nomi per carità cristiana; sia perché gli stessi concetti vengono ripresi e ripetuti: “promuovere un festival che rappresenti un momento di riflessione sull’eresia, intesa come scelta e ricerca di verità, sia in campo religioso, sia…”; il che può significare solo una cosa: promuovere l’errore di contro alla Verità rivelata da Dio, in nome di un superomismo titanico che è lo stesso che ha portato il mondo allo stato miserando in cui si trova oggi e che mira ad andare oltre, fino alla devastazione totale dell’uomo, della famiglia e della società.

Dio permettendo!

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Ratzinger difende Bergoglio: “Basta stolti pregiudizi contro di lui” e noi non ci stupiamo affatto!

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La lettera inviata dal papa emerito Benedetto XVI a mons. Dario Edoardo Viganò

DEDICATO ALLE “VEDOVE RATZINGERIANE”:

Ecco l’ennesima prova del disastro conciliare ratzingeriano, che ammette la continuità con Bergoglio e la differenza di stili, come noi abbiamo sempre sostenuto, anche in riferimento agli altri “occupanti” fino a Roncalli (N.d.r.)

Lettera di papa Benedetto XVI alla vigilia del quinto anniversario di Bergoglio: “Tra i due pontificati c’è continuità interiore”

di Sergio Rame

“Tra i due pontificati c’è una continuità interiore”. Il papa emerito Benedetto XVI difende il magistero di papa Francesco di cui, domani, ricorrerà il quinto anno dall’elezione.

Dopo mesi segnati profondamente dalle polemiche intestine e dai dubia sollevati da diversi cardinali, a fare da schermo a Bergoglio è proprio Ratzinger che oggi ha scritto una lettera al prefetto della Segreteria per la comunicazione, monsignor Dario Viganò. “Papa Francesco – si legge nella missiva – è un uomo di profonda formazione filosofica e teologica e aiutano perciò a vedere la continuità interiore tra i due pontificati, pur con tutte le differenze di stile e di temperamento”.

Non è la prima volta che Benedetto XVI manifestando sintonia con Papa Francesco. Oggi l’occasione gli viene dalla presentazione della collana La teologia di Papa Francesco (edita dalla Lev), ma arriva alla vigilia del quinto anniversario dalla nomina di papa Francesco. Nella lettera Ratzinger plaude apertamente all’iniziativa editoriale che, a suo dire, “vuole opporsi e reagire allo stolto pregiudizio per cui papa Francesco sarebbe solo un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica, mentre io sarei stato unicamente un teorico della teologia che poco avrebbe capito della vita concreta di un cristiano oggi”. Nella lettera personale inviata al prefetto della Segreteria per la comunicazione, il papa emerito ringrazia di aver ricevuto in dono gli undici libri scritti da altrettanti teologi di fama internazionale che compongono la collana curata da don Roberto Repole, presidente dell’Associazione Teologica Italiana. “I piccoli volumi – aggiunge Benedetto XVI – mostrano a ragione che papa Francesco è un uomo di profonda formazione filosofica e teologica e aiutano perciò a vedere la continuità interiore tra i due pontificati, pur con tutte le differenze di stile e di temperamento”. Continua a leggere

How Tribalism Becomes Satanism

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Segnalazione di Tradition in Action

Atila Sinke Guimarães

HOW TRIBALISM BECOMES SATANISM  –   Considering that Pope Francis seems to be embarking on a full-steam campaign to promote tribalism – we saw him in Chile and Peru this past week declaring that “Amazonia is the heart of the Church,” – I thought it timely to warn my readers about the dangers of this move. Toward this end, I first recommend that they read the article by Prof. Plinio Corrêa de Oliveira on this topic. But I also want to translate into simple terms what tribalism is.

forbidden to forbidThe motto ‘It is forbidden to forbid’ painted on Paris; below, a 1968 student & workers march against authority announcing ‘We will win’– and they did

march 1968

We are all suffering the deleterious influence of the 1968 Sorbonne Revolution, which in the United States is almost unknown by this name because here the fruits of that Revolution are generally referred to as the “Cultural Revolution of the ‘60s,” which found its most expressive landmark in the hippie Woodstock festival in 1969.

Independent of the name used here or abroad, what counts is that the Revolution in customs can be summarized by three of its slogans: “It is forbidden to forbid,” “Death to reason” and “Imagination rules.”

We have seen many consequences of the application of these moral-philosophical mottos. Among many: the disappearance of morality in society, logic in thinking, respect for superiors, good behavior in families, decorum in dressing and propriety in language.

These liberal-anarchical manifestations had immediate reflections in the political-administrative spheres, such as the increase of feminist laws pretending that women are equal to men, as well as the concession of legal rights to abortionists and homosexuals.  Continua a leggere

Piacenza: no ai preti che chattano sui social durante le confessioni, «atto gravissimo»

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Ebbene, questo è troppo perfino per i conciliari…sebbene la loro autorità sia in grado di conferire significati anomali alla Confessione che è il Sacramento della Penitenza e della riconciliazione con Dio a causa dei propri peccati. Attrizione, contrizione, accusa, perdono/assoluzione e penitenza sono le caratteristiche fondamentali per il Cattolico che si confessa. Non pare questo tra i modernisti…(n.d.r.)

LE NEWS DALLE CHIESE OCCUPATE DAI “PRETI CONCILIARI”

http://www.lastampa.it/rw/Pub/p4/2018/03/05/VaticanInsider/Foto/RitagliWeb/C-era-una-volta-la-confessione.-Tra-fughe-e-ritorni-il-volto-di-un-sacramento-in-continua-evoluzione_articleimage-kTtB-U11012690568627J4G-1024x576%40LaStampa.it.jpg

Lectio del Penitenziere Maggiore al corso sul Foro interno al via oggi a Roma: «La confessione è ascolto e incontro con Dio, non si entra in confessionale col cellulare acceso»

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http://www.lastampa.it/2018/03/05/vaticaninsider/ita/vaticano/piacenza-no-a-sacerdoti-che-chattano-sui-social-durante-le-confessioni-un-atto-gravissimo-CTbwhhM8GqA0wAaEPwt76H/pagina.html Continua a leggere

Il “cardinale” Parolin alla Lega: noi insisteremo a predicare a favore dei migranti

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di Franca Giansoldati
Città del Vaticano – Il giorno dopo l’exploit elettorale della Lega che ha impostato la campagna elettorale contro i migranti, il Segretario di Stato vaticano ha fatto sapere che la Santa Sede continuerà a predicare come ha sempre fatto a favore dell’accoglienza e delle porte aperte dell’Europa ai migranti. «La Santa Sede sa che deve lavorare nelle condizioni che si presentano. Noi non possiamo avere la società che vorremmo, non possiamo avere le condizioni che vorremmo avere. Quindi credo che, anche in questa situazione, la Santa Sede continuerà la sua opera di educazione, che richiede molto temp». Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, commenta con l’agenzia dei vescovi Sir – a margine dell’incontro della Commissione internazionale cattolica sulle migrazioni  – i risultati delle elezioni politiche.

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 http://m.ilmessaggero.it/primopiano/articolo-3589405.html Continua a leggere

La FSSPX si rifiuta di ordinare i Cappuccini di Morgon

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CRONACHE DALLA GALASSIA “TRADIZIONAL-CONSERVATRICE”

di Christian Lassale


Pubblicato sul sito Medias Presse info

 


La novità è confermata: il Superiore generale della Fraternità San Pio X ha appena informato i Cappuccini di Morgon del suo rifiuto di conferire il sacerdozio a due diaconi cappuccini che dovevano essere ordinati a giugno prossimo.
Non è la prima volta.

Già nel 2012, Mons. Fellay aveva rifiutato l’ordinazione dei candidati dei Domenicani di Avrillé e dei figli di San Francesco. Motivo: la loro attitudine «non affidabile» circa il preambolo dottrinale che avrebbe dovuto concludere il ricollegamento della FSSPX con la Roma conciliare, preambolo che Mons. Fellay ritirò qualche mese dopo.

Il motivo invocato per il rifiuto del 2018 è ancora un problema di fiducia.
Fin da giugno 2016, i Cappuccini avevano fatto conoscere il loro disaccordo alle autorità della Fraternità che cercavano di concludere un accordo puramente canonico con Roma. Un tale accordo, in effetti, passava sopra le gravissime divergenze dottrinali, le quali obbligano invece a considerare le attuali autorità romane come sospette di eresia. (FOSSE SOLO UN SOSPETTO! “CONTRA FACTA NON VALET ARGUMENTUM”, PER NOI DI CHRISTUS REX L’ERESIA MANIFESTA DEI CHIERICI CONCILIARI SI E’ SPINTA COSI’ AVANTI DA DIVENIRE UNA CHIESA PARALLELA A QUELLA CATTOLICA, N.D.R.)

Poco tempo prima, il Padre Antoine, Guardiano del convento di Morgon, aveva dichiarato in un video realizzato da Medias Presse Info -TV di non poter «celebrare e partecipare a questo giubileo della Misericordia», visto che esso celebrava ad un tempo una falsa misericordia e i 50 anni del concilio Vaticano II.
Una tale dichiarazione aveva indisposto Menzingen, che da parte sua incoraggiava pubblicamente questa celebrazione.

Ciò che ha anche fortemente corrucciato i Superiori della Fraternità è un supposto intollerabile atto di carità praticato dall’Ordine mendicante, che ha osato accogliere o talvolta semplicemente aiutare alcuni confratelli in freddo con il loro Superiore generale per la loro non condivisione della linea «accordista» di Menzingen.

Ma l’elemento chiave è stato il sostegno dato dalle comunità tradizionali amiche ai sette Decani, quando questi espressero, nel maggio 2017, le loro riserve sull’«affare dei matrimoni». Infatti, non era tanto Roma che riconosceva i nostri matrimoni, quanto la Fraternità che piazzava tutti i matrimoni della Tradizione sotto l’egida del nuovo Codice di Diritto Canonico, inaccettabile in materia.
Anche in questo caso si passava sopra alla vera natura dello stato di necessità generato dalla crisi della Chiesa. Da qui il sostegno unanime delle comunità amiche ai sette Decani.

Certuni hanno pensato che il «giro elettorale» di Mons. Fellay di fine ottobre 2017 presso tutte comunità amiche, fosse un segno di pacificazione o quanto meno di tregua, in attesa del Capitolo generale del luglio 2018. Don Bouchacourt, che accompagnava Mons. Fellay in questo giro, l’aveva affermato chiaramente.
Si constata in effetti che non si è trattato di questo, malgrado il dito puntato dello stesso Mons. Fellay che oggi reclama con forza: «lealtà, lealtà, io voglio lealtà» (sic!).

Si rassicuri, Mons. Fellay, la mancanza di lealtà non è certo il difetto dei Cappuccini di Morgon, né dei sacerdoti che non condividono le recenti opinioni di Menzingen.
Per convincersene, basta ricordare cos’è la vera lealtà, descritta recentemente così bene dal generale Pierre de Villiers (nel libro «Servir», prologo):

«La vera lealtà consiste nel dire la verità al proprio capo. La vera libertà consiste nell’essere capaci di farlo, quali che siano i rischi e le conseguenze. Lyautey [generale Louis Hubert Gonzalve Lyautey] affermava: “Quando sento scattare i talloni, vedo gli spiriti che si chiudono». La vera obbedienza non ha niente a che vedere con l’obbedienza cieca; questa è l’obbedienza per amicizia. […] La lealtà non è lo spirito cortigiano, né l’assenso continuo a ciò che può essere utile per farsi benvolere. Talvolta il silenzio è prossimo alla vigliaccheria. La lealtà perde la sua legittimità non appena comincia il legalismo.»


Per tornare ai nostri cari Cappuccini, questi, come al solito, non si lamenteranno. Accetteranno questa nuova umiliazione come una piccola partecipazione alla prossima Passione di Nostro Signore. E non cadranno neanche nella grossolana trappola che è stata loro tesa: aspetteranno, piuttosto che sollecitare l’aiuto di un «altro vescovo», così Menzingen non potrà dire «vedete, l’avevamo detto, sono loro che hanno rotto».

Poiché la corda è fin troppo grossa, più grossa del cordone che portano i nostri cari religiosi, così grossa che lo stesso piccolo Marcellino di “Pane e vino” la noterebbe senza problemi.

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Timbro bergogliano per gli scismatici cinesi?

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Members of the congregation clean the unofficial catholic church after Sunday service in Majhuang village, Hebei Province, China, December 11, 2016. Picture taken December 11, 2016. REUTERS/Thomas Peter

Segnalazione del Centro Studi Federici

Jorge Mario Bergoglio prosegue il cammino ecumenico avviato dai suoi predecessori sulla scia del Vaticano II. Il suo motto è di andare sempre “avanti” malgrado le differenze dottrinali, per abbracciare tutti i “battezzati”. Dopo l’attenzione rivolta ai valdesi, agli evangelisti, ai lefebvriani della Fraternità San Pio X, ecc., è la volta degli scismatici cinesi inquadrati nell’Associazione Patriottica Cinese, fantoccio nelle mani della Repubblica Popolare Cinese. E’ dal 1957 che i cattolici cinesi, fedeli alla Chiesa Romana, sono perseguitati dal regime comunista e “invitati” ad aderire alla “chiesa” patriottica, con vescovi nominati dal governo. Ora questi vescovi, colpiti dalla scomunica di Pio XII, attendono il riconoscimento di Bergoglio. Sembra che manchi solo un timbro.

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Antipapa Francesco dice che Iddio non può essere Dio senza l’uomo

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Antipapa Francesco dice che Iddio non può essere Dio senza l'uomo

lifesitenews.com

“Dinnanzi alle folle adunate in Piazza San Pietro Papa Francesco ha oggi (ieri per chi legge, n.d.r.) nuovamente stimolato appelli di chiarificazione, dichiarando:

‘Iddio non può essere Dio senza l’uomo.’.

Durante la sua udienza generale del Mercoledì il Papa parlava leggendo un testo. Secondo dei teologi aventi conversato con Life site news, esiste un pericolo per il quale la frase medesima venga colta in maniera erronea.

Nel contesto, il Papa ha dichiarato:

‘Cari fratelli e sorelle, giammai siamo soli. Possiamo essere lontani, ostili, potremmo anche professarci senza Dio, ma il Vangelo di Gesù Cristo ci rivela che Iddio non può stare senza di noi: mai sarà Egli un Dio senza l’uomo; è Lui che non può stare senza di noi e questo è un mistero grande! Iddio non può essere Dio senza l’uomo: grande mistero è questo!’.

Un altro rinomato teologo Cattolico laico conosciuto da Life site news, desiderante però l’anonimato, ha spiegato: Continua a leggere

Roma, la Basilica di S. Pietro sarà profanata dai vespri degli eretici anglicani

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ECUMANIA BLASFEMA E ANTICATTOLICA

http://www.lastampa.it/rw/Pub/p4/2016/11/25/VaticanInsider/Foto/RitagliWeb/4WK34KM56364-kzeF-U11001178262998SmB-1024x576%40LaStampa.it.jpg

La celebrazione in programma il 13 marzo, in occasione del cinquantesimo anniversario del dialogo tra Chiesa cattolica (conciliare, n.d.r.) e anglicana

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http://www.lastampa.it/2017/02/07/vaticaninsider/ita/news/nella-basilica-di-san-pietro-per-la-prima-volta-i-vespri-anglicani-zaHvZUQXpFfr2NVBEJZLIP/pagina.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook Continua a leggere

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