Germania è il giorno del dopo Merkel

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Laschet, Scholz o la Baerbock? Chi avrà il cancellierato?

di Leopoldo Gasbarro

Oggi le elezioni in Germania.

L’attesa è grande, davvero grande. Dopo 16 anni al potere, Angela Merkel si dimette dalla carica di cancelliere della Germania, aprendo la strada ad una nuova generazione di leadership per la più grande economia europea. La Merkel, 67 anni, è stata un simbolo di stabilità in Europa da quando ha assunto il ruolo nel 2005. Ora tutti si chiedono, a seconda di chi sarà il vincitore, quale potrebbe essere il cambiamento che si genererà in seno alla Germania in primis ed agli equilibri europei e mondiali in seconda battuta.

I Candidati
Il candidato di partito della Merkel è Armin Laschet (il primo a sinistra nella foto), alleato di lunga data della Cancelliera dimissionaria e leader della CDU da gennaio; Olaf Scholz, leader della SPD di sinistra; e Annalena Baerbock dei Verdi.

Gli ultimi sondaggi mostrano il blocco sindacale di centrodestra del leader uscente, con Armin Laschet candidato cancelliere, un po’ indietro o quasi alla pari con i socialdemocratici di centrosinistra, che hanno come uomo di punta il ministro delle finanze Olaf Scholz.

Ed è proprio Scholz il più accreditato in questo momento alla vittoria finale. Lui che è sempre stato della linea dura, specie contro l’Italia, si era un po’ “ammorbidito” dopo lo scoppio della Pandemia.

Nella sua ultima manifestazione elettorale sabato a Potsdam, Scholz ha fatto riferimento alle preoccupazioni sul cambiamento climatico ed ha affermato che, se eletto, avrebbe concordato un aumento del salario minimo a 12 euro l’ora come prima decisione del nuovo governo.
Laschet, nel frattempo, ha tenuto un’ultima manifestazione elettorale con la Merkel ad Aquisgrana durante la quale il cancelliere uscente ne ha elogiato la “passione e cuore”  affermando che le elezioni riguardano il mantenimento della “stabilità” del Paese e la garanzia “che i giovani abbiano un futuro e che possiamo ancora vivere nella prosperità”.
La Merkel, il secondo cancelliere più longevo nella storia tedesca, ha dovuto far fronte, e lo ha fatto con autorevolezza, a sfide importanti. Tra queste la crisi finanziaria del 2007-2008, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea ed oggi la Pandemia da Covid-19.
La Merkel è stata una forza trainante per la coesione europea e ha cercato di mantenere stretti legami con gli Stati Uniti e la Cina. Ora, con il cambio elettorale, un periodo di insolita incertezza potrebbe generarsi in Germania, nell’Unione Europea e nel resto del mondo.
Il risultato è particolarmente incerto.
La CDU e la SPD sono più avanti degli altri nei sondaggi ma anche il Partito dei Verdi è emerso come un serio contendente. Di conseguenza, la Baerbock sta per svolgere il ruolo importante nella formazione del nuovo governo tedesco.
Anche l’estrema destra AfD rimane una presenza forte sulla scena politica, facendo a gara con il Partito liberale democratico liberale per il quarto posto.
Ma è la leader dei Verdi la vera sorpresa delle elezioni tedesche.

Chi vota.
Circa 60,4 milioni di persone di età pari o superiore a 18 anni hanno diritto a votare in queste elezioni, secondo i dati dell’Ufficio federale di statistica tedesco.
Ciascuno avrà due voti da esprimere: uno per il candidato che rappresenti il ​​proprio collegio elettorale, di cui 299 nel Bundestag (il parlamento tedesco) e un secondo voto per il proprio partito preferito. La quota di “secondi voti” di un partito determina il numero di seggi che il partito guadagna nel Bundestag, secondo la rappresentanza proporzionale.
Perché un partito entri nel Bundestag, deve vincere almeno il 5% del secondo voto.
Molti tedeschi hanno già votato; la pandemia da coronavirus ha aumentato la quantità di votazioni per corrispondenza che hanno avuto luogo prima del giorno fissato per le elezioni stesse. Le preoccupazioni per l’ambiente e quelle economiche sono emerse come questioni chiave nella campagna elettorale.
L’ endorsement per Armin Laschet

La Merkel ha enfatizzato il record del suo governo nel ridurre la disoccupazione e il debito della Germania. Di contro ha denunciato i piani dei rivali di Laschet per aumentare le tasse. Ha anche suggerito di come ci fosse il pericolo che un governo tedesco di sinistra fosse eccessivamente generoso nel fornire aiuti finanziari ai paesi europei più indebitati.

“C’è molto in gioco domenica”, ha detto in piazza a Stralsund, città nord-orientale della Germania.

“Dobbiamo pensare ad una politica che non pensi solo a ridistribuire, ma a creare ricchezza. So che Armin Laschet, come governatore del Nord Reno-Westfalia, combatte per ogni singolo lavoro nel suo stato, e lo farebbe anche come cancelliere della Germania”.

Economia ancora in attesa di una forte ripresa 

Il DAX tedesco, l’indice principale del mercato azionario tedesco, è in rialzo del 13% da inizio anno.  La forte ripresa attesa nel post-pandemia e prevista per l’estate deve ancora concretizzarsi. L’economia tedesca sta affrontando venti contrari post-COVID-19 simili a quelli degli Stati Uniti poiché le interruzioni della catena di approvvigionamento rallentano la crescita. Le previsioni del FMI vedono la produzione economica in crescita solo del 2,5% quest’anno, ma del 5,1% l’anno prossimo.

L’economia tedesca rappresenta circa il 3,4% dell’economia mondiale con un valore di 3,8 trilioni di dollari, che la rende la quarta più grande a livello globale.

Mercati Finanziari

Di solito i mercati amano la stabilità dei risultati. In Germania sembra esserci incertezza del risultato. Aspettiamo poche ore e sapremo orientarci meglio. Sta di fatto che le elezioni si inseriscono in un quadro internazionale davvero complicato. L’inflazione in forte rialzo negli USA; la crisi di Evergrande in Cina e tanti piccoli focolai pandemici in giro per il Mondo rendono il dato tedesco ancor più di rilievo per l’orientamento futuro dei mercati finanziari.

Il Congresso USA sta introducendo, zitto zitto, il Dollaro Digitale?

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Lo scorso 28 luglio il deputato Don Breyer ha presentato un disegno di legge, che dovrebbe andare presto il discussione, per la regolamentazione delle valute virtuali e dei cryptoasset, denominata “Digital Asset Market Structure and Investor Protection Act” Questa proposta di legge però contiene una norma che emenda le attuali leggi in vigore e che rischi di mutare radicalmente il funzionamento del denaro negli USA.

Premettiamo che la FED non emette denaro fisico (banconote etc) a caso, né lo distrugge, se non con un’autorizzazione federale ed entro precisi limiti fissati dalla normativa che ne guida e dirige i poteri. Il deputato Breyer, nella sua proposta, viene ad introdurre il seguente emendamento riguardante i poteri della FED:

d) Supervisionare e regolamentare, tramite il Segretario del Tesoro, l’emissione e il ritiro delle banconote della Federal Reserve (sia fisiche che digitali), fatta eccezione per la cancellazione e la distruzione, e la contabilizzazione in relazione a tale cancellazione e distruzione, delle banconote non idonee alla circolazione , e per prescrivere norme e regolamenti (inclusa la tecnologia appropriata) in base ai quali tali banconote possono essere consegnate dal Segretario del Tesoro agli agenti della Federal Reserve che ne fanno richiesta”.

Fin qui tutto bene. Questa è la norma attuale che regolamenta l’emissione e la distruzione delle banconote. Ecco la proposta di integrazione Breyer:

“Sono autorizzate le banconote della Federal Reserve, da emettere a discrezione del Consiglio dei governatori del Federal Reserve System allo scopo di effettuare anticipi alle banche della Federal Reserve attraverso gli agenti della Federal Reserve come di seguito stabilito e per nessun altro scopo. Nonostante qualsiasi altra disposizione di legge, il Consiglio dei governatori del Federal Reserve System è autorizzato a emettere versioni digitali delle banconote della Federal Reserve oltre alle attuali banconote fisiche della Federal Reserve. Inoltre, il Consiglio dei governatori del Federal Reserve System, previa consultazione con il Segretario del Tesoro, è autorizzato a utilizzare la tecnologia Distributed Ledger (la blockchain ndr) per la creazione, la distribuzione e la registrazione di tutte le transazioni che coinvolgono banconote della Federal Reserve digitali. Le suddette banconote saranno obbligazioni degli Stati Uniti e saranno considerate a corso legale e saranno esigibili da tutte le banche nazionali e membri e dalle banche della Federal Reserve e per tutte le tasse, dogane e altri diritti pubblici. Saranno riscattati in moneta legale su richiesta presso il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, nella città di Washington, Distretto di Columbia, o presso qualsiasi banca della Federal Reserve”.

E così, in poche righe, si concede alla Federal Reserve il potere di emettere le cosiddette CBDC, Central bank Digital Currencies, le valute virtuali delle banche centrali equivalenti a quelle dei privati. Solo che, senza un’ulteiriore normativa, queste hanno delle caratteristiche ben poco desiderabili, come:

  • sono perfettamente tracciabili, per cui addio privacy;
  • sono programmabili, per la durata e per la modalità di spesa.

Quindi, se non si vuole fare la fine, nella migliore delle ipotesi, della Cina, con economia e consumi controllati centralmente, una normativa del genere deve essere per lo meno integrata da una di carattere garantista che preveda dei forti limiti sulle possibilità della FED di programmare e di tracciare il token in questione. Il futuro può essere pericolosamente illiberale.

Fonte: https://scenarieconomici.it/il-congresso-usa-sta-introducendo-zitto-zitto-il-dollaro-digitale/

 

La World Bank cancella la classifica “Doing Business”. Manipolazione e corruzione

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Niente Classifica “Doing Business” da parte della “World Bank”. La classifica, una delle più seguite al mondo, interrogava migliaia di professionisti, commercialisti e avvocati, per valutare in quale paese fosse più facile intraprendere una  nuova attività, classificando quindi le nazioni dove il governo e la legislazione erano più vicine alle necessità del mondo degli affari. Questa classifica era utilizzata esternamente per indicare i paesi più aperti agli investimenti internazionali, e internamente come un potente strumento propagandistico.

Peccato che quest’anno non ci sarò classifica, semplicemente per le pressioni indebite di alcuni paesi, ne hanno falsato il significato a tal punto da renderla contestata da più parti e da farla cancellare, anche per il coinvolgimento dei vertici stessi della Banca Mondiale.

Le contestazioni del rapporto risalgono almeno al 2018, quando Paul Romer, allora capo economista della Banca Mondiale, che avrebbe poi vinto un Premio Nobel per l’economia , si dimise dopo essersi lamentato di come “Doing Business” trattasse il Cile.

Come risultato di armeggi metodologici, il paese sudamericano era precipitato nelle classifiche mentre la socialista Michelle Bachelet occupava la presidenza, rimbalzava sotto il conservatore Sebastian Pinera, per poi crollare di nuovo quando Bachelet tornava al potere. Insomma, più che cambiamenti effettivi l’indice indicava i cambiamenti di amministrazione, anche se questa non interveniva nelle misure economiche.  Il think tank Center for Global Development chiese alla banca di “abbandonare” il rapporto.

Justin Sandefur, un membro anziano del centro, sostiene che le classifiche hanno sempre riflettuto un pregiudizio contro l’intervento del governo nell’economia. Ha detto, ad esempio, che le classifiche non sono riuscite a valutare adeguatamente i benefici derivanti dalla spesa statale o dalla tutela dei lavoratori e dei consumatori.

“È venuto da un approccio anti-tasse anti-normativo molto forte, per allontanare lo stato dal modo in cui il settore privato può prosperare”, ha detto Sandefur. “Quello era il peccato originale. È nel profondo del DNA” del rapporto.

WilmerHale ha inferto un altro colpo alla Banca Mondiale e alla classifica “Doing Business”. Il personale della Banca Mondiale che stava compilando il rapporto del 2018 si stava preparando a far scendere la Cina al n. 85 della classifica dal n. 78 dell’anno prima. Il declassamento sarebbe avvenuto in un momento in cui la Banca mondiale stava cercando di raccogliere capitali, uno sforzo in cui Pechino, l’azionista n. 3 della banca, avrebbe dovuto svolgere un “ruolo chiave”, secondo il rapporto dello studio legale.

L’indagine ha scoperto che Georgieva “è stata direttamente coinvolta negli sforzi per migliorare la classifica della Cina”.

Secondo l’inchiesta, ha anche criticato aspramente il direttore cinese della banca per “cattiva gestione” delle relazioni della banca con Pechino e per non aver apprezzato l’importanza della classifica “Doing Business” per la leadership cinese. Sotto pressione dall’alto, hanno scoperto gli investigatori, il personale della banca ha deciso di concedere alla Cina più credito per una nuova legge che coinvolge le cosiddette transazioni garantite, in genere prestiti che comportano garanzie. Il risultato è stato che la Cina è tornata dov’era la classifica — n. 78. Altri cambiamenti hanno interessato le classifiche di Azerbaigian, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita.

Quindi “Doing business” era una classifica falso, manovrata politicamente e ricca di pregiudizi politici e ideologici. Uno strumento sostanzialmente inutile, anzi distorcente della realtà.

Fonte: www.scenarieconomici.it 

La SEC mette in guardia dalle aziende cinesi

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Alcune settimane fa, la SEC ha silenziosamente interrotto l’accettazione di qualsiasi nuova IPO cinese, il che ci è sembrato quasi comico, considerando che qualsiasi sottoscrittore avrebbe probabilmente difficoltà ad allineare il finanziamento poiché non c’è quasi nessuna richiesta di nuove quotazioni cinesi dopo quanto successo a DIDI. E non per quello che sta succedendo da parte americana, ma per i crescenti rischi politici in Cina.

Martedì mattina presto, il presidente della SEC Gary Gensler ha rilasciato un nuovo clip “Office Hours” in cui non solo ha confermato che la SEC aveva, in effetti, interrotto la valutazione di eventuali nuove potenziali quotazioni cinesi, ma ha anche spiegato agli investitori americani esattamente  cosa possiedo quando acquistano azioni di società cinesi.

Venerdì l’autorità di regolamentazione del mercato cinese e l’amministrazione statale per la regolamentazione del mercato (una delle circa mezza dozzina d’importanti entità statali responsabili della regolamentazione dell’economia cinese) hanno emesso una nuova serie di bozze di regolamentazione ancora più restrittive.

Le regole sostenevano che gli operatori del settore non avrebbero dovuto utilizzare dati, algoritmi o altri mezzi tecnici per “dirottare” il traffico o influenzare le scelte degli utenti. Inoltre, le aziende non possono utilizzare mezzi tecnologici per imporre “barriere incompatibili ad altri prodotti e servizi Internet legali”. Una normativa molti liberista in apparenza, quasi “Antitrust”.

Qualunque cosa significhi, è solo l’ultimo segno che la repressione di Pechino sulle sue più grandi aziende tecnologiche è tutt’altro che finita. E mentre Ray Dalio ha continuato a sostenere le azioni cinesi, la decisione di Wood di abbandonare l’intero universo delle aziende tecnologiche cinesi le lascia con praticamente zero sostenitori negli Stati Uniti.

Martedì, le azioni di Alibaba sono diminuite di oltre il 3%, mentre le azioni di Baidu, JD.com, Pinduoduo e Netease sono diminuite di oltre il 2%.

 

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La SEC mette in guardia dalle aziende cinesi

Dalla Polonia una sfida al cuore del potere di Bruxelles

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La corte costituzionale polacca deciderà se alcune disposizioni dei trattati dell’UE sono compatibili con la costituzione polacca e se la corte suprema dell’UE può costringere il paese a sospendere parte delle sue riforme giudiziarie. I funzionari governativi  polacchi insistono sul fatto che i casi, che saranno esaminati martedì e mercoledì, sono necessari perché gli organi dell’UE hanno oltrepassato i loro poteri, violando quindi i diritti definiti dalla costituzione polacca.

“Non si tratta solo della Polonia. Il problema è che alcuni funzionari europei stanno cercando di conferire all’UE maggiori competenze senza modificare i trattati”, ha affermato Sebastian Kaleta, viceministro della giustizia polacco. “Questo è molto pericoloso, perché potrà far implodere l’UE dall’interno”. nello stesso tempo però questa causa rischia di far saltare la costruzione europea ed anche molti dei poteri informali di Bruxelles. Didier Reynders, commissario per la giustizia dell’UE, ha dichiarato al Financial Times che esiste il rischio di una “vera minaccia per l’architettura stessa della nostra unione” a causa di sfide legali simili da parte degli Stati membri, tra cui Francia e Germania. “Se non  fermi queste cause, avrai sempre più possibilità per i diversi Stati membri di contestare il primato del diritto dell’UE e la competenza della Corte di giustizia europea”, ha affermato Reynders.

Il mese scorso, la Commissione europea ha avviato un’azione legale contro la corte costituzionale tedesca a Karlsruhe per una sentenza del 2020 secondo cui la Corte di giustizia europea aveva agito oltre le sue competenze in un caso relativo all’acquisto di obbligazioni della Banca centrale europea. Reynders ha quindi scritto anche al governo polacco chiedendo formalmente di ritirare una delle mozioni davanti alla sua corte costituzionale, affermando che sembrava contestare i principi fondamentali del diritto dell’UE e l’autorità della Corte di giustizia europea. Alla base del contendere vi sono le modifiche costituzionali polacche, compresa la riforma della Suprema Corte, che, secondo Bruxelles, avrebbero toccato dei punti facenti parte dei trattati europei e che poi sono state anche contestate dalla maggioranza di sinistra del Parlamento europeo, con le note accuse di “Violazione dello stato di diritto”.

Funzionari polacchi respingono le critiche dell’UE a Varsavia come un doppio standard. “Questo non è – come stanno cercando di dire alcuni funzionari della Commissione europea – un precedente”, ha affermato Kaleta, aggiungendo che altri tribunali costituzionali “hanno affermato agli organi dell’UE che stanno interferendo negli affari interni senza competenza”.

Tuttavia, Kim Lane Scheppele, professore di diritto a Princeton, ha sostenuto che c’era una differenza fondamentale tra le sfide polacche e quella lanciata in Germania. Il tribunale di Karlsruhe ha contestato il modo in cui la Corte di giustizia europea aveva svolto il proprio lavoro nel valutare la validità dell’acquisto di obbligazioni da parte della BCE; i casi polacchi si chiedevano se il diritto dell’UE si applicasse alla Polonia e fosse superiore al diritto costituzionale nazionale. Un putno essenziale che , se chiarito a favore di Varsavia, permetterebbe a tutte le corti costituzionali nazionali di opporsi alle decisioni europee e della Corte di Giustizia Europea. Purtroppo per noi non cambierebbe molto, perchè i giudici della Corte Costituzionale sono noti per la loro totale flessibilità nei confronti della Commissione.

Fonte: https://scenarieconomici.it/dalla-polonia-una-sfida-al-cuore-del-potere-di-bruxelles/

Scotland Yard compie il più grande sequesto di valute virtuali

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Detective specializzati che indagano sui reati di riciclaggio di denaro della Met, la polizia inglese, hanno sequestrato criptovalute per un valore di  114 milioni di sterline, circa 135 milioni di euro: il più grande sequestro di criptovaluta nel Regno Unito e ritenuto uno dei più grandi a livello globale. questo nonostante molti pensino che BTC sia irrintracciabile e non intercettabile.

Il sequestro è stato effettuato da investigatori dell’Economic Crime Command del Met sulla base di informazioni ricevute sul trasferimento di beni criminali.

L’indagine continua.

Il detective Constable Joe Ryan ha dichiarato: “I criminali devono legittimare i loro soldi, altrimenti rischiano di essere sequestrati dalle forze dell’ordine. I proventi del crimine vengono quasi sempre riciclati per nasconderne l’origine, ma interrompendo il flusso di fondi prima che vengano reinvestiti, possiamo rendere Londra un luogo incredibilmente difficile da gestire per i criminali”.

Il vice commissario assistente Graham McNulty ha dichiarato: “Ogni singola parte del Met sta lavorando per ridurre la violenza nelle strade di Londra come priorità assoluta, inclusi i nostri investigatori finanziari.

“C’è un legame intrinseco tra denaro e violenza. La violenza è usata per estorcere, ricattare, svaligiare, controllare e sfruttare. È usato per proteggere i profitti criminali e mantenere il controllo dei territori.

“Il denaro rimane il re, ma con lo sviluppo della tecnologia e delle piattaforme online, alcuni si stanno spostando verso metodi più sofisticati per riciclare i loro profitti. Ma abbiamo ufficiali altamente qualificati e unità specializzate che lavorano giorno e notte per rimanere un passo avanti.

“Questi agenti non solo lavorano per interrompere e sequestrare i fondi trasferiti digitalmente, ma continuano a privare i criminali di denaro contante. Nell’anno finanziario 2020/21, abbiamo sequestrato più di 47 milioni di sterline nelle mani  mani dei criminali. Questo denaro non può più essere reinvestito nella criminalità, non può essere utilizzato per acquistare e spacciare droga e armi, e non può essere utilizzato per invogliare e sfruttare alla criminalità giovani e vulnerabili».

La Blockchain è perfettamente trasparente nelle transazioni. Quello che non sono trasparenti sono le proprietà dei wallet, ma se un wallet fisico viene sequestrato, a quel punto sono ricollegabili tutti i passaggi a monte ed a valle dello stesso. Ecco perchè , alla fine, i criminali usano BTC e le valute virtuali ancora in modo limitato. Molto meno di quanto usino le banche…

DA

Scotland Yard compie il più grande sequesto di valute virtuali

Cina: natalità troppo bassa, Pechino autorizza le coppie ad avere fino a tre figli

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di Mariangela Tessa

Cambio di marcia nelle politiche demografiche in Cina. In risposta ai dati sul calo della natalità emersi dall’ultimo censimento decennale, Pechino ha deciso di abolire il limite di avere massimo due figli e consentirà alle famiglie di averne fino a tre. Lo ha reso noto l’agenzia di stampa cinese Xinhua.

La decisione prede le mosse dal secondo censimento decennale, condotto nel 2020, e i cui risultati sono stati pubblicati a inizio maggio. Da quest’ultimo emerge che il ritmo di crescita annuale della popolazione cinese è stato dello 0,53 per cento rispetto allo 0,57 per cento del decennio precedente.
Si è trattato del  tasso di crescita più lento da quando i censimenti decennali sono iniziati, nel 1953.

Cina: sempre più vecchi, si rischia rallentamento della crescita

Non solo. Il censimento ha rivelato inoltre che al momento la popolazione cinese con più di 60 anni è il 18,7 per cento del totale, mentre nel 2010 era il 13,26 per cento. La popolazione tra i 15 e i 59 anni è invece passata dal 70,14 per cento del 2010 al 63,35 per cento attuale. Infine, nel 2020, il numero di nascite è sceso a 12 milioni, contro i 14,65 milioni del 2019, quando il tasso di natalità era gia’ al minimo dal 1949.

Dopo più di tre decenni di “politica del figlio unico”, per evitare la sovrappopolazione del paese, la Cina aveva allentato le regole nel 2016, permettendo a tutti i cinesi di avere un secondo figlio, principalmente a causa dall’invecchiamento medio degli abitanti, che rischiava di rallentare la crescita economica.
Ma questo a quanto pare non è stato sufficiente a far risalire il tasso di natalità: per questo ora il Partito comunista ha deciso di cambiare di nuovo, permettendo tre figli a coppia.

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Divorzio Bill e Melinda Gates: il possibile motivo

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di Alessandra Caparello

Dopo quello di Jeff e MacKenzie Bezos, un altro grande divorzio sotto i riflettori visto l’enorme patrimonio in ballo. Bill Gates e la moglie Melinda si lasciano dopo ben 27 anni di matrimonio.

Abbiamo preso la decisione dopo moltissime riflessioni e dopo aver fatto un gran lavoro sul nostro rapporto”, si legge nella dichiarazione postata dalla coppia. “Nel corso di 27 anni abbiamo cresciuto tre figli incredibili e costruito una fondazione che lavora in tutto il mondo con l’obiettivo di permettere a tutte le persone di condurre una vita sana e produttiva”, proseguono Bill e Melinda, rispettivamente 65 e 56 anni, assicurando che continueranno a condividere questo impegno e a lavorare insieme. I due si appellano quindi a tutti perchè vengano rispettati il loro spazio e la loro privacy nel momento in cui si incamminano verso una nuova vita.

Divorzio Bill e Melinda Gates: il retroscena

Grande l’incertezza venutasi a creare in merito al futuro della fondazione di famiglia, creata nel 200 per scopi filantropi e che gestisce asset per 50 miliardi di dollari, e sul destino dell’enorme patrimonio della coppia più ricca al mondo, che ammonta ad oltre 200 miliardi di dollari. Gates hanno speso circa 5 miliardi di dollari l’anno per sviluppare la ricerca nei settori della sanità e dell’istruzione soprattutto nei Paesi più poveri, combattendo malattie infettive come la malaria o a favore dell’alfabetizzazione e oltre un miliardo poi è stato stanziato per combattere l’attuale pandemia da Covid-19, investendo fin da subito nella ricerca dei vaccini.

Melinda, che detiene una ricchezza personale di circa 70 miliardi di dollari, non avanzerebbe alcuna pretesa economica nei confronti del marito che vanta un patrimonio di 133 miliardi, anche se è giallo sull’esistenza o meno di un contratto prematrimoniale. Secondo il Daily Mail, Bill Gates avrebbe intrattenuto per anni un rapporto con l’ex fiamma Ann Winblad con la quale aveva rotto nel 1987ogni anno ha passato un lungo weekend. Un accordo prematrimoniale accettato da Melinda avrebbe permesso a Bill di trascorrere un weekend all’anno in compagnia di Ann.

Fonte: www.wallstreetitalia.com 

Antonio Maria Rinaldi: la verità sul certificato unico per gli spostamenti ed il mio impegno in merito

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Antonio Maria Rinaldi, da Bruxelles, spiega cosa sarà in nuovo “Certificato unico per gli spostamenti, che inizialmente era stato chiamato Green pass, ma a cui hanno cambiato già il nome.

Rinaldi spiega come la discussione in parlamento proseguirà nella prossima plenaria e in quella di maggio dove ci sarà l’approvazione finale. Rinaldi si impegna assolutamente perchè sia facoltativo e non discriminatorio in nessun modo verso sia le persone verso sia i paesi che decidano di non utilizzarlo.  Però dobbiamo anche ricordare che sarà un sistema utile per facilitare i flussi turistici verso il nostro paese, e per questo è atteso da molti operatori turistici.

https://scenarieconomici.it/antonio-maria-rinaldi-la-verita-sul-certificato-unico-per-gli-spostaamenti-ed-il-mio-impegno-in-merito/

Salvare l’economia dal Covid? Con un reddito di emergenza. Studio Cambridge…

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Salvare le economie? Servono risposte immediate, difesa dei più fragili e senso di comunità. Lo spiega uno studio sul Cambridge University Press. Un reddito…

di Antonio Amorosi

Come salvare l’economia dal Covid che in Occidente quasi nessuno riesce a gestire? Ce lo spiega uno studio pubblicato il 23 dicembre scorso dai ricercatori Jurgen De Wispelaere, lettone, e Leticia Morales, cilena, sul Cambridge University Press, una delle case editrici universitarie più prestigiose al mondo.

I due sostengono che pagare a ciascun residente un importo in contanti, mensilmente e per la durata della crisi servirebbe a proteggere le persone, l’economia oltre alla Sanità, visti gli effetti che le chiusure delle attività procureranno sulle risorse disponibili degli Stati. I due studiosi suggeriscono 3 ragioni per cui la proposta di un reddito di emergenza di base è particolarmente adatta a svolgere un ruolo importante come risposta alla crisi pandemica.

Per contrastare la crisi procuratasi servono risposte immediate, la difesa della popolazione più fragile e promuove un senso di solidarietà dentro le comunità.

Tre aspetti messi a repentaglio durante il Covid e che un reddito di emergenza di base sarebbe capace di alleviare. Aggiungendo che lo strumento dovrebbe essere reso funzionale in modo permanente ogni volta dai governanti e dagli Stati che ci sono crisi simili.

“Oltre a mettere a dura prova i sistemi sanitari in tutto il mondo, si prevede che la pandemia COVID-19 causerà una crisi economica e sociale globale di dimensioni senza precedenti”, spiegano i due studiosi. Come sappiamo le misure di blocco hanno un grave costo economico e sociale. “La Banca Mondiale si aspetta che il PIL mondiale nel 2020 si ridurrà del 5,2%, il che equivale alla più grande recessione dal 1945”. La risposta politica alla pandemia ha già causato una riduzione del tempo di lavoro e di massicci licenziamenti, con le perdite di lavoro: “17,3% delle ore totali stimate nel secondo trimestre del 2020 pari a 495 milioni di posti di lavoro a tempo pieno”. Continua a leggere

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