L’immigrazionismo di George Soros

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di Giacomo Gabellini

L’immigrazionismo di George Soros

Fonte: l’indro

Giorni fa, il magnate e re della speculazione George Soros ha firmato una lettera sul ‘Wall Street Journal’ che si configura fin dalle prime righe come una vera e propria apologia dell’immigrazione di massa, e finisce per rappresentare un appello ai governi europei a favorire questo processo in base ai presunti vantaggi economici, politici e sociali che assicurerebbe.
Soros esordisce scrivendo che «il mondo è investito da un’ondata di migrazioni forzate. Decine di milioni di persone sono in movimento, fuggendo molto spesso dai Paesi d’origine per ricercare una vita migliore all’estero. Alcuni scappano da una guerra civile o dalla tirannia di regimi oppressivi; altri dalla povertà estrema, attirati dalla prospettiva di guadagnare qualcosa di più per se stessi e  per le proprie famiglie. Il nostro fallimento nello sviluppare e implementare politiche efficaci per gestire l’aumento dei flussi migratori ha contribuito notevolmente a diffondere miseria umana ed instabilità politica, sia nei Paesi da cui le persone scappano che nelle nazioni che li ospitano più o meno di buon grado. I migranti sono spesso costretti ad una vita di disperazione e di inattività, mentre gli Stati ospitanti non sono capaci di trarre i benefici che potrebbe assicurare l’integrazione di queste persone […]. I governi devono svolgere un ruolo di primo piano nell’affrontare questa crisi creando e sostenendo una adeguata infrastruttura fisica e sociale per migranti e rifugiati. Ma è essenziale usare anche tutta la forza del settore privato. Riconoscendo queste parole, l’amministrazione Obama ha recentemente lanciato una ‘chiamata alle armi’, per chiedere alle imprese Usa di svolgere un ruolo più incisivo nel far fronte alle sfide messe in atto dalla migrazione forzata. Oggi, i leader del settore privato si stanno coordinando alle Nazioni Unite ad assumere impegni concreti ed aiutare a risolvere il problema». Continua a leggere

Banche: multe miliardarie ma mancano le regole

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di Mario Lettieri e Paolo Raimondi 

Banche: multe miliardarie ma mancano le regole

Fonte: Arianna editrice

La recente richiesta del Dipartimento di Giustizia americano alla Deutsche Bank di pagare una multa di 14 miliardi di dollari per chiudere il contenzioso negli Usa sulla ‘frode’ dei mutui subprime, e dei relativi derivati finanziari, ha una rilevanza che va ben oltre la cifra stessa.

Nel frattempo, sempre sulla stessa questione, quasi tutte le banche internazionali too big to fail sono state chiamate a pagare altrettante multe miliardarie: nel 2013 la JP Morgan per 13 miliardi di dollari, nel 2014 la Citi Bank per 7 miliardi e la Bank of America per circa 17 miliardi, e poi la Goldman Sachs per 5,1 miliardi, la Morgan Stanley per 3,2 miliardi….

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Il Ttip è morto. Lo rimpiangeranno in pochi

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di Augusto Grandi 

Il Ttip è morto. Lo rimpiangeranno in pochi

Fonte: Barbadillo

Il Ttip è morto”, ha certificato Sigmar Gabriel, vice cancelliere tedesco. Con il rischio, però, che possa venir riesumato dopo le elezioni americane e quelle tedesche. Se davvero morirà, a rimpiangerlo saranno in pochi: le multinazionali e il ministro dello Sviluppo economico italiano, Carlo Calenda. Oltre al codazzo di piccoli imprenditori che, come d’abitudine, non hanno capito nulla ma si erano allineati ai diktat dei Marchionne di turno. In realtà il Ttip, ossia il trattato per il libero commercio tra Unione Europea e Stati Uniti (più satelliti vari), avrebbe provocato disastri proprio alle piccole e medie imprese industriali. E avrebbe distrutto l’agricoltura europea.

I sostenitori del trattato, sul versante europeo, magnificavano le prospettive di incremento dei commerci tra le due sponde dell’Atlantico. Fingendo di ignorare che gli ostacoli attuali all’export italiano verso gli USA non derivano da regole e dazi, ma dalle dimensioni delle nostre aziende. Esportare significa sostenere dei costi ed il 70% delle imprese italiane non vende all’estero. Neppure nei Paesi confinanti. In compenso il Ttip, modellato secondo le volontà americane, avrebbe comportato l’obbligo europeo di accogliere i cibi americani a base di Ogm ed ormoni, verdure ai pesticidi. Con la possibilità per le multinazionali statunitensi di denunciare i Paesi europei che avessero voluto opporsi al cibo spazzatura, ai prodotti industriali fatti realizzare dalle multinazionali USA nei Paesi dove è permesso lo sfruttamento della manodopera infantile.

Ed il tribunale che avrebbe affrontato queste controversie sarebbe ovviamente stato americano. Il Ttip, in pratica, avrebbe favorito ulteriori delocalizzazioni produttive in nome del libero scambio. Anche perché gli USA hanno firmato un trattato simile con i Paesi dell’area del Pacifico. Dunque avrebbero potuto imporre in Europa le produzioni asiatiche a basso costo, spazzando via la concorrenza europea. In cambio di cosa? Della possibilità, per i grandi gruppi industriali europei, di avere i medesimi standard produttivi per i mercati sulle due sponde dell’Atlantico. In pratica un risparmio per i soci dei grandi gruppi, pagato con peggiori condizioni per tutti i cittadini europei. Senza dimenticare che, anche senza Ttip, le esportazioni europee verso gli USA sono aumentate, a partire da quelle italiane. E senza rinunciare alla sicurezza alimentare.

 

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Banche, moneta, potere di emissione e capitalismo finanziario

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2zz51QQSegnalazione di Federico Prati

“Il culmine del potere nel mondo di oggi sta nel potere di emissione del denaro. Se tale potere venisse democratizzato e focalizzato in una direzione che tenga conto dei problemi sociali ed ecologici allora potrebbe ancora esserci la speranza di salvare il mondo”
Thomas H. Greco, Jr.

“I disordini non avranno mai fine, non avremo mai una sana amministrazione della cosa pubblica, se non acquisteremo una nozione precisa e netta della natura e della funzione del denaro.”
Ezra Pound

“L’attività bancaria fu fecondata con l’ingiustizia e nacque nel peccato. I banchieri posseggono il mondo.Se glielo toglierete via lasciando loro il potere di creare denaro, con un colpo di penna creeranno abbastanza depositi per ricomprarselo. Toglieteglielo via in qualunque modo e tutti i grandi patrimoni come il mio scompariranno, ed è necessario che scompaiano affinché questo diventi un mondo migliore in cui vivere. Ma se preferite restare schiavi dei banchieri e pagare voi stessi il costo della vostra stessa schiavitù, lasciate che continuino a creare denaro.”
Sir Josiah Stamp, Direttore della Banca d’Inghilterra negli anni venti, considerato a quel tempo il secondo uomo più ricco di tutta l’Inghilterra. Continua a leggere

A DIECI ANNI DALLA MORTE DEL PROF. GIACINTO AURITI

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auriti

Oggi e domani a Chieti (programma su www.simec.org) si svolgeranno due giornate commemorative, cui invitiamo a partecipare di Matteo Castagna* Messaggio ai familiari del compianto Prof. Giacinto Auriti

di Matteo Castagna*

    Ci scusiamo perché non possiamo essere, fisicamente, con Voi e ringraziamo pubblicamente dell’invito l’amico Rocco Carbone, assicurando, comunque, la presenza di qualche nostro simpatizzante.

    In occasione del decennale della scomparsa del Prof. Giacinto Auriti, il Circolo Cattolico “Christus Rex” lo vuole ricordare, innanzitutto nella preghiera di suffragio e poi come maestro di politica e di economia che, con grandiosa lungimiranza e straordinaria competenza ha denunciato il problema fondamentale di quello che si suole chiamare “Sistema”: il signoraggio bancario.

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Ma se il Brexit è un disastro, perché la Borsa di Londra vola?

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BREXIT

Segnalazione di Raimondo Gatto

 

Vince la paura-2 Se la Gran Bretagna fosse un Paese sull’orlo della catastrofe, la sua Borsa dovrebbe crollare. E invece se si esamina l’andamento delle Borse degli ultimi giorni emerge che i due listini ad aver retto meglio sono quello di Zurigo e proprio quello di Londra, che ha di fatto già recuperato le perdite.

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E la finanza sfiducia Renzi: “Cade presto per tre motivi”

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Gli analisti del colosso Usa Citigroup: “Referendum su temi incomprensibili, rischia di fare la fine di Mario Segni”

«Matteo Renzi farà la fine di Mariotto Segni che ha cercato per due volte di cambiare la legge elettorale in Italia con un referendum per poi scomparire gradualmente dalla scena politica».

E’ questo il pronostico degli analisti americani di Citigroup che, in un report dedicato all’Italia e inviato ai clienti investitori, prevedono la caduta del premier parlano americano. Tre i motivi principali segnalati nel report di Citi: le turbolenze finanziarie che hanno colpito duramente le banche italiane; un picco stagionale in materia di immigrazione e – ultimo ma non meno importante – «la personalizzazione del referendum» intorno alla figura dello stesso presidente del Consiglio.

Ecco perchè, si legge sempre nello studio, la situazione attuale può ricordare quella di Segni. Facendo temere agli analisti americani una «RenziExit» che «non può essere completamente esclusa in questa fase». Per i broker ci sarebbero «implicazioni negative per l’Italia, per l’Europa e per i mercati finanziari». Gli investitori si chiedono perché Renzi sta facendo una tale scommessa e la risposta potrebbe essere squisitamente politica: «Con l’eccezione delle elezioni europee del 2014, il Pd non ha mai ottenuto più del 40% dei voti e gli ultimi sondaggi disponibili (nonché le elezioni locali) suggeriscono che la quota di voto potrebbe oscillare in circa il 30 per cento», scrive ancora Citi. In questo contesto, la mossa del premier che ha annunciato di dimettersi se il referendum non passa, «può rivelarsi una tentazione irresistibile per il 70% degli elettori non-Pd, così come per le correnti interne al partito», per rottamare il «rottamatore». Renzi avrebbe inoltre «perso la sua innocenza» agli occhi degli elettori con il salvataggio delle quattro banche locali verso la fine del 2015», sottolineano i broker riferendosi all’Etruria&c.

Già nel marzo scorso il colosso Usa aveva acceso i riflettori sull’Italia con un altro studio dal titolo «Eppur si muove (lentamente)» in cui gli analisti si dichiaravano «moderatamente costruttivi» sul mercato azionario del nostro Paese grazie a una relativa stabilitá politica, alle politiche fiscali e alle possibili mosse della Bce. Ad ogni modo, per Citigroup «a fronte di «venti favorevoli» che hanno fatto «emergere» il nostro Paese «da due decenni perduti, ora le vele si sono allentate, rendendo il percorso per le riforme piú complesso. L’Italia ha visto una tiepida crescita di cui hanno beneficiato veramente solo poche regioni e dopo due anni il presidente del Consiglio Renzi sta affrontando le resistenze degli interessi costituiti e sta fronteggiando crescenti critiche verso l’Europa tra gli elettori», faceva notare lo studio di marzo. Nel delineare rischi e opportunità, però, gli esperti avevano anche avvertito gli investitori che Renzi sarebbe potuto finire «sul filo del rasoio» fino al referendum d’autunno sottolineando i rischi di «chiedere agli italiani di votare in favore di riforme che a malapena capiscono». Ma da allora la situazione per Renzi sembra essersi ulteriormente deteriorata. E questa volta non sono i soliti grufi italiani a dirlo.

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Quando “halal” fa rima con alta finanza…

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halal

Segnalazione Corrispondenza Romana

Sono due tra i brand più diffusi, più conosciuti e più acquistati del business halal in Europa – il cui fatturato in Francia è stimato attorno ai 6 miliardi di euro –. E tutti e due, guarda caso, fanno riferimento direttamente al potere finanziario della famiglia Rothschild.

Il primo è Isla Délice, fondato da Jean-Daniel Hertzog, che ne è anche il proprietario tramite il suo gruppo Zaphir: esso rappresenta il primo marchio francese del settore, oltre tutto anche oggi in forte crescita. La scorsa estate il 49% delle azioni è stato ceduto all’Idi, società d’investimento la cui presidenza del Consiglio di Vigilanza è stata affidata dal gennaio 2010 a Luce Gendry, membro anche del consiglio d’amministrazione di Sfr e dal 1993 ad oggi pagata come manager dalla banca Rothschild. Guida anche il consiglio d’amministrazione diCavamont Holding Ltd, holding di un’altra illustre famiglia britannica, quella dei Goldsmith. Non solo: il presidente dell’Idi, Christian Langlois-Meurrine, oltre 40 anni di esperienza nel campo degli investimenti, è partner di lunga data della banca Rothschild e del suo fondatore, David de Rothschild.

L’altro brand di successo è Wassila, lanciato dal Gruppo Casino. Questo Gruppo è diretto da Jean-Charles Naouri, che esercita parallelamente anche l’attività di socio gerente commendatario della banca Rothschild dal 1987.

Il fatto che il mercato halal abbia patrocinii tanto illustri e riesca  a “scomodare” il gotha della finanza dimostra come il fenomeno sia tutt’altro che spontaneistico o dovuto a scrupoli religiosi: v’è dietro in realtà un preciso business, pronto a premere l’acceleratore sulle vendite. E con certi sponsor alle spalle è facile intuire come l’obiettivo sia quello di conquistare fette sempre più importanti di mercato. Non si sa se halal anch’esso o meno… (M. F.)

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G7, il vertice dell’ipocrisia occidentale

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di Thierry Meyssan – 01/06/2016

G7, il vertice dell'ipocrisia occidentale

Fonte: Megachip

Le riunioni del G7, che in origine erano semplici conversazioni senza schemi tra leader occidentali, hanno aspirato a trasformarsi in un governo mondiale, prima di affondare e di diventare un training di comunicazione. Il vertice di Ise-Shima ha passato in rassegna i principali problemi del mondo definendo – per ciascuno di essi – gli elementi del linguaggio da utilizzare.

Nell’immagine di apertura: La prima riunione del G5 a Rambouillet (1975).

DAMASCO (Siria) – Il G7 si è appena riunito a Ise-Shima (Giappone). Ma mentre eravamo sommersi dai vertici precedenti, questo ha ricevuto a malapena copertura dalla stampa internazionale. Il fatto è che questo incontro ha cambiato obiettivo.

Nel contesto del primo shock petrolifero, nel 1974, cinque ministri delle finanze (Germania federale, Francia, Giappone, Regno Unito, USA) si riunirono senza alcun ordine del giorno nella biblioteca della Casa Bianca, solo per scambiare i propri punti di vista. Era il «Library Group».

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