AltraInformazione: Sarebbero gli USA a finanziare il traffico di africani dalla Libia verso l’Italia

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LIBIA

Segnalazione di Cristian Rossettini

di Maurizio Blondet

Sarebbero gli Stati Uniti a finanziare il traffico di migranti africani dalla Libia verso l’Italia.
Lo afferma l’austriaco InfoDirekt, che dice di averlo appreso da un rapporto interno dello ’Österreichischen Abwehramts (i servizi d’intelligence militari di Vienna): ed InfoDirekt è un periodico notoriamente vicino alle forze armate.
Il titolo dice: “Un Insider: gli Stati Uniti pagano i trafficanti (di immigrati) in Europa”. Il testo non dice molto di più. Dice che i servizi austriaci valutano il costo per ogni persona che arriva in Europa molto più dei 3 mila dollari o euro di cui parlano i media.
“I responsabili della tratta chiedono cifre esorbitanti per portare i profughi in Europa” Si va dai 7 ai 14 mila euro, secondo le aree di partenza e le diverse organizzzioni di trafficanti; e i fuggiaschi sono per lo più troppo poveri per poter pagare simili cifre. La polizia austriaca che tratta i richiedenti asilo sa questi dati da tempo; ma nessuno è disposto a parlare e fare dichirazioni su questo tema, nemmeno sotto anonimato.

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Frenesia USA: quanti vogliono l’Armageddon?

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Risultati immagini per ArmageddonSegnalazione di Federico Prati

di Maurizio Blondet

L’accordo raggiunto dalla Casa Bianca con l’Iran sulla rinuncia iraniana alla bomba nucleare? “Dobbiamo sentirci privilegiati, perché questo prova che sono iniziati i Tempi Ultimi”: lo ha detto Michele Bachmann, una ex deputata del Minnesota e figura di spicco del Tea Party, intervistata dalla radio evangelica nel programma “Understanding the Times” (Capire i Tempi). La signora Bachmann ha spiegato che Obama ha adempiuto la profezia di Zaccaria (12.3): “Quel giorno, quando tutte le genti saranno adunate contro Gerusalemme, io farò di essa una pietra inamovibile. Tutti coloro che proveranno a sollevarla si faranno male”.

“I profeti hanno desiderato di vedere questi giorni; io e voi abbiamo il privilegio di viverli”. Molto presto, ha aggiunto  la signora,  “le armate celesti” di Dio metteranno fine a questo mondo. Non agli Stati Uniti però: l’eroico sforzo dei repubblicani al Congresso per far fallire l’accordo con l’Iran ha ottenuto di risparmiare l’America dall’ira di Dio. Il conduttore della trasmissione, Jan Markell, ha assentito: “Fare cose come queste contro la terra dell’Alleanza di Dio ha conseguenze, orribili conseguenze. Aggiungiamoci altre cose, come la decisione della Corte suprema di giugno e una quantità di altre cose…non è solo che il Giudizio viene, il Giudizio è già qui”. Continua a leggere

Si delinea la nuova guerra mondiale Usa

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safe zone siriadi Maurizio Blondet

Gli eventi sembrano precipitare. L’aggressione si svolge sui vari fronti aperti dall’Impero del Caos. Vediamoli

Fronte della Siria

Come si sa, Barak Obama ha autorizzato una forte escalation dei bombardamenti in Siria. La scusa è difendere le formazioni di ribelli addestrate dal Pentagono contro DAESH, e di fatto debellate dai terroristi cattivi. Il numero dei ribelli “buoni” (una sessantina) da difendere con bombardamenti aerei rende trasparente come la scusa sia risibile. Il punto è che gli Usa vogliono abbattere il regime di Assad, come erano pronti a fare nel 2013 e sono stati impediti di fare.

Nei giorni seguenti, qualche fonte ventilava un piano occidentale che sembrava poco credibile: mettere “scarponi sul terreno”, per creare zone “liberate” interne alla Siria, dove i terroristi moderati possano instaurare il loro regime al riparo sia da DAESH, sia dall’aviazione siriana. Soprattutto da questa. Poiché le forze armate Usa ed occidentali hanno sempre evitato di impegnare truppe di terra loro proprie in simili teatri (o piuttosto pantani), la cosa pareva fantasiosa.

SAS mascherati da jihadisti operano in Siria

Questa notizia assume tutta la sua gravità se collegata ad un’altra, apparsa il 2 agosto sul britannico Sunday Express: “La SAS si traveste da combattenti dello Stato Islamico nella guerra segreta contro i jihadisti”.

Il giornale ci racconta che “più di 120 membri del reggimento di elite si trovano attualmente nel paese sconvolto dalla guerra, segretamente travestiti in nero e sventolando le bandiere dello Stato Islamico”.

http://www.express.co.uk/news/uk/595439/SAS-ISIS-fighter-Jihadis

Non ci vuol molto a capire che questi commando non servono a “combattere il califfato”, ma sono i puntatori, quelli che sul terreno hanno il compito di “illuminare” i bersagli da colpire, che poi gli aerei (in parte, droni in partenza dalla base turco-americana di Incirlik) colpiscono con bombe a guida laser. Sono stati mandati ad aiutare i jihadisti a rovesciare Assad. Il Sunday Express precisa che questi SAS mascherati da DAESH sono “sostenuti da oltre 250 specialisti che forniscono il sostegno delle comunicazioni”. Ciò che chiarisce in modo definitivo le funzioni dei finti-veri britannici islamisti. Per di più, il giornale inglese cita “l’ex capo dell’esercito britannico lord Richard” il quale dice: “i carri armati entreranno in azione” in Siria, perchè “lo Stato Islamico non sarà vinto senza uno sforzo concertato sul terreno”. Continua a leggere

Un’ Europa suddita rinnova le sanzioni contro la Russia

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Segnalazione di Redazione Il Faro sul Mondo

di Redazione

Mercoledì il Comitato dei rappresentanti permanenti dell’Unione (Coreper) ha preso la decisione di estendere le sanzioni contro la Russia fino alla fine del gennaio 2016; il provvedimento sarà formalizzato lunedì 22 al Consiglio degli Esteri di Lussemburgo, dove sarà posto al punto “A” della riunione e come tale approvato senza discussione.

La decisione era già stata scritta allo scorso G7 tenuto a Garmisch, quando i cosiddetti “grandi” s’erano affrettati ad uniformarsi al volere del padrone d’oltre Atlantico, zittendo senza alcuna discussione le flebili voci che si cominciavano a levare in Francia, Italia e dal mondo imprenditoriale tedesco contro sanzioni suicide, che stanno massacrando l’economia europea.

Washington continua indisturbata nella sua guerra contro Mosca, addossandone i costi ad un’Europa sempre più debole e succube, mentre la Russia sta trovando alternative guardando a Oriente e rinforzando la sua partnership con la Cina.

Per gli europei resta il declino determinato dalla propria sudditanza.

Fonte: http://www.ilfarosulmondo.it/uneuropa-suddita-rinnova-le-sanzioni-contro-la-russia/

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Gigantesco progetto di espansione ebraica vicino ad al-Aqsa

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Risultati immagini per Gigantesco progetto di espansione ebraica vicino ad al-AqsaSegnalazione di Federico Prati

Gerusalemme-Quds Press. Un rapporto palestinese ha messo in guardia da un gigantesco progetto di espansione ebraica che impegna le autorità di occupazione israeliana nella zona della Moschea di al-Aqsa, un progetto denominato “Tempio biblico” (Centro Kadim).

In un comunicato stampa pubblicato in data 27 maggio, il Centro Informazioni “Gerusalemme nostra” ha spiegato che il nuovo governo Netanyahu ha in programma di adottare questo progetto. Alcune notizie riportano, infatti, come l’occupazione sia impegnata nella preparazione, per il 2017, dei festeggiamenti per il “Giubileo d’oro”, il cinquantesimo anniversario dell’occupazione della parte orientale di Gerusalemme.

Secondo le mappe allegate al rapporto, l’edificio che l’occupazione intende costruire all’ingresso del quartiere Wadi Halwa, 20 metri a sud delle mura storiche meridionali dell’antica Gerusalemme, prevede la costruzione di sette piani, cinque dei quali al di sopra del livello del suolo e due sotto, su un’area di sei ettari, per un’estensione complessiva di circa 17 mila metri quadrati.

La costruzione comprenderà un piano archeologico che mostri la presenza dei beni archeologici conservati dall’occupazione durante le operazioni di scavo, durate molti anni. L’occupazione afferma, infatti, che rimangono ancora vestigia del primo e del secondo presunto Tempio, vestigia di epoca romana e bizantina, in contrasto con la verità dei fatti, che indica come molti reperti archeologici di quest’area risalgano all’epoca araba, in particolare Gebusea, e a epoche islamiche successive, dal periodo omayyade a quello ottomano, e siamo stati distrutti durante gli scavi. Tra i monumenti distrutti, l’antico cimitero di epoca abbaside. Continua a leggere

Dubbio a Sion: e se la Cina scende a fianco di Assad?

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di Maurizio Blondet

Il dubbio, anzi, è ancora più inquietante per Israele: “Stiamo assistendo alla nascita di un blocco militare eurasiatico per battere l’Armata di Conquista in Siria?”.   Tale è il titolo che fregia un’analisi di Christina Lin, metà taiwanese metà neocon, ricercatrice alla John Hopkins per le relazioni transatlantiche,   apparso sul Times of Israel, versione online.   La Lin è una studiosa già nota, autrice di un saggio su La Nuova via della Seta: la strategia della Cina nel Medio Oriente. Che la indica come una osservatrice, per conto dei sionisti, della politica cinese nel Mediterraneo. L’apparizione di navi da guerra di Pechino insieme a quelle russe davanti alle coste della Siria – un evento senza precedenti nella storia – deve aver fatto suonare parecchi campanelli d’allarme.

http://blogs.timesofisrael.com/is-a-eurasian-military-bloc-arising-to-combat-the-army-of-conquest-in-syria/

Già in un precedente saggio, il 15 maggio, la Lin aveva illustrato l’interesse diretto che Pechino ha a difendere il regime di Assad contro i jihadisti e wahabiti pagati dai sauditi e addestrati da turchi e americani, che lei chiama con affetto “l’Armata di Conquista” della Siria.

Per i cinesi la Turchia è un vecchio nemico: ne ebbe contro le feroci truppe durante la guerra di Corea, che i turchi combatterono per conto degli americani (1950-53) .

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Oggi, in quanto istigatrice e massima complice dell’aggressione takfira contro il regime di Assad, e che non nasconde le sue ambizioni espansioniste neo-ottomane, è un nemico pericoloso per un motivo ben fondato: può istigare una simile rivolta, e peggio, fra gli Uiguri, che abitano lo Xinjang, parlano turco e sono una minoranza musulmana (per modo di dire: di 150 milioni) che Pechino tiene sotto il tallone. Attraverso il “partito islamico del Turkestan” che è clandestino, ma che Ankara controlla. “Nel 1995 Erdogan, allora sindaco di Istanbul, ha dedicato una parte del parco della Moschea Blu a Isa Yusuf Alptekin, storico capo del movimento indipendentista dei musulmani in Cina. Poi, dopo la morte di Alpetkin in esilio in Turchia, sempre Erdogan, ha eretto un memoriale ai Sehitlerinin del Turkestan orientale, ossia ai martiri caduti nella “lotta per l’indipendenza”. Nel 2009, Erdogan ha chiamato “genocidio” la repressione della rivolta in Xinjang.

Adesso Pechino ha ragione di temere che – caduto Assad – torme di combattenti wahabiti si liberino, pronte per la nuova missione: una primavera araba nel cortile di casa. Tanto èiù che combattenti uighuri sono già operativi in Siria a farsi le ossa come guerriglieri: il 25 aprile scorso, la forza che ha sconfitto il piccolo esercito di Assad a Jisr al-Shughur era composta da affiliati di Al Nusra, da gente del Partito Islamico del Turkestan,   oltre che del gruppo uzbeko Imam Bujhari Jamaat. Continua a leggere

Analista capo dell’intelligence russa esce allo scoperto

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Risultati immagini per Analista capo dell’intelligence russa esce allo scopertoSegnalazione di Federico Prati

di Alexander Mercouris

L’anno scorso è stato l’anno in cui i capi dello spionaggio russo sono usciti dall’ombra. A novembre pubblicammo estratti di un’intervista concessa da Nikolai Patrushev, capo supremo dell’intero apparto di intelligence.

(Vedi http: russia-insider.com en military politics ukraine opinion )

Qualche settimana fa il colonnello generale Igor Sergun, capo del Direttorato Principale d’Intelligence Militare (GRU) dello Stato Maggiore delle forze armate russe ha dato una breve intervista nella quale ha pubblicamente collegato gli USA al terrorismo jihadista. (Vedi:  thesaker.is.the head of the GRU. accuses).

Ora è la volta del tenente generale Leonid Reshetnikov, direttore dell’Istituto Russo di Ricerca Strategica, il principale centro del governo russo per l’analisi della politica estera.
Che la Russia possegga un centro che si occupa di analisi di politica estera per il governo, e che questo sia connesso alla principale agenzia di intelligence per l’estero del paese, la SVR, non sorprenderà nessuno. Sia gli USA che la Gran Bretagna possiedono centri analoghi; negli USA è la Rand Corporation, in Gran Bretagna il Royal Institute of International Affairs (detto “Chatham House”). L’istituto russo sembra svolgere funzioni analoghe. Tuttavia, fino a tempi recenti la sua esistenza era stata mantenuta segreta. Di conseguenza ne sappiamo molto poco, sebbene pare che esso sia stato istituito nel 1992 e impieghi 200 analisti. Continua a leggere

USA = guerra permanente

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Segnalazione M.D.

Giorno della Memoria: Pregare per la pace mentre si guida una guerra globale. Come definite gli Usa?

“Ma è possibile pregare onestamente per la pace mentre il nostro paese, gli Stati Uniti, sono di gran lunga il numero uno al mondo nel dichiarare guerra, per la presenza militare, per spese militari e vendita di armi in tutto il mondo?”

Il Giorno della Memoria, in base a una legge federale, è un giorno di preghiera per la pace permanente, scive sull’edizione americana dell’Huffington Post Bill Quigley, professore di Legge all’Università Loyola di New Orleans . “Ma è possibile pregare onestamente per la pace mentre il nostro paese, gli Stati Uniti, sono di gran lunga il numero uno al mondo nel dichiarare guerra, per la presenza militare, per  spese militari e  vendita di armi in tutto il mondo?”
Guerra permanente
Iran (1980, 1987-1988), Libia (1981, 1986, 1989, 2011), Libano (1983), Kuwait (1991), Iraq (1991-2011, 2014-oggi), Somalia (1992-1993, 2007-oggi), Bosnia (1995), Saudi Arabia (1991, 1996), Afghanistan (1998, 2001- oggi), Sudan (1998), Kosovo (1999), Yemen (2000, 2002-oggi), Pakistan (2004-oggi) e ora la  Syria. In questo  emisfero, le forze armate statunitensi  hanno invaso  Grenada (1983) e Panama (1989) e hanno fatto sbarcare  20,000  soldati  ad  Haiti (1994).
La macchina da Guerra globale degli Stati Uniti
Gli Stati Uniti hanno 1,3 milioni di persone nelle forze armate e un altro milione  è di servizio nelle riserve militari. Gli Stati Uniti hanno oltre 700 basi militari in 63 paesi in tutto il mondo e vi impiegano oltre 255.000  dipendenti  militari. Il Dipartimento della Difesa  gestisce ufficialmente  555.000 edifici situati sulle 4.400 proprietà negli Stati Uniti e oltre 700 proprietà in tutto il mondo. Gli Stati Uniti hanno oltre 1.550 testate nucleari strategiche; oltre 13.000 velivoli militari; tantissimi sottomarini, molti dei quali trasportano armi nucleari: e 88 cacciatorpediniere.
Danni globali
Quasi 7.000 militari statunitensi sono morti come conseguenza delle guerre intraprese dagli Stati Uniti fin dal 2011. Fatto ugualmente importante, in Iraq oltre 216.000 combattenti, la maggior parte di loro, civili, sono morti fin dall’invasione del 2003. Nessuno ha neanche contato le morti dei civili in Afghanistan per i primi cinque anni della nostra guerra in quel paese. I nostri attacchi con i droni hanno ucciso centinaia di bambini e civili adulti in Pakistan e molti di più in Yemen.
Leader mondiale per le spese militari
Le spese militari degli Stati Uniti sono circa uguali al totale delle spese militari delle otto più grandi nazioni messe insieme, cioè, più di Cina, Russia, Arabia Saudita, Francia, Regno Unito, India and Germania messe insieme.
Fin dal’11 settembre le spese degli Stati Uniti per le forze armate sono ammontano ben  oltre 3 trilioni di dollari. I costi dei combattimenti diretti e della ricostruzione per le guerre in Afghanistan e in Iraq fin dall’11 settembre, sono costate ufficialmente ai contribuenti statunitensi, 1,6 trilioni di dollari, secondo il Servizio di Ricerca del Congresso. Altri miliardi  sono stati spesi per aumentare il bilancio del Pentagono, e per gli aumentati attuali e futuri benefici per la salute e la disabilità per i reduci.
Le forze armate statunitensi si prendono il 55% delle nostre spese nazionali discrezionali e le spese per i benefici per i reduci sono un altro 6%. Fin dall’11 settembre le spese militari sono aumentate del 50%, mentre altre spese discrezionali interne sono aumentate del 13%, secondo il Progetto Nazionale per le Priorità.
Grosse aziende che traggono profitti dalle guerre 
Con questi trilioni di dollari spesi per le guerre, ci sono anche legioni di grosse aziende che ne traggono profitto.
L’azienda che è al primo posto tra quelle che profittano delle guerre è laLockeed Martin, secondo il giornale USA Today, con vendite di armi annuali di 36 miliardi di dollari. Non c’è da meravigliarsi che la Lockheed Martin spenda oltre 14 milioni di dollari all’anno per fare pressioni sulle persone che prendono decisioni  suquanto denaro sarà speso per le armi e su quali armi saranno acquistate. Il loro amministratore delegato è pagato oltre 15 milioni di dollari, in base al loro rapporto sugli azionisti  del 2015; nel loro consiglio di amministrazione c’è James Ellis, un ex ammiraglio e comandante in capo del Comando aereo strategico degli Stati Uniti, che viene pagato oltre 277.000 dollari per suo lavoro part-time, e James Loy, ex Vice Segretario per la Difesa Nazionale che prende oltre 260.000 dollari per il suo lavoro part-time. La Lockheed riceve fondamentali contratti governativi che, in base a un calcolo ammontano a oltre 260 dollari che ogni famiglia paga per le tasse negli Stati Uniti. Hanno tali diritti, che un’indagine speciale condotta nel 2014 dal Dipartimento statunitense per l’Energia, ha scoperto che la Lockheed ha usato i fondi dei contribuenti per fare pressione per avere altri fondi di quel tipo.
Il numero due dei profittatori della guerra è la Boeing, con vendite annuali di armi di 31 miliardi. La Boeing spende oltre 16 milioni di dollari all’anno per fare pressioni a proprio favore. Il resto delle prime 10 grosse aziende che traggono profitto dalla guerra, comprendono i sistemi BAE, la General Dynamics, la Raytheon, l’EADS, Finmeccanica, la L-3 Communications e la United Technologies. Si possono far risalire i loro contributi a membri del Congresso.
Mentre la maggior parte del denaro ottenuto con il lobbismo è andato ai Repubblicani, tutti i mercanti di armi assumono i lobbisti che possono influenzare i  Democratici e i Repubblicani.
E questi profittatori della guerra non vendono armi soltanto al governo degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno venduto più di 26 milioni di dollari di armi a nazioni straniere e sono stati il numero uno per lungo tempo, sebbene di recente quel titolo abbia fatto avanti e indietro con la Russia.
Che cosa fare
Il 4 aprile 1967, nel suo famoso discorso nella chiesa di Riverside, Martin Luther King Jr. ha detto che il governo degli Stati Uniti è stato il principale responsabile della violenza nel mondo. Come reazione a questo, chiedevauna vera rivoluzione di valori. Questa rivoluzione ci invita a mettere in dubbio la correttezza e la giustizia di molte nostre politiche passate e presenti, compresa la guerra e il contrasto tra ricchezza e povertà nel nostro paese e in tutto il mondo.
Quando ha lasciato l’incarico, l’ex presidente e generale Dwight Eisenhower, ha avvertito i cittadini del crescente complesso militare-industriale. Ha visto l’influenza della macchina di guerra e ha esortato tutti i cittadini di stare all’erta e di costringere “l’enorme complesso industriale-militare” a rispondere alla democrazia e al desiderio di pace delle persone.
Che cosa dobbiamo fare? Per prima cosa dobbiamo apprendere i fatti e affrontare la verità che gli Stati Uniti sono i maggiori autori di guerra nel mondo. Secondo, dobbiamo impegnarci e organizzare gli altri per una vera rivoluzione di valori e affrontare le grosse aziende e i politici che continuano a spingere la nostra nazione in guerra e a gonfiare il bilancio militare con l’aria calda della perpetua  creazione della paura. Terzo, dobbiamo ammettere che il nostro paese ha fatto cose sbagliate e che dobbiamo fare ammenda della violenza che gli Stati Uniti hanno portato in tutti  i paesi di tutto il mondo. Quarto, dobbiamo ritirare le nostre forze armate da tutti gli altri paesi, ridurre  enormemente le nostre forze armate, e impegnarci  realmente a difendere il nostro paese. Quinto, dobbiamo lavorare per soluzioni pacifiche e giuste del conflitto, qui in patria e in tutto il mondo. Soltanto quando lavoriamo in vista del giorno in cui gli Stati Uniti non saranno più il paese leader mondiale delle guerre, avremo il diritto di pregare per la pace nel Giorno della Memoria.

Traduzione a cura di Maria Chiara Starace per Z Net Italy

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DOSSIER: L’uccisione di Osama Bin Laden

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Segnalazione di www.nocensura.com

di SEYMOUR M. HERSH
lrb.co.uk

Sono passati quattro anni da quando un gruppo di Navy Seals statunitensi uccise Osama bin Laden in un raid notturno in un edificio di Abbottabad, in Pakistan. L’uccisione fu il momento più importante del primo mandato di Obama e un fattore importante per la sua rielezione. La Casa Bianca oggi continua a sostenere che la missione fu una questione tutta americana e che gli alti generali dell’esercito pachistano e l’agenzia Inter-Services Intelligence (ISI), non furono informati in anticipo del raid. Questo è falso, come lo sono molti altri elementi dell’amministrazione Obama. La storia della Casa Bianca potrebbe essere stata scritta da Lewis Carroll: bin Laden, obiettivo di una massiccia caccia all’uomo internazionale, davvero aveva deciso che una località turistica a 40 miglia da Islamabad sarebbe stata il posto più sicuro dove vivere e da cui coordinare le operazioni di al-Qaeda? Si nascondeva in campagna, ha detto l’America.

La bugia più eclatante è stata che due tra i più importanti leader militari pachistani – il Generale Ashfaq Parvez Kayani, capo del personale dell’esercito, e il generale Ahmed Shuja Pasha, direttore generale dell’ISI – non sono mai stati informati della missione statunitense. Questa rimane la posizione della Casa Bianca, nonostante una serie di rapporti che hanno sollevato diversi dubbi, tra cui uno di Carlotta Gall nel New York Times Magazine del 19 marzo del 2014. Gall, che è stata per dodici anni corrispondente del Times in Afghanistan, scrisse che le era stato detto da un ‘funzionario pachistano’ che Pasha era già a conoscenza del raid prima che bin Laden andasse ad Abbottabad. La cosa fu negata dai funzionari USA e pachistani, e si andò avanti. Nel suo libro Pakistan: Prima e dopo Osama (2012), Imtiaz Gul, direttore esecutivo del Centro per le ricerche e gli studi sulla sicurezza, un think tank di Islamabad, scrisse che aveva parlato con quattro agenti dei servizi segreti sotto copertura che – confermando un’opinione piuttosto condivisa – sostenevano che l’esercito pachistano era già a conoscenza dell’operazione. La questione fu nuovamente sollevata nel mese di febbraio, quando un generale in pensione, Asad Durrani, che era a capo dell’ISI nei primi anni ’90, disse a un intervistatore di al-Jazeera che era ‘molto probabile‘ che gli alti ufficiali dell’ ISI non sapessero dove era nascosto bin Laden, ‘ma era ancora più probabile invece che lo sapessero’. E l’idea è che, al momento opportuno, la sua posizione sarebbe stata rivelata. E il momento giusto sarebbe stato quando fosse stato possibile avere un’adeguata contropartita – se hai per le mani uno come Osama bin Laden, non lo consegni così su due piedi agli Stati Uniti.
Questa primavera ho contattato Durrani e l’ho informato in dettaglio di quello che avevo saputo sul raid di bin Laden da fonti statunitensi: che bin Laden era stato prigioniero dell’ ISI nel complesso di Abbottabad fin dal 2006; che Kayani e Pasha sapevano in anticipo del raid e avevano fatto in modo che i due elicotteri che trasportavano i Seals ad Abbottabad potessero attraversare lo spazio aereo pachistano senza far scattare alcun allarme; che la CIA non era a conoscenza di dove fosse bin Laden spiando i suoi corrieri, come ha dichiarato la Casa Bianca nel maggio 2011, ma lo seppe da un ex alto funzionario dell’intelligence pachistana che tradì il segreto in cambio di una ricompensa di una grossa parte dei 25 milioni dollari offerti dagli Stati Uniti, e che, mentre fu Obama a ordinare l’attacco e i Seals ad effettuarlo, molti altri dettagli della vicenda sono risultati falsi.Quando verrà alla luce questa nuova versione dei fatti – quando accadrà – la gente in Pakistan ve ne sarà tremendamente grata,‘ mi ha detto Durrani.  Continua a leggere

La Germania continua ad armare Israele

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Segnalazione di Redazione Il Faro sul Mondo

Il ministero della Difesa israeliano ha annunciato un accordo con la Thyssen Krupp del valore di 430 Ml di euro per la fornitura di 4 corvette leggere; l’acquisto sarà sovvenzionato per 115 ml dal Governo tedesco; la consegna è prevista entro i prossimi cinque anni.

Dan Harel, un alto funzionario israeliano, ha affermato che le navi miglioreranno sensibilmente la capacità della Marina di Israele, impegnata nel blocco di Gaza e nel controllo abusivo di una vasta area del Mediterraneo, nei cui fondali sono presenti notevoli giacimenti di gas, sfruttati illegalmente da Tel Aviv.

Berlino non è nuova a questi aiuti: dei 5 sommergibili classe Dolphin in servizio nella Marina israeliana, costruiti anch’essi dalla Thyssen Krupp e modificati per ospitare i missili da crociera Popeye Turbo Slcm con testata nucleare, i primi due sono stati finanziati per intero, il terzo e il quarto per la metà e il quinto per un terzo.

La Germania motiva le sue donazioni a Tel Aviv come espiazione dell’Olocausto nazista, ma non si cura dei crimini perpetrati da Israele con quegli aiuti, soprattutto nei confronti dei palestinesi sistematicamente massacrati e oppressi, avallando di fatto la teoria che esistano vittime di serie A, per cui si debba continuare a pagare in eterno, e vittime di serie B, prive d’importanza.

Fonte: http://www.ilfarosulmondo.it/la-germania-continua-ad-armare-israele/

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