Riflessioni tra amarezza e speranza
del Prof. Franco Damiani
“Chi non ha la fede non può farci niente” (anche Montanelli diceva che era “un dono che a lui non era toccato”), “chi nasce omosessuale non può farci niente”: sono frasi che sento dai miei studenti, e ho un bell’affannarmi a spiegare che non è così, a fare il paragone delle cure che si profondono per il corpo lottando contro le proprie tendenze alimentari, a citare il manuale di Filotea laddove spiega quali sono le pratiche quotidiane necessarie per alimentare la fede (ho notato che nessuno di loro prega: né il mattino né, credo, in alcun altro momento della giornata: sicuramente avranno loro insegnato che sono bigotte pratiche devozionali) . Rimane una resistenza di fondo, probabilmente indotta dal modernismo (pensiamo al Bergoglio dell’intervista con Scalfari: se tutte le religioni e anche l’ateismo sono buoni, perché affannarsi per restare in una fede che equivale alle altre?). Del pari anche: “se uno nasce ebreo non può farci niente” (è vero solo fino all’età della ragione).










