Intelligence, subito i nuovi vertici: salta il capo della Guardia Costiera?

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La rivoluzione ai vertici degli 007 inizierà già da domani, quando il Governo avvierà la procedura ufficiale per il cambio all’Aise e al Dis, il servizio segreto estero e il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza: Alberto Manenti e Alessandro Pansa potrebbero lasciare il loro incarico martedì, anticipando una decisione di Palazzo Chigi che arriverà in settimana. Continua a leggere

Perché il Le Pen svedese sta conquistando il Paese

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Risultati immagini per il Le Pen svedeseBrutta perturbazione in arrivo dalla Scandinavia su Bruxelles, cioè la caduta, dopo oltre un secolo, del partito Socialdemocratico svedese. Che vorrebbe dire un colpo da ko alla già precaria stabilità politica dell’Unione, soprattutto perché la prevista disfatta del «partito-Stato» dato al massimo al 25 per cento (solo negli anni Novanta viaggiava su percentuali intorno al 45) potrebbe essere accompagnata dal balzo della destra sovranista, dal 4 per cento del 2010 al 20 per cento nelle prossime elezioni generali del 9 settembre. Bruxelles guarda a Nord con terrore perché, anche se la Svezia ha gli stessi abitanti dell’Ungheria di Viktor Orban, il suo peso politico e simbolico è di ben altro genere. Cosa accadrebbe se si aprisse una falla anche in Scandinavia, addirittura nel Paese più progressista, bastione del multiculturalismo e dei valori universali dell’accoglienza? Infatti il governo, nonostante gli ottimi risultati sul fronte economico, con una disoccupazione praticamente inesistente, paga per non aver rinunciato, nemmeno in tempo di antiglobalismo dilagante, alla tradizionale solidarietà terzomondista del partito che fu di Olof Palme («siamo una superpotenza umanitaria», diceva solo tre anni fa il premier Stefan Lofven), accogliendo, in un Paese di soli 9.5 milioni di abitanti, più profughi di tutti gli altri membri dell’Unione europea, 600mila dal 2014, 163mila richiedenti asilo solo nel 2015. Continua a leggere

ROMA NEWS: Torino, i mafiosi nigeriani? Gli ultimi boss arrivano da Lampedusa

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Sono i Maphite, che si uniscono ai Black Axe, Bucaneer e Sea Dogs: «I gruppi si scontrano e si picchiano, hanno i loro club e bar. Le persone accoltellate non denunciano, perché hanno paura o non sono in regola con i documenti»

L’uomo impaurito siede in silenzio davanti agli agenti della squadra anti-tratta della polizia locale di Torino. Vuole restare anonimo, perché teme per la sua vita e per quella dei suoi familiari. Ma quando comincia a parlare, il suo racconto si trasforma in un fiume in piena. «In città è tutto come prima, non è cambiato nulla», sono le sue prime parole. «Sono tornati gli Eiye e ci sono ancora i Black Axe. Con loro anche i Bucaneer, i Maphite e i Vikings. E poi i Sea Dogs e i Man Fight.
I gruppi si scontrano e si picchiano, hanno i loro club e i loro bar. Le persone accoltellate non denunciano, perché hanno paura o non sono in regola con i documenti». Gli ultimi arrivati sono i Maphite. «Sono sbarcati a Lampedusa e la gente ha paura di loro, perché sono più pericolosi di chi li ha preceduti. Possono accoltellare e uccidere. Non hanno nessun rispetto per la vita, hanno già sofferto troppo attraversando prima il deserto e poi il mare per arrivare in Italia».
Metodo mafioso
La denuncia dell’uomo che ha paura è ora agli atti dell’inchiesta che ha vivisezionato la criminalità nigeriana all’ombra della Mole e dimostrato che è mafia. «Mafia straniera». Una «struttura associativa» che opera come operano «la mafia siciliana e la ‘ndrangheta calabrese». A parlare di «vincolo associativo» e di «metodo mafioso», di «assoggettamento» e di «omertà» è il giudice Stefano Sala nelle 686 pagine con cui motiva le condanne (fino a dieci anni di carcere) inflitte il 12 gennaio a 21 appartenenti agli Eiye e ai Maphite. Gruppi che il giudice definisce «secret cults», adottando così l’espressione che viene normalmente utilizzata a Lagos e a Benin City. Nell’ambito della comunità nigeriana di Torino — sottolinea il gup — i “secret cults” incutono timore e fanno paura, al punto da provocare l’insorgenza di veri atteggiamenti omertosi». Ma «pur senza avere il controllo di tutti coloro che vivono o lavorano in un determinato territorio», i mafiosi nigeriani «hanno la finalità di assoggettare al proprio potere criminale un numero indeterminato di persone immigrate o fatte immigrare clandestinamente». Ed è proprio sui clandestini che il giudice insiste nella sua sentenza, soprattutto quando scrive che «i moduli operativi delle associazioni criminali nigeriane sono stati trasferiti in Italia in coincidenza con i flussi migratori massivi cui assistiamo in questi anni». «Tra gli immigrati appena sbarcati a Lampedusa — aggiunge Sala — vengono reclutati i corrieri che ingoiano cocaina», «ricompensati con 30 mila euro» nel momento in cui riescono a superare i controlli e portare lo stupefacente a destinazione.
Gli «stipendi»: per il Don 35mila euro ogni 3 mesi
E a proposito di denaro, chi si confida con il pm Stefano Castellani rivela che l’uomo che ricopre la «carica più importante» all’interno della mafia nigeriana viene definito «Don» e riceve uno «stipendio di 35 mila euro ogni tre mesi». Quasi quanto un manager di una municipalizzata italiana. Dopo di lui c’è il «Deputy Don», con 17 mila euro (sempre ogni tre mesi). Poi il «Chief», con 11 mila. Fino a scendere a uno stipendio di «9 mila euro ogni novanta giorni». «Dall’appartenenza ai Maphite ho avuto vantaggi economici — racconta l’informatore —, prendevo 9.500 euro ogni tre mesi e me li versavano sul mio conto corrente bancario. Chi non ha incarichi e propone un “business”, prende una percentuale sui guadagni. Può capitare che un semplice affiliato segnali l’arrivo di una ragazza dalla Nigeria: se i Maphite decidono di intervenire, di sequestrare la prostituta dalla strada e di chiedere infine alla “madame” un riscatto tra i 10 e i 15 mila euro, chi ha proposto l’affare prende 2 mila euro se tutto va a buon fine». Tra le attività illegali gestite dai nigeriani c’è naturalmente il traffico internazionale di droga. Dalla Colombia la cocaina arriva nel cuore dell’Africa: in Benin, in Ghana, in Nigeria. «Da qui poi lo stupefacente deve rientrare in Europa e per farlo vengono usati corrieri reclutati tra persone gravemente malate, che non rimangono in carcere a lungo a causa delle loro condizioni di salute».
Violenza e estorsioni
Il metodo mafioso, poi, prevede violenze e ritorsioni anche nei confronti delle famiglie rimaste in Nigeria: «Un membro dei Maphite è andato a casa di un componente dei Black Axe e ha ucciso la madre, tagliandole il corpo a pezzi. Poi ha portato i resti nella scuola dove il figlio della donna stava seguendo la lezione e li ha buttati lì, scatenando il panico e il terrore. Sono scappati tutti via. Dopo due mesi da questo episodio, i Black Axe sono andati a casa della mamma di un componente dei Maphite e hanno cavato gli occhi ai suoi genitori e poi li hanno decapitati con un’ascia». In un’altra occasione, i Maphite «sono andati in Nigeria a prendere a scuola i figli» dell’uomo che aveva «sgarrato», «li hanno portati a casa e hanno sparato alla loro mamma, uccidendola, e facendoli assistere».
Gli avvocati
Anche gli avvocati hanno paura. Nelle carte viene infatti riportato il caso di un detenuto che ha ricevuto minacce in carcere dopo che ha deciso di «dissociarsi dal sodalizio criminale». A quel punto, sottolinea il giudice, l’uomo «era stato invitato dal suo legale a ripensarci e in caso contrario a reperire un nuovo difensore, essendo assolutamente determinato a rimettere il mandato in simili circostanze». Alla moglie del detenuto era stata poi recapitata una lettera: «L’Italia e la Nigeria sono troppo piccole — c’era scritto — per poter sfuggire alle ritorsioni dei Maphite». «Il fatto è — come spiega un altro ex affiliato — che una volta entrati nel gruppo non si può più uscirne, si può smettere di farne parte solo con la morte». E la morte ti perseguita ovunque, sia in Italia sia all’estero. Nelle motivazioni della sentenza si legge a un certo punto di «una persona che aveva deciso di uscire dall’organizzazione. I Maphite gli hanno reso la vita impossibile, sono andati a casa sua in Italia, gliel’hanno bruciata e gli hanno bruciato l’automobile. Lui è scappato in Finlandia, con tutta la famiglia. I Maphite lo hanno trovato anche in Finlandia, gli hanno rotto i piedi e adesso gira con le stampelle. Infine questa persona è stata costretta a trasferirsi in Canada». Chi non è convinto che si tratti di mafia è uno degli avvocati che hanno rappresentato la difesa, Manuel Perga. Nel suo atto d’appello si legge infatti che «è del tutto carente la prova di una concreta ed evidente manifestazione esterna della forza intimidatrice, di un chiaro legame con la casa madre e di un programma criminoso delineato nei suoi tratti essenziali». Per questi motivi, conclude il legale, «non può dirsi provata la matrice “mafiosa” dell’associazione». Toccherà alla Corte d’Appello decidere se è così.

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La Cina si sta comprando l’Italia (e noi glielo lasciamo fare, perché siamo nei guai)

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Segnalazione Linkiesta

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La Cina si sta comprando l’Italia (e noi glielo lasciamo fare, perché siamo nei guai)

Qualche settimana fa, il vertice Conte-Trump, ora quello tra Tria e Xi Jinping. Con l’obiettivo di cercare sponde potenti, in vista di una possibile tempesta finanziaria. In cambio di qualunque cosa. (di Alberto NegriLEGGI)

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UNITED COLORS

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Il procuratore di Genova: Consulenti pm, bolla aria nel tirante Difetto sorto in fase iniezione cemento (“Hanno iniziato operazioni peritali dei consulenti senza avvisare le parti (indagati non ce ne sono, parti offese le hanno elencate? i parenti delle vittime? Lo Stato?). Qualunque processo nasce già falsato”.)  Terremoto Centro Italia: Comune …

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In Israele: rifugiati africani vittime di razzismo, internamento, deportazione

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In Israele: I rifugiati africani vittime di razzismo, internamento, deportazione

(MB. Immaginate la mia sorpresa: nell’unica demokrazia razzista del MO) 6.8.2018 di Mesloub Khider.    Su:  http://www.les7duquebec.com/7-au-front/en-israel-les-refugies-africains-victimes-de-racisme-dinternement-de-deportation/ Avvertenza: questo testo l’ho scritto prima dell’adozione della Legge fondamentale sullo stato nazione ebraico che definisce il carattere ebraico dello stato sionista. Si tratta della questione della politica xenofoba dello stato sionista contro gli africani. Il parlamento israeliano ha approvato il 19 luglio 2018 una legge …

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Soros si arrende a Orbán La fondazione e la ong abbandonano Budapest

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Il motivo è una legge ad hoc che vuole tassare chi si occupa dei migranti nel Paese magiaro

di Manuela Gatti

«Capirete che non mi metto a piangere», ha commentato Viktor Orbán. Come se ci fossero dubbi a riguardo.

Probabilmente il primo ministro ungherese, rieletto lo scorso 8 aprile per il quarto mandato, avrà festeggiato alla notizia che la fondazione del miliardario e filantropo George Soros chiuderà i suoi uffici di Budapest per trasferirsi a Berlino nel corso dell’estate. Dalla Ong non confermano, ma parlano della necessità di tutelare «la sicurezza dello staff e l’integrità del lavoro». Il presidente Patrick Gaspard sarebbe però già volato di persona nella capitale ungherese per informare i circa 100 dipendenti della decisione.

La battaglia a distanza tra Orbán e Soros va avanti da tempo. Il casus belli che ora ha fatto precipitare la situazione ha un soprannome piuttosto esplicito: «Stop Soros». Si tratta della legge che sarà discussa dal parlamento ungherese la prossima settimana e che il governo si è impegnato a far passare che imporrebbe una tassa del 25% su tutte le donazioni straniere a organizzazioni non governative che supportano i migranti nel Paese. Proprio come la «Open Society Foundations» del filantropo ebreo statunitense di origini ungheresi, la terza organizzazione umanitaria al mondo per patrimonio (18 miliardi di dollari). Una scorciatoia particolarmente comoda per il leader della destra populista e conservatrice di Budapest, che in questo modo riuscirebbe a eliminare una buona parte dell’attività del nemico all’interno dei suoi confini nazionali. Continua a leggere

Corteo contro Salvini e Orban: “Siamo 15mila”. Ma la polizia smentisce i buonisti

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Secondo gli organizzatori oltre 15mila persone in piazza. Ma per la polizia sono cinque volte di meno, non più di 3mila

di Claudio Cartaldo

Quelli in piazza san Babila a manifestare contro l’incontro tra Salvini e Orban si dicono certi di aver raggiunto cifre astronomiche sulla partecipazione al corteo “antirazzista” e anti sovranista.

Come spesso accade differiscono di molto le cifre sulle presenze in piazze diffuse dagli organizzatori e quelle certificate dalla questura. Al presidio “Europa senza Muri” le varie organizzazioni che, tra le altre cose, hanno portato in piazza pure l’odio contro Salvini, dicono di essere arrivati a toccare quota 15mila. Esatto: 15mila. Quanti erano invece secondo la polizia. Cinque volte di meno, non più di 3 mila. Una bella differenza.

Dopo il presidio, la piazza si è svuotata ma un migliaio di persone si è staccato per marciare in corteo lungo corso Venezia. Intonando cori del tipo: “Salvini e Orban assassini”

Fonte: http://m.ilgiornale.it/news/2018/08/28/corteo-contro-salvini-e-orban-siamo-15mila-ma-la-polizia-smentisce-i-b/1569095/ Continua a leggere

Orban: “Salvini è il mio eroe, il mio compagno di destino”

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Il ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini (S) ed il il primo ministro ungherese Viktor Orban © ANSAIl vicepremier e ministro dell’Interno: la sinistra esiste solo per insultarmi, per difendere Ue dei banchieri e immigrazione senza limiti

Con il ministro dell’Interno Matteo Salvini “vorrei fare una conoscenza personale. Lui è il mio eroe”. Lo ha detto il primo ministro ungherese, Viktor Orbàn, uscendo dal ristorante in cui ha pranzato a Milano. “È un mio compagno di destino – ha aggiunto – sono molto curioso di conoscere la sua personalità. Sono un grande estimatore e ho alcune esperienze che forse potrei condividere con lui. Ho questa sensazione”, ha concluso Orbàn.

“Ormai – scrive il vicepremier e ministro dell’Interno – la sinistra esiste solo per insultarmi, per difendere Ue dei banchieri e immigrazione senza limiti. P.S. In Ungheria disoccupazione è sotto il 5%, Flat Tax per le imprese è al 9% e per le persone al 15%, immigrazione è sotto controllo e economia cresce del 4%”. Lo scrive il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in vista del suo incontro nel pomeriggio con il presidente ungherese Viktor Orban.

E’ un “incontro importante” quello di oggi a Milano fra il vicepremier Matteo Salvini e il primo ministro ungherese Viktor Orban. L’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni lo ha scritto su Twitter spiegando che “può essere davvero l’inizio della svolta verso un’Europa che si fa finalmente carico del problema immigrazione”. La conclusione dello storico esponente leghista è un augurio di “buon lavoro”.

CONTINUA SU: http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2018/08/28/migranti-oggi-a-milano-incontro-salvini-orban_e64f1a6e-1aac-48ec-8d8d-f8a3a6431c35.html Continua a leggere

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