Il maricello

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di Marcello Veneziani

Mio padre era un grande costruttore di maricelli. Appena arrivava al mare, si spogliava e cominciava l’opera. Edificava con due pietre piatte più grandi un sedile in riva al mare e con i piedi nell’acqua cominciava la sua impresa edile. Radunava in cerchio i sassi più grandi, ora spostandoli, ora facendoli scivolare fino a capovolgerli, riportando alla luce il loro versante più scuro, un ventre verde intenso abitato da cozze, alghe, granchi e lumache. Poi creava un doppio strato di cinta per la sua piscina naturale. Lavorava sodo. A volte finiva l’opera quando dovevamo rientrare a casa.

Quand’ero piccolo il maricello era fatto apposta per me. Ero felice di entrare in quella conca paterna, guazzavo beato e protetto; ero convinto che il suo stesso nome, maricello, fosse derivato dal mio, o viceversa. Però quando diventai appena più grande e andai in mare aperto, mio padre continuò la sua edilizia marina, con la stessa lena, anche senza un beneficiario visibile.

Ritrovò una motivazione affettiva a costruire piscine provvisorie quando arrivarono i suoi nipoti, e poi i miei figli. Fece maricelli per loro, a volte anche a due piazze, per evitare conflitti interportuali tra i piccoli usufruttuari. E continuò nella sua arte di costruzione marittima anche quando loro erano grandi e lui aveva ormai varcato l’età più grave. Arrivava al mare e si metteva all’opera con solerzia, come se avesse un contratto da rispettare con la capitaneria di porto o chissàchi. O come se fossero degli ex voto per Nettuno, per Afrodite o per qualche ignota divinità marina. Continua a leggere

SULL’ORLO DELLA TOMBA DI INTERNET – ControRassegna Blu #18

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Decine di israeliani festeggiano la morte di un bambino palestinese bruciato vivo

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VIDEO. Decine di israeliani festeggiano la morte di un bambino palestinese bruciato vivo

VIDEO. Decine di israeliani festeggiano la morte di un bambino palestinese bruciato vivo

(L’Antidiplomatico) Decine di israeliani si sono radunati fuori dal tribunale dove era in corso un’udienza sulla morte del piccolo palestinese Ali Saad Daubasha dove hanno ‘festeggiato’ la sua morte. Gli estremisti israeliani si sono riuniti martedì scorso davanti a un tribunale nella città di Al-Lod – nei territori palestinesi occupati – dove si è svolto il processo contro gli autori …

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Clamoroso crollo della fiducia degli italiani per le istituzioni europee

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

Gli italiani aprono gli occhi sulla grande fregatura: la fiducia era al 70% nel 2011, oggi è crollata al 34%
di Antonio Socci

(LETTURA AUTOMATICA)

È passato quasi inosservato il recente sondaggio Ipsos relativo al giudizio degli italiani sull’Unione Europea. Eppure è un tema di scottante attualità e il responso popolare è decisamente imbarazzante per salotti e accademie mainstream, che hanno il monopolio del discorso pubblico.
In sostanza la fiducia degli italiani verso le istituzioni europee è precipitato. Nel 2008 era attorno al 75 per cento e ancora nel 2011 raggiungeva il 70 per cento: oggi è crollato al 34 per cento.
L’Italia era una volta il paese più europeista del continente e oggi è uno dei più euroscettici. Mai la fiducia verso le istituzioni europee era stata così bassa.
Eravamo europeisti perché ci avevano fatto credere che fosse tutto un favoloso sogno verso la felicità cosmopolita, come una gigantesca edizione di “Giochi senza frontiere”, un Erasmus di massa col sottofondo dell'”Inno alla gioia” di Beethoven.
E ci avevano fatto credere che l’Euro fosse “la terra dove scorre latte e miele”. Fiumi di retorica, di false promesse e di illusioni.
Poi il risveglio. Il precipizio che va dal 75 per cento al 34 per cento somiglia al brusco scuotersi da un sogno. È la cocente delusione di chi apre gli occhi su qualcosa (o qualcuno), dopo essersi fortemente illuso. Fotografa lo choc di chi si rende conto di essersi ingannato. E si sente tradito.
È lo stato d’animo di chi credeva di essersi imbarcato per il paradiso terrestre e invece si ritrova in un inferno. Un’utopia che diventa distopia (o anche cacotopia).

COM’È CHE GLI ITALIANI HANNO APERTO GLI OCCHI?
I motivi sono tanti: la scoperta di istituzioni europee perfino peggiori di quelle italiane quanto a ottusità burocratica e costi; l’arroganza con cui viene trattata l’Italia (dovuta anche alla subalternità dei passati governi italiani); la sensazione che ci sia chi la fa da padrona come la Germania, mentre l’Italia subisce le decisioni altrui.
Ma soprattutto, dal 2011, due fenomeni enormi hanno aperto gli occhi agli italiani. Primo: l’invasione migratoria che l’Italia ha dovuto subire, da sola, pagando costi economici e umani altissimi. Con l’Europa che – a parole – ci impartiva lezioni di buonismo e poi chiudeva le frontiere.
Secondo: le conseguenze – devastanti per l’Italia – della crisi economica del 2007-2008 che hanno dissolto tutte le promesse farlocche sull’euro e sull’Unione europea che – a sentire i propagandisti – avrebbero protetto il nostro Paese dalle tempeste.
In questi anni si è scoperto che in Italia – numeri alla mano (ma anche per esperienza empirica) – si sta molto peggio di quanto si stava 25 anni fa, prima dell’Euro (come reddito, condizioni di vita e come ricchezza prodotta).
E tutti sanno che per la prima volta i nostri figli – vittime di una massiccia disoccupazione giovanile e di una precarietà che dissesta il loro futuro – staranno peggio di noi. Per la prima volta nella nostra storia.

DECIDONO GOVERNI STRANIERI
Inoltre ci si è resi conto che non si è più padroni del nostro destino, che si è governati da nomenklature straniere e sconosciute che nessuno di noi ha mai eletto. Che su di noi decidono governi stranieri che a Bruxelles impongono il loro volere.
Quindi si ha la sensazione di essere stati espropriati della nostra sovranità democratica senza che nessuno mai ci abbia chiesto il permesso.
È una sensazione giusta. Corrisponde a quello che è accaduto da Maastricht in poi. Espropriati della sovranità a nostra insaputa. Del resto questa è la vera strategia perseguita dagli architetti dell’Unione Europea.
Fu espressa da Jean Monnet, che è uno dei demiurghi delle istituzioni europee, nel 1952. Egli disse: “Le nazioni europee dovrebbero essere guidate verso un superstato senza che le loro popolazioni si accorgano di quanto sta accadendo. Tale obiettivo potrà essere raggiunto attraverso passi successivi ognuno dei quali nascosto sotto una veste e una finalità meramente economica”.
Sentendo queste parole Charles de Gaulle replicò che Monnet voleva creare delle “mostruosità sovranazionali”.
Ma nel tempo è proprio il disegno tecnocratico di Monnet che ha prevalso. Ed eccoci oggi alla “mostruosità sovranazionale” su cui i popoli d’Europa cominciano ad aprire gli occhi. E a manifestare la loro insofferenza.

Nota di BastaBugie: ecco i link a precedenti articoli sull’Unione Europea

NATALE 2017: PER L’UNIONE EUROPEA IL SALVATORE NON E’ GESU’, BENSI’ ROMANO PRODI
Il baldanzoso professore dichiara che senza l’Unione Europea l’Italia scomparirà dalla faccia della terra (per favore, ditegli che la Gran Bretagna è uscita dalla Ue e non risulta che sia scomparsa, anzi è più vitale che mai)
di Antonio Socci
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4983

LA BREXIT FA CROLLARE IL MITO DI UN’EUROPA MULTICULTURALE SENZA FRONTIERE
Quando interpellato, il popolo boccia sempre l’Unione Europea, come nel 2005 in Francia e in Olanda nei referendum sulla Costituzione Europea che cancellava le (evidenti) radici cristiane
di Roberto de Mattei
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4289

L’ITALIA E’ (IN EUROPA) IL POLLO DA SPENNARE
Ci dissero che l’Unione Europea e la moneta unica erano un club esclusivo con enormi benefici… e abbiamo abboccato
di Antonio Socci
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4778

L’UNIONE EUROPEA COME L’UNIONE SOVIETICA?
Commissario dell’Educazione sovietico scrisse nel 1930: ”Il nostro problema adesso è quello di eliminare la famiglia e liberare la donna dalla cura dei figli”
di Dina Nerozzi
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2806

Titolo originale: La cacotopia europea: ora gli italiani cominciano ad aprire gli occhi sulla grande fregatura che hanno preso
Fonte: Libero, 12/06/2018

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I CASAMONICA – specie protetta

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di Maurizio Blondet

QUEGLI SCROCCONI DEI CASAMONICA – TARTUFO, CAVIALE E CHAMPAGNE A GUBBIO: UN BANCHETTO DI NOZZE GOURMET DA 187MILA EURO MAI PAGATO – AL RECLAMO DEL RISTORATORE, GLI È STATO RISPOSTO: “I CASAMONICA SONO I CASAMONICA” – ORA, OLTRE AL DANNO, LA BEFFA: IL TRIBUNALE DI TIVOLI HA RINVIATO LA PRIMA UDIENZA DEL PROCESSO E SECONDO IL DIFENSORE DELLA VITTIMA SI RISCHIA LA PRESCRIZIONE…
Nessuno ha pagato il conto e il titolare della ” Taverna del lupo” di Gubbio, Rodolfo Mencarelli, si è visto costretto a denunciare. Era quattro anni fa quando veniva raggirato. E ora che la procura ha disposto il giudizio, individuando i due responsabili di quella truffa, Laura e Amabile Casamonica, rischia un’ altra beffa. Chiamata prescrizione del reato. Con tutte le conseguenze del caso, ovvero nessun risarcimento per il danno subito. Continua a leggere

Il problema dell’Africa si chiama Francia

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di Emanuel Pietrobon

Il problema dell’Africa si chiama Francia

Fonte: L’intellettuale dissidente

La Francia è una delle poche (ex) potenze del defunto sistema europeo ad aver preservato e perpetuato dei disegni egemonici su quel che fu il suo impero coloniale, nonostante la perdita di potere relativo, sia in Europa che nel mondo, e l’affermazione di un nuovo ordine internazionale non più eurocentrico. In principio fu Charles de Gaulle a voler impedire l’involuzione della Francia da una grande potenza mondiale ad una potenza regionale in declino ed in posizione periferica nel nuovo ordine post-bellico. A questo scopo, la Francia si dotò dell’arma atomica e tentò di riconquistare gli ex territori imperiali africani attraverso una politica di neocolonialismo economico seguendo l’ambizioso quanto visionario piano per l’Africa francofona elaborato da Jacques Foccart, uno dei più importanti ideologhi e strateghi dell’era gollista. Il piano di rinascita neoimperiale per la Francia di Foccart non puntava soltanto alla riconquista dell’Africa, ma all’espansione su ogni territorio francofono del mondo. In questo contesto si inquadrano il sostegno fornito dallo Sdece, i servizi segreti per l’estero, al movimento separatista quebecchese, e quel controverso “Vive le Québec libre!” gridato da De Gaulle alla folla di Montreal nel 1967. Continua a leggere

Euroitalia: il ricatto di Target2

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di Roberto Pecchioli

Euroitalia: il ricatto di Target2

Fonte: Ereticamente

Ambrose Evans-Pritchard è probabilmente il migliore giornalista economico d’Europa. Dalle colonne del conservatore DailyTelegraph, il suo sguardo spazia sul business internazionale senza paraocchi e, soprattutto, senza farsi megafono degli interessi dei piani alti. Un suo recente intervento dovrebbe far drizzare le orecchie agli osservatori e ai decisori di casa nostra. Sostiene Evans che è in corso una strisciante fuga di capitali dall’Italia. La prova è il nostro passivo nel sistema Target2 della Banca Centrale Europea. In un mese, è aumentato di 39 miliardi sino a 465 miliardi di euro. Una delle cause sarebbe la possibilità che diventi operativa l’emissione (che Evans chiama con sarcasmo sovversiva) dei Minibot, la moneta parallela destinata ai pagamenti della Pubblica Amministrazione, ma utilizzabile in via generale, giacché ogni mezzo di pagamento funziona in via fiduciaria, ovvero se la gente è disponibile ad accettarlo.

La preoccupazione (o la segreta speranza) dei mercati è che i risparmiatori privati italiani, detentori di somme assai rilevanti,si uniscano all’esodo. La prima considerazione è che la fuga di capitali proviene dai grandi investitori, dai fondi e dalle banche d’affari, supportate dalla stessa BCE. Ha dunque un carattere eminentemente politico, esattamente come la manipolazione dello spread, in mano non ai metafisici mercati, ma arma di ricatto della Banca Centrale. Continua a leggere

Orban batte Merkel e Macron: il sogno europeista è già morto

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Risultati immagini per Viktor OrbanSegnalazione Linkiesta

di Francesco Cancellato

Mentre il vertice di Meseberg tra Francia e Germania ha partorito compromessi al ribasso e dietrofront, l’Ungheria ha inserito in Costituzione il divieto di aiutare i migranti. Se questa era la finestra d’opportunità per salvare l’Unione, è già chiusa a doppia mandata

La rappresentazione plastica della crisi senza fine dell’europeismo ce lo regalano due eventi degli ultimi due giorni. All’angolo destro, Viktor Orban, primo ministro ungherese, che inserisce in Costituzione il divieto di accogliere i migranti e la pena di un anno di carcere per chi li aiuta, in quella che i media hanno definito come legge anti-Soros. All’angolo sinistro, in quella che dovrebbe essere l’opposizione culturale a Orban, Angela Merkel ed Emmanuel Macron, che dal castello di Meseberg del loro vertice bilaterale sulla grande riforma dell’eurozona, se ne escono con una dichiarazione congiunta sui rimpatri dei richiedenti asilo nei Paesi di primo sbarco, cioè Italia e Grecia.

Fosse un gioco della Settimana Enigmistica diremmo “trova le differenze”.Se doveva essere una risposta a Budapest, la mossa franco-tedesca è l’assist perfetto a Matteo Salvini per replicare le politiche del suo maestro ungherese. E infatti, come da copione, ha già minacciato – pardon: fatto minacciare dal premier Conte -di disertare il vertice di domenica con Francia, Germania e Spagna e di chiudere le frontiere italiane, se Francia e Germania proveranno a imporre quel che hanno promesso.

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Andrea Bacciga, Bertucco ed Evola: note in margine ad una polemica

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Risultati immagini per Bacciga, Evola, BertuccoRiceviamo e pubblichiamo la “lettera del lettore” giunta stamane, che condividiamo sia nei contenuti che nei toni (N.d.R.)

A lato, il Consigliere Comunale Avv. Andrea Bacciga

dell’Avv. Abbondio Dal Bon

Spettabile Redazione,
intervengo a margine della stucchevole polemica innescata dal consigliere comunale di minoranza, e di sinistra, (a Verona, n.d.r.) Michele Bertucco.
Codesto consigliere, autoinsignitosi del ruolo di poliziotto del pensiero e di censore secondo i ristretti canoni del politicamente corretto, stigmatizza la proposta del consigliere comunale Andrea Bacciga di intitolare una via della nostra città all’artista e filosofo Julius Evola.
Giovi ricordare a questo signore come proprio autorevoli protagonisti del dibattito culturale, da sinistra, e non solo, ieri ed oggi abbiano, pur a diverso titolo, apprezzato la figura di Evola. Tra gli altri, in ordine sparso: Cesare Zavattini, Fellini, Lucio Dalla, Roberto Saviano, Massimo Cacciari, Franco Volpi, Antonio Gnoli e Giuseppe Sinopoli.

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