VERONA E VENETO TERRENI FERTILI PER LA ‘NDRANGHETA E LA MAFIA
di Matteo Castagna
E’ stato un Martedì di passione in ogni senso, per più di qualcuno, il 31 Marzo 2015, dopo la visita a Verona della Commissione bicamerale Antimafia. Durissime le prese di posizione, sia nei confronti della Prefettura, che della Procura che di certa politica veronesi. “Qualsiasi altra amministrazione comunale, nelle condizioni di quella di Verona, avrebbe subito la proposta di scioglimento per infiltrazioni mafiose” – così si è espresso il vice-presidente della commissione Claudio Fava, al termine delle audizioni svolte durante tutta la giornata in terra scaligera. “Ci preoccupa la superficialità con cui molti di questi elementi sono stati sottovalutati da chi aveva il dovere e gli strumenti per intervenire”. “Un vicesindaco condannato a cinque anni per corruzione, un’impresa collegata a famiglie mafiose calabresi presente nei più importanti appalti gestiti dall’amministrazione comunale, decine di inequivocabili reati spia, rapporti investigativi altrettanto inequivocabili dei Ros di Catanzaro: il rischio di un condizionamento dell’attività amministrativa in questi anni è stato grave ed attuale”. Fava ha chiesto di rivalutare la possibilità della nomina di una Commissione di accesso al Comune di Verona e magari anche in altri comuni che hanno visto il verificarsi di fatti inquietanti, di rapporti tra amministrazione ed associazioni criminali. Nel mirino degli inquirenti ci sono situazioni analoghe o legate a reati quali il riciclaggio, l’usura, imprese edili collegabili a personaggi “border-line” o al business dello smaltimento dei rifiuti, considerati vicini alla Camorra o alla ‘Ndrangheta in tutto il Veneto, da Treviso a Belluno.











