SEMPRE ANTICOMUNISTI

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Il cattolico deve seguire la dottrina sociale della Chiesa e rifiutare sia il sistema liberale e laicista sia i sistemi che si rifanno al socialismo e al comunismo. 
Sull’argomento segnaliamo l’enciclica “Divini Redemptoris” di Pio XI e un seminario di studi organizzato dalla rivista “Sodalitium” e dal nostro centro studi “Giuseppe Federici”.
 
Enciclica “Divini Redemptoris” 
 
Seminario di studi: “INTRINSECAMENTE PERVERSO. I cento anni del comunismo in Italia (1921 – 2021). Perché il comunismo e il socialismo sono incompatibili con la dottrina sociale della Chiesa”. Docente: don Francesco Ricossa (Vignola, MO, 9/10/2021, XV giornata per la regalità sociale di Cristo). 
 
Prima lezione: A cent’anni dalla fondazione del Partito Comunista d’Italia. “Il Socialismo come fenomeno storico mondiale”.
 
Seconda lezione: Omicida e menzognero fin dall’inizio. Socialismo e Comunismo nel magistero della Chiesa.
 
Terza lezione: Infiltrazioni social-comuniste nel mondo cattolico. L’ateismo in Gaudium et Spes. 
 

La commemorazione dei fedeli defunti

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Segnalazione del Centro Studi Federici

 
 
La pace dei Santi
concedi oh Signore,
alle anime che aspettano
l’eterna mercè.
Rimetti il dolore
e chiamale a Te!
Requiem aeternam
dona eis Domine,
et lux perpetua
luceat eis.
 

L’inganno dell’occulto passa anche per “Halloween”

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di Giuseppe Brienza

CONFERENZA DELLE EDIZIONI STUDIO DOMENICANO (ESD) DI BOLOGNA SULL’OCCULTISMO E SULLE SFIDE E PERICOLI DI FESTE INQUIETANTI COME “HALLOWEEN

Tornano a Bologna i Colloqui a San Domenico, percorsi di riflessione filosofica e teologica promossi dalle Edizioni Studio Domenicano (ESD). Dopo la riuscita esperienza degli OP Meetings 2022 tenuti questa estate, all’approssimarsi della Solennità di Tutti i Santi, i domenicani hanno chiamato infatti oggi pomeriggio due autorevoli relatori per offrire un momento importante di formazione e informazione sui rischi e sui pericoli dell’occulto in generale, ed anche sulle sfide che provengono da inquietanti ricorrenze come Halloween, “festa” neopagana come sappiamo oggi molto di moda, persino in ambienti cristiani.

Dopo i saluti iniziali aprirà l’incontro l’intervento del padre Marco Salvioli OP, docente di Filosofia e Teologia Sistematica e direttore della rivista teologica Divus Thomas (dedicata al pensiero di san Tommaso d’Aquino), sul tema Bene e male. Il relatore cercherà di far cogliere l’origine e il senso del Bene e del male morale secondo la riflessione filosofica e teologica della Tradizione cristiana, in particolare traendo dagli insegnamenti di sant’Agostino, di san Tommaso d’Aquino e di santa Edith Stein. Il domenicano trarrà alcuni spunti dal suo omonimo libro, recentemente pubblicato dalle ESD (Bologna 2012, pp. 192).

Sarà poi la volta del confratello padre François-Marie Dermine, docente di Teologia morale, esorcista e presidente nazionale del Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-religiosa, il quale esporrà sul tema Signore, liberaci dal maligno. L’inganno dell’occulto. Il domenicano risponderà alla fine della sua presentazione alle domande che gli vorranno porre i partecipanti.

L’appuntamento per assistere ai Colloqui a San Domenico è per le ore 16, nella Sala della Traslazione del Convento Patriarcale San Domenico (piazza San Domenico 13), che custodisce le spoglie del santo patriarca fondatore dell’Ordine dei predicatori Domenico di Guzmán (1170-1221).

L’accesso è libero. Non è richiesta prenotazione. Per ulteriori informazioni e aggiornamenti si può scrivere a esdmultimedia@gmail.com, inviare sms/WhatsApp/Telegram al numero 331/9241537.

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2022/10/29/linganno-dellocculto-passa-anche-per-halloween/

Covid, addio restrizioni. E le viro-star frignano

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di Matteo Milanesi

Eliminato il bollettino Covid e reintegrati i medici no vax. Ecco i primi segnali del nuovo governo di Giorgia Meloni

Il governo cambia, la pandemia è tramontata, gli italiani vaccinati sono oltre il 90 per cento del totale, ma le viro-star non sembrano voler mollare. Il monito rimane sempre lo stesso: avvertimento spargi-panico sull’arrivo di nuove ondate (puntualmente senza portare alcun incremento della pressione ospedaliera), che andrebbero a legittimare ulteriori chiusure, restrizioni e limitazioni.

Il grande preso di mira di queste ultime ore è, senza alcun dubbio, il governo Meloni. Il neoministro della Salute, Orazio Schillaci, ha disposto l’abolizione del bollettino Covid giornaliero ed il reintegro del personale sanitario non vaccinato, sospeso precedentemente da Mario Draghi e Roberto Speranza. Inutile dire la reazione delle viro-star: attacchi isterici, previsioni apocalittiche, rispolvero della formula che associa il negazionismo pandemico alla destra.

“Bollettino ogni mezza giornata”

Primo su tutti, come sempre, è stato il virologo Massimo Galli, secondo cui l’eliminazione del bollettino sarebbe una “misura immotivata”, applicata da chi vuole “calcare la mano per motivi che non sono scientifici e che di questo fanno un po’ una bandiera” (ed eccolo qui il rispolvero negazionista di cui abbiamo appena parlato). Da neoeletto ed esponente del Partito Democratico, non può mancare lo zanzarologo Andrea Crisanti, il quale si supera, affermando come la sua idea (e quella dei dem) sarebbe quella dell’istituzione di un bollettino ogni mezza giornata. Un memento mori ogni poche ore, tanto per terrorizzare la fascia popolare più anziana, sicuramente più fragile, ma che si avvia alla somministrazione della quinta (quinta!) dose di vaccino anti-Covid.

“Gestione ordinaria”

Nonostante le posizioni di qualche mese fa, rigorosamente pro-green pass, pro-restrizioni, pro-lockdown, è l’Ordine dei Medici che sembra aver invertito la rotta: “Mi pare che il ministro abbia un’idea caratterizzata dal senso di responsabilità e da un ragionamento che tiene conto dell’andamento della pandemia. Si va verso una gestione ordinaria, di normalizzazione, e in questo senso rendere il bollettino settimanale mi pare coerente”, ha affermato il medico Anelli. Eppure, qualche rimasuglio ideologico della politica dirigista di Roberto Speranza è ancora presente: “Se succede come in Germania, dove i casi e i decessi sono aumentati, potremmo tornare ad avere una percezione più frequente di quello che sta succedendo”. Insomma, è il classico “fine emergenza mai”: a seconda dell’andamento del trend pandemico, indipendentemente dalle dosi di vaccino somministrate, gli italiani dovranno essere sempre pronti a vedersi limitate le proprie libertà personali.

Accoglie con estremo favore, invece, il virologo Matteo Bassetti parlando di “decisione giustissima”; mentre è un’altra viro-star a rimanere scettica sull’intervento di Schillaci: l’ex consigliere di Speranza, Walter Ricciardi, il quale ha confessato di essere “perplesso” sulle nuove misure adottate dalla coalizione di centrodestra.

Addio viro-star

Ma la vera bomba è arrivata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che nella giornata di ieri ha lanciato un monito al governo Meloni, quasi a voler indicare un proprio dissenso rispetto al cambia di rotta adottato dopo l’addio di Roberto Speranza: “Mantenere alta la sicurezza soprattutto dei più fragili, dei più anziani, di coloro che soffrono per patologie pregresse”, ha specificato ieri il titolare del Quirinale.

In questa fase, almeno sul lato della lotta al Covid, Giorgia Meloni pare essere un fiume in piena, contro tutto e tutti, abbattendo la frangia viro-star che vorrebbe tenerci serrati in casa, chiusi in nome del tanto sbandierato “modello cinese” di questi due anni emergenziali. La musica sembra essere definitivamente cambiata. Finalmente, si è arrivati alla consapevolizzazione di una malattia trasformata a semplice influenza, imparagonabile rispetto a quella che era la sua rilevanza pochi mesi fa. Ed anche i chiusuristi, prima o poi, se ne dovranno fare una ragione.

Matteo Milanesi, 29 ottobre 2022 https://www.nicolaporro.it/covid-addio-restrizioni-e-le-viro-star-frignano/

Come il dollaro forte accresce la fame in Africa

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di Samuel Obedgiu

Al culmine della caduta del sistema monetario di Bretton Woods, ormai defunto, l’ex segretario al Tesoro del presidente americano Richard Nixon, John Connally, disse: “Il dollaro è la nostra moneta, ma è un vostro problema”. L’attuale rafforzamento del dollaro ha reso questa affermazione di nuovo attuale, manifestandosi con l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari.

In soli sei mesi, il dollaro americano si è rafforzato rispetto a molte delle principali valute. Ma proprio mentre il dollaro mostra quanto può diventare forte, l’inflazione è in aumento e sta devastando il continente. L’indice dei prezzi al consumo (CPI) dell’Uganda per settembre 2022 indica che abbiamo finalmente raggiunto un’inflazione a due cifre.

In Kenya, l’Associazione dei produttori ha dichiarato a giugno di quest’anno che gli importatori in Kenya e in tutta l’Africa orientale stanno lottando per importare materie prime perché non possono accedere ai dollari al tasso ufficiale (116 scellini) per elaborare le importazioni. Se ben ricordate, in Uganda un sacco di cemento ha raggiunto i 40.000 scellini da 25.000 scellini. Il motivo? Le materie prime per la lavorazione del cemento sono diventate costose.

Molti hanno attribuito l’aumento dei prezzi delle materie prime all’imperversare della guerra tra Russia e Ucraina. Non sono del tutto d’accordo. Abbiamo iniziato a sentire l’impatto dell’aumento dei prezzi già nel novembre 2021, molto prima della guerra. Semmai, la guerra tra Russia e Ucraina ha solo peggiorato il dolore, ma non l’ha certamente causato.

A causa del dollaro forte, il consiglio di amministrazione dell’Autorità di regolamentazione per l’energia elettrica ha presentato una proposta che consente di trasferire ai consumatori finali i crescenti costi di produzione derivanti dalle fluttuazioni del tasso di cambio, dall’inflazione e dai prezzi del carburante. Il tasso di cambio del dollaro è il fattore più importante nel calcolo della tariffa elettrica in Uganda. Perché? Gli investimenti nel settore elettrico e le operazioni sono valutati in dollari.

Nel 2010, un rapporto delle Nazioni Unite ha chiesto di abbandonare il dollaro come principale valuta di riserva e di scambio globale. “Il dollaro ha dimostrato di non essere una riserva di valore stabile, requisito necessario per una valuta di riserva stabile”, si legge nel World Economic and Social Survey 2010 delle Nazioni Unite. Questo rapporto è stato pubblicato all’apice della crisi finanziaria globale del 2008, quando la banca centrale statunitense stava intraprendendo la sua politica economica non convenzionale di quantitative easing.

In parole povere, il Quantitative Easing aumenta l’offerta di moneta dal nulla per risolvere un problema.  È bene ricordare che durante il Quantitative Easing (QE2) del 2010, i prezzi dei generi alimentari a livello mondiale sono aumentati del 60%, creando un disastro umanitario per i 2 miliardi di persone che vivono con meno di 2 dollari al giorno a causa del rafforzamento del dollaro (fonte “Dollar crisis” Richard Duncan, ex consulente dell’FMI e della Banca Mondiale). Con il senno di poi, non dovrebbe sorprendere che la causa principale della primavera araba del 2011 sia stata l’aumento dei prezzi del grano che ha creato instabilità politica in Nord Africa.

Il motivo per cui un dollaro forte può creare scompiglio in Uganda è che l’80% del commercio globale è denominato in dollari. Il rafforzamento del dollaro rispetto allo scellino è problematico perché l’Uganda è un importatore netto di beni fondamentali. Quando le materie prime globali sono prezzate in dollari e questi dollari diventano più costosi per gli importatori rispetto al passato, ci vorranno più scellini per acquistare la stessa quantità di merci, con conseguente inflazione da esportazione.

In tempi di incertezza, la gente vede il dollaro come un porto sicuro, perché molti lo richiedono, il che ne aumenta il valore. Questo, a sua volta, fa aumentare il valore del debito in dollari africani. Il denaro che i governi avrebbero speso per la produzione alimentare viene sempre più destinato al rimborso del debito.

La soluzione a lungo termine a questa crisi è che i diritti speciali di prelievo del Fondo Monetario Internazionale dovrebbero avere un ruolo maggiore nella finanza globale come valuta neutrale di riserva e di scambio. È difficile per la Banca Centrale Americana bilanciare le proprie esigenze di politica interna con quelle dell’economia globale. Non c’è da stupirsi che un recente rapporto delle Nazioni Unite abbia chiesto alla banca centrale americana di smettere di aumentare i tassi di interesse.

Già nel 1944, durante le conferenze di Bretton Woods, l’economista John M. Keynes aveva sostenuto la necessità di un “bancor” come valuta di riserva neutrale. Ma gli americani rifiutarono questa idea. Il sistema monetario globale malato deve essere riformato.

Traduzione a cura di Costantino Ceoldo

Foto: Idee&Azione Fonte: https://www.ideeazione.com/come-il-dollaro-forte-accresce-la-fame-in-africa/ 25 ottobre 2022

Il crescente pericolo della limitata guerra al rallentatore di Putin

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di Paul Craig Roberts

Consideriamo il conflitto che sembra delinearsi. L’offensiva russa è in stand-by, poiché il Cremlino è entrato in guerra senza soldati sufficienti e senza riserve. Questo ha fatto passare l’iniziativa all’Ucraina, fortificata con armi occidentali.

L’Ucraina ha lanciato due offensive. Quella a sud è fallita. L’Ucraina ha subito pesanti perdite in termini di soldati ed equipaggiamento. Quella a nord è riuscita a costringere i russi a ritirarsi, ma a caro prezzo per le forze ucraine, non per quelle russe.

Tra un mese si schiereranno i 300.000 soldati russi chiamati dal Cremlino. Se questi soldati sono ben addestrati, equipaggiati e motivati, le forze ucraine, ridotte al lumicino da offensive infruttuose, saranno probabilmente sopraffatte, anche se Putin continuerà a comportarsi come un buono a nulla, facendo poco per impedire la capacità di Kiev di condurre una guerra.

Di fronte alla sconfitta dell’Ucraina, cosa farà Washington? 

Avrà organizzato una “coalizione dei volenterosi”, come suggerisce il generale David Petraeus, e porterà “gli stivali sul terreno” in soccorso dell’Ucraina?

Prendiamo sul serio le dichiarazioni del generale John Lubas, vice comandante della 101 Divisione aviotrasportata degli Stati Uniti, secondo cui le sue forze si trovano in uno “schieramento di combattimento” a 3 miglia dal confine con l’Ucraina e sono “pienamente pronte” ad attraversare l’Ucraina in un momento di preavviso per combattere contro la Russia?

https://www.paulcraigroberts.org/2022/10/26/us-101-airborne-division-on-combat-deployment-3-miles-from-ukraine-border/

Cosa succede se lo fanno? Normalmente, le truppe aviotrasportate non dispongono delle armi pesanti della fanteria. La divisione aviotrasportata, leggermente armata, potrebbe essere fatta a pezzi dalle armi pesanti della fanteria pesante russa.

Se così fosse, come reagirebbe Washington a una tale sconfitta e alla perdita di una divisione così prestigiosa come quella delle “Aquile urlanti”?

Sappiamo tutti che il risultato sarebbe un’escalation da parte di Washington.

Quindi, dove è diretta l’“operazione militare limitata” di Putin? L’Armageddon sembra la destinazione certa. Se mai un conflitto ha avuto bisogno di essere concluso in modo rapido e deciso, è stato l’intervento della Russia nel Donbass. Cercando di limitare il conflitto, Putin lo ha notevolmente ampliato.

Consideriamo altri pericoli che la situazione presenta:

  • Una bomba sporca sotto falsa bandiera che i giornalisti occidentali attribuiranno alla Russia, suscitando così più indignazione a sostegno di un’ulteriore guerra contro la Russia.
  • L’Ucraina che distrugge una diga che allaga Kherson e la Russia che risponde distruggendo una diga le cui acque liberate consegnano gran parte dell’Ucraina nelle mani dei russi.
  • Una nuova e più pericolosa “variante Covid”, come quella sviluppata dall’Università di Boston, che appare improvvisamente tra le truppe russe, rendendole inefficaci.

Nonostante tutte le prove, il Cremlino sembra avere ancora aspettative ingenue. Il Cremlino ha scoperto la capacità dell’Ucraina di produrre una bomba sporca e ha allertato l’Occidente, chiedendo alle Nazioni Unite un’indagine. La risposta di Washington è stata quella di accusare la Russia di aver prodotto una bomba sporca da usare in un’operazione sotto bandiera falsa per giustificare una sua escalation bellica. Sembra che ci sarà una bomba sporca di cui verrà incolpata la Russia e che verrà usata per indurre l’opposizione a qualsiasi risultato favorevole a Mosca.

Inoltre, i media finlandesi riferiscono che il governo non pone limiti alla presenza della NATO in Finlandia, comprese le armi nucleari. È chiaro che la Russia non può accettare armi nucleari dispiegate in Finlandia.

Si noti che nessuno in Occidente sta facendo alcuno sforzo per la de-escalation del conflitto. Tutti i movimenti vanno verso l’escalation. Per impedire alla Russia di reincorporare un territorio che è storicamente russo, ci sarà un’escalation fino alla guerra nucleare, che significa l’estinzione della vita sulla Terra.

https://www.paulcraigroberts.org/2022/10/24/fred-reed-indicates-what-nuclear-war-would-be-like-but-steven-starrs-comment-better-describes-the-death-of-the-planet/

L’inizio della fine dei tempi è stato nel 2014, quando Washington ha rovesciato il governo ucraino eletto e ha installato un governo fantoccio anti-russo. Il Cremlino si è lasciato sfuggire l’opportunità di prevenire il conflitto iniziato nel Donbass, rifiutando la richiesta del Donbass di essere reincorporato nella Russia come con la Crimea. La Russia ha poi aspettato 8 anni mentre un esercito ucraino veniva addestrato ed equipaggiato ed era pronto a rovesciare le repubbliche del Donbass. Quando il Cremlino è dovuto intervenire, lo ha fatto in modo limitato e inefficace, dando all’Occidente tutto il tempo necessario per ampliare la guerra, mettendo in ridicolo la dichiarazione di Putin di “operazione militare limitata”.

Ciò che si richiedeva alla Russia era una drammatica dimostrazione di forza e l’immediata fine del conflitto, ma il Cremlino non ha capito la situazione e ha fatto un passo falso mettendo l’iniziativa nelle mani di Washington, il che ha portato a una guerra sempre più estesa che nessuno dei governi occidentali mostra il desiderio di fermare.

La strada verso l’Armageddon sembra essere libera e completamente aperta.

Ci si lamenta del riscaldamento globale, ignorando la minaccia dell’inverno nucleare.  Nessuna discussione o riconoscimento di questa minaccia. Nessun movimento per la pace. Nessuna voce che richiama l’attenzione sull’estinzione dell’umanità che stiamo affrontando. Invece, riceviamo rassicurazioni sul fatto che i militari statunitensi e russi non permetteranno una guerra nucleare. Su cosa si basano queste rassicurazioni? Certamente non sulle dottrine di guerra dei due Paesi. I ministeri della Difesa statunitense e russo non hanno fatto alcuna dichiarazione congiunta di non voler intraprendere una guerra nucleare. Se la guerra nucleare non è sul tavolo, qual è lo scopo della modernizzazione delle forze nucleari da mille miliardi di dollari del Presidente Obama?

Traduzione a cura di Costantino Ceoldo

Foto: Geopolitika.ru

29 ottobre 2022 Fonte: https://www.ideeazione.com/il-crescente-pericolo-della-limitata-guerra-al-rallentatore-di-putin/

VERONA: il Comune non promuova l’ideologia gender in Città

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Aiutiamo ProVita a difenderci dall’ideologia gender!

PETIZIONE

di ProVita & Famiglia

Il 6 ottobre 2022 il Comune di Verona ha deliberato l’adesione alla cosiddetta “Rete Ready”.

Chi aderisce a questa Rete si impegna a realizzare attività rivolte alla promozione dell’Agenda LGBTQI+ in tutti i contesti civici.

Il Manifesto di Intenti della Rete impegna il Comune a realizzare iniziative come:

  • Azioni informative e formative in campo educativo e scolastico
  • Riconoscimento delle scelte individuali e affettive delle persone Lgbt nei diversi ambiti della vita familiare
  • Azioni di informazione e sensibilizzazione pubblica rivolta a tutta la popolazione
  • Valorizzare l’attività delle associazioni Lgbt, con cui sviluppare percorsi formativi e iniziative comuni

Si tratta di interventi ideologici – finanziati coi soldi dei cittadini – per diffondere in ogni contesto amministrativo l’ideologia gender.

A partire dalla scuola e dai servizi sociali, per arrivare al riconoscimento anagrafico di “due padri” o “due madri” aprendo la porta all’utero in affitto.

Firma per protestare col Sindaco Damiano Tommasi per questa pericolosa scelta ideologica a spese e sulla pelle dei cittadini! 

ENTRA QUI E FIRMA:

https://www.provitaefamiglia.it/petizione/verona-il-comune-non-promuova-lideologia-gender-in-citta-firma-ora

Don Bosco: convertire i selvaggi alla Fede cattolica

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Segnalazione del Centro Studi Federici

San Giovanni Bosco non credeva al mito del buon selvaggio, perché conosceva le ferite che il peccato originale ha lasciato nella natura umana. Il testo che segnaliamo (che oggi sarebbe condannato dal politicamente corretto) si riferisce a un sogno che Don Bosco ebbe nel 1872, col quale veniva annunciato il futuro apostolato missionario dei salesiani. Tre anni dopo partì da Valdocco, a Torino, la prima spedizione missionaria per la Patagonia, guidata da don Giovanni Cagliero, futuro cardinale.
 
I Fioretti di Don Bosco – Il primo sogno missionario
 
Questo è il sogno che convinse don Bosco a iniziare l’apostolato missionario dei suoi figli Salesiani. Lo ebbe nel 1872 e lo raccontò per la prima volta a Pio IX nel marzo del 1876.
 
«Mi parve, disse, di trovarmi in una regione selvaggia e affatto sconosciuta. Era un’immensa pianura tutta incolta, nella quale non si scorgevano né colline né monti. Ma nelle estremità lontanissime la profilavano tutta scabrose montagne. Vidi in essa turbe di uomini che la percorrevano. Erano quasi nudi, di un’altezza e statura straordinaria, di un aspetto feroce, con i capelli ispidi e lunghi, di colore abbronzato, vestiti solo di pelli di animali, che loro scendevano dalle spalle. Erano armati di lunghe lance e di fionde.
 
Queste turbe di uomini, sparse qua e là, offrivano allo spettatore scene diverse: alcuni correvano dando la caccia alle fiere; altri portavano conficcati sulle punte delle lance pezzi di carne sanguinolenta. Da una parte gli uni si combattevano tra di loro, altri venivano alle mani con soldati vestiti all’europea, e il terreno era sparso di cadaveri. Io fremevo a quello spettacolo; ed ecco spuntare all’estremità della pianura molti personaggi, i quali, dal vestito e dal modo di agire, conobbi missionari di vari Ordini.
 
Costoro si avvicinavano per predicare a quei barbari la religione di Gesù Cristo. Io li fissai ben bene, ma non ne conobbi alcuno. Andarono in mezzo a quei selvaggi; ma i barbari, appena li videro, con un furore diabolico, con una gioia infernale, li assalivano, li massacravano con feroce strazio.Dopo aver osservato quegli orribili assassini, dissi tra me: «Come fare a convertire questa gente così brutale?»
 
Intanto vedo in lontananza un drappello di altri missionari che si avvicinavano ai selvaggi con volto ilare, preceduti da una schiera di giovinetti. Io tremavo pensando: «Vengono a farsi uccidere».
 
E mi avvicinai a loro: erano chierici e preti. Li fissai con attenzione e li riconobbi per nostri Salesiani. I primi mi erano noti, e sebbene non abbia potuto conoscere personalmente molti altri che seguivano i primi, mi accorsi essere anch’essi Missionari Salesiani, proprio dei nostri.
Non avrei voluto lasciarli andare avanti ed ero lì per fermarli. Mi aspettavo da un momento all’altro che incorressero la stessa sorte degli antichi Missionari. Volevo farli tornare indietro, quando vidi che il loro comparire mise in allegrezza tutte quelle turbe di barbari, le quali abbassarono le armi, deposero la loro ferocia e accolsero i nostri Missionari con ogni segno di cortesia.
 
Meravigliato di ciò, dicevo fra me: «Vediamo un po’ come va a finire!». E vidi che i nostri Missionari si avanzavano verso quelle orde di selvaggi; li istruivano ed essi ascoltavano volentieri la loro voce; insegnavano ed essi mettevano in pratica le loro ammonizioni.
 
Stetti a osservare, e mi accorsi che i Missionari recitavano il santo Rosario, mentre i selvaggi, correndo da tutte le parti, facevano ala al loro passaggio e di buon accordo rispondevano a quella preghiera. Dopo un poco i Salesiani andarono a disporsi al centro di quella folla che li circondò, e s’inginocchiarono. I selvaggi, deposte le armi per terra ai piedi dei Missionari, piegarono essi pure le ginocchia. Ed ecco uno dei Salesiani intonare: “Lodate Maria, o lingue fedeli…”, e tutte quelle turbe, a una voce, continuare il canto, così all’unisono e con tanta forza di voce, che io, quasi spaventato, mi svegliai.
 
 

Sulla questione del merito

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di Davide D’Intino

Fonte: Davide D’Intino

Sulla questione del merito, tornata in voga in questi giorni, destra e sinistra fondano le rispettive posizioni sull’individuo e non, come invece va fatto, sulla comunità. L’obiettivo non dovrebbe infatti essere quello di elevare il singolo, ma quello di elevare la comunità, realizzando un sistema educativo e sociale capace di mettere i cittadini nelle condizioni migliori per creare valore aggiunto alla comunità, elevando la Patria.
Da un lato, c’è la destra, orientata giustamente alla valorizzazione di chi si contraddistingua per la capacità di mettere a frutto i propri talenti, con impegno e dedizione. Ma questa destra vorrebbe farlo senza rimuovere o limitare gli ostacoli economico-culturali che impediscono a chi nasca e cresca in condizioni oggettivamente inidonee alla sue propensioni innate – rispetto alle quali, come ci ha insegnato Platone, non c’è una necessaria corrispondenza tra genitori e figli – di esprimere le proprie potenzialità.
Dall’altro, c’è la sinistra, orientata giustamente a rimuovere le disuguaglianze a monte, le condizioni di iniquità oggettive che, a seconda della estrazione socio-economico-culturale, quindi anche territoriale, in una parola di ambiente, penalizzano o premiano il singolo in maniera aprioristica, quindi ingiusta. Ma questa sinistra vorrebbe farlo eliminando la gerarchia di qualunque ordine e grado, cioè livellando verso il basso la comunità, soffocando i talenti, quali che siano a seconda degli ambiti, secondo la logica – altrettanto iniqua – del sei politico.
A ciò una postilla: leggo, da una parte e dall’altra, che la madre delle questioni sarebbe l’elevazione culturale del singolo, la quale passerebbe attraverso un’istruzione necessariamente teoretico-intellettuale. Ma perché mai si dovrebbe, ad esempio, soffocare il talento di chi abbia una propensione per la manualità e scarsa attitudine all’astrazione, costringendolo a sgobbare sui libri?
L’obiettivo di una società equa e con una corretta gerarchia sociale, non è quello di realizzare una società di intellettuali, per usare un’iperbole, ma quello di mettere ciascuno nelle condizioni migliori – e non mi parlate delle borse di studio, l’equivalente di un cerotto per arrestare l’emorragia di un’arteria – per esprimere le proprie potenzialità a beneficio di sé e, soprattutto, della comunità.

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