Report: John Brennan Worked ‘Pee Dossier’ into Obama’s Daily Briefing, Called Steele ‘Credible Source’

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Segnalazione Breitbart

WASHINGTON, DC - JANUARY 07: U.S. President Barack Obama (L) speaks as Deputy National Security Advisor for Homeland Security and Counterterrorism John Brennan (R) listens while making personnel announcements during an event in the East Room at the White House, on January 7, 2013 in Washington, DC. President Obama has …
Alex Wong/Getty Images
A new report alleges that former CIA Director John Brennan included claims from the dubious Steele dossier into President Barack Obama’s Presidential Daily Brief — without disclosing the source of the allegations.

“Brennan put some of the dossier material into the PDB [presidential daily briefing] for Obama and described it as coming from a ‘credible source,’ which is how they viewed Steele,” a source close to the House probe told Real Clear Investigations reporter Paul Sperry.

“But they never corroborated his sources,” the source added.

The allegations began to reach the PDB after Obama ordered Brennan to produce a report on Russian meddling in the 2016 presidential election, just one month after President Donald Trump won the White House. In January, both Obama and Trump were briefed on the Intelligence Community’s findings.

Brennan’s actions appear to contradict former DNI chief James Clapper and fired FBI Director James Comey’s claims that details of the dossier were unclassified, despite being a part of the highly classified PDB.

In February, Brennan was ensnared in the House Intelligence Committee Republicans’ investigation into the “origins” of the Steele dossier. The former spy chief was asked to complete a questionnaire concerning his possible role in the sourcing and dissemination of allegations detailed in the unverified dossier.

Brennan testified to Rep. Trey Gowdy (R-SC) in May 2017 that he had “no awareness” that Steele existed.

Brennan also told House investigations that the dossier was “not in any way used as the basis for the intelligence community’s assessment” of Russian interference in the 2016 election.

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VERONA, Tradizionalisti e gay: Un fatto nuovo (ma non così tanto…n.d.r.)

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Risultati immagini per Matteo Castagna Christus RexSegnalazione di A.C.

L’OPINIONE AL TG VERONA DI IERI 15/05/2018 18:16

di Francesco Barana

DOPO L’ATTACCO DI CASTAGNA A BRIANI

Anche il conservatorismo, a Verona, è terra di conquista (politica). Il recente attacco di Matteo Castagna di Christus Rex all’assessore alla Cultura Francesca Briani (“è una gayfriendly, si dimetta”) lo attesta.

Non ci interessa entrare nel merito della querelle. Il dato interessante è il tempismo e l’abilità di Castagna nel “cavalcare” la vicenda, così da mettere la freccia e superare – in fatto di rappresentanza mediatica – chi finora si è issato a principale paladino dei valori “tradizionali”, cioè Il Popolo della Famiglia di Filippo Grigolini. Il quale su facebook ammette candidamente: “Siamo stati bruciati sul tempo dall’associazione Christus Rex, vicina al sindaco”.

Uno smacco. Il PdF, nell’ultimo anno, era riuscito a occupare e monopolizzare lo spazio politico della “tradizione” – si vedano i casi della Biblioteca Vivente al Tocatì, dello stand pro-gay “Sposa chi vuoi” all’Arsenale e addirittura la polemica su Elton John in Arena.

Ora l’invettiva di Castagna, ricevuto poi dal sindaco, segna un fatto nuovo. E il (momentaneo) sorpasso mediatico potrebbe avere anche un effetto politico. Perché se Il Popolo della Famiglia – pur nel conservatorismo anche radicale sui temi etici – si definisce “di ispirazione cristiana, ma laico, aconfessionale e aperto ai non credenti e alle altre confessioni religiose” ed è culturalmente nell’alveo del centrodestra con punte anche di civismo trasversale (il suo leader nazionale, Mario Adinolfi, ha lunghi trascorsi nel centrosinistra), Christus Rex è vicina a posizioni di destra radicale ed è dichiaratamente “un gruppo di Cattolici Apostolici Romani Integrali (sedevacantisti)” dunque pre-conciliare.

Il radicalismo conservatore a Verona si radicalizzerà ancora di più?

http://www.tgverona.it/pages/699425//il_cielo_sopra_verona/tradizionalisti_e_gay_un_fatto_nuovo.html

IL RESTO DELLA VICENDA SI PUO’ LEGGERE QUI: https://www.agerecontra.it/2018/05/verona-ass-cultura-briani-gay-friendly-castagna-chiede-le-dimissioni-e-briani-fa-retromarcia/ Continua a leggere

Israele fa strage di palestinesi, ma i veri ciechi siamo noi occidentali

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Israele fa strage di palestinesi, ma i veri ciechi siamo noi occidentali

Più di 50 morti, migliaia di feriti. A Gaza Israele conferma che il suo non è più “l’esercito più morale del mondo”. E sullo sfondo c’è il conflitto con il nemico di sempre, l’Iran. L’Occidente? Non sa, e non fa nulla. (di Tommaso CanettaLEGGI)

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“Eggsploitation”, documentario esclusivo sullo sfruttamento di ovuli umani

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Segnalazione di Toni Brandi – ProVita

Ho il piacere di presentarti il DVD “Eggsploitation” in versione italiana. È un documentario, vincitore del California Independent Film Festival, su un tema quasi sconosciuto al grande pubblico ma fondamentale per la salute delle donne: lo sfruttamento di ovociti umani ai fini della fecondazione eterologa.

Cercano giovani ragazze nei campus universitari americani, oppure tramite annunci sui giornali. Vogliono quelle belle, intelligenti, sane. Promettono soldi. Così molte ragazze accettano l’offerta e si sottopongono alle procedure di “donazione” (in realtà “vendita”) di ovuli, senza sapere le gravi conseguenze che potrebbero soffrire in termini di salute fisica e psichica…

Per la prima volta “Eggsploitation” è disponibile doppiata in italiano, in questa versione del documentario curata da ProVita Onlus.

Puoi scoprire come ottenere il DVD cliccando qui.

Ti invito in ogni caso a guardare questo breve trailer che abbiamo preparato:

trailer eggsploitation provita

Puoi ottenere oggi il documentario in cambio di una piccola donazione che ci permetterà di coprire le spese. Continua a leggere

Adesso lo certificano i numeri: i migranti sono solo un costo

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I numeri del’l’ultimo rapporto di Itinerari Previdenziali, realizzato dal centro studi di Alberto Brambilla: a pesare sono le spese sanitarie per i migranti

di Claudio Cartaldo

I numeri parlano chiaro: i migranti non sono un guadagno. O almeno non lo sono per come ce l’hanno sempre raccontata.

La favoletta “ci pagheranno le pensioni“, per quanto formalmente corretta, non tiene infatti conti di altri fattori. Come le spese mediche per gli immigrati (anche irregolari).

Andiamo con ordine. Secondo l’ultimo rapporto di Itinerari Previdenziali, realizzato dal centro studi di Alberto Brambilla, è vero che il saldo tra contributi versati e pensioni erogate ai migranti è positivo. Ma non bisogna fermarsi a questo. “Se si prova a fare un bilancio complessivo tra entrate e uscite del 2015 e si sommano le relative poste per gli immigrati extra comunitari e neo-comunitari – si legge nel rapporto, come riporta Libero – otteniamo una stima per le entrate contributive che ammonterebbero a circa 9,5 miliardi di euro, di cui la quota a carico dei lavoratori è di circa 2,6 miliardi. Le entrate fiscali che riguardano salari tra i 10mila-12mila euro superano di poco la soglia di esenzione Irpef, le uscite stimate per pensioni e prestazioni a sostegno del reddito sarebbero di circa 1,9 miliardi di euro, con un saldo positivo dell’anno di circa 700 milioni di euro”. Continua a leggere

La Repubblica di Platone: una filosofia contro il mondo moderno

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di Luca Leonello Rimbotti

La Repubblica di Platone: una filosofia contro il mondo moderno

Fonte: Italicum

Utopia letteraria, oppure vero manuale di costruzione del politico? Tra questi due poli si è spesso mossa la critica all’opera più graffiante e incisiva di Platone, considerando volta a volta questo testo capitale come un’esercitazione retorica, oppure una prova ontologica, o invece, cosa che è da condividere, un vero manifesto di politica universale, capace di costituire in ogni tempo un codice di esemplare tenuta sociale. Altre volte invece, come nel caso del liberale Popper, Platone e la sua “Repubblica” hanno recitato la parte del nemico pubblico numero uno, l’ideologia che, proponendo una società ben organizzata in sé, salda e solida e quindi chiusa ai pericoli e ai mali esterni, più di altre mette in pericolo le beatitudini della “società aperta”.

Il catalogo delle posizioni che la “Repubblica” platonica sciorina è di quelli difficili da digerire per chi abbia lo stomaco egualitario, pacifista e progressista. Impossibile non vedere che il classicismo antico e la degenerazione postmoderna sono su posizioni antitetiche. Per occhi borghesi e moderati, cosmopoliti e “buonisti”, il pensiero di Platone rappresenta lo scandalo massimo: esso tratteggia al sommo grado la comunità, e quindi liquida a priori l’individualismo, che invece è il grande rifugio delle impotenze liberali. Questi sono alcuni dei punti più qualificanti del politico platonico, che costituiscono – come giustamente, dal suo punto di vista, rilevava Popper – quanto di più inassimilabile alla mentalità dei “democratici” post-moderni: la rigida e severa paideia, l’educazione e la selezione cui Platone affidava nella “Repubblica” la crescita delle classi dirigenti della città ideale; la soppressione dell’individualismo dinanzi al prevalere degli interessi di comunità; la comunanza, addirittura, delle donne e dei beni; l’abolizione della proprietà privata; il predominio dello Stato “organico” sul singolo individuo, di cui non si conoscono diritti, ma unicamente doveri; il tipo di governo, gerarchico, aristocratico ed elitario, al quale partecipano i filosofi e niente affatto la massa del popolo. Tutto questo scandalizza la tempra ipocrita e fraudolenta dei “democratici” moderni, che spacciano le loro oligarchie alto-borghesi per governi “del popolo” e barattano le loro dittature finanziarie per servizi resi alla maggioranza. Continua a leggere

Stati Uniti e Iran: Europa alla prova

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di Fulvio Scaglione

Stati Uniti e Iran: Europa alla prova

Fonte: Fulvio Scaglione

La crisi iraniana, tanto annunciata e infine scoppiata, metterà alla prova l’Unione Europea. Non è la prima volta che la Ue deve dar mostra delle proprie virtù, e i risultati non sono stati brillanti. Questa, però, potrebbe essere l’ultima perché la disdetta del Trattato firmato nel 2015 con il governo di Hassan Rouhani potrebbe decretare la fine di qualunque tentativo di dare all’ Europa una fisionomia politica.

 La questione è molto semplice. Secondo l’Unione Europea (e anche l’Onu e la Russia, peraltro), l’accordo del 2015, costruito per sbarrare all’Iran la strada verso il nucleare militare, funzional’Iran rispetta i patti e non vi è ragione alcuna per annullarlo dopo così poco tempo. Secondo gli Usa (e anche Israele e Arabia Saudita), al contrario, l’accordo è pieno di buchi, non offre garanzie di sicurezza e l’Iran mente, perché continua a cercare di preparare la bomba atomica.

Sarebbe difficile immaginare una divergenza di opinioni più netta di così. Che viene per di più allargata dalle questioni di interesse economico. Gli Usa vogliono privilegiare i tradizionali partner del Golfo Persico, che sono tra l’altro assai più danarosi degli iraniani. L’Europa ha con l’Iran una lunga e cordiale tradizione commerciale, di cui godono soprattutto l’Italia e la Germania. Il nostro Paese è oggi il secondo esportatore verso l’Iran (soprattutto industria meccanica e chimica) e il secondo importatore (soprattutto petrolio) dopo la Germania, prima in entrambi i settori. Nel 2011 le relazioni commerciali tra Italia e Iran raggiunsero l’apice, con un valore di 11 miliardi di euro. Nel 2012 le sanzioni, imposte anche dalla Ue, fecero crollare il valore a 1,3 miliardi, ma le proiezioni per il 2018 parlano di 3 miliardi, quindi stiamo rapidamente riconquistando le posizioni di un tempo. Continua a leggere

Quando il Sionismo si scontra con la realtà

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di Stanley L. Cohen*

Quando il Sionismo si scontra con la realtà

Fonte: Comedonchisciotte

“I torti che ci sforziamo di condannare e di punire sono stati così premeditati, così malvagi e così devastanti, che una civiltà non può tollerare che essi vengano ignorati, perché non potrebbe sopravvivere alla loro reiterazione”
Con queste autorevoli parole, Robert H. Jackson, Procuratore Capo per gli Stati Uniti, aveva aperto i lavori del Tribunale per i Crimini di Guerra a Norimberga, Germania, subito dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale.
Incaricato di accertare la colpevolezza di esponenti di spicco dell’esercito, della politica e dell’apparato giudiziario per le violazioni alle leggi internazionali...  comprendenti crimini di guerracrimini contro l’umanitàe contro le leggi di guerra…il tribunale aveva validato il principio della responsabilità personale per il genocidio nei confronti degli Ebrei e di altre etnie, che erano state considerate, dallo stato tedesco, una minaccia alla propria, dichiarata, supremazia razziale, religiosa e politica.
Sebbene questi reati si fossero manifestati in forme diverse, la loro efferatezza derivava, in realtà, da un pensiero collettivo condiviso, che considerava tutti quelli destinati ad essere soppressi dallo stato non solo (esseri) inferiori, ma indegni della vita stessa… uomini, donne e bambini, giovani e vecchi, ridotti a poco più di oggetti di grottesca derisione, la cui sola esistenza contaminava il concetto nazionale di supremazia della razza.
Non ci sono più segreti sulla campagna di terrore scatenata dal Terzo Reich, mentre invadeva nazioni e scatenava una violenza internazionale mai vista prima di allora. Neppure sono mai stati soggette ad un serio dibattito le sue modalità di guerra totale, sia verso i militari, che contro i civili. Anche se qualcuno ha scelto di contestare il numero delle vittime o di rielaborare gli esatti strumenti della persecuzione, nessuno storico serio dubita del ruolo avuto dai carri bestiame, dai ghetti e dai forni crematori nello sforzo cosciente di zittire le diversità della vita, mentre la maggior parte del mondo guardava altrove. Continua a leggere

L’Iran sostituirà il dollaro USA con l’euro nelle relazioni finanziarie

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di Saeed Jalili

L’Iran sostituirà il dollaro USA con l’euro nelle relazioni finanziarie.

Fonte: Comedonchisciotte

L’Iran sostituirà il dollaro USA con l’euro nelle relazioni finanziarie.

Nel mezzo della crisi valutaria, con questo cambiamento si tenta di eludere le restrizioni sull’accessibilità al dollaro USA e di prevenire instabilità di mercato.

Il Rial Iraniano ha perso quasi due terzi del suo valore in dollari USA negli ultimi tre anni [Thaier al-Sudani/Reuters]

La mossa di venerdì (ndt 13 apr.) viene considerata parte degli sforzi per eludere le restrizioni sull’accessibilità alla valuta dollaro, per effetto delle tensioni con Washington, oltre che  a prevenire instabilità generale sui mercati generate dalle  fluttuazioni  del Rial iraniano nei confronti del dollaro.

In una riunione dì gabinetto, il governo ha deciso che tutti i ministeri, le organizzazioni statali e le società dovrebbero far riferimento al tasso di cambio con l’euro, che la Banca centrale dell’Iran avrà il compito di comunicare frequentemente, ha riferito l’agenzia di stampa IRNA.

Non è chiaro quando questa decisione entrerà in vigore, ma gli imprenditori hanno detto che attenderanno di conoscere le modalità attuative prima che queste nuove condizioni possano avere effetto.

“Suppongo che se useranno l’euro come valuta ufficiale, questo ridurrà l’impatto psicologico delle fluttuazioni del rial sul dollaro”, ha detto, ad Al Jazeera, Newsha Sheikh Soleimani, che importa materie prime per la lavorazione di  laterizi e ceramica di Teheran.

“La nostra azienda opera principalmente in euro, ma alcune fatture vengono emesse in base al tasso di cambio rial-dollaro” ma la sua azienda recentemente ha dovuto sospendere tutte le transazioni per l’incertezza sul valore della valuta estera.

“Accolgo con favore qualsiasi mossa che possa riportare  stabilità nel mercato dei cambi”.

La perdita di valore

Valiollah Seif, capo della Banca Centrale, aveva già detto che non è “logico” l’uso del dollaro nelle transazioni finanziarie.

Le entrate commerciali dell’Iran avvengono principalmente in euro a causa delle sanzioni sul dollaro USA, ha affermato. Pertanto, ha aggiunto Seif, le relazioni finanziarie del paese dovrebbero utilizzare una valuta di riferimento più stabile e ampiamente utilizzata nel commercio.

Come parte dell’accordo nucleare iraniano  del 2015 con le potenze mondiali, tutte le sanzioni relative al controverso programma nucleare iraniano sono state revocate.

Malgrado ciò, a causa soprattutto delle persistenti tensioni con gli Stati Uniti, permangono ancora limitazioni all’accessibilità  per l’Iran alla valuta statunitense.

Queste restrizioni hanno contribuito alla caduta del valore del rial nei confronti del dollaro negli ultimi mesi.

Il dollaro è stato scambiato al massimo storico di 60.000 Rial la settimana scorsa, provocando, tra gli iraniani, serie preoccupazioni sulla stabilità che il Presidente Hassan Rouhani  aveva portato all’economia controllando i tassi di cambio.

Dall’anno scorso, il rial ha perso circa il 50% del suo valore rispetto alla valuta USA, che alcuni iraniani comprano in gran quantità come investimento in tempo di forte incertezza economica.

Ci si aspetta che un improvviso calo di valore del Rial provochi un aumento del prezzo delle merci importate e aumenti il tasso di inflazione.

Per controllare la crisi valutaria, il governo la scorsa settimana ha congelato il libero scambio commerciale della valuta USA introducendo un tasso ufficiale di 42.000 rial per ogni dollaro.

La Banca centrale ha detto che fornirà dollari solo a chi è registrato per usarli per scopi specifici, mentre il libero scambio della valuta straniera sarà ritenuto illegale.

Seif, Capo della Banca Centrale, la scorsa settimana ha dovuto affrontare  la furia dei legislatori, quando ha preso il podio parlamentare per spiegare le nuove politiche forex. Ha suggerito al leader supremo Ayatollah Ali Khamenei  l’uso dell’euro nel commercio estero in sostituzione del dollaro USA.

Un rimedio a breve termine?

Nel frattempo, un commerciante di valute ha dichiarato ad Al Jazeera che queste nuove politiche sono “buone notizie per importatori ed esportatori”, ma che hanno generato confusione per il suo business.

“Anche se il governo sostituisce il dollaro con l’euro, il dollaro è ancora scambiato e usato come investimento da molti nel libero mercato”, ha detto, preferendo restare anonimo.

“Spero che queste decisioni non siano solo misure  temporanee – come una pillola che fa abbassare la febbre – perché le restrizioni internazionali sul dollaro influenzano la nostra stabilità economica”.

Ci sono state crescenti preoccupazioni tra le imprese iraniane su un possibile ritiro degli Stati Uniti dall’accordo nucleare iraniano.

Il Presidente USA Donald Trump  dovrebbe decidere il 12 maggio se la sua amministrazione confermerà le  sanzioni che erano state revocate come parte dell’accordo nucleare.

Crede che l’accordo non funzioni perché non affronta il programma missilistico iraniano, così come la sua presenza militare nella regione.

L’Iran dice che i suoi missili sono a scopo difensivo.

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Fonte: https://www.aljazeera.com

Link:  https://www.aljazeera.com/news/middleeast/2018/04/iran-replace-dollar-euro-financial-reports-180418183855096.html

18.04.2018

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