La gente che piace non piace più. Il primo governo che attacca un potere vero.

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di Pietrangelo Buttafuoco

La gente che piace non piace più. Il primo governo che attacca un potere vero.

Fonte: Pietrangelo Buttafuoco

Il primo governo che attacca un potere vero. 
Dopo la tragedia di Genova l’Italia reale guarda da sotto i ponti, si accorge dei piloni marci e per la prima volta nella storia repubblicana l’esecutivo a palazzo Chigi parla agli italiani con la lingua del pane al pane.
Magari i ministri sbagliano nella grammatica delle procedure – le concessioni, i tempi della giustizia, vincoli Ue – ma nella percezione dell’opinione pubblica resta un messaggio, e cioè che l’opposizione sta con la società Autostrade mentre il governo è in lotta. 
Giornali, establishment e i pezzi da novanta del pensiero fanno tutti i distinguo a margine della tragedia in obbedienza al culto del libero mercato.
Non c’è cipiglio liberale che non indichi, dietro la lavagna, il posto per chiunque faccia un ragionamento di sana rabbia, tipo: avete le concessioni, manco mettete degli omini ai caselli – piuttosto le macchinette – appaltate in monopolio carburanti e panini Camogli, il servizio di sorveglianza ve lo fa la Polstrada, ci fate percorrere giunti appoggiati su pilastri di cemento vecchio e non possiamo neppure complimentarci con i ministri quando reclamano il primato della politica su voi e su tutti gli elitari quattrinari multiculturalisti? 
Una prima volta così necessita di consapevolezza. E di un ulteriore passo avanti.
Quell’United Colours, come totem, frana col pilone, arretra anche nel riflesso condizionato di chi piace alla gente che piace.
La gente che piace non piace più.
La diffidenza verso i poteri dilaga, ed è un bel problema, a buttarla in politica, per Silvio Berlusconi fresco di ritrovato benestare presso i salotti buoni.
Bravo come pochi nell’intercettare il sentimento della gente, il Cavaliere non potrà che tornare alla sua gente e smetterla con il Pd, con la tentazione del Patto del Nazareno insufflata dai Dudù della sua stretta cerchia e dire sì – giusto un esempio – a Marcello Foa, il presidente che i poteri forti non vogliono in viale Mazzini.
Proprio per poi sentire – giusto in Rai, dove prevale la narrazione imposta dai poteri – la lingua del pane. E dare così pane al pane.
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RIMINI: CL, OPERE E AFFARI

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Alcuni anni fa presentammo, a Verona, con l’autore Ferruccio Pinotti, il libro a lato. Fu presso la libreria Minerva, che ora non c’è più. Ma l’argomento fu molto sentito. Parlarono ex ciellini e ci fu una gran partecipazione. Oggi, i temi del saggio si ripropongono, più attuali che mai…

L’OPINIONE

di Roberto Pecchioli

A fine agosto è il tempo dell’incontro annuale di Comunione e Liberazione. Lo chiamano meeting, e già questo non ci piace, convinti che una delle ragioni della decadenza nazionale sia la colonizzazione culturale cui si è assoggettata. Chi scrive è ancora credente per due ragioni: la grazia immeritata della fede, dono gratuito dell’Altissimo e la lontananza da ogni movimento e associazione religiosa. Cresciuto nel culto di Don Bosco, i cui salesiani dettero un’educazione e un mestiere al proprio padre, l’estensore di queste note conobbe CL verso i vent’anni, all’università, senza aver mai neppure udito il nome di Don Giussani. Militante di destra con tutte le difficoltà e i drammi dell’epoca, era naturale la simpatia per quelle ragazze (erano in maggioranza donne) che sfidavano l’egemonia – e la violenza – delle legioni rosse. Leggemmo poi i libri di Don Gius e quello che ci piacque fu soprattutto il fatto di considerare l’incarnazione come un “evento”, Dio che irrompe nella storia, ne cambia il corso, restituisce all’uomo il suo destino eterno. Gesù, nel messaggio di Giussani, era vero Dio pur rimanendo uomo, con i limiti, le sofferenze, perfino le arrabbiature dei mortali.

Tanta strada è passata sotto i ponti, adesso non riusciamo più a simpatizzare per i ciellini. Grande il fondatore, splendida la loro creatura editoriale, Il Sabato, che dette voce per anni a chi voce non aveva, nel coro assordante. Nel tempo, ci pare che siano accadute due pessime cose; ne parliamo sussurrando, non conosciamo a sufficienza la realtà, soprattutto ci è sconosciuto l’interno della creatura del prete di Desio. Da un lato, la burocratizzazione, il potere, la persistenza degli aggregati, la struttura che si rafforza, diventa armatura e si fa fine a se stessa. Un fenomeno comune, ma assai grave laddove l’ispirazione è quella di agire a gloria di Dio. La Compagnia delle Opere, le aziende, le cooperative, l’entrata a vele spiegate nella sanità e in mille altri affari, cioè nel profitto, qualche scivolone pesante di uomini di vertice come Formigoni. Continua a leggere

Perché su Genova l’ipotesi del complotto non m’appassiona

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PERCHE' SU GENOVA L'IPOTESI DEL COMPLOTTO NON M'APPASSIONA (L' avete sotto gli occhi) )

PERCHE’ SU GENOVA L’IPOTESI DEL COMPLOTTO NON M’APPASSIONA (L’ avete sotto gli occhi) )

“Consob  ammonisce il governo: pericoloso turbare i mercati”. Ecco un titolo del giorno  dopo  il disastro di Genova.   La  minaccia  di Consob: Salvini e Di Maio, facendo la voce grossa contro Atlantia e i Benetton, avevano fatto perdere “miliardi” al titolo.  Dunque  secondo questa logica,   non il crollo  del ponte ha fatto cadere le azioni dei Benetton,  ma le incaute …

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Lo strano gioco della Guardia costiera

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Ora per colpa di Salvini il giocattolo si è rotto, ma loro, evidentemente, non hanno alcuna intenzione di rassegnarsi

di Gian Micalessin

«Una volta è un caso, due volte una coincidenza, tre volte è un’azione del nemico». Matteo Salvini e il ministro delle infrastrutture Matteo Toninelli farebbero bene a rileggersi Ian Fleming.

Le azioni della nave Diciotti, il pattugliatore della Guardia Costiera, per la terza volta al centro di uno scontro con il Governo in meno di due mesi e mezzo, sembrano infatti più delle mosse studiate che non delle semplici coincidenze. La cronaca della sorda diatriba tra la Guardia Costiera, da una parte, e il Ministero delle Infrastrutture, da cui in teoria dipende, e il Viminale dall’altra inizia verso il 10 di giugno. Mentre Salvini raccomanda la fine delle operazioni di soccorso davanti alla Libia e la nave Aquarius di Sos Mediterranee viene tenuta alla larga dai porti italiani, il pattugliatore Diciotti compie ben sette interventi in prossimità delle coste di Tripoli caricando 937 migranti. Migranti che Salvini e Toninelli si vedono costretti obtorto collo a far sbarcare a Catania. Ma le incursioni della Diciotti non finiscono lì.

Il 9 luglio il pattugliatore accosta il rimorchiatore Vos Thalassa e carica 67 migranti che stando ad una versione mai chiarita – minacciavano il personale di bordo colpevole di volerli sbarcare in Libia anziché in Italia. La versione convince poco Matteo Salvini che fa capire di considerarla un pretesto per giustificare l’intervento dell’unità della Guardia Costiera. Ma la mossa fatale capace di portare allo scoperto lo scontro con la Guardia Costiera arriva mercoledì. Quel giorno il pattugliatore Diciotti interviene in soccorso di un barcone con 177 migranti proprio mentre il governo preme su Malta perché lo accolga in un suo porto. Un intervento assolutamente immotivato visto che il barcone non è in pericolo immediato e viene effettuato, come nota Matteo Salvini, all’insaputa del Viminale. «I maltesi ieri avevano assunto la responsabilità di un intervento in aiuto di un barcone con 170 immigrati a bordo spiega il Ministro degli Interni – e una nave della Capitaneria di Porto italiana, senza che al Viminale ne fossimo informati, ha imbarcato gli immigrati mentre ancora si trovavano in acque maltesi, per dirigersi verso l’Italia». Continua a leggere

Il sottosegretario Giancarlo Giorgetti spiazza il Meeting di Cl

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“Populisti siete voi”: il sottosegretario Giorgetti spiazza il MeetingSegnalazione di F.F.

Cl non ha invitato Salvini ma il suo braccio destro si è preso la scena costringendo Vittadini a una lunga replica

Il titolo della kermesse “è sbagliato”, ha esordito Giancarlo Giorgetti. “Oggi il vero nemico della democrazia e della politica è l’ideologia globalista”. Nei confronti del governo “avete un atteggiamento perplesso”. Stoccate a Berlusconi e al Pd. “La Lega è premiata perché ha un capo che è riuscito a creare un collegamento diretto col popolo”.

Non è stato invitato Matteo Salvini al Meeting. Il leader della Lega e ministro dell’Interno non piace alla Cdo a guida Vittadini e le sue battaglie suonano stonate alle orecchie dei vertici della kermesse di Cielle, non certo benevola verso il governo gialloverde. Il pezzo da novanta della Lega invitato oggi nei saloni della fiera è stato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, il cui intervento era stato posto nel “recinto” dell’intergruppo per la sussidiarietà. Ma Giorgetti, pur con toni pacati, dal recinto è subito uscito e le ha cantate e suonate anche a Vittadini. Esternando tutta la forza d’urto del “Salvini pensiero”.

“Partirei dal titolo del Meeting”, ha esordito. “Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice”. Sorrisino furbetto. “Voglio fare una provocazione. Secondo me il titolo è sbagliato“. Qualche secondo di silenzio. “C’è una citazione di Dostoevskij che a me piace tantissimo: se fai scegliere al popolo tra libertà e felicità, il popolo sceglierà sempre la felicità. Se mi permettete, il titolo dovrebbe essere ‘le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo libero e felice‘. Altrimenti a chi mi accusa di populismo (ha proseguito rivolgendosi con lo sguardo verso Vittadini) io dico attenzione, perché se vogliamo fare il popolo felice la via più rapida è quella del populismo“. Continua a leggere

Ultimi sondaggi politici elettorali. L’elettorato di centrodestra crede in Salvini

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Cosa dicono le rilevazioni dei principali istituti di sondaggi

Ultimi sondaggi elettorali | Elezioni 2018 | Tutti gli aggiornamenti, sondaggio dopo sondaggio | Ultimo aggiornamento: 15 agosto sondaggi elettorali oggi

Sono passati cinque mesi dalle elezioni del 4 marzo 2018 (qui tutte le ultime notizie), chi voterebbero oggi gli italiani?

15 agosto – Sondaggio Nasi: l’elettorato di centrodestra crede in Salvini

Secondo un sondaggio condotto dall’istituto Ferrari Nasi pubblicato su Libero il 67 per cento degli elettori di centrodestra crede che Matteo Salvini, nonostante la coalizione di governo con il M5s, stia tutelando gli interessi della coalizione di centrodestra.

L’83 per cento crede che Salvini stia raggiungendo buoni risultati per gli interessi della coalizione. Solo il 12 per cento degli elettori di centrodestra non è soddisfatto.

Il 53 per cento dell’elettorato della Lega vorrebbe formare un governo con le sole forze di centro destra, vale a dire Forza Italia e Fratelli d’Italia.

La rilevazione è stata condotta dall’istituto Ferrari Nasi Consulenze/ AnalisiPolitica per Editoriale LIbero srl Continua a leggere

A Praga i cari amati sovietici

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Come oggi, nella notte tra il 20 e il 21 agosto di cinquant’anni fa, i carri armati sovietici invadevano la Cecoslovacchia e stroncavano il sogno di libertà della primavera di Praga. Ne parleranno adeguatamente in tv e nei giornali? Ricorderanno anche questo versante in ombra del ’68? Ricorderanno l’infamia di chi li difese e si schierò dalla loro parte, come fecero i comunisti italiani? O diranno che ormai è passato troppo tempo, e dunque si può parlare ogni giorno di fascismo e nazismo, morti 73 anni fa, ma non si può più parlare di comunismo, che è ben più recente e presente?

Va ricordato poi che una parte dei comunisti italiani si dissociò dal Pci e condannò l’invasione russa, come fece il gruppo del Manifesto. Ma con un piccolo particolare: non dissentirono per abbracciare il socialismo dal volto umano ma per inseguire un socialismo ben più disumano, quello cinese, con Mao che con la sua rivoluzione culturale fu assai più sanguinario di Stalin e di Brezhnev. In un dibattito in un salone della Camera aperto da Napolitano, qualche anno fa ricordai l’omertà del Pci sulla rivolta, il disprezzo verso gli insorti e il silenzio del partito e de L’Unità sui dissidenti, come Jiri Pelikan, che fu poi “adottato” dal Psi di Craxi. Fassino mi fece notare che, al contrario, il Pci aveva sostenuto il premier Dubcek e il socialismo dal volto umano. Certo, fino a quando Dubcek fu al potere, tollerato dall’Unione Sovietica… Ma dopo, quando arrivarono i carri armati, e ci fu la rivolta, calò l’imbarazzato silenzio e prevalse la tesi ortodossa, sostenuta proprio dalla destra comunista di Amendola e Napolitano, che chi solidarizza con gli insorti fa il gioco della solita reazione in agguato. I comunisti italiani si allinearono ai sovietici, come a Budapest prima, nel ’56, e a Danzica e Stettino dopo, nel ’70. Non dobbiamo del resto dimenticare che fino al ’78 i finanziamenti al Pci e all’Unità continuavo a provenire dall’Urss, e continuavano ad arrivare i contributi dell’Associazione italo-cecoslovacca. Fu così che nel ’68, i carri armati sovietici persero qualche erre e per i comunisti nostrani restarono i cari amati sovietici… Continua a leggere

San Bernardo di Chiaravalle Abate e dottore della Chiesa

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Nella notte tra il 20 ed il 21 Agosto si celebra la grandezza di questo grande Santo

A ventidue anni si fa monaco, tirando con sé una trentina di parenti. Il monastero è quello fondato da Roberto di Molesmes a Cîteaux (Cistercium in latino, da cui cistercensi). A 25 anni lo mandano a fondarne un altro a Clairvaux, campagna disabitata, che diventa la Clara Vallis sua e dei monaci. È riservato, quasi timido. Ma c’è il carattere. Papa e Chiesa sono le sue stelle fisse, ma tanti ecclesiastici gli vanno di traverso. È severo anche coi monaci di Cluny, secondo lui troppo levigati, con chiese troppo adorne, “mentre il povero ha fame”.

Ai suoi cistercensi chiede meno funzioni, meno letture e tanto lavoro. Scaglia sull’Europa incolta i suoi miti dissodatori, apostoli con la zappa, che mettono all’ordine la terra e l’acqua, e con esse gli animali, cambiando con fatica e preghiera la storia europea. E lui, il capo, è chiamato spesso a missioni di vertice, come quando percorre tutta l’Europa per farvi riconoscere il papa Innocenzo II (Gregorio Papareschi) insidiato dall’antipapa Pietro de’ Pierleoni (Anacleto II). E lo scisma finisce, con l’aiuto del suo prestigio, del suo vigore persuasivo, ma soprattutto della sua umiltà. Questo asceta, però, non sempre riesce ad apprezzare chi esplora altri percorsi di fede. Bernardo attacca duramente la dottrina trinitaria di Gilberto Porretano, vescovo di Poitiers. E fa condannare l’insegnamento di Pietro Abelardo (docente di teologia e logica a Parigi) che preannuncia Tommaso d’Aquino e Bonaventura. Continua a leggere

Rinuncia all’aborto e salva se stessa e la bimba

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Segnalazione di Andrea Giovanazzi

La storia di Ana Beatriz Frecceiro Schmidt ricorda per molti versi quella di Chiara Corbella

di Nico Spuntoni

Ana Beatriz con la piccola Louise

Ana Beatriz con la piccola Louise

Dal Brasile arriva una storia che ricorda a larghi tratti quella di Chiara Corbella,la ragazza romana che rinunciò a curare il suo tumore alla lingua per proteggere il figlio che portava in grembo dagli effetti invasivi della radio e della chemioterapia. Anche Ana Beatriz Frecceiro Schmidt, impiegata di banca 32enne, ha scelto la vita nonostante i consigli dei medici che la esortavano ad abortire. Il 19 giugno del 2017 la ragazza, mentre allattava il suo primo figlio di 9 mesi, si accorse di avere un nodulo al seno. Gli esami radiografici le confermarono il cattivo presagio: si trattava, infatti, di un cancro. Una scoperta resa ancora più amara dal fatto che Ana Beatriz aveva appena saputo di essere incinta del suo terzogenito.

La vita prima di tutto

Dopo la diagnosi, i medici le hanno consigliato di interrompere la gravidanza, ma Ana Beatriz è stata inamovibile: “Ho deciso di andare avanti con la gravidanza, perché sono contro l’aborto, credo nella vita, credo nell’amore”. La forza d’animo che la contraddistingue e la speranza che ha trovato nella fede hanno spinto la ragazza a rassicurare, lei stessa, tutti i familiari e gli amici, a convincerli che era stata la decisione migliore da prendere. La giovane madre ha spiegato così la sua scelta: “Non sacrificherei mai la vita di mia figlia per salvare la mia. Penso che tutte le vite abbiano lo stesso valore e non ucciderei mai mia figlia per salvarmi. Non potrei conviverci”.

La lotta contro il cancro

Esattamente un anno fa, Ana Beatriz ha subito una mastectomia totale che ha previsto l’asportazione del suo seno sinistro. L’intervento ha consentito però di estirpare anche il tumore. “Ho ucciso chi aveva cercato di uccidermi”, ha detto la ragazza ricordando sul suo profilo social quel giorno. Una giornata di festa, vissuta col sorriso al risveglio dall’anestesia. Preoccupandosi prima di tutto della salute della figlia che stava aspettando, Ana Beatriz ha optato per il trattamento più rischioso, ma alla fine ce l’ha fatta. Il suo coraggio è riuscito a prevalere sul cancro. “Ho detto a tutti – racconta la giovane madre – o vivremo insieme, o saremo morti insieme, ma non mi sarei separata da lei, sacrificandola, uccidendola per salvarmi. Così ho combattuto per entrambe ed entrambe siamo sopravvissute“.

Il dono della gravidanza

L’operazione è stata particolarmente dura per il fisico di Ana Betriz non potendo assumere farmaci antidolorifici ed antinfiammatori per non compromettere la vita della piccola che custodiva in pancia. Ana Beatriz ha raccontato come considerasse la sua gravidanza un dono di Dio anche in quei momenti difficili. Infatti, trattandosi di un tumore di tipo ormonale, lo stato interessante in cui si trovava lo ha fatto sviluppare più velocemente ed ha consentito, quindi, di individuarlo in tempo. “Se non fossi stata incinta – ha spiegato la ragazza brasiliana – avrei rischiato di scoprirlo mentre già si stava metastatizzando”.

Il ruolo della fede

Nella decisione di Ana Beatriz ha senz’altro influito moltissimo la sua fede: “Sono cristiana – ha confessato la ragazza –  e sono sicura che è stata la mia fede in Dio che mi ha tenuto in piedi. Non ho mai perso la fede, non mi sono mai disperata e non ho mai pensata che io e la mia piccola saremmo morte”. Affidarsi completamente al Signore e mettere la vita prima di ogni altra cosa; in questo modo la 32enne è riuscita a non perdere mai la speranza durante la difficile esperienza che si è trovata ad affrontare: “Ho una fede molto forte in Dio e nella vita. So che Dio ha uno scopo nella mia vita e in quello di mia figlia, so che è stato un dono di Dio per me. Durante tutto questo tempo, questo periodo difficile vissuto, sapevo che Dio era con me, sostenendomi, sostenendoci“.

La prima femminuccia

Gli sforzi di Ana Beatriz sono stati premiati e alle 3 e 40 del 24 gennaio 2018 è nata Louise, la prima figlia femmina dopo due maschi. La piccola, 3790 grammi d’amore, è stata accolta dalla gioia di una mamma esemplare che ha voluto ringraziare immediatamente il Signore per la grazie ricevuta. “Dio è davvero perfetto e meraviglioso” ha scritto su Facebook subito dopo il parto, pubblicando la prima foto con in braccio quella che definisce “la sua piccola guerriera” accanto al marito Jonathan. Oggi Louise ha 6 mesi e gode di ottima salute, gioca felice con i fratelli, il padre e quella madre che tanto l’ha voluta ed ha lottato duramente per darle la luce. Ana Beatriz oggi si ritrae sui social dal parrucchiere promettendo che sarà l’ultima volta in cui rade i capelli, sperando di poter rivedere presto la sua folta chioma bionda scomparsa ormai un anno fa. “Ho avuto il cancro – ha efficacemente sentenziato la ragazza brasiliana in un’intervista ad Aci Digital – ma lui non ha mai avuto me“. Mentre lei, ora, ha Louise ed una famiglia felice.

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L’ultimo incursore

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L'ULTIMO INCURSORE.

L’ULTIMO INCURSORE.

Addio all’incursore Emilio Bianchi, 103 anni, ultimo superstite dell’impresa di Alessandria https://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/addio_incursore_emilio_bianchi_103_anni_superstite_impresa_alessandria_durand_de_la_penne-1196188.html Winston Churchill, come ha ricordato di recente il Times in uno dei suoi commoventi obit, fu talmente impressionato da quell’impresa del nemico italiano nel porto di Alessandria che ordinò ai vertici della Marina di sua Maestà di adottare al più presto tecniche e strategie degli avversari tra i …

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