No, Steve Bannon non è l’uomo nero. Ma vincerà facile, contro l’Europa degli happy hour

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Segnalazione Linkiesta

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No, Steve Bannon non è l’uomo nero. Ma vincerà facile, contro l’Europa degli happy hour

È vero, l’ex stratega della campagna elettorale di Trump vuole condizionare la politica mondiale (e perfino quella della Chiesa ufficiale). Ma il suo movimento è molto meno ricco e potente di altri movimenti pro-establishment. E se l’Occidente vira a destra è inutile gridare “al lupo al lupo”. (di Fulvio ScaglioneLEGGI)

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“Quel cane poliziotto è fascista”: l’ultima baggianata targata Pd

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Risultati immagini per cane fascistadi Chiara Soldani

Dopo il “cane razzista” balzato agli onori della cronaca lo scorso luglio, arriva il ”cane poliziotto fascista”. L’ultima cretineria targata Pd, durante il Consiglio comunale di ieri a Monza. Nella città amministrata da Dario Allevi, l’opposizione argomenta con una levatura di tutto pregio. Urta che si parli di “Narco della Decima Mas” per indicare il cane poliziotto che ormai da tempo, egregiamente, svolge il proprio lavoro. Il presunto “fascista a quattro zampe” fa parte dell’Unità cinofila della Polizia locale, impegnata a contrastare l’attività di spaccio di stupefacenti.

All’occhio attento di Marco Lamperti (Partito Democratico) è balzato proprio quel “Narco della Decima Mas” su una determina dell’ufficio del settore Sicurezza: sinistre priorità. “Di poco gusto il riferimento alla Decima Mas. Forse non tutti sanno o si ricordano cosa ha rappresentato”: queste, le parole di un indignato Lamperti. “Opposizione sempre più ridicola”, commentano diversi lettori, sul sito della testata online “Giornale di Monza”. Continua a leggere

E allora, da che parte stanno i cattolici?

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RECENSIONE DEL LIBRO DI MATTEO CASTAGNA

di Mattia Rossi per Il Giornale OFF de Il Giornale

Ha fatto scalpore, qualche tempo fa, la copertina di Famiglia Cristiana contro il Ministro degli Interni Matteo Salvini («Vade retro Salvini», campeggiava in copertina sotto la fotografia del leader leghista). Poco dopo, però, il sondaggio del quotidiano Libero: l’85% dei cattolici sarebbe favorevole alle politiche del Ministro

E allora, da che parte stanno (o devono stare) i cattolici? Con quello che, comunemente, viene definito il populismo o con il mondialismo europeista? E sul fascismo? Dove posizionarsi per quanti si professano cattolici? Ma poi, quali cattolici? Quelli delle gerarchie ufficiali moderniste o quelli “integrali” e fedeli al Magistero cattolico di sempre?

Le risposte le prova a dare Matteo Castagna, giornalista e cattolico militante (responsabile del Circolo “Christus Rex – Traditio” di orientamento sedevacantista) nel suo Cattolici tra europeismo e populismo. La sfida al nichilismo (Solfanelli, pagg. 248, euro 17) da poco in libreria.

Appurato subito, da parte di Castagna, che «non può esistere un “cattolicesimo progressista”» e che «l’unico cattolicesimo possibile è quello “integrale”», sono numerose le dottrine che il giornalista veronese passa in rassegna (il savonarolismo, il contro-riformismo, il secondo franchismo, il neo-luteranesimo del nazismo) per poi spostarsi sul versante cattolico nel capitolo Cattolici integrali, gesuiti, modernisti, clerico-fascisti.

L’integrismo cattolico, spiega Castagna, «percepisce nell’internazionalismo bianco-gesuitico, democristiano-modernista lo strumento politico e teologico mediante il quale si va manifestando il più grande attacco, mai concepito, alla cristianità». Ne deriva che, secondo l’autore, «il pericolo fondamentale del connubio gesuitico-modernista sarebbe rappresentato, per mons. Benigni, dal fine della disgregazione sociale della Tradizione costantiniana e gregoriana occidentale; dall’antifascismo assoluto e dogmatico; dal democristianismo di sinistra; dall’antropocentrismo fanatico e relativistico tecnico-pragmatico e politicistico; dal rigetto delle XXIV tesi del tomismo; tutto ciò, se realizzato con la vittoria dell’antifascismo internazionale, avrebbe condotto al nichilismo neo-modernista e alla secolarizzazione”. Continua a leggere

Verona: “Cattolici tra Europeismo e Populismo” di Matteo Castagna/ VIDEO

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In foto da sinistra: Alberto Zelger, Andrea Bacciga, Matteo Castagna, Giacomo Bergamaschi

di Lucia Rezzonico

Venerdì sera, nella splendida cornice di Castelvecchio, in centro a Verona, il nostro responsabile Matteo Castagna è stato ospite del Circolo Ufficiali dell’esercito che ha nell’antico e prestigioso complesso scaligero la sua sede per la presentazione del suo libro. “CATTOLICI TRA EUROPEISMO E POPULISMO. La sfida al nichilismo” (Edizioni Solfanelli). Definito da alcuni, uscendo dalla sala: “un pugno nello stomaco per modernisti e globalisti”.

Video-interviste a cura di Nicola Pasqualatohttps://youtu.be/qRNhdoMe4Bs  (TITOLO YOUTUBE: Pres. Libro “CATTOLICI TRA EUROPEISMO E POPULISMO” di Matteo Castagna” )

Video integrale della presentazione: https://youtu.be/R7nJEFPkHU4

Organizzatore, l’On. Vito Comencini (Lega) che, trattenuto a Roma per il voto al “decreto mille proroghe” ha inviato un bel discorso al Consigliere Comunale Alberto Zelger, che lo ha letto all’attenta platea. Accanto a lui, sempre al tavolo dei relatori, il moderatore dell’evento, il Consigliere Comunale Avv. Andrea Bacciga, che ha incalzato il nostro novello scrittore con alcune domande. Poi, Giacomo Bergamaschi, sempre del nostro “Christus Rex-Traditio”, autore della postfazione.

200 persone hanno riempito l’affascinante sala. Non solo i nostri militanti e sostenitori, ma anche militanti di Fortezza Europa e della Lega ed un vasto pubblico eterogeneo di ogni età. Un successo che è andato oltre ogni aspettativa. Assai gradi gli auguri da parte del Sindaco Avv. Federico Sboarina e inaspettati quelli di Giuseppe Zenti, ordinario diocesano di Verona, forse d’auspicio ad un contraddittorio alla Biblioteca Capitolare, già paventato da qualcuno. I nostri ringraziamenti al Generale Sperotto ed al Colonnello Responsabile del Circolo Ufficiali per  l’intervento iniziale, la cortesia, l’ospitalità e gli apprezzamenti. Continua a leggere

Dai servizi segreti alla Rai, dalla Consob al Gse. Tutte le nomine mancanti al governo gialloverde

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Risultati immagini per Giuseppe Contedi Veronica Sansonetti

A differenza della furia rottamatrice di Matteo Renzi, Di Maio e Salvini si muovono con prudenza e persino lentezza. Privilegiate sino ad ora le scelte interne (molto positivamente). Con i vertici di Consob, Antitrust ed intelligence la maggioranza si gioca un pezzo notevole della sua credibilità interna, ed esterna

La polemica uscita di scena del numero uno della Consob, Mario Nava, aggiunge una casella rilevantissima a quelle che il governo gialloverde dovrà riempire. Le nomine sono state, si è detto, un significativo collante nella formazione della “strana” maggioranza fra Movimento 5 Stelle e Lega. In realtà, il ricambio tanto annunciato si è visto solo parzialmente. La decisione più importante riguardava Cdp dove ha prevalso una scelta interna di un manager apprezzato unanimemente, Fabrizio Palermo. L’ex chief financial officer di via Goito ha già stabilito una sintonia operativa con il presidente Tononi, indicato dalle Casse di risparmio guidate da Giuseppe Guzzetti, e le prime indicazioni rivelano la volontà di promuovere gli interni migliori, come nel caso di Davide Colaccino promosso a capo della comunicazione e delle relazioni esterne. Cambiare insomma ma senza ansia di rottamare come fu nel caso del governo Renzi.

L’episodio più traumatico forse è stato la cacciata di Renato Mazzoncini dal vertice delle Ferrovie ma va ricordato che venne confermato anticipato dal governo Gentiloni con modalità che fecero discutere anche gli osservatori più simpatizzanti del Pd. Fatto sta comunque che il sostituto dell’uomo considerato vicino all’ex sindaco di Firenze è un interno del gruppo ferroviario e non un “barbaro” pescato dagli abissi della rete.

Lo stesso Nava, dirigente della Commissione europea “comandato” in Consob senza aspettativa, potrebbe essere stato defenestrato non senza qualche ragione, ma questo si potrà capire solo quando la polvere si sarà depositata. Viste le polemiche e le tensioni sui mercati, non si potrà sbagliare l’indicazione del successore. E tanto meglio se verrà dall’interno del Collegio.

Da mesi ormai si rinviano le assemblee di società “minori” che proprio minori non sono. Anzitutto c’è il Gse, il Gestore dei Servizi Elettrici al cui interno sono collocate anche le società Gme e Acquirente Unico. L’amministratore delegato uscente, Francesco Sperandini, è stimato e si considera positivo il bilancio del suo lavoro. Tuttavia, i maggiorenti gialloverdi sono intenzionati a cambiare. Manca però l’accordo e l’assemblea dei soci è stata rinviata al 25 settembre. Sarà la data giusta? Trattandosi del soggetto pubblico che gestisce gli incentivi per le rinnovabili per svariati miliardi di euro, la poltrona è molto ambita.

E l’intesa fra pentastellati e leghisti manca anche per Eur spa il cui amministratore delegato uscente, Enrico Pazzali, è altrettanto stimato. Anche nel suo caso, sarà interessante vedere se prevarrà la volontà politica di indicazioni “politiche” o se i manager migliori saranno confermati magari cambiando la composizione dei cda.

Non si può invece non scegliere il nuovo presidente dell’Autorità Antitrust. Il giurista Giovanni Pitruzzella ha infatti ottenuto un altro, e assai prestigioso, incarico a livello europeo (avvocato generale presso la Corte di giustizia Ue) e va quindi sostituito. I nomi che circolano sono tutti di altissimo livello. Si tratta solo di scegliere. Come nel caso del Commissario per l’emergenza di Genova. Non facilissimo.

Discorso diverso, e più complicato, riguarda il Consiglio Superiore della Magistratura dove dovrà essere eletto il Vicepresidente. La giustizia è un tema molto sensibile ed il Movimento 5 Stelle subisce la pressione di diversi ambienti giudiziari e di testate come Il Fatto Quotidiano. Anche dopo la designazione da parte del premier Giuseppe Conte di Filippo Patroni Griffi quale presidente del Consiglio di Stato, i grillini non vogliono perdere l’occasione di indicare il successore di Giovanni Legnini a Palazzo Marescialli. Il gioco degli equilibri fra membri togati eletti dalla magistratura e quelli laici eletti dal Parlamento assomiglia ad un cubo di Rubik.

Una qualche ansia si respira ormai anche dalle parti di Viale Mazzini. La Rai rappresenta infatti un luogo privilegiato nel quale i partiti fanno bella mostra del loro potere. E se i pentastellati hanno fatto nelle nomine la parte del leone, indicando anche l’Ad del servizio pubblico nella persona di Fabrizio Salini (già direttore di La7 e Fox), Matteo Salvini ha per ora “raccolto” poco e male. Il presidente della Rai è stata la sua indicazione più politica e la scelta di Marcello Foa si è rivelata un boomerang. Grazie alla ritrovata intesa con Silvio Berlusconi la sua nomina sarà riproposta alla Commissione di Vigilanza che l’aveva bocciata (necessario il voto favorevole di due terzi essendo una funzione di garanzia). La paura però è che si apra un contenzioso giudiziario che, pur con tutte le differenze del caso, ricorda la nomina all’epoca di Alfredo Meocci quale direttore generale. I consiglieri di amministrazione del tempo vennero condannati a risarcimenti costosissimi. Uno spettro che agita i sonni di Viale Mazzini. Anche perché finché non si sblocca la poltrona che negli ultimi tre anni è stata di Monica Maggioni, il Cda non può assumere decisioni. Questo vuol dire che è tutto fermo dalla nomina del nuovo Ad di Rai Pubblicità (dove da mesi, eroicamente, Antonio Marano manda avanti la baracca ad interim) alle indicazioni dei nuovi direttori dei Tg. Un gran caos.

Altra partita al cardiopalma riguarda la scelta dei vertici dei servizi segreti. Il presidente del Consiglio, che ha tenuto per se la delega per l’intelligence, proseguirebbe la collaborazione con l’attuale direttore generale del Dis, il prefetto Alessandro Pansa. Il pasticcio fatto all’epoca da Renzi quando lo nominò modificando le regole di ingaggio e la successiva decisione di proroga voluta alla fine della scorsa legislatura da Paolo Gentiloni (e Marco Minniti) non aiuta. Luigi Di Maio e lo stesso Matteo Salvini vogliono cambiare, soprattutto – secondo i rumors – all’Agenzia che si occupa della sicurezza esterna. Il risultato sin qui è stato disastroso. La ridda di ipotesi ha dato vita ad un increscioso totonomine che rischia di danneggiare il comparto che è vitale della sicurezza della Repubblica. Questa istituzione ed i suoi rappresentanti sono solidi e la minaccia di destabilizzazione è (ancora) sotto controllo. Esporre però i nostri 007 al pubblico ludibrio delle presunte amicizie politiche non può proseguire a lungo.

Diverso, in questo senso, è la nomina del nuovo Capo di Stato Maggiore della Difesa. La ministra Elisabetta Trenta sembra avere le idee chiare e voler agire secondo la prassi che prevede la rotazione fra i vertici delle forze armate. Quella consuetudine venne interrotta – anche in questo caso – dal governo Renzi che scelse di preferire l’Esercito quando, secondo la regola non scritta ma proprio per questo molto rispettata, sarebbe toccata all’Aeronautica militare. Salvo sorprese, si tornerà alla normalità. E non è certo negativo.

Tutto questo dovrebbe avvenire entro la fine del mese, come per le nomine nelle società partecipate (per la verità andrebbero aggiunti numerosissimi collegi sindacali in scadenza o scaduti in attesa di nomina). Siamo insomma alle battute finali di un risiko che, non c’è da temere, riprenderà la prossima primavera con le prossime scadenze. Le nomine, si sa, sono lo sport preferito della politica italiana (e qui i gialloverdi stanno dimostrando una saggezza media superiore ai loro predecessori).

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Massoneria, a Termini Imerese visita alla loggia “Giordano Bruno”

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Risultati immagini per Massoneria, a Termini Imerese visita alla loggia "Giordano Bruno"„Trenta i partecipanti all’iniziativa promossa da BCsicilia, che la “replicherà” nelle prossime settimane. Dopo la visita al tempio, dibattito su simbolismo, percorsi esoterici, ruolo della libera muratoria e P2. Il maestro venerabile Piccione: “Così smentiamo chi parla di segretezza”“

Continuano le visite guidate alla loggia massonica “Giordano Bruno” di Termini Imerese. Dopo la prima che si è svolta giovedì 23 agosto, nell’ambito dell’iniziativa “Le Notti di BCsicilia”, la seconda si è tenuta ieri sera. Previste almeno altri due momenti d’incontro che saranno organizzati nelle prossime settimane.

La visita ha avuto inizio alle ore 21,30, con l’ingresso nella “Sala dei passi perduti” e nel “Gabinetto di riflessione”, preceduti dal commento di Guido Aguglia e Stefano Giardina. Successivamente i 30 partecipanti (tanti ne può ospitare la piccola struttura) sono stati introdotti nel tempio massonico. Dopo il saluto del maestro venerabile, Ercole Piccione, che ha spiegato le ragioni ideali per cui si fa parte dell’istituzione e la gioia di farla conoscere, anche per smentire coloro che, per ignoranza, parlano ancora di “segretezza”, in linea con la volontà del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi, ha fatto seguito la presentazione di Alfonso Lo Cascio, presidente regionale di BCsicilia, che ha ringraziato la comunità massonica della loggia “Giordano Bruno” di Termini Imerese di avere, con un atto di coraggio, aperto le porte della loro “casa”, e ha chiarito i motivi per cui l’associazione BCsicilia ha inserito la visita all’interno del proprio programma estivo: “Riteniamo che la cultura sia conoscenza, apertura verso gli altri, dialogo anche con chi è lontano dalla proprie convinzioni e che la cultura serva soprattutto a costruire ponti e non mura”. Continua a leggere

I Martiri di Castelfidardo / II parte

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Risultati immagini per battaglia di CastelfidardoSegnalazione del Centro Studi Federici

Il 18 settembre ricorre l’anniversario della battaglia combattuta nel 1860 tra Loreto e Castelfidardo, che vide contrapposti l’esercito pontificio e l’armata sarda, ormai italiana. Ricordiamo gli eroi pontifici che si immolarono per la causa papale con delle commoventi citazioni tratte dall’opera in quattro volumi di Mons. Alberto Canestrari,: “L’anima di Pio IX quale si rivelò e fu compresa dai Santi” (Marino, Tipografia Santa Lucia, 1966). Mons. Canestri attinse le informazioni dal libro del marchese Anatole de Ségur: “I Martiri di Castelfidardo” (Parigi 1861).
 
MORTI DOPO LA BATTAGLIA.
I sopravvissuti a più lento spasimo per spegnersi nelle terre che il Papa perdeva. Dopo qualche nome dei caduti sul campo di battaglia, l’illustre raccoglitore del florilegio di questi Martiri passò ad edificare i lettori coi meravigliosi esempi di fortezza che offersero alcuni  di quelli che non spenti subito nel silenzio della morte, poterono con la voce del sangue far sentire ancora per qualche giorno la grandezza delle loro anime sui duri giacigli, altare di più tormentosa consumazione del loro olocausto. (Canestrari p.148)

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I martiri di Castelfidardo / I parte

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Risultati immagini per battaglia di Castelfidardo

Segnalazione del Centro Studi Federici

Il 18 settembre ricorre l’anniversario della battaglia combattuta nel 1860 tra Loreto e Castelfidardo, che vide contrapposti l’esercito pontificio e l’armata sarda, ormai italiana. Ricordiamo gli eroi pontifici che si immolarono per la causa papale con delle commoventi citazioni tratte dall’opera in quattro volumi di Mons. Alberto Canestrari: “L’anima di Pio IX quale si rivelò e fu compresa dai Santi” (Marino, Tipografia Santa Lucia, 1966). Mons. Canestri attinse le informazioni dal libro del marchese Anatole de Ségur: “I Martiri di Castelfidardo” (Parigi 1861).
 
I MORTI SUL CAMPO.
A Castelfidardo e a Loreto, una messa di requiem viene celebrata per i Caduti delle due parti. I morti nei due fronti sono provvisoriamente sepolti sul luogo dello scontro. 
PONTIFICI. Morti 7 ufficiali, 81 soldati, per un totale di 88 caduti raccolti sul campo. “I corpi di quei valorosi (pontifici) morti egli (Cialdini) confuse insieme in un’ampia fossa…” (O’Clery 1893: 2165-218).

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Anticipazione di Racconti miracolosi – Disponibile ultimo Sursum Corda

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Segnalazione di Carlo Di Pietro
Presentiamo Racconti miracolosi  (ISBN: 9788890074714 – 170 pagine). Padre Giacinto da Belmonte ha accuratamente raccolto, commentato e divulgato centinaia di Racconti miracolosi, pubblicandoli in due volumi nell’anno 1887. Questo primo nostro libro dedicato ai miracoli ne riporta alle stampe, almeno per il momento, una cinquantina.

L’epoca moderna è paradossalmente caratterizzata da un’incredulità senza ritegno e, nel contempo, da uno pseudo-misticismo davvero grottesco, talvolta blasfemo e sempre offensivo per l’uomo pio. È stato necessario e quanto mai opportuno, quindi, fare subito chiarezza sull’argomento, usando adeguatamente il Magistero della Chiesa – che puntualmente citiamo – e numerose sentenze di sapienti Autori non contaminati dalla cloaca del Modernismo. Pertanto i Racconti del Padre Belmonte sono preceduti da una lunga introduzione dottrinale suddivisa in dieci capitoli.

Miracolo – asserisce Cornelio Alapide – vuol dire opera meravigliosa e straordinaria che non può essere l’effetto di una causa naturale. Il miracolo è una derogazione alle leggi di natura: esso vince di molto le forze dell’uomo; Dio solo può farlo e gli uomini non possono operarne che per mezzo di Dio. Il miracolo è una prova sicura della verità. Può venire solo da Dio come unico padrone della natura. Dio, essendo verità per essenza, non può mai in nessun caso, senza annientare se medesimo, confermare con un vero miracolo una falsità. Dobbiamo distinguere il vero miracolo dal falso miracolo, chiamato prodigio ed operato da imbroglioni o da maliardi in combutta col demonio. Il vero miracolo è la più autentica ed incontestabile testimonianza che si possa avere della verità di una dottrina, perché esso è l’opera propria e sopranaturale di Dio il quale se ne serve a confermare quello che dice e che fa. Egli non può, dunque, permettere miracoli in favore dell’errore; altrimenti si burlerebbe degli uomini e sarebbe Egli stesso autore dell’inganno: il che ripugna!Sant’Agostino dimostra che gli iniqui fanno cose che sembrano miracoli, studiando alla gloria propria; i Santi fanno dei veri miracoli, mirando alla gloria di Dio.

Padre Giacinto, al secolo Francesco Saverio Osso, è nato il 23 ottobre 1839 a Belmonte Calabro ed è cresciuto in una casa povera, ma felice. Divenuto Cappuccino, è stato ordinato Sacerdote il 12 gennaio 1865 ad Acri. Uomo dal carattere deciso, ha vissuto con grande dignità e prudenza gli anni della proclamata “libertà”, ossia della soppressione dei conventi, del saccheggio dei beni ecclesiastici e della persecuzione della Chiesa per opera della Massoneria risorgimentale. Nel 1887, considerato uno dei Religiosi più preparati, è stato nominato da Papa Leone XIII Consultore dell’Indice dei libri proibiti, prezioso organo di censura poi eliminato dai Modernisti. Nel 1893 ha benedetto e collocato la prima pietra della chiesa dedicata alla Santa Vergine Immacolata ad Acri. Il 4 ottobre 1899 Padre Giacinto è stato vittima di una rapina, in seguito alla quale è stato colpito da apoplessia. È spirato il 23 ottobre del 1899, lo stesso giorno della nascita. Riposi in pace!

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