Dopo la Finestra di Overton ecco l’Oblo’ di Krancic
di Alfio Krancic
Dopo la Finestra di Overton ecco l’Oblo’ di Krancic

Naturalmente i politici di destra sono quelli che fanno finta all’inizio di opporsi e poi si adeguano, essendo perfettamente allineati alle disposizioni delli Superiori.
“Famiglia e bullismo”
Cinzia Notaro intervista Gianfranco Amato
“Famiglia e Bullismo”. Un incontro tenutosi di recente presso l’Abbazia di Santa Scolastica in Bari. Emarginazione, umiliazione pubblica, violenze fisiche, psicologiche e verbali, bullismo, cyberbullismo.
Ne sono succubi secondo gli ultimi dati resi noti da “Terre des Hommes” soprattutto i giovani in età adolescenziale, che finiscono col soffrire nella maggior parte dei casi di ansia sociale, attacchi di panico, disturbi alimentari, depressione, autolesionismo.
Utero in affitto, identità di genere gli altri temi affrontati nel corso del dibattito.
Sono intervenuti: Enzo Fortunato Presidente Europa Benedettina , Manuela Antonacci di ProVita e Famiglia, Paolo Scagliarini direttore de “La Fiaccola”, Samuele Lella di Gioventù Nazionale Bari, Michele Picaro Consigliere regionale di Fratelli d’Italia e l’avv. Gianfranco Amato che abbiamo avuto l’onore d’intervistare, Presidente dell’Associazione Giuristi per la Vita, nominato il 26 giungo 2023 Direttore del Comitato Tecnico Scientifico dell’Osservatorio permanente sulle Famiglie della Regione Siciliana, con decreto assessoriale 103 del 27 giugno 2023: “Ho ricevuto questa nomina conferitami con decreto dell’assessore regionale alla famiglia, alle politiche sociali e al lavoro – ha specificato – per un ruolo riservato ad “esperti” di comprovata esperienza, competenza e professionalità. Si tratta certamente di un gratificante riconoscimento del lavoro svolto in questi ultimi quindici anni, ma soprattutto di una grande responsabilità. Ho deciso di accettare questa sfida perché sono convinto che la Sicilia possa diventare un laboratorio di politiche volte a valorizzare la famiglia a livello non solo italiano ma anche europeo. L’idea è quella di partire da una legge approvata esattamente venti anni fa – mi riferisco alla legge regionale 10 del 31 luglio 2023 – che aveva proprio come oggetto quello della «valorizzazione e tutela della famiglia». Si tratta di una legge avveniristica per l’epoca in cui fu approvata, e dovuta sostanzialmente alla particolare sensibilità sul tema della famiglia dell’allora presidente della regione Totò Cuffaro. Il punto è che non fu mai pienamente attuata. Credo che oggi ci siano le condizioni politiche a livello regionale e nazionale, per dimostrare che la famiglia non deve essere considerata una sorta di “corpo moribondo” da sostenere con sussidi, sovvenzioni, bonus, ecc., ma una vera e propria risorsa economico-sociale. Bisogna passare dalla logica dell’accanimento terapeutico, che guarda alla famiglia come ad un “peso sociale” da sostenere finanziariamente, alla logica della valorizzazione, che considera la famiglia nella prospettiva indicata dall’art.1 della Legge regionale 10/2003, ovvero quella di un «soggetto sociale di primario riferimento» per le politiche regionali. La Sicilia può diventare un interessante laboratorio per sperimentare politiche familiari innovative – ha dichiarato – e introdurre iniziative volte a tutelare e valorizzare la famiglia, grazie anche all’amplia autonomia legislativa regionale e alle possibilità concesse da una legge avveniristica (L.R. 10/2003) che, dopo vent’anni di congelamento, ora potrà finalmente vedere la sua integrale applicazione. Ci aspetta un grande lavoro”.
Venendo ai temi dell’incontro, l’utero in affitto, rappresenta un vero e proprio sfruttamento della donna che diventa un mezzo per avere un figlio a tutti i costi ed è pagata per questo, come in qualunque altro rapporto commerciale. Il bambino le viene letteralmente strappato, come se lei fosse solo un contenitore servito alla realizzazione dell’opera. Il mondo delle tenebre non finisce mai di sorprenderci !
L’ho definita una “barbara pratica”. Da giurista, è inconcepibile il fatto che un essere umano possa essere considerato oggetto di un contratto commerciale. Per trovare un precedente simile nella Storia del Diritto occorre ricorrere all’istituto della schiavitù. Non mi sembra un gran precedente. E nemmeno un gran progresso. In realtà le donne sfruttate sono due. Da una si ottengono gli ovociti contenenti il prezioso DNA, mentre l’altra viene semplicemente utilizzata come un contenitore. Infatti, normalmente gli ovociti vengono scelti accuratamente: di solito si tratta di una giovane donna di razza caucasica, bionda, con occhi azzurri, quoziente intellettivo alto, ecc. Mentre il contenitore lo si fa fare ad una donna del terzo mondo. In India esiste un disgustoso traffico di donne che hanno disperatamente bisogno di soldi e si prestano a questa vergogna. I committenti maschi non utilizzano una sola donna – sarebbe più semplice ed economico – perché in questo caso la donna rischierebbe di sentire come proprio il figlio e potrebbe rifiutarsi di farselo strappare via. Così, è preferibile sfruttarne due di donne, senza che nessuna delle due si affezioni troppo all’oggetto del contratto. Alcune femministe balbettano qualche critica, ma quel mondo, soprattutto il mondo omosessualista, è fermamente a sostegno di questa barbara pratica.
Occorre far prevalere il concetto che avere un figlio non è un diritto. Non esiste un diritto al bambino, ma c’è il diritto alla vita riconosciuto dalla Corte Costituzionale, il diritto di conoscere le proprie origini. Seguono poi i diritti ad essere educato dai propri genitori, alle relazioni familiari, e alla sua famiglia. Si può affermare che con la pratica dell’utero in affitto il nascituro è privato dei suoi diritti fondamentali?
Ci sono importanti documenti a livello internazionale che riconoscono il diritto di un bambino a crescere in un contesto che favorisca il suo sviluppo armonico attraverso l’educazione complementare di un individuo biologico di sesso maschile, il padre, e un individuo biologico di sesso femminile, la madre. Questo è un dato oggettivo derivato dalla natura. Privare un bimbo di una madre o di un padre, è una forma crudele e spietata di egoismo da parte di due adulti. Nessun bambino vuole nascere orfano. Semmai dobbiamo chiederci che tipo di civiltà è quella che tra il diritto sacrosanto di un essere debole e indifeso, quale è un bambino, e il desiderio o il capriccio di due adulti, opta per quest’ultimo. È una civiltà dove vige la legge della giungla, in cui prevale il più forte e il più ricco. Qualcosa di molto diverso dal modello che per secoli ha caratterizzato la civiltà occidentale cristiana.
Tornando all’incontro a cui ha partecipato recentemente presso l’Abbazia di S. Scolastica a Bari, la famiglia odierna si prende cura dei propri componenti? Li accompagna a scoprire i propri talenti ? Li porta a riconoscere i veri valori della vita? I genitori danno buon esempio ai propri figli? Ci si rispetta a vicenda? O ci sono muri di silenzio, incomprensioni, mancanza di dialogo? La Tv e i social network hanno preso il suo posto?
Oggi sembra essere smarrito, non solo nella famiglia ma anche nella scuola, il concetto stesso di educazione. Che cosa significa educare? Tre verbi latini mi pare rendano bene l’idea di questa delicatissima funzione: educĕre/tradĕre/introducĕre. Se, infatti, la stessa derivazione etimologica del termine offre l’idea di “tirar fuori” ed estrarre le potenzialità di un figlio o di uno studente (educĕre), questa idea non può prescindere da altri due aspetti fondamentali.
Il primo è legato alla tradizione (tradĕre), ovvero al compito di “consegnare”, “trasmettere” il patrimonio di sapienza e di fede ricevuto dagli avi. E’ proprio il legame con la tradizione a costituire uno dei fattori originali delle dinamiche dell’evento educativo. La tradizione rappresenta il cuore dell’identità di un individuo, al punto che il suo disconoscimento non solo lo priva di un’origine, ma, scollegandolo dalle generazioni che lo hanno preceduto, lo immerge in un micidiale cocktail fatto di individualismo relativista, di cinico scetticismo e di squallido edonismo. A volte teleguidato da Tv e social network. L’assurdo ripudio della tradizione – falsamente immaginato come emancipazione in funzione di progresso – ha fatto dilagare tale micidiale cocktail nell’attuale sistema educativo e persino nella famiglia, dove insegnanti e genitori, succubi del pensiero unico dominante, hanno timore e addirittura vergogna di tradĕre l’eredità culturale fatta di principi, valori e ideali ricevuti dalle generazioni precedenti. Solo il legame con la Tradizione può consentire oggi ad un giovane di acquisire un giudizio critico capace di osservare la realtà senza il paraocchi del pregiudizio ideologico e di guardare al di là delle false apparenze. Solo così un giovane può essere veramente libero e far fallire i tentativi di manipolazione che il Potere ininterrottamente mette in atto – anche attraverso la distruzione della famiglia – per arrivare ad avere davanti a sé un uomo isolato, un pezzo di materia, un cittadino anonimo e privo del senso del destino. Il secondo aspetto concerne la funzione ultima della stessa educazione, ossia quella di introdurre (introducĕre) alla realtà nella totalità dei suoi fattori, proprio perché è insita nel cuore dell’uomo la domanda di senso totale, che non potrà mai trovare risposta in una ragione dimostrativa o scientifica. Ma chi oggi educa più in famiglia al riconoscimento di queste domande fondamentali dell’uomo?
L’istituzione della famiglia e del matrimonio sono stati istituiti prima del cristianesimo, vero?
La prima immagine che noi abbiamo di una famiglia, senza aggettivi (naturale, tradizionale, ecc.), è quella di una semplice famiglia fatta di madre, padre, figli, punto, risalente al periodo preistorico. Nel 2005 ad Eulau, in Germania, gli archeologi hanno scoperto alcune tombe del periodo neolitico superiore. In una di esse hanno trovato i resti di quattro esseri umani: un uomo, una donna, e due bambini. Attraverso l’esame del DNA è stato dimostrato che si trattava di una famiglia: padre, madre e figli. Li avevano sepolti abbracciati tra di loro, e ciò fa intendere che sarebbero morti nello stesso momento. Gli scienziati hanno ricostruito attraverso un disegno i membri di quella famiglia, un’immagine molto commovente, ma che ci dice qualcosa di molto importante: in quell’epoca non esisteva nessuno Stato, nessun Parlamento, nessuna legge, nessuna Chiesa. Esisteva la famiglia, elemento naturale che precede tutte queste istituzioni. Per questo si dice che la famiglia è un elemento pre-politico e pre-giuridico. Nessuna istituzione umana e nessuna religione ha dato origine alla famiglia.
E che la famiglia fosse ritenuta una cellula della società risale alle più antiche civiltà, così come ha ripetuto più volte durante il suo intervento.
Uno dei primi a teorizzare in maniera “scientifica” questo concetto fu Aristotele nella sua opera Politica. Ci furono, poi, anche altri grandi pensatori del passato, come per esempio Cicerone che nel De Officiis spiega, appunto, che «prima societas ipso coniugio est», la famiglia è la cellula della società. Sempre in quell’opera, Cicerone riteneva la stessa famiglia come «principium urbis», fondamento della società e «seminarium rei publicae» un vivaio dello stato. Il concetto è poi passato nei grandi pensatori della Tradizione cristiana. Pensiamo, per esempio, a Sant’Agostino che ha espressamente definito la famiglia «particula civitatis», ovvero «la cellula della società e il suo principio» (De Civitate Dei, XIX 16). E così tutti gli altri grandi filosofi e teologi del cristianesimo. Sempre Sant’Agostino insegnava che «il primo naturale legame della società è quello tra uomo e donna (De bono coniugali, I, 1), e che «il matrimonio si chiamò così dalla radice etimologica mater» (Contra Faustum manichaeum, XIX 26). Per questo le unioni contro natura tra persone dello stesso sesso non possono essere qualificate come matrimonio e quindi dare vita ad una famiglia. Del resto lo dice anche la nostra Costituzione all’art. 29, il quale recita che «La Repubblica riconosce la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». È interessante anche il verbo utilizzato in quell’articolo : «riconosce». Riconosce significa semplicemente prende atto di una realtà naturale che preesiste allo Stato. Non si dice la Repubblica istituisce la famiglia e ne disciplina le modalità di costituzione ed estinzione. La famiglia naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, ripeto, non è una creazione dello Stato e, quindi, non può essere modificata dallo stesso. Ancora più assurda ritengo la pretesa avanzata da alcuni movimenti omosessualisti di celebrare “nozze” tra persone dello stesso sesso nelle chiese. La libertà religiosa – che ricordiamo è un diritto fondamentale dell’uomo – non può essere conculcato in nome di un desiderio, o meglio di un capriccio di due persone che hanno un particolare orientamento sessuale.
Si può dire che c’è un piano infernale contro la famiglia, contro la fede, contro l’Europa cristiana?
Io ho avuto la grazia e il privilegio di conoscere personalmente, e frequentarlo negli ultimi anni della sua vita, il compianto cardinal Carlo Caffarra. Lui era stato incaricato nel 1981 dall’allora Pontefice di fondare l’Istituto per gli studi sul matrimonio e la famiglia. Caffarra ricordava spesso dalle mani di Suor Lucia di Fatima, una lettera in cui la veggente profetizzava che lo scontro finale tra Satana e il Regno di Cristo sarebbe avvenuto proprio sulla famiglia. Il Nemico dell’uomo non potendo attaccare direttamente il Creatore avrebbe attaccato la creatura, colpendo innanzitutto il luogo in cui essa nasce, cresce, si educa e si sviluppa. Chi ha fede crede a questa chiave di lettura. Non v’è dubbio, poi, che vi sia in atto una vera e propria guerra ideologica e cultura contro le radici cristiane dell’Europa. Basti pensare che lo stesso riferimento a tali radici è stato tolto dal preambolo della bozza della Costituzione europea.
Il fine di questa cultura della morte è annientare l’unica forma di difesa dell’uomo, la famiglia, e spingerlo all’individualismo per farne un essere debole e fragile, facilmente plagiabile?
La famiglia è l’ultimo, piccolo, angusto spazio di libertà tra la persona e il Potere. Per questo il Potere vuole eliminarlo. Il Potere vuole un uomo solo, isolato, senza un luogo d’appartenenza, senza radici, fragile, indifeso. Un individuo perfettamente manipolabile. Come diceva il grande scritto inglese Chesterton la famiglia è un «test of freedom», un test di libertà, perché «è l’unica cosa che un uomo libero fa da sé e per sé». Mons. Luigi Giussani, che è stato il mio Maestro, già trent’anni fa insegnava che l’interesse del potere a distruggere la famiglia è duplice: 1) distruggendo questa primordiale unità-compagnia dell’uomo, il potere riesce ad avere davanti a sé un uomo isolato che senza forza, resta un pezzo di materia, un cittadino anonimo, privo del senso del destino, privo del senso della sua ultima responsabilità e che si piega facilmente al dettato delle convenienze. La famiglia è attaccata per far sì che l’uomo sia più solo, privo di tradizioni che gli consentano di veicolare responsabilmente qualcosa che possa esser scomodo per il potere o che non nasca dal potere; 2) distruggendo la famiglia si demolisce l’ultimo e più forte baluardo che resiste naturalmente alla concezione culturale che il potere introduce, dando spazio ad una realtà in cui il bene sia l’istinto o il piacere, o meglio ancora il calcolo.
A proposito dell’identità di genere, il relativismo morale impera: un uomo vuole diventare donna, e viceversa. E quello che è più triste è che sono arrivati a provocare disagio anche nei bambini facendogli sorgere dubbi sulla propria identità sessuale. Vogliono distruggere la purezza dei piccoli. Il gender propagato nelle scuole… i piccoli vengono corrotti ancor prima che prendano consapevolezza della gravità di certi insegnamenti! Non pensa che sarebbe bene far frequentare ai propri figli per difenderli dal male scuole parentali cristiane?
È un tema molto complesso che non può essere liquidato con una risposta da intervista. Quello che posso dire è che la cosiddetta ideologia gender più che una forma di relativismo morale integra un vero e proprio relativismo materiale. Si nega la realtà. È una sorta di delirio collettivo che rischia di distruggere la società, e certamente svuota la base antropologica della famiglia. La cosa più grave è che spesso si assiste ad un indottrinamento ideologico nelle scuole, partendo proprio dai più piccoli, i soggetti più facilmente plasmabili. Del resto ogni regime totalitario utilizza l’indottrinamento scolastico, e l’attuale dittatura del pensiero unico in cui stiamo vivendo non fa eccezione. Ritengo che l’opzione delle scuole parentali sia da prendere in seria considerazione. Continuo a conoscere esperienze disseminate in tutta Italia, davvero edificanti e che aprono una luce di speranza. Avessi dei figli in età scolare, opterei senza dubbio per questa soluzione rispetto all’alternativa di un campo di rieducazione dove giovani sono costretti all’indottrinamento dell’ideologia woke, del politicamente corretto, della cancel culture, della prospettiva omosessualista.
L’era sessantottina ha portato al caos. Da qui la mancanza di rispetto dei figli nei riguardi dei genitori, degli alunni riguardo gli insegnanti, della moglie rispetto al marito. Questa rivoluzione è stata graduale e lentamente ha provocato un vero disastro, quello che vediamo adesso? Com’era la famiglia decenni fa e com’è oggi? La donna che responsabilità ha nel degrado morale e spirituale attuale? Il suo lavoro fuori casa le impedisce di avere cura del focolare domestico e di svolgere il ruolo fondamentale che Dio le ha affidato nel far crescere in età e grazia i propri figli e di essere accanto al proprio marito per aiutarlo e sostenerlo: Il Signore disse: «Non è bene che l’uomo sia solo, facciamogli un aiuto simile a lui», Gen 2,18.
Su che cosa abbia significato l’esperienza storica che va sotto il nome di “Sessantotto” e su quali siano stati gli effetti esiziali che ancora oggi perdurano, rinvio all’interessante saggio di un mio carissimo e fraterno amico: Giovanni Formicola. Credo che il suo libro intitolato “Sessantotto Macerie e Speranza” sia uno dei testi più illuminanti ed utili per comprendere in profondità quel fenomeno. Senza dubbio una vera rivoluzione che ha preso di mira anche l’istituto della famiglia quale cellula della società, in un’ottica ideologicamente distruttiva.
Assistiamo anche ad una certa manipolazione linguistica: la contraccezione viene descritta come “controllo del proprio corpo”; l’aborto (uccisione del nascituro) come “interruzione volontaria della gravidanza”; gli assassini degli innocenti sono chiamati “pro-scelta” e gli omosessuali “gay”, ovvero gaudenti. Ne consegue che l’arte, la musica sono state stravolte da cambiamenti culturali, che si allontanano da qualsiasi cosa che assomigli alla moralità cristiana.
Anche il regime totalitario in cui viviamo, come tutti i regimi totalitari che si rispettino, utilizza la manipolazione linguistica. Basta ricordare la celebre “neolingua” ipotizzata dallo scrittore George Orwell nel suo romanzo di fantascienza distopica 1984. Agli esempi che ha fatto Lei potremmo aggiungere anche “maternità di sostegno” per indicare la barbara pratica dell’utero in affitto, o la “procreazione medicalmente assistita” per indicare la procreazione artificiale. Cercano sempre di dare una valenza positiva a cose che, in realtà, sono sempre contro natura e contro l’uomo. Vittime dell’imperante totalitarismo ideologico e culturale in atto certamente anche la Storia, l’Arte, la Musica, basti pensare all’inquietante fenomeno noto come “cancel culture”.
Da cosa nasce la disgregazione familiare a livello giuridico, e la Chiesa cattolica è ancora davvero convinta dell’indissolubilità del matrimonio?
È stato il divorzio a rendere le relazioni umane e la società molto più liquide, e la solubilità del matrimonio ha incrinato la stessa stabilità della convivenza civile. Questo lo si deve onestamente ammettere, prescindendo da qualunque valutazione di carattere religioso, sacramentale, teologico. È possibile, infatti, parlare di matrimonio indissolubile anche da un punto di vista squisitamente laico. Se la famiglia è la cellula della società, uno Stato ha interesse a che la cellula sia solida. Una cellula liquida, infatti, rende liquida tutta la società. Non serve la fede, del resto, per comprendere anche la necessità del matrimonio indissolubile per il destino dei figli, il loro sostentamento e la loro educazione. Come ricordava il grande filosofo francese Gustave Thibon, se prima di sposarsi un individuo è consapevole dell’irrevocabilità del matrimonio, è anche indotto a non avventurarsi alla leggera in quel vicolo cieco che ha il muro di chiusura alle spalle; come il conquistatore che brucia i suoi vascelli per togliersi prima della battaglia ogni possibilità di ritirata, i fidanzati che acconsentono a legarsi l’uno all’altro fino alla morte, si procurano da questa “idea-forza” una garanzia preliminare contro tutti gli eventi del destino che minacceranno il loro amore. Al contrario, la sola idea del divorzio possibile prende dimora tacitamente nel profondo dell’anima, come un verme deposto da una mosca in un frutto in formazione e che ne divorerà un giorno la sostanza. L’esperienza ha più volte dimostrato, infatti, che in alcune circostanze, specie quando si tratta di grandi prove, è sufficiente considerare una cosa come possibile perché essa divenga necessaria. Si tratta di un dato psicologico elementare che da solo basta a sfatare, tra l’altro, il mito del cosiddetto “matrimonio di prova”.
Per questo resto basito quando mi riferiscono che ad alcuni “corsi prematrimoniali” è lo stesso parroco a spiegare ai nubendi, che, in fondo in fondo, se poi le cose vanno male, resta sempre aperta l’opzione del divorzio. Non mi addentro in tutte le polemiche sull’interpretazione dell’enciclica “Amoris Laetitia”, e neppure nella triste vicenda dei legittimi “dubia” sollevati da quattro cardinali della Chiesa cattolica (rimasti peraltro senza risposta), ma credo che l’orientamento attuale della Sacra Rota sia sempre più, diciamo, permissivo. È lo spirito del mondo che aleggia dentro la Chiesa.
Fonte: https://www.lafiaccola.it/wp/famiglia-e-bullismo/
VITTORIA E GIUSTIZIA: I PRINCIPI
di Alexandr Dugin
Nella nostra società sono urgenti cambiamenti assolutamente necessari. Solo questi possono portarci alla Vittoria, e senza la Vittoria non ci sarà la Russia. Oggi tutti lo capiscono. Per salvare il popolo e lo Stato, dobbiamo cambiare e farlo in modo radicale e urgente.
La nostra società manca fatalmente di giustizia. Diamo una risposta chiara: cos’è la giustizia e come raggiungerla.
Idea russa
Abbiamo bisogno di un’ideologia patriottica chiara e accessibile a tutti. L’intera società deve capire chiaramente chi siamo come popolo, da dove veniamo e dove stiamo andando. Smettere di avere paura del russo. Dobbiamo essere orgogliosi di essere russi. L’amore per la Madrepatria non deve farci vergognare. Occorre innalzare l’Idea Russa sul piedistallo e metterla al centro della politica, della cultura, dell’industria – al centro dell’esistenza sociale.
È sulla base dell’Idea russa che vanno costruite le politiche educative, sociali, culturali, l’educazione, il codice di comportamento di tutti gli strati della società, a partire dai vertici del Paese.
Non c’è valore più alto che dare la vita in nome della Patria. Non c’è peccato più terribile e crimine più efferato del tradimento della Madrepatria, la Russia.
L’Idea Russa deve sostituire completamente quella importata dall’Occidente egoista, il liberalismo, idea che è di fatto russofoba e sovversiva del nostro sistema di valori; deve essere eliminata una volta per tutte, porta automaticamente all’atomizzazione, all’alienazione e alla distruzione dell’unità nazionale; inoltre, sotto lo slogan della libertà, i liberali generano nuovi modelli di schiavitù e controllo universale. Questa è la cultura dell’annullamento.
O noi, dai funzionari ai cittadini comuni, giuriamo immediatamente all’Idea russa, o ci aspetta una catastrofe ancora più terribile di quella che abbiamo affrontato di recente.
Ortodossia
Dopo essersi allontanata da Dio, l’umanità ha rifiutato se stessa. L’Occidente moderno lo dimostra con tutto il suo candore. La fede è sconfitta, non ci sono più santuari, ma è con questa che siamo in conflitto mortale. La civiltà atea e materialista combatte contro di noi, ben sapendo che la Russia, anche nella sua forma attuale indebolita e ridotta, rimane l’ultima isola della società tradizionale, una roccaforte dei valori spirituali e, in fondo, della Fede, che le varie ideologie politiche – dal comunismo al liberalismo – non sono riuscite a sradicare dal nostro popolo nel corso dell’ultimo secolo. L’uomo russo rimane un uomo di fede, anche se non se ne rende ancora pienamente conto.
Dio non è, però, nella gerarchia ecclesiastica, non è in un’istituzione. È nella fede, nella tradizione, nei sacramenti della Chiesa, e la Chiesa non è un’istituzione, è il nostro cuore, donato nel rito del Santo Battesimo alla Divinità luminosa e buona, che a sua volta ha dato la vita per la nostra salvezza. La religione è un dono per il Dono e se c’è un Dono, c’è anche Colui che dona.
Dio è il fondamento di tutto, l’inizio e la fine. Egli crea il mondo e lo giudicherà alla fine. Se l’uomo si allontana da Dio, anche Dio può allontanarsi da lui e allora niente potrà salvarci e noi siamo sull’orlo dell’abisso. Non a caso si sentono sempre più spesso le parole minacciose “Apocalisse”, “Armageddon”, ecc.
Basta con le mezze misure. I russi devono tornare al loro Padre celeste. Dopo tutto, stiamo combattendo la Sua guerra, nel Suo nome e per la Sua gloria.
O torniamo immediatamente alla nostra Madre Chiesa, o ci aspetta una catastrofe ancora peggiore di quella che abbiamo affrontato di recente. [il punto è che la Russia dovrebbe tornare alla Santa Madre Chiesa di Roma, sciogliendo le riserve sul “Filioque” e riconoscendo il Primato di Pietro nella città eterna. Oggi non lo può fare realmente perché la Sede è occupata dai modernisti, ma lo può fare almeno idealmente, n.d.r.]
Impero
Il tipo di governo politico più giusto e armonioso è l’Impero. Una parte significativa della nostra storia l’abbiamo vissuta nell’Impero, e fu agli zar russi che passò la corona imperiale di Bisanzio. L’Impero è più di un semplice Stato, è una grande potenza dotata di una missione sacra, un impero non si limita a governare su vasti territori e numerosi popoli; l’impero conduce l’umanità alla meta più alta, alla salvezza e all’unità.
La Russia come impero comprende diversi popoli, culture e confessioni, mentre i russi, gli ortodossi, erano e restano il suo nucleo centrale. Ciò non significa che gli altri popoli siano subordinati. L’Impero apre la strada al governo a tutti coloro che hanno dimostrato con atti, imprese, capacità e lealtà di essere suoi degni figli.
La democrazia liberale, impostaci dall’Occidente, è disastrosa per il Paese, in quanto atomizza la società, lo atomizza, mina la solidarietà e l’unità.
Abbiamo bisogno di un Impero che garantisca la giustizia sociale. Un impero del popolo, libero dall’onnipotenza di oligarchi e rampanti che traggono profitto dalla miseria della gente. Forse non ci sono mai stati imperi ideali nella storia… allora costruiamone uno! L’impero non riguarda il passato, ma il futuro.
Solo un aperto appello all’Impero e alla sua eredità ci darà il diritto ultimo di combattere e vincere la guerra che stiamo combattendo. Nessun piccolo nazionalismo aggressivo può reggere il confronto con la potenza imperiale; di più, per coloro che in Ucraina non hanno ancora perso completamente la testa, un posto nell’Impero e la fedeltà all’Impero possono essere un motivo serio per passare dalla nostra parte.
Altrimenti, potrebbe sembrare che due Stati liberal-democratici siano in guerra tra loro. Entrambi si considerano parte del mondo occidentale e cercano di integrarsi al più presto, scegliendo percorsi e mappe stradali diverse e questo svaluta le gesta eroiche dei nostri eroi e priva la guerra della sua dimensione sacra. In guerra, non vince solo il più forte in termini di tecnologia e forza materiale, ma quello il cui ideale è più grande, più alto. Dopo tutto, le idee sono potere. E non c’è idea più potente di quella dell’Impero.
O iniziamo subito a costruire l’Impero, o andremo incontro a una catastrofe ancora più terribile di quella che abbiamo affrontato di recente.
Fermare l’estinzione del popolo russo
Ci stiamo estinguendo, ogni anno ci sono sempre meno russi, se non invertiamo immediatamente questa tendenza catastrofica, il nostro popolo scomparirà dalla faccia della terra nel corso di questo secolo o si trasformerà in una minuscola minoranza. Come salvare la nazione?
Riportare anzitutto immediatamente i valori tradizionali: spirito, moralità, famiglia forte – come indispensabili. Solo le società tradizionali possono vantare una crescita demografica. Più la modernizzazione e il liberalismo sono estesi, meno persone ci sono. Pertanto, tutte le tendenze che vanno contro la Tradizione, la cultura religiosa spirituale russa, dovrebbero essere legalmente proibite.
La pratica di sostituire i russi che stanno scomparendo con immigrati importati – con un’identità aliena e in nessun modo intenzionati a diventare parte del nostro popolo – è criminale e deve essere fermata immediatamente.
Il fatto sociologico e statistico inconfutabile è che nelle condizioni delle città moderne, sempre e in tutti i Paesi e le civiltà, c’è un declino e una degenerazione demografica. Le grandi città sono assassine di famiglie forti con molti figli, fonte di impurità morale, dissolutezza e perversione. È urgente avviare la disaggregazione delle megalopoli, fornire a tutti i russi la terra e la possibilità di viverci, di prendersi cura dei parenti e di possedere un’eredità inalienabile – un nido familiare.
È necessario dare finalmente al popolo russo la terra. In diverse fasi della nostra storia, l’una o l’altra forza ha proposto questo giusto slogan, ma ogni volta i russi sono stati nuovamente ingannati, sia dai proprietari terrieri, sia dai bolscevichi, sia dai liberali degli anni Novanta. Solo la terra che fa nascere il pane, il capofamiglia, è in grado di dare un impulso all’aumento del tasso di natalità.
O invertiamo immediatamente la situazione demografica, o andremo incontro a una catastrofe ancora peggiore di quella che abbiamo affrontato di recente.
Vietare l’usura
Gli alti tassi di interesse e la completa dipendenza dell’economia russa dall’inserimento nel sistema del capitalismo finanziario globale portano all’eccessiva ricchezza dell’élite finanziaria e all’impossibilità per la maggioranza della popolazione di sfuggire alla povertà. L’oligarchia finanziaria, che ha schiavizzato quasi tutta la società russa con i prestiti, trae profitto dall’applicazione di alti tassi di interesse bancari e dai mutui.
Questo sistema deve essere radicalmente ristrutturato. Invece del credito commerciale, è necessario passare al credito sociale – con tassi di interesse pari a zero o addirittura negativi, che aumenterà drasticamente la ricchezza totale del popolo, espressa in case costruite, beni creati, produzione consolidata, e non in astratti indicatori macroeconomici.
Lo Stato dovrebbe distribuire equamente le opportunità finanziarie tra tutta la popolazione, ponendo fine all’onnipotenza dell’oligarchia e dell’ufficialità corrotta.
Questo modello economico, di fatto coloniale, si è formato in Russia negli anni ’90 del secolo scorso e oggi impedisce lo sviluppo armonioso e progressivo del potenziale creativo del Paese ed è enorme e solo artificialmente frenato dalla politica monetarista delle autorità.
O cambiamo immediatamente il vettore economico da liberale-oligarchico e monetarista a uno socialmente orientato, o andremo incontro a una catastrofe ancora peggiore di quella che abbiamo affrontato di recente.
Vincere la guerra con l’Occidente
In Ucraina siamo impegnati in una guerra feroce non tanto con il regime neonazista e russofobo di Kiev, quanto con l’Occidente collettivo. Non si tratta solo di un conflitto regionale o della risoluzione di questioni controverse di geopolitica, economia e strategia militare. Si tratta di una guerra di civiltà. L’Occidente moderno ha gettato le sue maschere e si presenta apertamente nella sua vera forma: da tempo ha dichiarato guerra a Dio, alla Chiesa e alle basi politiche e culturali della società tradizionale, e oggi sfida direttamente l’uomo stesso. La civiltà occidentale moderna sta distruggendo le famiglie, legalizzando e persino imponendo in modo aggressivo la perversione, la riassegnazione del sesso, la chirurgia transgender, e persino i bambini ne diventano vittime.
Gli estremisti ambientalisti chiedono di salvare il pianeta dall’uomo. I pionieri dell’ingegneria genetica stanno già conducendo esperimenti sull’incrocio di persone con macchine, con altre specie animali, sperimentando sul genoma, promettendo di dare agli organismi umani l’eternità o una sua parvenza (sotto forma di memoria e sentimenti immagazzinati su server). L’intrusione nel mistero del portare in grembo un feto minaccia una nuova segregazione, perché è già stato lanciato un progetto per allevare una razza superiore, il cui genotipo sarà corretto artificialmente e migliorato al massimo.
La guerra con l’Occidente in Ucraina è una battaglia della civiltà dei popoli, che è rappresentata dalla Russia, che oggi guida il confronto della maggioranza mondiale contro l’egemonia dell’Occidente, con la civiltà che è sulla via della distruzione o della mutazione irreversibile dell’uomo. Tale civiltà è satanica.
Per vincere questa guerra di civiltà, è necessario risvegliare tutta la nostra società, far conoscere a ciascuno dei suoi membri – fino ai bambini – il significato, gli obiettivi e le finalità di questa grande e sacra guerra di popolo. Non è solo la difesa della Madrepatria, è una guerra per la giustizia, che stiamo combattendo non per la vita, ma per la morte. E poiché siamo dalla parte della Luce, la società deve essere purificata, nobilitata ed elevata. La vittoria in una battaglia così decisiva per tutta la storia dell’umanità è un pegno di conservazione dell’uomo come specie. Ancora una volta i russi si sono assunti la missione di salvare il mondo. E oggi tutto dipende da noi.
In questa situazione siamo obbligati a trasmettere a tutti la struggente verità sul significato di questa guerra.
È stato criminale lasciare immutata la cultura dell’intrattenimento che si è sviluppata negli ultimi 30 anni, basata sulla volgarità, sul cinismo, sul ridicolo di tutto ciò che è alto e puro, sull’imitazione di tutti i lati più ripugnanti dell’Occidente. Inoltre, molti personaggi della cultura hanno mostrato il loro coraggio di traditori nelle condizioni della SWO, disertando direttamente dalla parte dei nemici della Russia. Le grida di buffoni, blasfemi e pervertiti posseduti dal demonio minano la fiducia nella nostra vittoria e provocano l’indignazione degli eroi in prima linea e di coloro che hanno già capito quanto sia alta la posta in gioco nel conflitto di civiltà.
Abbiamo bisogno di una cultura completamente diversa che sia all’altezza delle sfide della guerra. La cultura esistente non è affatto una cultura. Non solo non dobbiamo far rientrare i traditori che si sono ravveduti, ma dobbiamo anche allontanare coloro che sono rimasti, conservando il loro stile, il loro snobismo, il loro disprezzo quasi invisibile per il popolo russo e i suoi ideali, le sue linee guida, la sua natura morale.
O ricostruiamo immediatamente la nostra intera società su base militare, o ci aspetta una catastrofe ancora peggiore di quella che abbiamo affrontato di recente.
Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini
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Fonte: https://www.geopolitika.ru/it/article/vittoria-e-giustizia-i-principi
Saviano in Rai, il sondaggio affonda lo scrittore
Gli ultimi dati politici prima della pausa estiva. E poi sondaggio sul clima, sul siluramento di Roberto Saviano dalla Rai e sull’uso delle bombe a grappolo da parte dell’Ucraina. I risultati che emergono dalla ricerca di Termometro Politico sono molto interessanti e meritano di essere osservati.
L’emergenza clima
I dati parlano chiaro. Dai sondaggi emerge una forte polarizzazione tra gli italiani riguardo alle cause dell’emergenza climatica che ha devastato diverse parti del paese con inondazioni, incendi e temperature estreme. Nello specifico, il 50,3% dei rispondenti ha associato questi eventi al cambiamento climatico, mentre il 47,7% non ha visto alcuna correlazione diretta.
I sondaggi politici
Nell’ambito degli aspetti politici, gli ultimi dati raccolti rivela una variazione nelle preferenze elettorali rispetto alla settimana precedente. FDI si conferma stabilmente primo partito del Paese con un incremento di +0,3%, raggiungendo il 29%. Al contrario, Lega e Forza Italia registrano un calo percentuale rispettivamente di 0,3 e 0,2 punti. Il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle vedono invece una lieve ascesa con una variazione positiva dello 0,2% per entrambi: i dem si fermano però al 19,7% e il Pd al 16,2%. Tutti gli altri vengono dietro: Azione 3,6%, Sinistra Italiana e Verdi 3%, Italia Viva di Matteo Renzi e +Europa ferme intorno 2,5%.
Le bombe a grappolo in Ucraina
Su un diverso fronte, i risultati del sondaggio mostrano una forte opposizione all’invio di bombe a grappolo agli ucraini da parte degli Stati Uniti, giudicato come un atto criminale che prolungherà la guerra dal 37,3% dei rispondenti. Per il 33,1% si tratta di una escalation che era meglio evitare.
Saviano, il sondaggio è una batosta
Riguardo al recente stop al programma Insider dello scrittore Roberto Saviano, un rispondente su due (50,3%) ha visto questa decisione con favore, considerando Saviano “di parte e fazioso, non autorevole né adatto alla TV pubblica”. A questi va aggiunto il 4,9% dei rispondenti secondo cui, benché la presenza di Saviano sia apprezzabile, è “legittima” la scelta aziendale di non mandare in onda Insider. D’altra parte, solo per il 28,2% degli intervistati, la cancellazione del programma è stata ingiusta, in quanto Saviano è visto come “scrittore di grande spessore e le voci non gradite al Governo vengono epurate”. Mentre per un altro 10,7% avrebbe comunque potuto avere un ruolo in Rai.
L’Ecodittatura getta la maschera
di Raffaele Amato, Viceresponsabile Christus Rex
L’Ecodittatura getta la maschera – Arriva tardi, Giorgia Meloni, con il suo progetto presidenzialista.
Arriva tardi perché, seppure non ufficialmente, siamo già in una repubblica presidenziale, in cui il Presidente detta l’agenda della politica e la sua linea.
Avevamo avuto già un assaggio di questo presidenzialismo strisciante ai tempi di Napolitano, non a caso soprannominato “Re Giorgio”.
Ultimamente, con le sue nette prese di posizione sul conflitto in Ucraina, sul gender, sulla commissione Covid, sulla cosiddetta transizione ecologica e molto altro, Mattarella sembra muoversi quasi più da capo politico che come figura super partes. In occasione della Cerimonia del Ventaglio, davanti ai giornalisti parlamentari, si è detto sbalordito del fatto che si dibatta sull’emergenza climatica.
I dogmi green
Insomma, i dogmi proclamati da Frans Timmermans e compagnia green vanno messi in pratica senza discutere e guai a citare dati e fonti che smentiscono, questi sì scientificamente, gli assunti di Bruxelles.
La radicalizzazione delle posizioni in merito ai temi del cambiamento climatico sta conoscendo un improvviso salto di qualità e così emergono atteggiamenti totalitari nemmeno troppo velati.
Ad iniziare le danze più recenti è stato Angelo Bonelli, dell’Alleanza Sinistra-Verdi, a cui non è sembrato vero di poter uscire dalle nebbie dell’inesistenza che contraddistinguono la sua esperienza politica e, sfoggiando un’impostazione sovietica, eccolo proporre il reato di “negazionismo” per chi osa discutere i dettami green.
Negazionista!
Certo, l’Italia è da tempo abituata a vedere il diritto di opinione – sancito dall’art.21 della “Costituzione-più-bella-del-mondo” – ridicolizzato dalle leggi Scelba e Mancino, per cui Bonelli si è sentito supportato da tanta giurisprudenza. Insomma, la finestra di Overton sul “pensa come vuoi, basta che pensi come noi” è già aperta da un pezzo.
Il termine “negazionista”, poi, è il nuovo marchio di infamia da gettare addosso all’avversario quando si vuole escluderlo dal consesso civile e trasformarlo nel peggiore dei mostri. Funziona molto bene.
Quindi ecco il prossimo passo: il pensiero unico -sul green ma non solo, il ricordo del ddl Zan è ancora fresco – imposto a colpi di sentenze e di manette.
Resosi conto di averla sparata un po’ troppo grossa, il deputato verde ha cercato di rimediare affermando di non voler colpire il diritto di opinione – ma quando mai? – bensì la “diffusione di notizie false”.
Ora, in pieno regime di relativismo, a chi spetti decidere la veridicità delle notizie, Bonelli non lo spiega, ma lo accenna soltanto.
La Scienzah, quella con l’”h” finale, quella che non ammette dibattito, ma che pretende di dimostrarsi da sola. Il contrario della vera scienza, in sostanza. Quella comunità -poco- scientifica autoreferenziale, a cui si sono abbeverati i Timmermans e le Grete con il ditino alzato, deciderà cosa è vero e cosa è falso, su cosa si potrà dibattere e cosa invece dovrà essere accettato senza riserve. Stupisce e un po’ diverte che l’area politica da cui partono le proposte più repressive verso la libertà di pensiero, stia ancora festeggiando in pompa magna la liberazione di Patrick Zaki, detenuto per reato di opinione.
Di fronte alle sparate dei Bonelli, l’Egitto di Al-Sisi sembra quasi un’oasi di libertà.
Fonte: https://www.2dipicche.news/lecodittatura-getta-la-maschera/
La Cina e la globalizzazione, la leadership statunitense e l’Europa vassalla
l’EDITORIALE DEL LUNEDI (articolo pubblicato anche su www.2dipicche.news www.info.hispania.it e www.vocesdelperiodista.it (in Spagna e America Latina)
di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2023/07/31/la-cina-e-la-globalizzazione-la-leadership-statunitense-e-leuropa-vassalla/
QUALCHE RIFLESSIONE SULLA VIA DELLA SETA
Uno degli argomenti principali più attuali del momento, è il dibattito sulla cosiddetta Via della Seta. Come sostiene il Prof. Fabio Massimo Parenti (docente all’Istituto Lorenzo de’ Medici di Firenze) sulla rivista Eurasia (3/2023), essa è, “in estrema sintesi, una proposta cinese di cooperazione internazionale, incentrata sull’aumento della della connettività terrestre, marittima ed aerea a livello intercontinentale”.
E’ più che legittimo interpretare questo enorme piano di investimenti come una nuova opportunità per affrontare i problemi globali, potenziando il multilateralismo e migliorando la cooperazione mondiale sul piano della governance, delle modalità per affrontare la povertà, lo sviluppo ineguale, le guerre, il degrado ambientale.
Il progetto cinese parla di trilioni di dollari ed è aperto a tutti i paesi del mondo. Continua il Prof. Parenti: “[…] Così come definito nel XIX Congresso nazionale del 2017, il Partito Comunista Cinese si è posto due macro-obiettivi: primo, costruire nuove forme di relazioni internazionali, incentrate sulla cooperazione vantaggiosa per tutti ed il rispetto reciproco, e, secondo, creare una comunità dal futuro condiviso per tutta l’umanità”.
Questo modello andrebbe, a tutti gli effetti, a sostituire la globalizzazione con leadership statunitense ed Europa vassalla. Per questo, negli ultimi anni, l’Occidente ha demonizzato il progetto cinese, accusandolo di tutto e di più, soprattutto delle nefandezze predatorie compiute nei confronti del “Sud del mondo”, che, in realtà, sono state perpetuate per gli interessi degli USA e dei suoi alleati. In particolare, la Cina viene accusata di voler intrappolare i paesi in via di sviluppo in una rete di debiti, che costoro hanno contratto, però, nel predominio finanziario del blocco occidentale, tanto che “secondo Zhao Lijan, portavoce del Ministero degli Affari Esteri, sarebbe un ennesimo esempio “della diplomazia delle menzogne in stile americano” “.
Nel recentissimo viaggio a Washington, il premier italiano Giorgia Meloni ha incontrato il Presidente Joe Biden e parlato anche della Via della Seta. Già in Senato Meloni ha detto che “la questione va maneggiata con delicatezza, cura e rispetto, coinvolgendo anche il Parlamento”. Nonostante i mugugni di Pechino che hanno preceduto la visita negli States del Presidente del Consiglio italiano, in ballo c’è stata la discussione con gli USA sul rinnovo del memorandum d’intesa sulla Via della Seta, che Roma aveva siglato con la Cina nel 2019, durante il governo gialloverde. Seppur non ufficialmente, il governo Meloni pare aver preso la decisione fortemente voluta da Biden, ovvero non rinnovare l’accordo. Ma Meloni ha annunciato anche un prossimo viaggio a Pechino per incontrare Xi Jinping, e, probabilmente comunicargli la decisione, pur mantenendo un ottimo rapporto commerciale, sulla scia di Germania, Francia e Regno Unito, che hanno rapporti economici ingenti con Pechino, senza rientrare nel memorandum della Via della Seta.
Il Presidente dell’Aspen Institute Italia Prof. Giulio Tremonti, di cui è socia anche Giorgia Meloni, scrive, nel suo libro “Globalizzazione, le piaghe e la cura possibile” (Ed. Solferino, 2022): “appena trent’anni fa gli “illuminati” ci hanno graziosamente comunicato il passaggio dalla vecchia triade Liberté, Egalité, Fraternité, alla loro nuova triade: Globalité, Marché, Monnaie (Globalità, Mercato, Moneta). Saremmo entrati nell’ “età dell’oro” attraverso l’utopia della globalizzazione. E, guarda caso, utopia vuol dire assenza di luogo – ou-topos, in greco “non luogo” – e dunque è proprio questa l’essenza della globalizzazione!” Sempre Tremonti dedica un capitolo molto interessante alla Cina (pp. 82-89) ricordando che “la “modernizzazione” della Cina è iniziata solo negli anni Ottanta del secolo scorso, ma si è in effetti concretizzata con la globalizzazione, prima sfruttando di fatto le prime aperture del WTO (1994) e poi con il suo formale ingresso nell’organizzazione (2001).Quando esplode la grande crisi del 2008 la Cina è già una grande potenza, ma solo a livello mercantile e perciò con una politica ancora totalmente allineata al comune sentire dell’Occidente”. Poi, tutto è cambiato. Le vie della Seta sono state introdotte nello Statuto del Partito e nella Costituzione a indicare una proiezione geopolitica diretta a dimensioni globali, verso Occidente e verso l’Artico.
“L’ 11 marzo 2021 la Cina ha aperto all’ipotesi di sviluppo, a fianco del mercato esterno, del suo mercato interno. Ed è così che si è formato il progetto della cosiddetta “doppia circolazione”, inserita nel XV Piano quinquennale (2021-2025). Il problema più grande della Cina è dovuto alla mancanza di risorse naturali, quindi diviene esistenziale il bisogno di nuove tecnologie, a partire dall’intelligenza artificiale, con la quale può acquisire i dati degli altri. All’orizzonte, molti osservatori ed esperti vedono, dunque, la possibilità di una guerra tra l’Occidente e la Cina. Si chiede il Prof. Tremonti: “chi vince?” […]”la forza di attrazione e non tanto e non solo la forza militare. La Cina fa paura all’Occidente, è considerata lontana e pericolosa, dagli usi e costumi troppo diversi perché come nel secolo americano tutti avrebbero voluto essere americani per mille motivi, soprattutto la ricchezza ed il potere, nessuno oggi desidererebbe essere cinese.
E’ vero che la Cina dispone della bomba atomica dal 1964, il suo primo satellite lanciato nello spazio è stato nel 1970 e il primo astronauta in orbita nel 2003, ma non è certo priva di problemi: dalla questione Taiwan alla moneta alternativa che sta preparando con la Russia e che sconvolgerebbe certamente l’asse mondiale dei commerci e dei mercati. Inoltre vanno contate le sue fragilità interne dovute alle rivolte popolari, alla scarsità sanitaria e alle crisi finanziarie, come ad esempio il fallimento del colosso immobiliare Evergrande.
Lo stallo e la transizione con incertezze enormi sui cambiamenti globali regnano in questo momento storico nella decadenza di ogni cosa, dall’arte alla morale, dalle idee alla comune mentalità. Nella multipolarità economica e geopolitica vi potrebbe essere uno spiraglio di luce, che crei un minimo di entusiasmo in questa società sciatta, grigia e nichilista. Il prezzo da pagare per un cambiamento sistemico globale di simile portata sarà altissimo, nonostante il popolo anestetizzato pensi solo ai social network, attendendo con ansia la prossima edizione del Grande Fratello.
I badogliani
Inizia oggi una collaborazione col nostro sito il giovanissimo Michele Chcchi di La Spezia
di Michele Cucchi
Il nuovo governo di destra liberale è in carica ormai da nove mesi: tra sbarchi triplicati e promesse mai realizzate (si prenda il caso delle accise mai tagliate e delle varie supercazzole del tipo: “ci stiamo scontrando con la realtà”. Oppure: “mai promesso il taglio delle accise”, nonostante fosse nello stesso programma di Fratelli d’Italia) Giorgia Meloni continua, stando a ciò che riportano i sondaggi, ad accumulare consensi. Ciò è dovuto sicuramente al fatto che gran parte degli elettori di Fratelli d’Italia ha votato per il simbolo, ignorando le dichiarazioni antifasciste della Meloni e tappandosi il naso, convinti di dover scegliere il “meno peggio”, che in molti casi si rivela essere proprio il peggio.
Così i “camerati” hanno permesso a personaggi del calibro di La Russa di ricoprire la seconda carica dello stato. Ex ministro della difesa nel governo Berlusconi nel lontano 2011, La Russa diede l’appoggio dell’Italia al bombardamento della Libia, diventando così uno dei tanti responsabili del disastro migratorio e della sostituzione pianificata dei popoli europei, sostituzione contro la quale si è scagliato, per ironia della sorte, proprio un membro del suo partito, Lollobrigida, il quale, inspiegabilmente, qualche giorno dopo si è pentito pubblicamente delle dichiarazioni da “suprematista bianco” (Schlein dixit) ammettendo la sua ignoranza (sia mai che un politico osi finalmente schierarsi contro i piani della finanza internazionale). A proposito di finanza internazionale, sarebbe bene ricordare ai festanti seguaci della Meloni, che nel suo periodo d’oro fatto di urla e promesse, si era recata presso Vox, in Spagna, scagliandosi proprio contro la famosa finanza internazionale, salvo poi entrare nell’Aspen Institute, organizzazione foraggiata da fondazioni come la Rockefeller Brothers Fund, in qualità di socia. Le varie dichiarazioni antifasciste, l’appoggio incondizionato agli Stati
Uniti e al suo nuovo braccio armato ucraino non sono solo convenzioni dettate dalle necessità, ma segno di totale asservimento dell’Italia agli interessi stranieri. Parlare, come ha fatto Meloni, di storica alleanza tra Italia e Stati Uniti è semplicemente ridicolo: il nostro popolo ha partecipato alla guerra del sangue contro l’oro (1939-1945) combattendo leoninamente dalla parte del sangue. Le dichiarazioni di Meloni sul fantascientifico blocco navale sono inconciliabili con l’implacabile fame di consumatori dell’economia americana, dalla quale deriva il bisogno di sradicare quanti più popoli possibile dalle loro terre d’origine. Probabilmente quando il badogliano Gianfranco Fini, assassino del Movimento Sociale Italiano, aveva apostrofato Meloni con il termine “antifascista nella sostanza” intendeva questo: “camerata” di cartone in campagna elettorale (del tipo: sono Giorgia, sono una donna, sono cristiana), per poi trasformarsi, una volta raggiunto il potere, nella democristiana che siamo abituati a conoscere oggi, oscillante tra hanukkah ed elogi ad Almirante. A questo punto è lecito chiedersi se sarebbe andata diversamente nel caso di vittoria del Partito Democatico: dopo aver assistito al vertiginoso aumento degli sbarchi, ai milioni di euro e alle armi (per la “pace”)inviati all’Ucraina, come può non sorgere il dubbio che il sistema dei partiti non sia composto da facce della stessa medaglia solo all’apparenza il contrasto fra loro? La nuova stella Elly Schlein e Giorgia Meloni condividono infatti l’appoggio incondizionato alla NATO, all’Unione Europea, (e di conseguenza all’usura dell’euro che fino a qualche anno fa era uno dei bersagli prediletti della Meloni) e differiscono su temi come i “diritti” civili, quali ad esempio l’infanticidio, (ora chiamato aborto) o sui diritti, già ampiamente riconosciti, delle coppie omosessuali. Temi dei quali Meloni ha saputo furbescamente approfittare, trasformando le sue invettive a mò di “sì alla famiglia naturale, no alla lobby lgbt” in trappole per sprovveduti. Quando un politico, in campagna elettorale, si scaglia ferocemente contro i migranti (e non contro le guerre dalle quali fuggono, cause dirette della politica estera americana) e una volta raggiunti i gangli del potere afferma che all’Europa e all’Italia serve immigrazione, viene in mente subito la frase del grande poeta Ezra Pound: “Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le proprie idee, o non vale niente lui, o non valgono niente le sue idee”. Nel suo caso i rischi corsi furono: trascorrere 25 giorni rinchiuso come un animale all’interno di una gabbia di rete metallica e l’internamento in un ospedale psichiatrico criminale. Ma nonostante ciò, preferì rimanere Ezra Pound, e non trasformarsi in Badoglio.
La manipolazione del potere e gli antidoti
QUINTA COLONNA
di Matteo Castagna
Gianluca Magi è uno storico delle idee e delle religioni ed un filosofo particolarmente prolifico di scritti e opere interessanti. E’ alla VI ristampa 2021 di Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura per quelli di “Piano B Edizioni”.
“La propaganda è un’arte, non importa se questa racconti la verità” – Joseph Goebbels.
Il desiderio di dominio dell’uomo sull’uomo, le strategie di manipolazione, il controllo sociale e l’arte dell’inganno sono antiche quanto la storia dell’umanità. Per molti rappresentano l’arma più potente nel gioco del potere. L’essere umano contemporaneo è ridotto ad un soggetto passivo e il pensiero critico è sacrificato alla claustrofobia digitale.
Dalle 30.000 pagine che costituiscono i Diari (Tagebucher) di Joseph Goebbels, scritti dal 1923 al 1945, dalla sua vasta produzione pubblicistica, Gianluca Magi ha desunto 11 principi operativi di propaganda e manipolazione, assieme ad altri insigni collaboratori. L’attualità delle tecniche utilizzate dal Prof. Goebbels paiono molto simili a quelle del mainstream odierno e di molta controinformazione prezzolata, funzionale al Sistema di potere, perché controlla e mantiene nel recinto le masse, fingendo un’opposizione fittizia e, quindi, completamente inutile e priva di risultati.
Queste tattiche si basano sul presupposto dell’incapacità di giudizio delle masse. Se leggiamo il famosissimo testo di Gustave Le Bon Psicologia delle folle che ebbe gran successo tra il 1910 e il 1930, ci rendiamo conto che esse sono caratterizzate da: 1. Impulsività, mutevolezza, irritabilità. 2. Suggestionabilità e credulità tanto da poter osservare completa uguaglianza del dotto e dell’imbecille nella folla. 3.Esagerazione e semplicità dei sentimenti delle masse. Esse non conoscono né il dubbio, né l’incertezza e si pongono sempre agli estremi. 4. Intolleranza degli avversari e obbedienza assoluta a capi carismatici, mancanza di senso critico personale fino all’adulazione e all’idealizzazione di chi si identifica come leader.
Goebbels, così come tutti gli esperti di comunicazione, propaganda e manipolazione sono consapevoli delle dinamiche e delle caratteristiche indicate dallo studio del medico Gustave Le Bon e, pertanto, si possono scorgere in loro almeno una delle 11 caratteristiche che sono state individuate da Gianluca Magi:
- Semplificazione e nemico unico: adottare una sola idea, un unico simbolo. Scegliere un avversario e insistere sull’idea che sia lui la fonte di tutti i mali. nei mass media l’applicazione di questo principio consiste nel giocare la carta della confusione, amplificando ed enfatizzando una presunta dichiarazione o gesto, così da renderli “criminali” e creare nell’ascoltatore il convincimento che quello sia il vero male dei mali.
- Unanimità. Condurre la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti. Creare l’illusione che siano opinioni approvate, universalmente diffuse e professate. In tal modo si crea una falsa impressione di umanità.
- Volgarizzazione. Tutta la propaganda deve essere popolare, semplice, chiara, stereotipata, fare appello ai sentimenti e alla fantasia, adattandosi al meno intelligente degli individui ai quali è diretta. Quanto più grande è la massa da convincere, più piccolo deve essere lo sforzo mentale da realizzare. la capacità ricettiva delle masse è molto limitata e la loro comprensione media scarsa, così come la loro memoria.
- .Orchestrazione. La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e slogan e ripeterli instancabilmente, senza dubbi né incertezze. Uniformi nei principi e multiformi nelle sfumature: presentarli sotto diverse prospettive e forme, però convergendo sempre sullo stesso concetto. Una menzogna, tanto più è sfrontata e ripetuta, tanto più risulta convincente. La parola propaganda fu usata per la prima volta da papa Gregorio XV, allorché istituì nel 1622 la Sacra Congregazione De propaganda fide (“sulla fede da diffondere”) un’eccellente organizzazione che servì a contrastare la crescente minaccia protestante.
- Continuo rinnovamento. Occorre pubblicare costantemente informazioni e argomenti nuovi, anche non strettamente pertinenti, per denigrare l’avversario a un tale ritmo che, quando eventualmente risponderà, il pubblico sarà già interessato ad altre cose. Le risposte dell’avversario non devono mai avere la possibilità di fermare il livello crescente delle accuse. Questo metodo è utilizzato, fin dalla Riforma luterana, con i mezzi del progresso, contro la Chiesa Cattolica, accusata di ogni peggior crimine come l’Inquisizione, il processo a Galileo Galilei, le Crociate, la morale sessuale.L’addetto stampa di Goebbels, il dott. Wilfred Von Oven disse che “Propaganda significa combattere su tutti i campi di battaglia dello spirito, generare, moltiplicare, distruggere, sterminare, costruire, abbattere”. Se ci pensiamo è ciò che dal Concilio Vaticano II i “papi conciliari” ed i loro collaboratori stanno facendo nei confronti della Tradizione Cattolica e della liturgia.
- Contagio psichico. Riunire diversi avversari in una sola categoria o in un solo individuo. “L’uomo se non è percosso, non apprende” – Menandro – Epigrafe greca dei Diari di Goebbels 17/10/23 – 25/06/24 La propaganda è sempre un mezzo in vista di un fine. La propaganda che ottiene i risultati desiderati è buona. Così, la propaganda è il primo passo verso l’organizzazione.
- Trasposizione e contropropaganda. Scaricare costantemente sull’avversario i propri errori, difetti e responsabilità. Rispondere all’attacco con l’attacco. Surrogarsi all’avversario nelle sue vittorie. Se non è possibile negare le cattive notizie, se ne inventino di nuove per distrarre e incolpare qualcun altro. nel mondo moderno i media spesso fungono da “arma di distrazione di massa” da un vero problema verso uno più futile ma di interesse.
- Esagerazione calcolata e travisamento. Trasformare qualunque aneddoto, per piccolo che sia, in minaccia grave. Il continuo “allarme fascismo”, a seguito di futili episodi di cronaca da parte di certi giornalisti e di alcuni media è giunto al grottesco ma su una fascia di popolazione che si vuole coccolare per mantenerne certo il voto, la tessera o l’acquisto del quotidiano, fa ancora presa. Nella cosiddetta falsa controinformazione, invece, prende piede un altro inganno: “stiamo assumendo al nostro servizio tutti gli esperti di profezie occulte – scriveva Joseph Goebbels nei suoi Diari – che riusciamo a trovare. Nostradamus dovrà rassegnarsi una volta di più ad essere citato”. E non solo lui. Pur di eccitare le passioni del volgo per crearsi una “pétite Eglise” o un piccolo orto ove raccogliere generosi oboli, o una visibilità personale a causa di frustrazioni, si scomodano i santi, i profeti e l’Apocalisse al fine di accalappiare creduloni e persone generalmente in disagio sociale o crisi religiose.
- Silenziamento. Passare sotto silenzio le cattive notizie e le domande sulle quali non ci sono argomenti e dissimulare con diversivi le notizie che potrebbero favorire l’avversario. Tipico delle sètte non solo religiose. “Non voltarti, continua a marciare”! – direbbe Goebbels, perché non deve giungere all’adepto alcun dubbio sulle persone o sui loro comportamenti poco ortodossi.
- Verosimiglianza. Costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, attraverso i cosiddetti palloni sonda, o attraverso informazioni frammentarie, o calunnie e presentare questi argomenti come confermati da fonti solide, autorevoli e diversificate, se necessario, anche prezzolate. Il lettore contemporaneo faccia da sé il parallelismo più adeguato.
- Trasfusione. Diffusione di argomenti che possano mettere le radici in atteggiamenti emotivi e primitivi, tra cui pregiudizi, odi, amori.
E’ chiaro che per non cadere nelle trappole della propaganda e della manipolazione sono necessari degli anticorpi. Il primo è la ragionevolezza, il secondo è la prudenza, il terzo è lo studio, il quarto è l’informazione diretta, il quinto è una vita sociale attiva ed eterogenea, il sesto è il confronto con persone assolutamente fidate, il settimo è un’esperienza di vita personale in più ambienti, l’ottavo è il retto discernimento che proviene da un buon senso critico basato sui dati fattuali e sulla logica, il nono è la capacità di comprendere le menzogne e smascherarle, il decimo è costruirsi una rete di informatori ampia e molto credibile, l’undicesimo, che racchiude tutte le altre è la Fede, che se ben conosciuta, dà le risposte corrette ad ogni incertezza.
L’arte della guerra (di Sun Tzu)
A cura di Luca Sadurny
L’arte della guerra è un incredibile caso letterario : concepito come trattato di strategia militare, questo piccolo libro ha conosciuto un incredibile successo che l’hanno portato attraverso i secoli a diventare non solo una lettura obbligata in ambito militare, ma in modo più sorprendente, un grande classico della crescita personale e nello specifico dell’imprenditoria e della strategia d’impresa.
Continuando a leggere questo riassunto in italiano scoprirai a cosa è dovuto il successo del libro di Sun Tzu e soprattutto quali sono gli insegnamenti principali che puoi trarne (per capire come usare l’arte della guerra nella vita quotidiana). E nella parte finale ti propongo la mia recensione de L’arte della guerra.
La scheda del libro “L’arte della guerra”
Titolo italiano: L’arte della guerra (in cinese 孫子兵法)
Titolo in inglese: The Art of War
Autore: 孫子兵法
Anno: VI-V secolo a.C.
Numero di pagine: 96
Categoria: Crescita personale, Strategia, Imprenditoria
Link per acquistare il libro in italiano: amzn.to/2JiVv0b
Link per acquistare il libro in inglese: amzn.to/2xmlBtC
La trama de “L’arte della guerra”: il libro in un paragrafo
L’arte della guerra è una sorta di manuale che vuole prepararci alle battaglie che la vita riserva a ciascuno di noi. Per prosperare in guerra, nello sport, negli affari e nella vita di tutti i giorni, dobbiamo essere in grado di scegliere le nostre battaglie (evitando quello perse in anticipo), identificare il momento più adatto per agire, pianificare strategicamente decisioni ed azioni e circondarci di donne ed uomini di spessore.
Per chi è questo libro / riassunto
“L’arte della guerra” è una lettura particolarmente utile per
- l’imprenditore (in essere o divenire) che vuole battere la concorrenza
- lo sportivo desideroso di migliorarsi e vincere contro gli avversari
- chiunque debba guidare un team di persone (dall’ufficiale dell’esercito al manager aziendale)
L’autore: Chi è Sun Tzu

Vissuto con molta probabilità tra il 600 e 500 a. C., Sun Tzu era un generale e filosofo cinese.
Molto scarse sono le note biografiche relative a questo personaggio storico, il cui nome indissolubilmente legato a L’arte della guerra, uno dei trattati di strategia militare (e non solo) più famoso di tutti i tempi. Con poco meno di 100 pagine, Sun Tzu ha attraversato i secoli ispirando generali del calibro di Napoleone Bonaparte ed imprenditori come Evan Spiegel (fondatore di SnapChat).
Le 7 idee principali di “L’arte della guerra”
“L’arte della guerra” si compone di 13 capitoli piuttosto densi che contengono delle riflessioni e dei consigli che ruotano attorno allo stesso tema. Alcuni passaggi sono di conseguenza un po’ ripetitivi o troppo legati al mondo della strategia militare. Ho quindi scelto di presentarti solo quegli insegnamenti che potrai applicare nella tua vita professionale e personale.
#1 – Inizia solo le battaglie che sai di poter vincere

Saper scegliere le proprie battaglie è uno dei segreti fondamentali di quelle persone che sembrano accumulare vittorie dopo vittorie e sembrano riuscire in tutto ciò che intraprendono.
Per vincere devi quindi imparare a capire quando combattere e quando non farlo. Dietro tante sconfitte ci sarebbe dunque una cattiva decisione perché certe battaglie sono perse già prima di cominciare.
Questo consiglio è molto utile nell’ambito degli affari ed in particolare dell’imprenditoria: pensiamo al lancio di una piccola start-up che decida di mettersi in concorrenza diretta con un gigante del calibro di Windows, Coca Cola o Amazon. Si tratta della tipica guerra persa in anticipo perché sembra impensabile poter attaccare questi colossi.
Discorso simile nello sport: iscriversi ad una competizione il cui livello è palesemente al di sopra delle nostra capacità non è per nulla una buona idea perché di sicuro le cose non andranno bene.
He will win who knows when to fight and when not to fight. (Vincerà colui che sa quando combattere e quando non combattere)
#2 – Il modo migliore di vincere è non battersi
Molto spesso una delle migliori strategie è non battersi. Ciò può avvenire in due modi : 1) scegliere con cura le proprie battaglie, evitando quelle troppo rischiose ; 2) trovare un modo di combattere indirettamente.
Il primo punto è già stato affrontato nel paragrafo precedente. Veniamo al secondo con un esempio storico molto interessante. In due occasioni, il popolo russo ha saputo applicare i principi de “L’arte della guerra” alla lettera : la campagna russa di Napoleone e l’attacco all’Unione Sovietica da parte dell’esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale. In entrambe le occasioni, i russi hanno avuto l’intelligenza di evitare il conflitto diretto e lasciare che il “generale Inverno” stremasse le truppe nemiche. Infreddoliti e senza viveri (i russi giungevano fino a bruciare ed abbandonare delle intere città) i soldati di Napoleone e di Hitler/Mussolini persero queste battaglie senza neppure vedere l’esercito russo.
Se riprendiamo l’esempio legato al lancio di una start-up, il modo migliore di riuscire è trovare un settore dove la concorrenza sia debole oppure optare per un posizionamento strategico che ci permetta di differenziarci al punto da non entrare in conflitto con chi è già presente sul mercato.
In battle, there are not more than two methods of attack: the direct and indirect. (In battaglia, non ci sono più di due metodi di attacco: il metodo diretto e indiretto.)
#3 – Scegli con attenzione il momento più adatto per agire

Saper scegliere il momento più adatto per agire è una delle capacità fondamentali di chi voglia vincere le proprie battaglie.
In guerra, nello sport, negli affari ma anche nella vita di tutti i giorni saper prendere la buona decisione al buon momento è assolutamente fondamentale.
Si tratta di un consiglio di grande utilità nel mondo de lavoro e degli affari. L’esempio che mi viene in mente è legato all’azienda di cui sono co-fondatore (MosaLingua). Il settore dell’apprendimento delle lingue straniere è altamente competitivo ma il nostro grande vantaggio è stato l’aver saputo lanciare al momento opportuno, quando imparare le lingue su smartphone e tablet era ancora una novità. Ciò ci ha permesso di posizionarci efficacemente sul mercato e costruire delle solide basi per il futuro. Lanciarsi oggi è ancora possibile ma molto più difficile, proprio per una questione di timing.
In realtà, questo è uno dei consigli più facilmente applicabili nella vita di tutti i giorni, al punto che sembra anche abbastanza palese ma è bene ricordarsi che spesso una buona decisione non basta. Bisogna saper prendere tale decisione al momento più opportuno.
#4 – Pianifica strategicamente le tue azioni
Sun Tzu insiste molto sull’importanza della preparazione e della strategia. Un buon generale prepara con attenzione e con largo anticipo la propria strategia. Una buona strategia sarà alla base di una vittoria e viceversa una cattiva strategia conterrà già i germi della sconfitta. L’autore arriva a scrivere che piuttosto che attaccare il nemico, bisognerà attaccare la sua strategie ed i suoi piani. Questo consiglio mi fa pensare alla famosa citazione di Abraham Lincoln :
Give me six hours to chop down a tree and I will spend the first four sharpening the axe. (Dammi sei ore per abbattere un albero e passerò le prime quattro ad affilare l’ascia.)
Ancora una volta, si tratta di un consiglio che possiamo applicare in vari ambiti:
- business: avere una buona strategia è fondamentale per un azienda che voglia prosperare sul lungo termine
- sport: un buon allenatore è colui che prepara strategicamente le sue partite
- sfera personale: prima di prendere di une decisione importante, bisognerà riflettere a lungo, pesando i pro e contro ed analizzando le conseguenze. Mai essere impulsivi o affrettati.
The general who wins the battle makes many calculations in his temple before the battle is fought. The general who loses makes but few calculations beforehand. (Il generale che vince la battaglia fa molti calcoli nel suo tempio prima che la battaglia venga combattuta. Il generale che perde fa pochi calcoli in anticipo.)
#5 – Il cambiamento è fonte di opportunità

Uno dei 13 capitoli del libro è dedicato ai nove cambiamenti che possono intervenire nel corso della battaglia. Si tratta di consigli prettamente militari ma il grande messaggio che l’autore vuole trasmetterci è che nonostante la strategia e la preparazione siano fondamentali, bisogna anche sapersi adattare alle circostanze e saperle sfruttare a proprio favore.
Basti pensare a tutti i cambiamenti osservati nella nostra società ed in particolare nel mondo del lavoro: è chiaro il vantaggio detenuto da quelle persone che sanno adattarsi di più tali cambiamenti e trasformarli in opportunità.
#6 – Identifica le tue forze ed i tuoi punti deboli
Ecco un altro consiglio applicabile in vari ambiti della nostra vita: identificare con precisione i nostri punti deboli e punti forti.
Molto spesso sopravvalutiamo o sottostimiamo le nostre capacità: in entrambi i casi il fallimento è dietro l’angolo. Questo consiglio è legato ai primi due della mia selezione: è fondamentale saper scegliere le proprie battaglia e capire quando combattere e quando evitare il conflitto.
Naturalmente possiamo lavorare sui punti deboli e migliorarci ma battersi su un terreno in cui siamo palesemente meno forti è fonte di sconfitte e delusioni.
#7 – Scegli con cura i membri del tuo team e guidali verso il successo

Chiudo con un consiglio applicabile soprattutto al mondo dello sport e degli affari. Avere una buona squadra è spesso la cosa più importante di tutte. Nel corso del libro Sun Tzu affronta varie volte l’argomento e sottolinea quanto sia importante per un generale scegliere con cura i suoi soldati e guidarli in modo efficace. Ecco qualche prezioso consiglio:
- è importante memorizzare il nome di ogni soldato (come direbbe Dale Carnegie “chiama sempre le persone per nome”)
- se conosci le capacità e debolezze dei membri del tuo team, potrai sfruttarle a tuo favore
- identifica i momenti in cui i tuoi uomini sono ben predisposti per scegliere il momento più adatto per agire
- il numero di persone che compongono un team non è tutto. Molto più importante e la qualità di queste persone
- evita l’inattività: niente demotiva e indebolisce di più un team che la mancanza di azione
- guida tutto il tuo team come se stessi tenendo per mano ciascuno dei suoi membri: anche se sei a capo di una grande squadra, non dimenticare mai l’interazione diretta con ogni persona
- tratta i membri della tua squadra come membri della tua famiglia e otterrai rispetto e lealtà.
A skilled general leads his army, as if he was leading a single man by the hand. (Un generale esperto guida il suo esercito, come se stesse conducendo un solo uomo per mano.)
Conclusioni
L’avrai capito: nonostante il titolo, gli insegnamenti de “L’arte della guerra” sono applicabili in vari ambiti della vita. Basta sostituire la parola “nemico” con “concorrente” o “avversario” o la parola “soldato” con “collaboratore” o “compagno di squadra” ed ecco che i consigli di Sun Tsu possono applicarsi al mondo del lavoro, dello sport o ancora delle sfide che la sfera personale spesso si riserva.
Il messaggi principale di questo breve ma denso saggio è che per vincere le nostra battaglie dobbiamo dedicare il tempo necessario alla pianificazione ed alla strategia. Anche in ambiti in cui il nostro corpo è protagonista (penso allo sport), in realtà è la mente a poter fare tutta la differenza.
If the mind is willing, the flesh could go on and on without many things. (Se la mente vuole, la carne potrebbe andare avanti senza molte cose.)
L’arte della guerra nella vita quotidiana: come metterne in pratica i consigli
Concludo sempre i miei riassunti con una sezioncina più pratica per aiutarti a passare dalle parole all’azione. Ecco qualche spunto:
- sfera personale: prendi un foglio di carta ed elenca i tuoi punti forti e deboli. In seguito, rifletti a come sfruttare gli uni e gli altri per migliorare un ambito della tua vita.
- affari: rifletti al tuo posizionamento sul mercato per capire se non stai sbagliando qualcosa. Un concorrente ti sta dando troppo fastidio? Forse ti sei messo troppo in concorrenza diretta e puoi trovare modi più astuti per far prosperare la tua attività.
- sport: non riesci a motivarti per fare più sport ed attività fisica? Forse hai bisogno di circondarti da persone motivate che hanno lo stesso obiettivo. Cerca di entrare in un gruppo di persone he fanno sport regolarmente oppure forma un tuo team con degli amici.
L’arte della guerra: frasi e citazioni
L’arte della guerra contiene tantissime frasi e citazioni interessanti che meritano un articolo a parte. Ti invito quindi a scoprire le migliori frasi e citazioni del libro di Sun Tzu.
Come approfondire “L’arte della guerra”
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La recensione di “L’arte della guerra”
Non è un caso che “L’arte della guerra” abbia attraversato i secoli e sia diventato un classico dello sviluppo personale. Dietro tanto teoria militare ed esempi legati al mondo degli eserciti, si celano tanti utili insegnamenti da applicare in altri ambiti. Personalmente non condivido al 100% l’entusiasmo che circonda questo libro e non mi sento di consigliarlo a tutti. Molte pagine sono abbastanza pesanti (penso ad esempio a tutte quelle dedicate al campo di battaglia) e nonostante sia un lettore molto allenato devo dire che ho fatto fatica in vari momenti. Leggerne un riassunto (il mio magari?) sarà più utile ed efficace per la maggior parte delle persone: alla fine tutta la parte dedicata alla guerra lascia gli insegnamenti che ho selezionato.
Ecco i voti della mia recensione:
| Utilità | 4 / 5 |
| Facilità di lettura | 3 / 5 |
| Rapporto tempo/benefici | 3.5 / 5 |
| Media | 3.5 / 5 |
Fonte: https://lucasadurny.com/larte-della-guerra/


