Migranti Lampedusa, Elon Musk attacca George Soros

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di Androkons

 

Elon Musk attacca George Soros, accusando la fondazione del filantropo americano di “volere niente di meno della distruzione della civiltà occidentale”. Il commento del magnate, numero 1 di X, appare in un post del suo social in risposta al post di un utente sui massicci arrivi di migranti a Lampedusa, in cui si parla di “invasione guidata da George Soros”.

Soros viene spesso preso di mira nell’ambito di teorie complottiste antisemite per il suo sostegno ad organizzazioni della società civile di vari paesi. Musk è stato accusato da più parti di permettere la diffusione dell’antisemitismo su X, accuse che il miliardario ha sempre respinto, arrivando a minacciare di querela l’Antidemation League, storica associazione ebraica contro le discriminazioni. L’attacco di Musk a Soros, fa notare il Guardian, è partito alla vigilia dell’incontro che il patron della Tesla avrà oggi con il premier israeliano Benyamin Netanyahu. Secondo quanto scriveva nei giorni scorsi il Washington Post, l’incontro è stato organizzato anche per smentire le accuse di antisemitismo.

Articolo completo: Migranti Lampedusa, Elon Musk attacca George Soros (adnkronos.com)

Perché sui media africani non si parla mai dell’emergenza migranti

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di Mauro Indelicato

 

In pochi dall’altra parte del Mediterraneo sembrano dare rilevanza all’emergenza sbarchi nel nostro Paese e non solo perché la regione è stata interessata di recente da importanti eventi calamitosi

L’emergenza Lampedusa sta avendo, in Italia così come in molte parti d’Europa, un’importante eco mediatica. Del resto, l’arrivo di migliaia di migranti nel giro di poche settimane preoccupa l’intero Vecchio continente e suscita non poche reazioni di rango politico. In Francia si sta procedendo a una sostanziale blindatura del confine, con tanto di elicotteri che sorvolano le aree poco distanti dalla frontiera di Ventimiglia. In Austria sono stati potenziati i controlli al Brennero.

Ma l’emergenza è percepita come tale anche nei Paesi di origine e di transito dei flussi migratori? Per la verità, dall’altra parte del Mediterraneo di Lampedusa se n’è parlato ben poco. Complice il ciclone Daniel e la sua profonda scia di morte e distruzione lasciata in Libia. Ma non solo: l’impressione, spulciando i media nordafricani e sub-sahariani, è che l’argomento non venga considerato di primo piano. Sono stati altri i temi trattati: dal golpe in Niger agli scontri di Tripoli, passando per notizie di rango economico che sembrano interessare molto soprattutto in Africa occidentale. L’esodo verso Lampedusa, in poche parole, viene percepito come un affare lontano e non di propria pertinenza.

Come viene raccontata l’emergenza Lampedusa in Tunisia

Aprendo un quotidiano tunisino negli ultimi giorni è possibile imbattersi in diverse notizie relative al meteo. Il disastro nella vicina Libia ha lasciato tracce e preoccupazioni in tutto il nord Africa e la gente segue da vicino le evoluzioni meteorologiche. Per scovare notizie sull’immigrazione bisogna cercare parecchio e spesso, tra i vari giorni e siti locali, non si trova nulla. Poche tracce dell’emergenza in corso a Lampedusa, così come sono scarne le ultime novità sulle attività di contrasto ai trafficanti.

“I telegiornali – conferma ai microfoni de IlGiornale.it Giorgia, una ragazza italiana che lavora a Tunisi – hanno fatto vedere qualche immagine da Lampedusa e poco più. La notizia non ha aperto di recente alcuna edizione e questo anche prima del passaggio del ciclone Daniel dalla Libia”. Nei servizi, ha ribadito ancora la giovane, è stato specificato che i numeri degli sbarchi a Lampedusa sono in notevole aumento e che questo rischia di creare problemi politici tra l’Italia e l’Europa.

“Senza dubbio di quanto sta accadendo a pochi chilometri da qui si è parlato – conclude Giorgia – ma ovviamente non si è dato lo stesso risalto visto in Italia”. E questo non sembra sorprendere più di tanto. Di immigrazione in Tunisia si parla soprattutto quando la questione tocca da vicino il Paese nordafricano. Quando cioè i migranti arrivano in territorio tunisino dall’Africa subsahariana. Il presidente Kais Saied a febbraio ha dichiarato che la presenza di irregolari è una minaccia per la Tunisia, anche da un punto di vista identitario. “Vogliono cancellare – ha detto in più occasioni – la nostra identità araba”.

Sfax a luglio forti tensioni sono esplose per strada, con vere e proprie risse tra tunisini e migranti subsahariani in pieno centro. C’è anche scappato il morto e da allora il governo ha promesso un giro di vite per facilitare le espulsioni. Ogni tanto viene data notizia di operazioni volte a fermare i barconi in partenza oppure a trattenere migranti visti girovagare per strada. Quando però i barconi partono, la notizia diventa di secondo piano.

 

Poco interesse verso gli sbarchi

“Il discorso è che in Africa il problema degli sbarchi in Italia non è percepito allo stesso modo che da voi”, confida un giornalista di un quotidiano egiziano. La tematica interessa, ma solo fino a un certo punto. Se l’Italia o l’Europa subiscono continui approdi di barconi, il problema non è visto come prioritario.

Anzi, molti commentatori temono di dover vedere diventare i propri Paesi dei campi profughi per migranti non voluti dall’Europa. Oppure ancora di dover agire come guardiani delle frontiere europee. Lo si è letto, ha rimarcato il collega egiziano, in molti editoriali di diversi quotidiani nordafricani. Non solo in Egitto, Paese comunque solo marginalmente coinvolto dal fenomeno delle partenze dei barconi, ma anche in Libia, in Tunisia e in Algeria.

Un’opinione sempre più diffusa negli ultimi anni, in virtù del fatto che buona parte di coloro che raggiungono l’Europa non ha origine magrebina bensì subsahariana. E dunque, in poche parole, per i Paesi della sponda africana del Mediterraneo il vero problema non è quando i migranti vanno verso nord e verso l’Italia, ma trovare un modo per riportarli nei propri Paesi di origine. Anche questo è un elemento che spiega il perché del poco interesse verso gli sbarchi. Il problema di Lampedusa rimane italiano ed europeo. I problemi in nord Africa legati all’immigrazione sono percepiti tali solo in caso di disordini a Sfax, a Tripoli, nelle aree attorno Ceuta e Melilla e in altre zone di transito e partenza dei migranti.

Le preoccupazioni politiche nel Sahel

A questo punto sorge spontaneo chiedersi se a sud del Sahara quanto sta avvenendo in Italia sia o meno preso in considerazione. LeFaso.net, quotidiano del Burkina Faso, apre da giorni con la notizia del via libera del locale parlamento all’alleanza con Mali e Niger. La questioni legate proprio al golpe nigerino hanno preso il sopravvento. In diversi articoli, è stato messo in risalto il nuovo corso politico nel Sahel, così come il timore di un intervento esterno tanto in Burkina Faso quanto a Bamako e Niamey volto a destabilizzare la situazione.

I recenti scontri nel Mali tra forze regolari e tuareg ha fatto ulteriormente focalizzare l’attenzione sul possibile braccio di ferro con l’Ecowas, con la Francia e con altri Paesi occidentali. Di Lampedusa non c’è traccia. Vale per il Burkina Faso, così come per la stampa degli altri Paesi dell’area del Sahel.

 

Articolo completo: Perché sui media africani non si parla mai dell’emergenza migranti – ilGiornale.it

Il collasso dell’Occidente comincia dall’Africa?

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Buonasera,

sperando di fare cosa gradita inoltro il mio editoriale settimanale.

La riflessione su un Occidente al collasso è stata pubblicata sul blog del vaticanista Marco Tosatti, sul giornale online “2dipicche.news”, sulla rivista web “InFormazione Cattolica”, infine è stato tradotto in spagnolo da un gruppo di giornalisti per il media “Voces del Periodista”, letto soprattutto in l’America Latina.

Buona lettura e, se volete, diffusione.

Lucia Rezzonico (Circolo Christus Rex-Traditio)

 

STILUM CURIAE:

https://www.marcotosatti.com/2023/09/24/il-collasso-delloccidente-comincia-dallafrica-matteo-castagna/?fbclid=IwAR2KX06U2A8Y2s_TRmj_pVvOXTxRYybZX0ieFhaaxRAYXesAJSQrdH1beAo

 

DUE DI PICCHE NEWS

https://www.2dipicche.news/occidente-al-collasso/

 

INFORMAZIONE CATTOLICA

https://www.informazionecattolica.it/2023/09/25/occidente-al-collasso/

 

VOCES DEL PERIODISTA (in spagnolo):

https://vocesdelperiodista.mx/voces-del-periodista/opinion/hacia-una-tercera-guerra-mundial-diferente-pero-mas-efectiva/

di Matteo Castagna
L’Occidente non ha capito che l’Africa è cambiata perché risente delle teorie di Zbigniew Brzezinski (1928-2017) che fu consigliere per la sicurezza nazionale statunitense dal 1977 al 1981, sotto la presidenza di Jimmy Carter. Sulla scorta della visione geopolitica di Sir Halford Mackinder (1861-1947), Brzezinski riassume il suo pensiero con questa celeberrima frase di Mackinder: “Chi governa l’Europa dell’Est comanda l’Heartland (ovvero la zona centrale dell’Eurasia); chi governa l’Heartland comanda l’Isola del Mondo; Chi governa l’Isola-Mondo comanda il mondo (cit. pag. 38 del suo libro “The Grand Chessboard”, 1997). L’Eurasia è, dunque, la scacchiera su cui continua a svolgersi la lotta per il primato globale, che si vorrebbe estendere da Lisbona a Vladivostok. Evidentemente, nell’ottica atlantista, gli USA devono mantenere il ruolo centrale e un’unica leadership mondiale, coi valori del 1945 e del 1989. Oggi, si aggiungono i valori LGBTQA+. In tale visione strategico-messianica, gli States non possono rinunciare ad un mondo unipolare sotto il loro controllo, pena una marginalità che sarebbe un collasso d’immagine, ma soprattutto morale, economico e socio-politico.
L’Africa rimane molto sottovalutata nelle manovre americane, perché vista come continente ricco di materie prime da depredare senza scrupoli, senza trovare particolari resistenze da parte della popolazione locale. Per gli USA, l’Africa è sempre stata, di fatto, un grande bancomat sempre pieno, a cui attingere alla bisogna, gestibile tramite presidenti-fantoccio, intercambiabili a seconda delle necessità del momento, quasi sempre con lo strumento delle guerre civili, così si vendono armi in quantità e si dà da bere ai popoli che i motivi siano politici e per un loro paventato benessere.
Emanuela C. Del Re, rappresentante speciale dell’UE nel Sahel, guarda con attenzione all’ennesimo colpo di Stato: quello in Niger, che ha stupito tutti, anche gli stessi africani, in quanto le riforme per lo sviluppo del territorio del presidente deposto sembravano essere ben viste e andavano nella direzione di una cooperazione internazionale. Oggi, stati Uniti e Unione Europea spingono per una soluzione diplomatica in Niger, al contrario di quanto stanno facendo in Ucraina, ove nel Donbass continuano i bombardamenti di Zelensky e i massacri di bambini nelle scuole prese di mira.
Una prima opzione sarebbe il reintegro di Bazoum, come chiedono con insistenza UE e Ecowas (la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidendale), oppure altre soluzioni che sono sul tavolo di un complesso iter negoziale.
La Russia ha condannato il golpe di Niamey, ma in Mali è presente il gruppo Wagner, che per la Del Re, intervistata su Limes (n.8/2023) dal direttore Lucio Caracciolo, è un pericolo, in quanto fomenterebbe il già forte sentimento anti-occidentale e anti-francese dei nigerini e, a macchia d’olio, di tutti i popoli del Sahel. In Mali e Burkina Faso i colpi di stato sono stati sedati dall’Ecowas, mentre in Niger la situazione è controversa e di difficile soluzione a causa dell’ingerenza economicamente e strategicamente interessata di USA e UE. Il popolo sembrerebbe stare dalla parte della giunta militare, che ha riempito uno stadio di sostenitori, ove si sono viste sventolare anche alcune bandiere russe.
La rappresentante dell’UE ammette che vi è una forte spinta verso una sovranità nazionale da parte della maggioranza dei paesi africani, che dimostrano grande simpatia per le teorie panafricaniste di alcuni intellettuali locali, come Julius Nyerere, Patrice Lumumba, Kwame Nkrumah e Kwame Toure. La Del Re sostiene che “non abbiamo capito che l’Africa è cambiata. L’Africa di oggi non è l’Africa di trent’anni fa. Le nuove generazioni sono molto avvertite, preparate e consapevoli, ma purtroppo continuano ad essere escluse dal dibattito globale”. Esse stanno scalpitando per emergere, ma l’impressione è che di questa spinta propulsiva di accelerazione della storia si siano accorti la Russia e la Cina molto prima del mondo occidentale, che ora si trova a rincorrere un fenomeno che ha trascurato per i suoi interessi su oro, diamanti e materie prime.
Anche in questo caso, le belle parole si scontrano con la cruda realtà. Il 29 agosto 2023 l’ Unione Europea ha deciso di organizzare una missione militare nel Golfo di Guinea con l’obiettivo di “difendere” i Paesi dell’Africa Occidentale (Costa d’Avorio, Ghana, Benin, Togo) dalla possibilità che quelli che vengono come sempre definiti “terroristi” possano creare disordini nelle loro terre. L’azione diplomatica nel Sahel, insomma, inizierà con una missione armata contro i “ribelli” degli USA provenienti dal nord. L’obiettivo è sempre quello di “esportare la democrazia” con le bombe e poi controllare i governi dalla Casa Bianca.
Tutto questo continua ad essere profondamente sbagliato e sarà foriero di nuove battaglie e nuove migrazioni, assieme a un rinnovato odio anti-occidentale che favorirà le aperture di Putin e Xi Jinping, ma anche il Medio Oriente. Come sosteneva Blaise Pascal: “Voler conservare la pace a spese della verità è una falsa pietà, come è un falso zelo conservare la verità ferendo la carità”. Oltre a non aver capito l’Africa, l’Occidente non ha capito neppure questo principio fondamentale.

Mario Giordano, affondo su Papa Francesco: “Sconcertante, ma è cattolico?”

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di Mario Giordano

 

Nel mirino di Mario Giordano ci finisce Papa Francesco. La ragione? La camera ardente, laica, allestita per Giorgio Napolitano. Funerale laico, camera ardente ovviamente laica. Una camera ardente dove, senza che venisse comunicato, si è presentato Papa Francesco.

E Mario Giordano attacca. In primis, “non può fare a meno di sorprendere il fatto che in tutta questa laicità compaia Papa Bergoglio”. Ma, aggiunge a stretto giro di posta, “ancora più sorprendente è il fatto che il Papa non si sia fatto il segno della croce proprio per rispettare la laicità del defunto”.

Già, il mancato segno della croce da parte del Pontefice, per Giordano è qualcosa di inspiegabile. “Allora siccome il Papa non sbaglia mai, molti cattolici pensano di aver sbagliato loro, che hanno sbagliato le loro mamme, le loro nonne, quando hanno insegnato loro a fare il segno della croce di fronte a un carro funebre senza chiedersi se la persona che il carro funebre trasporta è credente o meno”, picchia durissimo.

 

Secondo il giornalista, “se uno non manifesta la propria fede nel momento in cui ne ha bisogno, cioè davanti alla morte, se uno davanti alla morte non dice io credo che questa persona sarà in questo momento davanti a Dio non perché lui è credente, ma perché io ci credoallora che senso ha la propria fede?“. Un fiume in piena, Mario Giordano, che come da titolo dell’intervento ospitato dal blog di Nicola Porro si interroga: “Ma il Papa è cattolico?”.

 

Articolo completo: Mario Giordano, affondo su Papa Francesco: “Sconcertante, ma è cattolico?” – Libero Quotidiano

Il Signore degli Anelli – Un appassionato saggio di Paolo Nardi a 50 anni dalla morte di Tolkien

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di Marco Milioni

 

Per addentrarsi nel modo dovuto nell’opera di John Ronald Reuel Tolkien, autore tra gli altri de «Il signore degli anelli», filologo inglese del quale nel 2023 cadono i cinquant’anni dalla scomparsa, è necessario comprendere bene il rapporto «tra il mondo primario», quello della vita di tutti i giorni e «quello secondario» che poi è quello «dell’immaginario» delle opere «mitologiche» dello scrittore e linguista nato in ma vissuto e morto nel Regno Unito. Più nel dettaglio in questo contesto il «mondo secondario» deriva da quello «primario ma «non ne dipende». È questo uno degli aspetti ai quali il mestrino Paolo Nardi tiene particolarmente. Si tratta di un concetto richiamato più volte ieri 26 settembre durante la presentazione presso la libreria L’isola del Tesoro a di via Marconi a Verona, dell’ultimo libro dello stesso Nardi: «Alla scoperta della terra di mezzo. Mito, linguaggio e potere nell’opera di Tolkien» questo il titolo del libro uscito in questi giorni per i tipo della casa editrice scaligera Fede & cultura.

Cominciata alle 20,30 di ieri e finita poco prima delle 23, quella di Nardi, che è stato stimolato anche dalle domande di una trentina di lettori giunti un po’ da tutto il Nord del Paese, è stata una vera e propria galoppata in lungo e in largo rispetto ad alcune tematiche «indispensabili» per percorrere «l’immaginario tolkeniano». Il quale come accade spesso con gli scrittori di vaglia, questo è il giudizio di una parte rilevante della critica, finisce per vivere una vita propria. Il che nel caso di Tolkien avviene anche «per la sua capacità di attingere ai miti e alla storia per poi dare forma, attraverso la riscrittura creativa, a storie, personaggi, luoghi» completamente nuovi. Questo secondo lo scrittore mestrino è per l’appunto uno degli aspetti quintessenziali della «narrazione» per come la intendeva lo scrittore britannico.

Ad ogni modo Nardi, che ha pure un canale YouTube molto apprezzato dai suoi aficionados (sul quale peraltro è già disponibile l’intera registrazione dell’evento di ieri ), durante due ore fitte fitte di intervento e di botta e risposta coi lettori non si è tirato indietro dai temi presenti nell’opera di Tolkien. E così si è parlato di mitologia, di politica, di ecologia, di guerra, di saggezza e di moltissimo altro. Si tratta di un paniere così «ricco» e così riccamente «strutturato» da rendere l’opera dell’inglese «mai manichea, universalista e straordinariamente moderna» fa sapere il protagonista della serata letteraria di ieri.

Per di più uno dei passaggi Nardi (al centro della foto durante l’incontro presso la libreria veronese l’Isola del tesoro) lo ha riservato ad uno dei protagonisti de «Il signore degli anelli» ossia l’anello del potere. In quel manufatto, al quale possono essere date «innumerevoli letture», l’autore mestrino vede una sorta di allegoria della capacità di traviare ogni cosa, «bene incluso»: una allegoria «della macchina tecnocratica» in grado di pervertire ogni cosa anche le azioni di chi è animato «dalle migliori intenzioni». Tanto che l’insegnamento cui Tolkien sembra sottintendere, così da come è possibile scorgere «dai personaggi» della sua opera che meglio «sembrano rifuggire» dalle lusinghe del potere è quello di rifiutarlo o di limitarlo al massimo o quanto meno di tenerlo a debita distanza. Si tratta di una nozione che in qualche modo, è riconducibile alla nozione greca di «hybris»: un concetto, quello della «dismisura tracotante» che è stato richiamato in modi e tempi diversi anche da alcuni scrittori contemporanei che molto si sono interrogati sul senso della modernità e della pervasività «della megamacchina» nella società industriale come Massimo Fini e Serge Latouche.

Articolo completo: Il Signore degli Anelli – Un appassionato saggio di Paolo Nardi a 50 anni dalla morte di Tolkien – LineaNews | LineaNews

Depistaggio sull’origine del Covid: Fauci “in segreto” nella sede CIA

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di Federico Punzi

Ha partecipato all’indagine dell’Agenzia per influenzarne le conclusioni spingendo per l’origine naturale. I finanziamenti a Wuhan e la falsa testimonianza al Congresso

Il Congresso Usa la commissione sulla pandemia Covid l’ha istituita davvero, pochi giorni dopo l’inizio della legislatura, e non si è fatto limitare l’ambito di indagine da una conferenza stampa del presidente Biden. Ebbene, la Commissione ha scoperto che il dottor Anthony Fauci, all’epoca direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases e membro della task force presidenziale per l’emergenza Covid, è stato accompagnato in segreto nel quartier generale della CIA, dove ha “partecipato all’analisi” per “influenzare” l’indagine dell’Agenzia sulle origini del Covid-19.

Che vuol dire in segreto? Che è stato fatto entrare “senza una registrazione di ingresso”. Il presidente della Commissione, Brad Wenstrup, ha chiesto all’ispettore generale del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani, documenti, comunicazioni e altre prove dei contatti tra Fauci e la CIA.

Ora, i contatti tra il virologo e la CIA sono interessanti perché proprio Fauci ha promosso la stesura di “Proximal Origin”, il famigerato documento utilizzato per bollare come teoria del complotto l’ipotesi della fuga di laboratorio.

 

Trattato come una rockstar

Secondo una inchiesta di Michael Shellenberger, Matt Taibbi e Alex Gutentag, Fauci avrebbe screditato la tesi della fuga di laboratorio e “spinto” invece il controverso articolo “Proximal Origin” durante le riunioni della CIA, del Dipartimento di Stato e della Casa Bianca. “Le opinioni degli esperti di Fauci sono state prese in significativa considerazione e facevano parte della nostra valutazione classificata”, ha spiegato un agente CIA decorato e con esperienza in Asia. “La sua opinione ha sostanzialmente modificato le conclusioni che sono state successivamente tratte”.

La stessa fonte conferma che Fauci è stato fatto entrare e uscire dalla sede CIA senza registrazione e che veniva per “promuovere la tesi dell’origine naturale”. “Sapeva cosa stava succedendo. Si stava parando il culo e stava cercando di farlo con la comunità di Intelligence. So che è venuto più volte ed è stato trattato come una rockstar“.

Fauci e la CIA potrebbero aver collaborato ad un vero e proprio insabbiamento e depistaggio sulle origini del Covid ai danni del pubblico americano ma anche delle autorità politiche del loro Paese. Tra aprile e maggio 2020 l’allora presidente Donald Trump accennò al virus prodotto nel laboratorio di Wuhan, ma la tesi era già stata screditata da Fauci nel governo.

 

Corrotti sei analisti

Contatti preoccupanti, osserva la Commissione della Camera, anche alla luce delle recenti testimonianze di informatori secondo cui la CIA avrebbe corrotto sei analisti, con “significativi incentivi monetari”, per modificare le loro conclusioni sull’origine del Covid-19, dalla fuga da un laboratorio cinese alla trasmissione da un animale.

Secondo un informatore di “alto livello” della CIA, l’Agenzia “ha cercato di ricompensare sei analisti che avevano scoperto che il SARS-CoV-2 probabilmente aveva avuto origine in un laboratorio di Wuhan, se avessero cambiato posizione e avessero affermato che il virus era passato dagli animali all’uomo”. Al termine dell’analisi, sei dei sette membri del team ritenevano che l’intelligence e la scienza fossero “sufficienti per effettuare una valutazione con basso grado di certezza che il Covid-19 provenisse da un laboratorio a Wuhan, in Cina”, si legge nella lettera di Wenstrup. “Il settimo membro della squadra, il più anziano, era l’unico a credere che avesse avuto origine per zoonosi”.

L’informatore sostiene, si legge inoltre nella lettera, che “per arrivare alla decisione pubblica finale di incertezza, agli altri sei membri sia stato dato un significativo incentivo monetario per cambiare la loro posizione”, specificando che gli analisti erano “funzionari esperti con significative competenze scientifiche”.

 

I rapporti Fauci-CIA

Come si legge nel comunicato di martedì della Commissione:

La discutibile presenza del dottor Fauci alla CIA, insieme alle prove recentemente scoperte secondo cui il dottor Fauci “ha spinto” la stesura di “Proximal Origin” – il famigerato documento utilizzato per tentare di “confutare” la teoria della fuga di laboratorio – dà credito alle crescenti preoccupazioni circa la promozione di una falsa narrazione sulle origini del Covid-19 da parte di più agenzie governative federali. Il presidente Wenstrup sta cercando tutti i documenti e le comunicazioni relativi all’accesso del dottor Fauci alle strutture della CIA e ai dipendenti della CIA in relazione a queste accuse. Inoltre, dopo essere venuto a conoscenza di ulteriori informazioni, il Sottocomitato ristretto chiede all’agente speciale Brett Rowland di comparire per un’intervista trascritta riguardante i presunti movimenti del dottor Fauci da e verso la CIA. Poiché le prove crescenti continuano a suggerire che i funzionari del governo federale abbiano nascosto le origini del Covid-19, indagare su qualsiasi influenza impropria garantirà la futura responsabilità non solo della comunità dell’Intelligence, ma anche dei funzionari della sanità pubblica.

 

Cosa bisognava nascondere

Ma perché il dottor Fauci e la CIA avrebbero dovuto collaborare ad un depistaggio sulle origini del Covid. Perché, come abbiamo riportato su Atlantico Quotidiano già nel settembre 2021, il laboratorio di Wuhan da cui il virus è uscito è stato indirettamente finanziato dal National Institutes of Health (NIH), tramite la EcoHealth Alliance di Peter Daszak, dal 2014 al 2020, con un importo di 600.000 dollari, per “studiare la trasmissione dei coronavirus dai pipistrelli all’uomo”, nonostante si conducessero notoriamente ricerche di guadagno di funzione (potenziamento dei virus, per renderli più infettivi per l’uomo), sottoposte a moratoria dall’amministrazione Obama.

Solo di recente il NIH ha ammesso che “l’Istituto di Virologia di Wuhan ha condotto un esperimento che ha violato i termini dell’accordo di finanziamento per quanto riguarda l’attività virale e che potrebbe causare problemi sanitari e altri esiti inaccettabili”.

Gli ex direttori del NIAID e del NIH, Fauci e Collins, “hanno ripetutamente mentito – consapevolmente, volontariamente e sfacciatamente – su questo argomento”, ha scritto su Twitter il prof. Richard H. Ebright:

Hanno mentito perché avevano finanziato la ricerca sul guadagno di funzione e potenziato la ricerca su potenziali agenti pandemici a Wuhan. Hanno anche mentito perché avevano violato in modo illecito le politiche del governo Usa per finanziare la ricerca, violando la moratoria sulla ricerca sul guadagno di funzione in vigore nel 2014-2016 e violando il requisito del rapporto rischio-beneficio della ricerca ePPP in vigore dal 2017. Il loro finanziamento ad una ricerca sconsiderata e il loro comportamento illecito nel violare le politiche del governo Usa, hanno probabilmente causato la pandemia di Covid-19 e probabilmente hanno ucciso più di 20 milioni di persone e sono costati più di 25 trilioni di dollari.

 

Falsa testimonianza al Congresso

Il dottor Fauci ha negato persino davanti al Congresso, tanto da essere stato deferito al Dipartimento di Giustizia, nell’agosto scorso, dal senatore Repubblicano Rand Paul per aver presumibilmente mentito sotto giuramento: “Non esiste caso di spergiuro più evidente nella storia delle testimonianze governative di quello di Fauci”.

L’ex direttore del NIAID “ha affermato categoricamente che il governo non ha mai finanziato questa ricerca sul guadagno di funzione”, ha spiegato il senatore Paul a Fox News. “Ora abbiamo il Government Accountability Office che ha ammesso che il finanziamento proveniva dal NIH” e “il direttore ad interim del NIH, Lawrence Tabak, che ammette per iscritto che proveniva dal NIH”.

 

Le e-mail

La “smoking gun”, secondo Paul, è che “Fauci in privato diceva l’opposto di ciò che ha detto in pubblico, quando mi ha detto che assolutamente non finanziamo la ricerca sul guadagno di funzione in Cina”. “In privato dice sospettiamo che il virus sia stato manipolato e siamo sospettosi perché sappiamo che stanno facendo ricerche sul guadagno di funzione. Poi prosegue descrivendo la ricerca, ed è esattamente la ricerca finanziata dal NIH”.

Il senatore si riferiva ad una e-mail del febbraio 2020 in cui Fauci descriveva dettagliatamente una chiamata con il ricercatore britannico Jeremy Farrar, all’epoca direttore del Wellcome Trust. Secondo Fauci, i partecipanti alla chiamata della task force, tra cui Francis Collins, ex direttore del NIH, e altri scienziati “altamente credibili” con esperienza in biologia evoluzionistica, avevano espresso preoccupazione per il “fatto che, dopo aver visto le sequenze di diversi isolati di nCoV, c’erano mutazioni nel virus che sarebbe stato molto insolito che si fossero evolute naturalmente nei pipistrelli e c’era il sospetto che questa mutazione fosse stata inserita intenzionalmente“.

“Sospetto accresciuto dal fatto che gli scienziati dell’Università di Wuhan sono noti per aver lavorato a esperimenti di guadagno di funzione per determinare i meccanismi molecolari associati ai virus dei pipistrelli che si adattano alle infezioni umane, e l’epidemia ha avuto origine a Wuhan”, scriveva Fauci.

 

Articolo completo: Depistaggio sull’origine del Covid: Fauci “in segreto” nella sede CIA (nicolaporro.it)

 

“Vannacci fascista, primo della lista”. La sinistra minaccia il generale

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di Redazione

 

Circa 200 persone a Lucca contestano l’autore del libro “Il mondo al contrario”. Siamo alle solite: gli “antifa” hanno paura dei libri

I “sinceri democratici” sono tornati: dopo il caso Roccella, il ministro cui è stato impedito di parlare al Salone del Libro, ora siamo al caso Vannacci, cui a Lucca hanno tentato di togliere la parola con le solite proteste travestite da antifascismo. Come riporta il quotidiano IlGiorno, il generale Roberto Vannacci, autore del libro “Il Mondo al Contrario”, è stato oggetto di proteste durante la presentazione del suo libro a Lucca. “Vannacci fascista, sei il primo della lista”, hanno urlato un gran numero di giovani, circa 200, appartenenti a realtà di sinistra, armati di bandiere e striscioni.

L’evento si è svolto fuori dalla Casa del Boia, dove Vannacci era stato invitato per presentare il suo libro, che, nelle ultime settimane, ha venduto centinaia di migliaia di copie. Nonostante la protesta, l’autore ha accolto con tranquillità l’arrivo dei contestatori e ha cominciato a parlare del suo libro. Le forze dell’ordine si sono accertate che i manifestanti non entrassero nell’edificio, scortandoli fino a pochi metri di distanza e poi deviandoli in piazza San Francesco.

“Il Mondo al Contrario” è diventato ormai argomento di molte discussioni e ha portato il generale Vannacci a guadagnare una cifra stratosferica. Il successo del libro ha sorpreso tutti, soprattutto se si considera che il generale Vannacci ha conseguito il suo grado dopo una lunga carriera militare e di certo non sognava di diventare ricco grazie ad un libro. Come ha riportato il Corriere della Sera, solo 8 allievi ufficiali su 150 che entrano in accademia diventano generali di divisione. Chiunque abbia fatto carriera nell’esercito può capire quanto sia lungo e difficile, fatto di missioni all’estero e comando di tanti uomini, per raggiungere un grado così elevato. Eppure, in un solo mese, il generale ha guadagnato con le vendite del suo libro quanto avrebbe ricevuto in dieci anni dalla carriera militare.

Secondo quanto riportano i media locali, la contestazione al generale si sarebbe svolta – al netto delle minacce – in modo “pacifico”. E lui, “imperturbabile”, ha salutato i contestatori per poi parlare tranquillamente del suo libro.

Articolo completo: “Sono il papà del ragazzo manganellato a Torino: è stato un sopruso” (nicolaporro.it)

Kosovo e Serbia d’accordo: “Abbiamo bisogno della Nato”. Aumenterà la presenza della Kfor

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di Cristiano Tassinari

 

Il primo ministro kosovaro Albin Kurti ha accolto positivamente la decisione della Nato di aumentare la propria presenza nella regione. D’accordo anche il presidente serbo Aleksandar Vučić, che però chiede: “Operazione di peacekeeping Nato al posto della polizia kosovara”

Almeno su una cosa Kosovo e Serbia sono d’accordo: servono piu truppe Nato.

Il primo ministro del Kosovo Albin Kurti ha accolto con favore la decisione dell’Alleanza atlantica di rafforzare la propria presenza nella regione, dopo la recente escalation di violenza, culminata – domenica 24 settembre – nell’omicidio di un agente di polizia kosovaro e nell’assedio del monastero di Banjska dove si era asserragliata la banda armata serba.

La Nato è presente In Kosovo già dal 1999,  con la Kfor, forza di pace internazionale, a guida italiana, è coordinata dal generale italiano Angelo Michele Ristuccia.

Venerdì la polizia kosovara ha fatto irruzione in cinque località nel nord del Kosovo, zona in cui la popolazioone è a maggioranza serba.

“Truppe Nato al posto della polizia kosovara”

Anche il presidente della Serbia Aleksandar Vučićaveva già chiesto, nei giorni scorsi, di sostituire la polizia kosovara con un’operazione di peacekeeping della Nato.

La sparatoria di domenica tra il commando serbo (almeno una trentina di uomini, tre morti e otto arrestati) e la polizia kosovara è stata uno dei peggiori episodi di violenza tra i due Paesi da quando il Kosovo ha dichiarato unilateralmente l’indipendenza dalla Serbia nel 2008.

 

Il sostegno statunitense

Il consigliere per la Sicurezza nazionale americano Jake Sullivan ha parlato al telefono con ilprimo ministro del Kosovo, Albin Kurti, ed ha espresso le sue condoglianze per la morte del poliziotto durante i violenti attacchi del 24 settembre.

Il funzionario americano ha anche sottolineato la preoccupazione degli Usa per la mobilitazione militare serba vicino al confine con il Kosovo e ha sottolineato la disponibilità  degli Stati Uniti a lavorare con gli alleati per garantire che la Kfor abbia risorse per compiere la sua missione.

 

Ong, Musk dice la verità: “La Germania viola la sovranità dell’Italia”

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di Max del Papa

 

Il padre della Tesla a muso duro: “Suona come un’invasione”. Ma il governo tedesco difende i finanziamenti alle Ong

Elon Musk, il miliardario sudafricano e CEO di Tesla, ha innescato una polemica sui social media riguardo all’immigrazione e al ruolo delle Ong, in particolare quelle finanziate dalla Germania. Nel cuore del dibattito vi è una questione spinosa che tiene banco in tutta Europa. I Paesi membri non riescono a trovare un accordo sulla gestione dei flussi e si scontrano sul ruolo delle Ong. In merito Musk non ha dubbi. E si schiera dalla parte dell’Italia. Il magnate ha sollevato interrogativi sulla consapevolezza del popolo tedesco sui fondi di Berlino e sul coinvolgimento delle Ong. Sul suo social X, ha condiviso un video che mostrava navi di Ong finanziate dal governo tedesco impegnate nel recupero di migranti nel Mediterraneo per poi trasferirli in Italia. “L’opinione pubblica tedesca è al corrente di tutto questo?”.

Musk: “La Germania viola la sovranità italiana”

Il ministero degli Esteri tedesco ha risposto prontamente affermando che tutto ciò fa parte del salvataggio di vite umane. Tuttavia, Musk non ha fatto passi indietro. Anzi. Ha ribattuto, sostenendo che la Germania sta violando la sovranità dell’Italia trasportando un gran numero di migranti illegali sul suolo italiano, paragonando tale azione a un’invasione e considerando le azioni nel Mediterraneo non soccorsi ma traffico di esseri umani. Qualcuno sui social ha infine fatto notare anche che, secondo un sondaggio, l’82,7% della popolazione tedesca sarebbe favorevole a un controllo più rigido dei confini europei. Da qui l’affondo di Musk, secondo cui “se un governo in democrazia va contro la volontà del popolo dovrebbe essere rimosso”.

Il ragionamento di Musk, in ottica immigrazione, è semplice. E vale per l’Italia come per gli Stati Uniti. Gli sbarchi o gli approdi illegali devono cessare, ma è convinto dell’importanza di facilitare l’immigrazione legale. Ha dichiarato: “Chiunque dimostri di essere un lavoratore, una persona di qualità e onesta dovrebbe avere la possibilità di diventare americano. Punto”.

Lo scontro Roma-Berlino sulle Ong

E mentre l’Italia si divide sulle parole del magnate, Sara Kelany, deputato di Fratelli d’Italia, ha criticato la sinistra accusandola di contrapporsi a Elon Musk e di ignorare la realtà della situazione della migrazione, sostenendo che l’attività delle ONG influisce sulle politiche migratorie italiane. “Dire che non sia rituale che uno Stato finanzi organizzazioni private che incidono con la loro attività sulle nostre politiche migratorie è sacrosanto e affermare la nostra piena sovranità e responsabilità sul punto, come ha fatto il governo Meloni, è quello che dovrebbe fare chiunque abbia a cuore le sorti dell’Italia. – attacca Sara Kelany – Questa sinistra immigrazionista invece seguita a badare al proprio furore ideologico e anche di fronte ad una esplicita ammissione dei fatti, continua a prendere delle posizioni totalmente contrarie all’interesse nazionale”. Giorgia Meloni nei giorni scorsi ha scritto una lettera a Olaf Scholz per chiedere conto dei finanziamenti (2 milioni l’anno) che dalla Germania arrivano nelle casse delle Ong. Il governo tedesco ha assicurato che risponderà. Ma intanto sui migranti si sta consumando la rottura tra Roma e Berlino. Con il governo socialista tedesco che chiude i propri confini ad est, ma paga le Ong che portano migranti in Italia. Come dice Meloni: “Facile fare l’accoglienza coi confini degli altri”.

PER RADDRIZZARE IL MONDO

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di Matteo Castagna,

 

Buonasera,

sperando di far cosa gradita, propongo il mio editoriale settimanale.

Grazie

MC

 

STILUM CURIE

https://www.marcotosatti.com/2023/09/30/elogio-della-normalita-per-raddrizzare-il-mondo-matteo-castagna/?fbclid=IwAR0uoV0JMsOIrl0EaR2byj76k2tmvMMMSsqxfI6sSsSYV1myEuHgQWVdbN8

 

INFORMAZIONE CATTOLICA

https://www.informazionecattolica.it/2023/10/02/il-liberalismo-ha-prodotto-nellarco-di-tre-secoli-la-castrazione-di-un-autentico-pensiero-forte/

 

IL 2 DI PICCHE.NEWS

https://www.2dipicche.news/il-mondo-raddrizzato/

 

INFO.HISPANIA (in spagnolo)

https://www.infohispania.es/enderezar-el-mundo/

 

Per informazioni:  www.agerecontra.it

 

Il Circolo Christus Rex

 

È NEL CATTOLICESIMO CHE TUTTE LE VERITÀ SI DANNO APPUNTAMENTO

Rubén Dario, giornalista, poeta e diplomatico nicaraguese (1867-1916) scrivendo della questione americana in El Triunfo de Calibàn (1898) giunse a questa conclusione: “No, non posso, non voglio stare dalla parte di questi bufali dai denti d’argento. Sono miei nemici, sono gli odiatori del sangue latino, sono i barbari. Così rabbrividisce, oggi, ogni nobile cuore, così protesta ogni degno uomo che conservi qualcosa del latte della lupa”.

 

 

L’Occidente contemporaneo, costituito da Stati Uniti, Unione Europea e altri Paesi, satelliti atlantisti, ha perso progressivamente ogni afflato ideale, nella secolarizzazione religiosa e nell’incapacità di esprimere una politica che torni a dirigere l’economia, a causa della globalizzazione liberista. Ma il liberalismo ha prodotto, nell’arco di tre secoli, la castrazione di un autentico “pensiero forte” che, al di là della potenza militare e finanziaria, sia in grado di esprimersi, almeno alla pari con l’ideologia progressista woke o con le religioni e filosofie orientali.

Parafrasando G.K. Chesterton (1874-1936): è nella Chiesa Cattolica, ovvero nel suo Magistero tradizionale, che tutte le verità si danno appuntamento. Mentre, per il liberalismo è nell’esaltazione dell’ego che ogni pensiero o desiderio soggettivo, quindi parziale, settoriale ed effimero, non riesce neanche a sedersi allo stesso tavolino del bar assieme agli altri, senza litigare. Figuriamoci se può accettare un mondo multipolare! Continuando di questo passo, tutta la galassia del Patto atlantico rischia l’eutanasia, magari senza accorgersene, tra un hamburger e una gretinata.

O si torna ai valori veri, oggettivi, reali della metafisica classica (platonico-aristotelico-tomista) secondo cui l’uomo è composto di carne e spirito, creato per conoscere la verità e amare il bene, nonché creatura finalizzata al Creatore, ma infinitamente distinta da Lui, che può raggiungere una certa felicità su questa terra solo se vive secondo le leggi della natura creata da Dio: “cercate prima il Regno di Dio e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù” (Lc. 12, 31). Oppure si cade nel perfetto nichilismo, non solo distruttivo, ma con deliri di onnipotenza: “cercate il potere o la volontà di potenza e tutto il resto verrà da sé”.

 

 

L’uomo per conoscere la verità oggettiva deve conformare il suo pensiero alla realtà. La post-modernità, per tranquillizzare l’uomo nella falsa verità concepita come la pigra comodità quotidiana del singolo individuo, riconosce tutto come soggettivo in una realtà sempre più virtuale, quindi irreale, surreale, distopica, folle e totalmente deresponsabilizzante. Prima dell’elogio del buon senso e della normalità, che rimangono i messaggi principali del libro di Roberto Vannacci, fu G.K. Chesterton a parlare del “mondo al contrario”. E’ il titolo del IV capitolo del testo “La Chiesa Cattolica” (ed. Lindau, 2010).

L’analisi chestertoniana osservava, più di cento anni fa, che un’umanità la quale rifiuta la verità oggettiva, degenera consapevolmente e volontariamente nel mondo al rovescio. Esso gli appare una “nuova normalità” più libera, trasgressiva, permissiva, mentre è solo una strabica deformazione della realtà e certa distruzione della verità, nell’ozioso disinteresse borghese.

Per raddrizzare il mondo, ci viene in aiuto, alle pag. 91-93, il saggio “La sintesi del Tomismo – sua attualità e suoi valori” (Ed. Effedieffe, 2017): “si deve tornare alla dottrina e pratica delle quattro navigazioni: la prima che lascia il mondo puramente sensibile dopo averlo sperimentato, poiché l’uomo non è una pura bestia, ma ha un’anima razionale fatta per conoscere il “meta-sensibile”. la seconda giunge alla “sostanza” delle cose (Aristotele) e al concetto di “partecipazione” del mondo sensibile da quello delle Idee (Platone). La terza giunge all’essere come ultimo atto di ogni sostanza ed essenza (S. Tommaso d’Aquino). La quarta, ci indica la Croce come unico mezzo per attraversare in pace il mare burrascoso della vita, senza naufragare nel mare del nulla. Nonostante i liberali la ritengano un mero simbolo culturale, quindi un soprammobile in memoria delle nostre radici, che, poi, ogni giorno si permettono di calpestare, come i peggiori farisei.

 

 

Ognuno può farla finita col nichilismo ed il relativismo liberale, che portano solo alla società dell’apparire, mai dell’essere, e ad identificare se stessi con Dio. Finalmente si potrebbe guardare alla realtà per quella che è, e non per come ci appare, vivendo onestamente e conoscendo la verità: “Fa il bene ed evita il male, questo è tutto l’uomo” (Sal. XXXIV,15).

 

Articolo completo: Il liberalismo ha prodotto, nell’arco di tre secoli, la castrazione di un autentico “pensiero forte” – informazionecattolica.it

 

 

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