Chi liberò veramente l’Italia
di Marcello Veneziani
Si può celebrare in tanti modi la Liberazione dell’Italia nel 1945 ma ci sono dati, numeri e vite che non si possono smentire e che sono la base necessaria e oggettiva per dare una giusta dimensione storica all’evento. Dunque, per la Liberazione dell’Italia morirono nel nostro Paese circa 90mila soldati americani, sepolti in 42 cimiteri su suolo italiano, da Udine a Siracusa. Secondo i dati dell’Anpi, l’associazione dei partigiani, furono 6882 i partigiani morti in combattimento.
Ricavo questi dati da una monumentale ricerca storica, in undici volumi raccolti in cofanetto, dedicata a La liberazione alleata d’Italia 1943-45 (Pensa ed.), basata sui Report of Operations di diversi reggimenti statunitensi, gli articoli del settimanale Yank dell’esercito americano e i reportage dell’Associated press. E naturalmente la ricerca storica vera e propria. Più un’ampia documentazione fotografica. L’autore è lo storico salentino Gianni Donno, già ordinario di Storia contemporanea, che ha analizzato i Reports of Operations in originale, mandatigli (a pagamento) da Golden Arrow Military Research, scannerizzati dall’originale custodito negli Archivi nel Pentagono. L’opera ha una doppia, autorevole prefazione di Piero Craveri e di Giampiero Berti e prende le mosse dallo sbarco di Salerno.
Secondo Donno, non certo di simpatie fasciste, il censimento dell’Anpi è “molto discutibile” ma già quei numeri ufficiali rendono le esatte proporzioni dei contributi. Facciamo la comparazione numerica: per ogni partigiano caduto in armi ci furono almeno 13 soldati americani caduti per liberare l’Italia. Senza considerare i dispersi americani che, insieme ai feriti, furono circa 200mila. E il conto risuona in modo ancora più stridente se si comparano i 120mila militari tedeschi caduti in Italia, soprattutto nelle grandi battaglie (Cassino, Anzio e Nettuno) contro gli Alleati e sepolti in gran parte in quattro cimiteri italiani.
Naturalmente, diverso è parlare di vittime italiane della guerra civile, fascisti e no, di cui esiste un’ampia documentazione, da Giorgio Pisanò a Giampaolo Pansa, per citare le ricerche più scomode e famose. Ma non sto parlando di fascismo e guerra civile, bensì di Liberazione d’Italia, ovvero di chi ha effettivamente liberato l’Italia dai tedeschi o se preferite dai “nazifascisti”. Continua a leggere
Nancy Pelosi continua a bloccare il disegno di legge per fermare l’infanticidio
L’EDITORIALE DEL LUNEDI PER AGERECONTRA.IT
di Leonardo Motta
Non c’è responsabilità maggiore per i membri del Congresso che salvaguardare il diritto alla vita di tutti gli americani, in particolare i più vulnerabili. Questo è il motivo per cui i leader repubblicani alla Camera dei rappresentanti stanno spingendo per un voto sul “Live Birth Abortion Survivors Protection Act”. Questo disegno di legge segnerebbe la differenza tra la vita e la morte di innumerevoli bambini, se il presidente, la Democratica Nancy Pelosi, lo permettesse, se i Democratici pro-aborto.
In America, infatti, è già successo più volte che gli strumenti e le tecniche per uccidere il bambino nel grembo materno non hanno funzionato e che il bimbo sia nato vivo: respirando, si muovendosi, piangendo.
Ma mentre in terapia intensiva neonatale, medici e infermieri non risparmiano sforzi per salvare la vita di bambini prematuri e molto malati, per i sopravvissuti agli aborti la situazione è diversa.
Invece di essere trasportati immediatamente in terapia intensiva e trattati con la stessa cura compassionevole, il bambino viene lasciato morire da solo.
Sembra surreale, ma questa è esattamente l’esperienza di Jill Stanek, un’ex infermiera e informatrice che ha assistito alla nascita di bambini abbandonati e vivi abortiti, incluso un bimbo con sindrome di Down che ha confortato per 45 minuti della sua breve vita.
È l’esperienza di donne come Sycloria Williams, che ha dato alla luce una bambina viva in un centro abortivo della Florida e poi ha guardato con orrore mentre il dottore gettava il bambino in un contenitore per lo smaltimento biologico dei rifiuti. Continua a leggere
25 Aprile: Festa di San Marco Evangelista S. Messa in streaming dell’I.M.B.C.
di Redazione
Oltre alle consuete S. Messe tradizionali non “una cum” celebrate in presenza come da calendario sul sito www.sodalitium.biz/sante-messe/
l’Istituto Mater Boni Consilii celebrerà una Santa Messa tradizionale, ovviamente non “una cum” gli occupanti conciliari, in diretta streaming alle ore 10.30 di Domenica 25 Aprile 2021
al link https://m.youtube.com/watch?v=pSXLWVNjEZg&feature=share
VIVA SAN MARCO!!!
Obiezioni e risposte: Dall’inferno non si esce più?
Segnalazione di Carlo Di Pietro
Sul sito è disponibile il numero 227 del giorno 18 aprile 2021. Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata ai soli Associati e Sostenitori.
Abbiamo pubblicato anche il libretto Vita, Martirio e Miracoli del Beato Lorenzino di Valrovina (Marostica).
Ricordiamo che è possibile rinnovare la quota associativa per il 2021 cliccando qui. Per le nuove iscrizioni cliccare qui. Sursum Corda non accetta finanziamenti pubblici.
– Vita, Martirio e Miracoli del Beato Lorenzino di Valrovina (Marostica);
– Orazione a San Perfetto, Prete e Martire (18.4);
– Orazione a Sant’Aniceto, Papa e Martire (17.4);
– Orazione a Sant’Ermenegildo, Re e Martire (13.4);
– Orazione alle Sante Basilissa ed Anastasia, Martiri (15.4);
– Orazione e culto al Beato Lorenzino Sossio da Marostica, Martire (15.4);
– Piccole litanie della Madonna del Buon Consiglio (dal 17.4 al 25.5);
– Preghiera a San Giustino, Filosofo e Martire (14.4);
– Preghiera a Sant’Ermenegildo, Re e Martire (13.4);
– Preghiera a Santa Bernadetta Soubirous, Vergine (16.4);
– Preghiera a Santa Gemma Galgani, Vergine (11.4);
– Preghiere a San Zeno, Vescovo e Martire (12.4).
Borghi: finalmente sveliamo un po’ di balle economiche…
Claudio Borghi a Coffèe break, e, giustamente , dato che si parla di economia, eccovi il giornalista con minore conoscenza dell’economia di tutti i mass media, Davide Giacalone, noto essenzialmente per l’abilità nell’assegnare le frequenze TV.
Cosa ha rivelato l’ultimo, inutile, DEF: che il debito è non tollerabile solo nel limite in cui la Banca centrale vuole non supportalo, come dimostrano non solo il momento attuale in Euro Area, ma ancora di più quello che sta accadendo con i super piani di espansione di Biden negli USA, ben più ampi dei nostri. Borghi spiega bene la questione , del resto già nota, ma quando un giornalista è in mala fede, parla, disturbando in sottofondo e se ne infischia delle opinioni altrui. Un esempio di mala educazione e di superficialità sempre più frequente nella nostra TV.
Quindi si passa a parlare brevemente di ambiente per poi la vexata queastio del prossimo futuro: quando togliere il blocco dei licenziamenti. Perchè questa dolorosa mossa prima o poi dovrà essere fatta.
Buon ascolto e ringraziamo Inriverente.
Transfobia, il nuovo psicoreato
di Giuliano Guzzo
Non serve che si arrivi all’approvazione del ddl Zan, il cui destino parlamentare dopo la giornata di ieri – con voci critiche arrivate da Italia Viva – appare incerto, per sapere come funzioni la condanna della discriminazione transfobica: ce lo dice già l’esperienza internazionale, con decine di casi di denunce, censure accademiche, minacce di licenziamento, premi ritirati. Le cose che colpiscono sono soprattutto due: la prima è che l’accusa di transfobia precede una eventuale condanna giudiziaria ma basta – e avanza – a rovinare la reputazione, la seconda è che a farne le spese è, spesso, la libertà di pensiero di figure laiche. Anzi, laicissime.
Si prenda Richard Dawkins, celebre ateo autore di saggi stampo evoluzionistico. A lui l’Associazione Atei Americani h revocato il premio «Ateo dell’Anno» – assegnatogli nel 1996 – perché su Twitter ha scritto che, biologicamente, la donna trans non è tale, e che impiega il pronome femminile per mera «cortesia». Rischia di andar peggio a Donna M. Hughes, nome storico del femminismo Usa, la cui cattedra alla University of Rhode Island è in bilico dopo che, sul sito femminista 4W, lo scorso 28 febbraio, ha criticato «la fantasia transessuale, ossia la convinzione che una persona possa cambiare il proprio sesso, da maschio a femmina o da femmina a maschio».
Nonostante sia un mito del femminismo, l’ateneo, pur non licenziandola, ha scaricato la Hughes con una nota secca: «L’Università non supporta dichiarazioni e pubblicazioni della professoressa Donna Hughes che sposano prospettive anti-transgender». Non si può definire un bigotto neppure lo psicologo gay James Caspian. Eppure Caspian è arrivato a ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo dopo che la Bath Spa University – con la scusa che ciò sarebbe andato «a scapito della reputazione dell’Istituzione» – gli ha impedito di portare a termine uno studio sui casi di transgender pentiti, decisi a tornare al sesso originario. Una denuncia non l’ha fatta ma subita, invece, una politica norvegese rea di aver detto l’ovvio.
Sì, perché la parlamentare Jenny Klinge ha semplicemente affermato che «solo le donne possono partorire», e per questo è stata segnalata alle autorità. Alla base della denuncia, ha spiegato la femminista Marina Terragni, una nuova legge che, riconoscendo l’identità di genere, fa sì che si possa essere nate donne ma percepirsi maschi; ne consegue come l’affermazione della Klinge ricada nella casistica del misgendering, configurandosi come crimine d’odio. Un crimine che si supponga abbia commesso anche l’americano Jack Phillips, che non è un picchiatore neonazista ma un semplice pasticciere del Colorado che impasta i suoi dolci con l’etica.
Per questo, dopo che nel 2012, s’era rifiutato di preparare una torta per un matrimonio gay – quello di Charlie Craig e David Mullins – è stato denunciato. Il suo caso è finito alla Corte Suprema che, nel 2018, gli ha dato ragione. Solo che Phillips, non ha ancora terminato la sua odissea, dato che è stato nuovamente denunciato. Stavolta tutto è iniziato, o meglio ricominciato, dopo che nel giugno 2017 un avvocato, Autumn Scardina, aveva ordinato una torta con interni rosa e esterni blu per celebrare il suo compleanno e il settimo anniversario della sua transizione da maschio a femmina. Phillips si è rifiutato di preparare il dolce trans ed è partita la nuova causa. La sua libertà di lavorare conformemente a dei valori, evidentemente, dà fastidio.
La sorte peggiore, però, è probabilmente quella toccata a Rob Hoogland, padre «transfobico» che in Canada è finito addirittura dietro le sbarre per aver «offeso» la figlia adolescente appellandola col pronome «lei», incurante del fatto che l’interessata si consideri, appunto, transgender. Riepilogando, una volta che in un Paese la «transfobia» diventa un canone morale oltre che giuridico, non si salva nessuno. Che si sia semplici pasticcieri e padri di famiglia, oppure femministe, scrittori atei e perfino studiosi gay, non fa differenza: se sostieni la differenza tra maschi e femmine, sei finito. Sarebbe bello sapere da Luciana Littizzero, Fedez e vip vari pro ddl Zan che ne pensano, di questa spaventosa lista di vittime del bavaglio transofilo.
Fonte: https://giulianoguzzo.com/2021/04/22/transfobia-il-nuovo-psicoreato/
Speranza tradito dal suo libro. “Covid? Sapevo da dicembre”
Il ministro rivela di aver appreso di focolai da Wuhan. “A novembre vidi un ministro cinese ma era tranquillo”
di Felice Manti e Edoardo Montolli
Il libro mai uscito del ministro della Salute Roberto Speranza Perché guariremo gira ormai tra le redazioni come un nuovo virus. Ma già a pagina 28 si resta davvero colpiti. Scrive il ministro: «Il 31 dicembre, le autorità (della Cina, ndr) hanno segnalato all’Oms molti casi di una malattia che somiglia alla polmonite, nella provincia di Wuhan». Ma subito l’esponente Leu aggiunge: «Era tutto il mese che si rincorrevano le voci su nuovi focolai virali in quella provincia e che consultavo le notizie con più attenzione del solito, vagliando quelle provenienti da Oriente». Ma notizie su focolai virali prima del 31 dicembre noi non le abbiamo mai trovate. Tanto è vero che Taiwan chiude le frontiere solo quando capta la prima voce di un focolaio di polmonite a Wuhan: e ad oggi l’isola, che conta quasi 24 milioni di abitanti, piange solo 11 morti per Covid.
Dice Fabrizio Gatti, autore del libro L’infinito errore: «L’indagine (farsa) Cina-Oms che certifica l’esistenza di più focolai attivi già a inizio dicembre a Wuhan e in Hubei (quindi con contagi a metà novembre) è di qualche settimane dopo». Da dove arrivano allora queste informazioni? E da chi? Le frasi immediatamente successive stupiscono ancora di più: «Il 7 novembre avevo ospitato a Roma il ministro della Salute del governo cinese, Ma Xiaowei. Avevamo sottoscritto un accordo tra i due servizi sanitari (…) Non mi era sembrato che nutrisse particolari preoccupazioni sul suo Paese». Ma per quale ragione il 7 novembre il ministro cinese doveva essere preoccupato? Perché Speranza dà per scontato che il suo collega cinese ne sia addirittura informato due mesi prima?
Non basta. L’accordo Speranza-Xiaowei è un Piano d’azione di cooperazione sanitaria focalizzato su cinque punti. Il terzo è dedicato alle malattie infettive e ad eventuali pandemie. E recita, in proposito, che Italia e Cina dovranno «sviluppare e sostenere strategie di prevenzione» contro «la vulnerabilità del sistema di risposta alle emergenze infettive» e «sviluppare collaborazioni in risposta alle più importanti emergenze di salute pubblica», per esempio «la pandemia di malattie infettive come l’influenza». Sembra un dettaglio, e una coincidenza. E forse lo è. Ma il ministro aggiunge: «A gennaio 2020 mi rendo conto che il Servizio sanitario nazionale sta andando verso una tempesta che lo metterà a dura prova». E allora per quale ragione il 15 febbraio l’Italia dona alla Cina sedici tonnellate di materiale medico-sanitario di protezione personale tra mascherine, tute e occhiali protettivi, guanti e termometri? Perché questa enorme privazione già sapendo che eravamo sguarniti?
Peraltro, per tutto il libro – come notano molti colleghi tra cui Francesca Nava di La7 – non viene mai citato lo strumento principe per contrastare una pandemia: il piano pandemico. «Mentre invece l’ex sottosegretario alla Salute Sandra Zampa a Omnibus ne rivendicava l’applicazione. Ma il piano del 2006 era utile o era inutile come ha sempre detto Speranza perché il Covid non è un’influenza», scrive la Nava su Facebook.
E sul piano pandemico Il Giornale ha scovato un’altra prova che sbugiarda il ministro. Il 21 aprile il direttore dell’Ufficio di Prevenzione del ministero Francesco Maraglino, in nome del viceministro della Sanità Pierpaolo Sileri, scrive che lo stesso piano pandemico è da considerarsi «un piano di carattere strategico a cui devono seguire dei piani operativi». Insomma, è carta straccia, come diceva il report Oms fatto sparire il 13 maggio da Ranieri Guerra perché inchiodava l’Italia ai suoi errori, report di cui il ministro Speranza era al corrente già dal 14 aprile e che lo aveva «deluso».
E mentre al Senato venivano depositate tre mozioni di sfiducia di Fratelli d’Italia, ex grillini e il gruppo di Gianluigi Paragone Italexit, il leader della Lega Matteo Salvini ribadisce che non le voterà: «Preferisco una commissione parlamentare». In realtà basterebbe leggersi il libro di Speranza…
Amato e De Mari su paura, potere e pensiero unico
Antonio Maria Rinaldi: la verità sul certificato unico per gli spostamenti ed il mio impegno in merito
Antonio Maria Rinaldi, da Bruxelles, spiega cosa sarà in nuovo “Certificato unico per gli spostamenti, che inizialmente era stato chiamato Green pass, ma a cui hanno cambiato già il nome.
Rinaldi spiega come la discussione in parlamento proseguirà nella prossima plenaria e in quella di maggio dove ci sarà l’approvazione finale. Rinaldi si impegna assolutamente perchè sia facoltativo e non discriminatorio in nessun modo verso sia le persone verso sia i paesi che decidano di non utilizzarlo. Però dobbiamo anche ricordare che sarà un sistema utile per facilitare i flussi turistici verso il nostro paese, e per questo è atteso da molti operatori turistici.







