L’Unione Europea intende qualificare l’aborto come un “diritto umano”

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A cura di CitizenGo

Il 23 Giugno sarà votato il Metic Report alla plenaria del Parlamento europeo, un documento pericolosissimo che rappresenta uno degli attacchi più violenti alla vita dei nascituri che si sia mai visto negli organi UE.

Si tratta di un progetto di relazione “sulla situazione della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi nell’UE, nel quadro della salute delle donne”

L’aspetto più grave del rapporto è il suo obiettivo di qualificare l’aborto come “diritto umano” e di sostenerlo senza alcuna restrizione.

Il rapporto “chiede la rimozione delle barriere” per accedere all’aborto come “i periodi di attesa”, “la negazione delle cure mediche basate sulle convinzioni personali”, “la consulenza” o qualsiasi “autorizzazione di terzi”.

Ma l’aborto – così come l’assistenza sanitaria – è una questione di giurisdizione esclusiva degli stati membri e l’Unione Europea non ha giurisdizione in merito.

Inoltre, l’aborto non è l’unica questione controversa in questo discutibile documento. Ecco un riassunto dei punti salienti:

  • Il Matic Report chiede l’abolizione del diritto all’obiezione di coscienza del personale medico. L’obiettivo del rapporto Matic è di rendere impossibile per i medici di opporsi all’uccisione di un essere umano con l’aborto. Secondo il rapporto, il rifiuto dell’aborto da parte di un medico sarebbe “affrontato come rifiuto di cure mediche”. Quindi se un medico dicesse NO all’aborto, questo significherebbe la fine della sua carriera.
  • Aborto e contraccezione per le ragazze “indipendentemente dall’età” senza il consenso dei genitori.
  • Indottrinamento LGTB e Gender nella scuola primaria senza informare o richiedere il consenso dei genitori.
  • Interventi chirurgici irreversibili cosiddetti di “cambio di sesso”, anche per i minori, tutti pagati dai sistemi sanitari pubblici.
  • Interferenza con la giurisdizione esclusiva degli Stati membri sulla definizione e la gestione dei loro sistemi sanitari nazionali o delle loro scelte di politica sanitaria nazionale.

Il Matic Report è il peggior documento che abbiamo mai affrontato. Ti prego di aiutarci a fermalo!

Firma subito e manda un messaggio agli eurodeputati del PPE: votate NO al rapporto Matic nel rispetto del diritto alla vita e alla sovranità degli Stati membri!

PER FIRMARE APRI IL LINK https://citizengo.org/it/lf/202891-il-parlamento-europeo-vuole-dichiarare-laborto-un-diritto-umano

 

Yale, invitata psichiatra che sogna “di scaricare un revolver nella testa dei bianchi”

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di Ilaria Paoletti

Yale, 5 giu – Yale, una delle più prestigiose università degli Usa, ha invitato a parlare ai propri studenti una psichiatra di New York. L’orgogliosa antirazzita sostiene di aver sognato di sparare ai bianchi e che è inutile “spiegarci” che il razzismo è sbagliato.

Yale, psichiatra indaga sulla “mente bianca”

La simpatica psichiatra è stata invitata dalla Yale University a tenere una conferenza dal titolo Psychopathic Problem of the White Mind (“problemi psicopatici della mente bianca”, immaginate se qualcuno avesse fatto una conferenza con lo stesso titolo sulla mente “nera”) ha detto al pubblico di aver fantasticato di “scaricare un revolver nella testa di qualsiasi persona bianca”.

Studenti esterrefatti

La  psichiatra Aruna Khilanani, che gestisce il proprio studio a Manhattan, ha tenuto il discorso online a studenti e docenti di medicina ad aprile dopo essere stata invitata dal Child Study Center della Yale School of Medicine. L’audio della sua conferenza di 50 minuti è stato pubblicato venerdì sul blog Substack del giornalista Bari Weiss. La Khilanani, che in precedenza ha insegnato alle università di Cornell, Columbia e New York, ha fatto una serie di commenti veramente incredibili durante il suo discorso che si basava in gran parte sulla psicologia alla base della “bianchezza”.

“Scaricare un revolver nella testa dei bianchi”

“Avevo fantasie di scaricare un revolver nella testa di qualsiasi persona bianca che si fosse messa sulla mia strada, seppellendo il loro corpo e asciugandomi le mani insanguinate mentre mi allontanavo relativamente innocente con un rimbalzo nel mio passo. Come se avessi fatto al mondo un fottuto favore”, ha detto la psichiatra durante il discorso a Yale. E ha continuato dicendo che i bianchi si sentono vittime di bullismo quando le persone di colore favoriscono la propria razza e ciò viene descritto come una “situazione psicologica”.

Bianchi = “predatori dementi”

‘Sentono che dovremmo ringraziarli per tutto quello che hanno fatto per noi. Sono confusi, e anche noi. Continuiamo a dimenticare che parlare direttamente di razza è uno spreco di fiato’, ha detto la psichiatra agli studenti di Yale. “Stiamo chiedendo a un predatore demente e violento che pensa di essere un santo o un supereroe, di accettare la responsabilità. Non succederà. Hanno cinque buchi nel cervello. È come sbattere la testa contro un muro di mattoni”. Siamo dunque classificati, per usare un termine che farebbe rabbrividire i fieri antirazzisti, come una razza inferiore. Ed è confermato, perché la Khilanani ha anche affermato che parlare con i bianchi della razza  è  “inutile”: secondo lei, non siamo “allo stesso livello di conversazione”. Se la conversazione è circoscritta a sparare in testa alla gente, mi sa che ha ragione lei.

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/yale-invitata-psichiatra-antirazzista-196404/

Il mese del Sacro Cuore di Gesù

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Segnalazione del Centro Studi Federici
Cuore santissimo di Gesù, fonte di ogni bene, vi adoro, vi amo, vi ringrazio e, pentito vivamente dei miei peccati, vi presento questo povero mio cuore. Rendetelo umile, paziente, puro e in tutto conforme ai desideri vostri. 
Proteggetemi nei pericoli, consolatemi nelle afflizioni, concedetemi la sanità del corpo e dell’anima, soccorso nelle mie necessità spirituali e materiali, la vostra benedizione in tutte le mie opere e la grazia di una santa morte. Così sia.
 
Litanie del Sacro Cuore e atto di consacrazione:
Cor Jesu Sacratissimum, miserere nobis. 
 

Qualche spunto per un “grande reset” identitario

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per Informazione Cattolica

DALLA MORTE DELLA BALENA BIANCA ALLA PEGGIOR SINISTRA, TUTTA GENDER E CAPITALE

‘La Democrazia Cristiana è contagiosa: il fascismo fu virile, la DC è virale’. Fu la sorella bigotta della fratellanza comunista. Il suo massimo ideologo fu Orietta Berti che teorizzò: Finché la barca va, lasciala andare“. Con queste frasi impietose quanto sarcastiche, Marcello Veneziani definisce la Balena Bianca, poi morta sotto la mannaia di Tangentopoli, fuori dal Parlamento e dagli strali politici della Lega Nord di Bossi, che ne erose il consenso e mise in guardia dalla peggior mala gestio.

Con il 1993 arrivò la cosiddetta Seconda Repubblica, ovvero un rimescolamento degli equilibri, che diede la parvenza di un cambiamento, in cui marchette e clientele, collusioni ed affarismo venivano messe al bando in favore di onestà e trasparenza, competenza e abbattimento della burocrazia.

Ma la DC non morì davvero, perché la “mens democristiana”, figlia del modernismo teologico e dell’italica ipocrisia di quegli odiosi baciapile arraffoni, alleati di chiunque sia speculare al mantenimento del potere fine a se stesso, si incistò in tutti i partiti.

Il maggioritario fu farlocco perché più si “divide” e più si “impera”, mentre due sole coalizioni avrebbero bloccato il sistema di spartizione ed il “magna magna” avrebbe subito un arresto per troppi soggetti.

Poi arrivò il grillismo a dare il colpo di grazia, perché, anziché aprire il Parlamento come una scatola di tonno, ha fatto la fine della rana bollita ed è stato risucchiato come garante del Sistema delle poltrone, dell’incompetenza come prassi di governo e di opposizione, della trasformazione dell’abbattimento degli sprechi con il qualunquismo dell’antipolitica, che ha abbattuto persino il nobile aristotelico concetto di Politica, per favorire il primato dell’economia global su di essa, soprattutto quella con gli occhi a mandorla. Alleato naturale è divenuta la peggior sinistra, tutta gender e capitale.

La seconda Repubblica è la dimostrazione pratica, riconoscibile in ogni ambito pubblico, della peggior “DC virale”. Un’opposizione a questi modelli c’è e si richiama ai movimenti o partiti identitari, che sono però in difficoltà, perché il Sistema è un moloch che si trascina ed un carrozzone che si autoricicla, che infiltra e seduce, che costringe ad accettare coperchi ideologici globalisti, che ricatta e pone veti incrociati, utilizzando, anche, una fetta di Magistratura: quella che leggiamo nel bel libro di Sallusti su Palamara.

 

Ma, allora, questa Seconda Repubblica è stata all’altezza delle aspettative del popolo o ne ha tradito le aspirazioni divenendo peggiore della Prima? Se guardiamo al livello medio, senza generalizzare troppo, mantenendo il giusto equilibrio tomista, sembrerebbe che nei Palazzi romani vi fossero colonie di personaggi in cerca d’autore, in mano ai burocrati, camerieri dei banchieri privi di idee e identità politica propria, che vivono di slogan perché i partiti mancano di una vera classe dirigente, preparata e attenta alla “civitas”, che faccia proposte realizzabili e concrete, in almeno due visioni antropologiche diverse, con culture politiche, etiche e socio-economiche definite e alternative, con alleanze internazionali definite ed alternative, ma in un contesto di pari legittimazione.

La guerra è finita da un pezzo e non possiamo continuare coi preconcetti e gli schemi degli anni di piombo, altrimenti saremo sempre impreparati di fronte al mondo che cambia. La gestione dell’emergenza Covid dovrebbe aver insegnato qualcosa… Va bene lasciare il “grande reset” della seconda repubblica ai globalisti? Oppure sarebbe ora di costruire la proposta della terza repubblica, osservando il tradimento delle élite, la collaborazione coi nemici storici della nostra identità occidentale, l’impunità e la promozione dell’anticattolicesimo, la sovversione della civiltà classico-cristiana, l’invasione dei “nuovi schiavi” della globalizzazione, il ceto medio in ginocchio, l’umiliazione della Chiesa e dei suoi bimillenari principi?

Sul testo più letto al mondo, che rimane la Bibbia, si può trovare la storia di Giuda Maccabeo, che ha saputo opporsi alle forze che minacciavano l’identità del suo popolo. Julien Langella osserva, giustamente, che “la prima cosa che ci colpisce tra i maccabei è la loro viva pietà (che andrebbe recuperata da moltissimi dei “nostri”, n.d.r.) e la buona conoscenza del loro Paese (anche in fatto di cultura, infatti, a partire dalla scuola, ma anche sulla lettura e sui media si potrebbe fare un salto di qualità, n.d.r.). Quei ribelli ci hanno dimostrato che non c’è riconquista senza radicamento geografico, senza riappropriarsi del territorio. Di fronte al Ball mondialista e a tutti i tentativi di appiattimento generale, l’unica risposta efficace consiste nel riappropriarsi della propria lingua (valorizzando ogni peculiarità locale, n.d.r.) delle tradizioni, dei paesaggi, della gastronomia“, del turismo, delle politiche demografiche, delle abitudini, del ritorno alla terra, del rispetto della natura e del senso comunitario perduto dalla vita frenetica.

Contro l’onda di questa subcultura da discount, scialba e incolore o, forse, per qualcuno, mono-subcultura arcobaleno, dobbiamo innalzare la diga identitaria. L’amore della piccola Patria non è d’ostacolo alla grande. Felix Gras, compagno di strada di Mistral, diceva: “amo il mio villaggio più del tuo villaggio, la mia Provenza più della tua provincia e la Francia più di tutto”. Dunque: io amo la mia Valpolicella più della tua Val Brembana, la mia Verona più della tua Vicenza e l’Italia più di tutto.

Le nostre appartenenze devono accumularsi l’una sull’altra in modo complementare e armonioso sotto il “giogo soave” del Regno sociale di Cristo Re delle cose visibili e invisibili. Farà il bene anche di chi non crede, poiché si fonda sull’Amore della Verità che rende liberi – come dice San Paolo – ed il rigetto dell’errore nichilista e relativista, che porta alla disperazione. E poi, perché abbiamo già provato e abbiamo sotto gli occhi cosa sia la “civiltà laicista”, ossia quella dell’odio verso Dio ed il Creato, la dittatura dei desideri sovversivi del diritto naturale, in un contesto di amebe prive di capacità critiche ed appiattite su mode irragionevoli, nel dominio dell’ignoranza e del brutto.

Come diceva Maurras: “lavorando alla ricostruzione della città o della provincia, si lavora a ricostruire la Nazione“, perché l’Italia integrale non può non dirsi cristiana – come sosteneva il miscredente Benedetto Croce – ed è l’Italia federale, dei campanili, delle arti e dei mestieri, degli operai e della piccola/media impresa che l’hanno resa una potenza invidiata da tutto il mondo.

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2021/05/31/qualche-spunto-per-un-grande-reset-identitario/

Canata: scuole “conciliar-arcobaleno”

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Per esemplificare, affinché tutti i lettori comprendano, quando si parla di scuole cattoliche e vescovi si sottintende “ufficiali” ovvero conciliari. Sottintendiamo che la Chiesa Cattolica non ha nulla a che fare col Concilio vaticano II e con le sue gerarchie che non sono cattoliche ma apostate, ipso facto, et sine ulla declaratione, perché professano principi contrari a ciò che Cristo e la Chiesa hanno sempre insegnato e da tutti sempre è stato creduto nel mondo (n.d.r.) 

L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di LEONARDO MOTTA

I cattolici canadesi si augurano che venga tolto dalle diocesi coinvolte il nome “cattolico” alle scuole ribelli.

L’Ottawa Catholic School Board (Canada) ha decretato che le sue 83 scuole cattoliche alzeranno per la prima volta la bandiera del Gay Pride a giugno. È esattamente l’opposto di quanto ha chiesto loro l’arcivescovo di Ottawa-Cornovaglia, Monsignor Marcel Damphousse, che ha raccolto il disagio di molti genitori.
L’arcivescovo, infatti, ha ricevuto numerose e-mail da genitori e insegnanti preoccupati, che hanno sottolineato come la bandiera non significhi semplicemente inclusione e tolleranza, ma piuttosto una “dichiarazione politica che incoraggia comportamenti e stili di vita che contraddicono l’insegnamento cattolico”.
“Mettiamo a repentaglio i nostri valori e la speciale identità del sistema scolastico cattolico quando sosteniamo ideologie incompatibili con l’insegnamento cattolico”, ha avvertito l’Arcivescovo che ha sottolineato come la bandiera arcobaleno promuova la divisione, mentre è la croce, segno dell’amore di Dio per ognuno di noi, il simbolo più forte di inclusione.
Tutto questo è stato ignorato dalla direzione delle scuole cattoliche di  Ottawa, che ha giustificato il proprio atteggiamento in una dichiarazione  assicurando che la bandiera arcobaleno -utilizzata dalla lobby gay occidentale, che include settori eretico-scismatici dei cosiddetti cristiani – “mostra alla comunità scolastica che le nostre scuole siano luoghi sicuri e accoglienti per gli studenti “2SLGBTQ +”(sic!).
John Curry, che è stato uno di coloro che hanno votato a favore del provvedimento, ha affermato che la mozione è un passo per offrire equità e inclusione a tutti gli studenti e al personale. “Questa azione, a mio avviso, non ha nulla a che fare con gli insegnamenti della Chiesa cattolica; piuttosto, ha tutto a che fare con la mia responsabilità di amministratore di un sistema educativo finanziato con fondi pubblici”, ha avuto la faccia tosta di dire.
Anche i consigli di amministrazione cattolici di Toronto e Waterloo hanno votato per sventolare la bandiera del Pride. Il consiglio scolastico cattolico del distretto di Halton, invece, ha respinto una mozione simile. Adesso i cattolici canadesi si augurano che venga tolto dalle diocesi coinvolte il nome “cattolico” alle scuole ribelli.

Obiezioni e risposte: Tanta gente onesta non va in chiesa!

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Segnalazione di Sursum Corda

Sul sito è disponibile il numero 232 del giorno 23 maggio 2021. Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata ai soli Associati e Sostenitori. Per destinare il 5×1000 a Sursum Corda cliccare qui.

– Comunicato numero 232. Obiezioni e risposte: Tanta gente onesta non va in chiesa!;
– Libro pdf: Devozione a Santa Prudenziana, Vergine (19.5);
– Libro pdf: Vita e devozione a San Venanzio, Martire (18.5);
– Orazione a San Desiderio, Vescovo e Martire (23.5);
– Orazione a Santa Rita da Cascia, Vedova (22.5);
– Orazione ai Santi Sinesio e Teopompo, Martiri (21.5);
– Preghiera a San Bernardino da Siena (20.5);
– Preghiera a San Felice, Confessore (18.5);
– Preghiera a San Giovanni Battista de’ Rossi, Confessore (23.5);
– Preghiera a San Pasquale Baylon, Confessore (17.5);
– Preghiera a San Pietro Celestino, Papa (19.5);
– Preghiera a Santa Rita da Cascia, Vedova (22.5);
– Preghiera di Papa Pio XII nelle Missioni (21.5);
– Racconti miracolosi n° 86. Un triste giovane e San Bernardino da Siena;
– San Bernardino da Siena sui rapporti contro natura;
– Vita e devozione a San Venanzio, Martire (18.5).

Tutte le fake news dei cacciatori di fake news

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Segnalazione del Centro Studi Federici

di Fulvio Scaglione

Così è (se vi pare), scena prima, parte prima. Siamo nel giugno 2020, il Washington Post spara la notiziona: la Russia ha pagato i talebani perché, a partire dal 2018, uccidessero soldati americani in Afghanistan. A ruota arriva il New York Times: titolare del programma di assassini prezzolati sarebbe l’Unità 29155 del Gru, i servizi segreti militari russi. E siccome siamo agli inizi della campagna elettorale Usa, si aggiunge: Donald Trump lo sapeva già da febbraio ma non ha detto né fatto nulla. Sottinteso: perché è una marionetta di Putin. Ovviamente Joe Biden ci si butta a pesce: “Non capisco perché questo Presidente non sia disposto ad affrontare Putin che paga taglie ai taliban perché uccidano soldati americani in Afghanistan”, dice durante il dibattito presidenziale del 22 ottobre. Altrettanto ovviamente la notiziona viene riversata tal quale da tutti (o quasi) i media della provincia italiana.  
 
Scena prima, parte seconda: aprile 2021, sono le stesse agenzie americane, militari e della sicurezza, a smentire la storia che merita, secondo loro, “low to moderate confidence”. La Nbcn, una delle Tv più accanite nell’inseguire la storia, traduce così: “Nel gergo dell’intelligence, una moderata fiducia significa che le informazioni sono plausibili e provenienti da fonti credibili, ma non abbastanza corroborate da meritare una valutazione più alta. Una bassa confidenza significa che l’analisi è basata su informazioni discutibili o non plausibili – o informazioni troppo frammentate o scarsamente confermate per trarre conclusioni solide. Può anche riflettere problemi con la credibilità delle fonti”. Nel linguaggio dei più raffinati centri studi si direbbe: balle, cucche, storie, favole.
 
Nessun paragone, nella provincia dell’impero, tra il risalto dato alla prima notizia (le taglie ai talebani) e quello, nullo, dato alla seconda (non era vero).
 
Così è (se vi pare), scena seconda, parte prima: un gruppo di hacker manda in tilt il più grande oleodotto Usa, quello della Colonial Oil che corre dalla costa Ovest a quella Est. Due giorni dopo il fatto, un noto giornalista italiano, più volte direttore, commentatore di fatti internazionali su quotidiani e Tv, scrive che si tratta dell’ennesimo attentato alle economie democratiche da parte di Stati autocratici. Cina o Russia, par di capire. 

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DDL Zan: quando la norma penale è strumento di rieducazione

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di Pietro Dubolino

Fonte: Centro studi Livatino

La reclusione può essere strumento ‘pedagogico’ per sanzionare chi non si allinea con la ‘cultura dell’indifferenza sessuale’? Considerazioni di Pietro Dubolino, presidente emerito di sezione della Corte di Cassazione, a margine dell’articolo del prof Giuseppe Savagnone, comparso su Giustizia insieme: il quale difende il filo conduttore delle nuove disposizioni, pur al prezzo di negare l’antico brocardo ‘Cogitationis poenam nemo patitur’.

1.  Nell’ambito dell’ormai strabocchevole pubblicistica che, dalle opposte trincee, ha per oggetto il DDL Zan sulla “omotransfobia”, mette conto segnalare l’articolo comparso il 25 maggio scorso sulla rivista giuridica Giustizia insieme a firma di Giuseppe Savagnone, professore emerito di storia e filosofia nei licei statali e direttore, per molti anni, dell’ufficio per la pastorale della cultura della diocesi di Palermo.

Articolo, quello anzidetto, che, pur provenendo da una sponda dichiaratamente di sinistra, e quindi comunque favorevole al disegno di legge in questione, vuole tuttavia caratterizzarsi per un approccio apparentemente moderato e conciliativo, manifestato in particolare nel richiamo, in termini di apprezzamento, se non anche di condivisione, alla presa di posizione di alcune associazioni femministe contrarie al concetto di “identità di genere”, accomunato, nel testo approvato dalla Camera ed attualmente in discussione al Senato, a quelli di “sesso”, “genere”, “orientamento sessuale” e definito come “l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso”. Si tratta, però, di un’unica concessione che, guarda caso, viene rivolta ad un mondo, quello appunto delle associazioni femministe, tradizionalmente vicinissimo alla sinistra e delle cui opinioni, quindi, sarebbe assai sconsigliabile non tenere conto.

2. Quanto al resto, il sostegno al DDL Zan, nella sua attuale formulazione risulta, pur nell’apprezzabile pacatezza del linguaggio, assoluto e granitico. Il che non lo renderebbe particolarmente interessante se non fosse per il fatto che l’Autore, per un verso, minimizza quello che dovrebbe essere il contenuto meramente precettivo della norma in gestazione, affermando che essa prevederebbe “soltanto l’estensione ai comportamenti violenti ‘fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità’ [del]le aggravanti che già il nostro ordinamento prevede per quelli che riguardano i reati commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso”; per altro verso riconosce espressamente che il DDL Zan, in realtà, vuole avere un “carattere simbolico e pedagogico” e, pertanto, “non si limita a difendere i diritti delle persone omosessuali” ma, proprio per tale suo carattere, “pone le basi per una educazione capillare alla cultura dell’indifferenza sessuale”, per cui “si può facilmente prevedere che i suoi effetti non si manifesteranno [solo – N.d.R.] nelle aule dei tribunali, ma in tutte le sedi in cui si realizza un’opera educativa”. Continua a leggere

Gaza è meglio di Auschwitz

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di Israel Shamir 

Fonte: Comedonchisciotte

Come una ragazzina rapita e chiusa in una cella da un maniaco pedofilo gli graffierebbe la disgustosa faccia con le sue unghie affilate, così Gaza invia i suoi missili fatti in casa a Tel Aviv. Non possono fare gran danno; sono solo pezzi di ferro arrugginito, pericolosi solo nell’improbabile evento di un impatto diretto, ma hanno risvegliato la bestia dentro al mostro. Ha meticolosamente allontanato ogni oggetto tagliente dalla sua portata, l’ha costretta per anni alla fame, così da farla diventare inerme e compiacente, si è assicurato che non avesse alcuna possibilità di vedere o di ottenere la libertà; ed ecco d’improvviso quel terribile dolore, quei graffi così profondi! Io ho il diritto di difendermi, grida lui mentre scatena i suoi jet F-16 per bombardarla fino a farla regredire all’età della pietra; e la sua spalla destra, il senile Presidente degli Stati Uniti, ripete a pappagallo: lui ha il diritto all’autodifesa! Fino a che lei lo graffia, lui può e deve colpirla! Non ci sarà alcun cessate il fuoco fino a che lei non sarà riportata con la forza all’obbedienza; e gli Stati Uniti hanno posto il veto sulla risoluzione del Consiglio di Sicurezza, supportata da 15 dei 16 Paesi membri. Per non sbagliarsi, la Casa Bianca ha approvato una vendita di armi ad Israele per una somma totale di 735 milioni di dollari, cosicché potranno rifare l’11 settembre a qualsiasi grattacielo di loro gradimento, e non solo a New York. E hanno usato quelle armi con ottimi risultati.

La risoluzione del Consiglio bloccata dagli Stati Uniti dice ciò che dovrebbe essere fatto subito: Israele dovrebbe cessare i bombardamenti su Gaza, astenersi dall’interferire nei luoghi sacri, smetterla di impossessarsi delle case e delle terre dei Palestinesi. Ma questa è ben lungi dall’essere una soluzione esaustiva: la ragazza stuprata dovrebbe essere liberata dalla sua prigione. Cioè, i Palestinesi dovrebbe essere autorizzati a muoversi liberamente nella loro terra. L’esercito israeliano dovrebbe andarsene dai territori palestinesi. Il blocco di Gaza dovrebbe essere rimosso. Un goy e un ebreo dovrebbe avere pari diritti, come negli Stati Uniti. Qualsiasi legge basata sull’apartheid dovrebbe essere annullata. La dignità umana rispettata. E, infine, alla ragazza dovrebbe essere concesso di vivere in pace. Terre e case rubate restituite ai loro legittimi proprietari. I rifugiati dovrebbe tornare, elezioni libere. Ma siamo molto lontani da tutto questo.

Amici e colleghi ritengono che i Palestinesi di Gaza possono sconfiggere Israele o, almeno, causare un dolore lancinante al maniaco. Ahimè, non per ora. I Palestinesi stanno migliorando la loro capacità di risposta: durante la prima Intifada (1987) contro l’esercito avevano usato le pietre; nella seconda (2001) le armi da fuoco; all’inizio di questa terza Intifada (2021) stanno lanciando missili. Però, ogni volta, vengono sconfitti e, ad ogni sconfitta, la loro vita diventa sempre più difficile. Prima della prima Intifada, i Palestinesi si potevano muovere liberamente; prima della seconda Intifada, avevano la loro autonomia in Cisgiordania; ora non hanno più nulla e staremo a vedere ciò che verrà tolto loro. Questa è la ragione per cui, nonostante la posizione dei Palestinesi sia decisamente terribile, i Palestinesi vicini alla Cisgiordania non hanno molto interesse nell’entrare in un conflitto armato contro il loro formidabile nemico. I giovani disperati, senza futuro, invece entrano in un tale conflitto. E Gaza, questa prigione a cielo aperto gestita dagli stessi prigionierii, è intervenuta. Perchè per gli abitanti di Gaza, la differenza tra una vita che è un inferno in Terra e una morte che potrebbe essere migliore è assai piccola. Stanno pagando caro il loro coraggio. Continua a leggere

Intervista a don Francesco Ricossa: approccio cattolico alla crisi attuale

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Come Circolo Christus Rex-Traditio ci riconosciamo nelle parole di don Francesco Ricossa in questa intervista, soprattutto nella parte in cui parla, con la saggezza dell’ uomo di Dio, dell’approccio giusto e cattolico con cui affrontare la quotidianità: la pace interiore del vero cattolico, pensare a fare bene i propri doveri quotidiani e…chi ne ha la propensione, portare nella vita sociale e politica dei principi cattolici. 

Segnalazione del Centro Studi Federici

Intervista a don Francesco Ricossa (13/5/2021)
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