Hezbollah: il raid israeliano non rimarrà senza un’adeguata risposta

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di Redazione Il Faro sul Mondo

LOGO HEZBOLLAHIl movimento di Resistenza libanese Hezbollah ha rilasciato oggi un comunicato in riferimento al raid compiuto lunedì sera da aerei israeliani contro un sito di Hezbollah sul confine siro-libanese vicino Janta, nella regione della Bekaa. 

Hezbollah afferma che questa aggressione non ha causato la caduta di martiri o feriti, ma ha provocato solo alcuni danni materiali, aggiungendo che “questa aggressione non rimarrà senza una risposta adeguata da parte della Resistenza, che avverrà al momento e nel luogo opportuno”.

 

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Novità: Bergoglio a fumetti, la prima app per bambini dedicata alle sue parole e alle sue storie

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 di Redazione
BERGOGLIO A FUMETTIRiceviamo da una nostra affezionata lettrice veronese, che ha ricevuto da un’amica che lavora nel settore della comunicazione questa nuova operazione di marketing e ne pubblichiamo anche la battuta: “Non c’è da insegnare nulla a uno che è più famoso di Cristo”… 

La ridicolizzazione del Papato è divenuta, infatti, un’operazione di marketing. Evidentemente non solo in Piazza San Pietro coi bimbi travestiti da “papa”, che Bergoglio abbraccia festante (mentre il bimbo strepita…) ma come operazione che inizi a traviare fin dalla più tenera età.  

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Renzi l’israeliano. Con Ledeen alle spalle

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 SegnalazVione di Redazione Il Faro sul Mondo

di Cristina Amoroso

RENZI ISRAELITA“Renzi l’israeliano. Con Ledeen alle spalle”, ultimo articolo di Maurizio Blondet, giornalista e scrittore “scomodo”, che fa luce su alcune pieghe oscure del Governo Renzi nell’attribuzione dei vari ministeri, legandoli in particolare all’apparizione in Italia di Michael Ledeen, precursore di Leo Strauss, uomo-chiave nella rete occulta della Nato in Europa, che “come sempre non mancherà di mettere le mani nelle paste più purulente della strategia della tensione”.

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Arizona: obiezione di coscienza sui gay

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 Segnalazione di Gianni Toffali

SODOMITIPresto un sarto dell’Arizona potrebbe rifiutarsi di confezionare l’abito da sposa a una coppia lesbica, oppure un fotografo decidere di non scattare il tradizionale album di nozze per una cerimonia gay. Una obiezione di coscienza estesa ai commercianti che nei prossimi giorni potrebbe diventare legge grazie alla firma della governatrice dell’Arizona Jan Brewer, repubblicana ma non dichiaratamente contraria ai diritti civili per gli omosessuali.

 

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il GOPAC si congratula con Verona Pulita

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Noi di Christus Rex estendiamo le congratulazioni a Verona Pulita, lieti di collaborare da mesi per il Bene Comune

 Segnalazione di www.veronapulita.it 

 

GOPACGOPAC (Organizzazione mondiale dei parlamentari contro la corruzione) SI CONGRATULA CON VERONA PULITA

Il riconoscimento – unico in Italia – ci riempie di orgoglio. Pubblichiamo il messaggio ufficiale pervunotoci il 21 febbraio, con la traduzione in italiano.

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Sveglia Europa, l’Ucraina non è una “primavera” ma una guerra fredda

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 Segnalazione di Redazione Quelsi

 

MANIFESTANTI UCRAINIÈ molto bellosognare di portare la democrazia nel mondo con i social network. Siamo sempre dentro le “primavere” come nel Truman Show. Piazza Tahrir come piazza Maidan. Immense piattaforme per gli spot delle multinazionali digitali. Ma fuori dal Truman Show la realtà è ben più spessa. Dopo i disastri in EgittoLibia e Siria, Kiev è l’ennesimo terreno di scontro della nuova guerra fredda fra Stati Uniti e Russia. Il pressing di Mosca su Yanukovich affinché non firmasse l’accordo di associazione con Bruxelles, così come le telefonate intercettate fra la rappresentante Usa presso la Ue Victoria Nuland e l’ambasciatore del suo paese in Ucraina, che discutevano le strategie che l’opposizione avrebbe dovuto adottare, lasciano intendere l’importanza che le due superpotenze annettono a questa crisi.

 
Per gli Stati Uniti si tratta della possibilità di mettere in difficoltà Vladimir Putin nel cortile di casa, e di invertire l’inerzia della sfida geopolitica fra Mosca e Washington che lo scorso anno ha riservato all’amministrazione Obama una serie di sconfitte che vanno dal caso Snowden al mancato intervento militare in Siria, dal riavvicinamento fra Russia ed Egitto alla mancata integrazione di Ucraina e Armenia nella sfera di influenza occidentale. Per la Russia si tratta di una questione vitale, perché senza Ucraina l’Unione Euroasiatica che il Cremlino ha in mente sarebbe monca, e perché gli oppositori che hanno piegato Yanukovichnon sono certo tutti europeisti, ma sono tutti fieramente antirussi.
Barack Obama, Vladimir Putin.
In un’Ucraina che si risposta verso Bruxelles, il gioco delle parti potrebbe invertirsi senza finire: ad alimentare la destabilizzazione del potere in carica non sarebbe più Washington, ma Mosca. La New York Review of Books ha offerto una visione idilliaca delle proteste di Maidan, presentando una piazza dove tutte le componenti (europeisti e nazionalisti, ebrei ed estrema destra, tartari, cosacchi e russofoni) si sarebbero date la mano nel nome della democrazia. In un paese etnicamente e religiosamente articolato che ha visto cambiare anche profondamente i suoi confini una dozzina di volte negli ultimi due secoli, e che oggi si ritrova sull’orlo della bancarotta (gli restano riserve valutarie solo per due mesi di importazioni), il futuro sarà presumibilmente poco roseo anche all’indomani di libere elezioni. Sfruttare lo scontento degli uni o degli altri sarà sempre molto facile per chiunque.
Se vuole evitare di ritrovarsi con una seconda guerra civile strisciante alle porte dopo quella balcanica degli anni Novanta, l’Europa deve avere chiaro che America e Russia continueranno a muoversi secondo logiche da grandi potenze. Alla prima non importa troppo che l’Europa paghi il prezzo della sua rinnovata rivalità con Mosca, la seconda non può fare a meno di una profondità strategica che collide con l’espansione verso est dell’Unione Europea.
Soprattutto Bruxelles deve smettere di pensare che il problema sia l’autoritarismo di Putin: la Russia va trattata come un vicino col quale individuare i rispettivi legittimi interessi e quelli comuni. Non come un dinosauro politico da convertire al verbo democratico europeo. Di cui si può essere orgogliosi, purché si accetti che non è la ricetta per tutte le latitudini.

Articolo di Rodolfo Casadei per Tempi.it
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Redazione | febbraio 26, 2014 alle 9:26 pm | URL: http://wp.me/p3RTK9-3Xv

In Uganda ergastolo per i gay. Ma non ci sono olimpiadi da boicottare

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Segnalazione Quelsi

di Riccardo Ghezzi

London, 11th July 2012. London Summit on Family PlanningMentre il mondo omosessualista italiano sfida la Russia di Putin, sfruttando la visibilità garantita dalle olimpiadi invernali di Sochi, in Uganda si approva una legge che prevede l’ergastolo per i gay. Niente a che vedere con la leggina, liberticida ma tutt’altro che persecutoria, che prevede il divieto della propaganda omosessuale al cospetto di minori, voluta da Vladimir Putin. In Russia i gay non vanno in carcere e non sono discriminati, salvo documentati episodi di violenza che non sono però riconducibili al varo della contestatissima legge; in molti Paesi africani invece si viene spediti direttamente in galera per omosessualità. Se è vero che l’Uganda, da questa settimana, è l’unico Paese che prevede l’ergastolo, è altrettanto vero che in quasi tutti i Paesi del Continente Nero, ad eccezione del Sudafrica, l’omosessualità è vietata e punita severamente: in Stati come la Nigeria è prevista una pena detentiva fino a un massimo di 14 anni, nei Paesi islamici in cui vige la Shari’a va peggio, essendo contemplata addirittura la pena di morte.

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