Bergoglio: Pio XII non fa miracoli. Per gli italiani ne ha fatti due | Roma Daily News

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Segnalazione di S.T.


Pio_XII_PacelliPapa Francesco è stato chiaro: Pio XII rischia di non diventare santo, e neanche beato, perché non si riesce a trovare un miracolo, almeno uno, che si possa attribuire a lui. Bergoglio lo ha detto ai giornalisti nell’aereo che lo riportava in Italia dopo la visita in Terra Santa. “Non c’è ancora nessun miracolo – ha detto il papa con la franchezza a cui ci ha abituati – e, se non ci sono miracoli, non possiamo andare avanti”. La Chiesa ha le sue regole, le sue procedure e, se nessuno si fa avanti a segnalare il miracolo, un papa, per quanto grande lo faccia la storia, santo non ci diventa. San Gennaro e San Giorgio, che probabilmente – secondo la Chiesa – non sono mai esistiti, occupano un posto sicuro nel calendario. Pacelli no, probabilmente non ci riuscirà mai.

 

 

 

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Il beato sodomita? Il Conciliabolo lava tutto. “Allora pure per me c’è speranza di finire sugli altari”, disse Alessandro Cecchi Paone.

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Chiesa viva – Giugno 2014, n. 472, pagine 14-15

 

Il segreto della “tomba vuota”di Padre Pio a cura del dott. F. A.

 

I NEMICI DI PADRE PIO

«Dopo l’ordinazione del loro figlio Battista, a prete di Brescia, il 29 maggio 1920, i Montini usarono la loro influenza con la rete dei vecchi “amici” del Vaticano, per togliere Battista da un incarico da parroco e inviarlo a Roma, in modo che egli potesse iniziare la sua carriera diplomatica al servizio della Santa Sede.

Ho usato la parola “carriera” in contrapposizione a quella di “vocazione” di proposito.

Il biografo adulatore di Montini, Peter Hebblethwaite, ebbe almeno l’onestà di riconoscere questo fatto.

Il 18 novembre 1921, Padre Montini entrò nell’Accademia dei Nobili Ecclesiastici per studiare diplomazia, e questo fu facilitato dall’antico alleato del Card. Mariano Rampolla, il Segretario di Stato, Card. Pietro Gasparri.

Nel 1923 Papa Pio XII mandò il giovane diplomatico a Varsavia, come addetto alla Nunziatura Papale, ma la salute delicata di Mons. Montini non riusciva a sopportare gli inverni polacchi, e così egli ritornò a Roma, dove fu assegnato alla Segreteria di Stato diretta dal Card. Pietro Gasparri.

L’immediato superiore di Padre Montini al Segretariato era nient’altro che Mons. Francesco Borgongini-Duca, subito dopo fatto Arcivescovo e, in seguito, Cardinale.

Mons. Borgongini-Duca fu il Primo Nunzio Papale in Italia, dopo la firma dei Patti Lateranensi del 1929. Si ricorda che Borgongini-Duca era il patrono di Padre Francis Spellman e un alleato di Angelo Roncalli. Egli prese il giovane Montini sotto le sue ali e divenne, contemporaneamente, suo patrono clericale e protettore.

In aggiunta al suo lavoro in Curia, Papa Pio XII assegnò Padre Montini a Cappellano della Federazione degli Studenti Universitari Italiani (FUCI) dove il giovane prete era in grado di sfogare i suoi malumori anti-fascisti. Fu attraverso la FUCI che Montini sviluppò una personale e duratura amicizia con Aldo Moro, uno dei fondatori dell’anomalia politica del dopo guerra, conosciuta col nome di Partito della Democrazia Cristiana (PDC), alla quale Montini e la sua intera famiglia si erano religiosamente dedicati.

Montini, inoltre, strinse amicizia anche col leader della Democrazia Cristiana, Giulio Andreotti, che divenne, in seguito, sette volte Presidente del Consiglio. Nella sua lunga carriera politica, Andreotti stipulò un alleanza con il Partito Comunista, con la Massoneria e con la MAFIA siciliana. È un fatto noto che la MAFIA non avrebbe mai potuto diventare il colosso che era senza la collusione con certi leaders Cristiano Democratici e senza l’appoggio della Massoneria.

Essere nello stesso letto con uno, era come essere nello stesso letto con tutti e tre; una verità che Montini cominciò ad apprezzare quando divenne Papa Paolo VI»[1].

Il 12 febbraio 1933, un padre gesuita, responsabile delle congregazioni mariane ravvisò nell’apostolato di mons. Montini nella FUCI uno sconfinamento disturbante nell’ambito dei propri associatie, dopo essersene lamentato col Vicario del Papa, Card. Francesco Selvaggini, ne nacque una denuncia che costrinse Mons. Montini a dare le dimissioni, che furono operative il 12 marzo 1933.

Dagli archivi del Ministero degli Interni italiano risulta che L’Assistente ecclesiastico nazionale della FUCI, Mons. Montini, era stato sorpreso, con persona di pari sesso, in un pubblico vespasiano compiendo atti osceni contro il buon costume.

Nel 1934, Montini si prese una vacanza per recarsi in Inghilterra e Scozia in compagnia del siciliano Mons. Mario Rampolla del Tindaro, pronipote del Card. Mariano Rampolla, Segretario di Stato di Leone XIII e la cui segreta identità fu scoperta alla sua morte, nel 1913, quando dei documenti personali lo esposero come il capo dell’Ordo Templis Orientis (O.T.O.), la potentissima organizzazione, dedicata alla corruzione di alte personalità, che portava tutte le società segrete sotto un solo centro direttivo dominato dagli Illuminati di Baviera.

Robin Bryans scrive: «Si ricorda che Hugh Montgomery era il fratello del famoso artista Peter Montgomery, da lungo tempo partner omosessuale della spia di Cambridge Antony Blunt (passata poi in campo sovietico). (…). Verso la metà degli anni 1930, Hugh Montgomery, in Vaticano, divenne l’Incaricato d’Affari sotto Sir Alec Randall, il rappresentante britannico presso la Santa Sede. Fu qui che Hugh incontrò un pari livello e giovane diplomatico italiano che si stava facendo strada, Mons. Battista Montini che, come si diceva, condivideva le stesse tendenze sessuali di Hugh; e i due uomini ebbero un relazione amorosa. (…) Hugh Montgomery e il suo amico Battista Montini fraternizzarono con alcune persone di carattere particolarmente eccentrico, tra le quali vi era il Visconte Evan Tredegar, un aristocratico convertito al Cattolicesimo che era Ciambellano Privato di Papa Benedetto XV.

Il Visconte si divertiva a solleticare i suoi amici con racconti sulle sue prodezze sessuali e occulte, incluse le sue esperienze dirette in Messe Nere con uso di sangue umano, urina e sperma.

Con l’elezione di Pio XI, Tredegar (…) ritornò alla sua casa ancestrale nel Galles e si sposò. Secondo la testimonianza di un amico intimo, Tredegar teneva una fotografia del giovane Montini “guancia a guancia con un aitante marinaio”appesa al suo tavolo a fianco al letto, insieme ad altre fotografie di dignità reali»[2].

Il 16 dicembre 1937, Mons. Montini fu nominato Sostituto alla Segreteria di Stato, sotto il Segretario di Stato Card. Eugenio Pacelli.

Il 2 marzo 1939, Pacelli divenne Papa Pio XII e Montini conservò il suo incarico alla Segreteria di Stato insieme al Card. Tardini, entrambi alle dipendenze del Card. Luigi Maglione.

Nel 1939, Mons. Montini si trovava in Polonia come Legato pontificio.

Su questo periodo, Franco Bellegrandi scrive: «Il credo ideologico di Mons. Montini lo ha portato, tra l’altro, a odiare i tedeschi e la Germania, tanto da assumersi anche lui la sua parte di responsabilità nello scoppio delle ostilità, consigliando la Polonia ad aprire il fuoco contro l’esercito germanico.

Lo storico Louis Marschalko, nel suo libro The World Conquerors (The real war criminals) (= I Conquistatori del mondo – i veri criminali di guerra), così scrive: “Il 21 aprile 1939, Mons. Montini, il Legato pontificio in Polonia a quel tempo, disse al Conte Jean Szembeck che, secondo il punto di vista ufficiale del Vaticano, dovesse la Polonia decidere di entrare in guerra, questa sarebbe stata una guerra giusta e legittima. (Il Conte Jean Szembeck uno dei principali funzionari del Ministero degli Esteri della Polonia, pubblicò il suo diario in Francia con il titolo: “Journal 1933-1939”[3].

Durante la Seconda Guerra mondiale, Mons. Montini organizzò il Servizio Ricerche e Informazioni per i prigionieri di ogni Paese e la Commissione per i Soccorsi, che diventerà poi la Pontificia Commissione di Assistenza (POA).

 

 



[1] Cfr. Peter Ebblethwaite, “John XXIII – Pope of the Century” New York Continuum, 1984. Ebblethwaite, un ex gesuita, lasciò il sacerdozio e si sposò. Egli fu un impiegato per gli Affari Vaticani per il National Catholic Reporter per più di 16 anni. Egli morì ad Oxford, in Inghilterra, il 18 dicembre 1994.

[2] Cfr. Robin Bryans, The Dust Has Never Settled, London. Honey Ford Press, 1992, p. 60.

[3] Franco Bellegrandi, “Nichita Roncalli – Controvita di un Papa”, Edizioni Eiles, Roma 1994, p. 82.

Auxilium Christianorum Maria Ausiliatrice i suoi interventi nella storia (a Lepanto a Vienna e contro il nefasto Risorgimento)

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AUXILIUM CHRISTIANORUM

 

San Giovanni Bosco (1815-1888) ebbe da Dio particolari carismi nell’assistenza ai giovani poveri e disadattati, più in generale riguardanti l’educazione scolastica e la comunicazione, con scrittura, edizione e diffusione di testi di studio, di periodici a stampa e così via, carismi poi trasmessi alla famiglia salesiana. (…).

Lo stesso Santo ci spiega come le glorie di Maria vengano illustrate dal titolo di Auxilium Christianorum.

Egli scrive dei “fatti particolari che diedero motivo alla Chiesa di appellarla Auxilium Christianorum.

Il primo è la battaglia di Lepanto” (1). E così continua: “Il Romano Pontefice, che allora era San Pio V, nel timore che i Turchi, se fossero riusciti vittoriosi, avrebbero portato fra i Cristiani desolazione e rovina, pensò di impegnare la potente intercessione di Colei che Santa Chiesa proclama terribile come un esercito ordinato a battaglia: Terribilis ut castrorum acies ordinata. (…) Dopo lungo, accanito e sanguinoso combattimento d’ambo le parti la vittoria rimane completamente ai Cristiani. Le navi Turche fuggono verso terra, i Veneziani le inseguono e le fracassano. Il mare è sparso di vesti, di tele, di frantumi di navi, di sangue e di corpi sbranati, trentamila Turchi sono morti (…) In quel momento gli apparve la Santa Vergine, rivelandogli il trionfo delle navi cristiane, il quale trionfo San Pio V annunziò tosto per la città di Roma, prima che alcuno avesse in altra guisa potuto portare quella notizia. Allora il Santo Pontefice, in riconoscenza a Maria, al cui patrocinio attribuiva la gloria di quella giornata, ordinò che nelle Litanie Lauretane si aggiungesse la giaculatoria: Maria Auxilium Christianorum, ora pro nobis. Maria aiuto dei Cristiani, prega per noi. Il medesimo Pontefice, affinché fosse perpetuata la memoria di quel prodigio, istituì la Solennità del Santissimo Rosario, da celebrarsi ogni anno la prima domenica di ottobre” (2).

Il secondo fatto che San Giovanni Bosco accosta al titolo di Maria Ausiliatrice è la battaglia di Vienna: “L’anno 1683 i Turchi per vendicare la sconfitta di Lepanto (…) con un esercito di duecentomila uomini, avanzandosi a marce forzate, vennero a porre l’assedio davanti alle mura di Vienna. Il Sommo Pontefice, che allora era [il Beato] Innocenzo XI, pensò di fare ricorso ai Prìncipi cristiani, eccitandoli a venire in soccorso della Cristianità minacciata (…). L’esercito cristiano, discendendo allora dalle montagne, si avanzò verso il campo dei Turchi, i quali, dopo aver combattuto per qualche tempo, si ritirarono dall’altra parte del Danubio (…) lasciarono sul campo (…) circa centomila uomini (…). Quel Santo Pontefice, egli pure persuaso che la gloria di quel trionfo fosse tutta dovuta alla grande Madre di Dio, e desideroso di perpetuare la memoria del benefizio ordinò che la festa del Santissimo Nome di Maria, già da tempo praticata in alcuni Paesi, fosse per l’avvenire celebrata in tutta la Chiesa” (3).

Quanto al terzo fatto, il Santo piemontese osserva che “una cosa mancava ancora ed era un giorno dell’anno stabilito per onorare il titolo di Maria Ausiliatrice (…). Il modo meraviglioso con cui Pio VII fu liberato dalla sua prigionia è il grande avvenimento che ha dato occasione alla istituzione della festa di Maria Aiuto dei Cristiani (…). Maria mossa a pietà dai gemiti del Vicario di Gesù Cristo e dalle preghiere dei suoi figliuoli cangiò in un momento le sorti d’Europa e di tutto il mondo. Il rigore dell’inverno nella Russia e l’infedeltà di molti generali francesi delusero tutte le speranze di Napoleone. La maggior parte di quel formidabile esercito perì assiderato dal gelo o sepolto nella neve. Le poche truppe risparmiate dai rigori del freddo abbandonarono l’Imperatore ed egli dovette fuggire, ritirarsi a Parigi e consegnarsi nelle mani degli Inglesi. (…) Fatto così libero Pio VII, volle tosto dare un pubblico segno alla Beata Vergine Maria, dalla cui intercessione tutto il mondo riconosceva la inaspettata sua libertà (…). Pio VII, per rendere perpetua la memoria della prodigiosa liberazione sua, dei Cardinali, dei Vescovi e della libertà ridonata alla Chiesa, e perché ne esistesse perpetuo monumento fra tutti i popoli cristiani, istituì la festa di Maria Auxilium Christianorum da celebrarsi ogni anno al giorno 24 maggio. Fu scelto quel giorno perché appunto in esso, l’anno 1814, egli era stato fatto libero e poté ritornare a Roma fra i più vivi applausi dei Romani” (4). (…)

Affidiamoci dunque con filiale devozione all’intercessione di Maria Santissima, Ausilio dei Cristiani.

                                                                                         Claudio Bernabei

 

NOTE

 1) Giovanni Bosco. Opere edite. Vol. XXI (1868-1869), Roma, LAS, 1977, p. 348.

2) Op. cit., pp. 349-351.

3) Op. cit., pp. 352-355

4) Op. cit., pp. 356-361.

Camilliano veneto della nidiata del Cardinale rosso Pellegrino a Torino irride la Fede ad un funerale

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Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

 

“Paradiso, inferno e purgatorio? Sono solo nostre fantasie, fantasie, ripeto fantasie. Quello che noi chiamiamo Dio (sic!)  è solo un’enorme energia cosmica che quando moriremo, tutti (e non solo noi cattolici), religiosi o atei, senza distinzione di meriti, di credo o di non credo,  ci avvolgerà accogliendoci con l’augurio ormai canonizzato con successo da Papa Francesco di Buon Appetito!”

Queste, virgolettate e testuali, solo alcune delle perle del nuovo catechismo ereticale proclamato nel santuario cattolico di San Giuseppe in Torino da un camilliano in stola arcobaleno (e basta) celebrante le esequie funebri cattoliche di un mio caro amico scomparso.

Con buona pace di chi, come me, credeva che i corpi risorti nell’ultimo giorno, fossero destinati a un “luogo”, magari non dimensionato secondo le imperfette coordinate della nostra fisica sperimentale, ma pur sempre un “luogo”, anziché una mera fantasia creata dal pulpito temerario di mendaci affabulatori.

                                                                                              Lettera firmata 

 

Questa la notizia inviataci da un amico lettore, certo indignato, ma intanto fin troppo buono nella reazione.

Torino è quella strana città dove vivevano i cattolicissimi Savoia che perseguitarono la Chiesa in grande stile non appena si impossessarono dell’Italia intera con una serie di colpi di mano, non ultimo la famosa “presa di Porta Pia” con la quale portarono la guerra contro lo stesso Papa.

Le contraddizioni, quindi, non sorprendono, financo all’interno della stessa Chiesa cattolica locale. Tutti ricordano la “illuminata” conduzione pastorale del vescovo Michele Pellegrino (1903-1986), alla luce della quale il seminario di Torino sfornò non pochi preti cattolici, molto poco o niente cattolici[1].

Noi non sappiamo se il prete qui in questione sia un figlio presbiteriale del Pellegrino, ma ci sembra che possa annoverarsi tra i suoi figli spirituali, gran parte dei quali non credono alla Presenza Reale nella Santa Messa cattolica.

Non stupisce quindi che questo prete non creda nei Novissimi, come non stupisce che se ne deduca che non creda né alla Chiesa, né ai Vangeli, né a Gesù Cristo stesso. Quello che stupisce, invece, è che uno così sia tanto falso e ipocrita da celebrare un funerale, in chiesa, svolgendo la parte del “prete”.

Vero è che il lettore ci informa che per il funerale ha indossato “solo” una stola arcobaleno, e che questo sta a significare che non si tratti di un prete cattolico, ma di un ministro del New Age, cioè di quell’ambito in cui si crede solo all’“energia cosmica” e al suo demiurgo, il Principe di questo mondo: il ben noto e sempre sfuggente Satana.

Ma questo non sana, piuttosto aggrava l’anomalia della nuova Chiesa conciliare, dove ormai si crede a tutto, tranne che a Dio.

Chi ha ordinato prete questo epigono del Demonio? Chi ha messo questo prete in “cattedra”? Chi lo mantiene al suo posto per insegnare il contrario di quello che ci ha insegnato Nostro Signore Gesù Cristo?

Se non i nuovi uomini di Chiesa abortiti dal Vaticano II e che occupano tutti i posti di responsabilità nella neo-Chiesa conciliare, fino al Soglio più alto?

Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di noi peccatori.


 

[1] Un nome per tutti: don Luigi Ciotti, anch’egli della nidiata cattocomunista veneta, essendo originario di Cittadella (Pd). N.d.r.

Un nuovo prete della nuova Chiesa non crede in Dio Col permesso delli Superiori

Dopo aver pubblicato la notizia Falso prete irride la Fede ad un funerale, abbiamo ricevuto diverse segnalazioni su questo “camilliano”, tale Antonio Menegon, di origine veneta, di professione prete, di religione cattolica e di convinzione anticattolica.
Disgrazia vuole che sia stato messo a fare il “pastore” in “cura d’anime” nella Chiesa di San Giuseppe, sita a Torino, in via Santa Teresa, 22.

Pare che questo supposto prete riscuota un certo successo, soprattutto nell’ambiente radical-chic dedito all’elogio del multiculralismo, ma anche diversi suoi parrocchiani sembrano andare in brodo di giuggiole per questo uomo di Chiesa che ama talmente la Chiesa da smobilitare la sua chiesa per far posto a decine di letti per indigenti, i quali, come tutti sanno sono cento volte più importanti di Dio.

Ma cosa ci segnalano i nostri lettori?

Parlando con un giornalista de La Repubblica, nel 2010, se ne esce con questa bella sparata:

La domenica la chiesa è affollata, arrivano persone da tutte le parti per sentire le sue prediche. Che cosa ne pensa? «Il mio è un commento di liberazione, di festa, di gioia. Mi piace la libertà di coscienza, cerco di capire chi è Dio per noi e dal Vangelo traggo conclusioni che aiutino la persona a sentirsi accolta al di là della sua posizione giuridica, anche se è divorziata. La Chiesa oggi tende a escludere, ma Dio accoglie. E Dio è più grande della Chiesa. La gente viene qui perché recepisce un discorso di fiducia e speranza. E poi questa idea che il proprio Dio sia migliore di quello degli altri, è una bufala tremenda. Le religioni in fondo sono deicide».

E uno si chiede: ma chi l’ha fatto prete uno così?

Risposta scontata, ma che va incalzata da un’altra domanda: ma chi lo tiene ancora lì a fare il prete?

E la risposta la dà lui stesso:

Non l’hanno mai richiamata all’ ordine? «Sì, ho avuto qualche richiamo, ma benevolo. Non disturbo nessuno in fondo, cerco di fare il minimalista».

Il minimalista? E meno male, figuriamoci se facesse il massimalista!

Nel Natale del 2012, durante l’omelia, il nostro se n’è venuto fuori con frasi del genere:

Le chiese andrebbero bruciate. Non servono a niente in quanto edifici, se questi servono giusto a dire che in certe occasioni si stava lì dentro, invece di dimostrare d’essere Chiesa andando nei posti dove Dio è presente, cioè in mezzo ai poveri autentici.

Sembra di sentire papa Bergoglio.

 

Ad una giornalista de La Stampa, nel 2013, apre il suo cuore:

A un divorziato risposato, a una coppia di omosessuali io dico che non devono farsi problemi se la Chiesa li esclude: fuori dalla Chiesa c’è Dio che li accoglie. Gesù, davanti a una persona, cercava di immedesimarsi nella sua realtà. Anche se doveva andare contro le leggi del Padre male interpretate dagli uomini

E poi si dice che papa Bergoglio è frainteso… a noi pare che qui uno dei suoi preti lo abbia capito benissimo.

E l’ha capito così bene che afferma:

io non chiedo il passaporto a chi mi chiede la comunione.Noi siamo ministri, cioè servi: non dobbiamo giudicare chi è degno e chi no, siamo strumenti arrugginiti in mano a un Dio paziente. Chi sono io per giudicare? ha detto il Papa.

Francesco sta scompaginando una mentalità clericale che niente ha a che fare con la fede

Non vogliamo continuare per non scocciare i lettori, che ormai ne avranno abbastanza.
Abbiamo insistito perché ogni tanto è necessario ricordare in che stato si trovi la Chiesa dopo cinquant’anni di applicazione del Vaticano II.

E quando si pensa che il papa emerito e papa Bergoglio, Domenica, hanno canonizzato due dei responsabili di tanto sfacelo, c’è da rabbrividire, perché è evidente che si va sempre di più perdendo il lume della ragione.

 

Quos Deus vult perdere, dementat prius

 

Coloro che vuole perdere, Dio prima li fa impazzire

 

Fonte: http://www.unavox.it/FruttiPostconcilio/NuoviPreti/Prete_falso_a_Torino.html

 http://www.unavox.it/FruttiPostconcilio/NuoviPreti/Prete_che_non_crede_Torino.html

[IMMAGINE STUPENDA] L’ovile cattolico ed altre immagini che parlano

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Le pecore che si allontanano dal Buon Pastore, cioè da Roma, fuori dall’ovile si perdono tra molti pericoli.

 

OVILE CATTOLICOABBIAMO PUBBLICATO NEI GIORNI SCORSI:

[IMMAGINE STUPENDA (17)] Mappa diocesana USA,

[IMMAGINE STUPENDA (16)] Andate e predicate il Vangelo ad ogni creatura,

[IMMAGINE STUPENDA (15)] Gesù, Buon Pastore,

 

 

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Terra Santa: nemici di Cristo, amici di Theodor Herzl

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Segnalazione del Centro Studi Federici

 

Terra Santa: nemici di Cristo, amici di Theodor Herzl

 

TERRASANTADopo il vergognoso omaggio reso da Jorge Mario Bergoglio alla tomba di Theodor Herzl, fondatore del Sionismo (causa principale della destabilizzazione del Vicino Oriente e del conseguente esodo dei cristiani), riproponiamo un comunicato del gennaio 2012 relativo al villaggio cristiano di Iqrit, in Galilea. Nel Natale del 1951 le truppe sioniste cacciarono gli abitanti del villaggio e lo rasero al suolo, come decine di altri villaggi cristiani della Palestina. Furono risparmiati solamente la chiesetta greco-cattolica e il cimitero. Ogni anno a Natale la popolazione originaria di Iqrit partecipa alla funzione di Natale rivendicando il proprio diritto di ricostruire il villaggio. 

 L’omaggio di Bergoglio alla tomba di Theodor Herzl

 http://www.youtube.com/watch?v=7J35VkBl1lA

 Il Natale di Iqrit

http://www.youtube.com/watch?v=nDcYvSIdw1Y

 

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In Spagna debacle PP-Psoe, exploit degli ‘indignados’

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Segnalazione di Quelsi

 

by Redazione

 

ELEZIONI EUROPEE IN SPAGNACinque anni di crisi e politiche di austerità in Spagna hanno portato a un dura sconfitta alle Europee per il Partido Popular (PP) al governo e per il principale partito dell’opposizione, il Psoe, e l’exploit del nuovo partito Podemos, che coagula il voto di protesta degli indignados. In Catalogna, il partito indipendentista repubblicano Erc per la prima volta dal ritorna della democrazia è il partito più votato nella regione, avanti ai partner di governo di Convergencia i Union (CiU) del premier catalano Artur Mas.

 

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Elezioni Europee: il punto a Verona

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di Redazione

 

VERONA PULITANel post di ieri, il Prof. Antonio Diano ha già ben espresso le nostre prime impressioni, dopo il voto, o meglio, dopo il “non voto” di domenica 25 Maggio per le elezioni europee. I media di regime non hanno sottolineato a sufficienza il vero dato vincente, che è l’espressione di un “movimento di opinione”, in crescita nel nostro Paese: la disaffezione verso questa politica o la dimostrazione consapevole di protesta attraverso l’ ASTENSIONISMO, rappresentato, oggi, da oltre 20 MILIONI di italiani. Oggi, attraverso l’analisi dell’Avv. Michele Croce vogliamo fare il punto a Verona, ove il sindaco, eletto con l’alto numero di preferenze della Kyenge, usa i toni trionfalistici del classico “re nudo” e qui potete leggerne il motivo.

 

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