La libertà religiosa in Pakistan

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LA NOTIZIA

di Leonardo Motta

La questione delle conversioni religiose forzate è fonte di grande preoccupazione per le minoranze religiose in Pakistan, soprattutto cristiani e indù, e manca la volontà politica di risolvere un tale problema, a causa anche dell’instabilità politica e alle pressioni dei gruppi religiosi estremisti.
Il governo pakistano non presta alle minoranze religiose la dovuta attenzione, sia che si tratti di discriminazione nei programmi scolastici e universitari, lavoro, matrimonio e divorzio, sia che riguardi l’abuso della legge sulla blasfemia o le conversioni forzate.
Secondo i musulmani non dovrebbero esserci limiti di età per la conversione all’Islam, rapitori e abusatori di ragazze usano questo tipo di leggi per compiere rapimenti e matrimoni forzati con ragazze adolescenti di altre religioni.
Anche certe sentenze dei tribunali incoraggiano gli autori del rapimento di ragazze minorenni non musulmane, soprattutto quando i giudici dei tribunali superiori dettano sentenze influenzate dalla sharia piuttosto che difendere la legislazione in vigore nel paese, come la legge sulla restrizione del matrimonio infantile (del 1929), che criminalizza i matrimoni delle ragazze di età inferiore ai 16 anni.
Inutile dire che i tribunali pakistani continuano a ignorare anche gli standard internazionali.
Purtroppo la maggior parte dei musulmani pakistani è contraria a stabilire un’età minima per la conversione all’Islam perché credono che una legge contro la conversione forzata andrebbe contro il Corano e la Sunnah e potrebbe creare disordini pubblici.
“In una situazione così difficile, è necessario utilizzare tutte le piattaforme e le alleanze a livello nazionale e internazionale per fare pressione e ricordare al Pakistan i suoi obblighi internazionali in materia di diritti umani, in particolare per quanto riguarda i bambini, le donne e le minoranze”, ha detto Nasir Saeed, Direttore della ONG CLAAS, organizzazione no-profit che opera per il raggiungimento della libertà religiosa in Pakistan.

 

I Robot stanno cancellando i lavori meno qualificati, fatti dai poveri

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L’epidemia, che sembra concludersi, ci lascerà un’eredità di robotizzazione, con alcuni lavori che sembrano destinati a scomparire nel tempo. Bloomberg, citando un nuovo rapporto dell’International Federal of Robotics, ha affermato che la spesa per i robot di servizio professionale è aumentata del 12% lo scorso anno.

Con il numero di posti di lavoro scoperti intorno ai 10 milioni, questo è particolarmente evidente negli USA. Per la prima volta da decenni, i lavoratori hanno un certo potere nel mercato del lavoro e lo stanno usando questa nuova leva per lanciare una raffica di scioperi, chiedendo salari più alti e maggiori benefici dalle aziende. Questo porta le aziende a cercare delle soluzioni alternative.

I sindacati hanno a lungo visto i robot come una minaccia. Le aziende “hanno un obiettivo in mente: eliminare il tuo lavoro e mettere più soldi nelle loro tasche”, ha detto il presidente dell’International Longshoremen’s Association Harold Daggett in una conferenza di giugno. “Lo combatteremo contro di loro anche per 100 anni”. Una lotta che però potrebbe essere perfettamente inutile, vista l’ondata di automazione che percorre tutta l’industria.

Se continua, la domanda di lavoro crescerà lentamente, la disuguaglianza aumenterà e le prospettive per molti lavoratori con un basso livello di istruzione non saranno molto buone”, ha affermato Daron Acemoglu, professore al Massachusetts Institute of Technology in una sua testimonianza davanti al senato USA. Parole simili sono state sentite anche in Europa. i lavoro più fragili, spesso svolti dal personale con minori qualifiche, sembra destinato a scomparire.

La tecnologia dei robot consente alle macchine di sostituire gli esseri umani e potrebbe aumentare la produttività, ma spazzando via posti di lavoro per i meno qualificati. questo creerà maggiori problemi nella gestione della forza lavoro e dell’economia in generale. La AI e la Robotica, invece che di svilupparsi per l’uomo, si stanno sviluppando contro di esso, o meglio contro la sopravvivenza dei più poveri.

Fonte: https://scenarieconomici.it/i-robot-stanno-cancellando-i-lavori-meno-qualificati-fatti-dai-poveri/

Dostoevskij contro l’Italietta e i progressisti

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Oggi all’Ambasciata russa a Roma verrà ricordato il bicentenario della nascita di Fedor Dostoevskij, il testimone più acuto dell’epoca che ha perso Dio senza guadagnare umanità. Dostoevskij è ricordato per i suoi capolavori letterari, per alcune vicende biografiche come la condanna a morte e la grazia in extremis e per alcuni suoi pensieri che ancora balbettiamo nei nostri giorni: da “La bellezza salverà il mondo” a “Se non c’è Dio tutto è permesso”, al terribile aut aut: “Tra Cristo e la Verità scelgo Cristo”. Un’alternativa impossibile per un credente, giacché in Cristo s’incarna la Verità e dunque coincidono; se scegli l’Uno alla fine ti ritrovi l’altra, e viceversa. La stessa cosa si può dire a contrario per un vero miscredente perché nega Cristo ma anche ogni Verità assoluta.

Vorrei soffermarmi sulla sua implacabile diagnosi del nostro tempo e sulla sua polemica con i progressisti umanitari; partendo non dalla Russia ma dall’Italia. Dostoevskij ha parole di fuoco sull’Italia da poco unita sotto il regno dei Savoia: “L’Italia, un piccolo regno unito di second’ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valori universali, cedendola al più logoro principio borghese – la trentesima ripetizione di questo principio dal tempo della prima rivoluzione francese ‒ un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale (cioè non l’unità mondiale di un volta) e per di più pieno di debiti non pagati…” Queste pagine sembrano scritte da un borbonico o da un asburgico e invece sono i pensieri di Dostoevskij nel Diario di uno scrittore del 1877. Non c’è però disprezzo verso l’Italia, anzi c’è il confronto tra la grandezza universale e spirituale dell’Italia grande e la piccineria borghese dell’Italietta unita.

Infatti lo scrittore proseguiva: “Per duemila anni l’Italia ha portato in sé un’idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, non la speculazione di una mente di gabinetto, ma un’idea reale, organica, frutto della vita della nazione, frutto della vita del mondo; l’idea dell’unione di tutto il mondo, da principio quella romana antica, poi la papale. I popoli cresciuti e scomparsi in questi due millenni e mezzo in Italia comprendevano di essere i portatori di un’idea universale, e quando non lo comprendevano, lo sentivano e lo presentivano. La scienza, l’arte, tutto si rivestiva e penetrava di questo significato mondiale”. Questa visione di Dostoevskij, che evoca il de Monarchia di Dante e il Sacro Romano Impero, si estendeva poi all’Europa, di cui criticava la subordinazione alla borsa e al credito internazionale. Pagine profetiche a giudicare dai nostri giorni.

Dostoevskij indagò sull’uomo del sottosuolo a cui dedicò le celebri Memorie. Quel cupo senso di oppressione, quella mancanza di cielo come asfissia, quella vicinanza agli inferi; un senso della terra concepito a rovescio, non legame concreto col suolo su cui siamo piantati e camminiamo, ma un carcere e un soffitto incombente sulle nostre teste che impedisce la libertà, costringe all’introspezione e toglie il respiro. L’uomo del sottosuolo di Dostoevskij non si redime con la rivoluzione, abbattendo il sovrano o il potere; perché l’alienazione più vera sorge dalla separazione dell’anima dalla vita, dell’eternità dal tempo. Dostoevskij critica l’utopia rivoluzionaria e cosmopolita che procede “verso il regno astratto di un’umanità universale che non è mai esistita in nessun luogo, e così facendo taglia ogni legame col popolo”. È una critica ante litteram al bolscevismo, una critica che diventò profezia per il ‘900. Questa gente “sostanzialmente astratta” scrive in una lettera a Griscenko, esprime “uno sconfinato amore per l’umanità, ma solo se considerata in generale. Ma poi, se l’umanità s’incarna in un uomo concreto, in una persona, allora essi non sono capaci di tollerarla” anzi provano avversione. Analoghi pensieri aveva espresso Giacomo Leopardi sul cosmopolitismo.

In un’altra lettera a Strachov, Fedor fustigava il sogno rousseauiano e illuminista “di rifare daccapo il mondo sulla ragione” o sull’idea di una natura astratta, fino a tagliare le teste, perché è la cosa più facile, non potendo cambiarle. L’amore per l’umanità, scrive Dostoevskij, è inconcepibile senza la simultanea fede nell’immortalità dell’anima. Senza quella prospettiva i legami con la terra si spezzano e la perdita di una vita ulteriore porta al suicidio o al delitto: “perché dovrei astenermi dallo sgozzare il prossimo, dal rubare, o dal rifugiarmi nel mio guscio?” scrive a Ozmidov.

Tesi che lo scrittore ribadì anche al Congresso della Pace di Ginevra, indetto sotto l’egida massonica e socialista (vi partecipò anche Garibaldi). Dure le sue critiche al socialismo che recide tutti i legami e sostituisce la carità con la violenza; ma aspre pure le sue critiche all’usura, con punte antisemite, al potere economico e ai circoli finanziari; alla “barbarie del comfort” e alle elites atee e cosmopolite, “tutti questi liberalucci e progressisti”.

A queste figurazioni del nichilismo Dostoevskij oppone l’idea di un risveglio religioso, nazionale e popolare, un vero e proprio risorgimento dell’anima russa. “Come l’oro si forgia col fuoco”, così non può esserci resurrezione senza croce e senza dolore. Quella terribile visione fa di Dostoevskij un profeta tragico, apocalittico, lontano dall’umanità presente e pure vicino alla ragione più profonda della sua crisi. Di Dio a Fedor restò la sete, il tormento e l’inquietudine. Così si ritrovò riverso per terra, come dopo una delle sue crisi epilettiche, ad aspettare invano la Sua visita e la visione mistica. Profetico Fedor, tra l’attesa di Dio e la visione del nulla. La religione in Dostoevskij costeggia l’abisso, la sua fede è un urlo nero che non smette di scuoterci. Come Dante anche lui attraversò l’Inferno per risalire fino a Dio. Dantoevskij.

MV, La Verità (10 novembre 2021)

L’arduo risveglio dello spirito

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di Marcello Veneziani

Se uno dice oggi spiritualismo, la gente non capisce, qualcuno si mette a ridere. Spiritualismo è diventata una parola incomprensibile, tra lo spiritico, l’arcaico e il conventuale. A parte il riferimento alla spiritualità in ambito religioso o new age, l’unica accezione corrente e comprensibile a tutti resta un genere musicale che evoca lo schiavismo, lo spiritual. Per il resto, sostituito il cristiano Spirito Santo con l’hegeliano Spirito del Tempo, si è via via capovolto in tempo senza spirito. Al più lo spirito è materia per la psicanalisi. Lo spirituale cede allo spiritoso, lo spirito è sinonimo di alcol. Parole che indicavano contenuti, visioni, stati d’animo diventano vuote, insignificanti, perfino grottesche, come se un’ottusità di ritorno avesse chiuso spazi di pensiero, porte dell’anima e campi di valori. Ma spirituale diventa ancor più inverosimile e alieno se correlato alla politica. Che vuol dire spiritualismo politico? Vuol dire farsi guidare nelle scelte e nei comportamenti da una visione spirituale della vita. E opporsi a una concezione materialistica, utilitaristica, opportunistica della politica. In pratica opporsi a un arco pressoché onnicomprensivo della politica contemporanea, dalla sinistra di derivazione radicale e marxista allo scientismo e al liberismo, dal razzismo – che è materialismo biologico, anzi zoologico  ̶  al dominio planetario della tecnica e della finanza.

Le opere disseminate lungo il Novecento da autori e pensatori spiritualisti sono state rimosse e cancellate, come se non fossero mai esistite. Eppure costituiscono un tratto saliente della cultura italiana ed europea del secolo scorso. Lo spiritualismo, anzi, ha permeato il pensiero italiano assai più che il materialismo storico e il radicalismo, ma anche più dell’utilitarismo e del pragmatismo, del liberalismo e degli altri filoni di pensiero scientifici e strutturalisti, analitici ed esistenzialisti. E non solo: per un secolo almeno la scuola pubblica e l’università sono state permeate dall’umanesimo spiritualista. Missione dei docenti era educare i ragazzi a una concezione spiritualista ben riassunta nel dantesco “Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”. Non mancava l’abuso retorico e ‘nozionista’ dello spiritualismo in versione scolastica che lo riduceva a manierismo e astrazione.

Lo spiritualismo appare ora un reperto del passato, una traccia storica, affettiva e culturale di un pensiero ormai tramontato, legato ad un tempo ormai improponibile ed esaurito nella gran fiammata del novecento. Si può  parlare oggi di spiritualismo, di visione spirituale della vita? Io credo di sì nonostante tutto, e il naufragio dei pensieri “corretti” e dei canoni ideologici che lo affossarono ne è ulteriore conferma. Anzi, si può arrivare a dire che una visione della vita o ha una sua matrice spirituale o visione non è. L’impresa va tentata; nella peggiore delle ipotesi gioverà almeno allo spirito di chi la tenta, nella migliore lascerà qualche traccia in altre anime e produrrà qualche effetto nel pensiero e nella vita di una civiltà. E, comunque, se l’impresa è ardua e temeraria, è una ragione in più per tentarla. Il risveglio dello spirito nell’epoca degli automi.

C’è una dieta spirituale da consigliare? Lo spirito, dicevamo, è parola desueta, intrusa, se non estinta nel nostro lessico quotidiano. Eppure mai come ora necessaria perché laddove tornano in gioco la vita e la morte, la vecchiaia e la malattia, la solitudine e la solidarietà, come nel tempo interminabile della pandemia, torna l’urgenza di una preparazione spirituale agli eventi e alla nostra vita. E invece, l’ambito interiore è materia di psicologi, psicanalisti e psichiatri. Viene medicalizzata pure la coscienza, ospedalizzata anche l’anima.

È forse la prima volta che davanti al contagio è apparsa del tutto irrilevante il ruolo della religione; in ogni evenienza tragica del passato è sempre stata il rifugio, il conforto, l’invocazione e perfino l’esorcismo per fronteggiare il male o disporsi al rischio mortale. Ora è come se si fosse ritirata dal mondo. Ma la dieta spirituale a cui facevo riferimento non è solo di natura religiosa e confessionale; certo, non può eludere il ruolo della fede, della preghiera e della liturgia ma spirituale allude a una visione della vita, a un rapporto tra i fatti e la nostra interiorità, la relazione tra anima e corpo, il senso della vita e della morte.

La risposta spirituale è riattivare quelle energie e quei mondi che abbiamo atrofizzato nell’indaffarato scorrere dei giorni. Riprendere a fare i conti con la memoria, la storia e i suoi eventi, le aspettative e i progetti, il senso delle cose che durano; applicarsi come un esercizio di attenzione, concentrazione e collegamento con energie spirituali superiori, restituendo un disegno compiuto alla vita. Riprendiamo il filo d’oro dell’amore come nostalgia e lontananza, pathos della distanza.

Il livello spirituale più delicato riguarda il nostro rapporto con la vita e con la morte. Lo eludiamo da tempo, non guardiamo più in faccia la morte.  Dobbiamo rielaborare il rapporto con la morte, riuscire a concepire la nostra scomparsa, sforzarsi di pensare che il mondo non cominciò con noi e non finirà con noi, l’essere sopravanza l’esistere. Acquistare dalla disperazione una fiducia ulteriore che è amor fati e abbandono fiducioso alla sorte, dopo aver fatto tutto quel che potevamo per disporla verso il meglio.

Non sono rimedi, tantomeno soluzioni, ma piccole ed enormi svolte per guardare la realtà con altri occhi. Chi le sta ora indicando non ha raggiunto la saggezza, tantomeno la sapienza, ma è ancora immerso nelle contraddizioni, paure e insofferenze. Però è necessario rianimare la propria vita spirituale, senza farsi succubi del vivere o spenti dalla noia e dalla paura. Cominciate provando a pronunciare la parola spirituale…

Conferenza sullo Spirito (Cinema Teatro Astra di Misano Adriatico, ore 21 del 12 novembre 2021)

Per la sanità inglese si ammalano pure i vaccinati, per la nostra solo i no vax

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Come risaputo, il nostro Circolo Christus Rex non appartiene alla galassia “no vax”, ma ha un motivato pensiero “free vax”, tanto che molti di noi sono vaccinati ed altri no. Nella confusione che regna sovrana nella comunità scientifica, manteniamo la consueta mentalità critica basata sulla realtà, che ci permette di dire cose “fuori dal coro”, laddove vi siano fondamenti religiosi di Magistero Perenne ed immutabile, oppure logici o di qualsiasi altra motivazione circostanziata ed argomentata. Questo articolo ci sembra venire incontro alla scelta di libertà di coscienza e, quindi, di tranquilla convivenza tra vaccinati e non.

VACCINI E DECESSI: QUALCOSA, NEL CONFRONTO TRA ITALIA E UK, NON TORNA…

di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi

In base ai dati che forniscono l’Istituto superiore di Sanità e Istat in Italia i contagiati, i malati Covid in ospedale e i morti sono non vaccinati. In base ai dati inglesi, invece, si contagiano di più i vaccinati e ci sono migliaia di ricoverati e morti vaccinati (leggere per credere il bollettino settimanale inglese, “Covid-19 Surveillance report”)

Il motivo per cui il premier inglese Boris Johnson ha dichiarato, all’opposto del Presidente Draghi, che “il vaccino non protegge dal contagio” è che qualcuno gli riferisce i dati inglesi che mostrano centinaia di migliaia di vaccinati “positivi”. In particolare, in tutte le fasce di età superiori ai 50 anni, cioè nella fascia di età a rischio di morte Covid.

Vaccinati e non vaccinati

Per chi fosse curioso delle percentuali rispetto a chi è vaccinato e non vaccinato, cioè volesse controllare l’incidenza anche in base al numero di persone vaccinate e non, anticipiamo che avrebbe una sorpresa. Dai 40 anni in su, questi numeri si traducono in percentuale di “casi positivi” maggiori tra i vaccinati (solo per i giovani è il contrario).

Ci siamo permessi di raggruppare visivamente i due gruppi, di vaccinati e non vaccinati, per evidenziare come stanno le cose. In UK i vaccinati si contagiano a centinaia di migliaia, si ammalano e muoiono a migliaia. Nessuna ulteriore elaborazione è necessaria perché questi sono non delle percentuali ricavate come fa sempre da noi l’Istituto di Sanità, ma i semplici numeri dei casi positivi, dei ricoverati in ospedale e dei morti Covid.

È impossibile per chiunque negare che in UK i vaccinati si contagiano quanto i non vaccinati. Per essere precisi, nella fascia di età giovane si contagiano di più i non vaccinati, ma dopo i 40 anni è il contrario, l’incidenza è maggiore tra i vaccinati. Dato però che la mortalità Covid è rilevante solo sopra i 60 anni questo vuol dire che la situazione di rischio complessiva è peggiore per i vaccinati.

È altrettanto impossibile negare che gli ospedali inglesi abbiano migliaia di malati Covid vaccinati. I nostri giornali ripetono ogni giorno che gli ospedali italiani sopportano il costo di curare solo i “novax”, gli ospedali inglesi sono oberati invece dal costo di curare i “sì vax”. Questi sono gli inglesi contagiati, malati e morti, divisi per classi di età e status di vaccinazione.

Infine è impossibile negare che tra gli inglesi i vaccinati muoiano di più dei non vaccinati.

Questo fenomeno del vaccinato inglese che muore di Covid stando a Corriere, Messaggero, Stampa, Repubblica, Carlino e il resto di quasi tutti i media è sconosciuto in Italia. Da noi solo i “novax” muoiono o rischiano di morire. Evidentemente la Covid19 è un virus diverso fuori d’Italia, dove evita i vaccinati. In UK il virus si sbaglia e contagia, fa ammalare e fa anche morire centinaia di non vaccinati.

È evidente da questi dati inglesi perché da loro il governo non abbia imposto il green pass. La sanità inglese documenta ogni settimana tramite il bollettino che stiamo citando come i vaccinati si contagiano quanto i “novax” e quindi il governo ne prende atto e si rende conto che il green pass non ha alcun senso.

Di fronte a questi dati che mostrano come in UK i vaccinati si contagiano, ammalano e muoiono, mentre in Italia il fenomeno non sembra esistere, ci viene un grosso sospetto. Essendo il virus lo stesso e pure i vaccini utilizzati sono gli stessi non è che i dati italiani   siano abilmente alterati per giustificare provvedimenti politici come il GreenPass che altrimenti sarebbe stato difficile imporre?

Fonte: https://www.nicolaporro.it/per-la-sanita-inglese-si-ammalano-pure-i-vaccinati-per-la-nostra-solo-i-no-vax/

Zan e compagnia te la stanno facendo pagare…Reagisci!

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Segnalazione di Antonio Brandi Pro Vita & Famiglia

hai appena dato un sacco di soldi agli stessi che vogliono tapparti la bocca e rieducare i tuoi figli. Non è fantasia. Dopo la grande vittoria contro il DDL Zan, sembrerebbe che Zan e compagnia vogliano fartela pagare…

– Il Dipartimento per le Pari opportunità della presidenza del Consiglio, tramite l’Unar, ha inondato di soldi dei contribuenti (cioè anche tuoi) le associazioni LGBTQIA: ha infatti assegnato 4 milioni di finanziamenti per la costituzione di centri contro le discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere. Tra i 37 centri LGBTQIA finanziati, troviamo anche centomila euro destinati al Circolo Mieli (sì, quello dedicato a Mario Mieli, un personaggio che nei suoi scritti promuove persino la pedofilia).

– Hanno inserito quasi di nascosto un emendamento nel Decreto legge Infrastrutture e trasporti n. 121/2021, ora approvato definitivamente, vietando qualsiasi forma di pubblicità sulle strade interpretabile come “discriminatoria con riferimento all’orientamento sessuale o all’identità di genere”. Sappiamo bene cosa significa: in pratica non si potrà affiggere un manifesto che dice che i bambini sono maschi e le bambine femmine, o che due uomini non fanno una madre…

– L’assalto LGBTQIA è continuato anche a livello regionale: è stata presentata lo scorso 3 novembre, in seno al consiglio regionale della Puglia, una nuova proposta di legge contro l’omotransfobia che si basa su quella “identità di genere” tanto cara al DDL Zan.

– Pure la scuola è sempre di più terreno di scontro: lo stesso Onorevole Zan già nel mese di ottobre è intervenuto personalmente al liceo Cannizzaro di Palermo, dove senza alcun contraddittorio ha tenuto un incontro sul gender. Il medesimo Alessandro Zan si è recato qualche giorno fa a Oristano, dove ha indottrinato più di 250 studenti del liceo classico “De Castro”. Anche altrove l’infiltrazione gender è continuata: ad esempio, l’ennesimo istituto scolastico, questa volta al liceo Scacchi di Bari, ha adottato la “carriera Alias” (cioè “trans*”), col fine di facilitare la “transizione di genere” degli studenti…

Non possiamo stare a guardare… dobbiamo reagire!

A proposito della norma liberticida nel Decreto Infrastrutture che vieta la pubblicità contro il gender e l’ideologia LGBTQIA, abbiamo lanciato una petizione che invieremo al Ministro per le Pari Opportunità, al Ministro delle Infrastrutture e al Ministro della Giustizia: dobbiamo evitare che emanino il decreto attuativo che imbavaglierebbe le affissioni anti-gender. Stiamo pure studiano le diverse azioni legali possibili contro l’imminente censura.

Contro le leggi anti omotransfobia a livello regionale, stiamo monitorando tutto il territorio e interverremo a livello istituzionale conrichieste di audizione e azioni di sostegno ai consiglieri regionali pro famiglia. Per quanto riguarda l’ambito della scuola, potenzieremo la reazione ad ogni segnalazione di progetti gender nelle scuole (risponderemo con comunicati stampa, petizioni, azioni contro i dirigenti scolastici che permettono l’indottrinamento LGBTQIA, segnalazioni al Miur, diffide e azioni di sostegno ai genitori coinvolti) e organizzeremo un grande evento online dedicato ai genitori, per dare loro le armi necessarie a opporsi ad ogni progetto o iniziativa gender introdotta nelle scuole dei loro figli.

Aiutaci a difendere il territorio conquistato dopo il blocco del DDL Zan! Dona 50 euro, 35 euro o qualsiasi altra somma

Grazie ai suoi sostenitori, Pro Vita & Famiglia ha ottenuto risultati incredibili: è stata la prima voce contro un disegno di legge ideologico e liberticida, che intendeva indottrinare i bambini delle scuole di ogni ordine e grado all’ideologia gender…

Dopo aver realizzato oltre cento manifestazioni di popolo, affissioni, petizioni, convegni, un documentario, campagne social, interventi in televisione e interviste sui giornali, azioni di informazione destinate ai parlamentari, interventi presso la Commissione Giustizia, dopo aver ottenuto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede una chiara condanna del DDL Zan e aver promosso un sit-in e una conferenza stampa davanti al Senato durante le votazioni, Pro Vita & Famiglia è stata riconosciuta come la forza extra-parlamentare principale che ha contribuito alla vittoria contro il DDL Zan…

Pro Vita & Famiglia è riconosciuta come una delle principali forze a difesa della famiglia contro l’ideologia di genere anche a livello internazionale: persino una delle “madri” dell’ideologia del gender, Judith Butler, in un articolo recente su The Guardian, ci menzionava tra le forze anti-gender (che onore!).

Ma tutto questo non è merito nostro… è merito di persone come te che sostengono le iniziative di Pro Vita & Famiglia!

Una horror story australiana

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Il nostro sito è anche uno spazio di libertà, ove si possono leggere fatti e opinioni controcorrente, che spesso non si trovano sui media mainstream. Noi del Circolo Christus Rex siamo sempre stati agevolati nella pubblicazione di questi articoli, grazie al contributo di amici e sostenitori. La pubblicazione di tali articoli, che devono tutti essere circostanziati ed avere motivazioni serie, non debbono per forza coincidere col nostro pensiero.

Segnalazione di Federico Prati

di Jeremy Salt
informationclearinghouse.info

Il premier dello stato australiano di Victoria, Daniel Andrews, ha appena presentato in parlamento una nuova proposta di legge, probabilmente la più mostruosa mai introdotta in un Paese che si definisce democratico. Fondamentalmente, darà ad Andrews il potere di fare quello che vuole, quando vuole. Nell’ultimo anno e mezzo, [Andrews] ha trasformato il Victoria in uno stato di polizia, ma, nonostante la faccia sciaba e i modi seri, questa proposta di legge lo marchia apertamente come uno psicopatico totalitario.

Ecco alcuni dei punti salienti del Public Health and Wellbeing Amendment (Pandemic Management) Bill 2021. Continuate a leggere e stupitevi che questo possa effettivamente accadere in Australia, il paese felice e tranquillo delle spiagge, del sole, della birra e dei gamberi alla brace.

La proposta di legge consentirà ad Andrews di dichiarare una pandemia anche quando non c’è. Dovrà solo pensare che potrebbe essercene una. Questa versione antipodica di commissario e gauleiter sta assumendo il controllo completo e personale dello stato e della sua popolazione. Potrà mettere in lockdown tutto lo stato o parti di esso e impedire alla gente di entrare o uscire, in tutto o in parte. Potrà estendere i lockdown senza limitazioni.

L’applicazione della normativa sarà affidata alla polizia e a “funzionari autorizzati.” Per coloro che non rispetteranno la normativa ci saranno pesanti multe, fino a 90.000 dollari a livello individuale e a 450.000 dollari per le imprese. Le persone potranno essere detenute per due anni e dovranno pagare il costo del proprio mantenimento nell’enorme campo di concentramento costruito a Mickleham, alla periferia di Melbourne. La legislazione autorizza la polizia ad usare una “forza ragionevole” per aiutare gli “ufficiali autorizzati” durante gli arresti.

Il campo di Mickleham è in grado di accogliere migliaia di persone. I probabili internati in questo gulag australiano saranno gli esponenti della minoranza che non si è piegata alla vaccinazione, sulla base del diritto personale a rifiutare un intervento medico non voluto o a causa dei noti pericoli per la salute di questi vaccini, pericoli ben conosciuti ma accuratamente censurati dai media. Abusati dai politici e dai commentatori, esclusi da molte attività normali della vita quotidiana, [questi dissidenti] sono già stati trasformati in paria sociali, e tutti i volonterosi esecutori di ordini senza dubbio penseranno che meritano di essere rinchiusi in questo gulag australiano.

La legislazione include un sistema a punti collegato alle sanzioni per cattivo comportamento. Gli individui e gli imprenditori che non obbediranno ad un ufficiale autorizzato perderanno punti e molti più punti se l’infrazione sarà considerata grave. In pratica, Andrews ha inserito nella proposta di legge l’embrione di un sistema di credito sociale che porterà al completo controllo da parte dello stato della vita di ogni singolo individuo.

Le persone potranno essere detenute sulla base delle loro “caratteristiche, attributi e circostanze” valutate da un ufficiale autorizzato. Questa clausola straordinaria di certo non ha nessuna analogia nelle leggi approvate nei Paesi che si definiscono democratici. In pratica permettere la detenzione di chiunque per qualsiasi motivo.

Agli individui detenuti potrà essere richiesto di sottoporsi a test medici e la loro detenzione potrà essere prolungata in caso di rifiuto. Se non saranno in grado di pagare il costo della loro detenzione, per quanto lunga possa essere, saranno multati. Tutti gli ordini potranno essere estesi o modificati senza limiti da Andrews o dal suo ministro della salute. La polizia potrà entrare negli spazi privati senza un mandato. Le persone detenute potranno essere costrette a rivelare informazioni, non solo nomi e indirizzi, ma “qualsiasi altra informazione” che un ufficiale autorizzato potrebbe voler conoscere. Come questo possa essere fatto se la persona detenuta non volesse collaborare non è spiegato. Gli incontri pubblici e privati potranno essere vietati e le imprese chiuse.

Daniel Andrews ha passato gli ultimi due anni a trasformare il Victoria in uno stato di polizia. Il danno arrecato è stato colossale a livello economico, sociale e anche sanitario. Migliaia di imprese sono state rovinate e lo stato è sprofondato nei debiti (da 29 miliardi di dollari nel 2019 a 155 miliardi di dollari stimati nel 2023/24). I problemi di salute mentale sono aumentati a causa di quasi due anni di lockdown e molte persone non hanno potuto ricevere le cure mediche di cui avevano bisogno perchè tutto era concentrato sul virus. Nel 2020 più di 650 persone sono morte nelle case di riposo. Le inchieste ufficiali hanno puntato il dito contro i governi federali e statali e sulla negligenza e/o cattiva amministrazione delle case di riposo. Delle 915 persone morte a causa del virus da gennaio 2020 a luglio 2021, 820 erano nel Victoria.

Questo record è scioccante, ma, grazie soprattutto alla complicità dei media e all’ignoranza o all’indifferenza di una popolazione terrorizzata e in preda al panico, Andrews non è mai stato chiamato a risponderne. L’emittente nazionale ABC (Australian Broadcasting Commission) e il giornale di Melhourne “Age” sono particolarmente colpevoli. Hanno condotto una vera e propria campagna di propaganda a favore di Andrews, sopprimendo tutte le informazioni che ostacolavano l’”esitazione vaccinale,” dalle carenze del test PCR alle decine di migliaia di morti post-vaccinazione in Europa, nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Centinaia di persone sono già morte in Australia [dopo essere state vaccinate], ma di questo è proibito discutere. Come non si può parlare dell’efficacia limitata dei vaccini.

L’anno scorso, l’editrice di “Age,” Gay Alcorn, era arrivata al punto di sopprimere 12 vignette disegnate da Michael Leunig, ufficialmente definito un “tesoro nazionale vivente” per i suoi meriti artistici, [un disegnatore] che aveva avuto i suoi lavori pubblicati su “Age” per mezzo secolo. Dopo aver eliminato le sue vignette [la Alcorn] lo aveva anche completamente rimosso dalla sezione notizie. Leunig era una voce solitaria di dissenso in mezzo ad un torrente di propaganda governativa, eppure, anche lui ha dovuto essere messo a tacere. Una delle sue vignette soppresse, forse la più impressionante, è ispirata al manifestante solitario che aveva affrontato il carro armato in piazza Tienanmen, con il cannone del blindato che diventa una siringa puntata contro uno dei suoi personaggi tipicamente disorientati. I lettori di “Age” si erano infuriati e avevano appoggiato la censura nei suoi confronti, ma questa proposta di legge dimostra che l’istinto di Leunig era giusto al 100%.

Questa normativa pandemica permanente ora distruggerà quel che era rimasto dei diritti umani nel Victoria. Il capo del Victorian Bar Council l’ha paragonata alle leggi fatte rispettare dal servizio di sicurezza statale (STASI) nell’ex Germania Orientale. Ha detto che permetterà di interferire in modo praticamente illimitato nelle libertà civili del popolo del Victoria, riducendo al minimo anche la possibilità di una consultazione popolare. Verrà istituito un consiglio per i diritti umani, ma chiaramente, a solo scopo cosmetico, in quanto non avrà alcun potere di limitare Andrews. Non c’è stato alcun dibattito pubblico, perché nessuno, al di fuori del governo e fino al giorno prima che questo documento di 121 pagine fosse introdotto in parlamento era al corrente di questa proposta di legge.

Ora, la legge è ora effettivamente la parola di Andrews. Le barriere per fermarlo sono molto sottili. Ha la maggioranza in parlamento e un’opposizione debole. Persino i Verdi e il Partito per la Protezione degli Animali hanno appoggiato questa legislazione, senza dubbio avendo stretto qualche tipo di accordo con Andrews.

Il governo federale eventualmente potrebbe, per tutta una serie di motivi, annullare la legislazione, ma il suo silenzio fa capire che, non solo non interverrà, ma che il Victoria è forse considerato un modello per quello che avverrà in tutto il Paese e altrove per la realizzazione del distopico “Grande Reset.”

Grazie a Scott Morrison, il primo ministro, l’Australia è isolata dal mondo da quasi due anni. I suoi cittadini non possono tornare e devono chiedere un’esenzione per andarsene. Ne sono state concesse poche. I diritti dei cittadini, quelli garantiti dalle leggi internazionali, sono stati completamente violati. Le decine di migliaia di cittadini australiani bloccati in altri Paesi non hanno accesso ai servizi governativi e i governi statali e federali e i media sono indifferenti alla loro situazione.

I confini interni dei vari stati rimangono chiusi, con migliaia di anziani del Vittoria che si erano recati a nord per sfuggire all’inverno bloccati da tre mesi nel Nuovo Galles del Sud, perché Andrews aveva chiuso il confine a luglio, prima che potessero ritornare. Come sopravvivere nelle roulotte o negli alberghi sarebbe stato un loro problema. Andrews non si era preoccupato e nemmeno i media.

I parlamentari che hanno rifiutato la vaccinazione non possono entrare nell’edificio del parlamento del Vittoria, cosa che ha permesso ad Andrews di evitare per il rotto della cuffia un tentativo di inchiesta sulla sua cattiva gestione della pandemia. Sul fronte nazionale, la vice presidente della Fair Work Comnmission è stata sospesa dalla carica per aver espresso un parere dissenziente, in cui descriveva la vaccinazione obbligatoria come una violazione dell’etica medica e del diritto internazionale. Le è stato ordinato di sottoporsi ad un corso di “formazione professionale,” di rieducazione in altre parole, in modo da non ripetere il suo errore. Era stata assolutamente corretta nella sua interpretazione della legge. La vaccinazione obbligatoria/coercitiva viola anche l’etica dell’AMA (Associazione Medica Australiana), ma [l’ente] si è rifiutato di prendere una posizione pubblica.

Questa è l’Australia del 2021, non la Germania del 1935/36. Quelli che sogghignano al paragone si ingannano, perché il nocciolo della questione è lo stesso. Proprio come i Tedeschi della classe media, la maggioranza dei Vittoriani potrà godersi la stessa, confortevole vita di prima finché farà ciò che gli viene detto di fare, crederà a ciò che gli viene detto di credere e guarderà dall’altra parte mentre la polizia irrompe nelle case e il campo di concentramento si riempie. Dobbiamo sperare che arrivi il giorno in cui Andrews, la cricca che lo circonda e tutti quelli che nella vita pubblica hanno ingannato e tradito il popolo vittoriano, a cominciare dallo stesso Andrews, saranno chiamati a rispondere, preferibilmente in un tribunale penale.

Jeremy Salt

Fonte: www.informationclearinghouse.info
Link: http://www.informationclearinghouse.info/56841.htm
01.11.2021

Il calendario 2022 della rivista Sodalitium

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Calendario Sodalitium 2022: L’apostolato dell’Istituto
 
Editoriale 
 
Anche quest’anno ricevete nelle vostre case il calendario bilingue dell’Istituto Mater Boni Consilii. Pur non essendo un calendario liturgico, ma devozionale, vi sarà utile per seguire le principali feste dell’anno, le domeniche e feste di precetto, i giorni di penitenza (astinenza e digiuno).
 
Per quest’anno abbiamo scelto di presentarvi i principali “centri di messa” (come si diceva un tempo) del nostro Istituto, e ci dispiace di non poterli ricordare tutti. Questo perché è da quelle case o cappelline, raramente chiese, che si diffonde – più o meno sovente: a volte ogni giorno, a volte ogni domenica, a volte ogni mese – la Parola di Dio. È qui che vengono amministrati i sacramenti, in quelle case è presente nel tabernacolo il Corpo e il Sangue di Cristo, o almeno lo si riceve nella comunione; è lì che che vengono perdonati i peccati ed offerto il Sacrificio della Nuova Alleanza, rinnovamento incruento di quello della Croce. “Lasciate una parrocchia per vent’anni senza sacerdote – diceva il santo Curato d’Ars – e la gente finirà con l’adorare le bestie”, e oggi tutte le favole e gli idoli del mondo moderno. Questi piccoli umili centri, sono il cuore pulsante del nostro Istituto che intende così servire la Chiesa ed il suo Divin Sposo, Gesù.
 
Se sfoglio il primo numero di Sodalitium (n. 10) che risale al 1985 qualche tempo dopo la nostra uscita dalla Fraternità, vedo che l’Istituto contava una casa a Nichelino, presso Torino, e quattro luoghi soltanto dove si celebrava la Messa, e in tutti e quattro i casi si trattava di case private: due cappelle a Torino (Palazzo Badini) e Maranello (Villa Senni) e due case ospitali a Trento e Valmadrera; nessuna Messa oltre le Alpi: la prima sarà ad Annecy, anche qui, all’inizio, in una casa privata. Veramente una Chiesa domestica, verrebbe da dire!
Eppure, da quelle umili origini, con tanto lavoro, la generosità di tanti, l’abbondanza della grazia di Dio e la cura della Provvidenza, tra successi e insuccessi, siamo arrivati ad oggi, in cui l’Istituto conta due case in Italia, una in Francia, una in Belgio, una in Austria e una in Germania, più numerosi luoghi di culto in tanti paesi, senza contare le comunità religiose alle quali assicuriamo l’assistenza spirituale. Crescono, però, anche i fedeli che le frequentano, queste chiesette, o questi locali trasformati in luoghi di culto sempre belli e decorosi; molto spesso essi non riescono più ad accoglierli tutti, pur raddoppiando spesso le messe festive in ogni oratorio. Il prossimo passo, a Dio piacendo, dovrebbe perciò essere quello di acquistare delle vere e proprie chiese (sono due, ad oggi, le chiesette di proprietà dell’Istituto), restituendole al culto divino (sempre che il Signore non ci riservi persecuzioni e dure prove). Ma certamente non capiterà a noi che gli occupanti modernisti facciano donazione di chiese importanti (o meno importanti!) come è capitato alla Fraternità, che ‘paga’ doni così generosi col riconoscimento di una autorità che non è tale.
 
Ma a cosa servono le case, le chiese, i seminari, le scuole, se non ci siete voi, cari fedeli, pietre vive dell’edificio della Chiesa, membri del Corpo mistico? E nei luoghi dove tanti battezzati chiedono il pane eucaristico e quello della dottrina, come si potrà rispondere all’appello se non c’è nessuno che possa loro spezzarlo? Le nostre case, le nostre chiese, i nostri oratori sarebbero inutili e vuoti – come sempre più quelli dei modernisti – senza fedeli e senza vocazioni. E senza vocazioni, sacerdotali e religiose, le anime di voi fedeli moriranno di fame e di sete spirituale. Cosa fare dunque? Il sacerdote percorre a volte fino a mille chilometri per recarsi a celebrare presso di voi e ritornare a casa; anche voi, nel limite del possibile, siate fedeli a questo appuntamento, anche quando questo richiede un lungo percorso e tanti sacrifici. E quanto alle vocazioni, non basta sperare che ce ne siano (in casa altrui, però…); che i giovani e le giovani siano generosi, che i genitori non si oppongano alla vocazione dei figli, ma semmai la favoriscano con la stima e l’ammirazione del sacerdozio propria ad ogni buon cristiano. E per far sì che gli adulti perseverino, ci sono gli esercizi spirituali; e perché perseverino i vostri figli, ci sono i catechismi e le colonie estive, riprese poi anche durante l’anno. I mezzi (in parte) ci sono: si tratta di farne uso! Infine, occorre che i genitori, che si dicono e sono giustamente contrari al liberalismo, al laicismo e al libero pensiero per quel che riguarda lo stato e la società, non diventino contraddittoriamente ‘liberali’ e ‘democratici’ coi propri figli, lasciando che decidano loro, anche quando sono ancora bambini, se andare in chiesa e fare il proprio dovere (ahimè spesso questa condiscendenza nasconde la pigrizia dei genitori). Il Seminario lavora per dare la Santa Messa a chi ancora non ce l’ha, per dare a chi già ce l’ha un numero maggiore di Messe, e una futura generazione di sacerdoti per sostituire chi invecchia e si avvicina a ricevere la ricompensa (speriamo!) del proprio lavoro.
 
Questo nuovo anno sarà un anno di grazie, ma anche di prove da superare: lo affronteremo assieme, sotto lo sguardo e la protezione di Dio, ed il manto materno di Maria Ausiliatrice, Madre del Buon Consiglio.
 
 

Senza alternative i Popoli finiscono male

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QUINTA COLONNA

Che fare, oltre a denunciare? Sarebbe bello suonare la carica, invocare il risveglio dei popoli e della politica, ma sarebbe ipocrita: in sede politica puoi fare poco, nelle piazze puoi fare ancor meno, l’estremismo è il miglior alleato del potere perché ne legittima le restrizioni; le rivoluzioni e le guerre non si usano più, nessuno è disposto a rischiare nulla e se pure potesse, sarebbe destinato solo a soccombere, a prendere mazzate. Qualcuno cerca perlomeno di capitalizzare i dissensi, ricavare profitti personali o politici ma spaccia illusioni. Perché poi il contraccolpo dei fallimenti è la diserzione, la disaffezione, la fuga nel privato o nel velleitario radicalismo.

di Marcello Veneziani

Qual è la password del potere vigente nella nostra società, italiana, europea e globale? Ha il nome casereccio di una signorina, Tina, ma è in realtà un acronimo lanciato dai leader liberisti degli anni ottanta, poi ripreso dai socialdemocratici, dall’intero establishment e da tutti quelli che non ammettono altre possibilità: Tina, anzi T.I.N.A. è la sigla per dire There Is Not Alternative, non c’è alternativa. Abbiamo imboccato una strada a senso unico, la direzione è obbligata e non si può sgarrare. Vi faccio tre esempi diversi della sua applicazione. A livello europeo, se non accetti i dogmi dell’Europa, se ti appelli alla civiltà, alla tradizione, al diritto nazionale e non ti pieghi agli editti imperativi, sei considerato fuori: è il caso della Polonia che per aver difeso con argomentazioni giuridiche di buon senso, la sovranità nazionale e la tradizione giuridica dello Stato libero e democratico, è messa fuori dal consesso europeo e se non rientra sarà punita sospendendo ogni fondo. Non è un caso a sé, come taluni s’illudono di pensare; già c’era stato il precedente con l’Ungheria, con un governo legittimo, rieletto con più voti di prima, libero e democratico, guidato da un signore che era nel partito popolare, d’ispirazione cristiana. E c’è il caso dei dodici paesi europei che vogliono fortificare i confini ma l’UE non lo permette. Ma soprattutto vale come minaccia, spada di Damocle e avvertimento a tutti i popoli europei e a tutte le forze politiche: se provate a sgarrare, a votare in direzione non conforme, sappiate che vi taglieremo i fondi e l’ossigeno. Messaggio diretto per l’Italia, la Francia e chiunque coltivi intenzioni “sovraniste” di fuoruscita dall’alveo consentito, la forbice tecnocratica e sinistro-progressista.

Secondo esempio, globale. L’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per comunicare col suo popolo e far conoscere la sua azione politica è stato costretto a farsi un suo network alternativo, che ha chiamato la Verità (Trump è passato da Bannon al nostro Belpietro); perché Facebook e Twitter lo hanno oscurato, “bannato”, insomma censurato. Ma lui può permettersi d’investire 875 milioni di dollari.

Terzo esempio, locale. Chi critica il green pass non può manifestare senza essere da un verso assimilato a frange estremiste di destra, di sinistra o anarchiche e dall’altro verso castigato e colpito, a volte anche fisicamente. Perché la politica è ormai la continuazione della sanità con altri mezzi: e se ti opponi, devi vedertela con i protocolli sanitari e con gli obblighi previsti per protrarre lo stato d’emergenza anche in tempi ordinari e in ambiti che poco o nulla hanno a che vedere con la prevenzione e la salute. Potrei continuare e soffermarmi sui diritti civili, il dogma globale dell’aborto e l’impossibilità di sottrarsi ai nuovi obblighi e alle nuove censure.

In tutta onestà reputo sterile e puerile il ribellismo di piazza e inadeguata e inefficace l’opposizione politica a questo andazzo; non sono un seguace di Trump e penso che vi siano altre priorità sociali, economiche, vitali, spirituali e ideali rispetto ai pass o i muri. Ma resta il problema di fondo: siamo entrati, senza accorgercene, in modo asettico, neutrale, in una  sfera totalitaria. Perché TINA si traduce così: non è ammesso nulla che non sia dentro quell’alveo. Non c’è alternativa, non può essere nemmeno pensata, se consideriamo la censura estesa anche alle opinioni.

Certo, il populismo sgangherato che ha governato il nostro Paese ha offerto un alibi formidabile per invocare il rigore e il passaggio di testimone a più credibili e affidabili “governance”. Ma il problema resta, ed è un problema strutturale con inquietanti prospettive future. Dopo aver vissuto la fase espansiva della globalizzazione in termini di mercato, economia, tecnologia e assimilazione dei modelli di vita e di consumo, ora siamo nella fase repressiva della globalizzazione, intesa come un orizzonte totalitario a cui non puoi sottrarti. Globale si traduce con Totale. Eppure la vita, l’intelligenza, la libertà hanno bisogno di alternative, altrimenti soffocano.

Che fare, oltre a denunciare? Sarebbe bello suonare la carica, invocare il risveglio dei popoli e della politica, ma sarebbe ipocrita: in sede politica puoi fare poco, nelle piazze puoi fare ancor meno, l’estremismo è il miglior alleato del potere perché ne legittima le restrizioni; le rivoluzioni e le guerre non si usano più, nessuno è disposto a rischiare nulla e se pure potesse, sarebbe destinato solo a soccombere, a prendere mazzate. Qualcuno cerca perlomeno di capitalizzare i dissensi, ricavare profitti personali o politici ma spaccia illusioni. E quindi? Si, denunciare, pensare altrimenti, criticare, sottrarsi, proporre alternative, seminare contraddizioni in campo avverso, inserirsi nei varchi incustoditi, insomma fare la propria parte fino in fondo, ma senza atteggiamenti infantili o rancorosi e senza aspettative di salvezza. Perché poi il contraccolpo dei fallimenti è la diserzione, la disaffezione, la fuga nel privato o nel velleitario radicalismo.

È molto difficile ma è necessario provarci, a lasciar tracce del proprio dissenso e della propria visione alternativa; magari i tempi cambiano, gli equilibri mutano, nuovi fattori col tempo potranno cambiare verso alla storia, la realtà prima o poi insorge… Di più, onestamente, non è dato fare o sperare.

Sistemi democratici, dall’Estremo al Vicino Oriente

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Israele come la Cina: riconoscimento facciale per il controllo dei palestinesi
 
L’esercito con la stella di David avrebbe promosso un programma di ampia portata basato sulle nuove tecnologie. I soldati armati di smartphone hanno scattato migliaia di fotografie, avviando una vera e propria gara interna. Per Breaking the Silence sono metodi di sorveglianza “altamente invasivi” che mostrano una “digitalizzazione” dell’occupazione. 
 
Gerusalemme (AsiaNews) – Un programma di ampia portata finalizzato all’identificazione dei palestinesi in Cisgiordania, con riconoscimento facciale e uso delle nuove tecnologie sul modello applicato da tempo dalla Cina, utilizzando il pattugliamento del territorio dei soldati. Secondo quanto emerge da una inchiesta approfondita del Washington Post i militari, armati non di fucile ma di telecamere, avrebbero scattato foto degli abitanti della cittadina di Hebron, lanciando una vera competizione per raccoglierne il più possibile. 
 
Il progetto è iniziato almeno due anni fa e si basa sull’utilizzo degli smartphone con sistemi di riconoscimento facciale e una tecnologia chiamata “Blue Wolf”, con raccolta di fotografie e dati incrociati con un database già presente negli archivi di Israele. L’applicazione, spiegano gli esperti, avvisa il soldato nel caso in cui gli individui debbano essere trattenuti in base alle informazioni preliminari disponibili su di loro.
 
Durante le fasi di creazione dell’archivio fotografico digitale, i soldati hanno fotografato migliaia di palestinesi, gareggiando fra loro sul numero delle immagini scattate ogni giorno. Un militare, interpellato dal quotidiano Usa dietro anonimato, spiega che l’unità alla quale apparteneva lo scorso anno aveva il compito specifico di “scattare il maggior numero di foto possibili” utilizzando vecchi smartphone dell’esercito. Secondo gli attivisti di Breaking the Silence (Bts), ong israeliana di ex militari e riservisti che denuncia quelli che considera abusi dello Stato ebraico nei Territori occupati, l’opera di schedatura poteva contare anche su un’ampia rete di telecamere per il riconoscimento facciale. Essa operava integrando il sistema a circuito chiuso noto come Hebron Smart City che, a detta di un ex militare, appare in grado di tracciare i palestinesi anche all’interno delle loro case.
 
La rete di sorveglianza include inoltre l’applicazione “White Wolf”, usata dai funzionari della sicurezza negli insediamenti in Cisgiordania per fornire informazioni e identificare i palestinesi prima del loro ingresso nelle colonie per motivi di lavoro. “Le persone si preoccupano delle impronte digitali – ha spiegato l’ex soldato al Post – ma questo sistema [digitale] è molto più elaborato e preoccupante”.
 
Secondo gli attivisti di Bts, il nuovo sistema utilizza metodi di sorveglianza “altamente invasivi” basati sulla tecnologia di riconoscimento facciale, per essere in grado di “monitorare i movimenti dei residenti palestinesi in tempo reale”. Queste rivelazioni sono solo l’ultimo esempio della “digitalizzazione” dell’occupazione. “Mentre qui in Israele, e in tutto il mondo occidentale, vi è un acceso dibattito sul grado in cui i governi sono autorizzati a usare la tecnologia per entrare nelle nostre vite – conclude la nota – quando si tratta di palestinesi, non vi è alcuna discussione”.
 
 

E’ l’ora del REGEN-COV: la forza degli anticorpi monoclonali

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di Leopoldo Gasbarro

Ed ora arriva il Regen-Cov, il farmaco basato su un cocktail di anticorpi monoclonali in grado di proteggere per otto mesi dagli assalti del Covid 19 riducendo fino all’82% le eventuali sintomatologie.

Dopo le notizie relative agli antivirali di Merck e Pfizer della settimana scorsa, si rincorrono altre notizie importanti relativamente a cure o a contromisure contro il COVID-19. Sicuramente avere a disposizione una specie di aspirina in grado di combattere gli effetti più deleteri del coronavirus rappresenta un elemento di crescente sicurezza ma anche di speranza che la guerra che stiamo combattendo possa terminare in fretta.

Gli antivirali, come ha sottolineato l’amministratore delegato di Pfizer, rappresentano la vera chiave del successo nella lotta al coronavirus, anche per la capacità di diffondere il farmaco senza particolari procedure di conservazione così come attualmente si è costretti dall’uso dei vaccini stessi. Ma bisogna dire che i vaccini stanno facendo la loro parte degnamente.

Senza voler essere faziosi i numeri e i grafici che vi presentiamo evidenziano come la gravità delle conseguenze per chi contrae il Covid 19, dipende esclusivamente, o quasi esclusivamente, dalle coperture vaccinali. E’ evidente dai grafici che vi riportiamo qui in basso quello che sta succedendo.

La colonna azzurra che nel grafico del professor Marco Spada rappresenta i non vaccinati, parla da sola. Ma poco importa. Dopo gli antivirali di Merck e Pfizer la notizia odierna del possibile uso del farmaco Regen- Cov strutturato su un mix di anticorpi monoclonali apre ulteriori spazi di speranza visto che ne è stato dichiarato l’uso negli Stati Uniti per ora nei trattamenti terapeutici di casi con sintomatologie gravi.

La compagnia farmaceutica che lo produce, la Regeneron Pharmaceuticals, ha chiesto alle autorità americane di poter espandere le autorizzazioni anche all’uso preventivo delle infezioni da Covid 19. Del resto i test hanno dimostrato che la protezione generata dall’assunzione del Regen-Cov garantisce una protezione per oltre otto mesi, riducendo dell’82% le sintomatologie infettive.

Durante lo studio, nessuna delle persone trattate con il nuovo farmaco è stata costretta a ricoveri causa Covid e naturalmente nessuna terapia intensiva né morte è stata registrata. 

Fonte: https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/economia/e-lora-del-regen-cov-la-forza-degli-anticorpi-monoclonali/?utm_source=nicolaporro.it&utm_medium=link&utm_campaign=economiafinanza

Speranza ascolta gli esperti sbagliati

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LA CORSA DI SPERANZA E DEI TELEVIROLOGI A TERZA DOSE E VACCINAZIONE AI BAMBINI, MA NELLA GRANCASSA PROPAGANDISTICA C’È QUALCOSA CHE NON TORNA

di Claudio Romiti

Intervenendo alla presentazione di un libro del professor Luca Richeldi, pneumologo ex componente dell’onnipotente Comitato tecnico scientifico (di seguito se ne capisce il motivo), il ministro della Salute Roberto Speranza, interpellato dai giornalisti sul tema caldissimo dei vaccini, ha dichiarato: “Sono ore delicate. Si discute di terza dose” di vaccino anti Covid “che non è di destra o di sinistra. La comunità scientifica ci dice che dopo 6 mesi c’è un calo di protezione e noi ci mettiamo sulla terza dose. Anche con i vaccini agli under 12 guida la scienza”.

Già, la scienza, ma quale? Quella da due anni ci dice tutto e il contrario di tutto e che come unica strada per contenere una malattia con una relativa bassa letalità ha chiesto al governo di paralizzare il Paese per un tempo infinito? Quella stessa scienza che per bocca del portavoce dello stesso Cts, Franco Locatelli, lo scorso anno di questi tempi (lo ha ricordato uno straordinario Daniele Capezzone a Quarta Repubblica) cercava di tranquillizzare un Paese ancora senza vaccini quando c’erano circa 700 terapie intensive occupate dai malati di Covid-19, mentre oggi con appena 400 posti letto impegnati tende a drammatizzare una situazione assolutamente sotto controllo? Infine, stiamo parlando della scienza del virologo star Roberto Burioni, che ha subìto una inverosimile metamorfosi, passando dal famoso “rischio zero” al rischio d’estinzione della specie se tutti non si vaccinano, cani e gatti compresi?

Il problema, ed è veramente colossale per la nostra declinante democrazia, che ancora una volta ci si fa scudo di un concetto della scienza che con la scienza medesima non ha nulla a che vedere. Un concetto dogmatico di natura religiosa il quale, come è spesso accaduto nei periodi più oscuri attraversati dalle società umane, viene continuamente modificato per pure ragioni di convenienza politica, utilizzandolo come una clava per tacitare ogni dissenso. Quindi gli “scienziati” allineati, fornendo un comodo alibi a Speranza & company, ne ottengono poi un evidente ritorno sotto molti aspetti, che sarebbe inutile elencare. Idem con patate per la gran parte dell’informazione nostrana, oramai ridotta al ruolo di grancassa propagandistica di un regime sanitario da incubo.

In realtà, come scrisse Albert Einstein in una celebre lettera a Max Born, “Nessuna quantità di esperimenti potrà dimostrare che ho ragione; un unico esperimento potrà dimostrare che ho torto.” In seguito, il grande filosofo Karl Popper, utilizzò questo principio per separare le teorie controllabili, quindi scientifiche, da quelle non controllabili, identificandole con la metafisica.

Ciò significa, venendo al tema del vaccino, che un governo serio, ragionevole e rispettoso dei limiti costituzionali, dovrebbe ascoltare i vari esperti del settore, quello medico-sanitario che notoriamente certezze assolute ne possiede ben poche, e poi decidere, assumendosene la piena responsabilità. Questo almeno se si ha realmente a cuore la salute e la sicurezza della popolazione. Ma se, come appare nel caso di Speranza di tanti altri spregiudicati politici che stanno cavalcando la tigre del terrore di massa, lo scopo inconfessabile è assai diverso, allora anche l’insensata estensione del vaccino agli under 12, i quali rappresentano una platea quasi a rischio zero nei riguardi del Covid e che in alcuni casi potrebbero avere più guai dal siero che non dal virus, viene presentato come un piccolo passo per questi ragazzini e un grande balzo per l’intera comunità nazionale.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/speranza-ascolta-gli-esperti-sbagliati/

La Setta Divina

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di Redazione

Il brillante giornalista Ferruccio Pinotti, veronese, col quale abbiamo già presentato quattro libri nel corso degli anni, ha scritto la sua nuova fatica sul movimento carismatico dei Focolarini.

Amico e, certamente non d’idee della nostra area, gli vanno riconosciuti intelligenza, preparazione e capacità d’analisi d’ottimo giornalista. Il libro è da ieri in ogni libreria e acquistabile sulle principali piattaforme web.

Il libro – E’ lungo l’elenco delle contraddizioni che emergono da questa grande inchiesta sul Movimento dei Focolari, una realtà ecclesiale per molti aspetti sconosciuta, nonostante conti due milioni di aderenti in tutto il mondo. Fondato nel 1943 da Chiara Lubich, una figura controversa ma avviata verso la canonizzazione, il Movimento è attivo oggi, a livello internazionale, negli ambiti della formazione, della cultura e della politica – con scuole, gruppi editoriali, istituti di ricerca – e soprattutto opera in campo economico con le attività delle cittadelle, veri centri produttivi, e attraverso migliaia di cooperative e imprese collegate alla rete dell’Economia di Comunione. Un’organizzazione laicale potente, che ha validi sostegni nella Chiesa. Ma che, da qualche anno, è oggetto di severe contestazioni: un folto gruppo di ex appartenenti, in Italia e in altri Paesi, denuncia fenomeni di manipolazione psicologica, sfruttamento del lavoro, censure. Ferruccio Pinotti, che ha studiato a lungo le derive integraliste delle associazioni cattoliche internazionali, ha raccolto in questo libro una documentazione sul mondo dei Focolari e una serie di interviste esclusive di testimoni, ex focolarini, teologi ed esperti: il risultato è un reportage arricchito da un dossier inedito, che dà voce a drammatiche esperienze esistenziali e osserva dall’interno l’ambiente del Movimento, facendone emergere le problematiche e illuminandone i punti oscuri.

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