Segnalazione Quelsi
by Eugenio Cipolla
La verità, per certi versi un po’ amara, è che l’Italia post-fascista, quella dei ben pensanti e del politically correct, quella della democrazia e della libertà di stampa, quella che ha bandito le camicie nere, sdoganando quelle rosse, ci ha regalato una storia fatta da morti di serie A e morti di serie B, ossia i morti della Shoah e quelli del comunismo.
Tempo addietro Silvio Berlusconi (era il 27 gennaio 2013, giorno della memoria delle vittime dell’Olocausto) se ne uscì con una constatazione storica sul fascismo tanto vera quanto inopportuna per il contesto in cui fu pronunciata. “L’Italia non ha le stesse colpe della Germania, all’inizio ci fu una adesione inconsapevole alle politiche del nazismo. Il fatto delle leggi razziali è stata la peggiore colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi invece aveva fatto bene”. E’ una cosa giusta, per carità, ma è una cosa da dire solo 364 giorni l’anno.
Apriti cielo. Berlusconi fu subito accusato di essere un fascista antisemita che mirava alla distruzione dello Stato di Israele, nonché di offendere le sei milioni di vittime della Shoah e tutti i loro parenti fino alla settima generazione (questo nonostante Netanyahu lo abbia accolto a Gerusalemme con tutti gli onori possibili e Berlusconi stesso si sia professato più volte come il migliore amico di Israele, auspicandone l’ingresso in Europa). L’Italia è questa. E’ quel paese che si indigna per i morti della Shoah ma che al contempo rimane indifferente agli oltre cento milioni di morti causati dal comunismo. Continua a leggere